Amadori: Garofoli, Germani, Milesi… e WorldTour sia

14.12.2022
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Li ha avuti tutti e tre fra le mani. Purtroppo non tutti insieme in corsa nel loro massimo ed è stato un vero peccato per Marino Amadori. Parliamo del cittì della nazionale under 23, chiaramente, e di Gianmarco Garofoli, Lorenzo Germani e Lorenzo Milesi. Questi tre ragazzi passeranno tutti nel WorldTour.

E’ un bel segnale per il nostro ciclismo. Si tratta davvero di giovani di spessore e Amadori ci aiuta a capire come se la potranno cavare. Potranno dire la loro? Conoscendoli, sia per caratteristiche atletiche che mentali, ci verrebbe da dire di sì. Ma sentiamo il cittì.

Gianmarco Garofoli (21 anni a ottobre) viene da una stagione difficile, una vittoria in una gara in Puglia e tanta determinazione. Martinelli è pronto ad abbracciarlo
Gianmarco Garofoli (21 anni a ottobre) viene da una stagione difficile, una vittoria in una gara in Puglia e tanta determinazione
Marino, Garofoli, Germani e Milesi passeranno tutti e tre. Tre italiani in più nel WorldTour…

Ragazzi che hanno una grandissima motivazione. Che dire, vedendo come gira il mondo attuale, in cui i migliori juniores passano nelle WorldTour, ma intendo proprio le prime squadre – vedete la Ineos-Grenadiers – ci sta che passino ragazzi come loro. Sono atleti di qualità. E poi in fin dei conti sarebbero stati di terzo anno. Magari Garofoli un anno, quest’ultimo, lo ha quasi perso del tutto, ma come ho detto ha grande motivazione.

Garofoli, che andrà all’Astana Qazaqstan, in effetti lo hai avuto poco quest’anno, più nel 2021 che lo hai portato anche all’Avenir…

Sì, ma che determinazione ha avuto? Alla prima corsa è rientrato e ha vinto. E lo ha fatto con la maglia della nazionale, con un discreto livello di partecipazione, visto che c’era gente che doveva andare al mondiale, e dopo i tanti problemi di salute avuti. Per me è pronto per il salto.

Germani? Lui passa dalla continental alla prima squadra della Groupama-Fdj

Anche lui purtroppo nel finale di stagione non è stato presente con la nazionale e solo in parte con la sua squadra, per quel problema avuto al Sestriere (un auto lo ha investito e addio mondiale, ndr), ma nel complesso Lorenzo ha dimostrato tanto. Sia per costanza di rendimento, che per il lavoro fatto. E per le vittorie.

E poi c’è Milesi alla Dsm

Lorenzo non lo scopriamo quest’anno. Nel 2022 ha alzato tanto l’asticella nonostante abbia iniziato da poco.

Lorenzo Germani (21 anni a marzo) quest’anno ha vinto, tra le altre corse, il campionato italiano U23. E’ già un perno per la Groupama-Fdj
Lorenzo Germani (21 anni a marzo) quest’anno ha vinto, tra le altre corse, il campionato italiano U23. E’ già un perno per la Groupama-Fdj
E infatti ti avremmo chiesto se nel suo caso, vista la poca esperienza nel ciclismo, non sarebbe stato meglio fare un anno in più tra gli under?

No perché ha dimostrato tanto. Insomma, questo ragazzo ha vinto all’Avenir e sappiamo che livello ci sia in quella gara. Tra l’altro ha vinto all’ultima tappa e le altre non è che le avesse fatte a ruota. Piuttosto spero che a tutti loro non tarpino le ali. Questo è il mio dubbio. Ma poi sono pur sempre atleti nel WorldTour, gli danno dei compiti da svolgere e sono pagati per quello. Il rischio è che poi non abbiano più aspirazione per ottenere risultati personali.

Ed è più o meno quello che sostiene Roberto Reverberi: certi atleti in squadre tipo la Bardiani avrebbero più spazio…

Il “problema” per assurdo è che queste grandi squadre hanno il vivaio. Li prendono da juniores. Li crescono e li tengono loro giustamente. Posso solo augurarmi che prevalga il buon senso e che abbiano le loro possibilità.

Cosa possono fare allora German, Garofoli e Milesi? Dovrebbero farsi sentire?

No, devono lavorare bene. Tanto bene da avere la convinzione di chiedere spazio prima o poi. Mi viene in mente Aleotti. Per me lui è un leader e mi auguro che entro un paio di anni possa fare classifica in un grande Giro.

Lorenzo Milesi (21 anni a marzo) ha vinto all’Avenir. E’ anche un ottimo cronoman. La Dsm lo aspetta
Lorenzo Milesi (21 anni a marzo) ha vinto all’Avenir. E’ anche un ottimo cronoman. La Dsm lo aspetta
Forse in questo caso Germani potrebbe avere qualche piccolo vantaggio. Nella Groupama-Fdj sono passati in tanti dalla continental, possono fare gruppo, già si conoscono e Madiot (il team manager, ndr) gli ha detto che in Coppa di Francia se la potranno giocare…

In effetti quella squadra è un po’ particolare. Passano in blocco e di conseguenza ci può essere un calendario per tutelare i giovani. Senza dimenticare che alcuni di questi ragazzi avranno grosse possibilità già in gare di prima fascia. Ma torno a dire che questi tre hanno le spalle grosse e se la caveranno.

Sono tanti anni che ti passano i corridori tra le mani, chi ti ricordano questi tre atleti?

In 12 anni ne ho visti di atleti talentuosi che poi si sono persi, pertanto faccio fatica a fare un paragone. Posso dire che questi tre mi sembrano molto motivati di loro anche giù dalla bici. E non è poco.

Incrociamo le dita insomma…

Esatto, mi spiace sentire dire che in Italia abbiamo lavorato male e che il ciclismo italiano è in crisi. Ma al Giro d’Italia abbiamo vinto con Covi, Dainese, Oldani, Sobrero. Abbiamo gente come Piccolo, Baroncini, Tiberi, Bagioli. Andrea può vincere qualsiasi corsa. Non sono pochi e altri ce ne sono.

Marco Frigo è pronto a planare nel professionismo

23.11.2022
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Il finale di stagione per Marco Frigo è stato tutto tranne che fortunato, il veneto ha chiuso anzitempo il 2022 a causa di una frattura allo scafoide. La sua tenacia, però, gli ha fatto trovare subito le forze mentali per concentrarsi sul 2023. Quello che sta per iniziare è il primo anno da professionista di Frigo e la farà con la Israel Premier Tech. Frigo ha già avuto modo di assaporare il mondo dei grandi e qualche insegnamento lo ha già fatto suo. 

«Sono in Spagna – racconta al telefono – zona Alicante, principalmente per allenarmi in vista della nuova stagione. Qui abita il mio preparatore Ruben Plaza, con il quale collaboro già dallo scorso anno. Sto lavorando con lui da un paio di settimane in vista del ritiro di dicembre che avremo sempre in queste zone con la squadra». 

Al lavoro da un po’

Come detto il 2022 di Frigo è stato travagliato e particolarmente sfortunato visto che ha dovuto saltare sia il Giro d’Italia Under 23 che il Tour de l’Avenir. La sua voglia di ripartire era tanta ed allora è bastato un volo per riprendere a lavorare a testa bassa e con la ritrovata motivazione. 

«Diciamo che l’off season del mio 2022 è stato tra agosto e settembre, quindi ho iniziato la preparazione molto presto: ad ottobre. Di conseguenza sono venuto ad Alicante per gettare una bella base di lavoro più specifico. A casa avevo già iniziato a pedalare a ritmi più blandi da tre settimane. L’obiettivo di questo mese è arrivare al ritiro di squadra, che sarà dall’uno al dieci dicembre, in buona condizione».

La forma nella prima parte di stagione era buona, al Giro dell’Appennino solo una caduta lo ha escluso dai primi dieci
La forma nella prima parte di stagione era buona, al Giro dell’Appennino solo una caduta lo ha escluso dai primi dieci

Continuità

Frigo approda nel mondo dei grandi con la maglia della Israel Premier Tech, con la quale ha fatto un anno da under 23. Quello appena concluso per l’appunto.

«Il 2022 – ci dice –  mi ha permesso di conoscere lo staff e l’ambiente. Il mio preparatore, Ruben Plaza, come detto, me lo sto portando dallo scorso anno. Tutti questi dettagli mi permetteranno di rendere il gradino con i professionisti un po’ più basso. Sono estremamente contento di aver fatto questo tipo di lavoro. Già lo scorso anno ho avuto modo di mettermi in gioco con i professionisti. Prima al Gran Camino, poi con qualche gara in Belgio ed in Francia ed infine alla Vuelta a Burgos. Non posso certo dire di aver scoperto già tutto ma certe dinamiche penso di averle apprese. Sarà una doccia fredda ma non gelata».

Con la Israel Cycling Academy ha avuto modo di fare tante corse di livello medio-alto in tutta Europa
Con la Israel Cycling Academy ha avuto modo di fare tante corse di livello medio-alto in tutta Europa

La retrocessione

La Israel Premier Tech è retrocessa dal WorldTour alla fine di un percorso travagliato. Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere, anche perché la formazione israeliana, come anticipato da Nizzolo, avrà modo di ottenere inviti alle corse WorldTour. Tuttavia, un calendario ridimensionato, potrebbe lasciare nel terreno lo spazio giusto per far germogliare il talento di questi giovani corridori. 

«Il fatto che la squadra non sia più WorldTour – riprende Frigo – a me non cambia nulla, io ho firmato con loro un triennale. E poi, alla fine, si tratta di andare forte sopra una bici e quello resterà l’obiettivo della preparazione invernale ed atletica. Se vai forte fai risultato, se non vai forte non fai risultato. L’obiettivo sarà quello di trovare spazio e di capire il proprio potenziale. Gli uomini di esperienza non mancheranno, nelle gare fatte lo scorso anno ho capito alcune cose. Quello su cui dovrò lavorare sono le distanze maggiori e la capacità di andare forte nell’ultima ora di gara. Le corse 2.1 e 1.1 oppure le 1.Pro saranno quelle più gettonate ma che saranno sicuramente un bel banco di prova per noi giovani. L’obiettivo è di ritagliarmi il mio spazio».

Figure di riferimento come Nizzolo saranno importanti per la crescita dei giovani
Figure di riferimento come Nizzolo saranno importanti per la crescita dei giovani

Piccoli passi

Marco Frigo passa professionista dopo 4 anni corsi negli under 23, un percorso netto e calibrato per entrare nel mondo dei grandi. I margini di crescita, a sua detta, ci sono ancora e vanno sfruttati. 

«Mi sono tenuto dei margini di miglioramento lavorando bene e imparando come si prepara un atleta professionista. Però sono convinto di poter migliorare ancora, già adesso sto iniziando ad aggiungere lavori mai fatti prima, come la doppia sessione: palestra e bici. Ho sempre dato il massimo ogni anno ma crescendo gradualmente. Io, su una salita di 20 minuti, vado forte come al mio primo anno da under. Solo che ora riesco a farlo al quinto o sesto giorno di una corsa a tappe o dopo molti più chilometri. Quando ero al primo anno ho vinto il campionato italiano perché andavo forte.

«Marco Frigo di 19 anni non avrebbe mai potuto avere un contratto con una WorldTour, sarebbe stato troppo. Ho fatto una crescita costante. Ed è quello che mi aspetto nei prossimi due anni, il mio campo lo conosco: le gare a tappe. Già dallo scorso anno mi sono concentrato particolarmente su questo percorso, ed un corridore con le mie caratteristiche deve passare con una base solida per non perdersi».

Tonelli: “maestro” e cacciatore di punti in Bardiani

21.11.2022
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L’inverno è il momento dei cambi di casacca, delle nuove avventure, tutto vero. Allo stesso modo questo periodo è anche quello delle conferme, dei prolungamenti di contratto. E’ anche il momento di parlare di un corridore che ha deciso di continuare a vestire la maglia del team che lo ha lanciato. La divisa è quella della Bardiani CSF Faizanè, e il corridore in questione è Alessandro Tonelli.  

«Ho avuto qualche offerta da qualche squadra ma erano tutte professional – racconta Tonelli – una di queste era la Eolo. E’ stato un rinnovo un po’ travagliato, ma con la Bardiani siamo riusciti a trovare l’accordo a settembre. Alla fine per rimanere allo stesso livello ho preferito rimanere qui, conosco l’ambiente e sono sempre stato bene. Sanno come vado e cosa sono abituato a fare, inizia così il mio nono anno ed è bello dare continuità».

La stagione di Tonelli è iniziata all’UAE Tour con un 4° posto nella sesta tappa
La stagione di Tonelli è iniziata all’UAE Tour con un 4° posto nella sesta tappa

La chiamata mai arrivata

La chiamata di un team WorldTour, non nascondiamolo, è uno dei sogni di chi si affaccia nel mondo del ciclismo. Non è facile ottenerla ed arrivati ad una certa età si chiude il cassetto con dentro il sogno e si guarda di più alla realtà.

«Il mio rapporto con Bruno e Roberto (Reverberi, ndr) è sempre stato molto trasparente – riprende – e questo aiuta a creare un legame forte. Quest’anno è la prima volta che rinnovo per due stagioni, in precedenza ho sempre firmato contratti di anno in anno. Non era mancanza di fiducia, anzi, tutto il contrario. Visto proprio il bel rapporto che ho con Roberto e Bruno abbiamo sempre preferito far così perché se fosse arrivata la chiamata di una WorldTour avrei potuto coglierla al volo. Passare in una formazione del genere ora sarebbe difficile, gli equilibri sono diversi, hanno capitano e la squadra lavora per lui. Mentre nelle professional ci si affida a quei 3-4 corridori che si possono giocare le loro possibilità».

Tonelli, insieme a Rivi, ha vivacizzato la Milano-Sanremo con ben 279 chilometri di fuga
Tonelli, insieme a Rivi, ha vivacizzato la Milano-Sanremo con ben 279 chilometri di fuga

Il nuovo ruolo

Se si guarda nella rosa per la stagione 2023 della Bardiani ci si accorge che Alessandro Tonelli sarà il più “vecchio” nonostante abbia compiuto da poco 30 anni. Un dato che fa pensare a due cose: l’avanzata dei giovani e all’accorciarsi delle carriere.

«Non nascondo che a questa cosa ho pensato, mi sono domandato per quanto ancora possa andare avanti. Da ora sarò un “responsabile” in corsa della squadra, se si guarda al ciclismo di adesso mi potete considerare già vecchio. L’età media si è abbassata e questo valorizza l’esperienza, avrò questa funzione di insegnante. Un ruolo nato in parte già quest’anno grazie al progetto giovani, mi hanno preso come uno dei punti di riferimento in squadra, vista anche la mia quasi decennale esperienza in maglia Bardiani».

L’apporto di corridori di esperienza come Tonelli e Gabburo, qui in foto con Tolio, è importante per far crescere i giovani
L’apporto di corridori di esperienza come Tonelli e Gabburo, qui in foto con Tolio, è importante per far crescere i giovani

I giovani

Allora viene da chiedersi cosa vede l’occhio del maestro a contatto con le giovani leve. 

«Tolio quando ha corso da protagonista allo Slovenia si è appoggiato ai miei consigli ed a quelli dei ragazzi più grandi per rimanere davanti nella tappa più dura. Un altro esempio è la stessa fuga che ha fatto sempre lui al Lombardia: dovevamo entrare nell’azione giusta e Gabburo lo ha spinto a seguire quella che si è rivelato il gruppo buono. Avere un occhio esperto come il mio è importante in gara perché noto dove sprecano e cerchi di dirgli cosa fare e dove migliorare. Gli errori li faranno comunque ma è parte dell’apprendimento, hanno tanta grinta e voglia di fare. Se dovessi trovare una differenza rispetto a quando sono passato professionista io direi che è il periodo di adattamento. Questi giovani sembrano già pronti per le distanze ed i carichi di allenamento, io a differenza loro ho avuto bisogno di una stagione di rodaggio».

Il risultato più importante per Tonelli nel 2022 è arrivato al Giro d’Italia con un terzo posto nella 19ª tappa
Il risultato più importante per Tonelli nel 2022 è arrivato al Giro d’Italia con un terzo posto nella 19ª tappa

A caccia di punti

Parlando con Tonelli emerge un discorso interessante: quello della classifica UCI per le squadre professional. Dal 2024 cambieranno un po’ di regole ed è per questo che ne sono nate di nuove in questo periodo.

«Se alla fine del 2023 non si riesce ad entrare nelle prime 30 professional al mondo non si potranno ottenere le wild card ed essere invitati agli eventi WorldTour 2024. La nostra è una classifica a punti che si aggiorna ogni anno ma i punteggi assegnati sono gli stessi che hanno caratterizzato il triennio WorldTour. Fino a quest’anno non c’è una classifica che decreta l’accesso agli inviti, quindi anche una professional appena nata come la Q36.5 può partecipare a corse come il Giro. Questa classifica non distingue tra professional e continental. Se una squadra come la Colpack, per fare un esempio, dovesse entrare nelle prime 30 potrebbe cambiare la sua collocazione e diventare professional, scalzando via team come il nostro».

Alla luce di questo si capisce subito come dal prossimo anno ogni corsa diventi fondamentale. Corridori di grande esperienza e di qualità come Tonelli sono merce rara e vanno tenuti stretti.

«Nel 2022 ho fatto ben 82 giorni di corsa, infatti queste vacanze mi servivano (ride, ndr). Di recente sui social mi hanno taggato in una classifica che faceva vedere la top 20 dei corridori che sono stati più in fuga. Io sono undicesimo e primo degli italiani con 1214 chilometri. Si tratta di una bella caratteristica per una professional, che deve sempre cercare di entrare nelle fughe e che dovrà anche inziare a pensare ai punti. Il Giro d’Italia e Sanremo sono state l’apice della stagione, al primo sono entrato in due fughe cogliendo anche il terzo posto nella diciannovesima tappa. Mentre alla Sanremo mi hanno ripreso solamente a 8 chilometri dall’arrivo».

La Israel retrocessa, il WorldTour e le critiche di Cozzi

09.11.2022
5 min
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«Non è vero che nessuno ha protestato – dice Claudio Cozzi con la voce risentita – avete mai partecipato a una riunione dell’UCI sul WorldTour? Ci sono le 18 squadre che, avendo comprato la licenza, sono soci della stessa organizzazione. Arrivano alle riunioni e gli viene detto: «Abbiamo deciso di fare così!». Punto. Avete mai sentito di qualche decisione presa in accordo con le squadre? Tante si sono lamentate per la situazione. Era a rischio anche la Movistar, come anche la Bike Exchange che ha la licenza da 10 anni…».

Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour
Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour

Calendari diversi

La Israel-Premier Tech invece è retrocessa. Nel ciclismo stupendo ma per certi versi disfunzionale degli ultimi anni, quel che si fatica a considerare credibile è il sistema dei punti – promozioni e retrocessioni – varato dall’UCI. E’ palese che se le squadre non disputano lo stesso… campionato, è impossibile che la classifica risulti attendibile. Così c’è chi ha gareggiato per tutto l’anno nel WorldTour e chi invece ha fatto razzia di punti nelle corse più piccole. Come quando nel dilettantismo dei prima e seconda serie, si andavano a disputare le tipo pista al Sud che davano gli stessi punti delle corse al Nord.

La squadra del miliardario israeliano Sylvan Adams è finita tra le professional a capo di una stagione non certo brillante, anche se ha presentato ricorso. E siccome meglio di loro ha fatto anche la Total Energies di Sagan e compagni, nel 2023 la squadra israeliana sarà soggetta agli inviti. Le wild card, spiega infatti Cozzi, spetteranno infatti alla Lotto Dstny e al team francese.

La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
Come l’avete presa?

Non bene. Sono stati spostati i mondiali di calcio, sono state rimandate le Olimpiadi, non so perché abbiano continuato con questa situazione, visto che già a dicembre qualcuno si lamentava. Il nostro percorso è stato molto accidentato dall’inizio della stagione. C’erano corridori che arrivavano alle corse e li dovevi rimandare a casa subito perché stavano male. Vomito e dissenteria nel periodo del virus intestinale, oppure Covid o febbre. Per problemi come questo abbiamo perso tutta la parte importante della stagione. Abbiamo avuto un po’ di luce al Gran Camino dove Woods ha vinto la tappa, poi è arrivato secondo in classifica.

Siete mancati soprattutto a primavera…

Ben Hermans non ha mai corso quest’anno ed è uno che ha sempre portato punti. Mancando corse importanti come Tirreno, Sanremo, Strade Bianche, Catalunya, Paesi Baschi e classiche, sono tanti punti che perdi. Alla fine dell’anno scorso eravamo a metà classifica. L’anno prima eravamo entrati nel WorldTour con i contratti in essere, quindi il team era quello, con rispetto per i corridori che c’erano. Non era andata neanche male. Avevamo vinto una tappa al Giro con Dowsett e una alla Vuelta con Dan Martin, che era arrivato quarto. Anche l’anno scorso è stata una buona stagione con una tappa al Giro e altre vittorie. Invece quest’anno purtroppo non abbiamo mai potuto essere competitivi. La gente parla, però io so quanto abbiamo lavorato.

Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Per provare a salvarvi?

Abbiamo lavorato per cercare di risolvere la situazione, anche mettendo sotto stress staff e corridori. Per andare a cercare le corse, rendendoci conto che non è logico il modo in cui è stata fatta la divisione dei punti fra le corse di seconda categoria e quelle WorldTour. C’erano dei momenti in cui noi facevamo contemporaneamente 2-3 corse WorldTour, mentre altre squadre di cui non faccio il nome, andavano nelle corse minori a fare tutti i loro punti.

Retrocedere significa non avere più il calendario di prima.

Un’altra cosa che secondo me non è normale è il periodo di tre anni fino alle prossime promozioni e retrocessioni. Se così vogliono fare, allora il meccanismo deve essere secondo me annuale, come in tutti gli sport. Per come è adesso, le wild card le avranno la Lotto e la Total Energies che è finita davanti a noi, mentre noi saremo soggetti agli inviti. Poi guardi il livello delle squadre e pensi: le due che sono salite hanno l’organico per fare i tre grandi Giri? Forse la Alpecin, che però ha perso Merlier e Jay Vine, che gli ha vinto due tappe alla Vuelta. Hanno Philipsen e Van der Poel, ma anche loro dovranno barcamenarsi.

De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
Quanto è stato stressante per staff e corridori?

Io vi dico che non ho mai finito stanco come quest’anno. C’erano più corse da fare. A un certo punto Verbrugghe (altro tecnico della Israel, ndr) mi ha chiesto se dovessimo fare ancora più corse. Ma cosa volevi fare di più? Abbiamo corso tantissimo. Quando è finita l’ultima, la Veneto Classic, ha ricominciato a circolarmi il sangue, dopo mesi di biglietti da fare e rifare, corridori da mettere insieme per le corse, biciclette da spostare, i mezzi. Mostruoso, non potete immaginarlo. Non ho mai fatto così tanto lavoro in vita mia…

Cambia qualcosa nella squadra 2023?

L’organico rimane uguale, alla fine saranno 26-27 corridori. Non puoi averne tanti di meno, almeno da quello che ho capito, se vuoi provare a ritornare nel WorldTour. Smantellare sarebbe deleterio, perché comunque l’idea è costruire una squadra che diventi un riferimento. Sylvan Adams qualcosa per il ciclismo l’ha fatto. Ha organizzato la grande partenza del Giro da Israele. Ha aiutato le ragazze afghane a venire qua. Ha istituito la Fondazione per costruire un centro in Rwanda, che partirà presto. Insomma, io spero che lui possa rimanere nel WorldTour perché se lo merita.

WorldTour, Sbaragli cosa cambia per la tua Alpecin?

07.11.2022
5 min
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Kristian Sbaragli si sta godendo gli ultimi giorni di vacanza. In settimana tornerà in sella in vista della stagione che con la sua Alpecin-Deceuninck lo vedrà protagonista nel WorldTour (l’ufficialità in realtà non c’è ancora, anche se la promozione è ormai piuttosto evidente). Ed è proprio questo il nocciolo della nostra conversazione con il corridore toscano.

Se sul fronte dei mezzi e delle “infrastrutture” tutto resta invariato – ce lo disse qualche tempo fa il suo compagno Jakub Mareczko – cambierà qualcosa nei piani del team, nell’organizzazione, nel calendario?

Sbaragli (classe e 1990) quest’anno ha fatto 75 giorni di gara. Era stato nel WorldTour ai tempi della Dimension Data
Sbaragli (classe e 1990) quest’anno ha fatto 75 giorni di gara. Era stato nel WorldTour ai tempi della Dimension Data
Kristian, partiamo da te. Dicevamo ultimi giorni di vacanza…

E’ stata una stagione lunga quest’anno, la prima “normale” dopo due anni di Covid. 

E come la giudichi?

A livello di squadra sicuramente è stata ottima, all’inizio dell’anno soprattutto. E abbiamo fatto anche un buon Tour. Personalmente, sapendo di dover fare il Tour de France, ho impostato l’intera annata per arrivare al meglio in Francia dove ho corso in supporto di Van der Poel, anche se poi si è fermato, e di Philipsen. Sinceramente speravo di fare meglio nel finale di stagione sul piano personale.

In parte già lo eravate grazie alle wild card, ma adesso siete ufficialmente un team WorldTour: cosa cambia?

Oggettivamente molto poco, anche sul calendario che per l’80% sarà lo stesso. Si farà qualche gara in più nel WorldTour, appunto, e bisognerà cercare di arrivare più preparati in queste gare per cercare di vincere e prendere i punti per la classifica a squadre. Adesso hanno riassegnato le licenze, ma da gennaio si ricomincia da zero e bisognerà essere sempre competitivi.

Quindi le differenze riguarderebbero soprattutto il calendario?

Sì, faremo qualche gara minore in meno. Ma è normale, avendo l’obbligo di partecipazione nelle gare WorldTour, con la doppia attività puoi fare una sola gara più piccola. l WorldTour è impegnativo: s’inizia a gennaio con il Down Under in Australia e si finisce a ottobre in Cina, senza contare che con la limitazione a 30 corridori, tra chi è malato e chi non è pronto, le rotazioni finiscono presto. L’obbligo di partecipazione credo sia l’unico svantaggio di stare in questa categoria. Però grandi difficoltà non dovrebbero esserci, una volta sistemati i tre grandi Giri poi si costruisce tutto il resto.

Kristian è stato molto spesso vicino a Philipsen nel corso di questa stagione
Kristian è stato molto spesso vicino a Philipsen nel corso di questa stagione
In quanto a spazi per un corridore come te cambia qualcosa?

Questo però non dipende dal WorldTour o meno, dipende dal ruolo che hai in quella corsa e anche dalla tua condizione. Io da quando sono in Alpecin ho sempre avuto le mie possibilità e lo stesso nei primi anni da pro’, ero più libero… ma ho vinto poco lo stesso, anche se ero spesso piazzato. Alla fine bisogna essere pronti per essere di supporto nei grandi appuntamenti e sfruttare le eventuali occasioni.

La condizione in primis, insomma…

Le possibilità le ho avute. A fine anno nelle gare in Italia avrei avuto spazio per me, purtroppo non ero in condizione per la vittoria, complice anche una caduta al Giro del Veneto. Speravo di trovare un po’ più di spazio, ma non tutto va secondo i piani. Fino al Tour ero a disposizione e quando ho avuto le mie possibilità ero io a non essere al top. Per questo sono poco soddisfatto personalmente. Ma non tutti gli anni sono uguali.

E un vantaggio del WorldTour?

Penso che con il WorldTour se vai forte hai più opportunità perché ci sono più gare. Pensateci: nella stessa settimana ti ritrovi alla Parigi-Nizza e alla Tirreno-Adriatico… E chi ha un buono spunto, una buona gamba ha delle buone occasioni per farsi vedere.

«Tutti al massimo in ogni corsa: un dogma della Alpecin», parola di Sbaragli
«Tutti al massimo in ogni corsa: un dogma della Alpecin», parola di Sbaragli
Avere un obbligo di partecipazione traccia già una buona fetta del calendario. Contestualmente oggi si dice che non si può andare alle corse per allenarsi. Questo aiuta dal punto di vista della programmazione?

La programmazione è un punto fondamentale. Naturalmente qualche cambiamento dell’ultimo minuto, perché un compagno è malato o viceversa, può esserci. A dicembre quando ci vedremo in ritiro stileremo i programmi, magari non per tutta la stagione, ma già sapere cosa andrai a fare nei primi tre mesi non è poco. E’ anche questo che fa la differenza nell’essere vincenti. Così come l’avere un determinato obiettivo per ogni corsa. Una cosa che ho imparato in Alpecin è che tutti, anche chi è di ausilio, devono essere al 100%.

Si concentrano le forze…

Se tutti sono al meglio, anche i gregari portano nella posizione giusta il capitano al momento opportuno. E in caso le cose non vadano secondo i piani, loro stessi hanno l’opportunità di giocarsi le proprie carte. Tutti al massimo per ogni corsa: è un dogma della Alpecin. Ed è ormai un metodo di lavoro consolidato.

Interessante e intelligente, Kristian. Per quanto riguarda te, c’è una corsa in particolare che ti piacerebbe fare il prossimo anno?

Vedremo come andrà in Spagna nel primo ritiro col discorso dei programmi, ma certo dopo due anni di Tour vorrei tanto tornare al Giro d’Italia. Magari in Italia potrei avere un capello di spazio in più rispetto al Tour, dove i ruoli sono fortemente prestabiliti. Se poi dovessi fare un altro grande Giro andrebbe bene lo stesso. Ma il Giro…

Prima hai detto che farete qualche gara minore in meno, e lì voi avete colto molti punti, però continuate ad essere una squadra da corse di un giorno anche col vincolo dei tre Giri e delle numerose corse a tappe presenti nel WorldTour?

Per le corse di un giorno abbiamo ottimi corridori e su quelle puntiamo, ma non credo che sia un grosso svantaggio. In un grande Giro ci sono 15 squadre che hanno il corridore che punta alla classifica, ma poi realmente chi se la gioca sono 3-4 atleti. Meglio fare bene dove si può. E poi non si sa mai…

Germani, vacanze (quasi) finite: lo aspetta il WorldTour

05.11.2022
5 min
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Lorenzo Germani sta per riprendere a lavorare in vista della sua prima stagione da vero professionista nel WorldTour. Con Lorenzo Milesi è stato in vacanza alle Canarie. Lì, hanno incontrato tanti altri colleghi. «Finalmente – dice il ciociaro – ho potuto staccare veramente. Perché tra Covid e cadute, anche di testa erano due anni che ero sempre impegnato».

Lorenzo è pronto a passare dalla continental alla prima squadra dell’Equipe Groupama Fdj. La società francese è un sodalizio affatto banale. Abbiamo visto dal vivo come lavorano. La squadra di Marc Madiot è stata tra le prime a credere nello sviluppo “fai da te” dei giovani.

Il loro centro di Besançon è una vera perla. E’ la loro casa. E i risultati si vedono. Quest’anno dal vivaio arrivano otto corridori. E che corridori…

Lorenzo, partiamo dagli ultimi tuffi nel mare delle Canarie…

E’ stato uno stacco vero, anche con la testa. Nelle settimane di questo riposo mi sono davvero goduto la vita. Era un bel po’ che non scendevo dalla bici.

Quando hai fatto l’ultima uscita?

In realtà mezz’ora fa! Giusto oggi (ieri per chi legge, ndr) ho deciso di fare una piccola passeggiata. Ma di fatto ero fermo dall’8 ottobre. L’ultima corsa è stata la Ronde de l’Isard che è finita il 2 ottobre. In quella settimana ho fatto 10 ore scarse di sella e poi appunto ho iniziato lo stacco completo. In squadra vogliono che stiamo fermi almeno 4-5 settimane.

E quando riprenderai?

Dalla prossima settimana. Per arrivare poi con qualche chilometro al primo ritiro della stagione, che faremo dal 9 al 20 dicembre a Calpe, in Spagna. Lì, immagino, faremo molte ore di sella. Ma non tanti lavori specifici.

E le misure del vestiario, i nuovi materiali?

Già fatto. Abbiamo fatto tutto nella prima settimana di ottobre, visite mediche incluse e lo stesso quella biomeccanica.

Germani corridore totale: ha aiutato la squadra in pianura, in salita e ha anche vinto. Oltre al tricolore, sua una tappa al Val d’Aosta (in foto)
Germani corridore totale: ha aiutato la squadra in pianura, in salita e ha anche vinto. Oltre al tricolore, sua una tappa al Val d’Aosta (in foto)
Hai cambiato qualcosa riguardo alla posizione in bici?

Abbastanza. In pratica ci siamo accorti che ero parecchio arretrato. E così abbiamo avanzato il baricentro. 

Ti sei spostato in avanti: la distanza punta sella-manubrio è più corta così?

In realtà no, perché anche il manubrio è stato avanzato. E infatti ho un “attaccone” da 140 millimetri! In più ho cambiato anche il manubrio stesso. Ne ho preso uno più piccolo, ideale per la larghezza delle mie spalle. Si tratta di una piega da 38 centimetri. Quindi adesso abbiamo la bici nuova con il manubrio integrato. Bellissima!

Passerai nel WorldTour e lo farai con molti dei tuoi compagni di squadra. Siete la banda di “JiGi” (Jerome Gannat, il diesse della continental) come lo chiamavate voi…

E questo è bello. Ci ritroveremo insieme in tante corse, soprattutto in quelle minori. Magari non ci sarà Lenny (Martinez, ndr) in quelle più veloci, ma per il resto saremo noi e qualche corridore più esperto. Devo dire che abbiamo trovato un bell’ambiente.

La Groupama-Fdj Continental è sempre stata protagonista nelle corse più importanti U23
La Groupama-Fdj Continental è sempre stata protagonista nelle corse più importanti U23
Come vi hanno accolto?

Alla grande. I ragazzi della WorldTour sono stati contenti, a partire da Gaudu, Kung, Madouas… Tutti molto disponibili. Uno chissà cosa pensa… Sai, ti ritrovi di fronte un Kung, che fin lì hai visto solo alla tv e resti un po’ spiazzato. Invece sono ragazzi semplici. In particolare Gaudu, proprio perché ci ha visto essere un bel gruppo, ci ha detto di non isolarci, che tutti siamo una squadra. Ci stiamo conoscendo…

Chi sarà il tuo direttore sportivo di riferimento?

Benoit Vaugrenard, lui ha fatto tutta la sua carriera in questa società. E’ molto esperto. Inoltre ho cambiato anche il preparatore. Adesso è uno del gruppo WorldTour.

Sai già quali gare farai, più o meno?

Di certo farò delle gare WorldTour nelle quali imparerò e lavorerò per il team con l’obiettivo di crescere ancora. Mentre nelle altre gare più piccole, tipo quelle della Coppa di Francia, le 1.1, 1.Pro, ci hanno già detto che saremo abbastanza liberi. Sono corse dall’andamento più garibaldino, più simili a quelle a cui eravamo abituati nella continental. Si adattano bene al nostro profilo.

Gannat (il secondo da sinistra) è il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
Gannat (il secondo da sinistra) è il diesse del forte gruppo della continental, passato quasi tutto in prima squadra
E al Giro d’Italia ci pensi?

Eh – sospira Lorenzo – sarebbe bellissimo, soprattutto quest’anno che ci sono molte tappe al Centro-Sud e si arriva a Roma… Ma ci hanno già detto di no. Arriva troppo presto nel corso della stagione. Servirebbero una certa esperienza e una preparazione diversa. Al Tour invece portano il top team. Resta la speranza della Vuelta. Arrivando più in là, sia dal punto di vista della preparazione che dell’abitudine al WorldTour, dovremmo essere più pronti. Ma certo il Giro…

Eppure Lorenzo, vi abbiamo visto dal vivo più volte, e voi del gruppo continental siete davvero forti. A nostro avviso potreste già essere più pronti e “sfacciati” di quel che si possa pensare…

Siamo una squadra e questo è ciò che conta. Da parte mia sono felice che abbiano apprezzato molto il lavoro che ho fatto e hanno riconosciuto le mie qualità. Anche per questo io potrò passare dal gruppo dei velocisti a quello degli scalatori: da Demare a Gaudu, potranno scambiarmi senza problemi. In più hanno visto che so fare gruppo.

Juniores e U23, siamo fermi! Bragato va giù duro…

03.11.2022
10 min
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Non si possono prendere a paragone Pogacar, Evenepoel, Ayuso e Vingegaard. Ma alle loro spalle non ci sono italiani e soprattutto italiani giovani in arrivo dagli juniores e gli under 23. Nibali ha chiuso il Giro al quarto posto a 38 anni. Colbrelli ha vinto la Roubaix a 31. Dove sono i nostri ragazzi? Ieri un corridore ci ha detto che se ne parla tanto e alla fine non si capisce più niente, eppure nei giorni scorsi Ulissi e poi Trentin hanno tirato fuori argomenti decisamente concreti. E noi con questi abbiamo bussato alla porta di Diego Bragato, che ha da poco concluso con Salvoldi delle batterie di test sugli juniores ed è responsabile della performance alla Scuola Tecnici, che ha recentemente preso il posto del Centro Studi.

Questo pezzo sarà lungo da leggere, ma il ragionamento non fa una grinza. Può essere il punto di inizio per il cambiamento. Se a qualcuno, soprattutto nelle squadre juniores e U23, sta a cuore la salute del nostro ciclismo.

Bragato sostiene Viviani al via dell’eliminazione che vedrà Elia campione del mondo anche nel 2022
Bragato sostiene Viviani al via dell’eliminazione che vedrà Elia campione del mondo anche nel 2022
Non hai la sensazione che si punti ad alzare troppo il livello della prestazione degli juniores, lasciandogli pochi margini per quando passano di categoria?

Come sempre non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma di certo c’è troppa enfasi sulla categoria juniores. Enfasi legata ai volumi, al simulare quello che fa il professionista, invece di costruire una formazione a lungo termine. Purtroppo il nostro movimento spinge per la ricerca del risultato da junior, piuttosto che per la costruzione di un atleta che avrà risultati dopo 5-6 anni.

All’estero fanno più corse a tappe e meno gare di un giorno…

Noi siamo l’ultima fra le Nazioni di alto livello che corre ancora per le gare della domenica. Quindi a vari livelli, non solo negli juniores ma anche molto negli under 23, lo schema è sempre quello. Corsa la domenica. Lunedì, recupero. Martedì, un po’ di lavoro di forza. Mercoledì, distanza. Giovedì, un po’ di lavoro easy. Venerdì, velocizzazione. Sabato, recupero. Domenica, gara. E cosi per tutto l’anno, aspettandoci una condizione che porti a vincere più gare possibili. Ma questo ciclismo non esiste più. Le altre Nazioni hanno ridotto di molto il numero di gare durante l’anno, a vari livelli: da junior in su. E insegnano agli atleti a costruire la prestazione in funzione di un obiettivo.

Per Herzog, 30 giorni di corsa nel 2022 e la vittoria del mondiale juniores, a capo di un avvicinamento mirato
Per Herzog, 30 giorni di corsa nel 2022 e la vittoria del mondiale juniores, a capo di un avvicinamento mirato
Da noi invece?

I nostri ragazzi crescono come si faceva una volta. Trovano la condizione con le gare, quindi continuando a correre, hanno dei risultati a livello giovanile, ma non imparano ad allenarsi. Così arrivano in un mondo professionistico in cui giustamente, come descrive Trentin, ormai non puoi più sfruttare le gare per allenarti, perché devi arrivarci già in condizione. E noi non siamo capaci, né fisicamente né mentalmente. Fisicamente magari i preparatori possono anche aiutarci, ma mentalmente è un’altra cosa.

In che senso?

I nostri ragazzi non sono pronti ad allenarsi per arrivare pronti alle gare, perché nessuno glielo insegna. Gli insegniamo solo a correre. Ad andare in fuga e non tirare e aspettare la volata. Invece il ciclismo non è più questo.

Trentin ha parlato anche di volumi di lavoro a suo avviso eccessivi…

Spesso è così, il problema è che anche tra gli allievi si allenano quasi come dilettanti. Fanno volumi di lavoro più grandi degli juniores. Poi da juniores si allenano come gli under 23 o gli elite. E quando sono under 23 non hanno più margini. Purtroppo è così. Si predilige la quantità piuttosto che la qualità del lavoro. E la multidisciplinarità, come giustamente dice Trentin e come dimostra la pista, è un modo per preservare le qualità a discapito della quantità. La quantità si può mettere anche dopo. La qualità, invece se non viene preservata, poi non la ripeschi più.

Vittoria al Gp FWR Baron per la Work Service, una delle squadre plurivittoriose (photors.it)
Vittoria al Gp FWR Baron per la Work Service, una delle squadre plurivittoriose (photors.it)
E che cosa succede?

Abbiamo degli atleti che diventano degli ottimi gregari, cioè persone in grado di subire un carico a lungo termine per tanto tempo, ma non di imporre il proprio ritmo. Purtroppo diventano, tra virgolette, dei soldati. Gente che ha gran volume sulle spalle, ma non fa la differenza.

A livello di comunicazione con le società si può far qualcosa? 

In realtà sono parecchi anni che nei corsi di formazione, il Centro Studi prima e la Scuola Tecnici adesso continua a battere su questi messaggi. Cioè sul preservare il talento, ridurre i volumi in generale, intesi come chilometri e ore fini a se stessi, puntando invece sulla qualità. Ma sembra che questo messaggio non passi o meglio non passa in toto. Ci sono delle squadre che hanno cambiato ritmo, bisogna dirlo. E se le squadre estere ritengono i nostri juniores appetibili è perché comunque vedono che in determinati ambienti si inizia a lavorare nel modo giusto, quindi quello bisogna riconoscerlo.

Come leggi il fatto che alcuni vadano all’estero?

Fa specie il fatto che li vengono a prendere da juniores, probabilmente per… salvarli dalla nostra categoria under 23, dove invece alcune squadre ancora lavorano per vincere la gara della domenica, invece di costruire un atleta pronto a maturare per diventare un valido professionista.

Lorenzo Germani è diventato tricolore U23 passando alla Groupama-FDJ e con loro ora approda fra i pro’
Lorenzo Germani è diventato tricolore U23 passando alla Groupama-FDJ e con loro ora approda fra i pro’
Secondo te la svolta continental cambia un po’ gli atteggiamenti, oppure si chiamano continental ma fanno le stesse cose di prima?

Io ho paura che continuino a fare le stesse cose. A meno che non riesca a tornare in Italia una squadra di riferimento che detti le regole, perché questi atleti possono essere appetibili per loro. Sennò rischiamo di aver semplicemente cambiato l’etichetta, ma di lavorare come prima. Non a caso, me lo insegna chi ha la memoria storica migliore della mia, atleti come Nibali, lo stesso Viviani, Caruso, Guarnieri, Bettiol, Cimolai e Bennati, che adesso è cittì della nazionale, sono tutti ragazzi venuti fuori dall’ultima scuola italiana, che era la Liquigas. Poi abbiamo avuto ben poco. C’è Ganna, ma lui è un fenomeno a parte con caratteristiche completamente diverse. Gli ultimi atleti di un certo livello, soprattutto per le gare a tappe, venivano fuori da una squadra che gli ha dato il tempo, come giustamente diceva Ulissi, di crescere da capitani, non di crescere da gregari. Moscon e company sono andati nelle squadre dove vengono pagati parecchio, dove devi rendere per quello che la squadra ti dice. Così crescono per aiutare gli altri. Quindi sviluppano le abilità e la mentalità da gregario e non da capitano che dovrà emergere.

Se sei forte non emergi lo stesso? Oppure il problema è di mentalità?

Secondo me il problema non è tanto fisico, perché gli atleti ce li abbiamo. E’ proprio mentale. Crescere con la mentalità di costruirsi, di essere responsabile della propria prestazione in funzione di un obiettivo e non in funzione di un valore medio che ti garantisca di essere un buon atleta tutto l’anno. Costruire un obiettivo e vincerlo. Come Van Aert. Va bene che lui è un fenomeno fisicamente, ma anche di testa è uno che sa puntare un obiettivo, arrivare pronto a qualsiasi gara decida. Non è mica così facile, già Van der Poel lo soffre un po’ di più. Invece Van Aert è una macchina, veramente una macchina. E noi dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi a essere responsabili della loro performance, ascoltarsi e costruirla in funzione di un obiettivo. Non semplicemente a vincere più gare possibili durante l’anno.

Il Piva Junior è una delle classiche per juniores, vinto quest’anno da Scalco, passato in Bardiani (photors.it)
Il Piva Junior è una delle classiche per juniores, vinto quest’anno da Scalco, passato in Bardiani (photors.it)
Tanti sono passati, hanno vinto e hanno smesso presto. Vedi i corridori del 1990…

Ci sono situazioni diverse, perché io vedo dei ragazzi che da under 23 sono seguiti in tutto e per tutto, anche troppo e più dei professionisti. Vanno forte, poi passano e non hanno più chi li porta ad allenarsi ogni giorno e gli dice di svegliarsi, di stare attento a cosa mangiano. Da pro’ devono essere responsabili di se stessi. Solo che non sono in grado perché non nessuno l’ha mai insegnato. E quindi per un anno o due vivono di rendita e poi spariscono. Quello che hai fatto per un po’ ti resta , ma se poi non continui ad allenarlo, sparisce e loro cambiano completamente tipologia  di atleta.

Hai parlato di situazioni diverse…

Sì, ci sono anche quelli che da under 23 lavorano troppo, fanno volumi enormi e vincono perché si allenano molto più degli altri. Poi quando passano professionisti e trovano quelli che si allenano come loro, si appiattiscono.

Nei test che fate è possibile valutare il tipo di attività che gli viene proposta?

Quando facciamo i test degli juniores, vediamo che atleti interessanti ce ne sono. Però guardandoli anno per anno, monitorandoli da junior di primo e secondo anno e poi da under 23, vediamo che spesso i valori di forza, quelli che fanno la differenza nel ciclismo moderno, vengono appiattiti. Dico spesso e non sempre, perché alcuni lavorano bene. Gli altri, ragazzi e ragazze, vanno a fare solo volumi, solo chilometri e ore.

L’attività della tedesca Auto Eder U19 è concentrata prevalentemente su gare a tappe
L’attività della tedesca Auto Eder U19 è concentrata prevalentemente su gare a tappe
E cosa succede?

Non fanno più lavori di qualità e quindi si vede che diventano meno forti. Si abbassano proprio a livello di forza. Magari sono in grado di fare 3-5 ore. Vincono le gare juniores perché sono abituati a distanze superiori, ma poi quando passano ed è ora di fare la differenza su uno strappo o su una serie di muri, non ne hanno più. Passano dai 1.600 watt che facevano in volata da juniores ai 1.300 che fanno da under 23, che è quindi la differenza tra vincere una volata e tirarla.

Come se ne esce?

Bisogna tornare a rendere i ragazzi responsabili della loro performance, legandosi anche alle sensazioni. E’ fondamentale. Il misuratore di potenza serve a noi preparatori per avere un occhio in più, ma loro devono capire quando stanno bene, quando stanno male, quali sono le cose che li portano in condizione. Quali sono le strategie per mantenere la condizione e capire che durante l’anno ci sono dei periodi di picco, periodi di lavoro, periodo di scarico. Questo bisogna insegnargli, altrimenti fanno stagioni intere a cercare più vittorie possibili. E pensano che più vincono e più possono passare under. Oppure la nazionale li convoca per i mondiali, perché hanno vinto 20 corse.

I convocati per il mondiale juniores in quali condizioni arrivano al grande appuntamento?
I convocati per il mondiale juniores in quali condizioni arrivano al grande appuntamento?
E al mondiale come vai?

Quando uno vince 20 gare in un anno, al mondiale non sarà mai al 110 per cento. Vai a scontrarti con Nazioni che prendono un gruppo di atleti e lo preparano in funzione del mondiale e quindi quel giorno andranno forte, perché hanno lavorato sull’obiettivo. Noi non abbiamo questa mentalità, ma lavoriamo in funzione della domenica. Di vincere più gare possibili…

Ai tempi di Fusi, questo gruppo di lavoro che limitava anche l’attività di club esisteva: può essere un aspetto da rivalutare?

Può essere un buon modo di tutelarli ed è quello che abbiamo fatto in questi anni con il gruppo pista under ed elite e qualcosina anche con gli juniores. Il fatto di iniziare a dare la mentalità del lavoro in funzione di qualcosa, quindi con dei richiami continuativi in settimana e con gare a tappe messe nei posti giusti che servono per determinati aspetti. Questo è un lavoro che con quel gruppo abbiamo fatto. Tuttavia, con la realtà ciclistica che abbiamo a livello nazionale, non è facile perché gli interessi delle squadre sono importanti. Ma penso anche che ormai stia diventando un’esigenza e che non possiamo più nasconderci. Dobbiamo assolutamente riprendere in mano questa situazione.

Pietro Mattio, come pure Belletta, passerà U23 nella Jumbo Visma Development
Pietro Mattio, come pure Belletta, passerà U23 nella Jumbo Visma Development
Come se ne esce secondo Bragato?

Sarebbe importante secondo me che ci fosse un collegamento tra squadre. Dagli junior agli under, fino ad arrivare alle squadre pro’. Servirebbe un collegamento serio, con un responsabile che segua il percorso degli atleti e sappia quando un ragazzo è pronto per passare. In questo modo, l’obiettivo degli juniores non sarà vincere tante gare, ma essere pronti per la squadra pro’. Il ragazzo viene tutelato e non ha più il bisogno di vincerne 20 a stagione per essere sicuro di passare, ma può prendersi il tempo di crescere, di sbagliare e provare a lavorare in funzione di quello che diventerà poi come atleta. Che questo sia un percorso creato da una nazionale o dai vivai in collegamento con le squadre, purché sia un collegamento solido e continuo e non per interesse stagionale, può essere la svolta.

Questa potrebbe essere la chiave anche per trattenere i nostri in Italia…

Il fatto che gli altri vengano a prendere i corridori italiani è perché non sono stupidi. I nostri sono forti, lo sanno tutti che sono forti. Ma se li prendono da junior è per tutelarli il prima possibile. Perché ovviamente qualcosa noi sbagliamo. E loro se ne sono accorti

Scaroni: «Ora riposo, l’obiettivo 2023? Restare nel WT»

02.11.2022
5 min
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Il nostro appuntamento con Christian Scaroni consiste in una chiamata fissata intorno alle 10 del mattino. L’orario slitta leggermente a causa delle procedure aeroportuali che si prolungano. Scaroni è appena atterrato a Napoli, dove starà per poco meno di una settimana, per godersi un po’ di caldo e una meritata vacanza. Lontano dalle preoccupazioni e dalle ansie che avevano condito la sua stagione fino alla firma con l’Astana ed al debutto in Polonia

La prima corsa in maglia Astana è stato il Tour de Pologne ad inizio agosto
La prima corsa in maglia Astana è stato il Tour de Pologne ad inizio agosto
Come stanno andando queste vacanze?

Bene! Dopo l’ultima gara, la Veneto Classic corsa il 16 ottobre, ho fatto ancora qualche uscita in bici, fino al 20 ottobre più o meno. Ho sfruttato un po’ la gamba e mi sono goduto dei bei giri in tranquillità. Da lì in poi mi sono preso del tempo per stare con la mia famiglia e i miei amici, ed ora sono qui a Napoli. 

Quando ricomincerai ad allenarti?

Fino al 7 di novembre non se ne parla, dal giorno dopo si inizierà di nuovo la routine. Comincerò facendo tante attività diverse, anche per non stressare troppo la mente. Farò un po’ di palestra, qualche uscita in Mtb, corsa a piedi, la bici da corsa la prendo il meno possibile. Nelle mie zone (nel bresciano, ndr) ci sono tanti sentieri e la possibilità di svariare tra molte attività

Le due vittorie raccolte all’AIR sono state lo slancio motivazionale per tornare ad inseguire un contratto
Le due vittorie raccolte all’AIR sono state lo slancio motivazionale per tornare ad inseguire un contratto
E con la squadra?

Il primo ritiro è già programmato, il 5 dicembre saremo a Calpe, e si getteranno le basi per la nuova stagione.

Ci eravamo incontrati al tuo debutto al Tour de Pologne, com’è proseguita la stagione?

In Polonia ero partito bene, avevo colto un bel sesto posto in una volata ristretta alla quarta tappa. Ho continuato a far bene anche nelle gare successive: Amburgo e Bretagne Classic. Sentivo che la condizione stava crescendo giorno dopo giorno, poi di ritorno dal Canada, ho fatto un tampone perché non stavo molto bene e sono risultato positivo al Covid. 

Un altro stop in una stagione già piena di fermate…

Sì, non è stato bellissimo, ma è andata così. Mi sono trovato ad inseguire nuovamente la condizione. In accordo con la squadra abbiamo preferito correre subito dopo essermi negativizzato, anche per fare volume e per abituarmi a stare in gruppo con i compagni. 

Nei boschi dietro casa Scaroni ha modo di divertirsi anche in mountain bike, un bello svago di fine stagione
Nei boschi dietro casa Scaroni ha modo di divertirsi anche in mountain bike, un bello svago di fine stagione
Anche perché ti sei trovato da una situazione di incertezza a correre nel WorldTour, com’è stato?

Oltre ad una condizione fisica non eccellente, mi sono ritrovato a correre ad un livello molto alto, com’è giusto che sia. La definirei una nuova esperienza, e posso dire di essermi difeso bene in tutte le corse. In questi 3 mesi mi importava correre, andavo a fare gare dove la squadra ne aveva più bisogno. Alla fine sono stato contento del calendario, ho fatto tutte le corse più importanti, compreso il Lombardia (nella foto di apertura). 

Ora che sei nel WorldTour vorrai dimostrare di poterci restare…

Ovviamente, sono passato professionista con la Gazprom nel 2020, e con la pandemia non ho praticamente corso. Nel 2021 ho fatto qualche gara in più e poi è arrivato il fatidico 2022. Mi è mancata la continuità, correre ti permette di alzare molto il livello. Ho 25 anni e non ho mai avuto la possibilità di fare un grande Giro, si è visto come disputare corse del genere aiuti a crescere. Basti guardare Zana che dopo il Giro d’Italia ha vinto l’AIR e il campionato italiano

Con la squadra hai già parlato?

Ho parlato un po’ con “Zazà” (Stefano Zanini, ndr) e mi ha chiesto che cosa vorrei fare. Io ho risposto che sono ancora un corridore da scoprire. Non ho idea di quale sia il mio campo, spero di trovarlo l’anno prossimo. Ora che corro in una squadra come l’Astana, sarò molto più seguito e potrò inquadrarmi meglio. Un desiderio sarebbe quello di fare il Giro d’Italia, vedremo se mi meriterò la convocazione

La Veneto Classic è stata l’ultima gara della sua travagliata stagione, conclusa però nel migliore dei modi
La Veneto Classic è stata l’ultima gara della sua travagliata stagione, conclusa però nel migliore dei modi
Passare queste vacanze con la certezza di correre la prossima stagione come ti fa sentire?

E’ bello, so cosa mi aspetta nei prossimi mesi. Nella prima metà di 2022 non avevo un programma, ora so che cosa farò già da dicembre, avrò degli obiettivi concreti. Tutto questo mi aiuterà a rimanere concentrato. Vi devo dire la verità, fare le vacanze con queste sicurezze mi fa stare bene con me stesso. Se non avessi avuto un contratto non sarei nemmeno andato in vacanza – dice ridendo, finalmente diciamo noi – ora mi godo di più l’andare in bici, ho degli stimoli che prima un po’ mi mancavano… 

Prima partivi per dimostrare di meritare una squadra, ora dove cercherai la motivazione?

Il mio obiettivo principale è dimostrare che non sono arrivato qui a caso, ho voglia di portare dei risultati alla squadra. Non sono una persona a cui piace perdere (e la stagione appena conclusa ne è una dimostrazione, ndr). Sarò a disposizione dei miei compagni quando servirà ma vorrei giocarmi le mie carte. L’Astana esce da una stagione difficile, l’obiettivo del team deve essere quello di tornare alle corse per vincere.

La scalata è finita, Arkea-Samsic nel WorldTour

02.11.2022
4 min
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«Arriviamo al World Tour – dice Emmanuel Hubert, manager della Arkea – perché siamo riusciti a prendere punti ottimizzando il calendario per tre anni. Non è servito fare chissà quali calcoli, anche se abbiamo perso 400 punti con la squalifica di Nairo Quintana dal Tour e con Bouhanni che non ha più corso da aprile».

Emmanuel Hubert, classe 1970, è stato corridore dal 1994 al 1997 (foto Arkea-Samsic)
Emmanuel Hubert, classe 1970, è stato corridore dal 1994 al 1997 (foto Arkea-Samsic)

Ricorso e wild card

Anche se la Israel-Premier Tech ha presentato ricorso, dal prossimo anno il team israeliano e la Lotto-Soudal correranno tra le professional. L’amministratore delegato dello sponsor Dstny, che prenderà il posto di Soudal, ha candidamente ammesso che se al momento della firma avesse saputo del rischio di retrocedere, si sarebbe certamente ritirato. Fortunatamente per il 2023 i due team avranno le wild card per un’attività di primo piano, ma non potranno tornare nel WorldTour prima del 2026. Ovviamente a patto che il ranking maturato nel prossimo triennio glielo consenta.

Lavoro di tre anni

A salire nel WorldTour, oltre alla Alpecin-Deceuninck, sarà la Arkea-Samsic che per l’occasione dovrebbe salire su biciclette Bianchi e, come ha ammesso lo stesso Hubert, ha trascorso gli ultimi tre anni inseguendo questo traguardo.

«E’ la ricompensa di tre anni di lavoro – ha detto l’orgoglioso manager bretone a Le Telegramme – l’obiettivo prefissato è stato raggiunto. E’ una tappa, come per un corridore che diventa professionista, lo scopo del gioco non è raggiungere questo livello ma mantenerlo. Essere nel WorldTour ci dà la certezza di partecipare alle più grandi gare del calendario mondiale e ai tre grandi Giri per il prossimo triennio. Cosa che a mio avviso diventerà sempre più complicato per chi corre nelle professional. Tutto questo ci porterà serenità e visibilità. E ci rende anche più attraenti per gli sponsor».

Nonostante tutto, Quintana ha portato parecchi punti alla Arkea. Qui vince a Montagne de la Lure: il Provence è suo
Nonostante tutto, Quintana ha portato parecchi punti alla Arkea. Qui vince a Montagne de la Lure: il Provence è suo

Pagina voltata

I 400 punti persi con la squalifica di Quintana dal Tour per la positività al Tramadol rischiavano di pesare tanto in termini di classifica, ma di certo sono stati un bel peso sul piano dell’immagine.

«L’ho vissuto male – ha spiegato Hubert – è stato come un colpo in testa. Il giorno dell’annuncio, mi sono trovato di fronte al fatto compiuto. Gli ho chiesto spiegazioni. Ero molto arrabbiato e lui mi ha assicurato che non aveva preso nulla. Da allora si è difeso davanti al Tas. Ha diritto alla presunzione di innocenza, ma non siamo più vincolati contrattualmente. La pagina Quintana è voltata. Per esistere ad alto livello, devi avere dei grandi nomi e tutti i corridori che sono stati con noi hanno contribuito alla costruzione del team. Ma il futuro ora appartiene ai ragazzi che abbiamo cresciuto, alla nuova generazione».

Cambio tecnico

La promozione ha portato con sé anche qualche assestamento nei quadri tecnici. Theo Ouvrard, performance manager del team che ha gestito il progetto WorldTour, è stato messo a capo dell’area tecnica. E Yvon Ledanois, che occupava quella posizione, non l’ha presa bene e non farà più parte del gruppo. Per cui il team è in cerca di un direttore sportivo, ma non ha voluto rimpiazzare Quintana.

«Non abbiamo ritenuto opportuno farlo – ha detto Hubert – ero in contatto con Guillaume Martin e Romain Bardet, ma non sembravano interessati. Infatti hanno deciso di prolungare il contratto nelle loro squadre. Perciò abbiamo deciso di dare fiducia ai nostri corridori. Kevin Vauquelin è uno dei migliori corridori francesi di domani, mentre Mathis Louvel potrebbe diventare come Laporte. Senza dimenticare Barguil, Hofstetter e Bouhanni che hanno corso molto poco. Non dimentichiamo che pur senza i punti di Quintana al Tour, ne abbiamo 1.000 in più della Lotto-Soudal. Abbiamo sei corridori tra i primi 100 al mondo. E anche questo non è niente male».