«En este momento solo siento felicidad».Egan Bernal si confida dopo l’arrivo. I suoi occhi ridono sotto la visiera del cappellino della Ineos-Grenadiers e dentro la sua prima maglia rosa.
Dall’inizio del Giro d’Italia il colombiano sta correndo da vero leader e con grande convinzione. La squadra gli sta vicino, lui è sempre davanti… sembra un corridore esperto. A volte hanno persino sprecato, Egan e i suoi compagni. Ma non oggi.
Egan Bernal nelle interviste dopo la tappa era davvero feliceEgan Bernal nelle interviste dopo la tappa era davvero felice
Come una crono
«Abbiamo corso come avevamo pianificato stamattina. Abbiamo fatto una crono nel finale – dice Moscon dopo l’arrivo – io dovevo fare il mio lavoro proprio così. Intanto mettiamo nel sacco una vittoria di tappa. E’ un bel segnale, ma le vere montagne devono ancora arrivare. La maglia rosa che ci interessa è quella di Milano. Oggi era importante guadagnare il più possibile e ce l’abbiamo fatta».
Proprio Moscon è stato autore di un vero capolavoro. Nel tratto sterrato di Campo Felice, su quella che d’inverno è una pista da sci, il trentino ha fatto qualcosa di eccezionale. Ha rintuzzato i fuggitivi e soprattutto ha letteralmente frantumato il gruppo. Erano in cinque quando è partito Bernal.
Questa scena l’avremmo dovuta vedere due anni fa probabilmente, quando il colombiano doveva far rotta sul Giro. Invece eccolo adesso. Sulla sua tenuta non tutti scommettono. Su Egan pende il “quid” della schiena.Quello spessore sotto la scarpa lo fa pedalare bene, ma ci dice anche che di sicuro qualcosa c’è. E lui stesso solo 48 ore fa ha ammesso di sentire dolore alla schiena, aggiungendo: «E le grandi salite non sono ancora iniziate».
Intanto “Eganito”, come è già stato ribattezzato sul palco, non ha perso un colpo. Si è mostrato il più forte ogni volta che la strada saliva e se vogliamo è sembrato anche in crescendo. Il finale di oggi non era durissimo, ma sono andati davvero forte. E forse per chi è scalatore puro come lui questo è un segnale ancora più incoraggiante.
Gianni Moscon ha lanciato Bernal in modo magistrale, eccolo sull’arrivo di Campo FeliceGianni Moscon ha lanciato Bernal in modo magistrale, eccolo a Campo Felice
In maglia rosa
«Mi dicono: “Hai vinto il Tour e tutto deve essere facile o scontato” – racconta Bernal – ma non è così dopo il brutto Tour dell’anno scorso. Ci sono tanti corridori a lottare. Per ora sto bene, la squadra lavora compatta. Anche oggi i ragazzi hanno fatto un lavoro eccezionale.
«Volevo fare il Giro da sempre, da quando sono passato professionista nel 2016. Sapete che sono molto legato all’Italia, l’ho detto anche dopo la vittoria del Tour. Indossare la maglia rosa è un onore, anche se fosse per un solo giorno. Ma non voglio guardare troppo avanti».
E su quest’ultimo punto il campione di Zipaquira glissa un po’. Dice di volersi godere la giornata e il primato, ma in realtà alla classifica ci pensa chiaramente. Non può non essere così. Sia per le sue caratteristiche, sia per le sue qualità, sia per la squadra in cui corre. Che però sia davvero felice è vero. Dopo l’arrivo era commosso: «La maglia rosa è un sogno».
Il colombiano (24 anni) veste la sua prima maglia rosa. E’ sua anche quella biancaIl colombiano (24 anni) veste la sua prima maglia rosa. E’ sua anche quella bianca
Razzo Bernal
E poi basta vedere quanto e come ha spinto nel finale. Ad un certo punto, dopo che era già scattato, ha messo il 53 sprigionando una grande potenza. E lo si è capito quando Ciccone, che aveva provato a tenerlo, ha dovuto sedersi. In una frazione di secondo ha perso cinque metri, segno evidente di due velocità molto differenti. E poi ha spinto fino all’ultimo metro, tipico di chi pensa alla classifica.
«Non ho esultato – conclude Bernal – perché ero troppo concentrato a spingere e perché non sapevo se davanti ci fosse ancora qualcuno».
E che venisse su forte, ce lo conferma anche Bouwman, che era davanti con Bouchard. «Quando ai 300 metri Bernal mi ha passato sembrava un razzo!».
Chiusa la stagione, rivediamo con Cioni il finale di Ganna, fra i due mondiali e il record dell'Ora. Il dietro le quinte. E un (nostro) pensiero malandrino
La 104ª edizione del Giro d’Italia che scatterà domani a Torino è all’insegna dell’incertezza, ma è un’incertezza di alta qualità: manca il dominatore assoluto, manca anche il velocista capace di chiudere la porta in ogni volata, ma questo rende la corsa rosa ancora più bella, con molti motivi d’interesse.
Il dorsale numero 1 dei 184 a disposizione è stato assegnato dagli organizzatori a EganBernal, capitano di quella Ineos Grenadiers vincitrice lo scorso anno con Tao Geoghegan Hart. Il colombiano, partito forte in stagione (straordinarie le sue azioni durante la Strade Bianche a dimostrazione di un talento nella guida maturato nella Mtb) si è poi un po’ nascosto, ma punta senza mezzi termini alla rosa finale, complice una squadra ben attrezzata.
Egan Bernal al via con tante ambizioni e segnali migliori di quelli forniti al Tour 2020 Egan Bernal al via con tante ambizioni e segnali migliori di quelli forniti al Tour 2020
Ganna e Moscon, coppia d’attacco
L’obiettivo è partire forte e magari avere subito il simbolo del primato in casa, attraverso l’attesissimo Filippo Ganna(numero 3), al quale i tifosi guardano con tanto entusiasmo pensando al Giro ma soprattutto alla futura avventura olimpica in Giappone. Attenzione poi a GianniMoscon (5), che dopo le mirabilie mostrate al Tour of the Alps vuole far vedere che non erano state episodiche, anche lui d’altronde ha pensieri a cinque cerchi…
Il principale avversario di Bernal? Probabilmente viene sempre dal Tour of the Alps, è quel Simon Yates(Bikeexchange, numero 181) tante volte protagonista nei grandi giri, ma che non è riuscito ancora a mettere in fila tre settimane perfette. Sarà l’occasione giusta?
Esordio per Remco Evenepoel, che riparte dopo la caduta del 2020 pensando a TokyoEsordio per Remco Evenepoel, che riparte dopo la caduta del 2020 pensando a Tokyo
Altre squadre si distinguono per aver scelto schemi a più punte, per usare un gergo calcistico: la Deceuninck Quick Step presenta un Joao Almeida (92) 4° lo scorso anno, ma che sembra notevolmente cresciuto e alla sua ombra torna in gara Remco Evenepoel (91, scelta numerica che lo indica come capitano?), alla sua prima uscita dopo lo spaventoso incidente del Lombardia 2020. Vederlo al via è già una gioia per ogni appassionato, difficile chiedergli subito qualcosa, il suo talento è però capace di tutto. Con loro poi c’è un certo Fausto Masnada (97), uscito a palla dal Romandia chiuso al 3° posto e che potrebbe anche essere più di un luogotenente.
Attenti agli spagnoli…
Doppio capitano anche per il Team DSM, con Jai Hindley (191) che vuole cancellare il ricordo della maglia rosa svanita nello scorso ottobre all’ultima tappa e con lui l’esperto Romain Bardet (193), il francese già sul podio del Tour che vuole rilanciarsi. La foto in apertura ritrae proprio lui, che dopo 8 Tour debutterà in Italia. Due spagnoli pronti a tutto alla Bahrain Victorious, Mike Landa (51) e Pello Bilbao (53), se riusciranno a coesistere potrebbero anche far saltare il banco nelle grandi tappe alpine, ma se parliamo di Spagna un occhio di riguardo lo merita Marc Soler (171), i cui risultati al Romandia hanno spinto la Movistar ad affidargli la guida indiscussa della squadra, cosa inconsueta nella storia nel team iberico.
Per Jai Hindley l’obiettivo è cancellare la beffa del 2020, facendo leva sull’esperienzaPer Jai Hindley l’obiettivo è cancellare la beffa del 2020, facendo leva sull’esperienza
Uno spazio a parte merita la Trek Segafredo: la scelta di Vincenzo Nibali (211, nella foto d’apertura con Ciccone) di schierarsi al via del Giro d’Italia ha entusiasmato i tifosi e costituisce già un record, visto quanto è recente la sua frattura al polso. Il messinese afferma di voler vedere come andrà la prima settimana per capire che ruolo svolgere, la sua presenza è già però un appoggio importante per Giulio Ciccone (213), che con lui e Mollema (216) può legittimamente aspirare a un posto importante in classifica.
Velocisti: qual è il miglior treno?
Capitolo velocisti: manca il Bennett ammazzasette, quindi c’è grande curiosità per capire chi sarà il più forte e soprattutto chi avrà il treno più forte: il tre volte iridato Peter Sagan (71) oppure Elia Viviani (81), finalmente con tutti i “vagoni” al loro posto? L’olandese DylanGroenewegen (156) oppure il plurivincitore Caleb Ewan (161)? E perché non Giacomo Nizzolo (201) alla ricerca del primo successo al Giro oppure il belga Tim Merlier con ben 3 vittorie nelle prove di contorno della Campagna del Nord?
Come si vede, di carne al fuoco ce n’é tanta. Domani si comincia e arriveranno le prime risposte, le prime righe di un libro tutto da scrivere ma che si leggerà tutto d’un fiato.
Davvero una strana storia quella di Bernal, degli spessori sotto la scarpa destra e della sua schiena, che di colpo all’ultimo Tour ha iniziato a fargli male. Si è ritirato alla 17ª tappa, ha lasciato che il dolore passasse, poi lo hanno portato in Germania dallo stesso biomeccanico che si occupava di Froome. Sembrerebbe tutto risolto, ma della sua schiena si continua a parlare. Perciò siamo andati un po’ a ritroso nella sua storia, cominciando dalle parole di Paolo Alberati, mentre studiavamo insieme proprio il profilo Strava del colombiano per capire in che modo si stesse allenando per il Giro. Però intanto guardate la foto di apertura e il dettaglio a seguire: visto che spessore?
«Circa la sua schiena – le parole di Alberati – m’è venuto un ricordo. Anzi, è venuto a Giovanni Stefanìa che al passaggio da junior a professionista, si accorse di un problemino di postura e gli mise uno spessorino sotto la scarpa. Non vorrei che glielo avessero tolto e da lì sia partito il mal di schiena. Sarebbe strano, perché una volta che hai un atleta in equilibrio, non ha senso rimetterlo in ballo. Ma se fosse successo questo, la cura è stata rimetterci quello spessore…».
Tirreno-Adriatico 2021, il rialzo è evidentissimo: circa un centimetroTirreno-Adriatico 2021, il rialzo è evidentissimo: circa un centimetro
Il primo spessore
Insomma, la cosa si fa interessante. Perciò la prima cosa da fare è sentire Giovanni Stefanìa, toscanissimo di genitori pugliesi, biomeccanico molto bravo e collaboratore fra gli altri di Bartoli nel centro di Lunata. Ragione per cui, nel periodo in cui Michele seguì la preparazione di Bernal, anche a Giovanni capitò di averci a che fare.
«Gli feci una visita posturale – ricorda – e confermo che gli misi uno spessorino. Tra noi biomeccanici, chi ricorre a certe soluzioni è un… delinquente (sorride, ndr). In Toscana si dice che gli spessori si mettono sotto ai piedi del tavolo, quando dondola. Si mette solo se c’è una dismetria vera, che magari si verifica per infortuni. Egan aveva un problema di questo tipo e come prima cosa gli diedi da fare degli esercizi posturali, i cui effetti ovviamente vanno verificati nel tempo. Lo spessorino che misi sarà stato di 2-3 millimetri con cui andò a posto. Ricordo che quando vinse il Tour si continuò a sentirlo e non ha avuto alcun problema. Da quel che ho capito il dolore è venuto fuori dopo, nell’inverno successivo. Si sarà davvero allenato troppo? Il corpo fino a 25 anni cresce, carichi di lavoro troppo pesanti non gli fanno bene. Spero però che quello spessore non sia stato tolto. I corridori che stanno comodi non vanno toccati. Mi viene in mente quando provarono a raddrizzare Sagan e ottennero il solo risultato che non andava più avanti».
Sesta tappa del Tour 2020, le cose vanno ancora bene, la schiena è a posto
Lo stessore è sottile e sembra addirittura un tacchetto parziale
Sesta tappa del Tour 2020, le cose vanno ancora bene, la schiena è a posto
Lo stessore è sottile e sembra addirittura un tacchetto parziale
Un messaggio da Genova
A questo punto, invitiamo nel discorso un nostro affezionato lettore: Davide Podestà di Genova. Ex corridore, laurea in Scienze Motorie, massaggiatore… Uno molto attento, insomma. Che nel leggere i nostri pezzi dalla Strade Bianche, un giorno mandò una foto mettendo in evidenza lo scarpino destro di Bernal. «C’è uno spessore lì sotto – scrisse nel messaggio – sarebbe curioso sapere se Bernal ha risolto così».
In realtà lo spessore c’è e non è così sottile. Dalla squadra non dicono molto sul precedente, ma quello messo ora è alto quasi un centimetro. La domanda semmai è come mai la dismetria fra le gambe di Bernal, che inizialmente non sembrava così marcata, ora sarebbe arrivata a 17 millimetri, come detto lo scorso anno dal bollettino della squadra?
Ancora l’ultimo Tour, ma in salita sono già iniziati i problemi
La schiena inizia già a dare problemi: Egan si ritira dopo la 16ª tappa
Ancora l’ultimo Tour, ma in salita sono già iniziati i problemi
La schiena inizia già a dare problemi: Egan si ritira dopo la 16ª tappa
Il caso Pantani
Ci rifacciamo di passaggio a un caso ben noto che riguarda un altro vincitore di Tour, che in realtà il Tour lo vinse dopo il terribile incidente per il quale la sua gamba sinistra rimase più corta della destra di 8 millimetri: Marco Pantani. La sua rieducazione fu seguita da Fabrizio Borra, lo stesso che di recente ha realizzato il tutore per il polso di Nibali. Parlando di altre rieducazioni, qualche settimana fa ci raccontò nuovamente del lavoro in acqua fatto con Marco per dare al corpo i necessari equilibri e sottolineò che non si raggiunse la perfezione soltanto perché la gamba era rimasta più corta.
«Avevamo studiato diverse soluzioni – ricorda – ma alla fine lavorando di frequente sulle capacità di compenso del corpo, non utilizzammo nessun spessore. Il mio lavoro quando andavo a seguirlo alle gare era proprio su gestire queste cose…».
Non c’è una regola
A questo punto però cresce la curiosità sulla gamba di Bernal e sul perché si sia deciso di aumentare l’altezza dello spessore.
«Quei 17 millimetri sono tanti – dice ancora Borra – e non c’è una regola ben precisa… L’errore che fanno tanti è mettere spessori senza però valutare bene le capacità di compenso del corpo. Prima si lavora sul potenziale massimo di adattamento fisiologico e poi si vede quanto manca. In questi casi è fondamentale che il Posturologo, l’Osteopata ed il Biomeccanico lavorino tutti insieme sulle risposte dell’atleta».
Primo anno da professionista, 2017, maglia Androni e pedali Look
Sotto lo scarpino destro, lo spessore inserito da Stefanìa
Debutto inatteso al Tour 2018, correrà in appoggio di Thomas e Froome
Al suo primo Tour, nel 2018, ha ancora lo spessorino di Stefanìa
Criterium di Saitama, 2019: in apparenza non ci sono spessori
Anche la vista ravvicinata sembra mostrare la sola tacchetta per lo sgancio rapido
Primo anno da professionista, 2017, maglia Androni e pedali Look
Sotto lo scarpino destro, lo spessore inserito da Stefanìa
Debutto inatteso al Tour 2018, correrà in appoggio di Thomas e Froome
Al suo primo Tour, nel 2018, ha ancora lo spessorino di Stefanìa
Criterium di Saitama, 2019: in apparenza non ci sono spessori
Anche la vista ravvicinata sembra mostrare la sola tacchetta per lo sgancio rapido
Non esageriamo
Mentre il prossimo step sarà cercare di capire che tipo di lavoro ci sia stato prima di quello spessore così alto, cioè se Bernal stia anche seguendo un programma di lavoro posturale che permetta al suo corpo di convivere con quella grave asimmetria, da altre informazioni raccolte risalta che l’uso dello spessore non sia la soluzione finale. E soprattutto che non si va mai a correggere l’intera differenza. Se si parla di 17 millimetri, visto che nel ciclismo la gamba non arriva mai a completa distensione e si può contare anche sul gioco della caviglia, lo spessore può essere ben inferiore (come i 3-4 millimetri di partenza) dato che la differenza sarà spalmata su tutta la lunghezza della gamba.
«Quei pochi millimetri – dice Paolo Alberati – sono un “segnale” per la struttura biomeccanica dell’atleta e servono a compensare anche differenze maggiori. Esperienza e scienza dicono questo».
Equilibrio a rischio
Come dire, facendo la somma delle voci raccolte e dei cambiamenti, che andare a compensare così tanto a 24 anni con degli spessori, dopo che per tutto questo tempo l’atleta ha costruito equilibri e compensazioni, potrebbe mandare in confusione la sua biomeccanica.
Nel 2017 ha usato lo spessore di Stefanìa, idem nel 2018. L’anno dopo, il 2019, senza spessore. Nel 2020 con un piccolo spessore, che sembra un cuneo. Nel 2021 con uno spessore molto alto. Avrà davvero risolto così, come ha chiesto Podestà?
Egan ha lavorato tanto sottoponendosi nuovamente a carichi importanti, come vi abbiamo raccontato. Durante il Giro, il confronto con gli avversari fornirà tutte le risposte. Noi a questo punto seguiremo il suo percorso con un motivo di attenzione in più.
Domenica perfetta per la Ineos a sette mesi dal Giro dello scorso anno. Ganna vince la crono e racconta i giorni con quel capitano così piccolo e così duro
«Lo scorso anno – ride Puccio – ho beccato tre fughe, come non succedeva da 15 anni. Ma quest’anno credo che lo spazio extra sarà per Gianni o Filippo, il mio ruolo nella Ineos del Giro tornerà a essere quello di stare vicino al leader. A Egan. Loro sono più vincenti, hanno intrapreso subito la via giusta. Prima invece arrivavi e per i primi tempi dovevi metterti a disposizione…».
Il Giro d’Italia 2013 si aprì con una cronosquadre a Ischia: vinse Sky, maglia rosa a PuccioIl Giro d’Italia 2013 si aprì con una cronosquadre a Ischia: vinse Sky, maglia rosa a Puccio
Predestinati e non
“Salva” parla e in queste poche parole su Moscon e Ganna riassume il cambiamento del ciclismo. Se uno come lui passasse oggi, con il Giro delle Fiandre e altre quattro vittorie di peso al terzo anno da U23, lo metterebbero subito nella colonna dei vincenti e come tale lo farebbero crescere.
Nel 2012 invece, inserito nel primo Team Sky di Wiggins e del nascente Froome, gli spiegarono le regole, gli lasciarono appena un po’ di spazio, poi la sua carriera decollò nel segno della generosità e della dedizione. Quando c’è da fare gruppo, tirare e dare la scossa, Puccio c’è. L’anno scorso nel Giro di Tao e delle mille fughe targate Ineos, Salvatore è stato l’elemento d’ordine. In precedenza aveva tirato per Wiggins quando il baronetto si intestardì a rincorrere il Giro. E ha scortato Froome verso la maglia rosa. Però non l’hanno mai portato al Tour, ad esempio, neppure nei primi anni: un tipo di esperienza che lo avrebbe fatto sicuramente crescere. Non si vuole dire che lo diano per scontato, ci mancherebbe, il suo ruolo è super apprezzato. Ma forse, così almeno appare dall’esterno, si dà per scontata la sua disponibilità.
Inizia il Colle delle Finestre al Giro del 2018: si prepara l’attacco di FroomeInizia il Colle delle Finestre al Giro del 2018: si prepara l’attacco di Froome
Tutti per Egan
Mercoledì Salvatore Puccio da Menfi, professionista classe 1989, partirà per il suo ottavo Giro d’Italia. Lo farà da vincitore uscente, anche se per l’occasione il team Ineos Grenadiers ha rimescolato le carte. Tao Geoghegan Hart ha scelto la strada del Tour, assieme a Geraint Thomas, Richard Carapaz, Richie Porte e Adam Yates. Al Giro vedremo Egan Bernal con accanto il vice Sivakov e poi gli italiani più forti, con Moscon, Ganna e Puccio guidati da Tosatto e Cioni. Pare che la scelta di correre il Giro l’abbia imposta Bernal in persona, deluso dopo averlo saltato per caduta lo scorso anno, e che la squadra sia stata ridisegnata di conseguenza.
«In partenza correremo per lui – conferma Salvatore – e non come l’anno scorso, in cui la tattica fu obbligata dall’uscita di scena di Thomas. Egan parte da favorito. Qualche giorno fa siamo usciti in bici insieme, ma pioveva ed era freddo, così siamo stati fuori solo due ore e mezzo. L’ho visto magro e motivato. Mi ha confermato di essersi allenato bene, tiene tanto al Giro».
Salvatore Puccio e Filippo Ganna dopo la fuga vincente di Pippo all’Etoile de BessegesPuccio e Ganna dopo la vittoria di Pippo all’Etoile de Besseges
Il mistero della Liegi
A ben guardare, l’unico italiano del team Ineos che in epoca recente sia stato portato al Tour è Moscon, ma anche per lui è scattato il piano Giro, con la difficoltà di capire se il Tour venga considerato meta per atleti eletti e il resto del calendario venga completato di conseguenza. Cogliere dall’esterno il modo di pensare dello squadrone britannico è diventato sempre più complesso. Come per la Liegi, ad esempio.
«Dovevo andarci anche io – conferma Puccio – dopo il Tour of the Alps, poi la squadra non è stata chiara. Siamo in 32, ma c’è sempre chi sta male e alla fine ci troviamo senza corridori per partire. C’è stata una corsa in Belgio in cui s’è fatta fatica a trovare il quarto, altrimenti non si partiva. Sembra una barzelletta. Fra gli ostacoli per la Liegi alla fine è saltato fuori che non c’era più il volo il venerdì sera. Per cui si sarebbe trattato di partire il sabato. Ma se viaggi alla vigilia della corsa senza un allenamento per smaltire le fatiche del Tour of the Alps… Alla fine forse è andata anche bene. Qualche jet privato ancora si vede, ma per i corridori di Andorra».
In questa foto, la svolta del Giro 2020 per la Ineos. Thomas arranca sull’Etna, si volta paginaLa svolta del Giro 2020 della Ineos. Thomas arranca sull’Etna, si volta pagina
Fra Yates e Remco
Così si pensa al Giro, manca ormai poco, con il grosso punto interrogativo del meteo che non volge al bello.
«Non vedo l’ora di partire – ammette Salvatore – perché anche qui a Monaco non è bruttino e fa freddo. Anche quest’anno credo che sarà decisiva la seconda settimana, perché uno come Yates arriverà fortissimo e nei primi giorni li farà fuori tutti, con il grosso punto di domanda se reggerà sino in fondo. Non è facile contrastarlo quando attacca a quel modo, per cui nelle prime due settimane si proverà a contrastarlo e nella terza dovremo staccarlo. E poi ci sono gli altri, con l’incognita Evenepoel. Se andrà forte al punto di vincerlo, bisognerà rivedere tutti gli schemi. Non corre da nove mesi. Già è difficile trovare la forma correndo, figurarsi stando tanto tempo ad allenarsi. Sono curioso».
Sul podio di Milano nel 2020, podio tutto Ineos, festeggiando la maglia rosa di Tao Geoghegan HartMilano nel 2020, festeggiando con Tao Geoghegan Hart
Stanze singole
«Tao poteva tornare al Giro? Il Tour per lui è un investimento, ma è caduto alla Parigi-Nizza e spero che il ginocchio sia a posto. Senza pressioni va forte, Tosatto l’anno scorso l’aveva capito e l’ha gestito di conseguenza. Al Tour si troverà davanti tanti di quei leader, che potrà restare tranquillo. Ma adesso pensiamo al Giro. Mercoledì sera sarò a Torino. Ancora una volta si dovrebbe dormire tutti in singola per il Covid, ma non so se tutti gli alberghi saranno attrezzati. In camera si sta poco, in realtà. A volte fa piacere sparare due cavolate prima di addormentarsi, altre volte si sta meglio da soli. Dipende molto dalle abitudini dei singoli. Se ti piace svegliarti molto presto e non puoi fare rumore. Se ti capita quello che russa… Per questo ogni inizio anno compiliamo un questionario interno in cui indichiamo anche questo tipo di preferenze. E poi c’è da correre. E’ il Giro d’Italia, ragazzi, proprio non vedo l’ora che inizi».
Sul Giau si è spenta la luce e Remco Evenepoel si è ritrovato a pedalare nel buio. Passivo di 24'05" e una lezione molto aspra da cui uscirà anche più forte
A un certo punto qualcuno ha scritto che Egan Bernal abbia saltato il Tour of the Alps a causa del mal di schiena. Sarebbe proprio un duro colpo per il Giro d’Italia (che già trema e trattiene il fiato per l’infortunio di Nibali) e per lo stesso colombiano. Così ci siamo messi a seguire gli allenamenti di Egan su Strava. E al netto del fatto che qualcosa non abbia pubblicato (perché nessuno ti costringe a farlo), la sensazione che si tratti di un atleta frenato dal mal di schiena non è suffragata dai numeri.
Per questo, come dopo la Strade Bianche, si è pensato di chiedere nuovamente aiuto a chi Bernal l’ha portato in Europa: Paolo Alberati. Per studiare il lavoro del suo pupillo e cercare di capire in che condizioni ce lo ritroveremo al Giro. Sarà tutto troppo moderno e basato sui watt, potrà dire qualcuno, ma se non altro offre un punto di vista diverso rispetto alle tante illazioni.
Appunti svolazzanti, cercando di decifrare le settimane di Egan BernalAppunti svolazzanti, cercando di decifrare le settimane di Egan Bernal
«Ho chiamato Andrea Bianco – esordisce Alberati parlando dell’italiano che laggiù fu il tecnico di Bernal nella nazionale colombiana di Mtb – e mi sono fatto raccontare qualcosa. Anche lui conferma che la sensazione di un Bernal malandato non ce l’abbiano. Nel giro del 2 aprile ha fatto una salita che scollina a 3.355 metri e nella prima parte, la più dura, ha fatto anche il Kom salendo a 329 watt medi. Forse non tutti sanno bene che cosa significhi pedalare forte sopra i 3.000 metri».
Pacho a tutto gas
Inizia così questa ricognizione molto tecnica e un po’ di parte sulle uscite di Bernal. Prima in Colombia, poi a Monaco, Andorra e ancora Monaco, nel suo avvicinamento al Giro d’Italia.
«I suoi valori li conosco – prosegue Alberati – sin da quando da neopro’ lo allenava Bartoli. Da junior fece una salita dalle parti di Michele in cui per 10′ viaggiava a 7 watt/kg. Da junior, capito? E batté il record di Landa, che in quel periodo usciva dal bellissimo 2015 con l’Astana e stava passando a Sky. Il 7 aprile, ha fatto 164 chilometri con un dislivello di 3.432 metri. E sulla salita di Pacho, dove pure non ha fatto il record, è salito perunbrevetratto a 7,17 watt/kg. Il particolare della salita di Pacho, un’ora a 300 watt medi da quota 2.000 a quota 3.300 metri. Praticamente dal Rifugio Sapienza al top del Vulcano. Lassù 300 watt medi valgono 350-360 (6 watt/kg in un’ora). Dal grafico si vede la costanza delle RPM e dei watt: uno col mal di schiena non può».
Il riepilogo delle uscite
Nel box che segue sono riassunte le sue uscite a partire dall’11 aprile, quando Egan era ancora in Colombia.
Data
Distanza
Tempo
Dislivello
11 aprile (Colombia)
km 211
7h 01′
m. 3.439
14 aprile (Colombia)
km 38,82
1h 19′
m. 283
15 aprile (Colombia)
km 130,17
3h 39′
m. 728
16 aprile (Colombia)
km 161,79
5h 03′
m. 1.655
17 aprile (Colombia)
km 228,92
6h
m. 1.130
18 aprile (Colombia)
km 211,98
6h 02′
m. 1.568
19 aprile (Colombia)
km 99,8
3h 19′
m. 1.155
21 aprile (Monaco)
km 54,55
2h
m. 852
22 aprile (Monaco)
km 53,04
2h
m. 1.071
23 aprile (Andorra)
km 86,18
3h 37′
m. 2.497
24 aprile (Andorra)
km 142,37
5h 26′
m. 4.227
25 aprile (Andorra)
km 148,48
6h 03′
m. 4.772
27 aprile (Monaco)
km 135,6
5h 03′
m. 3.274
28 aprile (Monaco)
km 147,05
5h 21′
m. 3.629
«Ma comunque per capire come sta, basta vedere che da Pasqua fino al 18 aprile ha continuato ad allenarsi facendo delle triplette. Poi ha viaggiato verso l’Europa e nei primi due giorni a Monaco ha fatto due uscite sui 50 chilometri come supercompensazione. Poi è andato ad Andorra, dove si è allenato in alto e dove avrà fatto qualche test, dato che il suo preparatore sta da quelle parti. Fra il 18 e il 19 aprile sono uscite voci che stava male, ma solo perché non aveva caricato i dati. Adesso lo ha fatto e non sembrava tanto malconcio».
Lavori sul Turini
Certi dati bisogna saperli leggere e poi abbinarli all’atleta, per capire che cosa abbia fatto durante quelle distanze, studiando la progressione dei watt.
Andorra, 25 aprile: 4.770 metri dislivello in 6 ore. Spesso scollinando sopra quota 2.000
Qui il giorno di Pasqua, quando si diceva avesse mal di schiena: 7 ore con Pacho (quota 3.300)
La salita di Pacho, 1 ora a 300 watt medi da quota 2.000 a quota 3.300 metri
Andorra, 25 aprile: 4.770 metri dislivello in 6 ore. Spesso scollinando sopra quota 2.000
Qui il giorno di Pasqua, quando si diceva avesse mal di schiena: 7 ore con Pacho (quota 3.300)
La salita di Pacho, 1 ora a 300 watt medi da quota 2.000 a quota 3.300 metri
«In questi ultimi due giorni – spiega Alberati – ha ridotto le distanze e si è spostato a Monaco per fare dei lavori di rifinitura. Sul Col de Turini il 28 aprile ha fatto il secondo tempo dietro Porte, che l’aveva fatto a 320 watt medi. Si vede dai parziali che Egan ha fatto dei lavori specifici, probabilmente dei 20-40 e dei 30-30 e lui in quei secondi a tutta ha spinto a 530 watt.
«A me sembra la preparazione di un atleta in linea con il Giro d’Italia. In Colombia ha fatto volumi notevoli e la sensazione rispetto al Tour of the Alps è che abbiano voluto avvicinare i benefici dell’altura al Giro. Conoscendo la biologia dei colombiani, che dopo 4 settimane circa a livello del mare si normalizzano, avranno voluto essere certi di essere al Giro davvero al top. Gli stessi giorni ad Andorra gli hanno permesso di raggiungere delle quote e dei dislivelli che a Monaco non sarebbero stati possibili».
Quel mal di schiena
La perplessità riguarda semmai l’effetto allenante delle corse nell’avvicinamento al Giro, per cui alcuni hanno scelto il Tour of the Alps e altri il Romandia.
Così dopo uno degli allenamenti sulla salita di Pacho, in Colombia (foto Instagram)Così dopo uno degli allenamenti sulla salita di Pacho, in Colombia (foto Instagram)
«Ma io credo – prosegue Alberati – che fra Strade Bianche e Tirreno-Adriatico, Egan abbia messo in mostra un ottimo livello. Se poi bisogna andare dietro ai ricordi, il suo sogno è sempre stato fare la doppietta Giro-Tour. Se davvero è questo il progetto, vinto il Giro potrebbe tornare in altura e preparare il Tour. Insomma, mi sembra, guardando i numeri, che ad ora la schiena non lo stia condizionando.
«E al riguardo, m’è venuto un ricordo. Anzi, è venuto a Giovanni Stefanìa che al passaggio da junior a professionista, si accorse di un problemino di postura e gli mise uno spessorino sotto la scarpa. Non vorrei che glielo avessero tolto e da lì sia partito il mal di schiena. Sarebbe strano, perché una volta che hai un atleta in equilibrio, non ha senso rimetterlo in ballo. Ma se fosse successo questo, la cura è stata rimetterci quello spessore…».
La Ineos-Grenadiers viene da un Giro d’Italia a dir poco scoppiettante. Non solo perché lo ha conquistato con Tao Geoghegan Hart, ma per come lo ha corso. I corridori di Sir Brailsford erano sempre all’attacco. Ganna ha dato spettacolo, ma anche gli altri lo hanno dato, persino quando non vincevano, come Puccio secondo nella frazione di Vieste.
A pochi giorni dalla corsa rosa facciamo il punto con Matteo Tosatto, diesse del team inglese, per capire che Ineos possiamo aspettarci.
Egan Bernal alla Tirreno, l’ultima corsa a cui ha preso parte prima del GiroEgan Bernal alla Tirreno, l’ultima corsa a cui ha preso parte prima del Giro
Matteo, dicevamo un Giro 2020 da show per la Ineos. Cosa vedremo quest’anno?
Dimentichiamoci tutto quello che abbiamo fatto l’anno scorso. Fu un qualcosa di straordinario: 7 vittorie di tappa, maglia rosa con Tao e maglia di miglior giovane.
In qualche modo fu la caduta di Thomas a cambiare il vostro Giro…
Sì, e quest’anno l’obiettivo è di vincere ancora, con Bernal leader. Abbiamo una squadra forte. Al Tour of the Alps, abbiamo visto una buona condizione. Bernal è ancora in Colombia, si sta allenando e riprenderà a correre direttamente al Giro.
Hai parlato di Bernal, ma con la sua schiena Egan dà affidamento?
Il Giro è il suo grande obiettivo. Lo ha annunciato già a gennaio. Nelle prime gare, fra Strade Bianche, Tirreno… pur non essendo in una condizione super ha fatto bene, ha mostrato di avere una grande voglia e, cosa ancora più importante, era lì senza aver fatto troppi lavori specifici, proprio per la schiena. Non aveva spinto troppo. Lui parte per vincere, vediamo… E poi ci sono grandi avversari. E qualcuno si è anche nascosto.
Nascosto? E chi secondo te?
Beh, penso a Evenepoel. So che ha dichiarato ai suoi compagni che parte per vincere e se non fosse stato pronto che senso avrebbe avuto questa dichiarazione? Se non ci va vicino, mi sbaglio di poco. E poi ha una squadra fortissima: Almeida, Masnada, Honoré… Per me sa di essere pronto. Se poi quando ha detto che puntava alla maglia rosa, si riferiva alla prima, a quella di Torino, giocandoci un po’ non lo so…
Sivakov (24 anni a giugno) sarà la seconda punta della Ineos al GiroSivakov (24 anni a giugno) sarà la seconda punta della Ineos al Giro
Deceuninck forte, ma anche voi avete una “seconda” carta preziosa?
Pavel Sivakov. Lui è una delle nostre punte. E’ in grandissima condizione. Se al Tour of the Alps non fosse caduto nella terza tappa sarebbe salito sul podio, come nel 2019. Per noi è una spalla fondamentale. Negli ultimi anni si è visto come avere un secondo capitano sia importante per il leader. Gli toglie pressione.
Oltre a loro due la squadra è composta da uomini importanti. Già solo i tre italiani: Puccio, Ganna e Moscon non sono poca cosa…
Aspettiamo gli ultimi giorni per definire la squadra al 100%. Vediamo chi sarà più in forma. Sosa, Martinez… Ma insomma, la squadra è fatta.
Partiamo da Salvatore Puccio: lui ormai è una colonna portante della Ineos…
Pedina fondamentale, è il mio occhio in gruppo. Ha l’esperienza dalla sua. L’anno scorso è stato decisivo per Tao così come lo era stato per Froome nel 2018. Con lui bastano due parole via radio o nella riunione e sa cosa deve fare. Dall’ammiraglia segui la corsa ma non vedi tutto. Se lui si accorge di qualche movimento particolare li richiama vicino e magari gli dice: adesso stiamo concentrati. Ogni squadra ha il suo uomo solido, pronto a prendere una decisione all’improvviso. Il nostro è “Salva”.
Gianni Moscon? Si dice che sia stato tu quasi forzando la mano a volerlo al Tour of the Alps…
E’ rientrato come doveva rientrare – risponde deciso Tosatto, mostrando che il capitolo Moscon gli sta a cuore – Adesso è ad un grandissimo livello. E’ stato sfortunato anche quest’anno con quella frattura nelle classiche del Nord. Ha fatto molto lavoro in altura da solo, è rientrato ed è stato subito competitivo e con quelle vittorie si è sbloccato. E’ il suo primo Giro e questa può essere una spinta in più. Ha chiesto lui di farlo, ci teneva tanto. Gianni è competitivo su tutti i terreni. E con lui ci può essere l’occasione di vincere una tappa. La prima cosa sono gli uomini di classifica, ma si può provare anche con gli altri ragazzi. Io so quanto può dare Gianni. Voleva il Giro ma per farlo doveva passare per il Tour of the Alps o per il Romandia. Per me, meglio il “Trentino” che ti consente di recuperare un po’ di più e di fare anche qualche allenamento specifico prima del Giro. Sono certo che con Ganna e Puccio si sentirà sicuro.
Al Tour of the Alps Moscon ha vinto due tappe: Innsbruck e NaturnoAl Tour of the Alps Moscon ha vinto due tappe: Innsbruck e Naturno
E veniamo a Ganna. Come sta?
Pippo è al Romandia, veniva dall’altura e gli è mancato il ritmo corsa. Si è visto anche nella prima cronometro, ma l’ho sentito e sta recuperando, va meglio tappa dopo tappa.
Matteo, te lo chiediamo perché è argomento ormai ricorrente con Ganna: facendo gli scongiuri, se dovesse accadere quel che è successo l’anno scorso con Thomas, Pippo può fare classifica?
Impossibile – risponde secco Tosatto – tanto più con il percorso di quest’anno. Pensiamo solo all’arrivo dello Zoncolan. Nei tre chilometri finali, con quelle pendenze, uno scalatore di 55 chili a lui, che è più di 80 chili, dà due minuti. Idem nella tappa di Cortina con 5.000 metri di dislivello.
A noi Pippo piace così com’è, sia chiaro, specie nell’anno Olimpico in cui può far bene su pista e a cronometro…
Mi fanno ridere certi discorsi. Qualche tempo fa ho letto un’intervista nella quale si diceva che Indurain pesava 76 chili, non troppo meno di Ganna, e ha vinto i grandi Giri. Pippo per arrivare a quel peso deve perdere 6-7 chili ma l’anno scorso a fine Giro pesava 83 chili ed era magrissimo. Gli si vedevano le vene dappertutto, anche sul petto. E’ difficile per lui. Okay, lo metti a dieta e poi? Quanto perde delle sue caratteristiche? Qui non si tratta di dieta, qui si tratta di operare una trasformazione vera e propria. Magari con enormi sacrifici può limare due, tre chili, ma rischia di perdere molto. Ne vale la pena? Ci sono tante cose da valutare quando si tira fuori questo argomento.
Puccio e Ganna saranno presenti e protagonisti come lo scorso GiroPuccio e Ganna saranno presenti e protagonisti come lo scorso Giro
A noi sembra un Giro nel complesso meno duro, però non ti lascia recuperare. Non ci sono mai due o tre tappe “facili” ravvicinate.
La differenza rispetto agli altri anni si nota già nel primo blocco. Intanto il primo giorno di riposo arriva martedì e non lunedì, quindi si faranno dieci tappe consecutive e già questo vi assicuro che non è poco. In questa parte poi ci sono tre arrivi in salita: Sestola, Ascoli e Campo Felice e sei sempre teso. Riposo e si fa la tappa della Strade Bianche: 160 chilometri con 3.000 metri di dislivello e 35 chilometri di sterrato nel finale. Il giorno dopo c’è la tappa di Bagni di Romagna con non so quanti metri di dislivello che se prendi una “bambola” lì addio. Zoncolan e il giorno dopo il circuito di Gorizia che non è facile. Okay, lì andrà via la fuga, ma devi stare attento. Poi occhio alla salita di Sega di Ala.
E’ dura, vero?
Io l’ho provata qualche giorno fa. La prima parte è più dura dello Zoncolan dal versante di quest’anno: va su tra l’8 e il 10%, poi spiana per 500 metri e poi ha un tratto di tre chilometri sempre al 14-15% e un finale al 5,5. Se esci da lì sfinito perdi 30” in un attimo. E quando l’ho provata io in quell’ultimo tratto c’era vento contro. Inoltre sono impegnativi anche gli ultimi due arrivi in salita, specie quello del venerdì.
A completare la Ineos del Giro anche Castroviejo (in foto), Sosa e MartinezA completare la Ineos del Giro anche Castroviejo (in foto), Sosa e Martinez
Però proprio perché non si molla mai, con la Ineos garibaldina dello scorso anno questo percorso sarebbe stato ideale…
Ah, sì, sì… L’anno scorso dopo la caduta di Geraint li ho lasciati in pace un giorno. Non gli ho detto niente. Poi ho parlato con i ragazzi e gli ho detto che saremmo andati a caccia delle tappe. A Tao ho detto: tu prova a fare classifica, magari ad entrare nei primi dieci. Dopo il primo giorno di riposo sempre a Tao ho fatto: i primi dieci sono alla portata facilmente. Poi ancora: i primi cinque. Poi, il podio… Insomma ci siamo dati obiettivi giorno per giorno. Quest’anno sperando che Bernal stia bene non sarà così, ma come ho detto, magari proveremo a cogliere qualche occasione. Gli uomini li abbiamo.
Ultima domanda, “Toso”, chi ti sembra pericoloso pensando a Bernal?
Evenepoel ha dalla sua 38 chilometri di cronometro che contro gli scalatori è un bel bonus. Certo, andrà visto sulle salite lunghe e nella terza settimana. Poi Bardet e Hindley sono una bella coppia. I Bahrain Victorious in montagna possono fare molto bene con Landa, Pello Bilbao e Caruso. Ciccone sinceramente lo vedo un gradino dietro. E’ la prima volta che proverà a far classifica, può vincere qualche tappa. E occhio a Carthy della EFPro Cycling. A Vlasov… Eh, i nomi ci sono, ci sono…
L'attacco di Simon Yates ai 900 metri parla di fiducia. Il vincitore del Tour of the Alps sta ritrovando smalto. Bernal lo ha capito e ha risposto forte
Pochi acquisti ma di spicco per il Team Ineos Grenadiers, fortemente determinata a reimpossessarsi di quel ruolo di riferimento assoluto per le corse a tappe dopo lo straordinario Giro d’Italia 2020, culminato con il trionfo di Tao Geoghegan Hart. La partenza di Chris Froome, invece che lasciare più spazio ai capitani già presenti, ha allargato il numero di frecce disponibili, con l’arrivo di Adam Yates, britannico anche lui alla ricerca del rilancio dopo qualche occasione fallita.
Tirreno Adriatico 2021, Egan Bernal alle prime prove del 2021Tirreno Adriatico 2021, Egan Bernal alle prime prove del 2021
Bernal al Giro
Toccherà a lui, insieme a Thomas, all’ex maglia rosa Carapaz e al già citato Geoghegan Hart costituire alternative a Bernal, il trionfatore del Tour 2019 che dopo le difficoltà della scorsa stagione è ripartito dal Giro d’Italia nella sua caccia ai grandi successi nelle corse a tappe. Come si vede, un tale affollamento di punte permetterà di schierare sempre alternative, addirittura triple sperando che non ci si pesti i piedi, ma il motto della squadra è sempre stato “la corsa decide il capitano, non il contrario”.
Ganna è in prospettiva il talento più eclettico per IneosGanna è in prospettiva il talento più eclettico per Ineos
Prospettiva Ganna
La Ineos però è anche altro, anzi si è portati a pensare che il grande acquisto della squadra sia… Filippo Ganna. Il campione del mondo a cronometro è atteso da un anno incentrato sull’esperienza olimpica, poi si penserà ad allargare i suoi orizzonti non più solo come passista per le gare contro il tempo, ma anche come cacciatore di un certo tipo di classiche.
Il nuovo Moscon
Certamente con gente come lui, Dennis, il neoarrivato Porte (terzo all’ultimo Tour ma pronto ora al ruolo di luogotenente) ogni cronosquadre avrà nell’Ineos la netta favorita, ma in questo panorama ci sono altri corridori che reclamano spazio, da Sivakov, considerato ottimo specialista per le corse a tappe medio-brevi, a Moscon, che vuole ritrovare l’antico smalto, facendo intanto crescere con calma quel Pidcock pronto a diventare un’altra delle tante punte del team.
L’ORGANICO
Nome Cognome
Nato a
Naz.
Nato il
Pro’
Andrey Amador
San José
Col
29.08.1986
2009
Leonardo Basso
Castelfranco V.
Ita
25.12.1993
2018
Egan A.Bernal Gomez
Bogotà
Col
13.01.1997
2016
Richard Carapaz
El Carmelo
Ecu
29.05.1993
2017
Jonathan Castroviejo
Getxo
Esp
27.04.1987
2008
Laurens De Plus
Aalst
Bel
04.09.1995
2016
Rohan Dennis
Adelaide
Aus
28.05.1990
2013
Owain Doull
Cardiff
Gbr
02.05.1993
2017
Edward Dunbar
Banteer
Irl
01.09.1996
2018
Filippo Ganna
Verbania
Ita
25.07.1996
2017
Tao Geoghegan Hart
Londra
Gbr
30.03.1995
2017
Michal Golas
Torun
Pol
29.04.1984
2008
Ethan Hayter
Londra
Gbr
18.09.1998
2020
Sebastian Henao Gomez
Rionegro
Col
05.08.1993
2014
Michal Kwiatkowski
Chelmza
Pol
02.06.1990
2010
D.F.Martinez Poveda
Bogotà
Col
25.04.1996
2015
Gianni Moscon
Trento
Ita
20.04.1994
2016
J.M.Narvaez Prado
Playon S.Francisco
Ecu
04.03.1997
2017
Thomas Pidcock
Leeds
Gbr
30.07.1999
2021
Richie Porte
Launceston
Aus
30.01.1995
2010
Salvatore Puccio
Menfi
Ita
31.08.1989
2012
Brandon S.Rivera Vargas
Zipaquira
Col
21.03.1996
2019
Carlos Rodriguez Cano
Almunecar
Esp
02.02.2001
2020
Luke Rowe
Cardiff
Gbr
10.03.1990
2012
Pavel Alekseevic Sivakov
S.Donà Piave (ITA)
Rus
11.07.1997
2018
Ivan R.Sosa Cuervo
Pasca
Col
31.10.1997
2017
Ben Swift
Rotherham
Gbr
05.11.1987
2009
Geraint Thomas
Cardiff
Gbr
25.05.1986
2007
Dylan Van Baarle
Voorburg
Ned
21.05.1992
2014
Cameron Wurf
Hobart
Aus
03.08.1983
2007
Adam Yates
Bury
Bury
07.08.1992
2014
DIRIGENTI
Dave Brailsford
Gbr
General Manager
Oliver Cockson
Gbr
Direttore Sportivo
Xavier Artetxe Gesuraga
Esp
Direttore Sportivo
Kurt Bogaerts
Bel
Direttore Sportivo
Dario David Cioni
Ita
Direttore Sportivo
Stephen Cummings
Gbr
Direttore Sportivo
Carsten Jeppesen
Den
Direttore Sportivo
Servais Knaven
Ned
Direttore Sportivo
Christian Knees
Ger
Direttore Sportivo
Brett Lancaster
Aus
Direttore Sportivo
Ole Gabriel Rasch
Nor
Direttore Sportivo
Matteo Tosatto
Ita
Direttore Sportivo
Xavier Zandio Echaide
Esp
Direttore Sportivo
DOTAZIONI TECNICHE
La collaborazione fra il Team Ineos e Pinarello ha scritto alcune delle più belle pagine di ciclismo, a partire dal 2012, quando Bradley Wiggins vinse il primo Tour in maglia Sky, seguito poi dalle 4 vittorie di Froome, quella di Thomas e quella di Bernal, cui si sono aggiunte le due Vuelta di froome e il suo Giro. La Pinarello F12 del team, unica bici del WorldTour per scelta senza freni a disco, viaggia appaiata alla Bolide per le crono.
Abbiamo interpellato Malori, chiedendogli che cosa pensi della crono di Ganna. E lui, oltre al bel risultato, ha parlato di testa e di pericolo schivato
Mai come questa volta Ganna è arrivato a toccare la vittoria della Sanremo. Ha resistito alle bordate di Pogacar e Van der Poel. Più di così non poteva fare
Bernal sul podio della Strade Bianche è stato una sorpresa? Neanche un po’. E mentre il colombiano fa la gamba alla Tirreno-Adriatico (in apertura durante la tappa di oggi all’attacco verso Chiusdino) pensando al prossimo vero obiettivo che sarà il Giro d’Italia, noi vi portiamo a un giorno di qualche anno fa: il 17 settembre del 2015.
Egan era da poco arrivato in Italia e si cercava una corsa in cui farlo provare su strada, essendo fondamentalmente un biker. Fu così che Franco Bellia propose di schierarlo al via della Sognando il Fiandre, corsa che faceva la salita di Buti, ai piedi del Monte Serra, poi affrontava quattro giri di un circuito con una salita sterrata. Egan attaccò e fece il vuoto. L’unico che gli tenne le ruote fu Federico Rosati, un giovane che aveva fatto con lui il viaggio dall’Umbria alla Toscana. Egan non se la sentì di staccarlo. Lo attese a ogni giro e poi ovviamente vinse.
Bernal in azione alla Sognando il Fiandre del 2015, con Federico RosatiIn azione alla Sognando il Fiandre del 2015, con Federico Rosati
La nostra guida nella memoria è Paolo Alberati, che accolse Bernal a casa sua proprio quell’anno, portandolo poi da Gianni Savio. E la conferma che viene dall’ex professionista umbro, oggi allenatore, è che il podio di Siena non sia stato affatto una sorpresa.
Come mai?
Innanzitutto perché sognava da anni di fare la Strade Bianche. Se ne cominciò a parlare proprio dopo quella corsa di Buti e lui ce l’aveva nel sangue. Egan è di quelli che ancora corrono con il gusto di farlo.
Dici che ha mantenuto le qualità di quando era biker?
Se parliamo di esplosività, credo sia interessante quello che è successo nell’ultimo periodo. Mi piace sapere come si allena, per cui ogni tanto capita di sentirsi. E mi ero accorto che negli ultimi due anni si era messo a fare allenamenti monstre, anche di 7 ore con dei tratti dietro moto con suo padre. Di conseguenza l’esplosività della mountain bike, su cui si allenava al massimo per 3 ore e mezza, è andata calando.
Cosa c’è di interessante dunque nell’ultimo periodo?
Ha avuto problemi alla schiena, che potrebbero anche essere derivati da quei carichi eccessivi, e l’infortunio lo ha costretto a non fare più quei lunghi allenamenti. Credo che ne sia stato avvantaggiato. Perché lavorando meno ore, ha ritrovato l’esplosività che era la sua caratteristica dei primi tempi.
E qui Bernal in azione con Van der Poel sugli sterrati di SienaE qui in azione con Van der Poel sugli sterrati di Siena
Era tanto più esplosivo di ora?
Quando lo portai da Ellena, alla Androni, consegnammo loro i test fatti al centro Uci di Aigle. Aveva fatto dei test massimali di breve durata e dissero che il suo rapporto potenza/peso era fra i migliori di sempre. Anche più dei pistard. Per cui i 1.362 watt di Van der Poel nel finale della Strade Bianche non avrebbe potuto farli, anche perché non ha quella struttura fisica. Ma non c’è da meravigliarsi che fosse lì.
Pensi che potrebbe fare bene anche in una Liegi?
Bisogna vedere se gli entra nel cuore, come è stato con la Strade Bianche. Di certo, se torna a lavorare per i Giri e a fare i grossi volumi di prima, l’esplosività sarà destinata a calare. Quando correva in mountain bike, voleva vincere i grandi Giri. Però mi ricordo anche di quando si mise in testa di vincere il Gran Piemonte, dopo aver vinto il Tour, e se lo portò a casa.
Hai detto che corre con il gusto di farlo.
Come per la Strade Bianche, sognava di fare il Giro da 4 anni. Vedrete quanto si divertirà.
Al via della seconda tappa della Coppi e Bartali, incontriamo Froome e gli chiediamo cosa pensi sul ritorno di Bernal. Il consiglio di chi ci è già passato
Bernal conferma che dopo il Giro del 2021, per il prossimo anno è giunto il tempo di tornare al Tour. La schiena è a posto. E a settembre lavoro in pista
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Sul podio della Strade Bianche assieme a Van der Poel e Alaphilippe, Egan Bernal si è guardato intorno non senza sorpresa e ha avuto una bella sensazione. Certo i sogni erano altri, ma quando sei fuori dalla tua comfort zone (che nel suo caso sono le salite e le alte quote), anche i sogni devono adeguarsi. E il terzo posto a Piazza del Campo è un risultato che forse neppure il colombiano in partenza avrebbe messo in conto e che magari potrebbe indicargli altre direzioni da affiancare ai grandi Giri. Se c’è una lezione che va assolutamente appresa da Van der Poel, Van Aert e Pidcock è che si corre sempre per vincere. Qualunque sia la corsa.
Ua magia che torna tutti gli altri nellle terre di SienaUa magia che torna tutti gli altri nellle terre di Siena
Effetto sorpresa
Egan era arrivato in Europa parlando ancora del mal di schiena che lo affligge dallo scorso Tour. Per cui parecchi erano propensi a ritenerlo fuori dai giochi, non aspettandosi di vederlo pimpante come negli ultimi giorni. A Laigueglia prima, quando è arrivato secondo alle spalle di Mollema. E poi alla Strade Bianche che, a quanto vedremo, era un suo vecchio desiderio.
Quado gli chiediamo di avvicinarsi alla transenna, Bernal è nell’area delle televisioni in attesa del suo turno alle interviste. Ma ci vede, ci riconosce e ci raggiunge.
Bernal ha corso spesso vicino ad Alahilippe, in grande formaBernal ha corso spesso vicino ad Alahilippe, in grande forma
Come è andata?
Meglio di quanto mi aspettassi. Pensavo di stare lì davanti, ma non così tanto. Alla fine sono riuscito a salire sul podio con Mathieu (Van der Poel, ndr) e con il campione del mondo in una corsa di un giorno. Non sono uno specialista, quindi per me è un grandissimo risultato.
Sei stato a lungo con Pidcock, avevate un piano?
Era difficile andare via da soli, per cui il nostro obiettivo era cercare di superare insieme anche l’ultimo tratto di sterrato e poi giocarci le nostre carte, magari scattando a turno. Però alla fine ha attaccato Mathieu e dalla corsa tattica che speravamo di gestire, è diventata una corsa di gambe. Ma secondo me abbiamo giocato bene le nostre carte.
Pidcock assetato dopo l’arrivo, al termine di una prova sorprendentePidcock assetato dopo l’arrivo, al termine di una prova sorprendente
Sul podio c’erano due ciclocrossisti e un biker: è un caso?
Ex biker, è stato un po’ di anni fa. Però un po’ ha aiutato. La padronanza della bici in qualche modo ne guadagna.
Ti aspettavi una corsa così?
E’ una delle corse più belle. Per quanto riguarda me, erano già un po’ di anni che aspettavo di farla. Una corsa bellissima anche da dentro per noi corridori, una delle più belle. Pero anche una delle più dure. E io almeno, parlo per me, l’ho goduta.
Adesso si punta sulla Tirreno?
In realtà sono venuto qui pensando di fare bene la Strade Bianche più che la Tirreno. L’obiettivo di questo blocco di corse era la gara di oggi, la Tirreno viene come viene. Sono davvero molto soddisfatto di questo podio, davvero una bella sorpresa.
Che cosa insegna questa corsa? Che un Bernal in forma Giro potrebbe anche togliersi il gusto di andare a conoscere la Liegi. E’ la lezione dei guerrieri di questo ciclismo d’assalto, in cui in apparenza il gusto per la sfida e la capacità di prestazione fanno passare in secondo piano gli schemi di sempre.
Van Aert arriva a Vermiglio nella notte del sabato. Stamattina ha provato le gomme. Poi ha demolito i rivali. «Fatta la storia del cross, volevo esserci»
Come sta Bernal? E perché prestazioni così altalenanti? Ne parliamo con Zak Dempster, suo tecnico alla Ineos Grenadiers. Il punto sul singolo e la squadra
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