Trofeo Laigueglia 2021

Ma questo Bernal? Egan ritrova gambe e sorriso

03.03.2021
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Il Trofeo Laigueglia incorona non solo Mollema. L’altro eroe di giornata è Egan Bernal, secondo. Il colombiano della Ineos-Grenadiers, oggi è stato tra i più attivi e determinati, tanto da vincere il premio della combattività. E’ bastato vedere come ha gestito la squadra quando fuori c’era la fuga di giornata. Se il gruppo non ha lasciato molto spazio, il merito è stato proprio degli uomini di sir Braislford.

Trofeo Laigueglia 2021
Bernal concentrato prima del via. Si è messo in coda al gruppo
Trofeo Laigueglia 2021
Bernal concentrato prima del via. Si è messo in coda al gruppo

In ricordo di Portal

«Un anno fa ci lasciava Nicolas Portal – racconta Bernal – e oggi abbiamo corso per lui. Può sembrare strano ma è stata una motivazione forte per me e per la squadra. Abbiamo avuto tutti qualche energia in più grazie a lui. Ci abbiamo creduto molto».

Egan passa poi a commentare la corsa. Il Trofeo Laigueglia per lui era il decimo giorno di corsa di questa stagione. Aveva gareggiato all’Etoile de Besseges e al Tour de la Provence, dove tra l’altro si era fatto vedere già in buona condizione agguantando un altro secondo posto nella frazione più impegnativa.

«Non so se con una salita più lunga sarebbero cambiate le cose – commenta Bernal sotto al podio (dove tra l’altro aveva sbagliato gradino!) – è stata una gara veramente dura, corsa ad alti ritmi e non so come sarebbe andata con una scalata più impegnativa. Però questo secondo posto è un bel risultato per me. Mi sono allenato bene e ho subito sentito buone sensazioni però non si sa mai poi come realmente vanno le cose, perché un conto è stare bene in allenamento e un conto è stare bene in corsa. E poi era una gara di un giorno e non a tappe, un qualcosa di diverso ancora per me».

Trofeo Laigueglia 2021
Bernal in azione verso Colla Micheri con Champoussin a ruota
Trofeo Laigueglia 2021
Bernal in azione verso Colla Micheri con Champoussin a ruota

Divertimento ritrovato

Giusto in mattinata, sulle pagine della Gazzetta dello Sport, Bernal aveva detto che voleva ritrovare la voglia di divertirsi in bici, di scattare. E ha mantenuto fede alle sue parole. Tra i big è stato davvero il più attivo in prima persona. Ha rintuzzato, ha attaccato, ci aveva provato ad oltre 40 dall’arrivo persino con Nibali e ha persino fatto la volata.

«Sì è vero, c’è voglia di divertirsi. Con la squadra, come avrete visto, stiamo correndo in modo un po’ diverso. Vogliamo far divertire la gente. Questo è il ciclismo che piace: fare gli scatti, provarci, dare spettacolo. I tifosi vogliono vedere questo e anche noi corridori vogliamo fare così. Speriamo di continuare così… se ci sono le gambe!».

«La mia volata è ideale anche per le classiche? Attenzione – ride – oggi è stata una volata al termine di una corsa dura, ma gli sprint per le grandi classiche tipo Freccia e Liegi sono un’altra cosa. Bisogna mantenere i piedi a terra».

Trofeo Laigueglia 2021
Egan Bernal (24 anni) vince il premio della combattività
Trofeo Laigueglia 2021
Egan Bernal (24 anni) vince il premio della combattività

Verso la Tirreno

Un Bernal così sarà, e vorrà esserlo, protagonista alla Tirreno-Adriatico. Il parterre sarà ancora più agguerrito e le corse a tappe restano il suo terreno ideale.

«Adesso correrò alla Strade Bianche (si tratta di un esordio, ndr) e alla Tirreno, poi si vedrà».

Le cose si stanno mettendo bene per il re del Tour de France 2019, ma visto che è un perfezionista non tutti i tasselli sono perfettamente al loro posto, specie in ottica Giro, che non è poi così lontano. Prima di congedarci infatti gli chiediamo come vanno suoi acciacchi della scorsa stagione, quando aveva dovuto combattere con schiena e ginocchia. «Un po’ meglio – sbuffa – però ancora ne abbiamo un po’ per sistemare tutto perfettamente».

Sorpresa Fondriest: «Volevo essere Bugno»

08.11.2020
3 min
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Il campione trentino racconta che cosa significhi vincere un mondiale a 23 anni e perché la vita possa diventare improvvisamente complicata. L'esempio di Bernal e l'attenzione che si dovrà fare con Pogacar. I suoi errori come esempio per i ragazzi che segue. L'analisi attenta delle proprie potenzialità, per non rischiare di snaturarsi, perdendo le proprie armi migliori.

Dopo aver ascoltato Moreno Argentin, ecco un incontro moto interessante con Maurizio Fondriest. Il trentino ribatte sugli stessi concetti e lo fa con toni davvero convincenti, ripetendo le lezioni che quotidianamente ripropone ai ragazzi di cui si occupa.

Il Tour da giovani

I corridori che hanno vinto i grandi Giri da giovani di solito finiscono presto la carriera. Accadeva una volta, sarà ancora così?

«Non so se sia un dato statistico – dice Maurizio – o sia la realtà. Le corse a tappe logorano il fisico e sottopongono a un grande stress. Il problema di solito inizia l’anno dopo, quando tutti iniziano ad aspettarti. Prendete Bernal, che sembrava destinato a vincere Tour a ripetizione. E stiamo attenti a Pogacar, lo gestisca bene la sua squadra, perché fra un po’ tutti cominceranno ad aspettarlo al Giro, al Tour, alla Vuelta. Non tutti riescono a reggere simili pressioni e a 20 anni è ancora più difficile».

Maurizio Fondriest, Milano Sanremo 1993
Fondriest conquista così la Milano Sanremo del 1993
Maurizio Fondriest, Milano Sanremo 1993
Conquistata la Milano Sanremo del 1993

Iridato a 23 anni

Maurizio ha vinto il mondiale a 23 anni, nel 1988 a Renaix, e ricorda bene le interviste e tutte le occasioni in cui un piazzamento veniva dipinto come una sconfitta o dovesse essere forzatamente il favorito in ogni corsa cui prendeva parte.

«Nell’anno da campione del mondo – dice – ho vinto tre gare e fatto 12 secondi posti. Si potrebbe pensare a una stagione mediocre, ma non lo fu. Perché quei 12 piazzamenti furono dovuti a volte ad avversari più forti di me, ma nella maggior parte dei casi ad errori nell’impostare la volata, perché avevo l’ansia di dimostrare che anche da campione del mondo avrei potuto vincere». 

Imparare dagli errori

Come se ne esce? Esiste una ricetta da indicare a Pogacar, Bernal, Geoghegan Hart e Hindley affinché la testa resti salda e non si faccia distrarre dalle sirene?

«Le epoche sono diverse – dice Maurizio – però la base dell’allenamento e della fatica è sempre la stessa. Oggi forse è anche più difficile, perché le distrazioni sono veramente tante. Ai miei ragazzi spiego gli errori che ho fatto io, perché possano difendersi. La cosa che noto è che queste cose si ripetono. Ciclicamente, si ripetono sempre uguali».

Attenti ai cambiamenti

Tante volte, prima di chiudere, gli errori nascono anche nella testa del corridore e del suo entourage, quando si decide di voler salire di livello ricercando numeri che non si possiedono.

«Anche io avrei voluto essere un corridore da corse a tappe – sorride – anche io volevo essere come Gianni Bugno. Andare forte in salita come lui, ma non era la mia caratteristica. Ho provato a preparare un Giro e ho fatto settimo (nella foto di apertura è con Laurent Fignon al Giro d’Italia del 1989, vinto dal francese, ndr). Ho fatto 15° in un Tour de France. Ma ero al limite e lo sapevo sin da giovane. Al Giro dei dilettanti prima di passare vinsi tre tappe e in salita ero con i più forti, ma mai con i migliori. E questo va capito subito. Perché puoi provare ad andare più forte in salita, ma se poi perdi la tua velocità e non vinci più corse, che cosa te ne fai?».