Martinelli su Aru: «Una sorpresa, ma ci ha pensato a lungo»

05.09.2021
5 min
Salva

Martino è al Benelux Tour e giusto stamattina, andando alla partenza parlava col suo meccanico di quanto sia strano pensare che oggi Fabio Aru chiuderà la carriera. Il sardo è stato uno dei suoi ragazzi, come prima di lui lo furono Pantani, Cunego, in parte Simoni e in parte Nibali. Grandi campioni che fidandosi di lui e stando alle sue regole hanno ottenuto grandi risultati. E poi, per motivi che si somigliano sempre, hanno cambiato strada. Martino, al secolo Martinelli Giuseppe da Rovato, pensando ad Aru usa il termine “sorpresa” e a ben vedere la reazione davanti alla decisione di smettere dopo il ritorno ai piani alti è stata la stessa in tutti noi.

«Lo avevo incontrato prima dell’inverno – racconta – quando ancora non sapeva dove avrebbe corso. Nonostante l’incertezza, sembrava sul pezzo. Veniva da due stagioni non facili, eppure voleva ripartire. Poi l’ho visto a Burgos ed è andato indubbiamente bene, perché non si arriva secondo lì per caso. Per cui è proprio il caso di dire che la decisione mi ha sorpreso. Però conoscendolo, non ci è arrivato per un colpo di testa. Deve averlo meditato a lungo. E magari ha aspettato un risultato positivo per essere in pace con se stesso».

Oggi Fabio Aru chiuderà la sua carriera a Santiago de Compostela: l’annuncio a sorpresa dopo la Vuelta Burgos
Oggi Fabio Aru chiuderà la sua carriera a Santiago de Compostela: l’annuncio a sorpresa dopo la Vuelta Burgos

Martino è un fine conoscitore di uomini e anche se spesso se ne sta sulle sue, quando parla non è mai banale. A volte risulta scomodo, perché per abitudine va dritto ed è poco propenso al compromesso. Ma tant’è, non pensiamo che cambierà dopo 35 anni di carriera da direttore sportivo e lui peraltro non ne ha la minima intenzione.

A un certo punto Fabio se ne andò dall’Astana…

L’ho detto più di una volta ad altri giornalisti. Se ne è andato sbattendo un po’ la porta. Noi abbiamo fatto di tutto per tenerlo, ma evidentemente ha fatto una scelta di carriera e non di soldi, perché quelli li avrebbe presi anche qui. Magari non gli stessi, ma comunque tanti. Forse pensava di trovare qualcosa che qui non aveva, ma a me è dispiaciuto. Perché con me è nato. Ha vinto la Vuelta e ha fatto un secondo e un terzo al Giro. Ha vinto un italiano e ha preso la maglia gialla del Tour…

Che cosa cercava?

Magari ha pensato che qui in Astana qualcosa non funzionasse. Il rapporto con me era buono, ma ci siamo anche presi. Sono esigente. Se devo dire una cosa, non sto zitto. Forse voleva un altro Martino o uno meglio di me. Un po’ mi dispiaceva vederlo in difficoltà, ma non l’ho mai chiamato per rincuorarlo. Lui era là, io ero di qua. Sono fatto così, ho il mio carattere.

Nel 2015 dopo il podio del Giro, arriva la vittoria della Vuelta. Il ritiro è una vera sorpresa
Nel 2015 dopo il podio del Giro, arriva la vittoria della Vuelta. Il ritiro è una vera sorpresa
Proprio il carattere si diceva fosse un suo limite, molto cocciuto. Molto sardo…

Aveva il suo “io” nel dna. Ci scontravamo su cose che lui pensava fossero o dovessero andare in un certo modo, mentre io gli dicevo che non era così. Si poneva con convinzioni che alla fine lo condizionavano, senza ascoltare che magari le cose potessero essere diverse. Il suo inizio di carriera è stato tutto bello, ma abbiamo discusso. A spiegargli che se fai ciclismo al 100 per cento, poi ti torna tutto indietro. Se non fai il massimo, soprattutto oggi, non vinci più.

E adesso smette…

E la parola resta “sorpresa”.

Lo scorso anno si disse che sarebbe potuto tornare, ma non si fece. Ora pare che torni Nibali: che differenza c’è fra i due possibili ritorni?

Come Giuseppe Martinelli, Fabio lo avrei anche preso, ma non so quanto sarebbe stata una cosa buona per entrambi. Quello di Vincenzo invece è il ritorno dell’atleta più importante che abbiamo avuto nella nostra storia di squadra, che vuole rivedere le stesse facce di quando tutto riusciva bene. Che vuole stare bene, ma non perché non stia bene dov’è ora. E’ venuto perché il binomio Nibali-Astana è stato vincente.

Primo anno in Astana, il 2013, e per Nibali arriva il Giro d’Italia
Primo anno in Astana, il 2013, e per Nibali arriva il Giro d’Italia
Perché vanno via se stanno così bene? Ieri se ne parlava con Cataldo, è per i soldi, per cambiare aria, per gli stimoli?

C’è tutto questo. Perché l’erba del vicino è più verde. Per trovare qualcosa di diverso. Per guadagnare di più… E per i procuratori, che spesso e volentieri manipolano il modo di pensare dei corridori e li portano a fare ragionamenti che non sarebbero i loro. La sintonia fra procuratore e atleta è spesso superiore a quella fra tecnico e atleta. Noi sappiamo che la forza del corridore è nella testa, nel corpo e nelle gambe, ma se la testa va in una direzione diversa, è difficile poi riprenderlo. Sapete quante volte ho detto a Cataldo che se voleva ancora correre doveva restare qui?

E lui cosa diceva?

Ha la compagna spagnola, ho pensato che andasse alla Movistar per chiudere la carriera. Forse pensava che là sarebbe rimasto tranquillo, perché una cosa è certa: qua si corre sempre per vincere. Ti sembra di stare male perché c’è tensione. E’ difficile dire a un corridore che ha fatto il Tour di prepararsi per la Vuelta, ma questa è anche la squadra in cui puoi parlare ed essere ascoltato. E’ un’abitudine che ho sempre portato con me. A volte va bene, a volte vai a rompere. E per questo a volte se ne vanno…

Ancora Vinokourov: «Per Nibali è quasi fatta»

24.08.2021
4 min
Salva

E per un Aru che va, o meglio che lascia il ciclismo, c’è un Nibali che torna, almeno così ci ha detto il team manager dell’Astana, Alexandre Vinokourov. Anzi è stato proprio il campione olimpico di Londra 2012 a lanciare l’argomento sul piatto. Ricordiamo che da qualche giorno il kazako ha ripreso in mano le redini del team.

Non c’è l’ufficialità, sia chiaro, ma per la prima volta proprio una fonte ufficiale, anzi quella più diretta, ha affermato che ci sono stati dei contatti con il siciliano. Non solo, lo stesso “Vino” ha detto che in pratica l’operazione di ritorno è ormai cosa fatta. E più precisamente: «La soluzione penso sia vicino».

Nibali trionfa sulle Tre Cime e conquista il suo primo Giro
Nibali trionfa sulle Tre Cime e conquista il suo primo Giro

Nibali può ancora vincere

Chiudendo il precedente articolo con Vinokourov eravamo rimasti con: «Speriamo bene con un altro campione. E se Vincenzo viene da noi…».

Una dichiarazione del genere è sufficiente per riaccendere gli entusiasmi. Ai tifosi già sembrerà di rivedere Nibali che trionfa sotto la bufera di neve alle Tre Cime di Lavaredo o che sbuca dal cambio di pendenza a La Planche des Belles Filles in maglia tricolore.

«Non posso credere che possa vincere ancora il Giro d’Italia o il Tour de France – ammette il manager dell’Astana – bisogna essere realisti. Però Vincenzo può fare belle cose. E poi non è tanto vecchio, ha ancora 36 anni. Se guardiamo, Valverde ne ha 41 anni. Sì, è caduto qualche giorno fa, ma ha sempre vinto. Nibali ha ancora le qualità per fare bene. Può vincere delle tappe e perché no una grande classica. L’importante è che sia contento, poi i risultati arriveranno».

Astana in festa per la conquista del Giro 2016, vinto con la classe di Vincenzo e un grande gioco di squadra
Astana in festa per la conquista del Giro 2016, vinto con la classe di Vincenzo e un grande gioco di squadra

Vincenzo immagine positiva

Certo che dire a Nibali che dovrà lasciar perdere le classifiche generali non è facile. Ma non tanto perché ci sarebbe uno “scontro” con l’atleta, ma perché Nibali certi obiettivi ce li ha dentro. Cuciti addosso. Serve un bel reset mentale. O come si dice oggi, un Nibali 2.0.

«Penso di sì, che serva un cambio mentale – riprende il kazako – Quest’anno Vincenzo è stato anche sfortunato. Perché aveva la gamba ma è caduto e si è fatto male proprio prima del Giro e ha rotto tutti i suoi progetti. Io penso che poteva finire tra i primi cinque.

«Per noi è un uomo immagine importante. I trionfi più grandi li ha colti con noi e per questo penso che lui voglia tornare all’Astana e ritrovare questa serenità, che abbia voglia di riabbracciare il gruppo con cui ha vinto. Ha fatto piacere anche a me questa cosa. Perché un corridore che torna a fine carriera e riconosce chi lo ha fatto vincere è una buona cosa anche per la squadra, per noi. Speriamo bene dai…».

Tanto tifo per l’Astana e Vinokourov anche sulle strade del Tour de l’Avenir
Tanto tifo per l’Astana e Vinokourov anche sulle strade del Tour de l’Avenir

Vino manager in bici

Quando lo pizzichiamo, Vinokourov è al Tour de l’Avenir. Alla fine il ciclismo è un lavoro per quest’uomo e ci sta che vada sempre dietro alle corse, ma è anche vero che potrebbe godersi i suoi successi con più tranquillità. E invece è in Francia. E con lui c’è Giuseppe Martinelli, come sempre. Alex organizza la tappa, dà istruzioni ai corridori, gestisce i rifornimenti… Lui è sempre stato legato alla Francia e anche durante l’intervista ha firmato autografi e fatto foto. 

«Qual è il segreto per tirare fuori il meglio dai corridori? Beh, semplice, ogni tanto esco in bici con i ragazzi e parliamo tranquillamente, non come manager e corridore. Ma da corridore a corridore. Così magari è più facile. Sei alla pari, specialmente se sei stato corridore anche tu. Poi scesi dalla bici ognuno ha il suo ruolo. Loro mi rispettano e questo è importante».

Vinokourov e quel tarlo su Aru che volevamo toglierci

24.08.2021
4 min
Salva

Fabio Aru abbandonerà il ciclismo a fine Vuelta. La notizia… non è più notizia, tuttavia il campione sardo fa parlare di sé. Lo ha sempre fatto, il suo appeal mediatico è sempre stato eccellente e di certo lascia un bel vuoto, specialmente se si pensa al suo potenziale. 

Ma tant’è: la decisione è la sua, non è stata facile (ve lo possiamo garantire) e va rispettata. E poiché dicevamo che Aru fa parlare di sé, noi abbiamo avuto un bell’incontro con Alexandre Vinokourov.

Alexandre Vinokourov e Giuseppe Martinelli, insieme anche al Tour de l’Avenir
Vinokourov e Giuseppe Martinelli, insieme anche al Tour de l’Avenir

L’Astana una famiglia

Sì, il Vino del ciclismo, colui che fu il team manager di Fabio e colui che disse una frase che per noi è rimasta scolpita nella roccia. «Se Aru vuole continuare a vincere deve restare con noi». Perché?

«Ah – sorride e ci pensa un po’ Vinokourov – tante volte i corridori vanno dietro ai soldi. E questa cosa è importante sì, ma non è tutto. E vale per tutti i corridori, non solo per Fabio, ma bisogna guardare anche dove sei e se ti trovi bene. Noi all’Astana siamo una famiglia per come trattiamo i corridori. E poi è una squadra anche molto italiana con Martino (Giuseppe Martinelli, ndr) e altri dello staff. I corridori pensano sempre che in altre squadre stanno meglio, ma poi trovano altre realtà.

«Ci sono tanti corridori che sono andati via che dovevano fare chissà quali cose, penso a Rosa, a LandaPotevano stare con noi e potevano vincere un grande Giro. Sicuro».

Il gruppo che fece quadrato intorno ad Aru nella Vuelta del 2015
Il gruppo che fece quadrato intorno ad Aru nella Vuelta del 2015

Non solo i soldi

Il kazako, tra l’altro visibilmente contento per essere tornato ad avere in mano le redini di quella che in gran parte è una sua creatura, l’Astana appunto, pondera bene le parole. E allora qual era la formula vincente di Astana?

«Un buon gruppo con gente che lavora al 100% – spiega Vinokourov – e lo fa con serenità. Non pensa solo ai contratti. Sì, ripeto, questi sono importanti ma è importante che tutti lavorino con piacere. Il nostro gruppo in questi anni è riuscito a fare questo e spero possa tornare ad essere forte nei prossimi anni con le vittorie che abbiamo conquistato prima».

E su questo possiamo aggiungere anche la nostra esperienza riguardo alle tante occasioni di lavoro avute in passato con i turchesi. Dai meccanici, ai diesse. Dagli anni d’oro di Nibali, alla superba Vuelta di Aru: si respirava davvero un grande clima di famiglia. Cuochi, massaggiatori, meccanici potevi entrare nel cuore del team. E questo succede quando le cose vanno bene. E ognuno è consapevole dei propri ruoli.

Aru concentrato, determinato e senza paura… anche contro i “bestioni” della Sky
Aru concentrato, determinato e senza paura… anche contro i “bestioni” della Sky

Quel super gruppo

In quel team, proprio parlando di ruoli e di armonia, c’era un’amalgama pazzesca intorno a Fabio. O almeno da fuori sembrava così. E giudicando a posteriori, la “macchina” era molto vicina alla perfezione. C’era il campione più forte: Nibali. C’era il delfino (già vincente) in rampa di lancio: Aru. C’erano uomini preziosi: Rosa e Cataldo. C’era un corridore fortissimo, e forse il più problematico all’epoca, ma ideale per fare l’ultimo uomo in salita: Landa. C’era il capitano in corsa nonché veterano: Tiralongo. C’erano i gregari puri (anche se più legati a Nibali): Agnoli e Vanotti. C’era un corridore che sapeva fare il gregario ma che era dotato di una classe sopraffina e di un rispetto enorme in gruppo: Luis Leon Sanchez. E poi un massaggiatore come Umberto Inselvini, mani fantastiche e sensibilità ancora di più nell’ascoltare il corridore. C’era Martinelli, che non ha bisogno di alcuna presentazione. E potremmo continuare…

«Io provai a trattenere Fabio – conclude Vinokourov – Ma lui aveva preso la decisione e non ci fu niente da fare. Non trovammo l’accordo con i suoi procuratori. L’ho visto recentemente a Livigno e l’ho visto lavorare sodo. Gli ho detto: Fabio, è la testa che comanda le gambe, se la testa va bene vanno bene anche le gambe. Bisogna allenarsi e se hai sempre la voglia puoi andare lontano.

«Se ha sfruttato tutto il suo potenziale? Non credo. Ha passato un periodo difficile, ma non fisicamente. Però adesso vedete, a Burgos è salito sul podio (secondo, ndr) e alla Vuelta non lo vedo male. Magari proverà a vincere una tappa e chiuderà così. Mi piaceva il fatto che sapeva battersi fino alla fine. Mi ricordo quando aveva la maglia gialla al Tour. Fece il massimo per tenerla, aveva e voleva tutto sotto controllo e questo oggi è difficile da trovare in un corridore.

«Ma adesso guardo avanti. Guardo ad un altro campione e se Vincenzo viene da noi…».

Il Giro di Vlasov tra alti e bassi: il punto con Martinelli

15.06.2021
5 min
Salva

Siamo nel pieno della stagione, ma il Giro d’Italia propone ancora qualcosa, o qualcuno, su cui riflettere. Anche in chiave futura. E un discorso lasciato in sospeso risponde al nome di Aleksandr Vlasov, il russo dell’Astana-Premiertech che ha conquistato la “medaglia di legno” a Milano.

Ne parliamo con il suo mentore, diesse e forse papà ciclistico: Giuseppe Martinelli che lo dirige ormai da tre stagioni.

Giuseppe Martinelli (classe 1955) è il diesse dell’Astana-PremierTech
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è il diesse dell’Astana-PremierTech
“Martino” buondì: Vlasov. Che ragazzo troviamo al termine di questo Giro rispetto a quello che avevamo lasciato anzitempo l’anno scorso ad Agrigento?

L’anno scorso fu particolare per tutti. Il Giro in autunno è stata una difficoltà. Alex aveva una buona condizione: era uscito molto bene dal Lombardia e aveva vinto il Giro dell’Emilia. Era stato portato al Giro per essere la spalla di Fuglsang e imparare qualcosa per se stesso pensando a quest’anno. Poi le cose sono andate male già prima del via.

Prima del via…

Sì, la verità è che lui stava male già prima del prologo. Problemi intestinali, mal di testa… Sapete tutti che io mi sono anche arrabbiato con lui del suo ritiro, ma come ho già detto in passato, bisognava anche contestualizzare il periodo. Eravamo in pieno Covid. C’era paura che potesse creare danni al resto della squadra. Quest’anno invece aveva iniziato bene con il secondo posto alla Parigi-Nizza ed era arrivato al Giro con una condizione più “importante” grazie al terzo posto al Tour of the Alps. Ero ed era convinto di poter fare bene. Era una scommessa e quel che ha fatto è stato tanto.

Vlasov, lo ricordiamo ha chiuso il Giro al quarto posto…

Non nego che ho accarezzato più di qualche volta la speranza di salire sul podio, però sono anche conscio di aver fatto tutto il possibile.

Aleksandr Vlasov con Bernal nella tappa di Montalcino
Aleksandr Vlasov con Bernal nella tappa di Montalcino
Quando hai avuto questa speranza del podio?

Dopo Montalcino. Vlasov è uscito bene dagli sterrati e iniziavano le tappe più adatte a lui. Se guardo chi ha vinto, Bernal, era il più forte. Caruso e Yates anche sono stati forti. Per certi aspetti il quarto posto mi stretto, ma questa è stata anche la realtà dei fatti. Se proprio è mancato qualcosa è stata la vittoria di tappa.

Più di qualche volta voi avete tirato per ottenerla…

Soprattutto nel giorno dello Zoncolan. L’anno scorso alla Vuelta, Aleksandr è arrivato secondo sull’Angliru e pensavamo che su salite con quelle pendenze fosse competitivo. Non ci siamo riusciti, ma non abbiamo nulla da recriminare. Abbiamo provato a fare la corsa e lui meritava di provarci.

Se tornassi indietro quindi non cambieresti nulla?

No, nulla. Non dico che non abbiamo sbagliato niente, ma alla fine c’è chi è andato più forte. Noi siamo arrivati quarti e per di più con una squadra di primo pelo. Battistella, Tejada e Pronskiy erano al primo grande Giro. Sobrero ne ha fatto uno ma è comunque giovanissimo. Poi gli esperti, Felline, Boaro, Gorka Izaguirre e Sanchez sono stati bravissimi. Ma tutti, e dico tutti, hanno svolto un lavoro eccezionale.

Il Giro di Vlasov ha vissuto di alti e bassi
Il Giro di Vlasov ha vissuto di alti e bassi
A proposito di giovani, che fine ha fatto Andrea Piccolo?

Ha avuto dei problemi di salute che lo hanno tenuto lontano dalle gare. Adesso sta finendo di risolverli e presto lo vedremo in corsa.

Torniamo a Vlasov: da lui invece ti aspettavi qualcosa di più?

Faccio fatica a dirlo. Ha avuto degli alti e bassi, ma non è crollato. Anche nel giorno per lui più duro, quello del Giau, ha avuto una scusante incredibile: gli è finita la mantellina nella ruota posteriore. Si è dovuto fermare. Analizzando i dati Gpx alla sera abbiamo visto che ha perso 40”. E perdere quel tempo ai piedi del Giau in pratica lo ha fatto inseguire per tutta la salita. Uno sforzo esagerato nel pieno della bagarre.

Il russo come ne esce?

Sa di essere forte e che davanti a sé ha un bel futuro. Credo che adesso sappia di poter competere con i migliori. Semmai bisognerà vedere se resterà con noi, visto che è in scadenza di contratto. Alcune voci lo danno in uscita. Anche se lui volesse rimanere e noi vorremmo tenerlo, ci sono squadre che hanno potenzialità economiche maggiori delle nostre.

Il russo ha finito la corsa rosa in crescendo con un’ottima crono (settimo)
Il russo ha finito la corsa rosa in crescendo con un’ottima crono (settimo)
E tu Martino sei soddisfatto del suo Giro?

Abbastanza. Anche nella crono finale è andato molto forte. Ma ripeto, con tutto quello che è successo, per come è andata la corsa, quello è il suo posto. I valori in campo erano quelli. Mi sono rivisto le classifiche a fine Giro. Se Alex fosse crollato sarebbe arrivato ottavo, così come coloro che erano dal quinto al settimo posto potevano arrivare quarti. Nessuno poteva togliere dal podio quei tre. Bernal, anche se ha avuto dei momenti difficili, aveva un super squadra. Caruso è stato regolare. Yates ha vinto una tappa e comunque ha sempre combattuto. E anzi, Martinez se non avesse fatto il gregario puro di Bernal sarebbe potuto finire sul podio.

Hai ricordato dello Zoncolan e del lavoro fatto dalla tua Astana: la sera Vlasov era abbacchiato? Si è “scusato” con i compagni per il tanto lavoro fatto e il bottino scarso raccolto?

Più che abbattuto era certo di aver dato il massimo. Ma io sono abituato a lavorare molto, a prendere in mano la corsa, e a non raccogliere altrettanto. Se poi il risultato viene siamo tutti più contenti, è chiaro. La sera mi ha detto: cavoli, andava tutto bene fino a 5 chilometri dall’arrivo, poi quando hanno accelerato ero vuoto. Cosa volete che vi dica, magari ha pagato il fatto di stare tutto il giorno davanti, di avere la pressione addosso… ma non è né il primo, né l’ultimo a cui è successo tutto ciò.

Beh, si cresce anche con questi passaggi, no?

E’ quello che gli ho detto io. Non devi pensare sarebbe stato meglio fare “così o cosà”. Fai la tua corsa e poi puoi raccogliere, 50, 80 o 100.

Martinelli Dorelan

Martinelli: «Non ci sono più i tapponi di una volta…»

24.05.2021
2 min
Salva

E’ chiaro che un Giro d’Italia è strettamente legato nel suo sviluppo ai tapponi alpini, che hanno sempre avuto un peso determinante nella sua classifica. In base a loro si costruiscono le strategie, i tifosi prendono le ferie per affollarsi ai bordi delle strade posizionandosi anche giorni prima. Il fascino di questi eventi è rimasto intatto, anche se il loro peso specifico varia col passare del tempo, soprattutto la loro interpretazione.

Giuseppe Martinelli, attuale direttore sportivo dell’Astana, di tapponi ne ha affrontati tanti, guidando anche grandi campioni a grandi imprese. Nel parlare della Sacile-Cortina d’Ampezzo tiene innanzitutto a chiarire un punto: «Dipende molto da dove queste tappe sono collocate: se posizioni la frazione dello Stelvio dopo due tappe già molto impegnative, difficilmente avverrà qualcosa d’importante».

Una grande tappa alpina è sempre decisiva?

Dipende, innanzitutto da qual è la classifica e come la corsa si sta evolvendo, poi da quello che, in relazione alla situazione di classifica e a quel che ci sarà dopo, intenderanno fare i favoriti. Una tappa davvero dura può fare grosse differenze, ma dipende molto da quel che avviene nelle prime salite, se s’intende davvero rendere la corsa difficile sin dalle prime battute.

Fedaia Dorelan
Le grandi salite non sempre fanno selezione, anche se il Fedaia resta davvero impegnativo
Fedaia Dorelan
Le grandi salite non sempre fanno selezione, anche se il Fedaia resta davvero impegnativo
Si dice che nel ciclismo attuale salite come Pordoi e Giau non fanno più molto male…

Non è così, dipende da quando le affronti – sentenzia Martinelli – se li trovi nella prima parte e rendi la corsa dura, puoi incidere tantissimo. Teniamo conto poi che i percorsi sono una cosa, la corsa è un’altra, la sua evoluzione è sempre qualcosa di imponderabile. Una tappa che alla vigilia poteva sembrare interlocutoria, magari farà sfracelli in classifica…

Che tipo di tappa è allora quella con arrivo a Cortina?

Potrebbe non fare grandi differenze perché c’è spazio dall’ultima salita in poi per ricomporre almeno piccole parti del gruppo, ridurre o magari annullare i distacchi dei favoriti. Poi molto influisce la lunghezza e ovviamente il meteo. Le tappe brevi sono più esplosive e se non sei in giornata giusta puoi incassare distacchi pesanti.

Allora, Martinelli, quando una salita lunga può far male?

Se si formano delle alleanze, magari generate da comuni intenti, allora si attacca da lontano in un gruppo abbastanza numeroso e allora puoi anche contare i minuti di distacco, alla fine… Il Fedaia, ad esempio, è un passo fra i più selettivi ma se lo affronti lontano dal traguardo, c’è poi la distanza utile per ricomporre il gruppo. Solitamente ormai nelle tappe lunghe e con tante salite, si preferisce non farsi del male fino all’ultima.

Martinelli: «Adesso la corsa ha un faro. E Vlasov c’è…»

19.05.2021
3 min
Salva

Aleksandr Vlasov sta facendo la formichina. Dalla crono di Torino la sua posizione in classifica generale è sempre andata a migliorare e questa sera si potrà gustare, o forse sarebbe meglio dire si potrebbe gustare, una bella bistecca alla fiorentina accompagnata con un calice di Brunello e festeggiare il suo secondo posto nella generale. Ma probabilmente la sua nutrizionista Erica Lombardi ha previsto dell’altro. Sicuramente sano, ma di certo meno gustoso. C’è da pensare alla tappa di domani. E che tappa! Da Siena a Bagno di Romagna ci sono molte salite.

Giuseppe Martinelli, diesse dell’Astana-Premier Tech a fine tappa
Giuseppe Martinelli, diesse dell’Astana-Premier Tech a fine tappa

Appello numeroso

Però è stata gustosa la corsa di Vlasov. Il russo, ha pagato un po’ il suo attacco nel finale, ma non ha avuto paura di provare. E ha risposto presente al ballo dei big.

«Eh, ma ci sono quasi tutti – dice il suo diesse Giuseppe Martinelli – perché sinceramente ne ho visti pochi mancare. Non ho visto grandi sconvolgimenti oggi. Forse quello che ha sorpreso un po’ di più è stato Remco Evenepoel. Non dico che non sia successo nulla, però poteva accadere anche di più. Ma va bene così».

Martino si tiene stretta, per ora, questa seconda piazza. Anche perché va detto che tra i leader solo lui e lo stesso Evenepoel, non avevano mai corso sullo sterrato. Vlasov non ha mai preso parte alla Strade Bianche, neanche quest’anno che sapeva di dover venire al Giro. Ed uscire così da una tappa del genere non è affatto male. Anche se dopo il primo sterrato qualche difficoltà l’ha avuta e la sua Astana-Premier Tech, guidata da Luis Leon Sanchez è stata prontissima a recuperare.

Vlasov si è fatto sorprendere nel primo sterrato poi è rientrato con l’aiuto della squadra
Vlasov si è fatto sorprendere nel primo sterrato poi è rientrato con l’aiuto della squadra

Valori delineati

Però non è vero che questa tappa ha detto poco, anzi. Ha consacrato un leader e ha definito i valori in campo. E in vista della tappa di domani, molto dura, qualcosa cambia. C’è un faro e si avrà un’altra linea di corsa.

«Da stasera tutto è più delineato – dice Martinelli – Bernal è il più forte con la squadra più forte. Noi cercheremo di corrergli a ruota. Oggi è emersa la forza del gruppo Ineos e del suo capitano. Perché nel finale quando è partito Vlasov poteva benissimo stare a ruota senza partirgli in contropiede così. Ciò vuol dire che sta veramente bene. Siamo a metà Giro, non abbiamo fatto le salite e ha già questo strapotere». Conclude con un velo di preoccupazione il diesse bresciano.

Nella crono di Torino solo Evenepoel aveva fatto meglio di Vlasov tra i big
Nella crono di Torino solo Evenepoel aveva fatto meglio di Vlasov tra i big

Ma Vlasov c’è…

L’Astana e Martinelli sono duri a morire. Dalla loro hanno una grande esperienza, quella che forse manca a Vlasov. Per il russo è il primo vero test. E’ la prima volta che prova a fare classifica. E infatti una piccola tirata d’orecchie “Martino” gliela dà al suo pupillo. Quando un avversario ti parte in contropiede e ti lascia lì, ci può essere un contraccolpo psicologico?

«Io gli avevo detto di stare a ruota di Bernal e di non muoversi – conclude Martinelli – però se Aleskandr ha fatto quello scatto è perché aveva le gambe per poterlo fare. Ha tenuto fino all’arrivo, perdendo poco nel finale. I suoi avversari diretti, se lasciamo stare Bernal, li ha battuti tutti».

“Martino” ci svela i piani rosa di Vlasov e dell’Astana

29.04.2021
7 min
Salva

Con Giuseppe Martinelli si potrebbe scrivere un’enciclopedia del ciclismo. Il tecnico dell’Astana PremierTech, per tutti “Martino”, vive, mangia e respira ciclismo da sempre: come corridore, come diesse, come appassionato.

Ad una manciata di giorni dal Giro d’Italia lo sentiamo per capire cosa ci possiamo aspettare davvero da Alexandr Vlasov, ragazzo russo di cui si dice un gran bene ma che per un motivo o per un altro ancora non è riuscito ad esprimere il suo grande potenziale.

Alexandr Vlasov, sulle strade della Vuelta 2020. Il russo sarà leader dell’Astana al Giro
Alexandr Vlasov: il russo sarà leader dell’Astana al Giro
“Martino” buongiorno. Parliamo di Vlasov: ormai è qualche anno che è con te, che idea ti sei fatto?

E’ un ragazzo abbastanza da scoprire ancora, non è uno già “arrivato”. Avremmo una sua consacrazione al Giro. L’anno scorso venne in Italia per aiutare Fuglsang, poi andò alla Vuelta, ma non ci arrivò in forma, la finì bene, ma perse molto all’inizio. Partirà con i gradi di capitano e sapete bene che farlo in Astana, che ha particolare voglia e predisposizione per i grandi Giri, è molto importante. Questo Giro ci dirà davvero quanto vale e cosa potrà fare Vlasov nel panorama del ciclismo mondiale.

L’anno scorso eri arrabbiato perché Alexandr si fermò (mal di stomaco) all’inizio della seconda tappa. E’ tutto chiarito? Gli è servito da lezione?

Io mi arrabbio spesso, ma altrettanto spesso volto pagina. E’ un ragazzo giovane e deve imparare a soffrire un po’ di più. E poi vorrei aggiungere una cosa. La pandemia ha influito molto su quel ritiro. Voi forse non vi rendete conto come si vive questa situazione nelle squadre. E’ un qualcosa che può scombussolare i piani di un intero team da un momento all’altro, c’è paura, incertezza… Guardiamo quello che è successo alla Uae alla Freccia Vallone. Ma vi rendete conto: non partire in una gara così importante con un leader come Pogacar? Si teme davvero di buttare via molto.

Su Vlasov hai detto: «Si vedrà cosa potrà dare nel panorama del ciclismo», ma potrà darlo ancora all’Astana? O andrà alla Ineos Grenadiers come si dice?

Ho sentito tanti rumors attorno a lui. E che ci crediate o no, io non ho mai parlato con Alexandr di questa cosa. Lo farò solo quando sarà sicuro di quel che farà. Io so che quest’anno sarà con me e cercherò di farlo vincere il più possibile. Lui comunque ha detto che con noi si trova bene.

I turchesi al fianco di Vlasov, un mix di esperienza e gioventù
Tra gli uomini per Vlasov anche Luis Leon Sanchez e Fabio Felline (a destra)
Torniamo al Giro. Con Vlasov avete già fatto dei sopralluoghi?

Lui e Zanini andranno a ridosso del via da Torino a vedere la tappa di Montalcino, l’arrivo di Sestola e la salita di Sega di Ala. La tappa delle Strade Bianche bisogna conoscerla per capire quando e come arrivano gli sterrati e come prenderli. L’arrivo di Sestola perché è la prima salita ed è importante vederla. E la scalata nel veronese l’ho consigliato io di dargli uno sguardo perché la conosco e so che è dura. La facemmo al Trentino nel 2013 con Vincenzo (Nibali, ndr) e non era distante dalle zone degli allenamenti di Cunego. Però negli ultimi anni è sempre più problematico fare le ricognizioni.

Perché?

Perché i ragazzi corrono tanto e non c’è tempo per farle. Adesso Vlasov è in altura, ma può interrompere il suo ritiro per fare i sopralluoghi? Bisognerebbe che il Giro fosse presentato a novembre e fare i sopralluoghi a dicembre! Ma tanto poi è brutto tempo e non si può andare…

Un messaggio per Vegni! Però in quel periodo il corridore ha qualche chilo in più è fuori condizione e si rischia di avere impressioni diverse da quello che poi sarà in gara…

Ah vero. E’ già successa questa cosa. Anche a me, non lo nego. Ho fatto riunioni prima del via, con mappe, carte, spiegando ai ragazzi le varie salite e poi a fine tappa mi hanno detto: Martino ma non era così dura questa salita. O anche il contrario. Poi bisogna valutare anche come arrivi a quella salita, cosa prevedeva la tappa fino a quel momento o com’era quella del giorno prima. Insomma ci sono tante variabili. E per dirla tutta, con i mezzi di oggi potremmo quasi non farle. Tra dati, software… è come farle dal vivo certe ricognizioni.

Hai parlato della prima salita: ma è davvero così tosta Sestola? A noi sembra molto pedalabile. E’ ben più dura quella di Ascoli…

Vero, quella di Ascoli la conosco anche perché si faceva spesso nella Tirreno-Adriatico ai tempi in cui ero corridore. La prima salita però può fare “danni”. E’ sempre stata una mia idea. Perché magari c’è chi non è ancora al 100% e chi invece è al 110%. Penso allo Yates visto al Tour of the Alps. E’ una differenza importante, mentre da metà Giro in poi le forze in campo si appiattiscono e c’è chi cala e chi migliora.

Pronsky, scalatore kazako. Altro volto da scoprire sulle strade rosa
Pronsky, scalatore kazako. Altro volto da scoprire sulle strade rosa
Qual è un punto di forza e uno di debolezza per Vlasov?

Un punto di forza è che va forte in salita. E’ uno scalatore puro, anche se il suo fisico non farebbe pensare così. Non solo, ma preferisce le pendenze dure, le scalate a strappi a quelle più regolari. Una sua debolezza se vogliamo è la cronometro. Il problema è che fino a che non è arrivato da noi non ne ha mai fatte al 100%. Ci ha lavorato molto con i nostri preparatori, Mazzoleni e Velasco (tecnico dei materiali, ndr), ed è migliorato. Come ripeto, il Giro ci dirà chi sarà e su cosa si potrà focalizzare. E questo dipende anche dalle crono.

Dove si può vincere questo Giro? Non solo una tappa, ma una serie di frazioni, su quale terreno…

Ho visto il percorso e non trovo una tappa in cui ci si può inventare davvero qualcosa. Rispetto ad altri anni ci sono più arrivi in quota. Di sicuro si deciderà in salita. Lo Zoncolan può essere uno di quei momenti in cui il Giro lo puoi vincere o perdere, però non vedo il tappone con 5.000 metri di dislivello e quattro passi che sentenzia la corsa. Ci sono tanti finali in cui può arrivare un gruppetto anche di dieci persone ma in cui ne manca una o due ogni volta. E’ importante perciò guadagnare giorno dopo giorno.

Che squadra avrà il russo al suo fianco? A prima vista c’è un bel mix di esperienza e gioventù…

Dopo qualche anno ritorna al Giro Luis Leon Sanchez e lo farà in funzione proprio di Vlasov. E lo stesso Gorka Izagirre… lui ha una voglia di fare il gregario, di ricoprire questo ruolo che non potrei cercare di meglio. E poi c’è una squadra garibaldina, a partire dai tre italiani: Samuele Battistella, Matteo Sobrero e Fabio Felline. Loro non correranno solo per aiutare, ma anche per provare a fare qualcosa di personale. Poi è chiaro, la prima cosa è la classifica generale con Vlasov.

Beh, in effetti non dando il russo delle garanzie è anche giusto lasciarsi altre opportunità…

Attenzione, io sono convinto di avere l’uomo per poter vincere il Giro, ma ho anche dei corridori per le tappe intermedie che possono fare bene.

Squadra garibaldina e Luis Leon Sanchez: verrebbe da pensare che lo spagnolo possa avere carta bianca, invece ci hai detto che sarà in appoggio a Vlasov: come mai?

Non dimentichiamo che Alexandr è giovane, ha compiuto 25 anni al Tour of the Alps e bisogna mettergli un uomo di esperienza al suo fianco. Vero, Luis Leon è uno degli uomini più vincenti che ho, ma lui in gruppo per me è importantissimo. Se la mattina in riunione gli dico di stare vicino a Vlasov, io so che ogni dieci minuti lo va a cercare, lo porta davanti, gli fa notare come si muovono gli altri. Sanchez è uno che ha il senso della corsa, non si perde, è concentrato. E con lui ho un buonissimo rapporto. C’è molta fiducia. E uno così mi serve.

Matteo Sobrero sarà utile a Vlasov per le crono, ma avrà anche i suoi spazi
Matteo Sobrero sarà utile a Vlasov per le crono, ma avrà anche i suoi spazi
Invece Vadim Pronsky e Harold Tejada?

Pronsky è uno scalatore e anche lui è un giovane (22 anni, ndr). Ha vinto il Val d’Aosta nel 2018 e cercherò di adoperarlo dove potrà fare bene. E’ un kazako e per noi è importante anche in chiave futura. E’ un ottimo corridore, così come Tejada, anche lui giovane (24 anni, ndr).

E poi ci sono i tre italiani…

Con loro spero di poter agguantare una vittoria di tappa. Mi danno una certa sicurezza. Felline ha esperienza e ha anche dimostrato di saper vincere, pur essendo un uomo squadra. Battistella può imparare e provare.

E Sobrero immaginiamo che partendo prima di Vlasov ti possa essere molto utile anche per i feedback nelle tappe contro il tempo…

Fai le domande e dai anche le risposte?

Okay, scusa Martino!

Scherzi a parte, sì lui sarà utile per le crono. E’ stato uno di quei corridori che avevo “perso” da dilettante. Ero andato a vederlo al Palio del Recioto che vinse davanti ad un parterre mostruoso, c’era anche Pogacar, e sai quando torni dopo aver visto un ragazzo vincere c’è l’entusiasmo. Ma lui era già impegnato e pensavo di averlo perso. Invece poi sono riuscito a prendere sia lui che Battistella. Se li porto al Giro non è solo perché migliorino, ma perché vorrei facessero qualcosa, provassero a vincere. Credo in loro, vanno impiegati bene. D’italiani giovani e forti ce ne sono pochi e vanno tutelati.

Quindi Giuseppe siamo pronti. Un’altra sfida per te…

Credetemi se vi dico che in Astana c’è passione. Tante volte girando per il mondo, nonostante ci siano ormai tanti altri squadroni, ci riconoscono, sanno chi siamo e ancora sento dire: oh l’Astana di Nibali!

Garzelli e Martinelli: «Caro Ciccone è ora di provarci»

09.04.2021
6 min
Salva

E veniamo a lui, Giulio Ciccone. Speranza (e realtà) del nostro ciclismo che però sin qui ci è apparso un po’ indietro. L’abruzzese esce da un 2020 pressoché inesistente, lasciatecelo dire, ma non per colpa sua. Anzi, era anche partito bene vincendo la prima gara a Laigueglia. Poi lo stop, la ripresa e il Covid. Della sua situazione e del suo futuro, facciamo il punto con Stefano Garzelli e Giuseppe Martinelli.

Emilio Magni, Giulio ciccone
Il dottor Emilio Magni e Giulio Ciccone al Giro 2020: l’abruzzese si è fermato dopo 13 tappe
Emilio Magni, Giulio ciccone
Emilio Magni, Giulio Ciccone al Giro 2020 per lui finito dopo 13 tappe

Inizio lento (giustificato)

Covid che in lui ha inciso più di altri. Andare al Giro con i postumi del virus e una preparazione non adeguata non ha fatto altro che rallentarlo ulteriormente.

Ma forse proprio per questo motivo era lecito attendersi qualcosa di più in questa prima parte dell’anno. E’ vero che Giulio ha dichiarato che il suo grande obiettivo è la Vuelta, è vero che Luca Guercilena al via della Tirreno ci aveva detto che era un po’ indietro e che sarebbe andato in crescendo, ma non vedere mai un’attaccante nato come lui nel vivo della corsa un po’ ci spaventa. In più “Cicco” ha lasciato l’ultima gara a cui preso parte, il Catalunya, per un problema al ginocchio.

Insomma: che stagione dobbiamo aspettarci? Sono campanelli d’allarme o tutto sommato le cose procedono secondo programma? Un secondo posto ad inizio stagione (2ª tappa del Tour de la Provence) può farci stare tranquilli?

Stefano Garzelli (48 anni), oggi è un commentatore Rai
Stefano Garzelli (48 anni), oggi è un commentatore Rai

Garzelli lo attende

«Giulio – spiega Garzelli, ex maglia rosa e ora commentatore Rai – ha vinto la maglia azzurra di miglior scalatore del Giro ed anche una tappa molto dura e questo ha posto in lui grandi aspettative, però non ha ancora provato a far classifica veramente. Deve testare realmente il suo recupero, come tiene la pressione. Il fatto di avere Nibali vicino è un buon vantaggio: riflettori e attenzioni volgeranno molto più su Vincenzo che su di lui.

«Credo sia giusto avere delle aspettative su di Ciccone – riprende Garzelli – non è sopravvalutato, però deve provare a far classifica per saperlo. Come detto, deve avere la pressione addosso, fare delle crono davvero a tutta, testare il recupero, arrivare davanti anche nelle tappe veloci… Una gara di tre settimane non la vinci perché vai forte in salita, ma perché sei sempre davanti, perché ti salvi e non crolli nel giorno di crisi, che tanto c’è sempre».

Tanta fatica verso Prati di Tivo alla Tirreno. Giulio aveva attaccato ma si è poi staccato
Verso Prati di Tivo, alla Tirreno, Giulio aveva attaccato ma si è poi staccato

Meno impulsività

Garzelli in qualche vuole aspettare che punti davvero ad una grande corsa a tappe, prima di giudicare Ciccone. Il potenziale c’è, ma va dimostrato.

«In Italia che possono far bene nelle gare a tappe, dopo Vincenzo, ci sono lui e Masnada, ma credo che Fausto dovrà aiutare i compagni. Giulio ormai ha un’età matura per fare questa prova. L’aver vinto la maglia azzurra ti consente di staccarti in qualche tappa, di mollare mentalmente e fisicamente. La maglia rosa no. Lui deve essere meno impulsivo, forse questo potrebbe essere il suo problema maggiore».

Infine il varesino si pone qualche dubbio sul perché Ciccone, se punta a fare bene al Giro, non sia in altura come tutti gli altri, capitani e non. 

Giuseppe Martinelli (66 anni), diesse dell’Astana
Giuseppe Martinelli (66 anni), diesse dell’Astana

Martinelli lo ammira

E dalla voce del corridore passiamo a quella del direttore sportivo, Giuseppe Martinelli dell’Astana Premiertech. 

«Ciccone è sicuramente uno di quei corridori buoni che abbiamo in Italia – dice Martinelli – Forse ci si aspettava qualcosa di più viste le sue vittorie, ma c’è chi matura prima e chi ci mette un po’ di più. Non dimentichiamo che questo ragazzo vinse una tappa al Giro “da bambino”, il che vuol dire molto. Adesso è chiamato al salto di qualità: ha l’età giusta, la squadra ideale e la vicinanza di Nibali che gli può insegnare molto».

“Martino” fa poi un’analisi molto interessante sul suo ritardo in questa stagione e in quella passata.

«Ciccone ha spesso avuto qualche inconveniente e nel ciclismo di oggi è molto, molto difficile recuperare. Non è come una volta che andavi alle corse ti mettevi a ruota e piano piano ritrovavi la forma. No, adesso devi essere pronto. E se non lo sei ti stacchi. Se il tuo cammino prevede, per esempio, Tirreno, altura, Tour of the Alps e Giro e va secondo i programmi okay, altrimenti te la porti dietro per parecchio tempo.

Ciccone re di Sestola al Giro 2016. Quest’anno ci si ritorna, che sia di buon auspicio
Ciccone re di Sestola al Giro 2016. Quest’anno ci si ritorna, che sia di buon auspicio

La continuità

«Cosa gli manca? Non posso rispondere con precisione perché non ho il ragazzo sottomano, né l’insieme dei suoi dati e poter vedere i suoi margini – continua Martinelli – E’ un corridore che a me è sempre piaciuto. Si butta nella mischia, non ha paura di attaccare, non sta lì ad aspettare. Ai tempi della Bardiani Cfs, con Shefer che lo conosceva bene, volavamo anche prenderlo, ma aveva già un contratto e non lo disturbammo.

«Deve forse aumentare un po’ il suo motore ma per farlo gli serve continuità. Come dicevo prima deve avere una serie di stagioni senza intoppi che gli consentano davvero di esprimersi. Altrimenti per quanto forte possa andare rischia di restare fuori dai podi già prima di partire, visto che ci sono 4-5 atleti che stanno vincendo tutto».

Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia
Il Laigueglia 2020, corso in azzurro, è stata l’ultima vittoria di Ciccone
Giulio Ciccone, Trofeo Laigueglia 2020
Il Laigueglia 2020, corso in azzurro, è stata l’ultima vittoria di Ciccone

La pressione

Ma il fatto che alla Tirreno non sia andato benissimo, che al Catalunya si sia ritirato, non possono essere campanelli di allarme?

«Se non ha avuto un programma lineare c’è il rischio che al Giro possa brancolare un po’ nel buio – conclude “Martino” – ma potrebbe anche rientrare nel programma che la Trek-Segafredo ha deciso per lui. Magari lo hanno fatto per non mettergli addosso la pressione e che debba fare solo un assaggio di classifica. Consideriamo anche che ci sono delle strategie di comunicazione. Magari fa i primi dieci giorni e vede come va. Ma deve provare se i grandi Giri sono il suo obiettivo e non può aspettare che arrivi l’anno buono o perfetto, perché le stagioni passano».

Da parte nostra non possiamo che augurarci che Ciccone ritrovi presto la sua condizione. L’Italia ha bisogno di un corridore come lui che sa vincere… dando spettacolo.

Il capitano, il giovane che scalpita e il loro diesse

19.02.2021
4 min
Salva

«Non ho avuto l’occasione di avere vicino un capitano che mi facesse crescere. Come Aru con Nibali per intenderci. Solo Uran, per poco, è stato il mio maestro». Queste parole di Davide Formolo ci hanno fatto riflettere su quanto davvero conti avere questo tipo di appoggio. 

Per approfondire il discorso serviva un “occhio terzo”, possibilmente quello di un direttore sportivo. E chi meglio di Giuseppe Martinelli? “Martino” ha iniziato con Chiappucci e Pantani alla Carrera, poi ha avuto Pantani e Garzelli alla Mercatone Uno, Simoni e Cunego alla Saeco, Aru e Nibali all’Astana e adesso, seppur con un rapporto meno stretto, Vlasov e Fuglsang sempre all’Astana.

Un giovane Formolo a ruota di Uran alla Tirreno del 2016
Un giovane Formolo a ruota di Uran alla Tirreno del 2016
Giuseppe quanto conta il discorso che fa Formolo?

Conta dal momento in cui l’allievo, il giovane, vuol superare il maestro, il “vecchio”. Se tu fai il gregario da ultimo uomo che vuole imparare devi avere la voglia, la grinta e la consapevolezza che un giorno anche tu farai quello che sta facendo il tuo capitano.

E in tutto ciò qual è il ruolo del diesse?

Il direttore sportivo deve tenere a bada il giovane e mantenere lo stato del capitano. Vi faccio subito l’esempio di Aru. Si vedeva che Fabio avrebbe sfondato. L’ho preso e voluto io. L’ho cresciuto e messo al fianco di Nibali anche per imparare e perché sfruttasse le sue doti. E infatti in alcuni casi a lui ho dato carta bianca. Quel che dice Formolo è vero. Con un capitano vicino avrebbe capito prima che sarebbe stato meglio puntare alle corse di un giorno, o al contrario che sarebbe stato adatto anche ai grandi Giri. Invece così ha provato a fare bene al Giro… rimettendoci una Liegi.

Cioè?

Un conto è andare forte alla Liegi perché punti su quella e un conto perché hai già una buona condizione in vista del Giro. Avrebbe avuto più brillantezza, più spunto. Magari non si sarebbe staccato su quello strappo…

Tiberi è il giovane vicino a Nibali. Non a caso i due hanno condiviso la camera in ritiro
Tiberi ha condiviso la camera con Nibali nel ritiro invernale.
Ma in soldoni cosa fa il capitano esperto con il giovane: gli dice come stare in gruppo? Come interagire coi giornalisti? Come gestire la pressione? Cosa mangiare?

Diciamo che nel ciclismo di oggi si cerca di fare in modo che tutte queste cose siano superate in partenza. Oggi tutti sappiamo tutto o quasi. Siamo tutti più preparati, ma i fondamentali li devi avere. Noi puoi andare alle medie se non hai fatto la quinta elementare. Adesso i ragazzi saltano le tappe. I giovani rampanti passano e vincono, ma magari hanno un buco, delle lacune che se superano bene, altrimenti si perdono.

Una volta era diverso…

Sì. Al primo anno facevi un po’ di esperienza, al secondo facevi un po’ di più, poi ti portavano al Giro… adesso vanno subito nelle grandi corse ma potrebbe mancargli qualcosa. Io sono stato tra i primi a lanciare i giovani. Fui criticato molto quando al primo anno da pro’ portai Cunego al Giro. Al secondo lo vinse e poi gli feci fare anche la Vuelta in quella stagione, ma in ottica mondiale. Mi diedero del pazzo. Adesso è la normalità. Avere il campione esperto vicino te lo ritrovi più avanti quando hai un momento di difficoltà e se ti ha insegnato qualcosa tu dici: ah cavoli, quella volta lui fece così…

Gilberto Simoni, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2020
Gilberto Simoni e dietro Damiano Cunego nel fatidico Giro d’Italia del 2004
Gilberto Simoni, Damiano Cunego, Giro d'Italia 2020
Simoni e dietro Cunego nel fatidico Giro d’Italia del 2004
Però i due devono legare. Cunego e Simoni…

Cunego e Simoni – parte in tromba Martinelli – è stato l’apice del giovane che voleva imparare dal capitano. Quel Giro lo ha vinto il ragazzino perché il capitano non era al 100% e lui lo ha superato. Non è stata una furbata, ma una carenza del leader. Se Simoni fosse stato forte tanto quanto Cunego, non di più, quel Giro lo avrebbe vinto lui: era il capitano, era il più esperto e la squadra era per lui. Si è arrabbiato tanto Gilberto di questa cosa e gliel’ho detta anche di persona. A distanza di anni ancora la penso così.

Mentre Aru e Nibali?

Loro due per un paio d’anni sono davvero stati in sintonia. Poi le differenze di carattere sono emerse con il tempo. Aru era giovane e Nibali già un campione affermato. Fabio era più spigoloso, più irruento, Vincenzo era più pacato perché era più sicuro.

Prima hai parlato di “buchi”, di carenze del corridore. Cosa può fare il diesse invece in questo caso?

Adesso nelle squadre ci sono molte persone ed ognuna ha il suo ruolo e spesso coordinarsi non è facile. Invece servono lavoro di gruppo e comunicazione interna. Corridore, preparatore, diesse e dico anche il procuratore devono capire le difficoltà e parlarne in squadra. Spesso il procuratore lo senti a inizio stagione perché magari quel corridore ha un problema legato allo sponsor della scarpa e poi lo rivedi a fine settembre per il rinnovo del contratto. Serve un dialogo costante nello stretto gruppo di lavoro.