Viezzi, dopo il tricolore obiettivo su Coppa e mondiale

19.01.2024
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CREMONA – Tre settimane da raccontare, parafrasando il titolo di una canzone degli anni settanta. Le prossime potrebbero essere così per Stefano Viezzi, chiamato al rush finale negli appuntamenti più importanti della sua grande annata di ciclocross.

Dopo il campionato italiano vinto a Cremona (nono successo stagionale), lo junior udinese di Majano ha nel mirino la generale di Coppa del Mondo e il mondiale di categoria. Viezzi correrà questa domenica a Benidorm, poi quella successiva in Olanda ad Hoogerheide cercando di conservare la leadership e amministrare il vantaggio di sei lunghezze sul campione europeo Aubin Sparfel.

Infine il 4 febbraio chiuderà il suo mini-tour europeo volando a Tabor in Repubblica Ceca per la rassegna iridata. Per l’azzurro della DP66 non sarà una chiusura qualunque visto che il giorno dopo il mondiale compirà diciotto anni.

Andiamo a capire quindi le mire di Viezzi a brevissimo e lungo termine.

Nella gara juniores, prima maglia tricolore per Stefano Viezzi, l’uomo di Coppa del mondo
Nella gara juniores, prima maglia tricolore per Stefano Viezzi, l’uomo di Coppa del mondo
Stefano che effetto ti ha fatto il tricolore vinto a Cremona?

E’ stata una bellissima sensazione, è la mia prima maglia di campione italiano. Finalmente sono riuscito a vincerla, è stato un gran bel risultato. Adesso ho altri tre appuntamenti che mi attendono e che sono un po’ più importanti. Le due prove di Coppa del Mondo e il mondiale.

Restando al campionato italiano, i tuoi avversari sul podio ti hanno definito il migliore al mondo. Cosa ne pensi?

Li ringrazio, anche se ogni gara ha una storia a sé, può andare bene o male. Personalmente avevo una buona gamba, ma ho avuto un po’ di sfortuna all’inizio. Mi è caduta la catena e questo inconveniente poteva buttarmi fuori dai giochi, però ho rimediato subito perché ero a centro metri dal box. Non ho perso tanto tempo. Più sfortunato invece, e mi spiace per lui, il mio compagno Fabbro che ha rotto la bici mentre era primo.

A livello climatico hai fatto le prove generali per Tabor?

Esattamente. So che in Repubblica Ceca c’è la neve. E’ sempre meglio testarsi un po’. A Cremona ho cercato di capire come potrebbe essere lassù. Aver corso alle 9 del mattino col gelo mi ha dato qualche indicazione. Sarà una gara particolare e spero di fare bene.

Risultati alla mano, quanto è alla tua portata una medaglia al mondiale?

Sicuramente so cosa posso fare e l’ho già dimostrato. Adesso sono arrivato lì, a quel livello, e devo capire come stanno gli altri. Lo capirò in queste due settimane, con le due prove di Coppa del Mondo a Benidorm e Hoogerheide. L’obiettivo naturalmente è arrivare in condizione al mondiale, però prima cercherò di portarmi a casa la maglia della generale. Centrare questo primo traguardo sarebbe poi uno grande stimolo per Tabor.

Viezzi oltre a ciclocross e strada, corre anche in Mtb. Quest’anno dovrà capire come gestire gli impegni (foto Biliotti)
Viezzi oltre a ciclocross e strada, corre anche in Mtb. Quest’anno dovrà capire come gestire gli impegni (foto Biliotti)
In futuro cosa prevedi per te?

Vorrei continuare a fare ciclocross, conciliando la strada nella stagione estiva. Spero di non avere troppi impedimenti in generale. Quest’anno correrò nella Work Service, che fa un’ottima attività, quindi mi sento sereno sotto quel punto di vista. Ogni tanto penso a ciò che potrei fare su strada, ma ora voglio coltivare bene il cross.

In relazione ai risultati internazionali che hai ottenuto, ti sono arrivate proposte per quando passerai U23?

Sì, ne è arrivata più di una. Sono arrivate dall’estero per la strada ed anche per il ciclocross, ma preferisco non dire nulla di più. La tendenza adesso è quella di andare fuori per entrambe le discipline. In futuro non mi dispiacerebbe uscire dall’Italia perché è una bella crescita. Nel ciclocross ad esempio sono totalmente diverse le gare al Nord. Lassù sei sempre al top. Quasi tutti i corridori vincenti sono lì e puoi confrontarti continuamente con loro. Questo ti aiuta tanto a migliorare. Mi fanno piacere queste proposte, ma dovrò valutare con calma se ne varranno la pena.

Alzando il livello, la gestione psicofisica delle due attività ti spaventa?

Per il momento no, perché non si sovrastano molto l’una con l’altra. Si possono fare entrambe le stagioni senza problemi. Anche grazie alle squadre che lasciano più libertà, rispetto invece all’attività estiva di Mtb. Sicuramente stare sempre sul pezzo può diventare stancante dal punto di vista mentale col passare del tempo. Adesso si cavalca l’onda sfruttando anche un po’ la freschezza della mia età (sorride, ndr) e perché ci sono i risultati. Tuttavia so già che ci saranno stagioni in cui bisognerà per forza fermarsi per rifiatare e rendere al meglio. Ma questo lo vedrò più avanti.

Dopo la stagione nel Team Tiepolo, nel 2024 Viezzi correrà con la Work Service (foto instagram)
Dopo la stagione nel Team Tiepolo, nel 2024 Viezzi correrà con la Work Service (foto instagram)
Ti ispiri a qualche corridore in particolare?

Il mio idolo è Van der Poel. Fisicamente siamo simili. Sono appena più alto di lui, ma lui è più largo di me (ride, ndr). Naturalmente devo ancora crescere, quindi qualche chilo in più di muscolatura, anche nella parte alta, dovrò metterlo.

Quali sono invece le caratteristiche su strada di Stefano Viezzi?

Mi considero un passista-scalatore. Attorno a casa mia le salite non mancano. Sia lì che in pianura posso svolgere bene i lavori dei programmi di allenamento.

Stella “traghettatore” per i nuovi juniores

19.01.2024
5 min
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Dino Salvoldi è stato chiaro: «In questo momento il settore juniores è un grande laboratorio, nel quale passano tantissimi ragazzi, la maggior parte dei quali freschi di cambio di categoria e con tanto, tantissimo da imparare». Del gruppo plurimedagliato del 2023 è praticamente rimasto un solo elemento: Davide Stella (con lui nella foto di apertura), al quale sono affidate un po’ le chiavi del gruppo, soprattutto per quel che riguarda la pista.

Stella è stato lo scorso anno un’autentica rivelazione, con lo straordinario tris di titoli europei ad Anadia nello spazio di due giorni (scratch, eliminazione e chilometro da fermo) e poi un bronzo a Cali nella rassegna mondiale. E’ chiaro che ora l’asticella si alza e in questo 2024 sono tante le aspettative riposte su di lui. Ma quello con cui ci troviamo di fronte è un Davide un po’ diverso.

Nel 2023 Stella ha privilegiato la pista, quest’anno sta lavorando per emergere su strada
Nel 2023 Stella ha privilegiato la pista, quest’anno sta lavorando per emergere su strada

«Capisco se qualche atleta del primo anno si è presentato a Montichiari con un po’ di titubanza, di timore – afferma il giovane friulano – anch’io lo scorso anno ero così e mi accorgo di come le cose siano cambiate in dodici mesi. Oggi mi sento molto più maturo, con un’altra voglia di fare. Se ripenso ad allora non avrei mai creduto che mi attendevano soddisfazioni così grandi. Ora invece sono conscio di quel che valgo e punto a confermarmi».

Salvoldi ha parlato apertamente di te come di un elemento guida, una sorta anche di traghettatore per i nuovi…

Ringrazio Dino per questo che è un attestato di stima. Mi fa piacere, è un bel ruolo, importante. Cercherò di valorizzarlo e di non deluderlo, possiamo formare un altro bel gruppo.

Quest’anno Stella punta a entrare nel quartetto per gli europei e i mondiali di categoria
Quest’anno Stella punta a entrare nel quartetto per gli europei e i mondiali di categoria
La tua stagione ricalcherà quella dello scorso anno?

No, qualcosa cambia. Nel 2023 proprio per puntare alla pista ed emergere ho messo un po’ da parte le mie ambizioni su strada. Quest’anno voglio riequilibrare il tutto, voglio vedere che cosa valgo davvero su strada. Sarà una stagione più articolata, per la quale sto già lavorando sodo con il mio preparatore Nunzio Cucinotta, che è anche il diesse della Gottardo Giochi Caneva. Ormai lo vedo più di mia mamma… Scherzi a parte, so che il mio lavoro è condiviso anche con Salvoldi, quindi vado sul sicuro.

Lo scorso anno avevi detto che in allenamento avevi fatto anche il quartetto, ma poi in gara erano andati altri. Quest’anno ambisci a un posto da titolare?

E’ un mio obiettivo. Mi voglio impegnare per quello, significherebbe che sono migliorato ancora. Perché un posto nel quartetto bisogna meritarselo, come è giusto che sia. In gara vanno sempre quelli che sono più forti. Io comunque ho intenzione di concentrarmi su pista sulle discipline olimpiche. Titoli e medaglie sono stati un bello sprone, ma ora voglio cominciare a guardare alle discipline più importanti, che hanno un approdo a cinque cerchi, quindi quartetto ma non solo, anche omnium e madison.

La Gottardo Giochi Caneva punta molto sul friulano e lo lascia libero per l’attività nei velodromi (foto Messaggero Veneto)
La Gottardo Giochi Caneva punta molto sul friulano e lo lascia libero per l’attività nei velodromi (foto Messaggero Veneto)
Proprio parlando di Olimpiadi, se dico Los Angeles 2028 che cosa pensi?

Ci punto già da ora, lo ammetto. La strada però è lunga, la concorrenza già tantissima e io sarò ancora molto giovane per allora. C’è tanto da lavorare, ma non mi tiro certo indietro.

La tua società è favorevole al doppio impegno?

Mi hanno sempre lasciato libero di fare tutti gli allenamenti necessari a Montichiari, anzi devo dire che Nunzio è sempre stato disponibile nell’accompagnarmi al velodromo per le sessioni settimanali e la distanza non è poca, almeno 300 chilometri… E’ chiaro che c’è una certa preferenza per le gare su strada, per gli allenamenti di gruppo ma sanno che per emergere bisogna essere costanti e quindi devo garantire una certa frequenza anche negli allenamenti al centro federale su pista.

Il giovanissimo friulano con Nunzio Cucinotta, suo allenatore e diesse
Il giovanissimo friulano con Nunzio Cucinotta, suo allenatore e diesse
A proposito di pista, ti alleni solo a Montichiari?

No, spesso mi sposto in Slovenia, a Nove Mesto dove c’è un bell’impianto e organizzano anche gare internazionali. Negli ultimi mesi dello scorso anno mi ci sono recato spesso, anche perché la distanza da casa mia è minore di quella di Montichiari, ora però considerando anche la scuola, mi concentro sulla strada e sulle trasferte verso il velodromo bresciano.

Il podio dello scratch agli europei juniores 2023, dove l’azzurro ha vinto anche eliminazione e chilometro da fermo
Il podio dello scratch agli europei juniores 2023, dove l’azzurro ha vinto anche eliminazione e chilometro da fermo
Su strada che cosa ti aspetti?

Il mio obiettivo è togliermi qualche soddisfazione e dedicarmici con maggiore attenzione e costanza. Nel 2023 ho ottenuto qualche buon risultato, ma vorrei fare di più, vorrei convincere Salvoldi a prendermi in considerazione anche per quel tipo di gare. Nello scorso anno sono riuscito a essere convocato in nazionale una volta, vorrei fare più trasferte all’estero perché s’impara tanto.

E’ vero che sei all’inizio del tuo secondo anno, ma pensi già a che cosa fare a fine stagione, hai già contatti con squadre development?

Contatti ci sono sin dallo scorso anno, ma per concretizzarli bisogna confermarsi. Per questo la stagione che sta iniziando è così importante per me, non posso fallire.

Basso e Zanatta, cambi regolari per arrivare lontano

19.01.2024
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Ivan Basso e Stefano Zanatta sono due facce della stessa medaglia, compagni di squadra nella corsa per far coincidere le ambizioni con i mezzi a propria disposizione. E come accade nel gruppo, in cui i corridori delle professional hanno l’obbligo (non scritto) di stare alle spalle delle WorldTour, anche far quadrare i conti e tirare fuori il meglio dai propri uomini è un compito niente affatto semplice. Il Team Polti-Kometa che si affaccia sulla stagione 2024 ha perso due degli atleti che nella storia recente ne hanno tenuta alta la bandiera: Fortunato e Albanese, passati in squadre WorldTour. Eppure è convinzione di Basso che la squadra si sia rinforzata.

«In generale – spiega – ritengo che ci sia un gruppo più coeso. Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto con “Alba” e lui lo è di noi. Stessa cosa con Fortunato. Sono state due operazioni positive, due ragazzi italiani completamente diversi fra loro che si erano un po’ persi e noi li abbiamo rilanciati. Ritengo che il livello generale sia cresciuto. Bais è migliorato tanto. I due ragazzi colombiani che arrivano dalla squadra di Savio a mio modo di vedere faranno un salto di qualità. E poi tutti aspettiamo Piganzoli. Non puoi piazzarti nei primi tre all’Avenir e non venire fuori…».

L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)
L’arrivo di Fabbro potrebbe rinforzare il team che, a detta di Basso, appare più coeso (foto Maurizio Borserini)

I passi giusti

Sulla questione dei giovani si spacca il capello in quattro, in attesa che il tempo fornisca elementi sufficienti per una statistica attendibile. Fra gli juniores che arrivano e vincono nel WorldTour e quelli che hanno bisogno di anni per venire fuori ci sono differenze di natura e di cultura sportiva.

«C’è anche una terza categoria – aggiunge Zanatta – quella degli juniores che lavorano il doppio dei dilettanti, fanno subito risultato e poi da professionisti non vanno più. Questo è il male, perché rischiano di smettere a 25 anni. Non troveremo più una storia come quella di Caruso, perché adesso il mondo è così. Tutti pretendono di avere subito qualcosa, invece noi siamo contenti dei nostri e dei loro progressi. Però siamo ormai un’eccezione. I grossi numeri ormai li fanno gli squadroni e i loro Devo Team.

«Se ci sono 20 squadroni di livello WorldTour che hanno una continental, anche se prendono solo due corridori a testa, si portano via 40 dei migliori juniores. Le vecchie squadre di dilettanti possono trasformarsi in continental oppure, se non hanno le risorse, si trovano in difficoltà. Noi riusciamo a lavorare bene con la Fundacion Contador, ma giovani italiani ne troviamo pochissimi. E’ rimasto Piganzoli, che è stato bravo con noi. Abbiamo i gemelli Bessega, c’è Bagnara, abbiamo corridorini che hanno creduto nel progetto. Ma sono pochissimi, perché tutti gli altri – i corridori, i genitori e i procuratori – preferiscono che vadano alla Jumbo Development piuttosto che alla Fundacion Contador, alla Fior o al Cycling Team Friuli».

Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti
Basso e Zanatta hanno identica visione del ciclismo e del modo giusto per far crescere giovani talenti

Merce rara

Tutti aspettiamo Piganzoli, dice Basso, e non è un parlare da tifoso, ma da osservatore attento. Uno che in qualche modo nel giovane valtellinese rivede se stesso e il suo cammino.

«Ci sono due modi di vedere i giovani – prosegue Basso – quello di vent’anni che vola oppure quello come Nibali che a 21-22 anni si intuiva che fosse un predestinato, ma ha ottenuto i migliori risultati da più grande. Quindi l’idea è che Piganzoli abbia una crescita più lenta, per durare di più. Anche il giovane Basso ha avuto bisogno dei suoi tempi. Anche se ho portato a casa il mondiale U23, non stravincevo ma davo dei segnali, soprattutto nelle gare importanti. Piganzoli va forte in salita e va forte a cronometro, quindi è una merce abbastanza rara.

«Ritengo che dobbiamo crederci, come Reverberi fa bene a credere in Pellizzari, un altro profilo molto interessante. Dobbiamo credere in loro anche per evitare che perdano fiducia. Lo sviluppo fisico va di pari passo con quello psicologico. Per questo Piganzoli quest’anno farà due blocchi di tre settimane sul Teide, prima non li avrebbe retti. Abbiamo aspettato che fosse abbastanza strutturato. Avremmo potuto mandarlo in altura già due anni fa, forse avrebbe vinto qualche gara in più, ma rischiando il resto della carriera».

Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)
Polti è subentrato a Eolo sulla maglia del team: importi simili, ambizioni superiori (foto Maurizio Borserini)

Il prossimo treno

La fiducia è importante e va preservata, soprattutto se si è progettato un percorso di crescita graduale. Bisogna che gli atleti ne siano convinti e che non subiscano le lezioni della strada come umiliazioni irrecuperabili. Basso e Zanatta parlano con sintonia collaudata da anni di corse fianco a fianco.

«I ragazzi buoni ci sono – riflette ancora Zanatta – e sicuramente torneranno a vincere, perché fa parte della cultura del ciclismo e dello sport in Italia. Ci arriviamo nuovamente lassù, perché se guardiamo a livello globale, tra i professionisti siamo messi bene. La riflessione invece va fatta sul ciclismo giovanile, per farne crescere altri. E’ un settore che ha sempre lavorato bene e bisogna fare in modo che possa continuare. Su questo dovrebbero riflettere gli organi federali e forse anche il Ministero dello Sport e anche noi che siamo al livello immediatamente superiore. Sicuramente in questi anni si è lasciato troppo andare e il treno è passato. Ora bisogna correre per prenderlo alla prossima stazione».

Plapp, primo vincitore 2024 con un pizzico di nostalgia

19.01.2024
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A Luke Plapp un primato non potrà toglierglielo più nessuno, anche se a causa di una caduta è stato costretto a ritirarsi dal Tour Down Uder. E’ stato lui il primo vincitore di questo 2024, essendosi aggiudicato lo scorso 4 gennaio il titolo nazionale australiano contro il tempo. Non pago di ciò, ha colto anche un clamoroso tris consecutivo nella prova su strada, bagnando così nel migliore dei modi il suo approdo alla Jayco AlUla. Cinque titoli nazionali non sono davvero poco per un corridore di appena 23 anni, autore di un profondo cambiamento nella sua carriera lasciando dopo tre anni i fasti della Ineos Grenadiers.

Plapp al traguardo del campionato nazionale, indicando con le dita i tre titoli consecutivi. Con lui Chris Harper
Plapp al traguardo del campionato nazionale, indicando con le dita i tre titoli consecutivi

La sua terza vittoria consecutiva ha smosso l’interesse dei media nazionali e non solo tanto che il team, alla vigilia della partenza del Tour Down Under, ha dovuto organizzare un incontro con la stampa ad Adelaide. Nel frattempo però, a dispetto della distanza siderale fra l’Italia e l’Australia, Plapp ha trovato il tempo per rispondere ad alcune domande in esclusiva, in modo da poterlo conoscere meglio e capire a che punto è della sua carriera.

Quanto è importante per te essere in un team come la Jayco-AlUla a forte impronta australiana?

E’ davvero speciale. Sento che è una squadra perfetta per me. Penso che mi capiscano come persona, sanno cosa significhi essere australiano. E sono decisamente super, super felice di far parte di questa squadra. La sensazione è quella di svegliarmi ogni mattina e andare a una gara con un grosso sorriso sul viso, per questo non vedo l’ora di affrontare già il prossimo viaggio con la squadra.

Dopo il titolo nazionale, Plapp è partito al Tour Down Under, ritirandosi dopo 3 tappe per una caduta
Dopo il titolo nazionale, Plapp è partito al Tour Down Under, ritirandosi dopo 3 tappe per una caduta
Che cosa ti hanno lasciato gli anni alla Ineos Grenadiers?

Penso che Ineos sia uno dei team più professionali e trasformare un corridore specializzato sulla pista in uno stradista è stato un passaggio fondamentale per me del quale sarò sempre grato al team britannico e ai suoi tecnici. Ho imparato tanto da gente del calibro di Thomas e Swift e penso di essere un ciclista migliore proprio grazie al tempo che ho trascorso lì. Ma ora è il momento per me di provare a sfruttare le mie opportunità, salire di livello.

Il cambio di squadra significa anche nuove responsabilità, avrai più chance di vittoria e posizioni da leader?

Sì, penso di avere molta più leadership in questa squadra, molte opportunità e spero che negli oltre quattro anni che sarò qui, potrò diventare un leader per i grandi Giri. E’ un cammino lungo, so di apparire molto ambizioso ma credo che in questo ambiente ho tutto a disposizione per dimostrare che valgo quest’affermazione.

Il corridore di Melbourne ha chiuso al 95° posto la Vuelta 2022, lavorando per Rodriguez e Carapaz
Il corridore di Melbourne ha chiuso al 95° posto la Vuelta 2022, lavorando per Rodriguez e Carapaz
A maggio esordirai al Giro d’Italia: lo ritieni più difficile della Vuelta completata nel 2022?

Quella spagnola è stata sicuramente la gara più dura della mia vita. Sono entrato nella prima settimana che ero molto sottotono, ma l’ho comunque conclusa mostrando di avere molta resilienza. Ho imparato tanto in quelle tre settimane del 2022, quindi spero di essere preparato per questo Giro, di essere nella migliore forma possibile e di lasciare davvero il segno nella gara. Penso di essere cresciuto molto da allora, di non essere più lo stesso Plapp. Quindi non vedo l’ora di affrontare il Giro e spero di avere molto più successo di quello che ho avuto in terra iberica.

Che ruolo assumerai?

Difficile dirlo ora che siamo a inizio stagione, vedremo come andrà evolvendosi e quali saranno alcuni obiettivi realistici. Per ora sono solo concentrato sull’arrivare lì nella migliore forma possibile e poi parleremo con la squadra e capiremo se si tratta di andare a caccia di tappe o poter recitare un ruolo più compiuto pensando alla classifica generale o magari di aiutare anche Ewan negli sprint. Solo il tempo potrà chiarire quali potranno essere i target nelle tre settimane italiane.

Il 23enne, qui nella conferenza stampa pre Tour Down Under, è stato 2° all’ultimo Uae Tour
Il 23enne, qui nella conferenza stampa pre Tour Down Under, è stato 2° all’ultimo Uae Tour
Che tipo di corridore ritieni di essere, più adatto alle corse a tappe o alle classiche?

Penso che la mia dimensione siano le gare a tappe di una settimana, dove posso sfruttare le mie qualità a cronometro e poter migliorare sempre più il mio rendimento in salita, in modo da poter emergere classifica generale.

Tu hai esperienza su pista: ci sono possibilità di vederti nel quartetto australiano per i Giochi Olimpici?

No, non farò parte della formazione australiana su pista ai Giochi Olimpici. Il gruppo è già stato costituito e i tecnici stanno lavorando su quello per Parigi. Mi dispiace, era un’opportunità ma dovendo fare una scelta è giusto che mi concentri sulla strada e sulla mia crescita in essa.

Il quartetto australiano bronzo a Tokyo 2020, con Plapp, O’Brien, Porter e Welsford
Il quartetto australiano bronzo a Tokyo 2020, con Plapp, O’Brien, Porter e Welsford
L’Australia ha una grande tradizione nel team pursuit ma negli ultimi anni ha perso qualche posizione: secondo te da che cosa dipende?

Penso che sia nel nostro sangue ed è ciò che facciamo quando cresciamo. Dietro i successi australiani al massimo livello c’è un enorme lavoro nelle categorie giovanili, la pista è una vera e propria scuola per noi, ci passiamo tutti. E’ sicuramente una mia passione e mi piace farne parte, essere stato nel quartetto di Tokyo è stato un grande onore e porterò quell’esperienza nel cuore. Mi spiace non essere più della partita: guarderò i ragazzi e farò il tifo per loro, con un pizzico di malinconia perché essere fra quei magnifici quattro è un po’ il sogno di tutti noi.

Villa e Persico, diteci tutto della Bingoal

19.01.2024
6 min
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Davide Persico e Giacomo Villa sono i volti nuovi, giovani e italiani della Bingoal WB. I due neo professionisti si sono affacciati al mondo dei grandi e lo hanno fatto dalla finestra della professional belga. Sicuramente il mondo è ormai più globalizzato che mai, ma le forti tinte nere, gialle e rosse, in questa enclave del Nord, rimangono. Entrare in una squadra straniera porta tanta curiosità e richiede una buona dose di adattamento. Persico e Villa arrivano da due continental italiane, qualche ragazzo straniero c’era, ma la lingua parlata era la nostra. 

I due ragazzi sono rientrati dal primo ritiro fatto con la squadra, in Spagna, hanno indossato le nuove divise e messo insieme tanti chilometri. Persico e Villa, insieme, ci raccontano questi giorni e cosa hanno visto e imparato. 

Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)
Dal 9 al 18 gennaio la Bingoal è stata a Calpe per il secondo ritiro stagionale (photonews)

Primi passi

VILLA: «Siamo stati in ritiro dal 13 al 21 dicembre. Abbiamo fatto sei giorni di allenamento intenso e uno di riposo. Prima di questo ritiro ci eravamo trovati, insieme alla squadra, un paio di giorni in Belgio, a novembre, avevamo conosciuto compagni e staff. La squadra ha noleggiato il velodromo di Zolder e ci siamo allenati lì».

PERSICO: «Io avevo già fatto l’esperienza da stagista, ad agosto, quindi avevo già assaggiato l’ambiente. La differenza maggiore che ho notato è che qui ci si deve arrangiare da soli. In Italia sei più coccolato. Il team è davvero organizzato, non ci manca nulla. Vero che non siamo una squadra WT ma non possiamo lamentarci». 

Il gruppo italiano della Bingoal, da sinistra: Tizza, il diesse Spezialetti, Persico e Villa (photonews)
Alessandro Spezialetti, diesse del team, insieme ai due nuovi arrivati Persico e Villa (photonews)

Due fari italiani

Al fianco di Villa e Persico, all’interno della Bingoal ci sono due punti di riferimento: il diesse Spezialetti e il loro compagno Marco Tizza

VILLA: «Lo staff e l’ambiente sono molto tranquilli, non c’è assillo. Bisogna imparare ad esprimersi bene in inglese, entrambi lo parliamo, ma viverci è diverso. Dobbiamo essere più espliciti nelle domande e permetterci di chiedere due o tre volte la stessa cosa. Nessuno ci giudica o rimprovera per questo, come non ci dicono nulla se facciamo errori nel modo di esprimerci».

PERSICO: «Confermo quello che dice Villa. Ma avere al nostro fianco Spezialetti e Tizza è altrettanto importante. Spezialetti, essendo un diesse, conosce meglio tutte le dinamiche di gara e organizzazione. Mentre Tizza rimane il punto di riferimento tra i vari compagni».

Allenamenti e preparatori

Una prima settimana di ritiro ha permesso di prendere le misure anche sul modo di lavorare e di allenarsi. Le differenze ci sono, ma non spaventano. 

VILLA: «Non ho sofferto tanto la quantità di ore fatte, ma più il carico complessivo di lavoro. Abbiamo già inserito dei lavori specifici come forza e qualche sprint, non ancora salite e cambi di ritmo. C’è un preparatore della squadra che durante i ritiri ci dà i lavori da fare, ma poi giorno per giorno sceglie sei corridori da seguire».

PERSICO: «A casa ci segue il nostro preparatore, mentre in ritiro c’è quello della squadra. Siamo noi corridori che facciamo da tramite tra l’uno e l’altro. La squadra è sponsorizzata da Training Peaks quindi usiamo questa piattaforma per gestire tutto. Vi faccio un esempio: prima del ritiro il preparatore della squadra ci carica il piano, poi noi insieme al nostro preparatore, a casa, decidiamo come allenarci nel periodo precedente».

Bici De Rosa

L’altra parte italiana della squadra riguarda le bici, che per la Bingoal WB sono fornite da De Rosa. Come si sono adattati i due ragazzi al nuovo modello?

VILLA: «Le geometrie sono simili alla Carrera che usavo l’anno scorso. Il manubrio, ad esempio, è esattamente lo stesso. Ho trovato subito la posizione precisa e non mi sono mai dovuto fermare a cambiare misure. L’unica difficoltà l’ho avuta con la sella, perché Repente fa modelli diversi rispetto alla struttura e al buco centrale. In questo caso ho dovuto provare due o tre modelli prima di avere riscontro positivo».

PERSICO: «Era la prima volta anche per me con De Rosa. Durante lo stage avevo usato la Cinelli della Colpack. I primi 1.000 chilometri servono per abituarsi al nuovo modello, poi ci si prende la mano. Io ho avuto qualche difficoltà con il manubrio, ne avevo uno standard, ma l’attacco era troppo corto. Però per il resto è andato tutto bene».

Pronti via e si corre

Ma dopo i due ritiri (con il secondo che sta avvenendo in questi giorni) sarà il momento di mettere il numero sulla schiena. Arrivano i primi esordi, e non propriamente dietro casa.

VILLA: «Io inizierò in Francia a La Marseillaise il 28 gennaio e poi andrò a Besseges. La trasferta più lunga sarà a metà febbraio quando andrò al Tour of Rwanda. Non ci sono necessità di risultato, soprattutto nelle prime uscite, ma poi entrerà in ballo anche per noi il discorso dei punti. Quindi meglio farsi trovare pronti.

PERSICO: «Partirò più avanti, dal Tour Colombia. Ci sono due tappe adatte alle mie caratteristiche e magari mi butterò in qualche sprint. La cosa migliore sarà unire i benefici dell’altura a quelli della gara».

Al Tour Colombia ci sarà anche Cavendish. Che sensazioni hanno pensando di incontrarlo. Villa fa un sorriso divertito, gliene chiediamo il motivo. 

VILLA: «Ho sorriso perché Cavendish ha più di quindici anni di carriera. Noi, quando lui esordiva, eravamo dei bambini. Penso che per Persico sia un obiettivo che si è concretizzato, sono questi i casi in cui ti rendi conto di avercela fatta».

PERSICO: «Sono contento. Vedremo cosa succederà, ma sono contento anche solo di scontrarmi con lui. Poi magari torno a casa con una vittoria (conclude ridendo, ndr)».

Ciclomercato, adesso passiamo in rassegna le big

18.01.2024
5 min
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Seconda parte dell’analisi del ciclomercato per la nuova stagione. Qui sono prese in esame alcune delle più grandi squadre a cominciare dalle due, Visma-Lease a Bike e Soudal QuickStep che per settimane hanno “rischiato” di fondersi, riducendo fortemente la forza lavoro nel nuovo eventuale sodalizio, sia a livello di corridori che di maestranze.

La cosa che emerge dall’analisi è il gran numero di neopro’, molti di coloro che si sono messi in luce nella passata stagione da under 23 ma anche da junior, seguendo così quella “moda” della ricerca del talento sempre più precoce che sta contraddistinguendo il ciclismo contemporaneo. Molti di loro partono già con grandi ambizioni, vedremo quanti riusciranno a emergere sin dalla loro prima stagione fra i grandi.

Per Foss, prima della chiamata alla Ineos, si era parlato addirittura di prematuro ritiro
Per Foss, prima della chiamata alla Ineos, si era parlato addirittura di prematuro ritiro

Ineos Grenadiers

Dopo un inverno alle prese con grandi sommovimenti societari, il team britannico ha smosso poco le acque nel ciclomercato, con appena 4 arrivi. Fra loro l’ex iridato a cronometro Tobias Foss e Oscar Rodriguez che vuole tornare lo specialista delle brevi corse a tappe che Astana e Movistar non hanno visto. Arriva anche il danese Storm, fondamentale per la vittoria del connazionale Philipsen al mondiale junior.

Intermarché Circus Wanty

La squadra belga mantiene nel complesso la sua impostazione con pochi cambi, 6 nuove entrate a fronte di 7 uscite. C’è molta curiosità per i due neopro’, il nostro Francesco Busatto e quell’Alexy Faure-Prost secondo al Valle d’Aosta e 5° al Giro Next Gen. Arriva anche Kevin Colleoni, in cerca di maggiori spazi rispetto a quelli avuti alla Jayco.

Per Milan dopo il bronzo europeo nel quartetto la stagione su strada inizierà a fine mese
Per Milan dopo il bronzo europeo nel quartetto la stagione su strada inizierà a fine mese

Lidl-Trek

Quella della formazione americana nel ciclomercato è una rivoluzione, con 10 new entry tra cui spiccano Tao Geoghegan Hart sul quale il team conta molto nei grandi giri; Jonathan Milan punta per le vittorie di tappa ma non solo; Patrick Konrad e Sam Oomen uomini pesanti nella strategia per le gare a tappe e italiani di spessore come Bagioli, da seguire nelle classiche, Consonni, uomo da sprint e Felline, pronto a una seconda giovinezza.

Movistar

Anche per la formazione spagnola ci sono 10 entrate e stupisce il fatto che molte non siano nazionali. Arriva il francese Cavagna, punta per le cronometro ma anche un nugolo di italiani con Cimolai, Formolo, l’iridato U23 a cronometro Milesi e Moro. Vedremo poi che ruolo saprà ritagliarsi Quintana dopo aver perso un anno per squalifica.

Lamperti con 9 vittorie nel 2023 si è guadagnato una grande chance alla Soudal
Lamperti con 9 vittorie nel 2023 si è guadagnato una grande chance alla Soudal

Soudal QuickStep

Scongiurata la fusione con la Jumbo Visma, la squadra si è mossa un po’ tardi sul ciclomercato trovando due corridori in cerca di rilancio come Landa e Moscon e puntando poi su molti giovani, come Huby trionfatore alla Corsa della Pace, l’americano Lamperti con ben 8 vittorie nel 2023, William Junior Lecerf che in Belgio considerano l’ennesimo talento precoce del proprio movimento.

Team Dsm-Firmenich PostNL

Ennesima squadra con la regola dei 10 nuovi ingressi. Fra questi spicca innanzitutto Fabio Jakobsen, stella delle volate pronto a riempire il carniere del team e molte altre nuove entrate come Roosen e Van Den Berg sembrano state scelte per supportarlo. A Barguil e Leemreize invece il compito di mettersi in luce nelle gare a tappe a supporto di Bardet.

Ewan con la nuova maglia della Jayco AlUla, per l’australiano un ritorno a casa
Ewan con la nuova maglia della Jayco AlUla, per l’australiano un ritorno a casa

Team Jayco AlUla

Pochi innesti ma pesanti per la squadra australiana che ha iniziato subito alla grande con i due titoli nazionali di Luke Plapp. Alla Jayco arriva anche Caleb Ewan in cerca di un importante rilancio, come anche lo svizzero Schmid che rispetto alla Soudal potrebbe trovare più considerazione. Grande curiosità anche per l’arrivo di due neopro che hanno fatto molto bene nelle categorie giovanili come De Pretto e il danese Foldager.

Visma-Lease a Bike

Cambiamento profondo nel team dopo la magica tripletta nei grandi giri, con la partenza di Roglic cambiano le strategie. Arrivano Uijtdebroeks dopo un travagliato rapporto con la Bora, anche lui per maturare come specialista delle corse a tappe e Jorgenson, da promuovere a luogotenente di Vingegaard. Da seguire la crescita dei giovani norvegesi Hagenes e Staune-Mittet come anche del britannico Tulett.

Isaac Del Toro ha bagnato subito il suo esordio tra i pro’ con una vittoria al Tour Down Under
Isaac Del Toro ha bagnato subito il suo esordio tra i pro’ con una vittoria al Tour Down Under

Uae Team Emirates

Sette acquisti nel ciclomercato per la squadra di Pogacar, improntati soprattutto a sviluppare alternative future allo sloveno. In tal senso vanno interpretati gli approdi dei giovani Morgado e Del Toro, convincenti nelle corse a tappe ma da seguire anche lo svizzero Christen, già inglobato dallo scorso agosto. Più vicini a Pogacar invece gli acquisti di Politt e Sivakov, mentre c’è molta curiosità su come si potrà lavorare su Baroncini.

Fontana e l’alimentazione nel freddo del ciclocross

18.01.2024
4 min
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«Anche con l’alimentazione ho imparato cosa mangiare in giornate così fredde, perché cambia veramente tutto». Filippo Fontana ha appena rivinto il tricolore di ciclocross e questa sua frase nell’immediato dopo-gara meritava un ulteriore sviluppo.

Le temperature particolarmente rigide di Cremona, unite all’umidità della nebbia, se non hanno condizionato le prestazioni, certamente non sono state molto gradite agli atleti. In queste situazioni diventa più difficile fare le scelte giuste. A parte l’assetto della bici, bisogna considerare sia che abbigliamento indossare sia cosa mangiare. E magari queste ultimi due aspetti legati fra loro. Così abbiamo chiesto il personale parere al ventitreenne campione italiano del Centro Sportivo Carabinieri Cicli Olympia.

Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Un abbigliamento non troppo pesante per Fontana nel cross. Una scelta anche in funzione del pasto pre-gara (foto Alessio Pederiva)
Filippo ripartiamo dalla tua dichiarazione. Cosa intendevi?

Ho iniziato a correre in bici nel 2013 e come tutti i giovani non prestavo molta attenzione all’alimentazione pre-gara. Non che non mi interessasse, ma perché a quell’età mangi in modo normale. Ricordo che ad esempio le colazioni prima di un allenamento e di una gara erano quelle tradizionali che faceva un tredicenne. Latte, fette biscottate con marmellata, biscotti, un succo di frutta o magari anche una brioche.

Quando hai iniziato ad avere qualche attenzione in più per l’alimentazione?

Fino agli juniores avevo ancora un po’ di incoscienza in materia (sorride, ndr). Col passare degli anni però, i ragazzi devono sapere qualcosa su ciò che mangiano, ma senza assilli com’è giusto che sia. Personalmente non ne ho mai avuti, forse perché sono cresciuto in una famiglia di ciclisti. Grazie a mio padre che ha corso per tantissimi anni (Alessandro è stato dilettante su strada ed azzurro nel ciclocross e mtb con molte vittorie, ndr) abbiamo sempre mangiato in modo corretto, soprattutto in funzione della bici.

Ora che sei “più grande” come gestisci questo aspetto?

Quando si diventa elite bisogna alzare il livello su certi dettagli se si vuole migliorare. L’alimentazione può fare la differenza. Su strada lo hanno capito e ci sono arrivati da un po’ di tempo. Nel ciclocross e nella Mtb invece solo negli ultimi due anni. Che poi forse più nella Mtb che ha una durata di sforzi più vicini alla strada.

Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanti insegnamenti nell’alimentazione grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
Filippo Fontana (qui nel 2005) ha appreso tanto grazie a papà Alessandro, ex azzurro del fuoristrada (foto instagram)
In cosa hai cambiato maggiormente negli ultimi anni?

Premetto che ho praticamente la stessa routine sia inverno che in estate, sia che si esca in bici al mattino che al pomeriggio. Non sono seguito da dietologi o nutrizionisti. Ogni stagione cerco di migliorare. Sono autodidatta, cerco sempre di apportare miglioramenti facendo prove di diversa alimentazione in allenamento. E poi confrontandomi con altri atleti.

C’è qualche cibo che preferisci prima di una gara?

Ad esempio fino all’anno scorso mangiavo sempre la pasta, ma ho visto che col porridge stavo meglio, sia nelle corse al mattino che al pomeriggio. Non ho mai incontrato problemi con gli alimenti. Le uova le mangio praticamente tutti i giorni. E personalmente in giornate freddissime come quelle di Cremona cerco di prendere qualche proteina in più. Ovvio che ci sono prodotti che possono darti assuefazione, ma come dicevo cerco sempre di cambiare nel mio essere abitudinario. Vi faccio un altro esempio. Bevo poco caffè prima delle gare perché mi dà l’effetto contrario. Quasi di sonnolenza, che ci crediate o no (sorride, ndr).

Per Filippo Fontana l’alimentazione può essere correlata anche al tipo di abbigliamento che si indossa?

Ai campionati italiani di ciclocross vi ho detto che ho preferito correre vestito pesante perché c’era veramente troppo freddo. Quello è stato un caso limite, però anche questo va in base alle abitudini del corridore. Anche se in inverno abbiamo un dispendio maggiore di energie, io mi alleno quasi sempre con un abbigliamento leggero. Maglia termica e manica corta, giacca primaverile e gilet smanicato per evitare di stare troppo sudato. Questo perché durante le uscite mi porto tanti paninetti misti e mangio veramente tanto. Mi permette di tenere il mio corpo sempre nella giusta temperatura. In estate invece sto attento di più all’idratazione. Tanti sali minerali e il bicarbonato, che è tornato di moda ultimamente.

In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
In estate Fontana in Mtb cura molto anche l’idratazione mantenendo le proprie abitudini alimentari (foto Alessio Pederiva)
Nel post gara o allenamento com’è la tua alimentazione?

In inverno, per quello che dicevo poco fa e facendo sempre una buona colazione, non mangio molto quando rientro. Mi tengo leggero con qualche insalatona mista. Più o meno lo stesso discorso anche in estate, dove invece talvolta mi concedo la sosta-bar con una brioche e una coca-cola. Diciamo che in generale mi adatto ai cambiamenti del ciclismo, compresa l’alimentazione. Mi piace farlo e il giorno in cui non lo farò più, sarà probabilmente la volta che smetterò di correre.

Arvedi Cycling, colonna portante per la pista azzurra

18.01.2024
5 min
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Agli ultimi europei su pista che hanno visto l’Italia protagonista, una buona fetta della nazionale era composta da atleti dell’Arvedi Cycling, che ha portato a casa i bronzi di Francesco Lamon con il quartetto e di Stefano Moro nel keirin. Non è un caso, perché la società lombarda è nata proprio sulla base di un progetto che vede la pista come obiettivo privilegiato.

Stiamo parlando di un team diverso da tutti gli altri, nato nel 2019 proprio per dare una “casa” a molti pistard e consentire loro di abbinare alla stagione nei velodromi anche la necessaria preparazione e attività su strada. Un progetto condiviso, per certi versi voluto dalla Federazione che aveva bisogno di un team di appoggio per coloro che non hanno contratti nelle squadre WorldTour come Ganna o Milan.

Alla guida del team, come presidente e team manager, c’è Massimo Rabbaglio, da sempre attratto dall’attività su pista fino al punto di fare questa scommessa rivelatasi vincente: «Abbiamo 13 ragazzi nel nostro roster – racconta – e la loro attività la gestiamo in perfetta sintonia con le indicazioni e le esigenze di Villa. Quando non ci sono impegni su pista, portiamo i ragazzi a gareggiare su strada, anche se Lamon e Scartezzini hanno una tale mole di impegni tra allenamenti e gare nei velodromi che raramente riescono a trovare tempo e spazio anche per la stagione su strada».

Massimo Rabbaglio, da anni presidente e manager dell’Arvedi Cycling, seguendo un progetto (foto Rodella)
Massimo Rabbaglio, da anni presidente e manager dell’Arvedi Cycling, seguendo un progetto (foto Rodella)
Questo comporta una gestione un po’ diversa rispetto a quella di qualsiasi altra società…

Sicuramente, ma non significa che non seguiamo un calendario compiuto, come le altre. Gareggiamo nelle prove nazionali e anche in molte internazionali. Chiaro che esso viene stilato in base agli eventi e alla preparazione su pista, mettendo in condizione chi non è impegnato di gareggiare su strada e mantenere la condizione. D’altronde abbiamo verificato come l’attività su strada e quella del gruppo endurance siano molto compatibili. E’ chiaro però che per qualcuno l’attività su strada è un complemento per la pista, ma non è detto che per tutti sia così.

Ci sono anche casi inversi?

Basta guardare l’esempio di Mattia Pinazzi, che proprio dalla pista e dall’attività con noi ha tratto spunto per mettersi in luce e guadagnarsi un contratto con la VF Group-Bardiani. Per noi il suo ingaggio è stata una grande soddisfazione, un premio per il nostro lavoro. L’impegno con noi si compendia con quello della nazionale completando la crescita dei ragazzi, poi qualcuno troverà posto fra i professionisti, qualcun altro in un corpo militare come Lamon e Moro che sono nelle Fiamme Azzurre. O magari avrà una professione nell’ambito del ciclismo, come meccanico o preparatore.

Pinazzi ha regalato all’Arvedi la prima vittoria 2023 al Trofeo Città di Nonantola (foto team)
Pinazzi ha regalato all’Arvedi la prima vittoria 2023 al Trofeo Città di Nonantola (foto team)
Com’è nata questa idea diversa da tutte le altre?

E’ stata quasi un’intuizione, quand’ero alla Biesse-Carrera come diesse e gestivo i giovani della Arvedi. La pista mi è sempre piaciuta, ho pensato che un progetto simile mancasse nella crescita della specialità e poteva essere molto utile. Abbiamo iniziato con 6 atleti, c’erano già Lamon e Moro e con loro Attilio Viviani, Plebani, Giordani. Il nostro lavoro ha sempre per obiettivo le Olimpiadi, portare almeno un ragazzo a Parigi sarà una soddisfazione enorme com’è stato l’oro di Lamon a Tokyo.

Il programma della strada viene quindi compilato in base alle indicazioni che arrivano dal settore della pista?

Sì, decidiamo assieme. Spesso i ragazzi fanno blocchi di attività su strada per acquisire fondo che sarà poi utile su pista. E’ un sistema che funziona, una strategia che andrà avanti anche oltre l’appuntamento olimpico parigino.

Lamon ha dato al team la grande gioia dell’oro olimpico. Ora si punta forte su Parigi
Lamon ha dato al team la grande gioia dell’oro olimpico. Ora si punta forte su Parigi
Guardate già a Los Angeles 2028?

Non potremmo fare altrimenti. Il nostro è un lavoro che si gratifica e si compensa in base ai risultati dei ragazzi in nazionale, anche se poi qualche soddisfazione su strada ce la togliamo sempre. I ragazzi migliorano proprio grazie alla doppia attività. Galli è un esempio, lavorando con noi ormai è un riferimento per la nazionale maggiore e ad Apeldoorn ha già avuto modo di mettersi in luce.

Avete mai pensato a un progetto simile per le donne?

Per ora no, potrebbe essere una nuova strada, ma servirebbe un impegno che da parte nostra attualmente non possiamo garantire senza contraccolpi. Lo stesso dicasi per l’ingaggio di corridori stranieri come avviene nelle altre società. Noi siamo concentrati su uno scopo e lavoriamo per quello.

Arvedi come team di lancio verso i pro’. L’esempio di Pinazzi vale per chi oggi è nel team
Arvedi come team di lancio verso i pro’. L’esempio di Pinazzi vale per chi oggi è nel team
Quanti ragazzi avete?

Nove under 23 e quattro elite, è un numero adeguato per fare un’attività fatta bene. Considerando anche di loro 11 sono effettivamente disponibili perché due fanno velocità e quindi seguono una programmazione diversa che praticamente non contempla impegni su strada.

Da dove ti viene tutta questa passione?

Il ciclismo è sempre stata la mia vita. Ho corso fino ai dilettanti, poi sono stato diesse in tutte le categorie, anche fra i professionisti. Ora presiedo un team di livello continental seguendo un progetto che è completamente originale. Sono ormai 14 anni che vivo e lavoro per questo team e la collaborazione con la federazione nata nel 2019 è stata uno step che mi ha dato nuovo vigore. La corsa verso le Olimpiadi coinvolge anche me e mi sento esaltato al pensiero.

Diaframma, ben più di un semplice muscolo

18.01.2024
4 min
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Spesso molti dolori che può avvertire un ciclista, magari legati alla schiena o allo stomaco, non dipendono direttamente da quella specifica zona, ma sono fastidi di riflesso. Di riflesso dal diaframma. 

Il diaframma è il muscolo più importante della respirazione. Non tutti lo “sanno usare” a fondo. Nell’era in cui gli atleti di vertice sono sempre più controllati, questa problematica emerge in modo più frequente.

Emanuele Cosentino, è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani. Non è la prima volta che ci parla di diaframma, ma stavolta con lui andiamo più nello specifico. E il discorso a quanto pare è molto ampio.

Emanuele Cosentino è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani
Emanuele Cosentino è uno dei massaggiatori e fisioterapisti della VF Group-Bardiani

Un muscolo, tanti benefici

«I muscoli che tratto di più – spiega Cosentino – sono soprattutto lo psoas e il diaframma. E li tratto non solo per se stessi, ma anche per la postura. Lo psoas si trova nella parte inferiore della pancia, il diaframma in quella più alta, appena sotto ai polmoni. Sembrano distanti, in realtà sono strettamente connessi. Se l’ileopsoas è contratto o teso, di riflesso il diaframma lavora male. E viceversa».

Il diaframma, come dicevamo, è il muscolo più importante della respirazione. E’ il “motore” della respirazione, quello che attiva tutto il processo. Ha la forma di un ombrello. Si alza e si abbassa a seconda delle fasi di respirazione: inspirazione, espirazione. E’ come fosse una pompa.

Questo muscolo è importante sia per il benessere di una persona normale che per le prestazioni di un atleta.

«Il diaframma è importante – prosegue Cosentino – perché svolge vari ruoli: viscerale, posturale, respiratorio. Partendo da quest’ultimo, il diaframma sbloccato che lavora bene fa sì che i polmoni si dilatino meglio e incamerino più ossigeno. Più ossigeno nei polmoni significa più ossigeno al sangue e ai muscoli, perché anche il cuore di conseguenza può pompare meglio».

Da un diaframma che lavora bene possono escludersi problemi di stipsi, una buona digestione e delle buone funzioni gastrointestinali. Per questo Cosentino lo considera una delle chiavi del benessere. I benefici dunque sono molteplici.

Un disegno che spiega come è fatto e dove si trova il diaframma, chiaramente in rosa (immagine dal web)
Un disegno che spiega come è fatto e dove si trova il diaframma, chiaramente in rosa (immagine dal web)

Più perfomance

Aumentando la sensibilità su ogni fronte, tra cui quello dell’osteopatia e della fisioterapia, anche il ciclista cura di più questo aspetto.

«Nel ciclismo – dice Cosentino – una cattiva postura spesso dipende dalla chiusura eccessiva dell’addome. Quando inquadrano i corridori di lato e si vede che gli si gonfia la pancia, è ottimo. Significa che l’atleta respira bene, sfrutta al massimo le sue capacità respiratorie.

«Un diaframma che lavora bene non so quanto possa influire direttamente sulla prestazione, ma mi sento di dire che che posticipa l’arrivo dell’acido lattico. Magari tra chi ha un diaframma bloccato e chi ha un diaframma che lavora bene ci può essere una differenza del 10-15 per cento.

«Nella nostra squadra per esempio Alessandro Tonelli è molto bravo in tal senso. E’ un ragazzo molto accorto in tutto. Forse anche perché durante un Giro d’Italia ci eravamo accorti che aveva dei problemi alla schiena dovuti proprio al diaframma. Avevamo rivisto la sua posizione in bici, poi le misure della biomeccanica, ma tutto era okay. La schiena tutto sommato era a posto… Andando per esclusione, sbloccando il diaframma ha risolto quel dolore. Oggi, ogni volta che viene al massaggio, mi chiede dello sblocco del diaframma».

La pancia che si gonfia durante la respirazione è un ottimo segnale, secondo Cosentino
La pancia che si gonfia durante la respirazione è un ottimo segnale, secondo Cosentino

Esercizio costante

Cosentino lavora molto su questo aspetto con i suoi atleti. Durante i ritiri, organizza delle sedute di stretching collettivo, in cui gli fa eseguire anche esercizi di respirazioni. Ce ne sono 3-4 che sono importantissimi affinché il diaframma resti libero e possa lavorare bene. Ma vanno fatti con costanza.

«Il primo esercizio – conclude Cosentino – è quello di respirare con la pancia. Quindi ombelico al cielo se si è sdraiati o sulle punte se si sta in piedi. Altro esercizio: portare le braccia in alto, come se ci si allungasse per prende un oggetto in alto, e inspirare. Quando poi si riportano le braccia in basso bisogna espirare. In questo modo si distende il diaframma e si rilassa anche lo psoas».