Honoré gregario tosto, un po’ danese, un po’ trevigiano

30.04.2021
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La “montagna”, se così si può dire, più elevata della Danimarca si chiama Moellehoje ed è alta 170 metri. Si trova sulla costa orientale del Paese ad una sessantina di chilometri a Nord di Fredericia. Ed è da questa cittadina di circa 40.000 abitanti affacciata sul mare Baltico che viene Mikkel Frolich Honoré, uno degli scalatori della Deceuninck-Quick Step.

Mikkel in testa al gruppo, tira per Almeida in rosa all’ultimo Giro
Mikkel in testa al gruppo, tira per Almeida in rosa all’ultimo Giro

Sulle tracce del nonno

Il ciclismo in famiglia lo aveva porto il nonno Joren, un buon pistard. E in qualche modo Mikkel ne è stato “contagiato”.

«Poche salite da me è vero – sorride Honoré – ho iniziato nel 2007 quando avevo 7 anni e da lì non mi sono più fermato. Nel 2016, da juniores, sono andato in Belgio (alla Lotto Soudal U23 ndr), poi sono venuto a vivere in Italia. Dal 2019 sono diventato professionista alla Deceuninck e spero di continuare così».

Mikkel taglia corto, ma per diventare il bravo corridore che è ha lasciato presto la Danimarca, come lui stesso ha detto. Un po’ come Nibali, Visconti e tanti ragazzi del Sud e del Centro Italia. La sua scuola è stata quella belga e forse anche per questo alla fine è approdato alla corte di Lefevere

Ma Honoré è stato sin da subito “internazionale” e nel 2015, inconsapevolmente, si era già legato all’Italia. In una gara juniores conosce la sua attuale fidanzata, Marilisa. Lei faceva la giudice di gara, lui cadde dopo il traguardo. Perse gli occhiali e lei glieli li riportò. Da lì nacque tutto. Fino alla proposta di matrimonio avvenuta l’anno scorso al via della cronometro di Conegliano al Giro d’Italia.

Oggi Mikkel è un buon cuoco, parla italiano, ma forse parla anche meglio il dialetto trevigiano (quello della sua compagna), e tifa per Valentino Rossi.

Remco Evenepoel e Mikkel Frolich Honoré in ritiro a marzo
Remco Evenepoel e Mikkel Frolich Honoré in ritiro sul Teide

Colonna per il Giro

Honoré è molto apprezzato anche dal suo team. Correre sempre o quasi in uno squadrone come la Deceuninck non è facile. Se ci riesci è perché ti chiami Alaphilippe o perché sei un uomo tosto, uno di quelli su cui si può contare in ogni situazione: classiche, corse a teppe, freddo, pioggia… Lo stesso campione del mondo nei giorni delle Ardenne ha ringraziato pubblicamente Honoré sia dopo la Freccia che in una conferenza stampa a ridosso della Liegi, dicendo proprio che Mikkel era un corridore su cui poter fare affidamento e molto generoso.

L’abbraccio con Alaphilippe in cima al Muro d’Huy, nella Freccia vinta dal francese
L’abbraccio con Alaphilippe in cima al Muro d’Huy, nella Freccia vinta dal francese

Non solo gregario

Sta andando fortissimo… «Sì, penso di sì! Io cerco di fare il mio lavoro al meglio. La forma è buona. Sono contento per la stagione fin qui e speriamo di continuare così già al Giro d’Italia. Ci sono Remco e Almeida che partono entrambi capitani. Non gli mettiamo pressione e vediamo durante il Giro come andranno le cose. Per me avere due leader è una buona situazione. Possono succedere tante cose. Bisognerà vedere soprattutto come Remco andrà con il suo infortunio. La preparazione è andata bene per ora».

E a proposito di Remco. A quanto pare non è solo Alaphilippe a volere il danese in gara. Si dice che Honoré sia l’uomo di fiducia del fenomeno belga. L’anno scorso in preparazione proprio per il Giro vissero in simbiosi sulle Dolomiti. E lo stesso hanno fatto quest’anno sul Teide.

«Eh, non so se è davvero così – sorride con un velo di timidezza, ma compiaciuto – sono contento di essere apprezzato e anche a me piace lui. Nonostante sia giovanissimo, Remco è un grande corridore. Ed esserci per lui durante questo Giro credo sia importante per entrambi».

Il danese vince ai Paesi Baschi, era in fuga col compagno Cerny
Il danese vince ai Paesi Baschi, era in fuga col compagno Cerny

Honoré sa graffiare

Il danese però non porta solo le borracce o prende vento in faccia. All’occasione sa anche dire la sua. La Deceuninck gli ha lasciato i suoi spazi, anche per riconoscenza per quanto fatto. E Mikkel ha sfruttato al meglio le opportunità. Ha vinto la tappa finale della Coppi e Bartali, tra l’altro con un’azione spettacolare (attacco di forza, da lontano con il leader della generale Jonas Vingegaard), e si è poi ripetuto in Spagna qualche giorno dopo, facendo sua la quinta frazione dei Baschi. Questo è stato anche il suo primo successo nel WorldTour.

«Quando sarò capitano? Eh, buona domanda. Al Giro, speriamo di esserlo in futuro, però sono anche contento così. Ho avuto le mie occasioni ai Paesi Baschi e alla Coppi Bartali e al Giro abbiamo abbiamo altri obiettivi più grossi come la classifica generale. Ma vedremo, giorno per giorno. Magari ci sarà un’occasione in una tappa anche per me…».

Honoré in azione alla Coppi e Bartali, alla sua ruota De Marchi e Swift
Honoré in azione alla Coppi e Bartali, alla sua ruota De Marchi

Corridore completo

Ma che corridore è Honoré? E’ giusto definirlo scalatore? Si dice sempre che nel ciclismo attuale se non sei specializzato in qualcosa sei tagliato fuori dai giochi. Eppure ci sono atleti solidi come lui che piano piano riescono a trovare la propria dimensione. Ricordiamo che parliamo di un ragazzo che ha compiuto 24 anni da pochi mesi.

«Non lo so, sai! Sento di andare bene un po’ dappertutto, sono un corridore “all-rounder”. Mi piace la salita, la discesa (è molto abile nella guida, ndr) e anche la pianura e la crono. Diciamo che non sono specializzato. Credo che questa sia anche una delle mie forze, ma al tempo stesso sono consapevole che può essere un limite».

In questi giorni Honoré, come molti del Giro, è in altura. Si gode quel po’ di riposo, alternandolo con gli ultimi allenamenti tosti. Inoltre lui doveva recuperare dalla caduta alla Freccia del Brabante, nella quale aveva riportato tagli profondi. Tagli che però non lo avevano intimidito nelle Ardenne. Davvero un carattere tosto per il danese-trevigiano.