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Cavagna, la Movistar e il Wolfpack in crisi d’identità

01.11.2023
5 min
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Di Remi Cavagna si è sempre parlato abbastanza poco, sicuramente meno di quanto meriterebbe il suo palmarés. Ventottenne di Clermond Ferrand, ha sempre portato a casa vittorie nelle sue stagioni da pro’, soprattutto nelle sue amate cronometro. Inoltre ha sempre militato nella Quick Step, diventandone una colonna soprattutto per le corse a tappe. Ma ora cambia tutto.

Per certi versi il suo passaggio alla Movistar è qualcosa di clamoroso. Inizialmente, quando sono comparse le prime voci, era il periodo della paventata fusione con la Jumbo-Visma che avrebbe lasciato a piedi tanti corridori e ancor più maestranze. Sembrava quasi una fuga dalla barca che affondava. In realtà la fusione non c’è stata e la sua scelta ha radici ben più profonde, che vanno analizzate andando direttamente alla fonte.

Con il team francese ha conquistato a Drenthe il titolo europeo nel team realy
Con il team francese ha conquistato a Drenthe il titolo europeo nel team realy
Remi, vieni da una stagione comunque importante, con 5 vittorie e molti piazzamenti…

Sì, è stata una bella stagione. Anzi, guardando il numero di vittorie, la mia migliore, comprensiva del titolo nazionale a cronometro e di quello europeo nel team relay. Ho chiuso soddisfatto e soprattutto molto voglioso di cominciare la prossima.

Dopo tanti anni alla Soudal, che cosa ti ha portato a cambiare squadra?

E’ una decisione che ho preso nel corso di quest’anno, sulla quale ho ragionato molto. Avevo bisogno di più spazio, nuovi stimoli. Questo è stato il mio settimo anno nel team Quick Step, quando sono arrivato ero giovane, un altro uomo. Mi trovo bene in squadra, è sempre stato così, ma penso che sarei arrivato da un momento all’altro a guardarmi indietro e rimpiangere il non aver cercato altre strade. Nella mia carriera era il momento di vedere che cos’altro posso fare, di cambiare squadra, mettermi alla prova per capire dove posso arrivare. Avevo anch’io bisogno di un po’ più di libertà, è quello che cerco.

Il francese a tirare il gruppo: il passaggio alla Movistar è legato alla voglia di trovare più libertà
Il francese a tirare il gruppo: il passaggio alla Movistar è legato alla voglia di trovare più libertà
L’atmosfera nella squadra, nel Wolfpack, era cambiata negli ultimi anni?

Sì, trovo che la squadra sia cambiata rispetto al 2020, rispetto all’anno con il Covid che ha cambiato molto nel nostro mondo. Sentivo che non ero più a mio agio come prima. Era ancora il Wolfpack, ma era diverso, non c’era lo stesso ambiente. E se guardate bene tanti sono stati i corridori che sono andati via in questi ultimi anni. Non dico che si sia rotto qualcosa, ma non era più come prima. Gli anni dal 2017 al 2019 sono stati i più belli. Sia chiaro, non critico nessuno e non accuso nessuno, è solo una mia sensazione.

Andando alla Movistar il tuo ruolo cambierà, avrai più libertà di movimento?

E’ questa la mia speranza, poter tornare a fare quel che più amo. Io sono un corridore a cui piace attaccare, mi piacciono molto le grandi fughe, cose del genere. E’ vero che con la Soudal potevo vincere delle gare, lì ho fatto molto, ma ero ancora piuttosto limitato. Spesso ero il compagno di squadra, il ciclista in fuga come appoggio per chi era dietro, oppure l’uomo chiamato a percorrere lunghi chilometri davanti al gruppo per ridurre il distacco. Avevo davvero un ruolo di squadra. Ho avuto la mia occasione, ho avuto opportunità. Va bene, ma non ne avevo abbastanza. Volevo più di quello che la squadra poteva darmi.

Spesso in fuga, Cavagna è sempre stato molto ligio ai doveri imposti dal team
Spesso in fuga, Cavagna è sempre stato molto ligio ai doveri imposti dal team
La Movistar è una squadra con una forte identità spagnola e meno multinazionale rispetto alla Soudal, tu sarai il solo francese, che cosa ne pensi?

Effettivamente è meno internazionale, ha un’identità molto forte, nazionale e non nego che la cosa, quando si è resa realizzabile, mi spaventava un po’. Andare in una squadra che non parlasse molto inglese, figurarsi il francese. Ma alla fine mi sono detto: «Forza Rémi, è davvero il momento giusto della tua carriera per provarci… ». Ed ecco qua, sto imparando anche lo spagnolo, così posso comunicare bene. D’altronde è una squadra che da diversi anni cerca di internazionalizzarsi. Ciò significa che sta cercando di reclutare corridori stranieri, alcuni danesi, altri corridori svizzeri, per cercare di internazionalizzare la squadra.

Quali sono le tue origini italiane e quando vieni a correre qui ti senti un po’ a casa?

Cavagna è vero che è un cognome italiano, mio padre e mio nonno vengono dal bergamasco. Non ho ancora avuto occasione di raggiungere le terre dei miei avi, mi piacerebbe. E’ un piccolo legame, ma mi piacciono le gare in Italia, sono sicuramente gare fantastiche, ci vengo sempre con piacere.

La sua vittoria più bella, nella tappa di Toledo alla Vuelta 2019
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L’anno prossimo ci sono i Giochi Olimpici, come pensi di preparare l’appuntamento e che ambizioni hai correndo in casa?

Avere i Giochi Olimpici in Francia, e soprattutto a Parigi, è incredibile, soprattutto per chi come me ha l’opportunità di avere nella propria carriera la partecipazione all’evento più magico al mondo proprio in casa. È qualcosa di unico, penso e partecipare sarebbe fantastico. Ma per farlo devo essere al 100 per cento della mia forma, essere superiore a quello che sono stato quest’anno. E’ stato un ottimo anno, ma ho notato che ho perso qualcosa della mia forza, il 5 o il 10 per cento, i dati numerici con i watt dicono che ero un po’ sotto. Da questo punto di vista il 2021 è stato il mio anno migliore e devo tornare a quel livello. Mi piacerebbe ritrovare alcune di quelle sensazioni l’anno prossimo e poter andare ai Giochi Olimpici con l’obiettivo di una medaglia.

A cronometro resta uno dei migliori interpreti mondiali, ma c’è ancora distanza dai big
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Chi consideri in questo momento il cronoman più forte e favorito per Parigi, visto anche il tracciato?

Su un percorso del genere, direi i tre che hanno conquistato il podio ai mondiali: Ganna, Evenepoel e anche il giovane Tarling, che è un ragazzo molto forte e dai limiti inesplorati. Se però devo scegliere un nome dico… Filippo.

Olimpiadi a parte, che cosa chiedi al nuovo anno?

Ho molti obiettivi: vincere gare con la maglia Movistar e ritrovare il mio livello nelle prove contro il tempo, quando esse contano di più, nei grandi giri e nelle gare titolate. Se poi fosse in quel fatidico giorno di luglio…