Search
Julian Alaphilippe, Nizza, Tour de France 2020

Alaphilippe prenota un aprile da cannibale

02.01.2021
3 min
Salva

Julian Alaphilippe è stato il solo a non dover fare il cambio di stagione, dato che sulla sua maglia continuano a brillare il bianco e le strisce iridate. Brillare, esatto. La maglia iridata è un flash che nel bailamme dei colori Deceuninck-Quick Step continuava a richiamare tutti gli sguardi. In corsa la si è vista per tre volte. Alla Liegi, buttata via per l’ansia di vincerla (con la foto a braccia spalancate sull’arrivo a rendere ancor più violenta la beffa). Alla Freccia del Brabante vinta. E al Fiandre, concluso contro la moto per la malizia di Van Aert e con la frattura della mano. Ovvio che la voglia di ripartire sia al massimo e insieme il francese abbia metabolizzato quei colori, per non cadere più nel tranello di doverli onorare costi quel che costi.

«La riabilitazione ha richiesto più tempo di quello che pensassi – ha raccontato a L’Equipe a metà dicembre – per ritrovare il 100 per cento della funzionalità. I medici dicono che è normale non aver ripreso subito la mobilità e la capacità di stringere il manubrio. Non riuscivo a scattare. A lungo ho potuto solo pedalare da seduto e alzarmi in piedi, purché mi limitassi ad appoggiare».

Programmi in arrivo

Le cose stanno migliorando e i programmi sono in arrivo, pur con tutte le incertezze del calendario . I medici si dicono ottimisti, lui lavora sodo con i fisioterapisti. A metà dicembre il ritorno sul pavé gli sembrava improponibile, dopo le ultime due settimane ad Andorra invece, Julian appare decisamente ottimista. E’ stato uno strano Natale quello del campione del mondo, il primo senza suo padre, trascorso nella clausura Covid che da un lato potrebbe aver reso tutto molto malinconico e dall’altro ha certamente portato vie le pesanti incombenze di fine stagione, quando la vita diventa un frullatore di impegni extra sportivi.

Julian Alaphilippe, Marion Rousse, Imola 2020
Dopo la vittoria di Nizza al Tour (foto di apertura), il mondiale ha dato un senso al 2020 di Alaphilippe: qui con Marion Rousse
Julian Alaphilippe, Marion Rousse, Imola 2020
La vittoria di Nizza (in apertura) e Imola, il top del suo 2020

Cav, un fratello

Il ritorno di Cavendish in squadra ha portato a varie reazioni, ma per Julian è stato come ritrovare un fratello maggiore.

«Sono stato super felice di ritrovarlo – racconta Alaphilippe – perché ho dei grandi ricordi con lui. Quando ho vinto la prima corsa della carriera al Tour de l’Ain nel 2014, eravamo compagni di stanza. Lui stava recuperando dopo la caduta del Tour, quindi non aveva obiettivi particolari. Perciò si prese cura di me, pedalavamo vicini e mi portava lui le borracce. Ero solo un neoprofessionista e questa storia mi ha segnato. Abbiamo anche parlato della maglia ridata (Cavendish è stato campione del mondo nel 2011, ndr) che entrambi abbiamo inseguito per tanto tempo. Mark mi ha raccontato che non ricorda di aver iniziato un solo allenamento senza guardare le righe iridate. Per me è lo stesso, solo toccare la maglia è una gioia».

Jualian Alaphilippe, Freccia del Brabante, 2020
Alla Freccia del Brabante, Alaphilippe fa la selezione in salita e batte Van der Poel in volata
Jualian Alaphilippe, Freccia del Brabante, 2020
Forcing al Brabante e volata vincente su VdP

Un mese al top

L’obiettivo è partire subito forte e arrivare come un missile sulle corse del Nord, da quelle fiamminghe fino alle ardennesi.

«Per me è importante far vedere la maglia lassù – dice – dovrò essere forte dalla fine di marzo fino alla Liegi. Un mese a tutta. Per questo va anche bene non tornare in Sud America e cominciare un po’ più tardi, per correre molto in primavera. Ho davanti l’ultimo anno di contratto con questa squadra, con cui ho costruito un rapporto forte. Amo la mentalità del WolfPack e il modo di correre con cui mi identifico. Si adatta perfettamente al corridore che sono oggi, tutto concentrato sulle classiche. Andare via? Forse se decidessi di cambiar pelle e puntare sulle corse a tappe, ma fino alla Liegi non voglio pensare ad altro. Per la mia concentrazione, non perché pensi che una vittoria possa ridefinire chi io sia davvero. I risultati non saranno decisivi per il futuro, perché le squadre conoscono il mio valore».