Van Empel e Pieterse: i nuovi talenti del ciclocross in rosa

08.12.2022
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Hulst, 27 novembre: prima Pieterse e seconda Van Empel. Anversa, 4 dicembre: prima Van Empel e seconda Pieterse. Nel ciclocross la Coppa del Mondo al femminile non esce da questo entusiasmante dualismo che ha completamente sovvertito le gerarchie consolidate negli anni. Se la nazione guida non cambia essendo entrambe olandesi, stiamo assistendo a un profondo rinnovamento, in maniera repentina come solitamente nel mondo femminile offroad non capita spesso.

Siamo di fronte a due ragazze giovanissime, ancora U23, profondamente diverse e per certi versi anche contrapposte. Sembra che fra loro stia sviluppandosi quella rivalità in gara sulla quale il ciclismo olandese ha costruito le sue recenti fortune (ma anche qualche disgrazia…) nel mondo della strada. Sono due personaggi tutti da scoprire (nella foto d’apertura l’arrivo di Flamanville nel gennaio 2022, da sinistra Van Empel e Pieterse), una, la Van Empel profondamente concentrata sul suo mestiere, tanto che qualcuno la considera alla stregua di un robot. L’altra, la Pieterse, molto più naif.

Tra ciclocross e mtb

A tal proposito curioso un aneddoto raccontato tempo fa dal coach della nazionale offroad Gerben De Knegt: «Nel 2019 a marzo avevo già annunciato a Puck che a ottobre sarebbe stata parte della spedizione olandese ai mondiali di mtb in Canada. Lei mi guarda quasi incredula e dice: “No, coach, in quei giorni ho già prenotato una settimana di vacanza a Texel con le mie amiche…”. Naturalmente è venuta in Canada ed è finita settima».

Quello della mtb è un altro dei punti in comune fra le due ragazze: entrambe sono figlie della nuova generazione ciclistica che quasi non tollera più la specializzazione, ma vive della multidisciplinarietà. Entrambe svettano nel ciclocross, entrambe lo fanno anche nella mountain bike (la Van Empel iridata di categoria 2022, la Pieterse argento nel 2021), entrambe vogliono andare a Parigi 2024 e non solo per fare presenza e assaggiare le crepes… Con la differenza che la Van Empel vuole dire la sua anche su strada.

La Van Empel sta emergendo anche su strada: qui è bronzo in linea agli europei 2022 (a destra)
La Van Empel sta emergendo anche su strada: qui è bronzo in linea agli europei 2022 (a destra)

Alla corte di Marianne

Per questo nel 2023 seguirà la grande Marianne Vos nel team di riferimento del ciclismo olandese, la Jumbo Visma, puntando a far bene già nelle classiche di primavera. Molti la paragonano a Van Der Poel, invece ci sono riferimenti che l’assimilano a Evenepoel: come l’iridato belga, anche la Van Empel ha iniziato tardi ad andare in bici. Prima si dedicava al calcio, nell’RKSV Nuenen e ci sapeva anche fare, tanto che gli osservatori della sezione femminile del Bayern Monaco l’avevano già segnalata. Utilizzando la bici d’inverno per tenersi in forma, Fem si è però appassionata e ha scelto di cambiare, trovando nei genitori pieno sostegno.

Ecco un altro fattore che unisce le storie delle due ragazze: la passione di famiglia. In casa Van Empel suo padre Jean Paul è una vera guardia del corpo. Per Fem la gara inizia molto prima dello start, quando mette le cuffie alle orecchie e sale sui rulli per il riscaldamento. Lo sguardo è fisso e il padre provvede che non venga disturbata. D’altronde anche lui correva in bici come lo zio Micky, anzi l’allenatore di quest’ultimo, Aschmin Van Oorschot è quello che ora allena Fem e non esita a mettere un freno alla sua protetta.

Puck con i genitori Pieterse, che non la lasciano mai nelle sue trasferte
Puck con i genitori Pieterse, che non la lasciano mai nelle sue trasferte

La presenza dei genitori

«Dopo che ha vinto le sue prime due gare di Coppa nel 2021 – raccontava all’inizio della stagione – ho deciso di cambiare la sua impostazione di allenamento, puntando più sulla resistenza anche a scapito dell’esplosività perché sapevo che in Fem la resistenza è una dote innata che va coltivata. Deve crescere con calma, per non fare la fine di Ceylin Del Carmen Alvarado che dopo l’iride del 2020 è andata in calando. Fe può scattare, osa mettere le mani sul fondo del manubrio, può variare il ritmo e pedalare da sola. Le altre non sono così versatili».

Anche i genitori di Puck sono sempre presenti, anzi. A Fayetteville, quando ha vinto il titolo mondiale under 23, suo padre Joost era ai box a lavare le bici a ogni giro, sua madre Ella gli consegnava la bici pulita. Anche la sorellina Isa va in bici, ma per sapere se sarà alla sua altezza bisognerà attendere, ha solo 4 anni… Intanto pedala con i genitori nelle loro escursioni nei boschi. Genitori che sostengono Puck in tutto e per tutto, come anche i suoi insegnanti al Municipal Gymnasium Johan Van Oldenbarneveld: più successi otteneva, più gli insegnanti avevano capito perché certe volte non finiva i compiti…

Prima vittoria per la Van Empel in Coppa, a Vermiglio 2021. Si ripeterà il 18 dicembre?
Prima vittoria per la Van Empel in Coppa, a Vermiglio 2021. Si ripeterà il 18 dicembre?

Imparare a perdere…

A inizio stagione la bilancia pendeva fortemente a favore della Van Empel, ora c’è più equilibrio ma, come detto, la rivalità fra le due cresce. A Hulst se n’è avuta la dimostrazione: la Van Empel era in testa, ma al terzo giro una caduta le ha storto il manubrio e manomesso il deragliatore che non tornava più indietro. Così Fem ha perso concentrazione e Puck l’ha sorpassata in tromba. All’arrivo era fuori di sé rifiutando inizialmente il contatto con i media con cui ha poca dimestichezza. Cosa che non è sfuggita al suo allenatore: «Deve imparare a perdere prima di vincere…».

Monaco e Innocenti da Cassani: obiettivo riscatto

08.12.2022
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Dal team Technipes#InEmiliaRomagna partono tante storie e inevitabilmente tutte si intrecciano, come nel migliore dei romanzi. Due di queste, tuttavia, ci hanno particolarmente “rapito”: quella di Alessandro Monaco e di Andrea Innocenti. Trame differenti che però condividono uno stesso obiettivo, quello di riscattarsi. O almeno provare a farlo. Monaco riparte dopo un finale di stagione che lo ha visto operarsi all’arteria iliaca. Di Innocenti, invece, vi abbiamo parlato di recente in due modi differenti

Entrambi i corridori, nel momento in cui ci siamo confrontati con loro, hanno detto di essere arrivati in questa squadra grazie al rapporto con Davide Cassani. L’ex cittì ha avuto modo di veder crescere i due ragazzi dalle categorie giovanili, prima che le vicissitudini di entrambi prendessero il sopravvento. 

Cassani ha voluto credere in Monaco ed Innocenti: due storie diverse ma stessa fame di riscatto
Cassani ha voluto credere in Monaco ed Innocenti: due storie diverse ma stessa fame di riscatto

L’occhio di Cassani su Monaco

Cassani risponde al telefono a metà mattinata, le parole escono ponderate dalla sua bocca, l’ex cittì ne conosce il peso e prima di rispondere aspetta sempre qualche istante. 

«Monaco – dice Cassaniha espresso ampiamente la volontà di riprovarci. Dal momento in cui si è accorto del problema alla gamba, ha detto di essere disposto a fare tutto il necessario per tornare ad alti livelli. Lo conosco da diversi anni, da quando correva negli juniores ed era uno dei più bravi, direi tra i migliori d’Italia. E’ stato anche tra i professionisti per due anni, di quel periodo so poco, però mi sento di dire che a volte la fretta porta a scartare certi elementi quando basterebbe aspettare un po’. La sua figura all’interno della squadra sarà importante, sarà uno dei più grandi, se non il più grande. Il calendario che ci aspetta, con tante corse all’estero, ci porta ad affidarci anche a ragazzi con la sua esperienza».

Per l’ex cittì anche il lato umano è importante. Lo studio aiuta a fare crescere l’atleta e viceversa: qui il giorno della laurea di Innocenti
Per l’ex cittì anche il lato umano è importante. Lo studio aiuta a fare crescere l’atleta e viceversa: qui il giorno della laurea di Innocenti

E poi su Innocenti

Per Innocenti il discorso è diverso ma parte sempre dallo stesso punto: la motivazione. E Andrea, per le parole dette e le impressioni lasciate anche al suo rientro, sembra averne parecchia. 

«L’arrivo di Innocenti – riprende Cassani – è legato al fatto che ritengo sia un corridore con numeri notevoli. Non voglio entrare nel merito della vicenda, ma un ragazzo così giovane che durante uno stop di 4 anni reagisce in questo modo merita attenzione. Si è sempre allenato cercando di tornare competitivo e riuscendoci, bisogna stare vicino a determinati ragazzi e sono contento che lo abbiamo preso. Il periodo di stop è lungo ma parliamo di un ragazzo del 1999, è giovane e merita di avere un’opportunità».

Monaco ha un grande bagaglio di esperienza da mettere a disposizione dei compagni
Monaco ha un grande bagaglio di esperienza da mettere a disposizione dei compagni

Il lato umano

Cassani abbiamo imparato a conoscerlo bene, è una persona che all’aspetto umano bada molto. Monaco ed Innocenti lo sanno e parte di questa opportunità passa proprio da questo aspetto. 

«Entrambi – conclude – hanno proseguito gli studi, penso che sia un lato fondamentale della vita che può accompagnare e aiutare l’attività sportiva. E’ finita l’epoca dei corridori con i paraocchi, bisogna essere sempre attenti a quello che succede nel mondo. Sono contento che entrambi abbiano deciso di puntare molto anche sull’istruzione nel tempo libero, senza perdersi in qualcosa di meno importante. La crescita dell’uomo deve andare di pari passo alla crescita sportiva».

Coppolillo non ha dubbi: Monaco e Innocenti hanno la motivazione giusta, l’occasione se la sono meritata
Coppolillo non ha dubbi: Monaco e Innocenti hanno la motivazione giusta, l’occasione se la sono meritata

Parla Coppolillo

Il discorso, ora passa anche attraverso le parole e la visione dei diesse. Parliamo con Michele Coppolillo che ha visto entrambi i ragazzi e, insieme a Cassani, ha deciso di dare loro questa occasione. Facciamoci raccontare cosa ha notato. 

«Quando ho fatto il colloquio con Monaco – dice “Coppo” – sono stato subito chiaro e lui lo è stato con me: non è qui per fare un altro anno e vedere, provare… E’ qui per dare il massimo e fare bene. L’età è un fattore, ma non è “invalidante”. Anche io sono passato professionista a 24 anni e ho fatto le mie dieci stagioni in gruppo. L’infortunio e la conseguente operazione non sono banali, ma le prime sensazioni che ci ha dato sono positive. Lo staff della nostra squadra è di alto livello e questo sarà un fattore determinante per aiutarlo a tornare al 100 per cento. Lui è un ragazzo molto determinato, d’altronde non fai questa operazione a 25 anni se non credi davvero in quello che fai.

«Di Innocenti – riprende con verve – ho avuto una bellissima impressione durante il nostro colloquio. La cosa che mi ha colpito di più è che non si è mai fermato in questi 4 anni, non è una cosa banale, ci vogliono gli stimoli e tanta fame. Lo conosco da quando era junior perché ai tempi ero diesse in una squadra di quella categoria e lo vedevo spesso. Il talento lo ha sempre avuto. Magari all’inizio farà fatica, soprattutto i primi mesi, ma poi dovrà tornare a regime. Anche per lui vale il discorso di Monaco, se sei qui è perché devi provarci con tutto te stesso. Innocenti, secondo me sarà una bella sorpresa, io lo spero e non sarebbe qui se non ci credessi davvero».

La legge, il camionista e 10 domande all’avvocato

08.12.2022
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E’ passata una settimana. Le indagini sulla morte di Davide Rebellin hanno portato con notevole rapidità all’individuazione del camionista che lo ha travolto e poi è scappato, sebbene si fosse reso conto di averlo investito. Quel che resta nebuloso è che cosa accadrà adesso.

Abbiamo letto che quel sessantennne maledetto e recidivo non potrà essere arrestato in Germania, perché lassù l’omicidio stradale non è previsto fra i reati. Abbiamo letto tutto e il contrario di tutto. Ma siccome in questi casi a dettare la via, che piaccia o meno, è la legge, ci siamo rivolti a Federico Balconi con 10 domande. E’ l’avvocato di Zerosbatti, ormai l’amico di chiunque abbia avuto un incidente in bici. Ecco che cosa ci ha risposto.

Federico Balconi e Vincenzo Nibali, Zerosbatti ha preso il volo dalla loro collaborazione. In apertura, immagine giustiziainsieme.it
Balconi e Nibali, Zerosbatti è nata dalla loro collaborazione. In apertura, immagine giustiziainsieme.it

1) L’omicidio stradale può essere colposo?

L’omicidio stradale si configura ogni volta che un automobilista compie una manovra di sorpasso senza adottare tutte le misure cosiddette “cautelari” previste dal Codice della strada (art. 148). Dovrebbe cioè tenere una velocità moderata e che consenta il sorpasso in sicurezza, con una distanza che tenga conto di strada, eventuali sbandamenti del ciclista e che non metta lo stesso in pericolo durante la manovra. In caso di urto automaticamente viene imputata all’autista la mancata adozione di queste norme. Pertanto, non potrà dire di non essersi accorto. Varrebbe come una confessione perché significherebbe che non aveva adottato nemmeno la minima diligenza di guardare la strada!

2) Aver visto ed essere fuggito è un’aggravante?

Qualora venisse dimostrato, questo comportamento configura una grave omissione di soccorso. Perché non potrà nemmeno dire di non essersi accorto dell’evento.

3) In Italia sarebbe stato arrestato?

Il reato di omicidio stradale in Italia prevede l’arresto facoltativo se non vi sono aggravanti. Diventa obbligatorio in presenza di aggravanti, come in questo caso (omissione di soccorso). Vi è a mio avviso un altro elemento da verificare, ovvero che non fosse in stato di alterazione alcolica o da sostanze stupefacenti. Questo per un autista di camion comporta la maggiore delle aggravanti con arresto obbligatorio.

Questa l’area dell’incidente, al centro l’immissione e la rotonda accanto al ristorante (immagine Google Maps)
Questa l’area dell’incidente, a destra lo svincolo e la rotonda accanto al ristorante (immagine Google Maps)

4) In quale modo si potrà portare qui il camionista?

Il PM Italiano potrebbe valutare, una volta accertata la dinamica, di chiedere l’arresto mediante ordine di cattura internazionale.

5) L’autopsia in certi casi è comunque indispensabile?

L’autopsia viene disposta d’ufficio, perché la configurazione del reato prevede il nesso causale tra evento e morte. Quindi deve essere esclusa qualsiasi altra possibile causa di decesso.

6) L’autista è recidivo: in Italia avrebbe avuto ancora la patente?

Purtroppo sì, perché una volta scontato il periodo di sospensione (di solito con patteggiamento e lavori socialmente utili), la patente viene restituita. In caso di recidiva per la guida in stato di ebrezza o se avesse commesso lo stesso reato negli ultimi due anni, sarebbe prevista la revoca. La recidività penalmente invece è aggravante e, anche se superati i 5 anni, non potrà usufruire della sospensione condizionale della pena.

Davide Rebellin, figlio, fratello, marito e campione, è stato ucciso da un camion il 30 novembre 2022
Davide Rebellin, figlio, fratello, marito e campione, è stato ucciso da un camion il 30 novembre 2022

7) Quale pena rischia?

La pena potrebbe andare dai 2 a 7 anni senza aggravanti, oppure da 8 a 12 anni se aggravata. Escluderei l’aggravante lieve (da 5 a 10 anni).

8) Se sarà carcere, dovrà scontare la pena in Italia?

Potrebbe richiedere di scontare la pena in un carcere tedesco, tramite gli accordi europei tra Stati.

9) Oltre al penale ci sarà un processo civile?

Il processo civile potrà essere svolto in due modi. Tramite la costituzione di parte civile da parte dei parenti/eredi di Davide direttamente nel processo penale. Oppure con separato giudizio: scelta più opportuna, poiché il processo civile è finalizzato al risarcimento del danno, che compete maggiormente al Giudice Civile Ordinario. 

Il peso del camion ha gioco facile contro la bicicletta, ma è difficile in certi casi sostenere di non essersi accorti
Il peso del camion ha gioco facile contro la bicicletta, ma è difficile in certi casi sostenere di non essersi accorti

10) Cosa potrebbe dire a sua discolpa?

Come spesso leggiamo nei verbali di sommarie informazioni, l’automobilista generalmente per discolparsi sostiene che il ciclista abbia cambiato repentinamente direzione. Oppure che durante il sorpasso probabilmente ha cambiato direzione sbandando e urtando il cassone… Abbiamo letto anche di automobilisti che in fase di sorpasso hanno dichiarato di aver sentito un colpo e solo dopo essersi resi conto di aver colpito il ciclista… Tutte dichiarazioni che potranno essere utilizzate contro lo stesso autista. Dimostrerebbero infatti la mancata diligenza e attenzione dovute nel compiere una manovra così pericolosa.

Acquisti mirati e tridente per la BePink. Ci dice tutto Zini

08.12.2022
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Squadra che vince non si cambia, recita un popolare adagio dello sport. La BePink del 2023 avrà due figlie d’arte come volti nuovi, ma il grande colpo di mercato è l’aver trattenuto le sue migliori interpreti per ultimare il loro programma di crescita.

Un roster di 13 atlete con una età media di 21 anni, più bassa rispetto a quella dell’anno scorso. Walter Zini e Sigrid Corneo potranno contare ancora sul tridente che l’anno scorso, tra strada e pista, ha conquistato 18 delle 23 vittorie stagionali, compresi quattro titoli europei. Basilico, Vitillo e Zanardi guideranno il team continental lombardo, alla ricerca di una consacrazione personale e collettiva. Sentiamo da Zini come si comporterà la sua BePink l’anno prossimo (in apertura con Zanardi e Vitillo, c’è Letizia Brufani, a sinistra).

Walter Zini è il team manager della BePInk dal 2012 e nel ciclismo femminile dal 1997 (foto Saccani)
Walter Zini è il team manager della BePInk dal 2012 e nel ciclismo femminile dal 1997 (foto Saccani)
Walter avete fatto un paio di innesti mirati in squadra.

Sì, abbiamo cambiato di poco. Tre delle quattro partenti andranno in squadre spagnole. Quagliotto alla Laboral, Drummond alla Zaaf, Escursell alla Massì-Tactic, mentre Dioguardi stava valutando il suo futuro agonistico. Le ringrazio per essere state con noi negli ultimi anni. Abbiamo deciso di sostituirle solo con due ragazze, anche se valuteremo se inserire qualcun’altra più avanti. Arriva Alessia Patuelli dalla UAE Team ADQ (figlia dell’ex pro’ Andrea, ndr) dove ha fatto due stagioni sottotono. E’ una classe 2002, spero di recuperarla e riportarla ai suoi livelli giovanili, in cui aveva dimostrato grandi cose. Poi abbiamo preso Andrea Casagranda dal Breganze Millenium (figlia dell’ex pro’ Stefano, ndr). Sarà al primo anno tra le elite e non vogliamo metterle pressione, ma è una ragazza molto promettente. Entrambe saranno un valore aggiunto.

Hai resistito alle sirene degli squadroni per Vitillo e Zanardi. Però alla fine del 2023 potrebbero partire. Sei preparato a perderle?

Diciamo di sì, ma intanto c’è da correre la prossima stagione e fare bene. Se loro due e altre delle nostre ragazze ripeteranno ciò che hanno fatto nel 2022, non avremo problemi a privarcene. Le aiuteremo a trovare la sistemazione più adatta. Ho ragazze che potenzialmente potrebbero essere pronte al WorldTour, però a me interessa farle passare affinché possano restarci per il resto della loro carriera. E’ per questo che hanno scelto di fare ancora un anno in BePink, per maturare ulteriormente.

Ti aspettavi la stagione che ha fatto “prezzemolino” Basilico?

Sono soddisfatto di Valentina. Le sue doti non si discutono però bisogna pesare i risultati che ha fatto. Ha vinto tre gare open e due in Argentina alla Vuelta Formosa dove il livello era più contenuto rispetto al solito. Attenzione, non sto dicendo che non valgono. Sono importanti e ce le teniamo strette, anche perché ha sempre vinto bene. Ma per me, ad esempio, vale tantissimo il secondo posto che ha fatto al fotofinish a Fourmies dietro Copponi della Fdj-Suez. Lassù c’era davvero un bel lotto di partenti e se avesse fatto una volata più pulita avrebbe fatto il colpaccio. Lei è un vulcano in tutti i sensi. Ha qualità, ma deve imparare a usarle al momento giusto. Ci stiamo lavorando.

Vitillo e Zanardi invece sono chiamate all’annata del definitivo salto di qualità?

Le doti di Matilde sono note. Anche lei ha fatto un grande 2022, con due ori in pista all’europeo U23 insieme a Silvia. Non è molto vincente perché ancora non ha esplosività, però se le lasciano troppo spazio in fuga sa colpire, come a Burgos dove ha vinto una gara WT. Si giocherà di più le sue carte e credo che possa stare con le migliori in certe corse. Però deve essere pronta a correre in modo diverso. Sta crescendo bene e in fretta. La “Zanna” invece dovrà provare nuove gare…

Ce lo ha detto infatti, anche se non era molto convinta.

Sì lo so. Silvia viene da me e mi dice: «Sai che pensavo peggio?». Come alla Freccia Vallone. Non era in forma, però l’avevo mandata in fuga dove andavano forte sia davanti che dietro. Alla fine è stata l’ultima fuggitiva a essere ripresa. Le ho mostrato i dati e analizzandoli le ho detto che fra un po’ di anni potrebbe fare dei piazzamenti a Huy. Nel 2023 mi piacerebbe portarla a correre la Roubaix. Ho fatto richiesta di partecipare e spero ce la accettino. Quest’anno ha vinto in solitaria, andando in fuga o su terreni cui pensava di non essere adatta. Per la definitiva consacrazione le manca il grande risultato nelle gare vere. Penso a Cittiglio o alle Strade Bianche, visto che lei sa guidare molto bene la bici. Deve convincersi dei propri mezzi. Quest’anno lavoreremo per la maturazione psico-fisico.

Per Walter Zini chi sono le altre ragazze che possono mettersi in mostra?

Ce ne sono diverse. Crestanello ha un gran potenziale. Abbiamo aggiustato il metodo di lavoro e nel 2023 potremo vederla davanti nelle volate. Lara si alternerà a Basilico in base al loro stato di forma. Brufani, Vettorello e Bertolini si sono rivelate subito importanti per la squadra, le ultime due pur essendo arrivate a metà di questa stagione. Poi c’è anche Teolis che può rilanciarsi, specie in salita. Ha risolto qualche problema alla schiena e lei ha una grande capacità di gestirsi in corsa. Ma in realtà siamo ben equilibrati. Anche Hajkova, Jencusova e Savi sono sempre preziose in ogni gara col loro contributo. Tutte le mie ragazze sono fondamentali nell’economia del gruppo e bisogna riconoscergli questi meriti.

Che 2023 vuole fare la BePink?

Stare sulla falsariga di quest’anno in termini di risultati andrebbe benissimo. Però vorrei maggiore consapevolezza. Siamo giovani, ma alcune sono mature per fare un certo tipo di attività. La ciliegina sulla torta sarebbe una vittoria in gare di spessore, magari al Nord. E magari anche più di una.

Cosnefroy vuole finalmente una grande classica

08.12.2022
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E’ passato dal 42° posto della classifica UCI al 18°. Dall’essere il quinto tra i francesi al terzo. Si è sposato. Ha vinto nel WorldTour. Il 2022 è certamente da incorniciare per Benoit Cosnefroy. Il corridore dell’Ag2R Citroen è stato autore di una stagione nella quale ha mostrato grande costanza di rendimento. E soprattutto che può stare, e bene, là davanti.

E dire che in occasione del suo primo picco di forma, vale a dire le classiche delle Ardenne, aveva subìto una beffa non da poco. Se vi ricordate, lo avevano decretato vincitore dell’Amstel Gold Race. Minuti di attesa, nei quali aveva anche festeggiato con la squadra, poi la doccia ghiacciata. Per pochi millimetri, ma a vincere la corsa della birra era stato il suo compagno di fuga, Michal Kwiatkowski.

Dalla beffa alla gioia

La sua ultima stagione è stata figlia di un buon 2021, anno in cui era cresciuto parecchio e parecchio ci si attendeva. Però mancava sempre qualcosa: una sfortuna, un colpo di reni imperfetto, un tempismo sbagliato. Anche al Tour un paio di fughe interessanti, diversi tentativi, ma a Parigi si era ritrovato con un pugno di mosche in mano.

Fino al 9 settembre scorso, quando vincendo il GP Cycliste de Québec ha dato una svolta alla stagione e forse alla sua carriera. Per Benoit si è trattato del secondo successo nella massima categoria dopo la Bretagne Classic – Ouest-France del 2021, ma questo era davvero pesante visto l’ordine d’arrivo.

«Ho mostrato – dice Benoit – una certa regolarità. Sono stato presente durante la stagione, anche se questo non conta necessariamente. Sono riuscito a ottenere dei risultati in ogni momento dell’anno a parte all’inizio perché ero spesso febbricitante.

«Certo, se fossi riuscito a vincere l’Amstel sarebbe cambiato molto».

Cosnefroy ha ripreso ad allenarsi in Spagna. La data del suo inizio agonistico 2023 non è ancora nota (foto Instagram)
Cosnefroy ha ripreso ad allenarsi in Spagna. La data del suo inizio agonistico 2023 non è ancora nota (foto Instagram)

In crescendo

E con questa consapevolezza e con i gradi di leader, è ripartito dal ritiro in Spagna. Si è visto un Benoit solare, sicurò di sé pronto a crescere ancora. E magari a fare il definitivo salto di qualità al pari del suo connazionale Laporte. I due per certi versi si assomigliano.

«Sto riprendendo pian piano il ritmo per affrontare il 2023 – ha detto il normanno a Cyclism’Actu – Per il momento mi sto allenando con una pressione minima. Inizieremo a fare qualcosa di più durante gli stage con la squadra».

Cosnefroy (classe 1997) è cresciuto nel vivaio dell’Ag2R. E’ ormai uno dei più forti francesi per le classiche. Eccolo con Alaphilippe
Cosnefroy (classe 1997) è cresciuto nel vivaio dell’Ag2R. E’ ormai uno dei più forti francesi per le classiche. Eccolo con Alaphilippe

Classiche nel mirino

Secondo all’Amstel, alla Freccia Vallone (2020) e a quella del Brabante, Cosnefroy è certamente un cacciatore di classiche. Ha un buono spunto, anche se non è super veloce, ma piuttosto ha la “botta” del finisseur. Anche se con i suoi 64 chili potrebbe essere quasi uno scalatore.

«Il mio obiettivo? E’ quello di conquistare una grande classica, ma al tempo stesso di vincere… sempre! E quando dico una grande classica penso soprattutto alle Ardenne».

In tal senso la fiducia della squadra non gli manca. Quest’anno Julien Jurdie, uno dei diesse dell’Ag2R Citroen, prima della Liegi aveva detto espressamente alla squadra che Benoit era ideale per certe corse e che bisognava aiutarlo. Aveva anche aggiunto che lo vedeva sul podio.

Benoit ha disputato 4 Tour e nessun altro grande Giro. Il prossimo anno (avrà 28 anni) potrebbe cambiare
Benoit ha disputato 4 Tour e nessun altro grande Giro. Il prossimo anno (avrà 28 anni) potrebbe cambiare

Ma prima… idee chiare

Cosnefroy non conosce ancora i suoi programmi. Sembra non far parte di coloro che sono diretti al Down Under a gennaio. Piuttosto dovrebbe partire più tranquillo. Molto della sua programmazione ruota attorno al Tour. Grande Boucle sì o no? Benoit potrebbe non essere al Tour.

«Correre il Tour – ha detto Cosnefroy – mi piace, mi diverte, ma mi fido ciecamente della mia gestione sportiva. E se la squadra pensa che posso aiutarla altrove sono aperto ad accettare le sue proposte.

«Per il momento – aveva detto prima del Canada – non posso non ottenere un risultato importante al Tour».

Perché non può raggiungerlo? Ha dimostrato di poter competere con i migliori. Forse è consapevole che gli manca qualcosa. E riavvolgendo il nastro Benoit potrebbe aver ragione. Almeno quando si parla di corse di primissima fascia. 

All’Amstel quando perse per un soffio anticipò. In Canada, la stessa cosa, anche se lo ha fatto con un super finale…

«Se guardo ai miei risultati al Tour, questi non sono ancora i migliori. Io spero di vincere una tappa, questo è il massimo che posso sperare al Tour de France. Ma per fortuna non c’è solo il Tour che mi entusiasma».

Da allievi a juniores vietato avere fretta. Parla D’Onofrio

07.12.2022
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Una squadra che sale di categoria e dagli allievi passa agli juniores, con l’organizzazione di Andrea Campagnaro, la benedizione di Fabrizio Vangi e la guida di Ugo Maria D’Onofrio. Il racconto di Ivan Toselli qualche settimana fa ha suscitato interesse, per i temi sul tappeto. La scuola. La preparazione atletica. La vita da atleta. Nella Vangi-Sama Ricambi-Il Pirata si lavora già per il debutto nella categoria superiore. Giusto lunedì D’Onofrio è andato in Toscana per recuperare le bici, mentre i ragazzi, che al mattino vanno a scuola, nel pomeriggio proseguivano col lavoro in palestra.

D’Onofrio è del 1965, è nato a Terracina e ha corso fino ai dilettanti di seconda serie. Quando poi ha capito di non avere un futuro da atleta, ha staccato il tesserino da direttore sportivo. Gli abbiamo chiesto di guidarci nel lavoro dei suoi ragazzi.

Gli allievi di 2° anno del Team Il Pirata passeranno juniores con la Vangi-Sama Ricambi (foto FB)
Gli allievi di 2° anno del Team Il Pirata passeranno juniores con la Vangi-Sama Ricambi (foto FB)
Cosa si fa in questo periodo?

Si lavora tanto in palestra sulla forza, mentre nelle uscite in bici si va agili, solo per sistemare le gambe dopo i lavori pesanti. Dal 27 fino a 30 dicembre saranno in ritiro. Il 31 e il primo dell’anno vanno a casa. Poi vengono il 2 gennaio fino al 10 e lì cominceremo a fare qualche lungo, ma niente di particolare. Il bello è che l’idea di venire in ritiro è loro, stanno bene insieme. Abbiamo un bel gruppo.

La nuova categoria richiede un aumento dei carichi di lavoro?

Non ci sarà un aumento clamoroso di volumi, ma certo in palestra si lavora sulla forza e sulla resistenza. Che qualcosa si debba aumentare è inevitabile, perché avere i rapporti liberi richiederà più forza. I ragazzi di primo anno vengono dal 16 e si ritroveranno con il 52×11. Perciò, anche se questo passaggio è necessario, va fatto tutto con gradualità. Sono comunque ragazzi che arrivano dagli allievi e da un’attività più blanda.

Federico Amati (qui al Lunigiana) ha vinto nel 2022 il Trofeo Paponi e passa ora con la Vangi-Sama Ricambi (photors.it)
Federico Amati (qui al Lunigiana) ha vinto nel 2022 il Trofeo Paponi e passa ora con la Vangi-Sama Ricambi (photors.it)
Un team di soli debuttanti?

Avremo tutti i primi anni che nel 2022 hanno finito gli allievi, in più mi sono portato dietro Di Prima, Chinappi (in apertura con D’Onofrio dopo la vittoria nella Ciociarissima, ndr) e Amati, che nel 2022 erano primi anni e hanno già vinto. Amati è un po’ da rilanciare, perché al primo anno da allievo è andato fortissimo, poi ha vissuto un anno e mezzo non troppo brillante. Accanto a loro, ci saranno i ragazzi di primo anno, che sono validi, però certamente devono fare esperienza e hanno bisogno di tempo. Non basta essere andati forte da allievi per avere un impatto positivo con la categoria. Magari ne risentiranno poco, ma la differenza c’è.

E’ un gradino tanto alto?

Sono ragazzi validi, ma faremo un calendario pieno di gare nazionali e anche internazionali, che servono per fare l’esperienza che si ritroveranno al secondo anno. Andremo a fare anche una gara a tappe in Francia a luglio, ci hanno invitato. Faremo un bel calendario. Il gradino è abbastanza alto, ma in trent’anni che faccio il direttore sportivo, ho visto andar forte tanti ragazzi di primo anno più che al secondo. Perché all’inizio sanno che è difficile e si impegnano un po’ di più, mentre al secondo anno si rilassano. L’importante è dargli tempo. A inizio stagione è tutto nuovo. Rapporti, distanza e modo di correre. 

Daniele Chinappi della Multicar Amarù ha vinto due prove della Ciociarissima (foto FB)
Daniele Chinappi della Multicar Amarù ha vinto due prove della Ciociarissima (foto FB)
Modo di correre?

Da allievi la salita si fa a scatti, da juniores è diverso. Magari si imbocca già a 50 all’ora perché tutti vogliono stare davanti, poi si va su di passo dall’inizio alla fine. Chi ne ha resta davanti, gli altri saltano. Penso che grossi problemi non ce ne saranno, mentre il discorso dei rapporti è tutto da verificare.

Toselli pesa 54 chili: lui con i rapportoni soffrirà?

Toselli potrebbe avere qualche problema, soprattutto nell’imbuto per prendere davanti la salita, perché si faranno sparate per imboccarla. Però una volta che sono in salita, problemi non ne ha: il discorso dei rapporti lì non esiste. Però avendo una buona squadra, cercheremo di portarlo alla salita il più coperto possibile. Invece i piccoli avranno grossi problemi a crono, perché con il rapporto libero il corridore potente spicca di più. L’importante però è dargli il tempo di crescita. Vogliamo che migliorino, se avessimo puntato al numero di vittorie, non avremmo scelto un calendario così impegnativo.

Ivan Toselli è uno scalatore di 54 chili: secondo D’Onofrio, l’adattamento agli juniores sarà da seguire bene (foto Coppa d’Oro)
Ivan Toselli è uno scalatore di 54 chili: l’adattamento agli juniores sarà da seguire bene (foto Coppa d’Oro)
A D’Onofrio non interessa vincere?

Vogliamo vincere, per carità, sarebbe ipocrita dire il contrario. Ma avere dei corridori che da grandi diventeranno dei buoni professionisti ci dà molta più soddisfazione. Ho avuto con me Martin (Marcellusi, ndr) da junior di secondo anno. Poteva vincere 20 corse se avessimo puntato alle regionali. Invece andavamo alle internazionali e andava sempre a podio. E la continuità è un valore che si apprezza

Si è parlato e dibattuto della vita da pro’ che fanno da allievi…

A questa età non si fa la vita da professionista, ma già si comincia a fare la vita del corridore. E’ diverso da quella che si faceva da allievi, perché questa è una categoria di riferimento, se bene o male, si saprà fra 10 anni. Il ragazzo deve imparare a gestirsi e mangiar bene. Per questo abbiamo preso il nutrizionista, che non gli impedisce di mangiare, come pensano alcuni. Mangiano, anzi mangiano anche più di quello che magari mangerebbero a casa. Mangiano bene. Abbiamo un ritiro aperto tutto l’anno, una foresteria, ma ovviamente chi vive a casa e va a scuola, lo vediamo solo nel fine settimana. Quelli che vivono in ritiro vanno a scuola al mattino e si allenano il pomeriggio. Quando invece non c’è scuola, sono tutti qua. Faremo i test a gennaio. Si alleneranno tutti con il potenziometro, perché è giusto che sia così.

Il motore della squadra è Andrea Campagnaro, a sinistra. Qui con Cristiano Moriconi, che produce le ruote Tsunami in uso al team
Il motore della squadra è Andrea Campagnaro, a sinistra. Qui con Cristiano Moriconi, che produce le ruote Tsunami in uso al team
Perché è giusto?

Sui social fanno parecchio casino, ma non hanno capito che è tutto cambiato. Quando correvo io trent’anni fa, prima di partire per le gare mangiavamo la bistecca. Tante cose non si sapevano e ci si allenava come adesso. Solo che oggi i lavori sono codificati, mentre prima rischiavi di andare in superallenamento. Non avevi gli strumenti di controllo, mentre il potenziometro e il cardio sono strumenti di controllo. Si fa in modo che i ragazzi siano più tutelati.

E tutti a caccia di Evenepoel…

A mio parere, dovrebbero correre almeno un paio d’anni negli U23 per crescere bene. Si fanno i paragoni con Evenepoel, ma lui che c’entra? E’ un fenomeno e sarebbe venuto fuori anche se fosse stato italiano. Quelli così nascono ogni 50 anni e non hanno nulla da spartire con gli altri. 

Lo sponsor sparisce, Pineau affonda: un film già visto

07.12.2022
5 min
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Emanuele Galbusera fu profeta involontario. «La battaglia storica – disse nell’intervista di metà ottobre – è sempre stata quella di patrimonializzare e responsabilizzare le società sportive, perché abbiano più certezze e non dipendano solo dagli sponsor».

L’obiettivo non è stato raggiunto, quantomeno non da tutti. Così nel giro di pochi mesi, il ciclismo professionistico ha visto svanire due squadre che, in rapporto alla loro grandezza, ne hanno fatto la storia recente. La Drone Hopper di Savio e Bellini e da ultimo la B&B Hotels di Jerome Pineau, che la scorsa settimana all’improvviso ha parlato con i suoi corridori per dirgli che erano liberi di trovarsi un’altra squadra per la prossima stagione.

Promesse mancate

Da una parte lo sponsor dei droni: una startup che ha fatto il passo più lungo della gamba e che, a quanto si è capito, potrebbe aver pagato (almeno finché lo ha fatto) con i fondi europei ricevuti per lo sviluppo aziendale. Di mezzo ci sono andati Savio e anche RCS Sport, che a quanto si dice a Drone Hopper avrebbe voluto fare ricorso per progetti legati al Giro.

Sulla sponda francese invece a venir meno sarebbe stato un grosso sponsor da 15 milioni l’anno. I più informati hanno parlato del Gruppo LVMH per gli uomini e di Sephora per le donne, che aveva ingolosito l’ex professionista francese. Pineau aveva messo in tavola un progetto importante, che prevedeva anche la nascita di un team femminile e l’ingaggio di Mark Cavendish come faro, con Maximilian Richeze al suo fianco. Invece alla fine non se ne farà nulla.

Rolland è arrivato nella squadra di Pineau dal 2019 e avrebbe avuto il contratto fino al 2023
Rolland è arrivato nella squadra di Pineau dal 2019 e avrebbe avuto il contratto fino al 2023

La vecchia strada

La stampa francese sta approfondendo, in attesa che Pineau si decida a raccontare la sua versione: cosa che non farà prima di aver presentato all’UCI il dossier completo. Non certo quello che si aspettava di produrre.

Ad attrarre Pineau sarebbero stati stati i suoi rapporti con Didier Quillot, ex direttore generale esecutivo della Professional Football League e responsabile del contratto per i diritti televisivi del gruppo Mediapro. E’ indubbio che con una simile introduzione, si siano aperte tante porte, che però non hanno prodotti gli esiti sperati. L’errore di Pineau, preso da tanta enfasi, è stato anche quello di lasciare la strada vecchia per la nuova. Ha infatti tagliato i ponti con la Regione Bretagna, che aveva sostenuto finanziariamente la sua avventura ciclistica sin dagli esordi, e si è trovato con l’acqua alla gola.

L’ultima vittoria 2022 del team è arrivata alla CRO Race per mano di Laurance, sul nostro Milan
L’ultima vittoria 2022 del team è arrivata alla CRO Race per mano di Laurance, sul nostro Milan

Cosa fa B&B?

Nonostante le difficoltà siano improvvisamente divenute evidenti, i corridori hanno continuato a restare vicino al loro team manager. Pierre Rolland e lo stesso Mozzato, nonostante avessero parecchie richieste, hanno continuato ad avere fiducia, fino a quando è stato evidente che avrebbero fatto meglio a trovarsi una sistemazione

I corridori sotto contratto erano circa una ventina, cui va aggiunto tutto il personale, nel momento della stagione in cui i budget sono ormai tutti assegnati. Pineau starebbe ora cercando di creare una continental, come fatto da Savio, per tornare fra i grandi dal 2024. Ma a questo punto il rischio è che proprio lo sponsor B&B Hotels, che tanto era parso interessato al team femminile, possa decidere di non proseguire, dato che di certo come continental le porte del Tour saranno chiuse.

Per Mozzato potrebbero aprirsi le porte di una WorldTour: si parla dell’interessamento di Trek e Arkea (foto Instagram)
Per Mozzato potrebbero aprirsi le porte di una WorldTour: si parla dell’interessamento di Trek e Arkea (foto Instagram)

Il destino di Mozzato

Quelli che sono riusciti ad accasarsi sono davvero pochi. Koretzky ha firmato con la Bora-Hansgrohe. Bonnamour, rivelazione del Tour 2021 che curiosamente non ha un procuratore, sarebbe vicino alla firma. Laurance, secondo a Plouay, potrebbe approdare alla Soudal-Quick Step, mentre Rolland sarebbe vicino al mentore di sempre, Bernaudeau e al suo sponsor Total Energies. 

Nel mazzo c’è anche Luca Mozzato, che si sta allenando mentre il suo manager è al lavoro per risolvere la situazione. Le voci di mercato, per ora ancora confuse, hanno parlato di interessamenti da parte della Trek-Segafredo e della Arkea-Samsic, che con l’arrivo delle bici Bianchi potrebbe gradire la presenza del terzo miglior italiano del 2022. Ma anche per Mozzato, il finale della storia è ancora tutto da scrivere.

Covili, tutto quello che serve per sognare il WorldTour

07.12.2022
6 min
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CASTELFRANCO EMILIA – Gli interminabili scaffali pieni zeppi di libri della Biblioteca Comunale “Lea Garofalo” di Castelfranco Emilia fanno da cornice all’incontro con i giovani campioni del ciclismo modenese voluto dal comitato provinciale. Fuori piove, fa freddo. Le parole di Luca Covili (foto Demetra Photography) e Rachele Barbieri, gli attori protagonisti dell’evento, scaldano l’animo della platea.

La premiazione diventa un pretesto per sentire le parole di due ragazzi coetanei cresciuti sul loro Appennino a venti chilometri di distanza l’uno dall’altra. All’appello mancano Giovanni Aleotti, Luca Paletti e Gaia Masetti – trattenuti da impegni di squadra – però ci sono Stefano Masoni, Matteo Pongiluppi e Francesco Calì, le nuove leve che militano in continental italiane.

Nono posto: in Repubblica Ceca Covili ha disputato un buon Sazka Tour, vinto da Rota
Nono posto: in Repubblica Ceca Covili ha disputato un buon Sazka Tour, vinto da Rota

Loro tre, assieme ad altri giovanissimi corridori, ascoltano attenti quello che dicono Covili e Barbieri. E se Rachele ormai è diventata una nostra fedelissima, a fine serata ci prendiamo invece qualche minuto per una chiacchierata con il 25enne scalatore della Bardiani-Csf-Faizanè, alla vigilia del loro training a Massa Marittima (fino al 20 dicembre). Approfondiamo qualche spunto e buttiamo uno sguardo alle prossime stagioni di Luca.

Che effetto fa presenziare a manifestazioni del genere insieme ad altri colleghi?

Sono momenti che risvegliano l’orgoglio modenese che c’è in ognuno di noi. Come c’è scritto sulla pergamena di Rachele e sul riconoscimento che ho ricevuto io, siamo degli ambasciatori di valori e della nostra terra attraverso il nostro sport. Ma serate come queste sono importanti per i più piccoli. Lavoriamo per essere degli esempi per loro. Non sono un campione ma sono sempre onorato quando qualche giovanissimo mi dice che vorrebbe diventare come me. E’ una cosa che stimola.

Che 2022 è stato per te?

E’ stata un’annata divisa in due. Così così fino ai primi 5 giorni del Giro d’Italia. Molto buona dalla quinta tappa sino a fine stagione. Senz’altro è stata la mia migliore stagione da quando sono pro’. Sono cresciuto in tutto. Più esperienza, resistenza, forza, tenuta sulle salite lunghe e recupero. Quello ce l’ho sempre avuto buono fin da giovane, ma adesso è migliorato.

Come mai queste differenze?

A febbraio avevo iniziato bene sia in Oman che al UAE Tour, poi alla Milano-Sanremo sono caduto battendo la coscia sinistra. Ero arrivato lo stesso al traguardo, ma qualche giorno dopo alla Coppi&Bartali non riuscivo a spingere e mi sono dovuto ritirare. Ho recuperato, però venti giorni dopo al Giro di Sicilia sono caduto nuovamente andando contro un guardrail, colpendolo col ginocchio e facendomi pure un occhio nero. Peccato perché mi sentivo bene in salita. Non nascondo che mi sono spaventato e preoccupato. Pensavo di aver perso il treno per andare al Giro. Ho corso il Tour of the Alps praticamente con una gamba ed anche un po’ demoralizzato. Invece è arrivata la convocazione per partire per l’Ungheria.

Nel 2022 Covili ha disputato 72 giorni di gara con nove giri a tappe
Nel 2022 Covili ha disputato 72 giorni di gara con nove giri a tappe
Alla fine è stato un bene la chiamata per il Giro…

Sì, assolutamente. In realtà fino alla tappa dell’Etna ho sofferto. Quel giorno ho preso venti minuti. Ma da lì in avanti sono stato sempre meglio. Ho iniziato a recuperare posizioni e condizione. Il sesto posto a Cogne è stato forse il momento migliore dell’anno. Sono andato in fuga, eravamo in tanti e molti erano forti. In vista del traguardo sono riuscito a staccare uno tosto come Mollema. Moralmente mi ha caricato nei giorni successivi. La buona forma del Giro l’ho poi sfruttata alla Adriatica Ionica Race in cui stavo veramente bene. Sul Grappa ho tirato quasi sempre io visto che avevamo Zana che poteva prendere la maglia da leader. Infatti lui ha vinto la generale ed io ho chiuso quarto assoluto. Sono andato forte anche al Sazka Tour e mi sono stupito…

La crono è il vero tallone d’Achille di Covili. Lui vorrebbe lavorare di più su posizione e materiali
La crono è il vero tallone d’Achille di Covili. Lui vorrebbe lavorare di più su posizione e materiali
Come mai?

Perché da quando sono pro’ era la prima volta che dopo un lungo periodo lontano dalle corse sono rientrato competitivo. La AIR l’abbiamo finita ai primi di giugno, mentre in Repubblica Ceca abbiamo corso due mesi dopo precisi. Nel mezzo mi sono riposato e allenato, però non credevo di essere a quel livello. Lassù c’era della qualità. Alla fine ho fatto nono lavorando per Zana che ha concluso quarto ad otto secondi da Rota. Anche questo significa che sono cresciuto e che ho lavorato bene.

Visto che proprio Zana è andato via, sarà Luca Covili quello deputato a prendere il suo posto? Roberto Reverberi cosa dice?

Filippo è un talento e mi piacerebbe ripetere anche solo una parte del suo percorso o dei suoi risultati. Sicuramente voglio alzare l’asticella, cercando di prendermi uno spazio maggiore. Roberto sa quali sono i miei obiettivi e i miei margini. Credo sia anche per quello che mi ha fatto firmare anche per il 2024. Penso di essere all’80 per cento del mio processo di crescita. Vorrei colmare parte del restante gap nei prossimi tre anni. L’intenzione è andare in un team WorldTour o in una professional estera più quotata. Prima però devo sistemare un po’ di cose.

Covili Cogne
Luca soddisfatto (e sesto) al traguardo di Cogne al Giro. Spera di fare altrettanto anche al Lombardia
Covili Cogne
Luca soddisfatto (e sesto) al traguardo di Cogne al Giro. Spera di fare altrettanto anche al Lombardia
Quali sono? In cosa devi migliorare per vederti davanti nel 2023?

Innanzitutto la differenza la fanno i dettagli e dovrò continuare a curarli. Devo limitare le giornate storte. Devo capire se sono un uomo-classifica per grandi o piccoli giri a tappe. A crono soffro tanto. Al momento non ci sto lavorando molto. Mi piacerebbe lavorare un po’ di più sulla posizione per capire quanto posso contenere i distacchi. E poi vorrei migliorare nelle gare di un giorno siccome sono sempre stato uno che andava bene dal secondo o terzo giorno di corsa in poi. Ad esempio, quest’anno sono stato a lungo in fuga al Lombardia. Nel 2023 un obiettivo sarà provare a stare con i migliori il più possibile. Quella è una classica che mi piace tanto.

Demare riparte, ma chiede rispetto per il suo 2022

07.12.2022
4 min
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Sette vittorie e altri 21 piazzamenti nella top 10 in 66 giorni di gara, con un argento europeo, la maglia a punti del Giro d’Italia e la vittoria alla Parigi-Tours come ultimo fiore all’occhiello. Il 2022 di Arnaud Demare è racchiuso in questi numeri per certi versi sontuosi, eppure c’è chi l’ha criticato, imputandogli soprattutto la mancata presenza al Tour. La Groupama FDJ è salita nel ranking anche e forse grazie alle sue volate, ma spesso sembra che qualsiasi cosa si faccia non basti mai…

Arnaud ha avuto bisogno di tempo per ricaricarsi e pensare, staccando ogni contatto dal mondo delle due ruote prima di rimettersi all’opera e soprattutto di riguardare quanto fatto con la giusta ottica: «Io sono stato presente tutto l’anno, dall’inizio della stagione. Di sicuro mi sarebbe piaciuto vincere al Tour o fare qualcosa di più nelle classiche, ma bisogna anche prendere quello che viene. Tanti piazzamenti tra i primi 10 saranno pure una buona cosa. E’ vero che ho fatto un grande Giro d’Italia, dove ho avuto il supporto di una grande squadra, ma anche dopo le cose non sono poi andate male…».

La volata vincente di Demare alla Parigi-Tours, che gli è valsa il bis consecutivo
La volata vincente di Demare alla Parigi-Tours, che gli è valsa il bis consecutivo
Da inizio agosto hai avuto un rendimento clamoroso con 3 vittorie, 7 piazze d’onore eppure si parla sempre di Pogacar ed Evenepoel: non pensi che ci sia stata poca attenzione verso di te?

Spesso ci si dimentica quali sono le circostanze della gara. Ci sono gare dove stai meglio tu e altre dove emergono altri, ci sono corse più adatte a te e altre dove devi stare a guardare. Il computo si fa alla fine e il bilancio è positivo, poco m’interessa degli altri. E’ vero che si parla tanto di Pogacar e Evenepoel, sono stati i più vittoriosi nel 2022, è normale con le prestazioni che hanno fatto, magari facendo altre scelte di calendario avrei potuto vincere di più e quantomeno avvicinare i loro limiti. Ma avrebbe avuto senso? A me va bene così.

Il prossimo anno non avrai più al tuo fianco Jacopo Guarnieri: quanto è stato importante il corridore italiano per le tue vittorie?

Non averlo più in squadra è una grande perdita perché è un maestro in quel ruolo, ma non solo tecnicamente, porta la sua esperienza, infonde serenità. Abbiamo perso qualcosa d’importante e dobbiamo rimboccarci le maniche per supplire alla sua assenza. Qualcuno dovrà svolgere il suo compito e forse abbiamo anche scoperto chi ha il potenziale per poterlo fare ma tutti noi dovremo impegnarci per metterlo nelle condizioni di farlo, anch’io che dovrò finalizzare il lavoro. Bisogna dare ai ragazzi il tempo di sostituire Jacopo, penso che abbiamo il potenziale nella squadra per fare comunque bene.

Guarnieri e Demare, un binomio che ha fruttato moltissime vittorie, soprattutto nei grandi giri
Guarnieri e Demare, un binomio che ha fruttato moltissime vittorie, soprattutto nei grandi giri
Jakobsen ha detto che un’eventuale presenza di Evenepoel al Tour avrebbe reso impossibile la sua partecipazione non avendo compagni per impostare le volate. Per te è possibile avere nello stesso team uno sprinter e un uomo da classifica in un grande giro?

Questa è una bella domanda. Dipende da quel che si vuole fare. So bene che avere in squadra un corridore che punta alla classifica sposta gli equilibri: non puoi pensare di avere il team tutto a disposizione nelle volate. Bisogna sapersi adattare, ma c’è modo per gestire entrambe le esigenze. Ci sono altre squadre che lo fanno molto bene. Molto conta anche la propria ispirazione e lo spirito di adattamento. Per me non sarebbe certo un problema, quel che conta è sempre la squadra.

Considerando anche le nuove leve dello sprint, su che cosa punti per la prossima stagione?

Innanzitutto spero che venga costruito un calendario che mi dia la possibilità di fare ciò che più mi piace, ossia alzare le braccia al cielo. Dovendo scegliere, vorrei poter lavorare con calma puntando fortemente alla Milano-Sanremo, arrivandoci in condizione e con una corsa che mi consenta di giocarmi le mie carte, anche se so che è sempre più difficile che la Classicissima si giochi allo sprint. E’ una gara che mi sta a cuore, non posso negarlo. Poi spero di poter affrontare al meglio le corse che sono alla mia portata e che sono davvero molto belle.

Sul podio europeo, argento dietro a Jakobsen e davanti a Merlier
Sul podio europeo, argento dietro a Jakobsen e davanti a Merlier
I mondiali saranno a Glasgow, su un percorso veloce e in agosto: la maglia iridata è un sogno o potresti anche puntare alla vittoria?

Quando hanno fatto gli Europei nel 2018 io non c’ero, ma la squadra era comunque impostata su un velocista: Bouhanni. Da quel che vidi era un percorso piuttosto impegnativo, se ricordo bene il tempo fu inclemente. A giudicare da allora non è proprio un percorso nelle mie corde, ma bisogna vedere che cosa hanno pensato per quest’anno e soprattutto che squadra verrà impostata. In ogni caso, è chiaro che è da tanto che non ci sono occasioni per il velocista, se sarà questa io voglio farne parte e giocarmi le mie chance.