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Classicissima a Stuyven che scatta (e ragiona)

20.03.2021
4 min
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E come spesso accade, quando qualcuno è “troppo” favorito non vince. Stavolta a cogliere l’occasione e a portarsi a casa la Milano-Sanremo numero 112 è Jasper Stuyven. Il belga della Trek-Segafredo, come ha detto Cioni, ha colto l’attimo. Non ha rubato nulla ed è stato autore davvero di un bel colpo. Onore a lui!

Nino Daniele soccorre e abbraccia Stuyven stremato
Nino Daniele soccorre e abbraccia Stuyven stremato

Attacco a sorpresa

Ci ha messo un po’ il gigante di Leuven a conquistare il suo primo Monumento, almeno stando ai tempi dei fenomeni di oggi. Lui ha la “veneranda” età di 28 anni. Ma la sua crescita è stata costante e di certo non è una meteora. Nel suo palmares ci sono corse come la Omloop Het Nieuwsblad o una tappa alla Vuelta.

Nel finale è stato chirurgico. Freddo. Dalla radio gli hanno detto che doveva provare e lui non se l’è lasciato dire due volte. Quando Kragh Andersen lo ha riacciuffato non è andato nel panico. A quel punto, non ha ascoltato neanche più la radio e ha fatto tutto da solo. Era facile perdere le staffe con un avversario che ti riprende a 1.200 metri dall’arrivo e tutti i super fenomeni dietro a pochi secondi.  Stuyven invece ha cercato di risparmiare il più possibile, come se si potesse risparmiare, e poi ha scaricato a terra tutti i suoi cavalli.

Dopo l’arrivo cade stremato a terra. Non ci crede. Lo assiste subito il medico della squadra, Nino Daniele. Poi man mano passano tutti gli altri. A partire da Nibali che gli dà un cinque sincero.

Stuyven è sull’Aurelia. Si volta e capisce che dietro il primo che si muove è spacciato
Stuyven è sull’Aurelia. Si volta e capisce che dietro il primo che si muove è spacciato

Nervi d’acciaio

«Sapevo – ha detto Stuyven – che sul Poggio tutti aspettavano gli scatti di uno di quei tre. Il mio obiettivo in quel momento era restare lì. E ci sono riuscito, ma come me me ci erano riusciti anche i velocisti e così mi sono detto che avrei dovuto provare in discesa per vincere. I miei compagni non c’erano più, i tre favoriti erano anche più veloci di me e così ho dato il tutto e per tutto. Credo siano stati i chilometri più duri della mia vita».

Ma il vero capolavoro Stuyven lo ha fatto non solo sull’asfalto, ma anche nella sua mente. Già ragionare in certi frangenti non è facile, farlo quando si hanno nelle gambe quasi 300 chilometri è impresa quasi impossibile, tanto più con l’adrenalina della corsa nel sangue. Sentite qua.

«Quando sono partito ho pensato che proprio perché c’erano quei tre poteva essere il momento buono. Sia io che loro sapevamo che il primo che avrebbe chiuso, avrebbe perso la corsa. E così è stato. Poi quando è arrivato Kragh Andersen lui ha provato un po’ a rilanciare e io lì ho faticato tantissimo. Ho pensato a limitare i danni».

Jasper vive a Montecarlo. Il finale della Sanremo lo conosce bene, ma causa Covid nell’ultimo anno ci era venuto solo quattro volte. Due di queste però nell’ultima settimana.

«Giusto per ripassare un po’ il percorso. Quest’anno sono partito un po’ più piano, volevo crescere gradualmente e ci sono riuscito. Devo dire che proprio questa settimana mi sentivo molto bene». E infatti giusto la sera prima la Trek-Segafredo aveva assegnato i ruoli e Stuyven era uno dei due capitani, l’altro era Nibali.

I compagni della Trek tornano al bus con il bottino in mano!
I compagni della Trek tornano al bus con il bottino in mano!

Nessuno è imbattibile

Dal bus della Trek-Segafredo si sentono le grida di gioia. Due di loro arrivano con la bottiglia di spumante in mano, presa direttamente dal podio. Ogni corridore che arriva abbraccia l’altro e tutto lo staff. I ragazzi di Guercilena sapevano di non essere favoriti e forse per questo hanno speso meno energie mentali degli altri. 

L’alta velocità poi forse li ha anche aiutati. In fin dei conti è stata una corsa “facile” da controllare.

«Vero – afferma Stuyven – è stata una corsa velocissima e non c’è stato un team dominante anche negli ultimi chilometri. Siamo arrivati in tanti all’imbocco della Cipressa. Poi su questa salita il ritmo è stato ancora altissimo e nessuno è riuscito a muoversi. Si andava davvero troppo forte. 

«Se mi dà fastidio di non essere stato inserito tra i favoriti alla vigilia? No, visto come quei tre erano andati alla Tirreno era normale che si parlasse di loro. Sì, probabilmente nell’uno contro uno sono più forti di me, ma oggi ho dimostrato che nessuno è imbattibile».

E forse è proprio questo il bello del ciclismo. Tattiche e testa ancora contano.