Bernal e Caruso, una difesa per due

26.05.2021
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Bernal e Caruso si sono ritrovati insieme nei chilometri finali della salita e forse a un certo punto si sono guardati negli occhi e hanno capito che tanto valeva arrampicarsi insieme fino in vetta e rimandare tutto a venerdì. Erano insieme anche quando Yates ha cominciato a scattare, ma mentre la maglia rosa si è messa a rispondere agli scatti, il siciliano si è lasciato sfilare, si è messo in difesa ed è andato su con il suo passo. Un gran passo, se è vero che ha perso solo 50 secondi e a un certo punto è rientrato su Bernal e con un po’ di cinismo in più avrebbe persino potuto provare a staccarlo.

Caruso col sorriso

«E’ stata una delle tappe più dure di questo Giro – dice Caruso sorridendo – l’ultima ora e mezza l’abbiamo fatta a tutto gas, specialmente l’ultima salita è stata durissima. Come mi aspettavo, Yates ha attaccato e ha fatto il vuoto, ma io stavo bene e ho preso il mio ritmo fino all’arrivo. Alla fine il distacco non è stato così grande. In ogni caso, non potevo seguirlo e non avevo altre opzioni che andare del mio passo. Quando ho visto la maglia rosa soffrire come me, il morale è cresciuto, perché ho pensato che allora era duro per tutti…».

Damiano Caruso ha gestito con freddezza e lucidità il finale, tenendo il 2° posto
Damiano Caruso ha gestito con freddezza e lucidità il finale, tenendo il 2° posto

Mal di schiena?

Bernal si è piantato e onestamente un po’ ce l’aspettavamo, difficile dire perché. Sarà che lo avevamo visto da vicino riprendere fiato sullo Zoncolan ed era parso che per respingere Yates avesse fatto una fatica oltre ogni limite. Oppure perché questo tipo di arrivo avrebbe messo a dura prova la sua schiena più di quelli visti finora. Quando Yates ha affondato davvero il colpo, Egan ha ceduto e non sembrava in grado di imprimere forza nei pedali. Il primo pensiero è andato alla schiena, perché era evidente che gli eventuali dolori sarebbero venuti fuori sulle salite lunghe e ripide, che costringono la schiena a contrastare per un lungo tempo la spinta delle gambe. Chiaramente la maglia rosa si è guardata bene dal fare una simile ammissione, che sarebbe benzina sul fuoco dei rivali, ma qualcosa oggi non ha funzionato.

Bernal sapeva che Caruso stava tornando, per questo si è messo in difesa
Bernal sapeva che Caruso stava tornando, per questo si è messo in difesa
Che cosa è successo?

Ho sbagliato a rispondere allo scatto di Yates e per fortuna ho avuto accanto Martinez, che mi ha scandito il passo e mi ha pure incoraggiato (foto di apertura). Forse se come Yates avessi visto la salita sarebbe cambiato qualcosa, avrei mollato prima, mi sarei messo in difesa e avrei limitato il distacco negli ultimi 2,5 chilometri, ma non si può avere il tempo di provarle tutte. Poteva andare peggio, tutto sommato mi sono salvato bene.

Yates adesso ti fa paura?

Lo dico dal primo giorno che mi fanno paura tutti, non sottovaluto nessuno. Il Giro è una corsa imprevedibile, voglio essere tranquillo e concentrato. Devo gestire bene la corsa, perché si è visto oggi che se qualcuno ha gambe, può fare la differenza.

Per la prima volta i tuoi avversari hanno visto che non sei imbattibile…

Mi fa piacere sentirmi dire che sono il più forte in salita, ma non ci ho mai creduto. Già ieri avevo detto che avere un buon margine mi avrebbe permesso di stare tranquillo casomai avessi avuto una giornata storta ed eccola arrivata. Nessuno è imbattibile, neanche io. In questi momenti in cui si soffre, però, si vede la grinta dei corridori. Non sarebbe bello vincere facilmente. Bisogna essere onesti e dire che oggi sono stati più forti gli altri.

Caruso è rientrato sulla maglia rosa e Martinez, i tre si aiutano
Caruso è rientrato sulla maglia rosa e Martinez, i tre si aiutano
Hai avuto paura di crollare?

Yates ha fatto un paio di scatti davvero forti e ho sbagliato a seguirlo, c’era tanta pendenza e sono andato fuorigiri. Quando poi vai sopra al tuo ritmo, serve tempo per recuperare, ma su quelle pendenze è dura. In più dovevo tirare il fiato perché sapevo che sarebbe arrivato Caruso. Se mi avesse staccato, non avrei risolto un bel niente.

Mal di schiena o giorno di riposo che ha lasciato delle tracce?

Non so dire se sia stato il riposo, anche se può capitare. Gli scatti di Yates sono stati importanti, quindi magari non sarei riuscito a seguirlo anche se fossi stato bene. Bisogna essere onesti, Simon ha vinto perché era il più forte. Ma ho anche pensato che non fosse poi così vicino in classifica. Ho ancora un buon margine e il Giro è ancora lungo».

Il sogno di Caruso, difeso con le mani e con i denti

24.05.2021
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Sventolava sul Giau come la più bella bandiera tricolore. Damiano Caruso, con l’Italia del Giro sulle spalle, si arrampicava nella scia di Bernal, rincorrendo il sogno di quel podio che in certi momenti sembra alla portata e in altri più gigantesco di questa stessa montagna piena di neve e ghiaccio. Tagliati i baffi, la forza era ancora con lui e scalando il passo, il siciliano in realtà scavava a fondo dentro di sé, arrivando a una profondità in cui forse non si era mai spinto. Quella che solo i campioni sono soliti frequentare quando vanno in cerca dello spunto per lasciare la loro impronta.

Per questo, quando dopo l’arrivo ha saltato le interviste ed è andato dritto verso il pullman, Damiano aveva negli occhi il gelo della discesa e nella mente ben chiaro cosa fare per iniziare subito il recupero. Ispirato. Concentrato. Lucido.

Da solo nella neve, Damiano ha scalato ancora la classifica inseguendo il suo sogno
Da solo nella neve, Damiano ha scalato ancora la classifica inseguendo il suo sogno

Uno di noi

Sono passate circa due ore dall’arrivo. Cortina ha smaltito il traffico dei pullman diretti verso Canazei, dove domani le squadre vivranno il secondo riposo. Gli abbiamo lasciato giusto il tempo di rimettersi in sesto, poi la voglia di dirgli bravo e sapere come andassero le cose ha preso il sopravvento. Ci sono corridori che bastano a se stessi e sono schivi davanti alle dimostrazioni di affetto, al punto che dopo un po’ neanche ti viene più la voglia di fargli sapere quanto ti facciano piacere le loro imprese. E poi ce ne sono altri che hai visto lottare per tutta la vita, facendo propri i sogni degli altri, senza però godere appieno delle eventuali vittorie. Damiano è così. Damiano è ognuno di noi che lotta per il pane. E quando lo vedi sulla porta di qualcosa di bello, ti viene voglia di fargli sapere quanta gente stia facendo il tifo per lui.

«E’ qualcosa di cui mi rendo conto – dice – una spinta che sento e che è importante. Tutto quello che sto facendo è un ringraziamento a chi mi ha sempre spinto e che è stato al mio fianco anche nei momenti più difficili. Persone che credono in me più di quanto faccia io».

Al traguardo lo ha preceduto Bardet, rientrato su di lui in discesa
Al traguardo lo ha preceduto Bardet, rientrato su di lui in discesa
Cosa hai pensato stamattina, quando è venuto fuori che avreste fatto meno chilometri?

Ero comunque in apprensione per il meteo. Invece si è creato subito in bel feeling con la bici e la corsa e credo si sia visto dalla prestazione. Per come è andata la corsa, la soluzione di tagliare quelle due salite non è stata un capriccio, ma la soluzione migliore. Ne abbiamo guadagnato tutti e penso che la gente abbia potuto vedere una bella corsa (in realtà ciò non è accaduto del tutto, perché le immagini del finale sono saltate, ma questa è un’altra storia, ndr).

Quando è partito Bernal hai pensato di seguirlo o ti sei girato dall’altra parte?

Per un attimo ho cercato di agganciarlo, ma mi sono reso conto che non era il caso e mi sono ripiegato su me stesso. Salire col proprio passo in certe situazioni è la miglior difesa e anche un valido attacco.

E’ difficile rincorrere un sogno e insieme tenere i piedi per terra?

Non è difficile, direi che è necessario. Per fortuna tenere i piedi ben saldi al suolo è sempre stato una mia caratteristica e adesso devo farlo a maggior ragione, dato che il Giro non finisce certo domani e ci sono ancora tappe molto dure.

Giornata ben più pesante per Nibali, prima in fuga, poi a 7’16”
Giornata ben più pesante per Nibali, prima in fuga, poi a 7’16”
Quindi la forza non dipendeva dai baffi…

Visto? Li ho tagliati e le gambe continuano a girare. Scherzi a parte sto recuperando bene, sto curando tutto nei minimi dettagli. La squadra sta facendo il massimo per me. Mi tolgono di dosso ogni preoccupazione e cercano di fare quello che serve.

Quanto è stato freddo nella discesa del Giau?

Era freddo, ma anche sopportabile. Ero super concentrato a mantenere la posizione, a fare le traiettorie giuste. Ma le sensazioni erano quelle classiche che un corridore conosce bene. I piedi privi di sensibilità e così pure le mani.

Per questo non ti sei fermato?

Sì, mi dispiace. Ma in quel momento avevo un’altra priorità, che era quella di riscaldarmi. Per cui sono andato dritto al pullman, dove c’era solo l’autista. Sono salito. Mi sono tolto i panni bagnati. E mi sono infilato sotto la doccia. C’è voluto un po’, ma adesso sto bene e domani si riposa. Per oggi abbiamo dato, insomma…

Bernal, dedica speciale alla maglia rosa e a Pantani

24.05.2021
5 min
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Lo doveva alla maglia rosa. Per questo poco prima del traguardo Egan Bernal ha rischiato il giusto per sfilarsi la mantellina ed ha tagliato il traguardo lasciando che la sua maglia di leader risplendesse sotto il cielo torvo di Cortina.

«Non tutti i giorni si vince – dice – e non tutti i giorni si vince con la maglia rosa. E per rispetto alla maglia rosa e visto che avevo un po’ di tempo, ho rallentato per togliermi la mantellina e farla vedere. L’ho sentito come un dovere. E’ la maglia che mi fa pensare a Pantani, il ciclista che mi è sempre piaciuto di più. Forse l’ho già raccontato, ma a casa non ho nemmeno una foto che parla di me in bicicletta, perché non mi piace, però ho un ritratto di Pantani. Se mi parlano di ciclismo e del Giro, io penso a Marco».

Il suo scatto ha fatto quasi subito il vuoto: voleva vincere in maglia rosa
Il suo scatto ha fatto quasi subito il vuoto: voleva vincere in maglia rosa

Corta o lunga?

La tappa di Cortina è finita da quasi un’ora, Egan arriva dopo le sei premiazioni, le interviste in zona mista con le televisioni e prima di andare all’antidoping. Dal podio ha fatto giusto in tempo ad allungare i fiori alla sua ragazza, Maria Fernanda, che lo segue dall’inizio del Giro come una presenza discreta.

«Sono molto legato alla mia famiglia – spiega – ma quando sei leader non hai tanto tempo da dedicare al resto. La corsa per me dura un’ora di più, ma ogni giorno cerco di sentire la mia famiglia. Mio padre e mia madre sono la mia motivazione e in giornate come questa Dio sa quanto conti averne. Quando mi hanno detto che la tappa sarebbe stata accorciata, sono rimasto a pensare. La corsa poteva diventare più difficile da controllare, perché tanti potevano attaccare sulla prima salita e arrivare più freschi sull’ultima. Ma noi eravamo preparati per tutto. Percorso lungo o percorso corto, col caldo o col freddo. Ed è andata bene così».

Vlasov ha perso tempo prima per sfilare la mantellina, poi ha pagato in salita arrivando a 2’11”
Vlasov ha perso tempo prima per sfilare la mantellina, poi ha pagato in salita arrivando a 2’11”

La tappa regina

Gli occhi brillano, le braccia che all’ingresso erano intirizzite iniziano a sciogliersi, mentre l’addetta stampa al suo fianco inizia con il solito rituale di quando vogliono portarti via il corridore. Ma Egan continua con il suo italiano deciso e sembra non guardarla.

«Non so quale sarebbe stata più dura – prosegue – ma ci tenevo a essere pronto per questa tappa. Era la tappa regina. Già da parecchi giorni ci pensavo e non pensavo certo che sarebbe stata più corta. Pensi che hai da fare Pordoi e Fedaia prima del Giau, per cui ero pronto per giocarmela. Poi stamattina, quando si è visto il tempo e sono cominciati i discorsi, non volevo essere quello che si impuntava per farla tutta e così va bene che la decisione l’abbiano presa gli organizzatori. Loro fanno le regole, noi corriamo. E sono molto contento di come sia finita la giornata».

Scollinato sul Passo Giau, Bernal si è tuffato nella discesa puntando su Cortina
Scollinato sul Passo Giau, Bernal si è tuffato nella discesa puntando su Cortina

Resta chi vince

La singolare coincidenza lo riporta ai giorni del Tour. Ci pensavamo ieri sera: se fermano la tappa prima di Cortina, finisce che vince il Giro come ha vinto il Tour, senza raggiungere il traguardo della tappa regina. Allora accadde nel giorno di Tignes, quando per una grandinata epocale, la tappa fu fermata in cima all’Iseran e i vantaggi di lassù valsero per decretare la vittoria di Bernal. Anche se qualcuno storse il naso.

«Si può dire di tutto di quel Tour – dice e un po’ si irrigidisce – ma i ciclisti che erano lassù sanno che erano tutti a tutta e sanno quale scatto feci. Sanno come è andata la tappa e io ero convinto che avrei potuto arrivare al traguardo. Oggi qui è venuta una tappa difficile, ci sono state salite dure e fatte forte. Tutti sapevano dov’era il traguardo, non penso che qualcuno avrà da ridire. Alla fine di una corsa, quel che rimane è colui che ha vinto e oggi ho vinto io».

Dopo l’arrivo, l’abbraccio con Maria Fernanda, la ragazza che lo segue da inizio Giro
Dopo l’arrivo, l’abbraccio con Maria Fernanda, la ragazza che lo segue da inizio Giro

A prova di crisi

Il secondo giorno di riposo arriva provvidenziale. Ci si chiede se non sarebbe stato meglio farlo di lunedì, come tradizione vuole, e riservare al tappone quel domani che si annuncia decisamente migliore. Con i se e con i ma, tuttavia, non si vincono le corse. Restano tre tappe di montagna e una crono.

«Penso che sono in un’ottima posizione – dice – con circa 2 minuti e mezzo sul secondo. Vuol dire che se anche avrò una giornata storta, che con questo meteo può capitare, magari riuscirò a gestire la crisi. Può capitare a tutti, sto lavorando al 100 per cento, facendo tutto al massimo e cercando di restare concentrato. Il Giro si vince ogni giorno e oggi è stato un giorno buono».

Yates, il Giau, il freddo: Bernal chiama la squadra

24.05.2021
4 min
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Quando il sole è sceso sul passo Giau, il cielo era ancora limpido, con qualche nuvolaglia e la speranza che tutto rimanesse com’era. Negli hotel in Friuli i corridori hanno passato la serata saltando da un’app all’altra e riscontrando versioni diverse della stessa previsione. Stando all’ultimo bollettino emesso ieri sera da Rcs Sport oggi si corre sulle strade già annunciate. E’ il tappone dolomitico, una corsa gigantesca nella corsa gigantesca che è il Giro d’Italia. Andando indietro nella memoria, Bernal vinse il Tour del 2019 quando la 19ª tappa venne interrotta sull’Iseran per l’impossibilità di arrivare a Tignes. La stessa elasticità dei francesi è quanto si possa chiedere, avendo tuttavia la certezza che tutto sia stato considerato al meglio.

Giro d’Italia 2021, 16a tappa, Sacile-Cortina: preoccupa la discesa del Giau
Giro d’Italia 2021, 16a tappa, Sacile-Cortina: preoccupa la discesa del Giau

Metterò i guanti

E così intanto Bernal pensa a se stesso e scruta il profilo dei rivali, sapendo che non ci saranno amici né prigionieri. Yates sta bene, dopo aver parlato di non meglio specificati problemi nei primi dieci giorni, che lo avrebbero costretto a non esprimersi al meglio. Vlasov fa i conti con la tattica troppo dispendiosa dello Zoncolan e cerca di recuperare. Nibali è finito nella prima caduta e ha dolori al costato in fase di valutazione. Caruso farà la sua parte.

Puccio sta lavorando tanto. Qui prepara l’attacco di Campo Felice
Puccio sta lavorando tanto. Qui prepara l’attacco di Campo Felice

«Sicuramente sarà una tappa dura – dice la maglia rosa – farà freddo e abbiamo cercato di essere preparati. Ho anche i guanti e tutto quello che serve. Siamo pronti e abbiamo recuperato, ma dovremo essere attenti a tutto. Noi siamo arrivati qua sapendo che non si vincerà il Giro nelle crono, in salita, in pianura o in discesa. Ogni punto è buono. Se qualcuno che ci fa paura in classifica attacca, dovremo essere lì. Siamo venuti per vincere il Giro, ma non possiamo neanche diventare matti a inseguire tutti. Cercheremo di avere la lucidità che serve, per capire cosa fare e cosa non fare».

Mai da soli

In questi giorni ci siamo sforzati di osservarlo, cercando di capire se il tanto citato mal di schiena lo infastidisca, ma la sensazione che si trae osservandolo, è quella di un atleta in salute. Soltanto sullo Zoncolan, rispondendo agli attacchi di Yates, ha scoperto i denti. Poi però, colpo psicologico oppure no, si è affrettato a staccarlo quando l’altro era nel pieno dello sforzo.

Zoncolan, scambio di sguardi. Yates si volta e si ritrova con lo sguardo di Bernal addosso
Zoncolan, scambio di sguardi. Yates si volta e si ritrova con lo sguardo di Bernal addosso

«Cercherò di fare il mio meglio – spiega a proposito del freddo – l’importante sarà essere preparati anche mentalmente. Sarà una tappa lunga, per cui sarà importante avere accanto dei compagni. Per questo penso che la mia squadra con tanta esperienza, saprà gestire la corsa. Comunque vada, non sarà una buona idea rimanere da soli».

Il peso della rosa

Come il condottiero che passa in rassegna le truppe, nel momento in cui racconta che avrà bisogno della squadra, Egan sa anche che sta chiedendo tanto ai compagni.

«I ragazzi – spiega – spendono più degli altri. Puccio sta lavorando tutti i giorni, quindi sicuramente avrà più stanchezza ed è normale. Anche Pippo sta lavorando tanto, in generale tutti i miei compagni lavorano. Ma lo sapevamo, prendendo questa maglia. L’ho detto sin dal primo giorno che avrebbe significato prendersi la responsabilità della corsa. Siamo qua per giocarci il Giro, abbiamo una buona mentalità e tanta fiducia gli uni negli altri. Andiamo a vedere che cosa si potrà fare».

Per Ganna ha concluso a Gorizia un’altra giornata di lavoro piuttosto pesante
Per Ganna ha concluso a Gorizia un’altra giornata di lavoro piuttosto pesante

Notte di attesa

Indubbiamente l’idea di scalare il Giau sotto la pioggia, trovare in cima 2 gradi e poi affrontare la discesa bagnati è molto vicino al limite. Si vedrà se ci saranno cambiamenti dell’ultima ora, ma di certo il giro di messaggi e telefonate è iniziato da un pezzo. Non sarebbe più logico fermare la corsa in cima al Giau, si sono chiesti i corridori, stabilendo lassù l’ordine di arrivo, trovando il modo sin dal mattino di mandare in cima i pullman e mantenendo le premiazioni a Cortina? La tappa manterrebbe la grande dignità tecnica, Cortina avrebbe la sua festa, i corridori avrebbero una risposta alle loro istanze. Il disastro di Morbegno è ancora troppo vicino per sperare che sia stato dimenticato, ma rispetto all’ultima volta, se non altro, i ciclisti e il Cpa che li rappresenta hanno alzato la mano per tempo. Una riunione con Mauro Vegni c’è già stata e almeno fino a ieri sera il direttore del Giro ha fornito rassicurazioni sulla praticabilità della tappa. Ne sapremo di più alla partenza…

Un lampo di Simon Yates che (forse) preoccupa Bernal

22.05.2021
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Nelle note del mattino, Marco Saligari in diretta aveva usato parole intelligenti. Si ragionava sulla tattica di Simon Yates, visto andare fortissimo al Tour of the Alps, e sul fatto che rispetto al 2018 stesse vivendo un Giro più tranquillo, per venire fuori meglio nella terza settimana. «Può darsi – aveva detto Saligari — ma usare una tattica prudente non significa staccarsi, al massimo significa non contrattaccare. Ma se nelle tappe delicate perdi le ruote, forse significa che non hai le gambe».

Ai 300 metri dall’arrivo, lo scatto di Bernal, che guadagna 11 secondi
Ai 300 metri dall’arrivo, lo scatto di Bernal, che guadagna 11 secondi

900 lunghissimi metri

La svolta c’è stata a 900 metri dall’arrivo, che a riguardare le immagini sono durati una vita. Simon Yates ha risalito il gruppo sulla destra, in piedi e con le mani sopra. Li ha guardati un secondo, mentre davanti c’era ancora Dani Martinez ed è partito secco. Bernal se la sentiva e si è subito accodato, mentre alle loro spalle la testa del gruppo si sfocava alle spalle.

«Ho sentito le gambe che stavano meglio – commenta il britannico – hanno ricominciato a girare. Sono felice per la prestazione, anche se Bernal ad ora è imbattibile. Speravo di uscire da questa giornata con una classifica come questa e anche se è difficile, continuerò ad attaccare, provando a prendermi la maglia rosa».

Sul traguardo, l’umore di Yates nettamente migliore che nei giorni scorsi
Sul traguardo, l’umore di Yates nettamente migliore che nei giorni scorsi

La grande illusione

Bernal è furbo. E siccome non lascia niente di intentato e tantomeno cade nell’errore di sottovalutare gli avversari, gli è bastato uno sguardo per vedere Evenepoel staccato e Vlasov in difficoltà. E a quel punto, per mettere anche Yates al suo posto, negli ultimi 300 metri ha piazzato uno scatto che il capitano della Bike Exchange ha pagato con 11 secondi di distacco sulla riga.

«Oggi era una tappa test – spiega Vittorio Algeri, diesse del team – aspettavamo questa risposta, perciò stamattina c’era l’attesa dei giorni importanti. Quello che è successo o che non è successo finora si deve probabilmente al fatto che ci aspettavamo tutti di più, dopo averlo visto vincere al Tour of the Alps. Ci siamo resi conto che lui andava forte e che lì c’erano comunque Vlasov e altri rivali che sono qui. Ma non c’erano Bernal e questa Ineos, che hanno un livello superiore».

All’arrivo la maglia rosa è rimasta per un paio di minuti a riprendere fiato
All’arrivo la maglia rosa è rimasta per un paio di minuti a riprendere fiato

La fiducia ritrovata

Il risultato di giornata riapre la porta sulla classifica. Yates è salito al secondo posto a 1’33” da Bernal, Caruso resiste al terzo posto a 1’51” e poi c’è Vlasov a 1’57”.

«E’ chiaro che ogni giorno fa storia a sé – saluta Algeri – per cui non si può dare per certo che lunedì a Cortina il risultato sarà altrettanto buono, ma neppure si può escludere. Il fatto di avere una partenza meno spinta del 2018 era uno dei fattori che volevamo raggiungere e indubbiamente questo è successo. Oggi si è ricominciato a vedere il Simon che conosciamo e che ci aspettavamo, soprattutto un corridore che aveva bisogno di fiducia. E adesso ce l’ha. E’ tornato al pullman con un bel sorriso. Tanto è stato fatto, ma tanto c’è da fare. Bernal per ora bisognerebbe lasciarlo stare, ma ci proveremo sino alla fine».

E venne finalmente la prima tappa di Nizzolo

21.05.2021
4 min
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Mentre Nizzolo veniva scortato verso il palco, nel marasma dopo l’arrivo i suoi compagni del Team Qhubeka-Assos si abbracciavano con uno slancio raro a vedersi. La squadra aveva già vinto due giorni fa la tappa di Montalcino con Schmid e la volata con il milanese ha prolungato il momento pazzesco per un team rinato dal poco, che nei giorni scorsi aveva perso con Pozzovivo l’uomo per la classifica. Mentre raccontava il finale ai colleghi belgi, Campenaerts è parso commuoversi. Quando lo raccontiamo a Giacomo, anche lui ha il groppo in gola.

La pelle d’oca

«Mi viene la pelle d’oca – dice – adesso che hai menzionato questa cosa. Ho sentito attorno una fiducia estrema e questa cosa mi ha dato tantissima motivazione nei giorni scorsi. Probabilmente abbiamo sbagliato qualcosa, ma sentivo grandissima fiducia da parte loro. Tutti erano concentrati nei minimi dettagli, per portarmi al meglio negli ultimi metri. E devo dire che li ringrazio tantissimo perché oltre all’aspetto fisico, anche dal punto di vista mentale mi hanno dato tantissima fiducia. E spero si possano godere questa vittoria».

Victor Campenaerts dopo l’arrivo era davvero contentissimo
Victor Campenaerts dopo l’arrivo era davvero contentissimo

Lampi negli occhi

Il racconto ha perso forse lo slancio della grande emozione e Nizzolo sembra molto controllato nei suoi slanci. Nei giorni scorsi avevamo raccontato del suo casco e della sua bicicletta, ma questa volta è diverso. Però nel lampeggiare degli occhi sopra il bordo della mascherina, si capisce che la vittoria ha messo a posto tutti i tasselli. Arrivare secondo magari non peserà tanto, ma di certo un po’ fastidio lo dà.

E’ una lettura giusta?

La vittoria mette in ordine tutti i pezzi, dà un senso al cammino fatto finora. Averla vinta chiude il cerchio di tutto quello che c’è stato prima. 

Sull’arrivo con il fiato corto e l’emozione: prima vittoria al Giro
Sull’arrivo con il fiato corto e l’emozione: prima vittoria al Giro
Già una volta prima di oggi avevi esultato, invece la vittoria ti fu portata via…

Se parlate di Torino nel 2016, la sentivo mia, ma la valutazione dei giudici è stata diversa (Giacomo tagliò per primo il traguardo, ma venne declassato per aver chiuso Modolo alle transenne, ndr). Ci sono state parecchie occasioni in cui ho sentito di poter vincere eppure ho sbagliato qualcosa nel finale. Però sapevo di avere il potenziale di poter vincere una tappa al Giro. Oggi non ero particolarmente teso, mi sono concentrato sulla mia volata. Poteva essere oggi, come un altro giorno

L’allungo di Affini ti ha offerto un riferimento?

Il mio obiettivo di oggi era riuscire a esprimere il mio potenziale senza rimanere chiuso. In realtà questo finale era quello che meno mi piaceva, per la strada larga e dritta, mentre io preferisco gli arrivi tecnici. Ho preso come riferimento prima Gaviria e poi Affini, che mi ha dato un punto di riferimento e che ha fatto una sparata davvero notevole. Il mio obiettivo era non rimanere chiuso. Ho preso probabilmente un po’ troppa aria, ma è andata bene così.

I compagni lo hanno abbracciato e hanno festeggiato con rara commozione
I compagni lo hanno abbracciato e hanno festeggiato con rara commozione
C’erano tutti i tiuoi tifosi, ma questa volta non c’era tuo padre…

E’ vero, il mio fan club è un insieme di amici e parenti che mi seguono ogni volta che possono. Oggi mancava mio papà Franco perché ha subìto un’operazione pochi giorni fa, niente di grave, ma è ancora in ospedale. Una menzione speciale va a lui, spero di avergli dato un motivo per sorridere.

E alla fine è arrivata anche la tappa al Giro.

Perché non avessi mai vinto è una bella domanda, alla quale non saprei dare una risposta. In volata non è mai semplice trovare la quadra. Il mio motto è fare il meglio, se taglio il traguardo sapendo di aver fatto il massimo, allora non ho rimpianti. Oggi per vincere ho rischiato di perdere, perché mi sono esposto al vento molto presto e mi è andata bene.

I tifosi erano con lui, mancava solo suo padre Franco
I tifosi erano con lui, mancava solo suo padre Franco
Si può dire che ora il grande obiettivo di stagione, soprattutto dopo il secondo posto alla Gand, sia il mondiale nelle Fiandre?

Ho assolutamente la motivazione di farmi trovare nelle migliori condizioni possibili nel periodo del mondiale. Farò un programma di avvicinamento adatto a questo. Ho visionato il percorso, mi piace molto, però devo farmi trovare al top della condizione per farmi trovare competitivo ai mondiali.

Cassani, che continua a sfilare accanto a loro da giorni e per tutto il giorno, avrà certamente annotato il suo nome. Fece di Giacomo il leader per i mondiali del 2016 a Doha, quando era ancora un ragazzo di 27 anni, pieno di promesse, ma molto meno solido di adesso. Un posticino per lui nel personale elenco degli azzurri, probabilmente a prescindere da questa vittoria, crediamo fosse già stato previsto. Diciamo che ora probabilmente potrebbe essere un posto più comodo.

Scatto su sterrato a 710 watt massimi: come ha fatto?

21.05.2021
4 min
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Lo scatto di Egan Bernal sullo sterrato di Campo Felice è stato uno dei momenti più entusiasmanti del Giro fino ad ora tanto da far scomodare paragoni con Marco Pantani o, più recenti (e meno blasfemi), con il numero di Van der Poel alla Strade Bianche. Gran merito di questa esaltazione è da attribuire alla difficoltà del gesto, eseguito su un suolo insidioso dopo una tappa durissima. La prima reazione di tutti è stata: «Ma come ha fatto?».
Noi abbiamo provato a rispondere, perché quell’entusiasmo di tutti è stato anche il nostro. Per farlo ci siamo avvalsi di Michele Bartoli che con il colombiano ha lavorato al debutto tra i professionisti e che a sua volta da corridore ci ha lasciato più volte increduli con azioni impossibili su terreni difficili. Con lui analizziamo l’aspetto tecnico e fisico della accelerazione del corridore della Ineos.

Terzo ai mondiali juniores Mtb del 2015, l’anno dopo passerà su strada
Terzo ai mondiali juniores Mtb del 2015, l’anno dopo passerà su strada

Grazie mountain bike

Partiamo dall’inizio: manca un chilometro e mezzo al traguardo, Bernal parte da seduto, poi mette il 53 e si alza sui pedali. E’ il momento dello scatto.

«Questo è stato il suo primo vantaggio. Il rapporto più lungo ti porta una pedalata più rotonda, perciò molto meno scivolosa che con un rapporto agile. Sapeva quel che faceva»

Se questo è stato il primo vantaggio, vuol dire che ce ne sono stati degli altri, quali?

Ad esempio una cosa che non si vede dalla televisione: sarà stato molto attento a spostare il peso sulla ruota posteriore per dare ancora più motricità. Queste sono abitudini consolidate per lui, essendo praticamente un biker.

Abbiamo notato che teneva le mani sopra il manubrio e non sotto, c’entra qualcosa con questo discorso?

Potrebbe essere stata una scelta per migliorare la distribuzione del peso. Mettendo le mani troppo in basso tendi a spostare il peso in avanti.

Per cui in queste situazioni la posizione deve essere piuttosto arretrata?

Esatto, ma stando attenti a mantenere una pedalata che faccia la differenza, uno che è abituato riesce a farlo. Per esempio dopo attacchi come quello sul Grammont a me chiedevano: «Come hai fatto a scattare in piedi sullo sconnesso e fare tutta quella velocità?». La risposta è che con il ciclocross mi ero costruito un bagaglio tecnico che mettevo in pratica naturalmente. Come Van der Poel, Van Aert e appunto Egan.

Il momento decisivo. Fuggitivi nel mirino, catena sul 53, sgommata e… scatto
Il momento decisivo. Fuggitivi nel mirino, catena sul 53, sgommata e… scatto
Torniamo alla sua esperienza fuoristrada allora, in che altro modo lo ha aiutato?

In mountain bike devi spesso modificare la posizione del corpo in base al fondo stradale. Per lui è un attimo riconoscere la necessità del momento, non deve neanche pensarci. Questi automatismi nella guida, nello scegliere le traiettorie, rappresentano una grande superiorità e la deve tutta al suo essere stato un ottimo biker. Non solo, anche l’espressione di forza mostrata all’arrivo di Campo Felice viene da lì.

Gli viene tutto naturale quindi e così risparmia energie mentali. Anche questo gli ha permesso di dare continuità all’attacco e di gestire bene lo sforzo?

Certo. Si metteva seduto per alleggerire la muscolatura. Quando stai in fuorisella la stressi molto di più, a lui però sono bastati pochi secondi per recuperare e ripartire.

E difatti ha alternato perfettamente i tratti di… riposo con quelli sui pedali.

Esatto. Si è alzato nei punti in cui c’era più pendenza. Chiudiamo il discorso del vantaggio, appunto. Lui è riuscito ad usare la posizione più redditizia nei punti più duri, mentre gli altri non riuscivano, probabilmente proprio perché scivolavano troppo.

Grazie madre natura

Il suo recupero in questi strappi è spaventoso e oltre la tecnica, alla base di tutto c’è un livello atletico impressionante: 23,7 km/h e 560 watt in media e 36,4km/h e 710 watt di massima questi i suoi dati secondo Velon nei 54 secondi dell’attacco. Come ce lo spiega Bartoli?

Io Egan lo conosco bene, è fortissimo ma è anche un atleta esplosivo, ce l’ha nelle fibre muscolari. Metabolicamente e muscolarmente è molto completo.

Felice dopo l’arrivo, per la sua prima vittoria di tappa al Giro
Felice dopo l’arrivo, per la sua prima vittoria di tappa al Giro
C’è da considerare anche il fisico relativamente minuto?

In realtà la prestazione è data dalle qualità muscolari, non tanto dal peso. Certo di solito chi è dotato di buone fibre bianche, quelle un po’ più veloci ha il fisico più possente, ma non è detto e Bernal ne è la dimostrazione. Il perfetto compromesso delle caratteristiche di velocità e resistenza.

Questo livello di equilibrio ce l’aveva già nei tempi in cui lavoravi con lui o ci ha dovuto lavorare?

No no, questa è madre natura! Con la bacchetta magica ti dà le qualità e te le porti sempre dietro. Poi bisogna comunque allenarle per renderle produttive, ma il talento naturale è determinante.

Le forze però devi comunque trovarle, come si fa?

Devi focalizzare il momento. Lui sapeva che doveva arrivare allo scatto al 100 per cento delle energie e per farlo doveva alimentarsi bene, correre bene senza prendere aria, guidare bene la squadra nei momenti difficili che in una tappa ci sono. Non è così semplice come sembra in televisione. E’ per questo che si chiamano campioni, perché riescono ad applicare a tutti i chilometri della gara tutte queste attenzioni e a fare la differenza nei finali. Hanno “la marcia in più”.

Quando Egan si perse con la bici da crono: Ellena racconta…

21.05.2021
4 min
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L’unico sterrato che finora abbia mai respinto Egan Bernal, ricorda Giovanni Ellena, è quello che si trovò sotto le ruote con la bicicletta da cronometro in un giorno del 2016.

«Mi telefonò da un punto sperduto a 10 chilometri da casa – ricorda il direttore sportivo piemontese della Androni – dicendomi che non riusciva più a tornare a casa. In effetti aveva imboccato una strada che di colpo era diventata sterrata e che non lo avrebbe mai ricondotto all’hotel in cui viveva. Così andai a riprenderlo con la Peugeot di mia figlia. Non ricordo perché non avessi l’ammiraglia, ma ricordo benissimo il percorso di ritorno con quella macchina così piccola e la bicicletta da cronometro caricata dentro».

Nei mesi alla Androni Giocattoli, Egan ha vissuto a lungo in PIemonte
Nei mesi alla Androni Giocattoli, Egan ha vissuto a lungo in PIemonte

Il sorriso giusto

Negli ultimi mesi secondo Ellena qualcosa è cambiato. Aveva incontrato il suo ex corridore nei giorni del Trofeo Laigueglia, quando aveva approfittato del passaggio in Italia per visionare qualche tappa del Giro, e lo aveva trovato teso e incupito. Adesso invece è evidente che Egan abbia ritrovato la voglia di divertirsi, il sorriso giusto e soprattutto stia finora tenendo a bada il mal di schiena.

«Nei giorni scorsi – prosegue Ellena – è venuto qualche volta all’ammiraglia per parlare scambiare qualche battuta. Ci siamo anche scritti dei messaggi. Io credo che aver corso a marzo la Strade Bianche gli abbia dato la fiducia per fare quella tappa verso Montalcino, avendo per di più accanto una squadra così forte che gli ha permesso di gestire a proprio piacimento la tattica. Ha la faccia di quando finalmente può fare le cose a suo modo e si ha la sensazione che si stia davvero divertendo».

La coppia colombiana, Bernal-Sosa, ora entrambi alla Ineos
La coppia colombiana, Bernal-Sosa, ora entrambi alla Ineos

Istinto da biker

Neppure Ellena si è troppo meravigliato dell’ottimo comportamento del colombiano prima sullo strappo di Campo Felice e poi sugli sterrati toscani.

«Non dimentichiamoci – dice – che viene dalla mountain bike. Ha partecipato anche ai mondiali e non solo per onor di firma, ma prendendo medaglie. Al punto che quando arrivò da noi, mantenemmo per lui una posizione più alta e vicina a quella della bici da fuoristrada. Soltanto dopo il Lombardia del 2016, che lui non corse a causa della caduta al Beghelli, lo portammo da un biomeccanico e passò definitivamente alla posizione da strada, abbassandosi di quasi 2 centimetri nella parte anteriore».

Il colombiano è di ottimo umore: si vede anche dal modo di correre
Il colombiano è di ottimo umore: si vede anche dal modo di correre

Quella tacchetta

La biomeccanica è un pallino di Giovanni Ellena, così anche lui sentendo parlare di mal di schiena e degli spessori che il colombiano ha sotto la scarpa destra, ha un po’ storto il naso.

«Volendo essere puristi – dice – qualche appunto si potrebbe fare. Però la sensazione è che per ora le cose funzionino e, se sta bene lui, sta bene anche a noi. E’ nuovamente un piacere vederlo correre e credo anche che per lui si possa tirare fuori la definizione di fuoriclasse. A ben vedere, è un corridore che può vincere i tre grandi Giri e anche classiche dure come la Liegi. A questo si aggiunga la sua grande intelligenza. Aveva sempre detto di voler correre la Strade Bianche, ma sono certo che in quel giorno di marzo mentre pedalava verso il podio, si è reso conto che quel percorso gli sarebbe andato bene anche al Giro d’Italia. E per lo stesso motivo, fatte tutte le proporzioni, a marzo ci abbiamo portato anche Cepeda. Finì fuori tempo massimo, ma almeno l’altro giorno a Montalcino si è salvato alla grande».

Bernal “il serio” si gode la rosa ed è pronto alla sfida

18.05.2021
3 min
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Egan Bernal e Remco Evenepoel si marcano anche nel giorno di riposo. Ieri si è parlato quasi più del traguardo volante su cui hanno sprintato che della tappa. E per fortuna che ha vinto Sagan! Stamattina prima di uscire in allenamento ha parlato il colombiano e dopo pranzo è stata la volta del belga.

Egan Bernal ha vinto il Tour nel 2019, ora può bissare con il Giro
Egan Bernal ha vinto il Tour nel 2019, ora può bissare con il Giro

Pericolosi in tanti

«Siamo in tanti e tutti molto vicino – ha detto Bernal – Fino a Simon Yates tutti possono vincere. In questi anni si è visto come ci voglia poco per recuperare o perdere terreno. Io sono molto contento di essere arrivato sin qui con la maglia rosa, non me lo aspettavo, ma il Giro è lungo. Le grandi montagne devono arrivare ed è lì che si vedrà davvero chi è più in forma. Il mio obiettivo è arrivare alla crono finale con almeno 1’30” di vantaggio (non nomina Evenepoel, ndr) ma se dietro ci sono altri scalatori potrebbe bastare anche un minuto, certo sarei al limite.

«Da parte mia sono tranquillo e mi fa molto piacere vedere Daniel Martínez messo così bene in classifica, questo mi dà serenità».

Bernal Torino 2021
Bernal si è presentato a Torino con appena 18 giorni di gara
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Bernal si è presentato a Torino con appena 18 giorni di gara

Forma in crescita

Riguardo alla sua schiena Bernal ammette che avrebbe preferito fare un po’ più di qualità prima del Giro, in poche parole gareggiare, e non solo restare in altura (a casa).

«Avrei voluto fare di più, ma a causa del mal di schiena ho dovuto limitarmi. Però tutto questo può anche essere un vantaggio. Potrò essere più fresco nel finale. Per chi ha corso poco come me i due giorni di riposo sono importantissimi. Se sto meglio ora o quando ho vinto il Tour? Difficile dirlo. Quell’anno avevo preparato il Giro e poi mi sono fratturato la clavicola ma ho avuto un picco di forma molto lungo. E prima del Tour avevo fatto il Giro di Svizzera. Adesso ho preparato il Giro ma ho corso meno».

Si va a Montalcino

Domani inizia una settimana importante con sterrato e Zoncolan. Bernal non vuole ancora guardare tanto in là. Conosce bene le insidie degli sterrati e da ex biker non li sottovaluterà. Anzi, proprio tra Strade Bianche e Tirreno ha svolto un sopralluogo della tappa di domani.

«Non si possono paragonare la Strade Bianche e la tappa di domani. Quella è una corsa di un giorno piena di specialisti, corridori diversi e con più settori. Immagino una grande lotta per prendere davanti i settori di sterrato».

Il testa a testa con Evenepoel sta diventando di grande appeal mediatico oltre che tecnico
Il testa a testa con Evenepoel sta diventando di grande appeal mediatico oltre che tecnico

Egan vs Remco

Questa è la sfida che infiamma i tifosi e i media. Due giovani che non hanno paura. E il traguardo volante di ieri non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco.

«E’ stato un bel momento – conclude Bernal – Io ho visto un’occasione, lui ha cercato di anticiparmi. Entrambi ci divertiamo. Remco ha mostrato di essere un grandissimo corridore, ha recuperato bene dal suo infortunio e soprattutto ha lavorato bene pur stando lontano dalle gare. Per questo crescerà ancora e per questo devo accumulare vantaggio su di lui. Io voglio vincere questo Giro».