Una giornata con gli azzurri risolta in 5 centesimi

22.09.2021
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Cinque centesimi. Appena cinque centesimi ci hanno permesso di salire sul podio. I beffati sono stati gli svizzeri. Alla fine quei sorrisi del mattino hanno portato bene. La nazionale dei ragazzi e delle ragazze ce la siamo gustata nell’arco di tutta la giornata. La sgambata della mattina, l’attesa, il riscaldamento, la gara, il podio.

Dopo l’oro di Ganna si torna a casa con un’altra medaglia, un bronzo. Un bronzo prezioso. E un podio misto uomini e donne, in una squadra composta da sei persone è un bel termometro di quel che sta diventando questa specialità in Italia. Non ci si riferisce ad un singolo elemento, al Ganna che fa discorso a sé. Anche se c’è tanto da lavorare. Ma per i discorsi “tecnico-politici” c’è tempo. 

Tra rulli e sgambata

Stamattina Ganna, Elena Cecchini e Marta Cavalli avevano optato per i rulli (con Vasco Rossi a fare da sottofondo), mentre Sobrero, Elisa Longo Borghini ed Affini avevano preferito la classica sgambata. I primi hanno fatto mezz’oretta o poco più, i secondi un’ora. Ma hanno finito tutti più o meno verso le 11. Il tempo di un po’ di relax, un leggero massaggio e alle 12 tutti a pranzo.

Poi le ragazze hanno preso la via di Bruges, visto che era lì che avveniva il cambio, mentre i ragazzi sono rimasti a Knokke-Heist. E verso le 14:30 eccoli arrivare al bus. Dove spariscono per la riunione tecnica. Un ultimo ripasso con Marco Velo.

Riunione e dettagli

«Cosa si dice in una riunione così? Si ripassa quel che si è fatto e visto nelle prove – spiega Velo – Abbiamo provato il percorso due volte. Sostanzialmente si è parlato delle curve da fare. Ce n’erano alcune nuove rispetto alla crono individuale. I ragazzi le hanno provate più volte per verificare la velocità d’entrata. E si è parlato della partenza. Sobrero si sarebbe “occupato” di quelle più strette in fase di avvio. Anche se la prima tirata l’avrebbe data in modo “dolce” Ganna.

«Poi sono professionisti, sanno bene cosa fare. Si parlano in corsa. In ogni caso Ganna e Affini dovrebbero fare trenate di 40” e Sobrero di 20”-30” a seconda delle gambe. L’importante è che diano tutto. Come ha fatto De Marchi a Trento. Quando senti che ti stai per staccare passi in testa e segnali che è l’ultima tirata. Magari è breve ma rialzi un po’ la velocità».

Il primo a scendere al riscaldamento è proprio il campione italiano, Sobrero. Poco dopo lo seguono Ganna e Affini. Ganna chiede una sedia per appoggiarci le borracce mentre esegue i suoi classici 25′ di riscaldamento.

«Sobrero – riprende Velo – scherzando ha detto a quei due giganti: ohi, ditemi quando c’è una curva che dietro di voi non vedo niente! Seguirli non è facile, neanche per me. Soprattutto da quando c’è Pippo che ha alzato l’asticella. Lui in ricognizione segna ogni dettaglio del percorso. L’altro giorno nelle crono individuale avevo due fogli di appunti: curva a destra da fare in posizione; tombino sulla sinistra… ».

Intanto le altre nazionali si recano in partenza. Non lontano dal bus azzurro griffato Vittoria, ci sono i tedeschi. In casa Svizzera invece regna grande silenzio. Mentre gli olandesi e i danesi sono molto lontani dal bus azzurro e hanno due camper più piccoli a supporto. Ma si sa: contano le gambe. I meccanici ci dicono che le bici dei nostri sono identiche a quelle utilizzate nelle crono individuali. Pippo, ha solo cambiato colore e ha preso la Pinarello Bolide “verde coleottero”. Una scaramanzia sostanzialmente ci confida Matteo Cornacchione, il suo meccanico.

Filippo Ganna, Matteo Sobrero ed Edoardo Affini: i tre azzurri hanno siglato il miglior tempo al cambio
Filippo Ganna, Matteo Sobrero ed Edoardo Affini: i tre azzurri hanno siglato il miglior tempo al cambio

Tre siluri su Bruges

Come da copione i nostri due “bestioni”, Ganna e Affini, spingono in modo feroce. Sobrero fa il suo e poi si stacca. Il tempo è preso sul secondo e al cambio di Bruges, quando passano sull’arrivo il colore del cronometro è verde. Italia in testa.

«Sapevamo che sarebbe stata una gara dura – ha detto Ganna – e dovevamo dare il cambio alle ragazze con il maggior margine possibile. Bisogna fare i complimenti a Sobrero che pesa 20 chili meno di me e Affini ed ha fatto una grandissima prova. Senza contare che oggi c’era anche un bel po’ di vento». 

«E’ un piacere avere due compagni di squadra come Pippo ed Edoardo, ma è anche molto difficile tenerli. Sono in grado di produrre velocità altissime e io devo fare un grande sforzo», ha aggiunto Sobrero.

Grinta rosa-azzurra

E poi è toccato ad Elisa, Elena e Marta. E a proposito di pesi leggeri, per loro non sarebbe stato facile con tanta pianura tenere a bada tedesche e olandesi.

«Grande souspence fino alle fine. Siamo riusciti a sopravanzare la Svizzera per pochi centesimi – dice il cittì SalvoldiE’ un premio per tutti. Ragazzi e soprattutto ragazze, perché prendere 2” a chilometro dalle tedesche è come vincere. Le nostre proiezioni ci dicevano che potevano essere anche peggiori. Hanno tirato fuori l’anima. E anche con un pizzico di fortuna è arrivato questo podio. Ci tenevano molto.

«Cinque centesimi è impossibile andarli a “trovare” – riprende Salvoldi – Magari è stata l’ultima pedalata a fare la differenza».

«Difficile dirlo – gli fa eco Elisa Longo Borghini – probabilmente li abbiamo ripresi nella parte finale. Abbiamo fatto una super prestazione». «Io invece – dice Marta Cavalli – sono rimasta super concentrata tutta la gara: posizione, sforzo, quello che dovevo fare… ma quando siamo rimaste in due ho sentito la responsabilità di tagliare il traguardo insieme ad Elisa». «Sapevamo che c’erano 3-4 squadre più forti di noi – ha chiuso Elena Cecchini – Ma siamo contenti e questi ci sprona a dare sempre di più e a lavorare in questa disciplina. E poi credo al karma, due anni fa abbiamo forato, stavolta è andata bene a noi».

Team Mixed Relay, magia azzurra sulle strade di Trento

08.09.2021
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L’estate magica – pardon, dorata – dell’Italia sportiva agli europei non si ferma più. Dopo i trionfi della nazionale di calcio e recentemente di quella di volley femminile, stavolta tocca al ciclismo che nella rassegna continentale di Trento centra la medaglia d’oro (dopo due bronzi nelle precedenti due edizioni) nel Team Mixed Relay. Una prova nata nel 2019, che in pratica è una staffetta tra il terzetto maschile e quello femminile.

Matteo Sobrero, Filippo Ganna, Alessandro De Marchi, Elena Cecchini, Marta Cavalli ed Elisa Longo Borghini (in rigoroso ordine di dorsale) hanno battuto di 21” la Germania (campione uscente) e di 27” l’Olanda (vittoriosa due anni fa). Regalando così al ciclismo azzurro la prima medaglia di questi europei trentini, la 43ª totale da quando si disputa la manifestazione.

Frazione maschile, tira Ganna, dietro Sobrero e De Marchi
Frazione maschile, tira Ganna, dietro Sobrero e De Marchi

Come si prepara?

Ma che tipo di gara è questa Mixed Relay? Come si prepara? Basta solo andare a tutta? Oppure ci deve essere della sintonia ed equilibrio tra il trio maschile e quello femminile per evitare che ci sia della pressione? Forse non c’è una risposta assoluta, ma una serie di giusti meccanismi che ti portano ad essere competitivi in una specialità del genere.

Appena finita la cerimonia delle premiazioni fermiamo Marco Velo, che era in ammiraglia insieme al cittì Davide Cassani, e gli chiediamo subito le primissime impressioni.

Grande felicità per questa vittoria immaginiamo.

Sapevamo di poter far bene con gente come Pippo, Matteo ed Alessandro. Avevamo un’ottima squadra così come la era quella femminile. Tutti ci aspettavano, ma non è mai facile vincere contro formazioni come Olanda e Germania. Tutti i ragazzi hanno fatto una prova superlativa, con ottimi tempi ed intermedi. Questa medaglia è il giusto premio per tutti.

L’obiettivo iniziale era Tokyo, ma dopo l’infortunio del Giro questo oro vale tanto
L’obiettivo iniziale era Tokyo, ma dopo l’infortunio del Giro questo oro vale tanto
Fa piacere che sia arrivata in questa specialità. Che valore ha questo oro?

Il movimento sta bene e deve continuare a stare bene, ci tenevamo a vincere questo europeo in casa. A crono ora siamo competitivi, mentre abbiamo perso sulle gare in linea o a tappe, è questione di ciclicità. Ora sfruttiamo il momento di essere forti a cronometro. Diciamo che questa medaglia dà quella spinta morale in più per affrontare meglio quelle individuali. 

Dal punto di vista tecnico come è stato l’avvicinamento?

Non è stato facile preparare ed interpretare una gara di questo genere perché i ragazzi non avevano mai provato assieme. In questa specialità bisogna essere molto bravi a sapersi adattare al ritmo degli altri e non è mai facile.

Vi siete confrontati o interfacciati con Salvoldi? Oppure l’obiettivo era creare un tesoretto di secondi da lasciare alle ragazze? 

Non era questione di interfacciarci prima con loro. Sapevamo che c’era da andare a tutta per poi far gestire il vantaggio alle ragazze, che poi alla fine hanno pure incrementato il margine. Anzi, non avevano nemmeno bisogno di questo vantaggio. Sono state bravissime, quindi complimenti alle ragazze.

Frazione donne: tira Longo Borghini, a ruota Cecchini e nascosta c’è Cavalli
Frazione donne: tira Longo Borghini, a ruota Cecchini e nascosta c’è Cavalli

Rivalsa De Marchi

Nella zona mista passano a turno i neocampioni d’Europa, ne sentiamo alcuni. «Personalmente – dice De Marchi – era una corsa a cui avevo strizzato l’occhio appena avevo ripreso la stagione dopo l’infortunio, che mi incuriosiva ed attirava. Con una squadra così eccezionale, abbiamo centrato il risultato pieno. E’ un successo di squadra, ha qualcosa di speciale proprio perché è ottenuto con altri compagni. E’ un segnale che il movimento c’è e funziona sia nel femminile che nel maschile in una specialità che richiede attenzione ai dettagli».

Dal quartetto alla staffetta

Fa eco a De Marchi anche Ganna: «Ogni volta voglio superarmi. Abbiamo ottenuto questo bellissimo risultato di squadra, era la prima volta che lo facevo e mi incuriosiva sempre quando guardavo da casa questa prova. Per l’occasione ho chiesto a Cassani se potevo farla, visto che in meno di 24 ore avrei disputato la crono individuale, dove voglio fare molto bene, ed ho subito avuto riscontro positivo. Similitudini col quartetto in pista? Diciamo che tutti e sei abbiamo fatto un ottimo lavoro di squadra, ognuno ha messo il suo. Abbiamo dimostrato di essere un bel gruppo».

Le azzurre hannoi appena saputo di aver vinto il Team Mixed Relay, pollici alti per Cavalli, Longo Borghini e Cecchini
Le azzurre hannoi appena saputo di aver vinto il Team Mixed Relay, pollici alti per Cavalli, Longo Borghini e Cecchini

Preparazione veloce

«E’ una medaglia bellissima – spiega Longo Borghini – perché dimostra la forza di un team, di una nazione e di un intero movimento. E’ un orgoglio indossare la maglia azzurra e sempre una grande soddisfazione poter vincere in Italia. Come si prepara? In verità è stata una cosa un po’ veloce perché abbiamo sempre il calendario molto pieno. Quando siamo arrivati qua abbiamo provato il percorso decidendo che la prima parte sarebbe stata di controllo e la seconda di velocità».

Longo Borghini leader e torna Guderzo. Salvoldi spiega

03.09.2021
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Niente di facile per il tecnico delle donne Salvoldi, che di ritorno dalle sfide olimpiche e gli europei U23 su pista, si è trovato ad allestire le squadre per gli europei di Trento. In un movimento che mischia spesso le elite con le under 23, dover comporre due squadre diverse potrebbe e in effetti è risultato complesso. Un solo dato è parso certo: a Trento avremo in Longo Borghini una leader fortissima.

«Alcune under – conferma il milanese – potrebbero correre con le grandi e farebbero anche bella figura. Soprattutto trovare otto ragazze adatte a quel tipo di percorso non è stato facile e alla fine si è riproposto comunque il tema di chi lasciare fuori».

Balsamo è rientrata dopo Tokyo al Simac, facendo fatica. Poi si è piazzata 5ª in avvio della Vuelta. Sarà leader ai mondiali
Balsamo è rientrata dopo Tokyo al Simac, facendo fatica. Poi si è piazzata 5ª in avvio della Vuelta. Sarà leader ai mondiali
Tolti i professionisti che hanno il tratto in linea, le altre categorie gireranno nel circuito. Qual è una valutazione tecnica per le donne?

Un percorso breve. Circuito di 13 chilometri diviso piuttosto nettamente in tre settori. Salita di 4 chilometri, discesa di 5 e tratto di pianura di 4. Da fine salita all’inizio della successiva ci sono poco più di 10 minuti. Come squadra puoi organizzarti per fare qualcosa in salita, ma vedrete che alla fine il tratto decisivo sarà il falsopiano in cima, il vero trampolino. Non vedo l’arrivo di una volata numerosa, quattro o cinque ragazze al massimo.

Parlando di under 23 che sarebbero state bene fra le elite, hai valutato anche Gaia Realini?

Non credo, parlando di elite, che avrebbe potuto trarre vantaggio da quel percorso. Mentre fra le under 23 la salita potrebbe essere più incisiva.

Gaia Realini correrà a Trento fra le under 23: sulla salita di Povo potrebbe fare la differenza
Gaia Realini correrà a Trento fra le under 23: sulla salita di Povo potrebbe fare la differenza
Abbiamo da considerare anche le junior…

In cui ogni anno c’è una ragazza fortissima con cui fare i conti. Quest’anno pare si tratti della tedesca Linda Riedman, classe 2003, che al Tour du Gévaudan Occitanie ha battuto la nostra Francesca Barale. Ma forse stavolta su quel circuito l’asso nella manica potremmo averlo anche noi con Eleonora Ciabocco. Non la conoscono, sanno che è campionessa italiana e potrebbe essere una bella sorpresa.

Fra le under 23 chi può farci paura?

Forse le francesi, ma come collettivo credo che siamo superiori noi.

Guazzini correrà la crono U23 di Trento: qui in quella del Simac Ladies Tour, chiusa in 11ª posizione
Guazzini correrà la crono U23 di Trento: qui in quella del Simac Ladies Tour, chiusa in 11ª posizione
Veniamo alle grandi…

Vedo sopra tutte la Van Vleuten e la Voss sul fronte olandese, Lizzie Deignan per la Gran Bretagna e la nostra Longo Borghini. Elisa ha avuto una bellissima svolta. Parlavo con lei prima di Plouay, che per lei era il rientro dopo lo stage in altura. Ci dicevamo che quella è sempre stata una corsa molto indicativa per il mondiale, per tipo di percorso e partecipazione. E lei l’ha corsa e dominata, mostrando di averne più delle avversarie (Elisa Longo Borghini è l’atleta nella foto di apertura, ndr).

Tokyo ha segnalato anche Marta Cavalli, che poi ha avuto qualche intoppo…

Marta è molto attenta e professionale. Mi pare abbia avuto qualche difficoltà a gestire i carichi di lavoro, quasi che per la voglia di migliorare si alleni troppo. Adesso sta bene e si aspetta di uscire con una buona gamba dalla Vuelta.

Ciabocco darfo 2021
Oltre a Francesca Barale, tra le junior puntiamo su Eleonora Ciabocco, tricolore strada, molto forte in salita. Possibile leader fra le junior
Ciabocco darfo 2021
Oltre a Francesca Barale, tra le junior puntiamo su Eleonora Ciabocco, tricolore strada. Possibile leader fra le junior
La sorpresa, se così si può dire, è la presenza di Tatiana Guderzo. Non si aveva la sensazione di un rapporto più tanto idilliaco fra voi…

Non abbiamo litigato, ci siamo parlati e ci siamo detti quello che andava detto. Dopo la Norvegia ha avuto qualche acciacco, per cui siamo rimasti di aggiornarci dopo la Vuelta per valutare bene la sua situazione.

Nella crono non correrà Elisa Longo Borghini, tricolore in carica, perché?

E’ stata una scelta condivisa. Perché il percorso è piatto ed è meglio con lei concentrarci forte sulla strada. Mentre farà il Team Relay, in cui potrà essere di grande aiuto. Invece fra le under 23 la crono la farà Vittoria Guazzini, che su quel percorso può fare bene.

Pensi che le reduci della pista di Tokyo possano avere qualche vantaggio da tutto il lavoro svolto, come Viviani, Ganna e Consonni?

Le ragazze hanno finito tardi le Olimpiadi, poi hanno staccato per una settimana e hanno ripreso al Simac Ladies Tour in Olanda. Da lì in poi hanno detto di aver iniziato ad avere buone sensazioni, per cui direi che il lavoro tornerà utile, quando sarà stato trasformato del tutto.

Marta Cavalli è rientrata da poco alle corse, dopo aver smaltito un affaticamento. E’ una delle più in vista per Trento
Marta Cavalli è rientrata da poco alle corse, dopo aver smaltito un affaticamento. E’ una delle più in vista per Trento
In ballo c’è anche il mondiale, si parla dello stesso gruppo di ragazze?

Non esattamente, ma domenica sera dopo la Vuelta vorrei dare anche i nomi per Leuven. E credo che la nostra leader sarà Elisa Balsamo, su un percorso molto adatto a lei. Non è duro come si vuol far credere, si fa un solo giro sul muro in pavé e poi ci saranno altri 40 chilometri sul circuito che ricorda molto quello di Glasgow vinto dalla Bastianelli.

Quando partirete per Trento?

Il 6 settembre con le ragazze della crono e poi arriveranno le stradiste. Alloggeremo sulla cima del Bondone, come logistica non è comodissima, ma se non altro non patiremo il caldo…

Le convocate per Trento

A seguire le ragazze convocate da Salvoldi per le sfide europee di Trento. Il cittì lombardo gestisce con Paolo Sangalli tutto il bacino del ciclismo femminile: un numero molto elevato di atlete, un ruolo niente affatto semplice, che però finora ha svolto in modo tecnicamente ineccepibile.

ELITE TEAM RELAY
Marta CavalliFiamme Oro /FDJ Nouvelle Aquitaine
Elena CecchiniFiamme Azzurre/Team SD Worx
Elisa Longo BorghiniFiamme Oro/Trek-Segafredo
CRONO JUNIORES
Francesca BaraleAsd VO2 Team Pink
Carlotta CipressiAsd VO2 Team Pink
CRONO ELITE
Vittoria BussiOpen Cycling Team
Elena CecchiniFiamme Azzurre/Team SD Worx
CRONO U23
Vittoria GuazziniFiamme Oro/Valcar-Travel&Services
(una da definire)
STRADA JUNIORES
Francesca BaraleAsd VO2 Team Pink
Monica CastagnaTeam Wilier Chiara PIerobon
Matilde CerielloRacconigi Cycling Team
Eleonora CiaboccoTeam Di federico
Carlotta CipressiAsd VO2 Team Pink
Francesca PellegriniValcar-Travel&Services
STRADA U23
Camilla AlessioBePink
Giorgia BarianiTop Girls-Fassa Bortolo
Vittoria GuazziniFiamme Oro/Valcar-Travel&Services
Barbara MalcottiValcar-Travel&Services
Gaia RealiniIsolmant-Premac-Vittoria
Silvia ZanardiBePink
STRADA ELITE
Elisa BalsamoFiamme Oro/Valcar-Travel&Services
Sofia BertizzoloFiamme Oro/LIV Racing
Marta CavalliFiamme Oro/FDJ Nouvelle Auitaine
Tatiana GuderzoFiamme Azzurre/Ale BTV Ljubljana
Elisa Longo BorghiniFiamme Oro/Trek-Segafredo
Erica MagnaldiTea Ceratizit-WNT
Soraya PaladinLIV Racing
Debora SilvestriTop Girls-Fassa Bortolo

La nuova Longo scende dall’altura e le suona tutte a Plouay

31.08.2021
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L’avevamo lasciata con il racconto del bronzo di Tokyo sulle strade di Sestriere e difficilmente si poteva pensare che alla prima gara dopo l’altura, Elisa Longo Borghini graffiasse già con tanta potenza. Invece la campionessa italiana è andata a Plouay e mostrando una freschezza da prima della classe ha staccato le avversarie su un percorso che solitamente chiama la volata. La Trek-Segafredo voleva difendere la vittoria di Lizzie Deignan del 2020 e l’operazione è riuscita alla grande.

«L’idea poteva essere di arrivare in volata con Audrey Ragot che è bretone – racconta Elisa – ma quando mi hanno ordinato di attaccare, io l’ho fatto. E onestamente è stato bello. Mi sono allenata tanto a fare le volate al cartello, ma arrivare da sola dà tutta un’altra serenità».

Si correva per la volata, ma la caduta di Audrey Ragot ha spinto la Trek ad attaccare
Si correva per la volata, ma la caduta di Audrey Ragot ha spinto la Trek ad attaccare

Forte. Calma. Sicura. E’ come se i mille discorsi fatti negli ultimi anni con chi la seguiva stiano arrivando a compimento tutti insieme. E ti rendi conto che sta accadendo tutto perché qualcosa è scattato nella sua testa. Nulla altrimenti sarebbe stato possibile.

Pensavi di essere così brillante dopo il lavoro in altura?

Di solito soffro un po’, ma dopo i primi tre giri di rodaggio sul percorso, mi sono sentita bene. Sono contenta. Perché a Sestriere ho lavorato bene e con la testa libera. E a Plouay sono partita felice di correre.

La testa libera?

Ad agosto finalmente ho potuto dedicarmi agli affetti e questo ha fatto la differenza. Ho affrontato i giorni di Sestriere con un bel piglio, ma in modo tranquillo, senza concentrarmi troppo ad esempio su quello che mangiavo. Un bel periodo di lavoro tosto, ma sereno. Credo che la parola giusta sia serenità. Ho fatto le mie sei ore, i 40-20 e ho lavorato anche per le volate… Non sono andata a fare melina, altrimenti a Plouay non sarei andata così bene.

Arrivo solitario per Elisa che lo scorso anno aveva aiutato Deignan. Battute Verhulst e Faulkner
Arrivo solitario per Elisa che lo scorso anno aveva aiutato Deignan. Battute Verhulst e Faulkner
Adesso la Vuelta?

Che servirà per fare ritmo e prepararmi bene per gli europei. Quella della nazionale non è una maglia qualunque. Penso di averlo dimostrato. E con il fatto che si corre in Italia, davvero vorrei ben figurare.

A proposito di azzurro, arriva in Trek un’altra azzurra come Elisa Balsamo. Che effetto fa?

Sono sempre stata a favore di questo ingaggio, ho spinto tanto. Elisa ha grandi potenzialità e talento da vendere. La vedo vincere corse come il Fiandre, per intenderci. Ha già ottenuto vittorie di classe e ha uno spunto veloce notevole. Non è impossibile neppure che possa vincere una corsa come il Trofeo Binda, perché sulle salite brevi può dire la sua e poi in volata le secca tutte.

Dal 2022 alla Trek arriverà Elisa Balsamo. Eccole insieme ai mondiali 2019: Longo 5ª , Balsamo 47ª
Dal 2022 alla Trek arriverà Elisa Balsamo. Eccole insieme ai mondiali 2019: Longo 5ª , Balsamo 47ª
Europei a Trento e mondiali in Belgio: quale preferisci?

Forse Trento ha un percorso che mi si addice di più e, correndo in Italia, la sento di più. Il mondiale sulla carta è più una corsa per gente veloce, ma voglio ugualmente arrivarci in forma.

Non lo dice, ma anche Plouay passava per essere una corsa per gente veloce e abbiamo visto come sia finita. La nuova Elisa 2021, che corre serena e spesso col sorriso, ha imparato che non esistono imprese impossibili se si attacca il numero con la testa sgombra. La corsa di domenica insegna più di mille parole. 

Salvoldi lancia la volata su Parigi 2024: tre anni a tutta

12.08.2021
4 min
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Una medaglia su strada e tanto rammarico in pista, con un occhio su Parigi 2024. Così si può sintetizzare in poche parole l’Olimpiade di Tokyo per le ragazze azzurre che ancora una volta hanno fatto affidamento sulla donna dei grandi appuntamenti, Elisa Longo Borghini, che proprio come a Rio 2016 si è messa al collo il bronzo nella prova in linea conclusasi all’autodromo del Monte Fuji, arricchendo la già vasta collezione di perle raccolte nelle tre grandi rassegne internazionali (Olimpiadi, mondiali ed europei). 

Al velodromo di Izu, invece, la fortuna non ha girato dalla parte delle nostre portacolori e, dopo un convincente sesto posto nell’inseguimento a squadre, due cadute di cui è stata vittima Elisa Balsamo hanno compromesso i sogni di gloria sia nella madison (con Letizia Paternoster) sia nell’omnium.

Secondo Salvoldi, in vista di Parigi 2024 ci sarà da ragionare sul lancio del quartetto: qui tocca a Rachele Barbieri
Secondo Salvoldi, in vista di Parigi 2024 ci sarà da ragionare sul lancio del quartetto: qui tocca a Rachele Barbieri

Punti deboli e soluzioni

Il ct Dino Salvoldi guarda già avanti, ripartendo dal quartetto che aveva aperto le danze: «Nell’inseguimento a squadre, da un punto di visto cronometrico e dal gap con le avversarie di alto livello, l’analisi finale è positiva. Sappiamo benissimo quali sono i nostri punti deboli e ci lavoreremo. Sicuramente, dobbiamo migliorare il ruolo e l’attitudine dell’atleta che fa la partenza, ma soprattutto la seconda tirata di chi fa la partenza, perché quel momento lì è cruciale». Ai Giochi, il compito di lanciare il quartetto è toccato in due occasioni a Rachele Barbieri e in una a Martina Alzini.

Non solo pista

«Questo gruppo è giovanissimo, nato dopo l’Olimpiade di Rio 2016, dove ci eravamo presentati con un quartetto completamente diverso. Le conosco tutte da quando hanno 15-16 anni e qualcuna di loro avrebbe attitudini più mirate verso la pista, come Barbieri e Fidanza. Però è un discorso più ampio e non è nella nostra cultura quello di copiare altre situazioni. Le risorse per potersi concentrare solo sulla pista ci sarebbero, ma non fa parte della nostra tradizione», precisa il ct del settore femminile azzurro.

Due cadute hanno condizionato e falsato le Olimpiadi di Elisa Balsamo
Due cadute hanno condizionato e falsato le Olimpiadi di Elisa Balsamo

Verso Parigi 2024

Chissà che qualcosa non cambi dopo l’Olimpiade di Tokyo, con tante ragazze che comincino a guardare la pista non come piano B, ma come alternativa di prima classe alla strada.

«In ambito femminile, si è visto che strada e pista possono convivere senza problemi in modo indifferenziato – prosegue Salvoldi – poi però, ad altissimo livello, in alcuni momenti e in occasione di un certo tipo di eventi, ci vuole una specializzazione e un lavoro più mirato per la pista, trovando un compromesso con l’attività su strada».

L’avvicinamento per Parigi 2024 è già partito: «Il nostro settore funziona e ha dato risultati in continuità. Ci sono grandi prospettive, anche se abbiamo nell’immediato il problema di Montichiari che ci obbligherà a riadattare i programmi nell’inverno e a fare dei mini raduni in Svizzera, preferibilmente a Grenchen, in alternativa a Aigle».

Piste e velocisti

La speranza per il futuro è che in Italia, visti i risultati della pista, non ci sia più soltanto un velodromo su cui fare affidamento. C’è ancora tanto da fare, a riguardo, come conferma il presidente della Federciclismo italiana, Cordiano Dagnoni.

Salvoldi con Amadio e Villa: i settori pista endurance lavorano bene, i tecnici saranno confermati?
Salvoldi con Amadio e Villa: i settori pista endurance lavorano bene, i tecnici saranno confermati?

«Dobbiamo lavorare sulle strutture – dice – potenziare le piste, soprattutto quelle coperte perché abbiamo solo Montichiari che è part-time. Di velodromi ne abbiamo tanti, come San Francesco al Campo o San Giovanni al Natisone dove abbiamo fatto di recenti i campionati italiani. Poi, in Lombardia, ci sono Dalmine che funziona benissimo o Busto Garolfo, in aggiunta, sono iniziati i lavori di ristrutturazione di quello di Crema. In giro per l’Italia ce ne sono diversi, anche al Sud e si parla, ad esempio, di mettere a posto quello di Monteroni di Lecce. Però, servono anche le piste coperte per l’attività invernale. Poi bisognerà creare da capo il movimento per le discipline veloci della pista, in cui a Tokyo non c’era nessuno».

In tre anni

Mancano soltanto tre anni alla prossima avventura olimpica di Parigi 2024 e l’Italia della pista vuol farsi trovar pronta, per raccogliere un bottino ancor più ricco in termini di medaglie, con le donne pronte a dare il loro contribuito ai colleghi maschi, mattatori a Tokyo con l’oro storico dell’inseguimento a squadre (61 anni dopo Roma 1960) e la zampata di bronzo del portabandiera Elia Viviani nell’omnium.

Il Giappone è lontano, ma oggi ci torniamo con Elisa

08.08.2021
7 min
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Il Giappone è lontano e tutto sommato si sta bene anche qui. La medaglia di bronzo ha chiuso il cerchio e confermato la tenacia di Elisa Longo Borghini, che da ieri sera è in montagna per riprendere il cammino. Oggi le Olimpiadi avranno i titoli di coda, per qualche settimana ancora vedremo scorrere immagini e interviste delle imprese azzurre, compresa la sua, ma la sensazione parlandole è che a un certo punto, tornata a casa, la piemontese avesse soprattutto voglia di normalità.

«Rispetto alle precedenti – racconta – Tokyo è stata un’esperienza diversa per il contesto. Per il fatto che non fossimo nel villaggio, ma in un hotel riservato a noi, inizialmente la sensazione era più quella di un mondiale. Poi siamo arrivate alla partenza e finalmente abbiano capito di essere alle Olimpiadi. Non potendo fare niente di diverso rispetto alla vita di hotel, abbiamo vissuto una situazione alienante. Non vedevo l’ora di correre per uscire da quei birilli che delimitavano il viale dell’hotel. Un giorno i meccanici sono andati a correre un po’ e dopo 500 metri la polizia è andata a riprenderli. La sola volta che abbiamo passato quel limite è stato per andare sulla strada a veder passare la gara degli uomini».

Passando sul traguardo, in quel sorriso sfinito, il termine di un cammino impegnativo ma bellissimo
Passando sul traguardo, in quel sorriso sfinito, il termine di un cammino impegnativo ma bellissimo

Così, mentre gli occhi si abituano nuovamente agli scenari alpini, il viaggio nei giorni diventa un percorso attraverso le sensazioni di una ragazza, che è anche una grande atleta, cui tutti chiedono sempre il cielo forse senza chiedersi quale prezzo possa avere il cielo in certi giorni.

Ci sono grandi differenze fra Tokyo e il bronzo di Rio?

Sono state due avventure completamente diverse. Nel 2016 ero uscita benissimo dal Giro d’Italia e avevo davanti un percorso che mi si addiceva alla perfezione. In Giappone già sapere che la corsa avrebbe potuto avere diverse soluzioni, faceva pensare che il risultato fosse meno scontato. Sicuramente, rispetto ad allora, luglio è stato un mese impegnativo. Il Giro non è andato troppo bene, ma una volta che sono arrivata lì mi sono detta che dovevo dare un senso ai sacrifici e a tutto quello che avevo patito. La mia testa dura ha fatto la sua parte.

Testa dura e luglio impegnativo: difficile rispettare le attese?

Non è semplice passare tutto l’anno a sentirsi chiedere delle Olimpiadi. A volte i giornalisti non si rendono conto, ma te la fanno pesare. Io cerco sempre di guardare a quello che faccio e a non lasciarmi condizionare troppo da quello che viene scritto, ma resta il fatto che se un corridore non va, sente tutto amplificato. Certi giorni ti colpisce anche il commento negativo a bordo strada. Passi un po’ staccata davanti a una casa e senti dire: «Ma quella è la Longo Borghini?». Ci resti male. Abbiamo una maglia, ma siamo persone.

La prossima volta che te la facciamo pesare, sei autorizzata a mandarci a quel paese. Ma torniamo laggiù, il caldo era così opprimente?

Più che il caldo, che ho sentito, in Giappone era pesante l’umidità. La sera prima della gara ha piovuto, per cui c’era qualche grado in meno. Ma l’aria era irrespirabile, a Tokyo soprattutto. Siamo arrivate una settimana prima e io patisco il jet lag, per cui sono stata per tre giorni a non dormire bene. Slongo lo aveva previsto e ha voluto che facessi uscite doppie per regolarizzare la situazione. Infatti tre giorni prima della gara ho cominciato a dormire bene. Sono davvero arrivata giusta giusta.

Come è stata la vigilia, che clima si era creato in squadra?

Giorni tranquilli al netto della strana situazione generale. Sapevamo che la corsa poteva andare in tanti modi diversi, compresa la possibilità di un arrivo in volata. C’era Marta Bastianelli per questo, con il dubbio di come stesse davvero.

Invece alla fine ti sei ritrovata con l’Italia sulle spalle.

La corsa doveva essere più aperta. Nel finale ho parlato con Marta Cavalli. In gruppo non c’erano più grandi gambe. Quando il caldo ha livellato i valori, è stata la testa a fare la differenza.

Possibile che non vi foste accorte che c’era ancora Kiesenhofer in fuga?

Lo sapevamo. Personalmente mi ero messa a contare le ragazze che riprendevamo e poi c’era un tecnico tedesco a bordo strada (in realtà non so se fosse sempre quello con il dono dell’ubiquità o fossero più d’uno) che continuava a dare i tempi del ritardo. Io capisco il tedesco perché l’ho studiato a scuola, quindi era chiaro che ci fosse ancora qualcuno davanti. E penso che se lo avessero saputo le olandesi e avessero adottato una tattica più normale, avremmo potuto riprenderla.

Non avete mai parlato tra voi della situazione?

A un certo punto la Van Vleuten è venuta a chiedermi di tirare, ma le ho risposto che non era quello il mio ruolo, visto che poi mi avrebbe battuto in volata.

Quindi alla fine è stato un bronzo da brindisi o un bronzo da mangiarsi le mani?

Un bronzo da brindisi, sono stata sollevata. E’ stato difficile arrivarci e quel giorno ho portato con me sulla strada le persone più care. Volevo far vedere che quello che abbiamo fatto e superato insieme non era stato invano.

Sul Lago Maggiore, recuperando energie fisiche e mentali dopo il faticoso viaggio in Giappone
Sul Lago Maggiore, recuperando energie fisiche e mentali dopo il faticoso viaggio in Giappone
Paolo Slongo ha scritto su Twitter parole bellissime. Che effetto ti fa?

Paolo è uno che non parla tanto, è particolare. Non si sbilancia mai nei discorsi e tantomeno nei pessaggi. A volte, se vinco, gli mando una foto e lui mi risponde: “Brava”. Per cui leggere quelle parole mi ha davvero fatto tanto piacere. Per un po’ abbiamo dovuto interrompere la nostra collaborazione perché la squadra lo impegnava a 360 gradi e non aveva tempo di seguirmi. Ora siamo tornati insieme e sono stata contenta di condividere con lui il Giro d’Italia.

Come si fa a ripartire dopo un viaggio così impegnativo, soprattutto sul piano emotivo?

Di andare in bici per fortuna ho sempre piacere, anche quando cala la tensione. Per cui da un lato hai voglia di rilassarti, ma dopo due giorni senti che qualcosa ti manca. Tokyo mi ha dato consapevolezza e voglia di finire bene la stagione e poi siamo ciclisti, non possiamo mollare. Ritrovare le motivazioni in fondo è facile, se hai attorno le persone giuste. Per cui sono stata a casa, ho passato del tempo con i miei nipoti e adesso vado in altura a preparare la seconda parte della stagione. Si dice tanto della Van Vleuten che non fa che allenarsi, ma alla fine secondo me ci sono ragazze che fanno di più, ma non lo mettono nei social.

Il Giro del lago Maggiore, 180 chilometri passeggiando con il gusto di andare in bicicletta. Bello il Giappone, ma casa propria…
Il Giro del lago Maggiore, 180 chilometri passeggiando con il gusto di andare in bicicletta…
A lei si rimprovera che pensi solo ad allenarsi e non abbia una vita sociale.

In realtà nessuno che faccia questo lavoro ne ha una. Non più di tanto, almeno. Il lavoro diventa la tua vita e la scandisce. E Annemiek semplicemente per tante dinamiche è la più forte.

Allora ricominciamo con la pressione: ci vediamo agli europei?

L’occhio che fiammeggia, il sorriso cui ci ha abituato da inizio stagione. Per questa volta ce la caviamo così, ma una riflessione merita farla. La lasciamo ai suoi chilometri e ai suoi pensieri. Bentornata a casa. Il Giappone è lontano, ma si sta bene anche qui. Anzi, probabilmente qui si sta molto meglio.

Slongo e i giorni olimpici di Elisa: dal Giro alla crono di domani

27.07.2021
4 min
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Paolo Slongo mette a segno un altro colpo. Dopo i tanti trionfi con Nibali, a Tokyo arriva il bronzo con Elisa Longo Borghini e, incrociamo le dita, potrebbe non essere finita. Eppure la piemontese era uscita da un Giro Donne non troppo positivo, ma nel finale della gara olimpica ha mostrato il colpo di pedale dei giorni migliori.

La medaglia di bronzo della Longo Borghini
La medaglia di bronzo della Longo Borghini

Doppia uscita “anti-sonno”

Ma come è stata la metamorfosi della Longo Borghini dalla corsa rosa a quella olimpica? A spiegarcelo è proprio Slongo, preparatore della Trek-Segafredo, che ha continuato a seguire Elisa anche a distanza, con una preparazione minuziosa, fatta di dettagli e accortezze al “millimetro”.

«La gara nel finale si è messa meglio di come era stata. Ed Elisa è stata brava a raccogliere quel bel risultato. Un medaglia olimpica, ragazzi…», dice con commozione Slongo.

«Siamo partiti per il Giro Donne vedendo come si metteva. Dopo la seconda tappa abbiamo capito che non si sarebbe potuto lottare per la classifica e così abbiamo provato a fare del lavoro per le Olimpiadi, specie nelle due fughe in cui è entrata. In quelle occasioni Elisa ha accumulato tanta fatica che gli è servita.

«Quando è tornata a casa ha staccato un po’, soprattutto di testa. In bici è uscita sempre. Faceva dalle due alle tre ore a sensazione. Niente lavori. Poi il 17 è partita e il 18 è arrivata a Tokyo. Quei due giorni sono stati di “riposo” totale. Dal 19 ha ripreso a pedalare. Per farla adattare al fuso orario le facevo fare la doppia uscita. Ma la seconda era davvero una passeggiata. Più che altro non doveva stare in camera, altrimenti il sonno prima o poi ti prendeva. Doveva riuscire subito “a prendere la notte”, superando il problema del fuso orario».

Gli azzurri del ciclismo non alloggiano nel villaggio olimpico, ma fuori Tokyo. Tuttavia meglio non stare troppo in camera per smaltire il fuso
Gli azzurri del ciclismo non alloggiano nel villaggio olimpico, ma fuori Tokyo. Tuttavia meglio non stare troppo in camera per smaltire il fuso

Sensazioni a confronto

La Longo Borghini in Giappone faceva quindi due ore la mattina e un’oretta e mezza al pomeriggio. Al mattino faceva un po’ meno proprio perché sapeva che sarebbe riuscita.

«Nei primi due giorni a Tokyo ha solo pedalato. Poi ha iniziato ad inserire dei piccoli lavoretti: Sfr, lavoro intermittente come per esempio 2×5′ facendo 20”-40”… un qualcosa che simulasse la gara. E anche il giorno prima della corsa ha fatto un paio di medi. Meglio partire un po’ “stanca” e non con il cuore che sale troppo velocemente. Cosa che poteva essere fuorviante». 

La gare (strada e crono) si avvicinano e la tensione sale. Elisa ha determinate sensazioni, che sono diverse da quelle dei dati che invia a Slongo.

«Lei diceva di non sentirsi super, ma io vedevo che reagiva bene. Abbiamo analizzato la gara ieri e chiaramente i dati sono legati allo strano andamento tattico che si è visto. Se la polacca in fuga non si fosse staccata le olandesi non si sarebbero svegliate e addio medaglie. Addio anche per Elisa.

«Invece sull’attacco ho visto che andava. Non erano i suoi migliori valori assoluti, ma con quel clima e quella temperatura si livellano molto. I valori vanno contestualizzati. Faccio un esempio. Un corridore ha 400 watt alla soglia, ma se dopo tre settimane scala il Ventoux con il caldo e ne fa 370 non vuol dire che è andato piano».

Elisa nella crono del Giro del Giro d’Italia Donne
Elisa nella crono del Giro del Giro d’Italia Donne

Verso la crono di domani

Slongo ha ripetuto con Elisa Longo Borghini quel che riuscì a fare a Rio 2016 con Nibali: vale a dire arrivare al meglio nel giorno X.

«Il Gap di Elisa rispetto al Giro si è livellato parecchio. E infatti chi ne aveva di più nel finale erano proprio Elisa e la Van Vleuten. Anche per questo sono speranzoso per la crono. Dati alla mano, analizzando anche le altre, stimiamo possa arrivare tra il 5° e 8° posto, ma appunto vedendo come è andata su strada…

«Il percorso della crono è abbastanza duro, ma meglio così che tutto piatto. E’ un po’ meno per specialiste. Le olandesi sono di nuovo le favorite, ma occhio anche alle americane».

In questi giorni giapponesi, la Longo Borghini ha già usato la bici da crono. Lo ha fatto anche in qualcuna delle uscite pomeridiane.

«E lo stesso ha fatto dopo il giorno in cui ha fatto la distanza. Dopo la prova in linea ha usato soprattutto la bici da crono ovviamente per trovare il giusto feeling. Trek ha fornito le bici nuove prima del Giro. Elisa ha svolto dei test in pista. Avevano cambiato il manubrio. Adesso è un po’ più lunga. Se prima i gomiti erano a 90°, ora l’angolo è un po’ più aperto. Ma per il resto le misure sono quelle del Giro Donne».

Black out Olanda, bronzo Italia, oro pazzesco per Kiesenhofer

25.07.2021
6 min
Salva

Sarebbe cambiato qualcosa se Annemiek Van Vleuten avesse saputo che là davanti c’era ancora Anna Kiesenhofer? Avrebbero inseguito in modo più organizzato ed incisivo? Probabilmente sì. Quando corri senza radioline e se le lavagne in strada non sono infallibili o tu non ci presti attenzione, cose del genere possono succedere. Nella corsa scombinata delle olandesi, a ben vedere l’errore più marchiano è stato non rendersi conto che là davanti fosse rimasta proprio l’atleta della prima fuga. Colei che l’aveva ispirata in partenza e di lì a 137 chilometri l’avrebbe portata vittoriosamente a temine.

«Non lo sapevo – ha detto l’olandese rendendosi conto che il suo festeggiare sulla riga entrerà nella gallery delle gaffe – ho sbagliato. Non lo sapevo».

Le ha fatto eco di lì a poco la collega di nazionale Anna Van der Breggen, campionessa uscente: «Non lo sapevo neppure io – ha detto – quando Plichta e Shapira sono state riprese, pensavo stessimo correndo per l’oro».

Olanda confusa

Tutte aspettavano loro, non c’è da meravigliarsi che le abbiano lasciate fare. Con la fuga di Kiesenhofer, Carla Oberholzer, Vera Looser, Omer Shapira e Anna Plichta che è arrivata ad avere anche 11 minuti di vantaggio, le arancioni si sono messe a fare un’insolita melina. Quando però è stato chiaro che il rischio si stesse facendo troppo alto, Anna Van der Breggen ha dato il primo segnale di risveglio, anche se per aspettare la Van Vleuten caduta, la squadra dei Paesi Bassi ha dovuto rialzarsi. I successivi 13 chilometri di stanca hanno dato probabilmente la prima svolta alla corsa. E se davanti la fuga si andava assottigliando, non sono stati gli scatti di Vollering, poi ancora Van der Breggen e infine di Van Vleuten a darle il colpo di grazia. Con il risultato che Anna Kiesenhofer è transitata sul traguardo sfinita e incredula, mentre Annemiek Van Vleuten e la splendida Elisa Longo Borghini si sono aggiudicate argento e bronzo. Avrebbero corso diversamente le ragazze olandesi, sapendo che davanti c’era ancora l’austriaca? Probabilmente sì.

Grande cuore Longo

Elisa si è mossa quando ha capito che stavolta l’affondo della Van Vleuten era giusto per andare al traguardo. Mentre le ragazze erano impegnate nel Giro d’Italia Donne, vinto il Fiandre e la Valenciana, Annemiek era uscita dai radar. Veniva però avvistata quotidianamente sullo Stelvio, con tanto di allenamenti assieme ai professionisti che le capitava di incontrare. I racconti da Livigno avevano prodotto il fondato timore che a Tokyo sarebbe stata imprendibile.

«Ho corso più di cuore che di gambe – racconta Longo Borghini, arrivata a 14 secondi dall’olandese – oggi ho sofferto particolarmente per il caldo. Le olandesi hanno lasciato sfuggire questa ragazza austriaca a cui vanno i miei complimenti. Non ho capito la loro tattica, ma ho pensato a fare la mia corsa. La responsabilità dell’inseguimento era delle olandesi, non certo mia o di Marta (Cavalli, ndr) che non siamo veloci. La mia continuità di rendimento? L’avevo spiegato anche alla vigilia: io lavoro, metto giù la testa e faccio sacrifici che a volte vengono ripagati. Oggi va bene così, va molto bene! Nel finale Van Vleuten ci ha provato di nuovo e io non sono riuscita a tenerla. Questo risultato è frutto del tanto lavoro, sono abituata fare così. La medaglia è per la mia mamma, il mio papà, mio fratello, i miei nipoti e il mio fidanzato. Perché abbiamo fatto tanti sacrifici insieme e loro non mi lasciano mai sola».

Marta Cavalli, 23 anni, 8ª al traguardo nel gruppetto della Vos
Marta Cavalli, 23 anni, 8ª al traguardo nel gruppetto della Vos

Conferma azzurra

La tattica delle italiane, che sono riuscite a piazzare Marta Cavalli fra le prime dieci, ha funzionato meglio di quella adottata ieri dagli uomini di Cassani.

«L’Italia ha gareggiato con lucidità e pazienza – ha detto il cittì Salvoldi – in una corsa particolare come l’Olimpiade. Noi abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Ci sarà una squadra piuttosto rammaricata questa sera. Brava alla vincitrice Kiesenhofer che non ha rubato nulla. Noi siamo felici di esserci confermati».

Anche in questo caso, il riferimento all’Olanda è palese. Va detto che il risultato delle arancioni è stato migliore del nostro, ma certo se parti per riempire il podio, non sarà certo l’argento di van Vleuten a poterti bastare.

Cavalli fra le 10

Marta Cavalli si è divertita. Dalle sue parole traspare anche questo, come è possibile divertirsi nelle prime Olimpiadi della carriera ad appena 23 anni. Era lei, dopo la Longo, la più forte in salita e si è ben difesa.

«Correre questa gara – ha commentato – è stata un’emozione indescrivibile. La mia preparazione non è andata proprio liscia: ho avuto qualche intoppo e questo ha messo in dubbio la mia convocazione. Fortunatamente Dino Salvoldi e la nazionale hanno avuto fiducia in me, permettendomi di vivere questo sogno a 23 anni. Nonostante la mia gara non sia stata eccellente rimango soddisfatta. Aver portato a casa una medaglia con Elisa è un valore aggiunto: il livello qui è altissimo e il risultato ci ripaga di tutto. Me la sto godendo fino all’ultimo».

Sul podio al centro del circuito, Anna Kiesenhofer davani a Van Vleuten e Longo Borghini
Sul podio al centro del circuito, Anna Kiesenhofer davani a Van Vleuten e Longo Borghini

Bastianelli gregaria

Marta Bastianelli è stata a lungo additata per la sua convocazione, subendo battute poco simpatiche. Lei avrebbe dovuto fare la volata in caso di arrivo di gruppetto alle spalle dell’olandese di turno. Invece ha lavorato con grande generosità per la Longo Borghini e ne rivendica il peso.

«Una bella gara – commenta – e sono veramente felice per il risultato di squadra. Visto come si era messa la corsa non pensavamo nemmeno più di riuscire a finalizzare il lavoro nel migliore dei modi. Il caldo non ha aiutato: ci ha spente un po’ nel finale dopo aver sofferto molto. Abbiamo però visto quanto Elisa stesse bene, cercando di portarla avanti verso lo strappo dove poi lei ha attaccato, dando il massimo per rimanere unite. E’ stata un’esperienza anomala, sia per quanto riguarda il contesto del Villaggio sia per come poi è andata la corsa. Siamo rimaste tutte sorprese dalla fuga, ma avevamo bene in mente che l’Olanda fosse la squadra da battere, per cui dovevamo solo rimanere unite e giocarcela nel circuito ».

Fatica Paladin

L’altra debuttate di casa azzurri era Soraya Paladin, che dopo la convocazione si era un po’ eclissata, al punto da farci credere che si stesse preparando al meglio lontana dai riflettori, mentre forse la rincorsa alla maglia azzurra l’aveva logorata oltremodo.

«Non stavo benissimo – ha detto – quindi ho cercato di mettermi a disposizione delle compagne, nettamente più in forma di me. Quando ho tagliato il traguardo e ho visto il terzo posto di Elisa è stata un’emozione incredibile. Se lo merita. Correre un’Olimpiade è bellissimo perché quando crei così tanto entusiasmo è sempre un onore e un orgoglio».

Stasera per Elisa Longo Borghini non mancherà un passaggio a Casa Italia, poi però sarà di nuovo tempo di rimettersi a testa bassa per cercare nuova concentrazione. La cronometro infatti bussa già alla porta.

Longo Borghini, parole d’ordine coraggio e leggerezza

20.07.2021
3 min
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Poco prima di partire per il Giappone, con la mente che vaga nei particolari per sincerarsi di aver davvero preso tutto, Elisa Longo Borghini si è tuffata nella nuova avventura olimpica, con quel profumo di incertezza che paradossalmente potrebbe darle il coraggio giusto nella gara di domenica.

«Non sono ancora calata perfettamente nel mood olimpico – dice – ma già dal mio arrivo in ritiro, dal banale ricevimento del carico di abbigliamento azzurro, ho iniziato nella mia testa il conto alla rovescia. Negli ultimi giorni ho pensato più a riposarmi dopo le fatiche del Giro Donne. Ho scelto di concentrarmi sul recupero fisico e mentale, in attesa di calarmi completamente nella nuova avventura e di sentire le vibrazioni dei giochi olimpici».

Barriera olandese

La spedizione delle azzurre è animata sicuramente da grande entusiasmo, anche se avere davanti la sagoma arancione e apparentemente insormontabile delle olandesi è da una parte un freno psicologico, mentre dall’altra costringerà le nostre a un pizzico di incoscienza necessario per sorprenderle.

«Il Giro Donne – dice Elisa – è servito anche per inquadrare alcune delle concorrenti con cui dovrò misurarmi. Van der Breggen, Vollering e Moolman sono andate fortissimo. Idem Marianne Vos. Credo che anche la squadra Usa abbia un insieme di corridori forti e in condizione. In ultimo, ma non certo per importanza, menziono la mia compagna in Trek-Segafredo Lizzie Deignan. Oltre all’indiscutibile talento, al Giro Donne l’ho vista pedalare forte, con una condizione in crescendo. Credo possa essere una protagonista».

La piemontese disputerà anche la prova a cronometro, di cui è campionessa italiana
La piemontese disputerà anche la prova a cronometro, di cui è campionessa italiana

Il coraggio di osare

Piatto ricco, non resta che accettare la sfida e viverla con la nuova leggerezza di spirito che da quest’anno accompagna fruttuosamente la piemontese. A ben vedere, il Giro d’Italia Donne è stato l’unico passaggio vagamente a vuoto, ma tutto sommato è stato meglio che il calo di concentrazione sia avvenuto in quei giorni, piuttosto che doverlo fronteggiare in Giappone.

«Personalmente – dice – arrivo all’appuntamento olimpico dopo una stagione molto intensa. Le soddisfazioni non sono mancate e questo, moralmente, mi trasmette tranquillità. Ho interpretato il Giro Donne con un la mente sgombra. L’aggressività con cui ho corso potrebbe essere il modo giusto per interpretare anche la prova di Tokyo. Serviranno condizione, coraggio e voglia di osare su un percorso che ben si presta».

Questa foto dal suo profilo Instagram lancia la rivalità olimpica con Lizzie Deignan dopo il Giro
Questa foto dal suo profilo Instagram lancia la rivalità olimpica con Lizzie Deignan dopo il Giro

Bronzo nel cassetto

L’ultimo accenno è per la medaglia di Rio 2016, anche se sarebbe sbagliato pensare che sarà automatico e facile riprodurne le dinamiche.

«Ho ancora vivida nella mia mente – ricorda – l’esperienza di Rio del 2016. Un evento unico, memorabile. Mi ero preparata per un’esperienza che poi, nella realtà, è stata molto diversa. In senso buono, ovviamente. E’ difficile spiegare le sensazioni che si provano. Ti senti parte integrante di un evento unico al mondo. La mia avventura si concluse poi con un bronzo bellissimo. Ma ora bisogna concentrarsi sul presente.

Il 2021 l’ha scoperta con una rinnovata serenità e leggerezza d’animo
Il 2021 l’ha scoperta con una rinnovata serenità e leggerezza d’animo

«L’approccio alla gara è decisivo perché il rischio di essere sopraffatti dall’emozione e dalla tensione è alto. Bisogna avvicinarsi alla competizione senza la memoria di quello che è stato. E’ giusto avere confidenza in se stessi, avere consapevolezza che è stato fatto un percorso di preparazione. Ma basare le proprie aspettative sull’esperienza passata sarebbe un errore».