Affini dice che quando ha visto scorrere le immagini della prima tappa del Giro, gli è sembrato strano non farne parte. Vingegaard riparte oggi nel suo viaggio in maglia rosa, Piganzoli sta facendo ottimamente la sua parte per sostenerlo ed è l’unico italiano della Visma Lease a Bike: un onore che negli ultimi quattro anni era stato soltanto del mantovano, che da quasi due settimane si trova a Sierra Nevada. Per cosa Affini si stia preparando non è dato saperlo ufficialmente, anche se guardando il calendario e incrociando le informazioni con quanto raccontato da altri corridori (in attesa del comunicato ufficiale), è lecito aspettarsi che il piano preveda il Delfinato e poi il Tour.
Sulla montagna che sovrasta Granada c’è mezzo gruppo, compreso il rivale Pogacar arrivato qualche giorno dopo, perché il suo programma prevede invece il Giro di Svizzera, che inizia più tardi e per giunta dall’Italia. E c’è anche un bel caldo, che non rende esattamente più allegri: un caldo andaluso e torrido in basso, ammette Affini, inatteso e forse fastidioso in alto.


Come vanno le cose a casa Affini?
E’ un po’ che non vedo le mie ragazze (a ottobre, Edoardo e la compagna hanno avuto una bambina e l’hanno chiamata Celeste, ndr). Lisa lavora, quindi sono rimaste a casa. Non abbiamo pensato di passare dei giorni insieme quassù, un po’ per la quota e un po’ perché non ci va di portarla troppo in giro. Vedremo più avanti, semmai, di trovare il modo.
Stai seguendo il Giro? E soprattutto ti dispiace non averlo fatto?
Sicuramente è strano. L’ho fatto per sei anni di fila e un po’ è insolito non esserci, però anche fare qualcosa di diverso magari non fa male. Lo seguo, cerchiamo di vedere qualcosa nei ritagli dell’allenamento. Magari se ci fermiamo a prendere acqua alla macchina, chiediamo come vada la tappa.
In quanti siete?
Oltre a me, ci sono Jorgenson, Armirail e Wout (Van Aert, ndr), che ha smaltito la sbornia della Roubaix e ha ricominciato a darci dentro forte.
E’ possibile che tu non sia stato selezionato per il Giro perché c’era bisogno di una squadra di scalatori per Vingegaard?
No, secondo me no. Non è stata questione di sostituire me con un altro più scalatore, è stato fatto magari il discorso di avermi in Francia più fresco dell’anno scorso o forse anche di cambiare un po’ il calendario per avere stimoli diversi.


Però la cronometro di Massa sembrava disegnata per te oltre che per Ganna…
Eh, quella mi è dispiaciuta tanto, devo essere sincero. Poi vedendo Pippo volare a quel modo mi fa dire che sarebbe stato molto complicato, però diciamo che di occasioni del genere ne capitano poche. Anzi, ne capitano sempre meno. Quando inizialmente mi avevano detto che facevo il Giro, era sicuramente un giorno che avevo cerchiato bene in rosso per provare a fare un bel risultato. Sarebbe stato anche un bel test in vista del mondiale, che pare sia abbastanza lineare, forse con qualche curva in più.
Anche perché la crono del Tour…
E’ meglio lasciarla stare (Affini sorride con una punta di sarcasmo, ndr). Potenzialmente potrei essere abbastanza utile per la cronosquadre, ma se guardi quella individuale, c’è poco da girarci intorno, è roba per uomini di classifica.
Come vedi Jonas in questi giorni? Che impressione ti dà?
Non credo che si faccia influenzare troppo dal discorso delle attese. Sta correndo con la testa e se ha visto la possibilità di non esagerare e risparmiare un po’ di energie, specialmente nelle prime due settimane, l’ha sfruttata. E poi si è visto che nel primo tappone ha dato più gas. Anche sulla crono, ho letto un po’ di tutto: che è andato piano, qua e là. Insomma, non è che il percorso fosse così adatto a lui. Jonas non è Pogacar, sono corridori diversi e non si possono avere nei loro confronti le stesse attese.


La squadra ha annunciato la sua presenza al Giro il 13 gennaio, la decisione era stata presa anche prima?
A dicembre abbiamo cominciato a parlare dei calendari e sulla base delle scelte dei capitani, hanno iniziato a muovere le pedine. Internamente sapevamo che volesse provare a fare il Giro, ma la certezza al 100 per cento forse a dicembre ancora non c’era.
Ammesso che tu vada al Tour, che cosa ti resta in tasca del debutto dello scorso anno?
Del mio primo Tour mi porto dietro la bella prestazione della cronometro (terzo a Caen, dietro Evenepoel e Pogacar, ndr) e comunque tutta la prova nel complesso, specialmente considerando che venivo dalle classiche e dal Giro. Quindi se prima del Tour avevo qualche punto di domanda su come avrebbe reagito il mio corpo, dopo Parigi mi sono dato risposte diverse. E’ andato tutto bene, ho performato come dovevo, specialmente nei momenti in cui la squadra mi ha richiesto di più, quindi specialmente nelle prime tappe più insidiose, dove bisognava posizionare bene Jonas e tenerlo fuori dai casini.
Un bilancio positivo, quindi?
Sicuramente dopo le tre settimane in Francia mi sono portato a casa una bella esperienza su strade diverse e in una corsa diversa. Anche a livello prestativo nelle tre settimane, penso di essere stato sempre presente. E per me alla fine quella è la cosa più importante.


Sebbene siate corridori diversi per attitudini ruolo e corporatura, pensi che dopo il Giro Vingegaard sarà in grado di ritrovare la freschezza per il Tour?
Diciamo che seguirà un recupero diverso, anche perché lui in questi giorni deve essere sempre sul pezzo, non si può permettere di farsi una tappa tranquillo nel gruppetto, anche se è poi nel gruppetto – sorride Affini – tanta tranquillità per noi oversize non c’è mai. Credo che dovrà gestire quelle tre settimane e mezza nella maniera giusta, per rifiatare un po’ e cercare di recuperare al massimo. E poi, magari poco prima di partire, dovrà rifinire un po’ e rialzare il ritmo in un paio di allenamenti per essere pronto. E’ qualcosa di nuovo anche per lui alla fine, magari il corpo ne trarrà uno stimolo diverso.
Che cosa state scrivendo nella chat di squadra con quelli del Giro?
Più che altro siamo noi quassù a commentare, in hotel facciamo il nostro processo alla tappa. Con quelli al Giro ci sentiamo ogni tanto, non andiamo troppo a rompere le scatole. Tra i meeting e il parlare di strategie per il giorno dopo, hanno così tanto da fare che cerchiamo di lasciarli comunque abbastanza tranquilli. Però per quel poco che abbiamo sentito, mi sembrano tutti sul pezzo e rilassati. Io per esempio ho sentito un po’ Davide (Piganzoli, ndr) e gli ho fatto i complimenti. Sta andando forte e in squadra si è inserito davvero bene. E’ molto stimato.