Alzini Fidanza

Fiamme Oro, 6 ragazze a Tokyo con tante ambizioni

14.07.2021
4 min
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Con i loro 71 ragazzi selezionati in 19 discipline, le Fiamme Oro sono il gruppo sportivo italiano più presente ai Giochi Olimpici di Tokyo, con quasi il 18,5 per cento dell’intera rappresentativa azzurra che, pur con qualche defezione di troppo soprattutto fra le squadre, è la più folta della storia italiana dell’evento a cinque cerchi. In questo contingente, il ciclismo recita un ruolo finalmente importante, con 6 ragazze in gara, 4 su pista e 2 su strada (con Elisa Balsamo chiamata a fare da riserva per la gara del 25 luglio).

Già una presenza così significativa è un risultato importante per tutto il gruppo ciclistico, guidato dall’Ispettore Superiore Nicola Assuntore, che per spiegarlo ripercorre la breve storia della sezione ciclistica: «Avevamo iniziato il nostro cammino nel 2015 con 3 ragazze e già a Rio 2016 ne portammo 2, tra cui Elisa Longo Borghini che ci ripagò con il suo straordinario bronzo. Oggi il contingente è triplicato, significa che abbiamo fatto le cose per bene».

Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, tricolore donne elite, Breganze 2020
Elisa Longo Borghini (prima, al centro) e Marta Cavalli (terza, a destra) targate FF.OO.: è il podio dei tricolori 2020
Elisa Longo Borghini, Katia Ragusa, Marta Cavalli, tricolore donne elite, Breganze 2020
Elisa Longo Borghini (prima, al centro) e Marta Cavalli (terza, a destra) targate FF.OO.: è il podio dei tricolori 2020
Nella loro preparazione avete avuto voce in capitolo?

La gestione delle ragazze in funzione dell’evento olimpico è pienamente in mano alla Federazione e ai suoi tecnici. Ci siamo confrontati spesso con Salvoldi sul lavoro delle ragazze trovando sempre una piena sintonia e i risultati nascono anche da questo.

E per quel che riguarda l’organizzazione della trasferta?

Lì la responsabilità è in toto del Coni, che ha un ufficio specifico, quello della Preparazione Olimpica. Non nascondo che avremmo voluto esserci e avevamo anche pensato ad organizzare la trasferta nel Sol Levante per una delegazione delle Fiamme Oro, ma le difficoltà legate alla pandemia ci avevano fatto desistere. Poi è arrivata la notizia che le Olimpiadi saranno a porte chiuse e quindi la nostra sofferta decisione è stata suffragata dai fatti.

Barbieri Livigno 2021
Tante interviste nel periodo preolimpico anche per Rachele Barbieri
Barbieri Livigno 2021
Tante interviste nel periodo preolimpico anche per Rachele Barbieri
Che cosa vi aspettate?

Se si tratta di fare pronostici, siamo scaramantici al massimo… Scherzi a parte, a Rio si presentarono 37 atleti delle Fiamme Oro che vinsero 7 medaglie, facendo le proporzioni ci aspettiamo sicuramente belle soddisfazioni. Quel che è certo è che abbiamo chance in tutte le discipline, ciclismo naturalmente incluso.

Guardando dall’esterno, come giudichi il gruppo?

Si è lavorato davvero bene, saremo a Tokyo con una squadra giovane ma in grado di battagliare con ambizioni in tutte le prove. Mi sono andato a riguardare i risultati degli europei dello scorso anno, molti dicevano che avevano poco valore viste le assenze, eppure vincemmo la madison contro le britanniche campionesse olimpiche e nel quartetto vincemmo l’argento con un tempo da semifinale olimpica. Perché allora non sperare? Poi c’è Elisa Longo Borghini: l’ho incontrata al campionato Italiano, era impressionante per la sua carica, è l’unica che può mettere in difficoltà le olandesi, il Giro donne non fa testo, lei pensa a Tokyo.

Barbieri Balsamo 2021
Barbieri e Balsamo guardano verso l’orizzonte: con loro a Tokyo ci saranno anche Guazzini e Fidanza
Barbieri Balsamo 2021
Barbieri e Balsamo guardano verso l’orizzonte: con loro a Tokyo ci saranno anche Guazzini e Fidanza
Sai che il quartetto dell’inseguimento per la prima volta potrebbe essere composto da atlete di un solo gruppo sportivo?

E’ una cosa che mi renderebbe orgogliosissimo, sarebbe un messaggio molto importante per tutto il nostro gruppo sportivo a prescindere dal risultato.

Proviamo ad andare oltre i responsi che darà Tokyo: il fatto di avere 6 ragazze in gara dà una spinta nuova anche per allargare il gruppo?

Certamente, noi siamo già proiettati su Parigi 2024. Se ci saranno prospetti interessanti li prenderemo sicuramente in considerazione per allargare il gruppo. Il nostro simbolo ha bene impressi i cinque cerchi olimpici, il che significa che il nostro obiettivo principale sono e saranno sempre le Olimpiadi. Le nostre scelte e strategie sono sempre indirizzate verso quell’obiettivo, dopo Tokyo ci metteremo al tavolo e studieremo il da farsi perché il tempo corre.

La Longo batte un colpo nel caldo torrido del Garda

08.07.2021
4 min
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A Gavardo stamattina c’erano un bel fresco e nubi di moscerini. Pare che nella notte abbia piovuto e quelli siano saltati fuori come assassini. Dicevano gli abitanti del posto che se fosse venuto fuori il sole, i moscerini se ne sarebbero andati. Ora però il sole picchia davvero forte, c’è un caldo sconcio, mentre con Elisa Longo Borghini ci ripariamo all’ombra del truck delle premiazioni.

Elisa è arrivata seconda, battuta da Marianne Vos in una giornata torrida e umida, preconizzando uno scenario olimpico da cui stiamo volutamente alla larga.

«Dovevamo fare il treno – dice – per portare Lizzie (Deiganan, leader della Trek-Segafredo, ndr) alla volata. Io l’ho presa abbastanza regolare e a un certo punto ho sentito Lizzie dire di andare e mi sono attenuta alle disposizioni del capitano (sorride, ndr). Forse sono partita un po’ lunga e Marianne Vos non mi ha dato cambi. Ha vinto di astuzia e di forza fisica. Mi sento bene, sono contenta di come sta andando questo Giro, diverso ma divertente. E sto anche bene con il caldo. Sto vivendo alla giornata e mi sto godendo la corsa».

Decima nella crono a Cascata del Toce, in ripresa dopo la crisi di Prato Nevoso
Decima nella crono a Cascata del Toce, in ripresa dopo la crisi di Prato Nevoso

Altra maturità

La maglia tricolore è davvero bella, ti fa capire che non sei accanto all’ultima arrivata. E così fra una chiacchiera e l’altra, il discorso finisce sulle Olimpiadi in arrivo, per le quali la piemontese sta lavorando in silenzio. Il passo falso di Prato Nevoso è stato probabilmente la somma delle tante tensioni, fra il correre in casa e l’attesa del grande risultato non sempre possibile. Probabilmente ora, con la mente sgombra, il lavoro scorrerà più fluido.

«L’arrivo a Tokyo sarà diverso da Rio – dice – ho un’altra consapevolezza, se non altro perché sono più matura. Però quando si parla di Olimpiadi oppure i mondiali, è come se ogni volta fosse la prima. Sono appuntamenti cui non ti abitui mai».

Obiettivo olimpico

La tappa era di quelle nervose, sulle strade di Soprazocco che negli anni hanno visto scontri classicissimi fra i dilettanti. Il Giro ha già espresso verdetti importanti. Anna Van der Breggen appare solidamente al comando e la lotta è aperta semmai per le tappe. Chiaramente le ambizioni di partenza erano altre.

«Io sono qui per fare una buona preparazione – prosegue Elisa – con la miglior prospettiva di arrivare in condizione. Sapete che non amo pensare a una corsa in funzione della successiva, per cui all’inizio ero arrivata al Giro con altri obiettivi e continuo a starci dentro vivendo alla giornata. Poi verranno le Olimpiadi. Non ho mai dato nulla per scontato. Nel ciclismo come nella vita non c’è niente che non si debba conquistare».

La fuga sul lago di Como, nella tappa di Colico, è stata un gran segnale di vitalità
La fuga sul lago di Como, nella tappa di Colico, è stata un gran segnale di vitalità

Percorso da capire

Sulla squadra e sul percorso, consapevole che non tutte le ragazze hanno ben digerito le scelte del cittì Salvoldi, Elisa sfodera una diplomazia da brividi.

«Dino ha fatto le sue valutazioni – dice – e io ad esse mi attengo. Quanto al percorso invece, ho la sensazione che Rio fosse più duro, ma è anche vero che non ho visto ancora Tokyo. C’è di buono che accadrà presto. Il 17 luglio si parte, mancano dieci giorni. E allora capiremo di cosa si sta parlando».

Viva i moscerini

Alla partenza, Guderzo cercava riparo dal sole ed è fra coloro che l’esclusione l’ha vissuta peggio. E adesso, vicino all’ammiraglia, la vicentina è stravolta dal caldo e ha lo sguardo spento. Tatiana aveva tenuto duro proprio puntando alla convocazione, altrimenti probabilmente avrebbe già smesso. Finirà il Giro, ma poi?

Elisa saluta sua madre che la guarda d’oltre la transenna, poi si avvia verso il pullman nella baraonda dell’arrivo. Il caldo è soffocante, forse era meglio stamattina quando c’erano i moscerini.

Mastro Della Vedova, profeta del ciclismo piemontese

08.07.2021
6 min
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E’ il momento d’oro del ciclismo piemontese. Negli ultimi mesi sono fioccati i sigilli dei talenti di questa regione, in cui brilla la stella di Filippo Ganna, trascinatore del movimento insieme a Elisa Longo Borghini tra le donne. Alle spalle dei due assi che macinano successi già da qualche stagione, sono arrivate le zampate di Matteo Sobrero, al primo titolo tricolore assoluto nella cronometro di Faenza e quelle di Francesca Barale, figlia di Florido, capace di indossare la seconda maglia di campionessa italiana nel giro di sette mesi tra le junior. Dopo la prova su strada della scorsa annata, ecco quella nella gara contro le lancette a fine giugno.

Per farci raccontare qualche retroscena, abbiamo chiesto a chi di talenti piemontesi se ne intende come Marco Della Vedova, ex pro’ salito in ammiraglia. E’ stato lui a plasmare alcuni dei campioni sopracitati. L’abbiamo raggiunto mentre è al lavoro con Rcs Sport per studiare il percorso di due classiche d’autunno come la Milano-Torino e il Giro del Piemonte.

Marco, che ne pensi di questi campioni tuoi conterranei che hai visto crescere sin da ragazzini?

Sono felicissimo perché davvero li ho seguiti da vicino nella loro crescita, a parte Elisa Longo Borghini, con cui avevo fatto soltanto qualche test quando era esordiente. Anche lei comunque, l’ho vista sfrecciare tante volte sin da piccolina davanti a casa mia, perché siamo originari di due paesi vicini: io sono di Mergozzo e lei di Ornavasso, per cui ci divide soltanto il fiume Toce.

C’è un risultato che ti sta a cuore nello specifico?

Quello di Sobrero, perché è uno dei pochi corridori per cui penso di averci messo un po’ del mio. I vari Felline, Alafaci, Ganna e Piccolo sono tutti corridori che avevano già un certo pedigree, per cui era più facile farli andar piano che forte. Sobrero, invece, arrivava senza grandi exploit tra gli allievi, per cui l’abbiamo preso quasi per scommessa attraverso un mio amico sponsor, Donini, un po’ anche perché il papà faceva il vino. 

Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
Un Ganna in erba, nel 2014, prima del passaggio fra gli under 23 (foto Scanferla)
E poi?

E’ cresciuto e gli ho messo subito in testa la crono perché ho visto che andava forte in salita. Durante il primo anno da junior, nella Crono Sbirro, a Biella, aveva fatto una prova strepitosa, arrivando a 20” da Ganna, che non era in super forma in quel momento. Però è stata una gara che ci ha dato fiducia per proseguire su questa strada. Anche perché prima di partire non andava bene la bici da crono e così gliene ho data una che avevo di riserva e che in passato aveva utilizzato Felline. 

Come avete costruito questa maglia tricolore?

Matteo è cresciuto avendo davanti Ganna e Affini, per cui essendo un corridore di 60 chili da junior faceva un po’ fatica, però ci ha sempre creduto. Tant’è vero che il secondo anno ha vinto il Giro del Veneto proprio con una cronometro.

Ci sono margini per vederlo crescere ancora?

La cronometro non è la sua specialità al 100 per cento, però se il percorso è mosso come quella degli italiani, gli si addice. Poi lui è molto bravo a guidare la bici, davvero un funambolo: si butta dentro e sa quello che fa. E’ ovvio che Ganna, essendo un metro e 90, fa più fatica, anche se pure lui è migliorato parecchio nel controllo del mezzo.

Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Da junior Sobrero, piemontese di Alba, aveva già un’ottima predisposizione per le crono: qui nel 2014 (foto Scanferla)
Filippo lo segui ancora da vicino?

Adesso ci vediamo un po’ meno, anche perché lui è di base in Svizzera e al giorno d’oggi i corridori passano davvero pochissimo tempo a casa. Però quando è qui, ci incrociamo e due parole le scambiamo sempre. Siamo in contatto, non quotidianamente come quando era uno junior, ma il rapporto tra di noi è sempre ottimo.

Come lo vedi in ottica olimpica?

Sono convinto che abbia delle ottime possibilità, sia nella crono sia nell’inseguimento. In pista ha dei compagni non proprio alla sua altezza, ma penso che sarebbe difficile trovarli su scala mondiale visto il livello che ha raggiunto. Però basta che gli diano quei quattro cambi giusti e possono portare a casa tutti insieme qualcosa di eccezionale. So che il ct Marco Villa li sta motivando al massimo e che i ragazzi ci credono, per cui si può ambire a molto.

E su strada?

Non bisogna lasciarsi influenzare dal risultato di Faenza: quando prende una sberla, Filippo ne dà una più forte. L’ha sempre fatto anche da junior e lo si è visto anche quest’anno al Giro d’Italia che, dopo aver preso due scoppole nelle gare di preparazione, ne ha rifiliate due agli altri quando più contava nella Corsa Rosa. La sconfitta al campionato italiano sarà uno stimolo per l’Olimpiade. Ovviamente non è il percorso cucito su di lui, però se la giocherà. Se fosse stato un tracciato tutto piatto, sarebbe stato iper favorito, ma Pippo al 100 per cento è una “carogna” e in salita va come un treno: già da junior volava.

Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Prima del campionato italiano di Faenza, la piemontese Francesca Barale ha vinto la Euganissima Flandres (foto Scanferla)
Dove può migliorare ancora?

Il prossimo step, dopo le Olimpiadi, per me è di puntare alla Milano-Sanremo e alle classiche del Belgio per crescere ancora. E’ nella squadra giusta e ha davanti 5 o 6 anni in cui può fare classiche o anche brevi corse a tappe non troppo dure, magari lasciando un po’ da parte il lavoro a crono per qualche tempo.

Anche tra le donne si parla tanto piemontese…

Non conosco tanto bene Elisa Balsamo, che speriamo ci faccia sognare a Tokyo. Mentre, grazie anche al papà che sento ogni giorno, seguo da vicino Francesca Barale. E’ una diciottenne molto seria, che è cresciuta un passo alla volta, ma soprattutto che ha una passione incredibile. Quando hai questa voglia di far fatica e di arrivare in alto, puoi davvero fare grandi cose e io ci scommetterei al buio su di lei. Ai miei ragazzi dico sempre: se date 100 alla bici, ricevete 100. La “Baralina” è così e ha un futuro radioso davanti perché va forte su tutti i terreni, diciamo che il Dna aiuta visti il papà e il nonno che correvano. Potrebbe raccogliere il testimone di Elisa Longo Borghini, intanto però godiamoci questo momento d’oro per il ciclismo piemontese e per il Verbano Cusio Ossola.

Parte il Giro d’Italia Donne: microfono ad Elisa!

02.07.2021
4 min
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Proprio mentre va online questo pezzo, il Giro d’Italia Donne è partito. E lo ha fatto, anzi lo sta facendo, con la cronosquadre Fossano-Cuneo di ben 26,7 chilometri.

Dici Cuneo e dici Piemonte. Dici Piemonte ed ecco che pensi ad Elisa Longo Borghini, il faro delle “nostre” atlete per quel che riguarda la classifica generale. Elisa, come Filippo Ganna, ha l’opportunità di iniziare questa sua decima avventura al Giro dalla sua regione. Certo per lei non sarà facile aprire la corsa rosa come ha fatto il “Pippo nazionale”, ma chissà. Intanto la portacolori della Trek-Segafredo sta bene ed è fiduciosa, tanto più che in queste dieci tappe potrà sfoggiare la maglia di campionessa italiana (sia a crono che su strada). E lo scorso anno fu proprio lei a vestirsi di rosa al termine della cronosquadre d’apertura.

La presentazione del Giro d’Italia Donne 2021 ieri a Cuneo
La presentazione del Giro d’Italia Donne 2021 ieri a Cuneo

Amore e odio

«Mi approccio al Giro con grande serenità – ha detto la Longo Borghini – mi sento bene, sono tranquilla e felice di essere nuovamente in gara con la squadra. C’è una grande intesa e amalgama tra noi, sono felice di ritrovare delle compagne con le quali non corro da tempi, come Lizzie (Deignan, ndr) ed Ellen (Van Dijk, ndr).

«Il mio rapporto con questa corsa è di “amore e odio”. Amore perché è il grande Giro del calendario femminile, la corsa più lunga e per di più nel mio Paese. E’ una corsa dura e molto ambita. Le emozioni che mi ha regalato il Giro in carriera sono state incredibili, qualcosa che rimarrà per sempre nella mia storia di atleta. Odio invece perché finora, in tutte le mie esperienze al Giro, ho sempre avuto una giornata storta. E purtroppo, quando arriva il classico giorno no tendo a perdere troppo tempo in classifica generale. Non ho mezze misure».

E quello che dice Elisa è assolutamente vero. Se si va a rivedere l’andamento dei suoi piazzamenti si noterà una vera “altalena”: ottava, undicesima, seconda, decima… Però va anche detto che è maturata molto e in salita è migliorata non poco. Senza contare che con il passare degli anni qualità come tenuta e costanza di rendimento “arrivano” in modo più fisiologico. L’ultima sua vera crisi fu quella verso Montasio al Giro 2019 quando perse quasi 3′ da una scatenata e in formissima Van der Breggen.

Elisa in difficoltà sulle rampe di Malga Montasio al Giro 2019 (foto racing.trekbikes)
Elisa in difficoltà sulle rampe di Malga Montasio al Giro 2019 (foto racing.trekbikes)

Parterre ricco

E a proposito di salita quest’anno proprio non manca. Il direttore del Giro, Giuseppe Rivolta, dice che si tratta di un percorso duro, ma non durissimo. Per le atlete, Elisa inclusa, non sembra essere proprio così.

«Il percorso di quest’anno – spiega la Longo – è esigente fin dall’inizio con la cronosquadre d’apertura e l’arrivo a Prato Nevoso (già al secondo giorno, ndr). Lì la classifica inizierà subito a prendere forma. Le sorti della corsa saranno decise dalla cronoscalata di Formazza e dall’ascesa al Matajur alla penultima tappa». 

Il tutto con un parterre, come sempre, ricchissimo a cominciare dalla campionessa uscente, Anne Van der Breggen. Anche se non sarà della partita la Van Vleuten regina delle edizioni 2018 e 2019. 

«Ma io non sottovaluto neanche Mikayla Harvey e Cecilie Ludwig – ha aggiunto Elisa – Una corsa come il Giro può riservare qualche colpo di scena e non sarei sorpresa di vedere emergere anche una outsider. Per quel che mi riguarda, la condizione è buona. Ho fatto un intenso lavoro tra maggio e giugno in altura, al Sestriere. Le vittorie a crono e in linea ai campionati italiani sono state una piacevole conferma. Sento però il bisogno di confrontarmi con le altre per capire se posso puntare alla generale o ai successi di tappa. Non voglio caricarmi oltremodo di pressioni o ambizioni». 

La Canyon di Mikayla Harvey (la seconda da sinistra)
La Canyon di Mikayla Harvey (la seconda da sinistra)

Prime due tappe indicative

E in tal senso saranno più che indicative già le prime due frazioni. Da questi primi chilometri di gara, sia Elisa che molte sue avversarie sapranno che Giro dovranno (e potranno) correre.

«Sono qui per far bene, ma voglio capire realmente il mio livello con le prime due tappe. Il Giro Donne è l’ultimo step della lunga preparazione verso Tokyo ma non è solo un passaggio verso le Olimpiadi. E’ un appuntamento molto importante della mia stagione a prescindere. Sono qui per lasciare un segno che possa darmi anche una spinta morale importante. E poi, corro in Italia indossando il tricolore: onorare questa maglia è un obiettivo».

Elisa tricolore fra i trulli e adesso? «Un tuffo al mare!»

20.06.2021
5 min
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Quattro chilometri all’arrivo e dieci atlete al comando. L’ultima salita di Gorgofreddo non ha segnato la differenza che ci si aspettava. Soprattutto per la stra-favorita, Elisa Longo Borghini. La tensione a questo punto è altissima. E allora in questo finale proviamo ad entrare nella testa della piemontese, oggi in maglia Fiamme Oro, tra gli splendidi scorci della Costa dei Trulli, in Puglia.

Nervi saldi

Adesso non è facile, deve aver pensato Elisa Longo Borghini. Come scatto? Quando scatto? Domande alle quali risponde direttamente lei. «Ho visto le ragazze che erano con me un po’ in difficoltà e sono andata. Ho capito che quello era il momento giusto. Avevo davvero tanta voglia di vincere. Volevo questa maglia a tutti i costi e l’ho cercata fino all’ultimo metro, tanto che mi sono girata solo una volta e ho visto che avevo preso un buon margine. Ho mollato solo ai 200 metri. Sapete, bisogna anche imparare a godersele le vittorie».

Elisa si sposta su un lato e scarica tutti i cavalli sulla sua Trek. Un metro, due, cinque… scappa via. Dietro si allungano e non possono far altro che inseguire. Sono state tutta la corsa a controllare, a cercare di imbrigliare la Longo Borghini, ma alla fine la più forte è andata. Non è stato facile correre da super favorita. Elisa ha passato tutto l’italiano nel ruolo di “squalo tra le sardine”.

L’arrivo di Elisa Longo Borghini a Castellana Grotte (foto Ossola)
L’arrivo di Elisa Longo Borghini a Castellana Grotte (foto Ossola)

Elisa tricolore

Poteva fare il colpo grosso, ma anche restare a bocca asciutta. Le Fiamme Oro hanno controllato bene e alla fine la gara è stata più chiusa di quello che ci si poteva aspettare. I vari attacchi portati hanno fatto davvero poca selezione. Anzi, la prima vera selezione l’aveva fatta la stessa fresca tricolore a crono a circa 30 chilometri dall’arrivo. E anche in quel momento era stata francobollata, soprattutto da Soraja Paladin. Quando la corsa si mette così non è facile, neanche se hai una marcia in più.

«Ho fatto tutta la corsa con gli occhi addosso e serviva freddezza mentale – dice Elisa Longo Borghini – bisognava capire che se non le avessi staccate tutte in salita mi sarei potuta giocare le mie carte nel finale. Sono abbastanza veloce in un italiano e questo mi dava sicurezza, ma stavo molto bene e ho voluto provarci lo stesso. Prima però ho lasciato giocare le carte alle mie compagne, perché se lo meritavano. Abbiamo corso bene e abbiamo sfruttato con intelligenza la nostra superiorità numerica».

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Il podio con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)
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Il podio con Longo Borghini, Guderzo e Sanguineti (foto Ossola)

Che Guderzo!

La piazza di Castellana Grotte è un bagliore di luce, come spesso accade nei paesini pugliesi di quelle zone con la pietra bianca che domina la scena. Qualche secondo dopo sfilano sull’arrivo Ilaria Sanguineti e Tatiana Guderzo. L’eterna vicentina salta di maestria l’atleta della Valcar negli ultimi 100 metri.

«La Longo – dice la Guderzo appena dopo l’arrivo – ha sempre una marcia in più. E’ stata una gara dura, all’insegna del sacrifico. Alla fine la maglia tricolore va sulle spalle di chi ci crede di più, ma oggi ha vinto colei che era nettamente più forte. Da parte mia sono felice per il mio secondo posto.

«E’ stata una corsa facile nella prima parte – ha aggiunto in un secondo momento la portacolori delle Fiamme Azzurre – e molto più complessa nella seconda. C’era tensione con tante giovani in gruppo, il vento… Io poi ero anche emozionata e non stavo benissimo di stomaco, forse proprio per l’emozione. Il finale? Dovrei rivederlo, ero talmente a tutta che ho quasi un vuoto. So solo che ho dato il massimo e nel chilometro finale ho ripreso la Sanguineti e l’ho saltata nel finale». 

Ed è un secondo posto che sa di classe, di esperienza, di entusiasmo. Tatiana sa ancora esaltarsi e magari potrebbe fare anche un pensierino a Tokyo.

«Mi metto nei panni di Salvoldi – riprende la Guderzo – che in effetti non ha avuto molte occasioni, soprattutto con le pistard, di vedere le ragazze, ma mi piacerebbe che le convocazioni fossero fatte prima, almeno ai due mesi dall’evento. Dispiace che come Nazionale siamo gli ultimi a non avere ancora i nomi. E questo non ha fatto che aggiungere tensione alla gara. Io spero che questi nomi arrivino presto perché così è snervante».

Strade strette e suggestive (foto Ossola)
Strade strette e suggestive (foto Ossola)

Non era facile

Elisa è praticamente certa di andare a Tokyo, invece…

«Sì, però manca l’ufficialità – dice la neotricolore – Ma voglio ragionare passo dopo passo. Adesso c’è il Giro che affrontare con la maglia tricolore è sempre speciale e poi ci sono le Olimpiadi. E questo è anche il modo migliore per prepararle».

Dopo il titolo contro il tempo di venerdì, Elisa Longo Borghini poteva anche essere appagata. In fin dei conti di campionati italiani ne aveva già vinti sette (questo è l’ottavo). Invece ha lottato davvero come uno squalo. E le sardine se le è mangiate di forza e di astuzia.

«E’ stata una corsa bellissima, in posti meravigliosi – ha detto Elisa a caldo sul palco – Con l’occhio ho visto Alberobello e a bordo strada c’era sempre tanto tifo, un tifo molto caloroso».

Ma tutta la trasferta pugliese è stata divertente ed emozionante per lei e per le sue compagne.

«Sono arrivata in aereo già venerdì sera dopo la crono. Il momento più caotico è stato andare a prendere l’aereo a Bologna, visto che l’antidoping è andato un po’ per le lunghe, ma alla fine alle 22 ero già in hotel. Ieri una sgambata sul percorso e oggi una giornata di fuoco. E per questo adesso scappo per andare a fare un bel bagno al mare!».

Longo Borghini mantiene il tricolore e lancia la volata per Tokyo

18.06.2021
5 min
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Longo Borghini è l’unica che non si ferma dopo il traguardo, in un quadro di ragazze che lasciano cadere la bici e si sdraiano sul lastricato che scotta, cercando di riprendere fiato.

«Ho perso subito il contatto con l’ammiraglia – fa in tempo a dire – e anche il misuratore di potenza ha smesso di funzionare. Ho fatto tutta la crono a sensazione».

Con lei parleremo poi, quando si sarà rimessa in sesto e dopo il podio. A Faenza ci sono 35 gradi e un’umidità che ti si attacca addosso. Così, mentre Chiara Rozzini scorta la ragazza della Trek-Segafredo verso il gazebo in cui potrà cambiarsi, Tatiana Guderzo è qui davanti che ha appena ripreso fiato e confabula con Elena Cecchini, dicendole che la Longo l’ha praticamente ripresa.

«Ho un problema – dice Tatiana, avvicinandosi alla transenna – quando corro mi metto anche a pensare alla tattica, ma dopo vado, come dicono le gambe e il cuore. Finché ne ho. Poi penso: se scoppio, vuol dire che ho dato tutto. Se non scoppio, vuol dire che ne ho ancora. Sono arrivata al traguardo, dunque ne avevo ancora. Il percorso era duro. Tra il vento e una strada che comunque non è pianeggiante, ma tendeva a salire nella prima parte. Vento contro. Poi quando ti chiedi quanto manchi, ti ritrovi due salite, che se arrivavi troppo stanca, perdevi tanto».

Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo
Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo

Cuore azzurro

Le ragazze si giocano tanto, il tricolore è il pretesto, perché là in fondo ci sono le Olimpiadi e la chance di essere convocate è troppo ghiotta. Tatiana si sarebbe ritirata alla fine del 2020, se fosse andata a Tokyo, ma il covid l’ha quasi costretta a restare.

«Ho dato il massimo – sorride – sono contenta, va bene così. Ho preso la bici da crono due giorni fa. A Tokyo mi basterebbe andarci. Nella crono c’è Elisa che è molto più preparata e con doti di me. Io sono a disposizione dell’Italia, come sono sempre stata. Le Fiamme Azzurre mi hanno insegnato e sempre ricordato che quando attacchi il numero, non lo attacchi per la Guderzo, ma per qualunque persona e atleta che sogni un giorno di raggiungere quell’obiettivo. Io sono qui con la voglia di fare emozionare le persone per quel sogno». Terza a 1’59”. Si sciacqua il viso e si avvia al podio. In Puglia, nella gara su strada, dovranno guardarsi da lei.

Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono
Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono

Prima crono

Soraya Paladin, la seconda all’arrivo, ha la mascherina col nome che maschera un sorriso bellissimo. Il secondo posto a 1’11” non è tale da farle mangiare le mani per l’occasione mancata e tutto sommato si tratta invece di un exploit.

«Sicuramente il caldo ha influito – dice – perché siamo scese direttamente dall’altura e sapevo che come soffrivo io, soffrivano anche le altre. E’ il primo anno che lavoro sulla crono e non ci sono tante gare prima. Mi sono fidata del mio preparatore e ho cercato di gestirla. Sono contentissima. Non avevo aspettative. Volevo divertirmi, dare il massimo, seguire i miei wattaggi e il mio ritmo. Non ho rammarichi, più di così non potevo dare, so che ho lasciato tutto sulla strada. Ora vado in Puglia con una consapevolezza in più, anche se l’italiano è sempre una gara a sé. Darò il massimo anche per meritarmi la convocazione alle Olimpiadi, ma non voglio diventino un chiodo fisso. Se arriverà, bene. Se avrò dato tutto e non andrò, ci sarà sicuramente una ragazza che l’ha meritata di più».

Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo
Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo

Sorriso tricolore

E adesso arriva Elisa Longo Borghini con quel sorriso che viene da dentro e una linea che parla di grande condizione e soprattutto di grande lavoro. Ringrazia le persone che le stanno accanto e che le fanno sentire amore: qualcosa che le ha cambiato l’umore e l’attitudine.

«Indossare una maglia tricolore – dice – è un grande orgoglio. Ieri mi è arrivato un messaggio con scritto che sarebbe stata una formalità, ma non è così, perché c’è stato da sudare. Confermo che sono rimasta senza riferimenti, ma avevo scaricato il percorso in Gpx, ieri l’avevamo provato in bici alla stessa ora di gara e stamattina in macchina e m’è parso anche più duro. Mi sono resa conto di essere andata forte, quando ho ripreso un paio di ragazze davanti a me. La prima maglia tricolore fu una sorpresa. La seconda ne fu la conferma. Le altre mi hanno visto con una maturità diversa, gusti differenti in base ai momenti. Questo è stato un anno difficile da programmare, per i tanti obiettivi e per aver dovuto sostituire alcune compagne. Non sono riuscita ad andare a Tokyo per ovvi motivi, però a maggio sono riuscita a staccare e a ricaricare le batterie. Le Olimpiadi sono chiaramente un obiettivo e in mezzo c’è il Giro d’Italia, in cui andrò a sondare la condizione delle rivali. E’ importante, è la nostra corsa a tappe. Non parlo di classifica, meglio pensare a un paio di tappe».

Verso la Puglia

Il programma del giorno va avanti con le crono delle donne junior e degli uomini elite. Longo Borghini e le altre ragazze hanno a breve un volo verso Bari per il tricolore della strada. Già buono averne uno, ha detto Elena Cecchini dopo l’arrivo in riferimento al fatto che fino a poche settimane fa non si sapeva se e dove avrebbero corso. Tutto sommato un altro viaggio è un piccolo prezzo da pagare.

Bronzini dal Sestriere: «Vedrete una Longo diversa»

12.06.2021
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La data del 25 luglio è cerchiata in rosso ormai da anni, ma come spesso si sottolinea, più che la meta quel che conta è il viaggio. Nel caso di Elisa Longo Borghini e di Giorgia Bronzini che è la sua diesse e consigliera più fidata, viaggio e destinazione vanno di pari passo, perché arrivare alla data fatidica, quella della gara olimpica nel pieno della forma è la missione che si sono affidate. E non sarà facile.

In questi giorni Giorgia ed Elisa sono al Sestriere, per la fase di preparazione in altura, un periodo iniziato il 28 maggio e che punta a dare alla campionessa italiana il pieno di energie in vista del Giro d’Italia, la gara che dal 2 all’11 luglio dovrà poi rodare il suo motore: «Prima però ci saranno i Campionati Italiani – sottolinea la Bronzini – dove Elisa difenderà il suo titolo».

A Sestriere, si lavora per il Giro (anche vedendo qualche tappa) e Tokyo (foto Instagram)
A Sestriere, si lavora per il Giro (anche vedendo qualche tappa) e Tokyo (foto Instagram)

La cronometro olimpica

Al Sestriere il lavoro di Elisa verte principalmente su due direttive: «Chiaramente abbiamo svolto molte sessioni di allenamento in salita perché quello è il suo terreno prediletto, ma abbiamo svolto anche lavori specifici per le cronometro, sia pensando al Giro, sia soprattutto per la gara olimpica».

Avevamo lasciato la Longo Borghini in Spagna, alla Vuelta a Burgos dominata dalle due campionesse olandesi Van Der Breggen e Van Vleuten. Mentre le due arancioni volavano nell’ultima tappa, la Longo Borghini, ai piedi del podio fino all’ultimo giorno, retrocedeva fino all’undicesima piazza e la cosa ha allarmato gli appassionati.

Ci si è detto che Elisa aveva gareggiato per onor di firma, per rispettare gli impegni della Trek Segafredo, ma è questa la risposta giusta?

Al Trofeo Binda Lizzie Deignan ha coperto Elisa, al Giro sarà alleata, a Tokyo grande avversaria
Al Trofeo Binda Lizzie Deignan ha coperto Elisa, al Giro sarà alleata, a Tokyo grande avversaria

La Deignan è tornata…

«Bisogna fare attenzione nel valutare le scelte, essendo di mezzo una squadra privata. Quando Elisa gareggia lo fa sempre dando il meglio e chi la conosce lo sa. Ma non aveva finalizzato la gara e quindi non aveva in programma di forzare».

«A ciò si aggiunga – riprende la Bronzini – che Elisa veniva da un periodo ininterrotto di gare, era quindi un po’ stanca e aver staccato dall’agonismo non può averle fatto che bene, ma d’altronde era già stato programmato».

Nel frattempo però le carte in seno alla Trek-Segafredo si sono rimescolate, con il ritorno della britannica Deignan che ha subito ricominciato a fare quel che le riesce meglio, vincere: «Non solo lei, va sottolineata anche la prova della Brand vincitrice della Thuringen Ladies in Germania».

«Questo per Elisa è indubbiamente un vantaggio – sottolinea l’ex iridata – perché così c’è maggiore intercambiabilità e minori responsabilità per lei che non ha addosso tutto il peso della squadra. Fra loro c’è sempre stata massima collaborazione».

Bronzini Rio 2016
La Bronzini conosce le sensazioni della gara olimpica, qui a Rio 2016 a supporto della Longo Borghini
Bronzini Rio 2016
La Bronzini conosce le sensazioni della gara olimpica, qui a Rio 2016 a supporto della Longo Borghini

Dal Giro subito verso Tokyo

A questo punto che Elisa vedremo al Giro? «Andrà per ottenere risultati importanti, poi non si può dire prima se cercherà di far classifica o correrà per le compagne, vedremo come si mette la corsa. Tutti però ci aspettiamo una Longo Borghini ben diversa da quella vista in Spagna. Poi dipenderà molto anche dalle avversarie: l’assenza della Van Vleuten, ad esempio, già direttamente proiettata verso Tokyo, cambia molto nelle strategie di corsa».

E dopo il Giro? «Solo allenamento, limeremo le ultime cose e prepareremo la trasferta per tempo, per farla essere sulla linea di partenza al massimo della forma, coscienti di aver fatto tutto quel che serviva, poi si vedrà…».

Koo, gli occhiali di Nibali e Ciccone al Giro d’Italia

02.06.2021
2 min
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Il brand Koo, specializzato nella produzione di occhiali da sole e maschere di altissima qualità nel settore sportivo, rilancia alla grande con la nuova linea Energy. Ricordiamo che Koo è partner ufficiale del team Trek-Segafredo, maschile e femminile, del team Eolo-Kometa e del team continental Colpack-Ballan. A guidare il rilancio ci hanno pensato i nuovi Spectro e Demos, che nel momento della loro uscita, precisamente ad agosto del 2020, hanno rappresentato una vera e propria svolta nel mondo del ciclismo. Il giovane brand italiano ha donato agli occhiali delle colorazioni accese, fluorescenti, che vogliono rappresentare la rinascita della stagione 2021, dopo lo stop che molte corse hanno subito nella stagione 2020, a causa del coronavirus.

Demos Yellow Fluo: colore e tecnologia
Demos Yellow Fluo: colore e tecnologia

Comfort e prestazioni

Vitalità ed ottimismo sono i segnali che Koo lancia tramite i nuovi Spectro e Demos. Gli occhiali utilizzati da corridori di primo livello come Elisa Longo Borghini, Giulio Ciccone e Vincenzo Nibali sono realizzati con dei materiali di altissima qualità. Le lenti Red Mirror in policarbonato Zeiss donano la migliore nitidezza e una visione panoramica grazie all’ampio design della lente singola.

Ecco gli occhiali Spectro Orange Fluo
Ecco gli occhiali Spectro Orange Fluo

Una gamma molto ricca

Tra le altre caratteristiche delle Red Mirror troviamo anche quattro grandi prese d’aria che riescono a ridurre al minimo il sempre fastidioso appannamento. Ma non è tutto, infatti queste ultime sono state progettate per affrontare condizioni metereologiche variabili, su strada e offroad, essendo in grado, inoltre, di migliorare la percezione della profondità e del contrasto. Un altro particolare interessante è l’effetto antiscivolo dei nuovi Spectro e Demos, dovuto agli inserti Megol, che migliorano il comfort degli occhiali, rendendoli così ideali per le competizioni. Il prezzo consigliato al pubblico dei nuovi Demos in Orange Fluo/Red e Yellow Fluo/White è di 175 euro. Mentre per gli Spectro. nelle nuove colorazioni Yellow Fluo e Orange Fluo, è di 189 euro.

kooworld.cc

Van Vleuten Durango 2021

Salvoldi, pensi che le olandesi si faranno la guerra?

02.06.2021
4 min
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Chiamiamo in causa il cittì azzurro Dino Salvoldi perché una decina di giorni fa è successo qualcosa di particolare nel mondo del ciclismo femminile. Ultima tappa della Vuelta a Burgos, prova del WorldTour. Tutto si decide lì, nell’unica frazione con qualche asperità di rilievo. A giocarsi la vittoria in un appassionante testa a testa sono le due grandi olandesi del momento, l’iridata Anna Van der Breggen e la campionessa europea Annemiek Van Vleuten.

Non è accaduto spesso di vederle lottare spalla a spalla (nella foto d’apertura la vittoria della Van der Breggen sulla rivale alla Emakumeen Saria), ma ancor meno volte è accaduto che le due si siano messe d’accordo per collaborare e scavare un solco con le avversarie, giocandosi la vittoria in volata (andata alla Van Der Breggen, con annesso successo finale).

Van Der Breggen Burgos 2021
Olandesi sugli scudi a Burgos: la volata vincente della Van Der Breggen, con la Van Vleuten seminascosta a sinistra
Olandesi sugli scudi a Burgos: la volata vincente della Van Der Breggen

Il fatto ha riportato alla luce la rivalità fra le due olandesi e a quel punto la domanda è quella che tutti gli appassionati si fanno, a due mesi dalle Olimpiadi: le due sono in grado di collaborare per un obiettivo comune o la loro rivalità è troppo forte? Salvoldi ha in proposito idee molto chiare: «Tutte le voci che mi arrivano dal gruppo mi dicono che, al fianco della normale rivalità, c’è molto rispetto. In tutte le occasioni che hanno gareggiato per la stessa maglia, non si sono fatte la guerra…».

A Tokyo ti attendi una nazionale olandese spaccata in due?

Mi attendo la solita Olanda: le arancioni hanno una sola regola, la prima delle due campionesse che si avvantaggia, viene coperta dall’altra e dalle compagne di squadra, finché il vantaggio non è talmente ampio da permettere anche alla seconda di giocare le sue carte per l’argento. Imola è stata esemplare in tal senso, ma anche l’altro mondiale ad Harrogate. Da questo punto di vista Van Der Breggen e Van Vleuten non hanno mai trasgredito questa regola.

Bertizzolo Burgos 2021
Sofia Bertizzolo in azione in Spagna: anche per lei buoni piazzamenti, senza però acuti
Bertizzolo Burgos 2021
Sofia Bertizzolo in azione in Spagna: anche per lei buoni piazzamenti, senza però acuti
Quindi il lavoro delle altre nazionali è più difficile…

Molto, perché si sa benissimo che si parte una spanna al di sotto – risponde Salvoldi – Bisogna essere umili, intelligenti e consapevoli. Anche in questo l’ultimo mondiale ha detto cose importanti. Chiaro che quando una delle due scatta provi a seguirla, ma poi devi capire quando sarebbe stupido insistere, bisogna correre sempre col cervello come ha fatto la nostra Longo Borghini.

La tattica italiana sarà quindi figlia di questa oggettiva situazione in seno alle nostre avversarie?

Per forza di cose, anche perché sappiamo bene che la Longo Borghini è la nostra punta. Ci avrebbe fatto comodo avere un’atleta come la Vos, proprio per avere un’alternativa strategica, ma da parte delle altre italiane raccogliamo buone prestazioni, non al livello top, che invece ci permetterebbero di anche correre in maniera attendista.

Longo Borghini Burgos 2021
Per la Longo Borghini l’ennesimo piazzamento è sfumato all’ultima tappa, ma senza drammi
Longo Borghini Burgos 2021
Per la Longo Borghini piazzamento è sfumato all’ultima tappa, ma senza drammi
Parlando di Olimpiadi, ci sono però due fattori a nostro vantaggio: il fatto che il contingente per ogni nazione è fortemente ridotto e quindi non si possono fare grandi giochi di squadra e che a vincere sono veramente in tre perché un bronzo olimpico vale più di molte vittorie…

Verissimo – conferma Salvoldi – sono due principi che vanno tenuti sempre in mente. Sarà importante essere sempre sul pezzo, non distrarsi mai.

A proposito di Elisa, prima dell’ultima tappa della Vuelta a Burgos era quarta a 2” dalla vetta, alla fine ha chiuso 11esima a 1’27” dalla Van Der Breggen. Preoccupato?

Ci mancherebbe… Con Elisa ho parlato un paio di giorni dopo la gara per pianificare il lavoro delle prossime settimane. Lei aveva corso in Spagna per onorare gli impegni con la squadra, d’altronde ha iniziato la sua stagione prima delle due campionesse olandesi e non può sempre essere al massimo. Nell’ultima tappa non si è spremuta, proseguendo nel programma studiato all’inizio. Dalla Spagna non ci attendevamo nulla, né lei né io…