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Sulle tracce di Favero, junior veneto che pensa in grande

19.10.2022
5 min
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E se i risultati di Ganna aprissero una nuova via per il ciclismo italiano? Una via che passa obbligatoriamente dalla pista. I tecnici azzurri, da Villa a Salvoldi, già da tempo lavorano in tal senso e quasi tutti i giovani talenti che stiamo sfornando si dividono fra le due attività. Renato Favero è fra questi e interpreta perfettamente lo stereotipo del corridore che vuole affermarsi su strada passando proprio per la pista.

Ad appena 17 anni Favero ha già un curriculum di tutto rispetto, tanto che Salvoldi ne ha fatto una colonna portante del quartetto arrivato a un soffio dal record mondiale, ma il portacolori della Borgo Molino sta anche diventando un ottimo specialista della strada, uno di quei passisti che sanno emergere anche a prescindere dalle gare a cronometro (è stato azzurro di specialità a Wollongong).

Il quartetto azzurro che ha sfiorato il record mondiale a Tel Aviv (foto Uci)
Il quartetto azzurro che ha sfiorato il record mondiale a Tel Aviv (foto Uci)

Una vittoria di forza pura

Favero non ha alcuna intenzione di recedere da questo doppio impegno, anche se costa molti sacrifici: «Ogni specialità è utile all’altra e me ne accorgo ogni giorno. I lavori su pista, soprattutto i lavori di potenza, mi stanno dando un grande progresso nei cambi di ritmo».

Una dimostrazione si è avuta al Gran Premio Team del Capitano disputato qualche giorno fa a Poggio Torriana (RN). Una gara come le altre, che Favero ha reso speciale non tanto per la sua vittoria, ma per come essa è arrivata.

«Venivo dalla preparazione e dalla gara iridata – dice – e gli effetti si sono visti. E’ quello che mi ha dato la forza di andar via a una ventina di chilometri dalla fine. Ho guadagnato subito 40” e poi sono andato sempre in crescendo».

Trionfo solitario al GP Team del Capitano (Lucia & Stefano Photo)
Trionfo solitario al GP Team del Capitano (Lucia & Stefano Photo)

L’importanza del team

La gara romagnola si è trasformata così non in una vittoria, ma in un dominio del corridore della Borgo Molino, con il vantaggio che cresceva a dismisura.

«Fondamentale è stato il lavoro dei compagni di squadra che hanno stoppato ogni tentativo di inseguimento. Così è più facile gestire la corsa e alla fine abbiamo monopolizzato il podio».

Favero ha chiuso con 1’42” su Di Bernardo e 3’15” su Delle Vedove. Una vittoria che ha addolcito la bocca dopo una trasferta australiana che non lo aveva soddisfatto.

«E come si può esserlo dopo un 25° posto? Ho vissuto la classica giornata no – ammette – forse per colpa della caduta subita tre giorni prima. Ci tenevo molto a far bene, a portare a casa quantomeno un piazzamento perché la specialità mi piace. Diciamo che ho accumulato esperienza per il 2023, ma speravo di far molto meglio».

Il veneto è una delle colonne del team Borgo Molino che ha dominato la stagione
Il veneto è una delle colonne del team Borgo Molino che ha dominato la stagione

Pista, lavoro e sacrifici

Oltre all’esperienza, al corridore di Mussolente è rimasto ben impressa nella mente lo scenario australiano, le strade che probabilmente sono state la causa della sua delusione.

«Erano strade di montagna – ricorda – con tante buche e in una ci sono finito dentro. Allenarsi con la bici da crono era un problema. Erano asfaltate, per carità, ma davvero disconnesse, infatti sono stati in tanti a fare scivoloni per terra».

Tornando alla sua doppia veste ciclistica, Favero spende parole al miele per il suo cittì Salvoldi col quale in fin dei conti ha iniziato a lavorare solo quest’anno.

«A febbraio per la precisione – ricorda – mi ha portato in squadra intravedendo le mie qualità. Lavorare su pista non è semplice, significa andare ogni settimana a Montichiari, effettuare tanti ritiri. Ma è lì che abbiamo cementato il gruppo e costruito un quartetto eccezionale che d’estate ha portato a casa titolo europeo e mondiale».

Nel gruppo della pista Favero ha un compagno/rivale in Luca Giaimi, campione europeo dell’inseguimento individuale che è anche la sua specialità: «Con Luca non c’è rivalità, quando vestiamo la stessa maglia siamo dalla stessa parte, poi è normale che se siamo di fronte ognuno vuole vincere, ma fa parte del gioco».

Una predisposizione per le crono che Favero ha mostrato subito: qui è tricolore allievi 2021 (foto Ghilardi)
Una predisposizione per le crono che Favero ha mostrato subito: qui è tricolore allievi 2021 (foto Ghilardi)

Il sogno a cinque cerchi

Il lavoro sulla pista ha anche obiettivi più lontani, rinfocolati dalle straordinarie prestazioni cronometriche.

«E’ chiaro che il pensiero va alle Olimpiadi – sorride – sarebbe un sogno parteciparvi. Mi dà fiducia il fatto che continuo a migliorare settimana dopo settimana e sono i numeri, i tempi a dirlo. Non lo nascondo, ci punto molto e questo mi dà la forza per affrontare ogni trasferta, ogni sacrificio, anche quando sento che la stanchezza sta per prendere il sopravvento».

La stagione ormai è finita, ma Favero non è uno che guarda con bramosia alle vacanze: «A parte che vacanze non sono, perché c’è la scuola… Un po’ di riposo comunque ci vuole, ma già penso a quando si ripartirà. A metà novembre inizierò con la palestra, con esercizi mirati per assecondare la costruzione del mio fisico».

Favero e Delle Vedove, insieme campioni d’Italia nel quartetto dell’inseguimento
Favero e Delle Vedove, insieme campioni d’Italia nel quartetto

Un conto in sospeso

Renato accennava alla scuola: «Sono iscritto all’Itis a Bassano del Grappa, la maturità sarà nel 2024, quindi per il prossimo anno sono tranquillo. Conciliare le due cose non è sempre facile. La trasferta in Australia ad esempio è durata due settimane e appena rientrato ho dovuto fare gli straordinari per rimettermi in pari. Per fortuna le agevolazioni in qualità di atleta nazionale mi consentono di gestire lo studio».

Per il 2023 il veneto ha già le idee chiare su quel che vuole ottenere: «Intanto confermare i titoli su pista, poi togliere quei pochi centesimi dal nostro tempo nel quartetto per conquistare il record del mondo. Infine i mondiali a cronometro: scusate, ma con quelli ho un conto in sospeso…».