Pogacar, Roglic, la Ineos e la Movistar: il Tour secondo Garzelli

21.06.2021
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Ed eccola la settimana del Tour de France. Sabato prossimo scatterà la Grande Boucle. Già si parla del derby sloveno tra Pogacar e Roglic, di Thomas come terzo incomodo, la Movistar come quarto. Ma davvero il Tour de France è tutto qui? Ci potranno essere altri protagonisti? Altri corridori che scompagineranno gli equilibri di una gara che sulla carta è molto incerta? Ci potranno essere sorprese?

A queste domande cerchiamo di rispondere con Stefano Garzelli, grande ex e oggi commentatore tecnico per la Rai. Tra l’altro lui stesso sarà uno degli inviati in Francia della tv di Stato.

Garzelli (con Alessandra De Stefano) ai microfoni Rai al Tour de France
Garzelli (con Alessandra De Stefano) ai microfoni Rai al Tour de France

Slovenia favorita

«Roglic e Pogacar anche nel 2021 hanno dimostrato il livello dell’anno scorso – spiega Garzelli – Stanno andando fortissimo. Pogacar viene dalla vittoria al Tour e Roglic da quella della Vuelta. Entrambi sono molto motivati. Sono i più forti. Oltre a loro due vedo dei blocchi, a cominciare da quello della Ineos Grenadiers e dalla Movistar

«Gli Ineos nella passata stagione hanno avuto delle difficoltà legate secondo me anche al cambio di data, però hanno dimostrato con Porte, Thomas, Geoghegan Hart e Carapaz che vanno davvero forte. Però non sono i più forti nel duello diretto con i due sloveni e per questo dovranno inventarsi qualcosa, dovranno cambiare la loro tattica che li vede imporre alti ritmi nei momenti delicati. Ma con quella squadra ce la potranno fare. Da loro mi aspetto pertanto una corsa diversa rispetto al solito».

Al Giro di Svizzera Richard Carapaz ha vinto mostrando una grande condizione
Al Giro di Svizzera Richard Carapaz ha vinto mostrando una grande condizione

Carapaz e i due leader

Matteo Tosatto, diesse della corazzata inglese, ci aveva detto che Carapaz è leader designato per il Tour in casa Ineos. E non Thomas come tutti si aspettano. Però ci sono dei però: che garanzie dà l’ecuadoriano? Come se la vedrà con i 57 e passa chilometri a crono?

«Non sapevo di questa soluzione in casa Ineos – riprende Garzelli – e dico che ne sono convinto. Il Thomas visto al Delfinato mi è piaciuto molto. Ha corso e ha mostrato la condizione di  chi vuol vincere il Tour. Carapaz rispetto a lui ha l’handicap delle due crono, si difende, ma lui già sa che dovrà attaccare. Io lo vedo al pari di Thomas, poi sarà la strada a decidere chi sarà il vero leader. So per certo che si è preparato molto bene, che ha fatto tantissima altura a casa sua. Non credo che sacrificheranno uno dei due finché entrambi saranno nel pieno della lotta».

«E poi – continua Garzelli – avere due leader è buona cosa da una parte, ma meno buona dall’altra. E nei grandi Giri si è visto che il leader deve essere uno. Innanzitutto si corre in otto e non più in nove e avere due leader significa che hai solo sei gregari. Se c’è da lavorare, se ci sono ventagli… non è poco alla fine il lavoro in più nell’arco delle tre settimane».

Al Delfinato Valverde ha aiutato Lopez, sarà così anche al Tour…
Al Delfinato Valverde ha aiutato Lopez, sarà così anche al Tour…

I dubbi Movistar al Tour

E poi si va in Spagna. Anche Unzue presenta una gran bella corazzata. Miguel Angel Lopez sarà il leader, al suo fianco Soler, Mas, Valverde, Verona.

«Lopez lo ha preparato benissimo questo Tour. Ha avuto molti problemi con il Covid ma alla fine ha puntato solo su questo, anzi a quel punto lo hanno dirottato anche con la preparazione solo sulla Grande Boucle. Ha fatto un buon Delfinato e poi ha vinto sul Mont Ventoux. E’ vero che quel giorno il livello non era alto, ma infatti a me più che per la vittoria ha stupito per come andava. Pedalava con molta facilità. Sembrava si stesse allenando.

«Semmai della Movistar mi convince meno la tattica. Loro al Tour hanno sempre corso malino. Ricordo l’anno in cui avevano Quintana, Valverde e Landa. Una volta mandavano avanti uno, poi fermavano l’altro… hanno fatto dei “casini” pazzeschi. Una cosa è certa: con tutta quella crono Lopez e la Movistar dovranno attaccare».

Anche lo scorso anno Alaphilippe ha indossato la maglia gialla
Anche lo scorso anno Alaphilippe ha indossato la maglia gialla

L’errore di Alaphilippe

Se Argentin vede bene il campione del mondo al Tour, Garzelli non la pensa così. Dopo i blocchi della Slovenia, della Movistar e della Ineos, si passa agli outsider di lusso… ma sempre outsider, corridori che Garzo vede più lontani per la lotta al podio e tra i quali mette anche Julian.

«Secondo me Alaphilippe ha sbagliato a puntare sul Tour e a lasciare le Olimpiadi. Da quel che mi diceva Cassani quello di Tokyo era un tracciato perfetto per lui. E se ci rinunci è perché vuoi fare il Tour a tutta fino in fondo. Okay anche il percorso è disegnato per lui perché non ci sono tappe impossibili. Le Alpi non sono durissime. C’è il Ventoux ma l’arrivo non è in cima. Due anni fa si ritrovò a fare classifica, non ci era partito, il che è cosa ben diversa. Non sempre ti vengono bene le tre settimane se sei un uomo da corse di un giorno. E per me lui è un uomo da corse di un giorno.

«Poi può fare bene, per carità. Allo Svizzera è andato bene, anche a crono si è mostrato all’altezza e come ripeto il Tour è stato disegnato per lui. Già al secondo giorno c’è l’arrivo sul Mur de Bretagne. Quindi sarà una via nervoso. Le prime tappe di un grande Giro sono sempre nervose, ma quando non c’è il prologo lo sono ancora di più perché in tanti possono aspirare a prendere la maglia».

Gaudu ha vinto la maglia bianca di miglior giovane all’ultimo Delfinato
Gaudu ha vinto la maglia bianca di miglior giovane all’ultimo Delfinato

Sorprese? Anche no

Altri nomi il “Garzo” non ne vede, almeno non per il podio o per i primi cinque. E allora un nome glielo gettiamo noi sul piatto: David Gaudu.

«Un bel corridore, che sta crescendo. A crono è migliorato. E’ giovane, gli manca l’esperienza sulle tre settimane e poi ha il peso di essere francese. Lui rischia molto. I francesi aspettano un vincitore da anni ed hanno aspettative enormi. Lo vedo nei dieci, magari in lotta per vincere una tappa o con la magia a pois».

E poi?

«Poi – conclude Garzelli – non so… Mi viene in mente Uran. C’è Fuglsang. Avrei detto Hirschi, ma è passato alla Uae e dovrà aiutare Pogacar… e comunque parliamo di gente che al massimo può arrivare tra il quinto e il decimo posto. No, grosse sorprese non ne vedo. Nel ciclismo moderno i favoriti difficilmente sbagliano». 

Argentin non ha dubbi: Alaphilippe ha fatto la scelta giusta

20.06.2021
5 min
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La domanda è di quelle scomode, quasi come quelle che si fanno ai bambini se preferiscono la mamma o il papà: meglio correre da capitano e protagonista le Olimpiadi o il Tour de France? La risposta potrebbe essere complicata per chiunque tranne che per un francese. Nelle settimane scorse infatti Julian Alaphilippe, uno dei più accreditati a vincere l’oro olimpico nella prova in linea ha rinunciato alla partecipazione a Tokyo. In molti hanno storto il naso e avuto dubbi davanti a questa scelta, ma per il campione del mondo in carica della Deceuninck-Quick Step c’è una motivazione personale e profonda

Oggi Argentin organizza la Adriatica Ionica Race
Oggi Argentin organizza la Adriatica Ionica Race

Tempi brevi

Il Tour de France è in programma dal 26 giugno al 18 luglio mentre la prova a cinque cerchi ci sarà sabato 24 luglio – uno spazio troppo corto per un viaggio molto lungo (con differenza in avanti di sette ore di fuso orario) per poter restare competitivo – e così abbiamo provato a chiedere a Moreno Argentin, durante i giorni della sua Adriatica Ionica Race, cosa pensasse di questa decisione del francese.

Moreno, secondo te cosa c’è dietro questa scelta di Alaphilippe?

Sembrerà un paradosso, ma credo ci sia la necessità di fare delle scelte nelle scelte. I corridori moderni devono battezzare delle date nel loro calendario, perché non possono essere al top in tutte le corse. La forma la raggiungi esasperando l’allenamento e la competizione. Pertanto credo che, considerando che è francese, che ha la maglia iridata e che al Tour aveva fatto bene nel 2019 portando per tanti giorni la maglia gialla (così come l’anno scorso), la sua volontà sia quella di riprovarci nuovamente. In definitiva, mi pare non ci siano dubbi: nel suo arco di forma ha inserito il Tour anziché la prova olimpica di Tokyo.

Così su Instagram ha annunciato la nascita del figlio Nino, il 14 giugno
Così su Instagram ha annunciato la nascita del figlio Nino, il 14 giugno
Quanto può aver influito la nascita del figlio, per il quale si è ritirato dal Giro di Svizzera da terzo in classifica alla vigilia della tappa conclusiva e decisiva?

Diciamo che aveva già una buonissima condizione, si è fermato il giorno prima perché forse riteneva che non cambiasse nulla in classifica. Ha senz’altro assecondato la sua compagna e la propria voglia di esserle accanto in quel momento speciale. E’ normale che avesse questa necessità mentale e credo che gli darà ancora più tranquillità per affrontare il Tour.

Le Olimpiadi però ci sono ogni quattro anni, il percorso poteva essere adatto a lui. Non rischia di aver perso una occasione di vincere una medaglia importante?

Sì, è vero però bisogna capire meglio com’è il percorso di Tokyo, magari ha dei dubbi e lo ha ritenuto troppo duro per sé. Però anche se fosse adattissimo e la scelta comunque è col Tour, se lui è convinto di poter fare bene in Francia, allora è giusto che ci provi.

Si è ritirato dal Giro di Svizzera, dopo aver faticato dietro Van der Poel, per la nascita di suo figlio
Si è ritirato dal Giro di Svizzera, dopo aver faticato dietro Van der Poel, per la nascita di suo figlio
In Francia in ogni caso sulla carta parte meno favorito rispetto ai suoi rivali. Alla fine ha deciso il cuore, l’istinto patriottico?

Il Tour concentra la crema dei migliori atleti e lui ha dimostrato di saper vincere in mezzo ai campioni, anche quelli più predisposti per le grandi gare a tappe. Per un francese correre la Grande Boucle da protagonista è una cosa che vale una vita. Per loro conta più di poter disputare altrettanto da protagonista le Olimpiadi. Poi sa che valore aggiunto gli può dare il tifo della sua gente sulle sue strade. Però chiaramente deve dimostrare di essere davvero in forma e spazzare tutti i dubbi.

Tu hai vinto mondiale, Liegi, Fiandre, Lombardia, Freccia Vallone, tappe nei grandi Giri e sei arrivato terzo al Giro ’84, possiamo dire che per caratteristiche fisiche Argentin e Alaphilippe si somigliano. O ci sono delle differenze?

Siamo molto simili. Diciamo che nelle gare a tappe non ero convinto come lui, però nel finale della mia carriera potevo essere più determinato e poter pensare di più al podio perché una vittoria sarebbe stata comunque molto difficile per me.

Al Tour del 2019, Alaphilippe ha difeso la maglia gialla fino a 3 tappe da Parigi
Al Tour del 2019, Alaphilippe ha difeso la maglia gialla fino a 3 tappe da Parigi
Quindi Alaphilippe per te è nella fascia di età giusta per essere convinto veramente di puntare a migliorare il quinto posto del 2019?

Lui è nella maturazione giusta. Ha vinto il mondiale, sa di avere la pressione mediatica dalla sua parte ed è consapevole di tutti questi aspetti.

Ultima domanda secca: Moreno Argentin, certo di essere protagonista, cosa avrebbe scelto tra Giro o Tour in maglia iridata e le Olimpiadi?

Non ho dubbi, avrei scelto il Tour. E’ vero che non ho mai avuto la fortuna di partecipare alla competizione olimpica, ma ho il corso il Tour, anche se solo tre volte (centrando due successi di tappa, ndr), so cos’è e cosa rappresenta. Quindi scelta giusta quella di Alaphilippe.

Slovenia, il cittì Hauptman aspetta (e studia) Roglic e Pogacar

20.06.2021
5 min
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In un’estate così fitta di appuntamenti, i campionati nazionali regalano sorprese non solo in Italia: mentre a Faenza Matteo Sobrero si è preso il tricolore nella gara in cui tutti attendevano Top Ganna, giovedì a Koper (Slovenia) Jan Tratnik ha interrotto il dominio degli ultimi due anni di Tadej Pogacar (3° dietro anche a Jan Polanc), vincendo il suo terzo titolo contro il tempo dopo quelli del 2015 e 2018.

Oggi è in programma la corsa in linea che, oltre a essere un test importante per il Tour de France alle porte (26 giugno – 18 luglio), sarà un banco di prova anche per l’Olimpiade di Tokyo subito successiva (24 luglio la prova in linea, 28 luglio la cronometro). Attento osservatore è il ct sloveno Andrej Hauptman, che ha parlato della sua nazionale, una delle più attese in Giappone con un percorso di quasi 5.000 metri di dislivello che si addice alle caratteristiche delle due stelle che rispondono ai nomi e cognomi di Tadej Pogacar e Primoz Roglic.

Finora per Roglic solo 17 giorni di gara nel 2021 (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev
Per Roglic solo 17 giorni di gara (per Pogacar 28). Alla Parigi-Nizza, la visita del figlio Lev

Pogacar non preoccupa

Prima però, l’ex velocista, che si laureò campione nazionale su strada nel 2000, è tornato sul risultato della cronometro: «Tratnik ha fatto davvero un gran numero – dice – Tadej è partito bene però poi non è riuscito a mantenere una buona velocità. Era una crono molto piatta, diversa da quella di Tokyo, che sarà più ondulata. Comunque, Jan è uno che va sempre forte a cronometro e non sono preoccupato per Tadej perché ha dimostrato di stare molto bene al Giro di Slovenia».

Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic
Quest’anno a Liegi ha vinto Pogacar, che succede a Roglic

Tour decisivo

Al via della prova odierna non ci sarà il campione in carica Roglic, che però come Pogacar ha nel mirino l’Olimpiade ed è in lizza per uno dei 4 posti a disposizione della Slovenia.

«Deciderò chi portare ai Giochi in base al Tour– spiega Hauptman – perché in Francia può succedere di tutto, per cui è sempre meglio vedere in che condizioni si arriva al termine della Grande Boucle. Sia Primoz sia Tadej hanno espresso la loro volontà di esserci per la gara in linea, mentre a cronometro avrò un solo posto e vedremo a chi toccherà. Più o meno è tutto deciso, ma posso ancora cambiare qualcosa in base a come andranno le prossime settimane».

La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta
La sconfitta del Tour 2020 non ha piegato Roglic che subito dopo ha vinto Liegi e Vuelta

Occasione unica

Dunque, la Slovenia gioca a nascondere i suoi assi, per calarli al momento giusto, dopo aver già dato prova di grande solidità allo scorso mondiale di Imola con l’attacco da lontano di Pogacar e il sesto posto conclusivo di Roglic, arrivato nel gruppetto di Van Aert (argento) e Hirschi (bronzo).

«Negli ultimi mesi entrambi hanno vinto la Liegi, oltre a un grande Giro a testa. Il percorso olimpico è durissimo, tra salite e umidità, e direi che va bene a entrambi. Per cui sono sicuro che la squadra sarà unita e si correrà per chi è più in condizione», spiega Hauptman, entrando poi nel merito di una delle più grandi rivalità sportive di sempre in Slovenia.

«C’è grande rispetto tra di loro, due corridori di classe e molto professionali. Non ho nessun dubbio sul poter fare una grande corsa a Tokyo, sarebbe fantastico per tutta la Slovenia. E’ una bella opportunità, ma anche una grande responsabilità, per cui dovremo farci trovare pronti, anche perché l’Olimpiade è una corsa diversa, viste anche le squadre a ranghi ridotti. Sarà una gara per scalatori, ma che devono essere anche veloci, perché le medaglie sono soltanto tre».

E di metalli sonanti, Hauptman se ne intende, visto il bronzo del 2001 nella rassegna iridata di Lisbona.

La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio
La Slovenia ha un solo posto per la crono di Tokyo: Roglic appare in vantaggio

Strade diverse

Le differenze non mancano tra i due fuoriclasse, compreso il percorso di avvicinamento al Tour e all’Olimpiade, con Tadej che ha corso e vinto tanto, mentre Primoz si è un po’ nascosto.

«Ognuno ha il suo programma – commenta Hauptman – e vedremo sulla strada in Francia chi avrà avuto ragione. E’ giusto seguire la propria tabella di marcia senza farsi influenzare dagli altri. In tanti parlavano del secondo posto di Primoz al Tour come di un risultato deludente, poi lui è stato capace di lì a poco di vincere la Liegi e poi la Vuelta, dimostrando perché è tra i migliori al mondo. Fino ad adesso, invece, Tadej ha risposto alla grande alla pressione derivata dall’aver vinto il Tour così giovane, vediamo come andrà nelle prossime settimane perché nel ciclismo ogni corsa fa storia a sé e non conta più quello che hai conquistato prima». 

Matej Mohoric è rientrato in gara dopo la caduta del Giro e con lui si è già parlato dei mondiali in Belgio
In gara dopo la caduta del Giro, Mohoric punta slovena ai mondiali in Belgio

Mohoric per l’iride

Hauptman ha poi speso qualche parola anche su Matej Mohoric, in ripresa dopo la spaventosa caduta al Giro d’Italia, come ha dimostrato il settimo posto al Giro di Slovenia, che gli è valso anche la chiamata della Bahrain Victorius al Tour: «Con Matej abbiamo parlato a inizio stagione e abbiamo deciso che lui si sarebbe concentrato sul mondiale in Belgio, visto che nelle corse iridate ha già vinto sia da junior sia da Under 23». Tra Olimpiade e Mondiale, dunque, sarà una Slovenia battagliera.

Il Giro con i latini, il Tour con i britannici. E Carapaz cosa fa?

14.06.2021
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Dal tripudio rosa ai sogni in giallo. Dopo aver trionfato con Egan Bernal al Giro d’Italia, la Ineos Grenadiers sta cominciando a prendere confidenza con il colore più prestigioso al Tour de France, grazie alle fresche vittorie di Richie Porte al Delfinato e a quella di Richard Carapaz al Giro di Svizzera (foto di apertura).

Al Giro, grande fiducia di Bernal nel team: si metteva a ruota di Ganna e lasciava fare
Al Giro, grande fiducia di Bernal nel team: si metteva a ruota di Ganna e lasciava fare

Lo Stelvio per Tokyo

Di ritorno dal Passo dello Stelvio, dove ha seguito la ripresa post Giro di Filippo Ganna e Gianni Moscon, il direttore sportivo e allenatore Dario David Cioni ci ha raccontato l’estate della squadra tra gli obiettivi a cinque cerchi e la campagna in terra trasalpina.

«Con Filippo e Gianni abbiamo lavorato in ottica Tokyo – dice – era il primo blocco di lavoro dopo il Giro, in tempi leggermente sfasati perché non sono andati su lo stesso giorno, però è andata bene. Anche perché l’avvicinamento all’Olimpiade sarà diverso, visto che Filippo sta facendo anche dei lavori specifici in pista, mentre Gianni è rimasto allo Stelvio più a lungo».

Se Top Ganna sogna l’accoppiata aurea tra strada e pista, il trentino spera nella chiamata del ct Cassani per dare il suo contributo nella prova in linea.

Moscon sullo Stelvio preparando le Olimpiadi dopo un bellissimo Giro (foto Instagram)
Moscon sullo Stelvio preparando le Olimpiadi dopo un bellissimo Giro (foto Instagram)

Un super Giro

Entrambi sono stati fondamentali nelle tre settimane trionfali della Corsa Rosa, in cui i Grenadiers hanno corso con un’anima latina.

«Fino al ritiro di Sivakov, utilizzavamo soprattutto l’inglese – continua Cioni – dopodiché la musica era italiana o colombiana e gran parte delle comunicazioni erano in quelle lingue, salvo qualche riunione in inglese visto che il personale della squadra lo capisce meglio. La mentalità latina è stata però uno dei segreti di un gruppo fortissimo. In un grande Giro nascono legami molto forti, soprattutto quando c’è fiducia reciproca.

«Uno dei punti di forza come leader di Egan, nonostante sia ancora giovane, è che quando dice a un gregario: “Vai”, lui non molla la ruota. Lo si è visto con Filippo nella tappa delle strade bianche, ma anche con Gianni nelle frazioni finali, in cui era incollato a lui. Nonostante un uomo in meno, abbiamo fatto una grande impresa. Abbiamo preso la maglia subito con Filippo e poi per tanti giorni con Egan, con i ragazzi che, pur con un uomo in meno, l’hanno difesa senza grossi patemi».

Porte, terzo al Tour 2020, ha mostrato grande gamba al Delfinato. Dalla Svizzera, la risposta di Carapaz
Porte ha mostrato grande gamba al Delfinato. Dalla Svizzera, la risposta di Carapaz

Melius abundare

Al Tour, Cioni non sarà in ammiraglia come al Giro, ma ci ha raccontato un po’ che cosa dovremo aspettarci, con un’anima questa volta di madrelingua inglese, nonostante una variabile da non sottovalutare, come l’ecuadoriano Richard Carapaz.

Le alternative non mancheranno vista la presenza di assi del calibro di Geraint Thomas, già trionfatore nell’edizione del 2018, e Tao Geoghegan Hart, vincitore del Giro d’Italia nel 2020, senza dimenticare Richie Porte, terzo lo scorso anno alla Grande Boucle e galvanizzato dal successo al Delfinato.

«Le scelte finali – prosegue Cioni – non sono ancora state fatte, però una delle impostazioni sin dall’inverno è di presentarsi con una squadra con più di un leader, poi deciderà la strada chi sarà il corridore su cui puntare. Per quel che mi riguarda, meglio avere l’imbarazzo della scelta che nessuno per la classifica. Alla fine, abbiamo visto che anche Porte può dire la sua, non solo i più attesi come Thomas, Carapaz e Tao.

«D’altronde però, gli avversari sono forti. Se pensiamo a Roglic, che non ha ancora mostrato nulla quest’anno e si è nascosto, o Pogacar, che invece è già super competitivo, vedendo anche l’ultimo Giro di Slovenia. Sarà un Tour interessante, senza dubbio».

Anche Tao Geoghegan Hart ha fatto vedere belle cose in Francia
Anche Tao Geoghegan Hart ha fatto vedere belle cose in Francia

Il leader designato

E gli appassionati non vedono l’ora di assistere alle guerre stellari tra gli assi del pedale. Ai Grenadiers toccherà il ruolo di guastafeste, come conferma il quarantaseienne ex ciclista italo-britannico, che nel 2004 si piazzò quarto al Giro. E in caso di foratura di uno dei big, chi si ferma e chi va aspettato?

«Dipende da caso a caso e da tappa a tappa – dice – però ognuno ha un uomo dedicato di supporto, specialmente in caso di problemi meccanici, che gli sta sempre vicino. E’ chiaro che non puoi dividere la squadra in due, perché poi diventa ancor più difficile da gestire. Meglio decidere in quel preciso momento in corsa, anche perché sono tutti grandi professionisti e sanno cosa vuol dire dare supporto al leader designato. Questa volta magari toccherà a loro dare aiuto al capitano scelto, ma sanno che quando avranno l’opportunità in futuro, il supporto verrà ricambiato».

In pratica quello che è successo al Delfinato, con Thomas che ha spalleggiato Porte per il trionfo finale, augurandosi uno scambio di favori alla Grande Boucle. 

Giro del Delfinato, Geraint Thomas anticipa Sonny Colbrelli
Giro del Delfinato, Geraint Thomas anticipa Sonny Colbrelli

La variabile fughe

La superiorità numerica che per tanti può sembrare difficile da gestire, secondo Cioni apre scenari interessanti.

«Nel ciclismo moderno – dice – stanno tornando gli attacchi da lontano, per cui se si hanno più carte da giocare, si può davvero mettere in difficoltà altre squadre che hanno un leader unico. Avere più corridori capaci di vincere un grande Giro non è semplice in certi frangenti, ma in altri, soprattutto se non sei tu a guidare la corsa, dà la possibilità di inventare qualcosa di interessante. Quando, invece, indossi la maglia di leader, a volte sei immobilizzato sotto il punto di vista tattico». Alla strada l’ardua sentenza.

Tiene in salita, morde in volata: Colbrelli vuole la maglia verde

14.06.2021
4 min
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«Oggi dovevo fare sei ore. Bormio 2000, poi ho fatto i Laghi di Cancano, quindi Foscagno ed Eire». Sonny Colbrelli è in ritiro a Livigno e punta forte sul Tour de France. Avevamo parlato con il bresciano della Bahrain-Victorious all’inizio del Delfinato, ma visto come è andato il suo antipasto della Grande Boucle era doveroso tornare a sentirlo.

Colbrelli ha mostrato uno sprint potente, lunghissimo come poche altre volte si è visto, ed un’eccellente tenuta in salita. Ma il bello è come ha corso. Spesso è stato il regista non solo della sua squadra, ma dell’intera gara. Ha fatto scandire il ritmo, ha fatto chiudere sulle fughe, ha aspettato nei tratti a lui meno congeniali per reagire subito dopo. Insomma, al netto dei risultati, non è stata una gare banale la sua. Il Delfinato 2021 ci ha regalato un corridore vero, un capitano con la “C” maiuscola.

Colbrelli ora è in ritiro a Livigno, parteciperà al campionato italiano domenica prossima ad Imola
Colbrelli ora è in ritiro a Livigno, parteciperà al campionato italiano domenica prossima ad Imola
Sonny, ma quanto sei andato forte?

Eh – dice con tono soddisfatto – si fa quel che si può. Per adesso va bene dai. Forse non mi aspettavo neanche io di andare così. Sapevo di stare bene ma non credevo di essere già così pronto e vincente.

Questo Delfinato cambia la tua dimensione?

No, però può darmi più fiducia per i prossimi appuntamenti e non solo in vista del Tour. Comunque vincere dà morale a prescindere.

Hai corso davvero bene. Hai gestito la squadra in prima persona, hai fatto la corsa facendo tirare i compagni…

La squadra ha sempre creduto in me e vedendo come andavo mi ha assecondato molto. Vero, ho fatto lavorare tutti, anche Jack Haig che era il nostro uomo di classifica, cosa che non si fa sempre, ma anche lui aveva fiducia in me. Vedere i compagni che ti seguono è stato importante. Mi sono preso delle belle responsabilità, ma penso anche che poteva andare meglio. Potevo vincere quattro tappe anziché una.

E cosa hai imparato in questa “nuova” veste?

Che devo stare più calmo, non devo avere fretta e di vivere alcune situazioni in modo più semplice. Non agitarmi se non si chiude sulla fuga e confrontarmi coi compagni.

Colbrelli, in maglia verde, al Delfinato ha messo la squadra a tirare e si è preso la responsabilità della gara
Colbrelli, in maglia verde, al Delfinato ha messo la squadra a tirare e si è preso la responsabilità della gara
Visto la tenuta in salita che hai mostrato, la maglia verde è l’obiettivo?

Bella domanda! Il mio obiettivo principale è quello di vincere una tappa e poi semmai la maglia verde. Certo, è dispendioso ma non è impossibile e se avrò la gamba ci proverò di sicuro.

Ci pensavi anche prima del Delfinato alla maglia verde o già ci credevi?

No, era in testa già prima del Delfinato perché quest’anno al Tour avrò carta bianca e quindi un pensierino ce lo avevo fatto. Semmai è aumentata la consapevolezza. Anche se va detto che al Delfinato c’erano tanti scalatori e meno velocisti, mentre al Tour ci sarà gente come Van der Poel, Van Aert, Sagan, Bennett... insomma non sarà facile! Intanto abbiamo portato a casa questa del Delfinato. E non è poco.

Il bresciano ha vinto la terza tappa del Delfinato e colto ben tre secondi posti
Il bresciano ha vinto la terza tappa del Delfinato e colto ben tre secondi posti
Ma lo hai detto tu stesso: lì c’erano tanti scalatori e tu arrivavi nel gruppetto dei primi 30-40. Per vincere la maglia verde non basta essere solo velocisti…

No, no… devi andare forte anche in salita, perché devi fare anche i traguardi volanti e quelli spesso sono posizionati dopo le salite. Vediamo, come detto ci proverò. E’ vero, arrivavo con gli scalatori ma senza perdere lo spunto veloce. E questo è importante.

I tuoi compagni, ma anche lo staff, ti motivano? Chi ti sta vicino?

Tutti, nessuno più dell’altro. Ho un ottimo rapporto con Damiano (Caruso, ndr) e ci incoraggiavamo a vicenda quando lui era al Giro e io al Delfinato. Tra coloro che sono esterni al team mi è vicino il mio procuratore, Luca Mazzanti: mi sprona sempre.

Sei a Livigno, ci avevi detto che quando saresti andato lassù in ritiro avresti studiato il percorso della Grande Boucle: allora cosa ci dici?

Eh – sorride – non l’ho ancora visto! Giusto ieri sera ho dato uno sguardo alla prima tappa. Ma qui tra allenamenti e i bambini è sempre un gran bel caos!

Froome farà il Tour? Qualche dubbio dopo l’ultima uscita

13.06.2021
4 min
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C’è chi lo dà ormai per finito e chi aspetta con impazienza di emozionarsi ancora per le “frullate” in salita che l’hanno reso famoso. Tantissima è la curiosità che circonda Chris Froome in vista dell’imminente Tour de France (26 giugno-18 luglio). Molti mostrano scetticismo, soprattutto dopo la recente uscita sotto tono al Giro del Delfinato, che ha fatto pensare che il keniano bianco possa persino non essere alla grande partenza dalla Bretagna. 

Dopo l’ultima uscita al Giro del Delfinato, ora la curiosità dei media è una sola: Froome farà il Tour?
Dopo l’ultima uscita al Giro del Delfinato, ora la curiosità dei media è una sola: Froome farà il Tour?

Risponde Cozzi

Per saperne di più, abbiamo interpellato Claudio Cozzi, direttore sportivo della Israel Start-Up Nation, reduce da un Giro d’Italia sopra le attese grazie alla maglia rosa di Alessandro De Marchi (che qualche giorno fa è tornato di nuovo sotto i ferri per sistemare la clavicola fratturata) e al successo di Daniel Martin a Sega di Ala. Pur non essendo presente in ammiraglia alla Grande Boucle (farà la Vuelta), il cinquantaquattrenne dirigente lombardo ci ha parlato di cosa aspettarci da Froome. Chris cederà i gradi di capitano a Mike Woods, ma proverà a lasciare il segno nella corsa francese che ha vinto quattro volte (2013, 2015, 2016, 2017) ai tempi del Team Sky. Riuscirà a tornare grande grazie al Tour?

Al Tour of the Alps in fuga verso Naturno per riprovare belle sensazioni
Al Tour of the Alps in fuga verso Naturno per riprovare belle sensazioni

Fuga sulle Alpi

«Sono stato con lui al Tour of the Alps – racconta Cozzi – e l’avevo visto bene perché lui di testa è fortissimo. Adesso deve soltanto colmare il gap dal punto di vista fisico. E’ stato sfortunato a non aver corso tanto l’anno scorso, con la stagione storta del 2020 per la pandemia, mentre lui avrebbe avuto bisogno di più chilometri dopo il terribile incidente dell’anno precedente al Delfinato. Al Tour of the Alps, ha passato due giorni a dirmi che doveva attaccare, per vedere come stava. E dopo la tappa in cui è andato allo scoperto, mi ha rivelato che è stato il primo giorno in cui la testa era connessa con le gambe dal momento del brutto infortunio.

Un giorno da Froome

«E’ stato bello vederlo correre con grinta e determinazione. Ha dato sfoggio della sua “frullata”, che speriamo di rivedere anche in Francia. Sarebbe un premio per l’impegno e la professionalità che sta mettendo, oltre che rappresentare una soddisfazione per tutti tornare a vedere gli show che ha sempre fatto sulle grandi salite d’Europa».

Cozzi è passato al gruppo Israel dopo la fusione con la Katusha in cui era dal 2009
Cozzi è passato al gruppo Israel dopo la fusione con la Katusha in cui era dal 2009

Il Tour per la Vuelta

Dunque, nessun assillo di classifica, per una volta, ma soltanto quello di ritrovare il colpo di pedale dei giorni migliori, magari da far fruttare poi per il prosieguo della stagione.

«Sta lavorando in direzione Tour – prosegue Cozzi – anche per il blasone della Grande Boucle. Poi dovrebbe fare la Vuelta, in cui sono sicuro che lascerà il segno. Lui è una macchina da guerra a livello mentale. Non so se arriverà al 100 per cento in Francia, ma secondo me farà un passo avanti. Però bisogna essere realisti e non aspettarsi qualcosa sin dai i primi giorni. Nel finale magari sì, visto che mi attendo un Tour in crescita da parte sua. Chris è convinto di tornare in alto, non sa se per vincere un grande Giro o qualcos’altro, ma lo crede con fermezza».

Nel 2017 il quarto Tour vinto e la quarta Pinarello gialla dalle mani di Fausto
Nel 2017 il quarto Tour vinto e la quarta Pinarello gialla dalle mani di Fausto

Team fiducioso

Le attese sono alte, ma poggiano su poche certezze, soprattutto dopo l’ultima uscita al Delfinato. «Neanche lui sa cosa aspettarsi – conclude Cozzi – ma sa di poterci riuscire e questo è uno stimolo per tutta la squadra. Cercavamo proprio un leader carismatico capace di motivare e aiutare a crescere tutto il gruppo e non soltanto per il palmares e per i successi individuali. Chris è un professionista super serio, che cerca sempre il pelo nell’uovo. Dà tantissime indicazioni preziose sulle strategie di corsa e fornisce sempre feedback di alto livello. L’importante ora è che lui ritrovi la migliore connessione tra testa e le gambe. Poi più chilometri fa e più riacquista condizione: siamo fiduciosi. La sfida di Chris è anche la mia sfida e mi piace pormi obiettivi ambiziosi, in cui però credo con tutto me stesso».

Porte, il Delfinato, Ineos e uno spicchio di Toscana

13.06.2021
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Dopo aver conquistato lo scorso anno il podio al Tour, al termine di una carriera da solista iniziata quando lasciò il Team Sky nel 2016 per passare alla Bmc poi alla Trek-Segafredo, Richie Porte è tornato nel team britannico e ha raccontato di essersi sentito di colpo come a casa. E i compagni hanno fatto di tutto perché accadesse. Si è visto benissimo al Delfinato, conquistato con l’auto di Geraint Thomas e Tao Geoghegan Hart.

«Avere un vincitore del Tour e uno del Giro che ti aiutano – ha commentato – è stato esaltante. Avevo un conto aperto con questa corsa e mi ero già trovato con la maglia di leader alla vigilia dell’ultima tappa, ma Fuglsang organizzò una bella imboscata e io abboccai alla grande. Vincere il Deflinato a 36 anni con certi compagni è il bello del ciclismo».

Lo scorso anno ha conquistato il podio del Tour, prima volta in un grande Giro
Lo scorso anno ha conquistato il podio del Tour, prima volta in un grande Giro

Origine toscana

Una storia singolare quella del tasmaniano, arrivato in Italia al Gruppo Lupi della famiglia Tamberi nel 2007, poi passato alla Mastromarco e alla Bedogni, prima del contratto con la Saxo Bank. Veniva dal duathlon e, ricorda Giuseppe Di Fresco che lo ebbe alla Mastromarco, correva sempre all’esterno o in coda al gruppo, per paura di cadere. Eppure cadde ugualmente, tanto che si ruppe il bacino e rimase per un mese a letto nel ritiro della squadra toscana, in cui correvano fra gli altri Damiano Caruso e Stefano Borchi.

«Una persona bravissima – ricorda Di Fresco – che imparò subito l’italiano. Ce lo aveva segnalato Stefano Fiori, il giornalista. Così lo portai da Pino Toni per fargli un test e decidemmo di lavorarci. Era tondetto, lo facemmo dimagrire. E quando si riprese dall’infortunio, vinse cinque corse, fra cui il Gp di Cerreto Guidi che per noi era molto importante. Poi arrivò Tafi, lo prese sotto la sua ala e lo portò alla Bedogni».

Sesto nella crono di Roche La Moliere, Porte ha iniziato la scalata a due tappe dal termine
Sesto nella crono di Roche La Moliere, Porte ha iniziato la scalata a due tappe dal termine

Senza stress

Cadute da allora Richie ne ha avute diverse, che gli hanno impedito di ottenere i risultati che sperava sebbene andasse davvero fortissimo. E adesso, libero dalla pressione del dover vincere, il suo approccio con le corse sembra più lieve.

«Quando hai numeri come quelli che avevamo noi al Delfinato – ha raccontato – gli altri possono solo inseguire. Si trattava di lanciare uno di noi all’attacco e a La Plagne è toccato a me, nel giorno in cui ho preso la maglia. Chiaramente questa corsa serviva come test per il Tour. E considerato che abbiamo ancora Carapaz in Svizzera, credo che siamo in una buona posizione. Speriamo anche alla Grande Boucle di avere la possibilità di giocare carte diverse».

Al Tour del 2017, Porte cadde nella discesa del Mont du Chat e Caruso ebbe via libera
Al Tour del 2017, Porte cadde nella discesa del Mont du Chat e Caruso ebbe via libera

Cambio bici

Il finale del Delfinato, proprio negli ultimi chilometri verso l’ottavo traguardo a Les Gets, ha avuto un tocco di dramma, raccontato però col sorriso dello scampato pericolo.

«Però ammetto – ha detto – di aver pensato a quando nel 2017 in pochi chilometri si è scatenato l’inferno e questo dimostra che per vincere una gara come questa serve avere una grande squadra. Sul Col de Joux Plane ho dovuto cambiare la bici e ho avuto qualche problema nel mettere il Garmin sulla bici di scorta. Ci ho messo troppo e a pensarci ora dico che forse si dà troppa importanza a quello strumento, anche se ti indica ogni cosa. E mentre io armeggiavo, Thomas si è voltato per cercarmi ed è caduto. Per fortuna non si è fatto niente, è rientrato e ha tirato a un ritmo tale che nessuno ha potuto attaccare. Se fossi stato da solo, forse avrei avuto dei problemi con i ragazzi dell’Astana».

Nell’8ª tappa sul Cold de Joux Plane, gran lavoro per Porte di Geoghegan Hart e Thomas
Nell’8ª tappa sul Cold de Joux Plane, gran lavoro per Porte di Geoghegan Hart e Thomas

Tour per Thomas

Il Tour chiama e sebbene lo scorso anno sia arrivato terzo, Porte (forse) non ha grilli per la testa. Quando torni in una squadra come il Team Ineos, spazio per improvvisare te ne lasciano poco.

«Ho firmato questo contratto per tornare e aiutare Thomas – dice – che mi ha aiutato a vincere il Delfinato, la gara più importante della mia carriera. Quindi glielo devo e questo è il piano. Ma allo stesso tempo, immagino che Roglic e Pogacar non potranno inseguire tutti, quindi potremmo avere tutti delle chance. Le loro squadre non sono imbattibili, anche se Pogacar non ne aveva una imbattibile neppure l’anno scorso. Credo che noi abbiamo un collettivo migliore e che Thomas sarà a un livello superiore».

Sul podio finale di Les Gets, Porte ha preceduto Lutsenko e il compagno Thomas
Sul podio finale di Les Gets, Porte ha preceduto Lutsenko e il compagno Thomas

Amore Ineos

Il programma immediato ha previsto il necessario recupero, rifinitura e alcune prove sui percorsi del Tour, prima dell’ultimo ritiro.

«Abbiamo fatto un paio di giorni di ricognizione – dice – e dopo qualche giorno a Monaco, ci sposteremo a Isola 2000, quindi neanche troppo lontano da casa. Da qui passeremo ancora un po’ di tempo in famiglia, poi Tour e dalla Francia direttamente a Tokyo. Diciamo che le prossime sette settimane saranno piuttosto impegnative. Il Team Ineos-Grenadiers è una squadra fantastica ed è quasi come se non fossi mai andato via. Dicano quel che vogliono, ma penso che sia per questa organizzazione che si vincono le gare in bicicletta. Ne ho avuto la prova vedendo in che modo mi sono stati accanto».

Colnago V3Rs edizione Tour de France

Colnago presenta la bici ufficiale del Tour

02.06.2021
4 min
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Il Giro è terminato da pochissimi giorni e l’attenzione di tutti si è già spostata verso il Tour de France. Grazie a Colnago l’Italia è già certa di essere grande protagonista della corsa francese. L’azienda di Cambiago sarà infatti il primo marchio di biciclette al mondo a creare, nella storia centenaria della Grande Boucle e in partnership con ASO, la bici ufficiale del Tour de France.

Reciproca soddisfazione

Laurent Lachaux, Direttore Commerciale di ASO ha dichiarato: «Siamo molto felici di aver trovato un partner come Colnago che rappresenta la storia del Tour de France. Le bici Colnago sono universalmente riconosciute tra le più belle e tecniche al mondo, non avremmo potuto optare per una scelta migliore».
Manolo Bertocchi, Direttore Marketing Colnago, non ha voluto nascondere la sua soddisfazione: «Colnago ha nel suo DNA la capacità di arrivare sempre prima degli altri, ed ancora una volta è successo grazie alla scelta del Tour de France. Una bicicletta bellissima, unica ed in serie limitata. Una vera Colnago».

La Colnago V3Rs sulla salita del Mont Ventoux
La Colnago V3Rs sulla salita del Mont Ventoux
La Colnago V3Rs sulla salita del Mont Ventoux
La Colnago V3Rs Tour de France sulla salita del Mont Ventoux

108 esemplari davvero unici

Per celebrare tutte le edizioni del Tour che si sono disputate dal 1903 ad oggi saranno realizzati solamente 108 modelli in un’unica livrea, nera e gialla.
La presenza del giallo non poteva mancare essendo il colore simbolo della maglia che ogni anno veste il vincitore del Tour festeggiato a Parigi sugli Champs-Élysées con l’Arc de Triomphe a fare da sfondo.

Dettagli unici e ricercati

Sul tubo sterzo sarà presente il logo Colnago con l’iride, elemento che contraddistingue da sempre le biciclette realizzate a Cambiago. Sul tubo orizzontale e sulle forcelle vi sarà il logotipo Colnago, mentre un disegno unico e dedicato, sviluppato con il contorno della Francia sarà presente sul posteriore della bicicletta.

Un altro particolare unico è la leva destra, in colore giallo. Lo stesso colore è presente anche sul tubo orizzontale dove ci sarà il logo del Tour de France, riprodotto anche sulle forcelle.

L’eccellenza del V3Rs

Non poteva che essere un modello simbolo di Colnago a celebrare questa eccezionale partnership. Si tratta infatti del V3Rs, un monoscocca ultraleggero e aerodinamico, in grado di eccellere su qualsiasi tipo di terreno: pianura, salita e percorsi misti. Il telaio pesa appena 790 grammi in taglia 50s versione disc grezza (con le parti metalliche collocate e incollate). L’integrazione totale dei cavi, che passano all’interno dell’attacco manubrio e del pivot della forcella, conferisce all’intera bicicletta un look esteticamente impeccabile.

Colnago V3Rs Tour de France
In evidenza la leva del freno destra in colore giallo
Colnago V3Rs Tour de France
In evidenza la leva del freno destra in colore giallo

Componenti al top 

Un telaio eccezionale non poteva che vantare un assemblaggio di pari livello, a cominciare dai licenziatari ufficiali del Tour de France: Selle Italia con la SLR Boost kit Carbonio Superflow e le coperture Continental Grand Prix 5000. Il gruppo è Campagnolo Super Record Eps Disc dodici velocità, oltre le ruote Bora Ultra WTO db con finitura C-LUX. La piega è Deda Elementi ALANERA dcr (Deda internal cable routing) monoscocca in fibra di carbonio. Il prezzo suggerito al pubblico è di 13.200 Euro.

colnago.com