Una giornata con gli azzurri risolta in 5 centesimi

22.09.2021
6 min
Salva

Cinque centesimi. Appena cinque centesimi ci hanno permesso di salire sul podio. I beffati sono stati gli svizzeri. Alla fine quei sorrisi del mattino hanno portato bene. La nazionale dei ragazzi e delle ragazze ce la siamo gustata nell’arco di tutta la giornata. La sgambata della mattina, l’attesa, il riscaldamento, la gara, il podio.

Dopo l’oro di Ganna si torna a casa con un’altra medaglia, un bronzo. Un bronzo prezioso. E un podio misto uomini e donne, in una squadra composta da sei persone è un bel termometro di quel che sta diventando questa specialità in Italia. Non ci si riferisce ad un singolo elemento, al Ganna che fa discorso a sé. Anche se c’è tanto da lavorare. Ma per i discorsi “tecnico-politici” c’è tempo. 

Tra rulli e sgambata

Stamattina Ganna, Elena Cecchini e Marta Cavalli avevano optato per i rulli (con Vasco Rossi a fare da sottofondo), mentre Sobrero, Elisa Longo Borghini ed Affini avevano preferito la classica sgambata. I primi hanno fatto mezz’oretta o poco più, i secondi un’ora. Ma hanno finito tutti più o meno verso le 11. Il tempo di un po’ di relax, un leggero massaggio e alle 12 tutti a pranzo.

Poi le ragazze hanno preso la via di Bruges, visto che era lì che avveniva il cambio, mentre i ragazzi sono rimasti a Knokke-Heist. E verso le 14:30 eccoli arrivare al bus. Dove spariscono per la riunione tecnica. Un ultimo ripasso con Marco Velo.

Riunione e dettagli

«Cosa si dice in una riunione così? Si ripassa quel che si è fatto e visto nelle prove – spiega Velo – Abbiamo provato il percorso due volte. Sostanzialmente si è parlato delle curve da fare. Ce n’erano alcune nuove rispetto alla crono individuale. I ragazzi le hanno provate più volte per verificare la velocità d’entrata. E si è parlato della partenza. Sobrero si sarebbe “occupato” di quelle più strette in fase di avvio. Anche se la prima tirata l’avrebbe data in modo “dolce” Ganna.

«Poi sono professionisti, sanno bene cosa fare. Si parlano in corsa. In ogni caso Ganna e Affini dovrebbero fare trenate di 40” e Sobrero di 20”-30” a seconda delle gambe. L’importante è che diano tutto. Come ha fatto De Marchi a Trento. Quando senti che ti stai per staccare passi in testa e segnali che è l’ultima tirata. Magari è breve ma rialzi un po’ la velocità».

Il primo a scendere al riscaldamento è proprio il campione italiano, Sobrero. Poco dopo lo seguono Ganna e Affini. Ganna chiede una sedia per appoggiarci le borracce mentre esegue i suoi classici 25′ di riscaldamento.

«Sobrero – riprende Velo – scherzando ha detto a quei due giganti: ohi, ditemi quando c’è una curva che dietro di voi non vedo niente! Seguirli non è facile, neanche per me. Soprattutto da quando c’è Pippo che ha alzato l’asticella. Lui in ricognizione segna ogni dettaglio del percorso. L’altro giorno nelle crono individuale avevo due fogli di appunti: curva a destra da fare in posizione; tombino sulla sinistra… ».

Intanto le altre nazionali si recano in partenza. Non lontano dal bus azzurro griffato Vittoria, ci sono i tedeschi. In casa Svizzera invece regna grande silenzio. Mentre gli olandesi e i danesi sono molto lontani dal bus azzurro e hanno due camper più piccoli a supporto. Ma si sa: contano le gambe. I meccanici ci dicono che le bici dei nostri sono identiche a quelle utilizzate nelle crono individuali. Pippo, ha solo cambiato colore e ha preso la Pinarello Bolide “verde coleottero”. Una scaramanzia sostanzialmente ci confida Matteo Cornacchione, il suo meccanico.

Filippo Ganna, Matteo Sobrero ed Edoardo Affini: i tre azzurri hanno siglato il miglior tempo al cambio
Filippo Ganna, Matteo Sobrero ed Edoardo Affini: i tre azzurri hanno siglato il miglior tempo al cambio

Tre siluri su Bruges

Come da copione i nostri due “bestioni”, Ganna e Affini, spingono in modo feroce. Sobrero fa il suo e poi si stacca. Il tempo è preso sul secondo e al cambio di Bruges, quando passano sull’arrivo il colore del cronometro è verde. Italia in testa.

«Sapevamo che sarebbe stata una gara dura – ha detto Ganna – e dovevamo dare il cambio alle ragazze con il maggior margine possibile. Bisogna fare i complimenti a Sobrero che pesa 20 chili meno di me e Affini ed ha fatto una grandissima prova. Senza contare che oggi c’era anche un bel po’ di vento». 

«E’ un piacere avere due compagni di squadra come Pippo ed Edoardo, ma è anche molto difficile tenerli. Sono in grado di produrre velocità altissime e io devo fare un grande sforzo», ha aggiunto Sobrero.

Grinta rosa-azzurra

E poi è toccato ad Elisa, Elena e Marta. E a proposito di pesi leggeri, per loro non sarebbe stato facile con tanta pianura tenere a bada tedesche e olandesi.

«Grande souspence fino alle fine. Siamo riusciti a sopravanzare la Svizzera per pochi centesimi – dice il cittì SalvoldiE’ un premio per tutti. Ragazzi e soprattutto ragazze, perché prendere 2” a chilometro dalle tedesche è come vincere. Le nostre proiezioni ci dicevano che potevano essere anche peggiori. Hanno tirato fuori l’anima. E anche con un pizzico di fortuna è arrivato questo podio. Ci tenevano molto.

«Cinque centesimi è impossibile andarli a “trovare” – riprende Salvoldi – Magari è stata l’ultima pedalata a fare la differenza».

«Difficile dirlo – gli fa eco Elisa Longo Borghini – probabilmente li abbiamo ripresi nella parte finale. Abbiamo fatto una super prestazione». «Io invece – dice Marta Cavalli – sono rimasta super concentrata tutta la gara: posizione, sforzo, quello che dovevo fare… ma quando siamo rimaste in due ho sentito la responsabilità di tagliare il traguardo insieme ad Elisa». «Sapevamo che c’erano 3-4 squadre più forti di noi – ha chiuso Elena Cecchini – Ma siamo contenti e questi ci sprona a dare sempre di più e a lavorare in questa disciplina. E poi credo al karma, due anni fa abbiamo forato, stavolta è andata bene a noi».

Van Aert vola, ma è ancora secondo. L’urlo strozzato di Bruges

19.09.2021
4 min
Salva

L’urlo di Bruges viene smorzato da Filippo Ganna. Per carità, i fiamminghi sono sportivi, ma quando lo speaker annuncia il nostro eroe la risposta della piazza è molto più pacata. Come è normale del resto. Nella cronometro individuale che apriva i mondiali 2021, Pippo ha messo in riga due belgi, i due beniamini di casa: Remco Evenepoel e soprattutto Wout Van Aert.

Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges. Tantissima gente anche lungo il percorso
Ganna strozza l’urlo della folla di Bruges

Finale thrilling a Bruges

Proprio Pippo e Wout sono riusciti a farci “mangiare le unghie” in una crono, cosa a dir poco rara. Per tre quarti d’ora abbondanti hanno viaggiato sul filo dei secondi. Avvio a favore di Van Aert, parte centrale in pareggio e finale a favore di Ganna. Il loro gap? Solo 5,37”, il resto del mondo lontano.

Van Aert è davvero amato dal suo popolo. Quando è arrivato al bus per il riscaldamento si è alzato un vero boato. Un boato che è stato ancora più grande quando a Bruges ha concluso la sua prova decisamente in testa. Lui a terra, contava i secondi mentre Ganna continuava a mangiarsi l’asfalto. E quel cronometro che prima scorreva velocissimo sembrava si fosse inchiodato all’improvviso. Il verdetto lo conosciamo.

Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì
Van Aert ha provato il percorso iridato per la prima volta (dopo i sopralluoghi precedenti) lo scorso venerdì

Tanto lavoro… per la strada

«Van Aert ha preparato meglio la prova su strada – ci dicono subito dal suo staff della Jumbo – Ha fatto un enorme lavoro a Livigno. Ha dormito a 3.000 metri di quota. Era contentissimo di come è andata in Inghilterra, al Tour of Britain». Nella gara inglese Wout aveva trovato le risposte che voleva, come sempre accade dopo tanto lavoro. Era brillante. E la “sverniciata” ad Alaphilippe ne era stata la dimostrazione simbolo.

Poi ecco i mondiali e la pressione che man mano inevitabilmente cresce. Van Aert non ha neanche più provato troppo il percorso nella settimana finale. Ha girato solo a ridosso della gara. Ma aveva già fatto i suoi sopralluoghi mesi prima.

Van Aert (27 anni) in conferenza stampa
Van Aert (27 anni) in conferenza stampa

Van Aert deluso

A caldissimo Van Aert si chiara deluso della sua medaglia d’argento.

«Non è divertente – dice il belga – arrivare di nuovo secondo, tanto più che ho preso così poco distacco. Non è facile da accettare, ma non sono deluso della mia prestazione. Sto bene, credo di essere in forma. Alla fine mi ha battuto uno specialista. Sapevo che dopo gli europei sarebbe andato più forte».

«Su un percorso così piatto l’aerodinamica contava tantissimo e tutto era stato curato al massimo. I distacchi? Ho fatto la mia gara, sapevo che le informazioni erano corrette e che lui – indicando con la bottiglietta in mano Ganna durante la conferenza stampa – sarebbe andato veloce. No, nn sono partito troppo forte, ma ho cercato di spingere al massimo, di mantenere alta la velocità sempre e fino sull’arrivo di Bruges».

«Io resto super motivato. Siamo partiti bene ed è stato super pedalare nelle Fiandre con così tanto pubblico».

Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale
Quanta Jumbo! Affini mostra i dati della crono a Dumoulin che, infortunato, è ospite della tv locale

Affini doppio compagno

A godersi la sfida c’era anche Edoardo Affini, compagno di entrambi: di Ganna in nazionale e di Van Aert alla Jumbo-Visma.

«Li conosco tutti e due – dice il mantovano – certo Pippo lo conosco meglio perché siamo cresciuti insieme. Ha fatto una cosa spettacolare. Si è confermato campione del mondo e c’è solo da togliersi cappello. Tanta gente che gli ha dato conto nell’ultimo periodo. Secondo alcuni si dovrebbe vincere sempre ma non è così. Specialmente adesso che il livello è tanto alto come si è visto anche oggi. Van Aert pure è andato fortissimo».

Con Edoardo, proviamo a metterci nella testa di Va Aert, cosa passa nella mente di chi ha perso una gara così lunga e importante per appena 5,3”?

«Secondo me passano tante parole che non si possono dire! Penserà dove può averli persi quei secondi, se ha fatto male qualche curva… Ma c’è davvero poco da pensare. Se lo conosco bene ha dato tutto, come al solito del resto. Lui è veramente un animale da corsa. In certe situazioni si esalta. E poi correva in casa, ma non credo abbia accusato la pressione. Dopo diverse stagioni ai vertici penso si sia fatto le ossa. E’ sottoposto a queste pressioni tutto l’anno, specialmente qui in Belgio dove il ciclismo lo mangiano a colazione e lo spalmano sul pane! Dal mio punto di vista, quando abbiamo corso insieme, non fa percepire che sia sotto pressione.

«Se ha speso troppo in Inghilterra? Secondo me Wout ha fatto un ottimo avvicinamento… e io starei attento a lui domenica. E la chiudo qui…».

Mondiali, si comincia. E Villa ci dice come sta Ganna

19.09.2021
4 min
Salva

Un anno nei panni di Filippo Ganna? Non deve essere per niente facile. Villa sorride e poi riprende a raccontarci la vigilia del suo campione.

Ricordando le parole di Elisa Longo Borghini sulle aspettative della stampa e dei tifosi, serve una grande calma per concentrarsi, allenarsi, correre e poi dover rispondere a domande che servono nella maggior parte dei casi per celebrare un successo, ma a volte sembrano dita puntate anche se sei arrivato secondo. E non perché tu sia andato piano o abbia sbagliato strada, ma semplicemente perché ci sono anche gli avversari che a loro volta lavorano per vincere.

Così oggi Filippo Ganna, che in ogni caso è bravissimo a farsele scivolare di dosso, scenderà in strada per l’ennesima sfida top della stagione. Dopo il Giro delle due crono vinte e del lavoro per Bernal. La crono delle Olimpiadi a un soffio dal podio. Il record del mondo e l’oro olimpico del quartetto. L’oro del Mixed Team Relay agli europei. E sempre a Trento l’argento della crono alle spalle di Kung. Nella sua agendo ci sono ancora il mondiale crono di oggi, il Team Relay di mercoledì e poi i mondiali su pista a metà ottobre.

Il percorso così veloce è ideale anche per Edoardo Affini (foto Fci)
Il percorso così veloce è ideale anche per Edoardo Affini (foto Fci)

Gli azzurri per le sfide contro il tempo sono volati in Belgio mercoledì, con Villa e Velo. L’hotel sul Mare del Nord vicino alla partenza da Knokke-Heist e ieri la possibilità di provare il percorso con le strade chiuse (in apertura, Pippo con Sobrero). Un gran piattone, terreno di caccia per specialisti. Solo che le strade chiuse per provare hanno così sconvolto la circolazione, che quando all’arrivo gli under 23 hanno chiesto di riprovarlo, per Villa c’è stato da mettersi le mani nei capelli.

Marco, come andiamo?

Tutto a posto. Ieri abbiamo provato il percorso, che è tutto piatto. Stamattina Pippo farà un paio di sforzi giusti per risvegliarsi del tutto e poi si corre.

Stanco a questo punto della stagione?

Non credo ci sia da parlare di gare di fine stagione, non è stanco. Ha fatto gli stessi giorni di corsa di Kung, che ha corso il Tour e ha vinto l’europeo (Ganna ha corso 63 giorni, Kung 65, ndr). E a Trento non è andato piano, con l’aggiunta che il giorno prima aveva corso il Team Relay vincendo l’oro. Può essergli rimasto nelle gambe, ma ha scelto lui di volerlo fare e di provare a vincerlo.

Lo vedi bene?

Direi di sì. Gli manca qualche punto di riferimento, aver fatto qualche gara in più. Dopo Tokyo ha voluto recuperare un po’, ma i suoi dati dicono che non va affatto piano. A Trento, dopo aver vinto la staffetta, nella crono individuale ha fatto da solo un tempo vicino a quello che avevano fatto in tre.

Un video della Fci per spiegare le sue condizioni e oggi si corre. Secondo Villa, Ganna sta molto bene
Un video della Fci per spiegare le sue condizioni e oggi si corre. Secondo Villa, Ganna sta molto bene
Come mai la scelta di saltare la prova su strada?

Ha scelto questo in accordo con Davide (Cassani, ndr). Forse non si è trovato bene nella prova su strada di Trento e ha preferito concentrarsi sulla crono e sul Team Relay.

Sapere che ci saranno anche i mondiali pista è un pensiero che distrae?

Ma no, non credo. Parliamo di uno che quattro giorni dopo aver sfiorato la medaglia sul percorso durissimo della crono di Tokyo, è andato in pista e ha fatto il record del mondo e preso l’oro col quartetto. Però, tornando alla pista, non farà gli europei di Grenchen per correre un po’ su strada con la Ineos. Sta scegliendo i suoi appuntamenti, non tanto per fare, ma per puntare a qualche risultato.

Per preparare i mondiali di Roubaix potrete ancora usare Montichiari?

Ce lo lasciano fino a quei giorni, quindi sì. Il 29-30 settembre faremo un giorno al Vigorelli per brindare al fine lavori, e uno a Montichiari. Saremo di nuovo in pista dal 10 al 15 ottobre, prima di partire per la Francia

Percorso piatto oggi, con che rapporti si corre?

La tendenza ultimamente è avere il 58 davanti, mentre dietro non è come su pista che decido io. Quindi avrà un pacco pignoni dall’11 in su. E speriamo di usarlo il 58×11.

Al Team Relay di Trento ha trascinato gli azzurri al titolo europeo. Mercoledì nuova sfida ai mondiali
Al Team Relay di Trento ha trascinato gli azzurri al titolo europeo. Mercoledì nuova sfida ai mondiali
Ci sarà vento?

Il percorso parte dal mare e va verso Bruges. Ci sono un po’ di curve, per cui qualche volta lo avranno in faccia, ma tendenzialmente in certi rettilinei fino all’arrivo ci sarà vento laterale.

Lenticolare dietro e alto profilo davanti?

Direi proprio di sì, niente di strano da inventare. Percorso da specialisti, va aggiunto alla lista anche Van Aert e se non avessero investito Dumoulin, anche lui sarebbe stato un pessimo cliente.

Caro Velo, che aria si respira fra gli azzurri della crono?

15.09.2021
5 min
Salva

Nemmeno il tempo di festeggiare l’ottima campagna degli europei di Trento, chiusa con l’oro di Colbrelli ed il primo posto nel medagliere continentale, che la nazionale italiana fa già rotta verso le Fiandre per i mondiali. Per prima partirà la spedizione dei cronomen azzurri, giovedì 16 settembre (domani), dato che la rassegna iridata si aprirà domenica 19 con la crono dei professionisti. Insieme agli azzurri, oltre a Marco Villa, ci sarà Marco Velo.

Il tracciato – piuttosto lineare nella prima parte e più tortuoso nella seconda – partirà da Knokke-Heist (dalla zona del casinò sulla spiaggia del Mare del Nord), transiterà da Damme (dove è posizionato il villaggio ufficiale) ed arriverà nel cuore di Bruges nella piazza di ‘t Zand dopo 43,3 chilometri. Il profilo altimetrico strizza l’occhio a specialisti puri, il dislivello totale è di 78 metri, mentre sono previsti due rilevamenti intermedi dopo 13,8 e 33,3 chilometri. Il primo atleta partirà alle 14,30, l’ultimo alle 16,06.

Sarà Filippo Ganna l’ultimo a prendere il via. E proprio grazie al suo status di campione in carica, l’Italia potrà schierare tre azzurri anziché i tradizionali due. Oltre al verbanese di Vignone ci saranno anche Edoardo Affini e Matteo Sobrero, rispettivamente vice e campione italiano della specialità. Tutti e tre già visti all’opera agli europei di Trento.

Velo è collaboratore di Cassani e Villa per le cronometro. Qui con Ganna e Affini, protagonisti azzurri ai mondiali di Imola 2020
Velo è collaboratore di Cassani e Villa per le cronometro. Qui con Ganna e Affini, protagonisti azzurri ai mondiali di Imola 2020
Marco, finito un evento sotto con un altro. Giusto il tempo di gioire.

Sì, abbiamo dovuto rimandare il tempo di festeggiare a dovere tutte le medaglie degli europei. Dobbiamo concentrarci sulla crono mondiale. Appena arriveremo in Belgio faremo la tradizionale ricognizione del percorso ed inizieremo ad approfondire il tutto.

Come ci arriviamo? Con quali certezze? Iniziamo da Sobrero.

Portiamo corridori che danno garanzie, siamo felici di portarne tre e tutti possono fare molto bene. Matteo è giusto che si misuri con i migliori specialisti in circolazione in una manifestazione importante come il mondiale. E’ campione italiano e fino ad ora ha fatto una buona prima di stagione con un bel quarto posto nella crono di Milano al Giro. Qualche giorno fa nella crono nel Mixed Team Relay è andato forte dando un solido contributo per la medaglia d’oro.

Affini?

Affini è andato fortissimo per tutto l’anno, facendo grandi cronometro. E’ stato molto sfortunato perché ha sempre trovato qualcuno che lo ha superato di poco, però le sue prove contro il tempo al Giro d’Italia (secondo e terzo, ndr), al campionato italiano, al Giro di Danimarca e al Benelux Tour (rispettivamente quarto e secondo, ndr) dimostrano la sua crescita. Senza contare il grande numero da finisseur che fece a Verona dove solo una grande volata di Nizzolo lo ha battuto al fotofinish. Deve credere un po’ di più nelle sue potenzialità e che trovi un po’ più di cattiveria agonistica. Spero per lui che arrivi presto il risultato che merita.

Affini è sulla porta della grande prestazione. Qui agli europei: 6° a 39″ da Kung. Fra gli azzurri, uno dei più concreti
Affini è sulla porta della grande prestazione. Qui agli europei: 6° a 39″ da Kung. Fra gli azzurri, uno dei più concreti
E Ganna?

L’europeo per lui era una tappa di passaggio, seppur importante, per il mondiale. E non dimentichiamoci che Pippo quest’anno ha dovuto lavorare per avere tre picchi di forma, cosa per nulla facile col ciclismo moderno. Giro d’Italia con due vittorie ed un ottimo supporto a Bernal, le Olimpiadi dove ha disputato prima una grande crono in un percorso poco adatto alla sua stazza e poi in pista dove abbiamo visto tutti quello che ha fatto. Infine europei e mondiali.

Qualcuno era deluso dal suo argento continentale. Anche lui secondo te?

Da Pippo tutti si aspettano sempre il grandissimo risultato, ma è giovane e soprattutto umano anche lui. Non è una macchina. Effettivamente dobbiamo risollevarlo un po’ moralmente perché lui vuole sempre fare il massimo, ma sia io che Villa che Cassani a turno gli abbiamo detto che più di così non poteva fare all’europeo. Ha fatto tutto quello che doveva fare, ha dato tutto e a quel punto ci sta perdere per qualche secondo. So che è abbastanza bravo a resettare dopo le sconfitte e concentrarsi immediatamente sul nuovo obiettivo. Sarà così anche in Belgio.

Il loro allenamento di avvicinamento come sarà?

Ganna non dovrà fare nulla di particolare. Ha disputato la prova in linea degli europei perché dopo Tokyo non aveva corso molto ed aveva bisogno di ricreare una base solida. Sobrero e Affini invece faranno ancora qualche lavoro specifico in più, ma saranno differenze minime.

Sobrero sarà ai mondiali da campione italiano: percorso poco adatto, ma utile esperienza
Sobrero sarà ai mondiali da campione italiano: percorso poco adatto, ma utile esperienza
Con l’anno scorso ci vedi dei parallelismi, quanto meno come sensazioni?

Mi verrebbe da dire di no, onestamente. Non c’erano le Olimpiadi, la stagione era ripresa ad agosto ed era stata piuttosto imprevedibile.

Ganna ad una domanda in conferenza stampa dopo la crono degli Europei ha risposto che c’erano quasi tutti i migliori e che in particolare teme Dennis. Ma non ci sarà solo l’australiano.

Esatto, il livello qualitativo di Trento era alto, ma aggiungiamoci pure Van Aert. La sfida sarà molto aperta e molto interessante. Speriamo che sorrida a noi.

Tu che sei stato cronoman e nel ’92 ad Atene hai vinto la cronosquadre mondiale con gli juniores, che consiglio ti senti di dare ai tre ragazzi?

Di partire sereni, con la consapevolezza di aver fatto il massimo per arrivare a questo appuntamento preparati al meglio. Poi solo a fine gara si analizzerà tutto.

Prima di chiudere. Sta per finire il mandato di Cassani, ma non è detto che vengano cambiate tutte le altre figure. Personalmente cosa ti aspetti?

Mi sono trovato molto bene in nazionale in questi anni, abbiamo ottenuto dei risultati. Non nascondo che mi piacerebbe anche un ruolo diverso, magari lavorare con i giovani, ma più semplicemente mi piacerebbe continuare ad essere uno dello staff azzurro. Certo che una vittoria farebbe bene a tutti.

Dialogo sui cronoman e sui misuratori di potenza. Parla Malori

04.09.2021
7 min
Salva

Parliamo di cronoman. Malori è a casa con la bimba sulle gambe e intanto il discorso fluisce. Si parla di juniores al Lunigiana e si parla finalmente dell’abbondanza di cronoman azzurri. Una fase che non si viveva da anni e che permetterà ai tecnici della nazionale di scegliere in base ai percorsi e non in base al fatto che ce ne sono soltanto due e tocca sempre a loro. Si parla di Ganna, Affini, Sobrero, Cattaneo e Jonathan Milan, il cucciolo di casa. Un cucciolo con due zanne lunghe così, se è vero che a soli 20 anni s’è portato a casa l’oro olimpico del quartetto.

Affini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livello
Affini ricorda Ganna, ha bisogno di maturare, poi sarà allo stesso livello
Di Pippo abbiamo detto tante cose, secondo te la crono delle Olimpiadi ha dimostrato ancora di più quanto sia forte, perché nonostante il percorso così duro era arrivato praticamente a medaglia?

Assolutamente. Anche perché si era preparato prevalentemente per la pista, sapeva di essere tra amici e di avere la possibilità dell’oro, con Villa ci lavorava da quasi sette anni. Invece a fronte di un percorso crono molto duro, ha fatto vedere di avere qualità innate e la capacità di adattarsi.

Esiste un limite di dislivello per uno così oltre il quale non è più competitivo, oppure se si prepara al 100 per cento può giocarsela sempre?

In teoria lui è competitivo su tutti i percorsi se si prepara per la crono. Però finché ci saranno in giro Roglic, Pogacar e Van Aert, nelle crono dure non c’è storia. Roglic alle Olimpiadi oggettivamente ha dato una ripassata a tutti. Se anche Ganna fosse stato al top, un minuto e mezzo non lo recuperava. Roglic ha dato un minuto a Dumoulin e Dennis, quindi su certi percorsi è di un altro pianeta.

Sobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a crono
Sobrero va forte in salita e quando è in condizione vola anche a crono
Parliamo di Affini, somiglia a Ganna, forse gli manca qualcosa sui percorsi duri…

Secondo me è un cronoman molto simile a Ganna. Quello che ha meno di Pippo sono semplicemente dei cavalli. Sono atleti simili, grandi, molto pesanti, che vanno bene su percorsi veloci, però Ganna è semplicemente più potente. Affini mi dà l’idea di non essere la fuoriserie che esplode subito, ma secondo me nel giro di due anni può arrivare allo stesso livello.

Allo stesso livello di Ganna?

Ci metterà un pochino più di tempo, anche perché Ganna è alla Ineos già da due, tre anni, nella squadra in cui è tirato a lucido. Mentre Affini è solo al primo anno alla Jumbo, prima era alla Mitchelton e prima ancora in continental. Quindi sul discorso crono, è al primo anno in una squadra giusta sul fronte dei materiali e dello sviluppo. Diamogli tempo, ma fra un paio di anni potrà giocarsi anche un mondiale.

Conta anche la maturazione fisica?

Certamente, che non è legata solo all’età. Pippo sono anni che con la pista è al top, quindi anche a livello di consapevolezza e sicurezza nei propri mezzi è più avanti. Secondo me  è questione di un paio d’anni, ma Affini arriverà ad essere alla pari

Cattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizione
Cattaneo ha bisogno di percorsi duri: ha grande predisposizione
E intanto Sobrero, zitto zitto, s’è portato a casa l’italiano…

Il percorso era duro, anche perché lo ha fatto un ragazzo che alleno e mi ha confermato quanto fosse impegnativo. Nell’ultima crono del Giro d’Italia, se non avesse avuto la sfortuna di trovarsi la macchina in mezzo ai piedi, quasi quasi lo scherzetto a Ganna lo combinava anche prima. Quindi sicuramente Sobrero ha finito il Giro in crescita, mentre Ganna invece era un po’ stanco, perché rispetto all’anno scorso, gli è toccato tirare di più.  Poi indubbiamente in una crono dura, Sobrero ha qualcosa in più rispetto agli altri italiani. Lo ha dimostrato, ha un fisico che va forte anche in salita. I cronoman italiani sono divisi in due squadre…

Due squadre?

Ci sono Affini e Ganna da una parte, Sobrero e Cattaneo dall’altra. Anche per Mattia va bene il discorso fatto per Sobrero, è molto forte però ci vuole una crono dura perché vada bene. Ganna invece va sempre forte e anche quando non è al top, comunque può difendersi bene. Quella è la dote del cronoman. Come per gli scalatori. Se prendiamo Carapaz, in salita va forte anche se non è al top della forma. Il punto in cui perde è quello dove gli altri menano forte. Faccio l’esempio su di me. Quando ero al top della forma, in partenza al Tour de France ero lì che scattavo anche in salita per andare in fuga. Se invece ero poco sotto al top, a crono mi difendevo, ma in salita ero a lustrare il lunotto del camion scopa.

Milan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al top
Milan è il più giovane del lotto: ha predisposizione, verrà fuori al top
Cattaneo forse è più potente di Sobrero?

Forse sì, perché ha un fisico diverso, leve più lunghe da crono pianeggiante, ma entrambi hanno bisogno di un percorso duro per far bene. Secondo me non portare Cattaneo alle Olimpiadi è stato un grave errore, sia per come andava, sia perché faceva il Tour. E va bene che i nomi sono stati dati il 5 luglio, ma era sempre uno in gran forma che aveva fatto il podio ai campionati italiani. A uno che veniva dal Tour la fiducia dovevi dargliela, invece di portare gente che non correva da tempo e che era andata forte a maggio. Cassani ha giocato un terno al lotto e gli è andata male

Tornando alle due squadre di cui parlavi, la sensazione, osservando la posizione e la cadenza di pedalata, è che Ganna e Affini siano più specialisti… 

Ovviamente sia Cattaneo che Sobrero non sono sicuramente due specialisti, ma sono due che quando quando vanno forte, possono fare delle buone crono. Al campionato italiano uno veniva dal Giro e ne era uscito bene, mentre l’altro preparava il Tour e andava come un caccia. Sicuramente è diverso se dovessero preparare un mondiale, la crono secca. Farebbero molta più fatica.

Adriano Malori, Marco PInotti, Paolo Bettini, mondiali Valkenburg 2012
Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012
Adriano Malori, Marco PInotti, Paolo Bettini, mondiali Valkenburg 2012
Malori e Pinotti erano la coppia fissa delle crono azzurre. Qui con Bettini a Valkenburg 2012
All’appello manca il più giovane di tutti, un altro che verrà fuori: Jonathan Milan

Secondo me anche lui presto o tardi viene fuori, questo è sicuro. Però ha 20 anni e non l’ho ancora visto bene fra i professionisti, quindi faccio fatica a parlarne. 

Il fatto di aver vinto il tricolore da U23 gli darà consapevolezza nell’andare avanti?

Quello e le cose grandiose che ha fatto a Tokyo gli daranno la sicurezza di poter competere per qualsiasi obiettivo. Il fatto di essere stato campione italiano sarà il modo di non staccare con il pregresso, un ricordo che non gli farà dimenticare da dove viene. Faccio il mio esempio. Quando passai alla Lampre, il primo anno che andassi bene o male a crono non importava a nessuno. Lo stesso io le preparavo, mi scaldavo, facevo tutto quello che sapevo fosse necessario. Non ho interrotto il flusso, diciamo.

Ai tuoi tempi, la coppia crono azzurra eravate tu e Pinotti, vedi un po’ di Marco nei cronoman di cui abbiamo parlato?

Con Marco ero spesso in camera. Studiava tanto, guardava i watt, la curva di potenza e le curve della strada. Io allora ero molto più forza bruta e ho imparato tanto anche da lui. Parlavamo, mi ha spiegato le sue idee e poi io ho fatto miei quegli insegnamenti. Diciamo che a fine carriera ero la sintesi fra il mio prima e le cose che mi ha passato lui. Prima che il misuratore di potenza appiattisse tutto.

Che cosa vuoi dire?

Adesso solo con la forza bruta non vai da nessuna parte, ma anche senza il misuratore di potenza. La differenza fra cronoman e scalatore una volta era data dalla sensibilità e l’esperienza. Il cronoman era quello che sapeva dosare lo sforzo, invece lo scalatore andava a strappi, si distraeva, rallentava per prendere l’acqua, aumentava e calava e così venivano fuori i distacchi nelle crono. Oggi sai che devi stare a 400 watt, ti metti lì e se nel finale vedi che ne hai ancora, vai a 430. I misuratori hanno cancellato il mestiere del cronoman più del progresso tecnologico.

Contador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsa
Contador si difendeva anche a crono. E’ stato fra i primi a proporre l’abolizione del potenziometro in corsa
Spiega.

Si parla di crono e prestazioni con tanti watt in più. In realtà io credo che un cronoman forte del 1998 avesse gli stessi numeri di un cronoman forte di oggi. Solo che nel frattempo l’aerodinamica, l’abbigliamento, il casco, gli occhiali, le ruote, i cuscinetti… lo sviluppo tecnologico ha permesso e permetterà sempre più di raggiungere prestazioni superiori. In proporzione, il ciclismo ha abbassato i suoi tempi di tanto. Molto più rispetto all’atletica leggera, perché loro possono intervenire solo su piste e scarpe. 

Il misuratore di potenza in effetti ha cambiato le cose anche in salita.

E io infatti sono d’accordo con Valverde e Contador e in corsa lo abolirei. Se sei un professionista, sai come stai e come gestirti. Se non lo sei e ti si spengono gli strumenti, sei spacciato. Se lo dai a uno junior, quando mai imparerà a conoscersi? In allenamento va bene, giusto tirare fuori il proprio massimo, in corsa devono comandare anche altri fattori.

Ovvio che nessuna squadra, volendosi garantire il risultato, sarà mai d’accordo…

Allora vuol dire che stiamo diventando vecchi e rimpiangiamo qualcosa che non potrà mai tornare. Qualcosa che ai miei tempi si chiamava ciclismo. Oggi come potremmo chiamarlo?

In Olanda con Affini, battute su Sobrero, il Giro e Dumoulin

23.06.2021
6 min
Salva

Alla partenza dei campionati italiani da Bellaria, due giorni dopo quelli della crono, nella piazzetta del foglio firma Affini si è ritrovato accanto a Matteo Sobrero. Classe 1996 il primo, 1997 il secondo, il tenore delle battute era sul ridere. Gli altri intorno infatti apostrofavano il mantovano perché, in quell’unica volta con Ganna un po’ spento, fosse saltato fuori un altro che l’aveva anticipato. Per fortuna Edoardo non è permaloso e ne rideva a sua volta, ma certo nell’immediato lo stesso pensiero aveva colto quasi tutti. Salvo realizzare con il passare delle ore che anche il secondo posto è stato un’impresa, dato il percorso molto duro su cui si è disputata la maglia tricolore. La lunghissima fuga di cui sarebbe stato di lì a poco uno dei principali animatori avrebbe dimostrato che la condizione era molto buona e che il Giro d’Italia, concluso per la prima volta, ha prodotto nelle sue gambe l’effetto sperato.

Secondo nella crono tricolore di Faenza, a 26″ da Sobrero
Secondo nella crono tricolore di Faenza, a 26″ da Sobrero

Fuga olandese

Affini in questi giorni si trova a Peize, il paese vicino Groningen dove vive la sua ragazza. Racconta che la base di ogni conversazione è l’inglese, ma che l’olandese piano piano gli sta entrando nella testa e qualche parola riesce comunque a dirla. Il legame fra Edoardo e l’Olanda risale a quando da under 23 impacchettò le sue cose e si trasferì alla Seg Academy Racing, da cui spiccò il volo per approdare al professionismo. Prima con l’australiana Mitchelton-Scott e ora con l’olandese Jumbo-Visma. Siamo così abituati a incontrarlo, fra la nazionale sin da quando era junior e tutte le occasioni successive, da dimenticare che il 2021 è per lui la terza stagione da professionista, con il 2020 del Covid che vale quasi quanto un anno perso. Però certo il discorso sulla crono e la lunghissima fuga dell’indomani merita di essere ripreso. Perciò… eccoci qua!

Minaccia Sobrero

Il nome di Sobrero, in realtà, era saltato fuori proprio parlando con lui nel pomeriggio di vigilia, nel residence alle porte di Faenza in cui alloggiava assieme ai due corridori del Team Bike ExchangeKonychev e Colleoni – e i loro tecnici Algeri e Pinotti. Per i corridori isolati di squadre straniere il campionato italiano è una rincorsa agli amici per avere assistenza, così Affini si è affidato a Vittorio Algeri con cui ha vissuto i primi due anni da pro’.

«Che Sobrero andasse forte – racconta – me lo aspettavo, soprattutto dopo aver pedalato sul percorso. Il cronometro non mente, dopo averlo visto al Giro d’Italia e aver sentito come era andato in Slovenia, era uno degli osservati speciali. Anche io sono uscito bene dal Giro, ma per i miei standard, in salita sono uno di quelli che deve difendersi».

Le crono lunghe

Di fatto, la cronometro di 45,7 chilometri era un bel banco di prova con cui misurarsi. Già ieri avevamo parlato con Pinotti e poi con Fondriest della rarità di prove così lunghe, per cui sentire il parere di chi l’ha disputata chiude il cerchio.

Affini è entrato nella fuga di Imola per gioco, ma ha dato grande impulso. Qui con Tonelli
Affini è entrato nella fuga di Imola per gioco, ma ha dato grande impulso. Qui con Tonelli

«Secondo me – dice Affini senza fare troppe battute – è giusto che ci siano prove di varia lunghezza e quelle che assegnano dei titoli, dai tricolori alle Olimpiadi, va bene che siano lunghe. In palio, insomma, non c’è un pezzetto della maglia di leader, ma quella di specialità. Vero che l’anno scorso la crono dei mondiali di Imola fu poco più di 30 chilometri, perché probabilmente si trattò di salvare la baracca in un anno particolare. Ma ad esempio ricordo quella dello Yorkshire del 2019 che addirittura fu di 54, la più lunga che abbia mai fatto. Sono prove che premiano la predisposizione atletica, ma in cui devi comunque curare i dettagli. Più forte si va e più la posizione e i giusti materiali, scegliere una ruota piuttosto che un’altra, sono decisivi».

Scoperta Pinotti

Gli raccontiamo ridendo che proprio le sue ruote quella sera erano state motivo di interesse per Pinotti, che si era messo a studiarle con il meccanico, mentre Affini era ai massaggi.

«Le ruote sono state importanti a Faenza – dice – con le curve, le salite e le discese e quel primo tratto di asfalto abbastanza nuovo che, con il caldo che faceva, faceva l’effetto colla e non scorreva. Con Pinotti abbiamo continuato a parlare di ruote anche a cena, facendo battute e discorsi seri. Non lo conoscevo più di tanto, non l’ho mai incrociato prima, ma ho scoperto che è un grande. Ha un’esperienza incredibile, ci si potrebbe scrivere un libro…».

Si piazza 16° nella crono di Yorkshire 2019 (54 chilometri), alle prime battute fra i pro’
Si piazza 16° nella crono di Yorkshire 2019 (54 chilometri), alle prime battute fra i pro’

In fuga per gioco

La fuga del giorno dopo poteva andare più lontano, ma evidentemente il gruppo ha capito che là davanti c’era gente di spessore e non si è fidato.

«Sin dalle prime battute – ricorda sorridendo – ci sono entrato quasi per gioco, cercando un modo per passare la giornata. Il problema è che ci hanno lasciato poco margine. Guardavo la lavagna e più di 5’20” non mi pare di aver visto. Se fossimo andati a 8 minuti, sarebbe stato diverso. Eravamo un bel gruppetto, giravamo forte in pianura. E ci siamo andati vicini. Zoccarato ha fatto un bel numero a restare agganciato a Colbrelli, ma stavo bene anche io. Il Giro mi ha fatto bene. Ci sono arrivato con una buona gamba e ne sono uscito bene, segno che è stato difficile ma non l’ho subito. Tre settimane di corsa ti cambiano, come si dice: diventi più uomo, ti asciughi, migliori nella resistenza. E io che sono cronoman sin da allievo, magari col tempo migliorerò un po’ in salita. E anche se non diventerò mai uno scalatore, su certi percorsi avrò però un’arma in più».

Il Giro ha fatto crescere la sua condizione: eccolo nella discesa del Giau. Altro che il caldo di questi giorni…
Il Giro ha fatto crescere la sua condizione: eccolo nella discesa del Giau

Curiosità Dumoulin

Finita questa settimana di riposo, il programma prevede un ritiro a Tignes con la squadra dall’8 al 29 luglio, poi si ricomincerà a correre, probabilmente all’Arctic Race of Norway e poi al BinckBank Tour, entrambi ad agosto, mentre il programma di fine stagione è ancora da definire.

«Di sicuro – dice – mi piacerebbe arrivare bene per europei e mondiali, mentre sapevo che le Olimpiadi non fossero per me, anche se restano il sogno di qualunque sportivo e magari se ne potrà parlare nel 2024. Sono giovane, ci saranno spero delle altre occasioni. Intanto, oltre a tifare per Pippo, sono curioso di vedere come andrà il mio compagno Dumoulin. Non so molto più di voi. Come a inizio anno ci dissero che aveva lasciato il ritiro, così ci hanno comunicato che avrebbe ricominciato al Giro di Svizzera. Mi è venuto da pensare a Rohan Dennis, che nel 2019 si fermò durante il Tour e nella crono dello Yorkshire diede un minuto a Evenepoel e quasi due a Ganna. Se ha trovato la testa ed è sereno, quello è il suo percorso, anche più duro di Bergen dove vinse. Certo ci sono le variabili del caldo e dell’umidità, ma sa allenarsi. Di sicuro in una squadra come la nostra, al di là delle battute, non lo avrebbero mai portato in Francia per allenarsi, rinunciando a un uomo per la maglia gialla…».

Cassani Dagnoni 2021

Cassani pensa ai suoi guastatori e alza la voce

03.06.2021
4 min
Salva

Le discussioni nate all’indomani della chiusura del Giro d’Italia sulle future convocazioni olimpiche meritano un approfondimento. Davide Cassani non si è nascosto le difficoltà dell’impresa giapponese, a prescindere dalla presenza o meno di Nibali, perché non abbiamo corridori che possono dire di essere nella ristretta cerchia dei favoriti, come invece è Ganna nella cronometro (ma su questo torneremo più avanti) e quindi bisogna lavorare sulla squadra e su un concetto: «Mi servono dei fondisti e non avendo fra i nostri cinque un favorito per l’oro, bisognerà correre in base ai corridori che abbiamo».

Proprio questa può essere la forza della truppa di Cassani (nella foto d’apertura con il presidente federale Dagnoni). Un pugno di guastatori pronto a far saltare il banco. La gara, va ricordato, è diversa da tutte le altre. Per capirlo servono i numeri, insieme all’esperienza maturata da quando, nel 1996, i professionisti sono diventati protagonisti della corsa a cinque cerchi. Non ha mai vinto uno sconosciuto e soprattutto uno che non avesse già esperienza vincente nelle classiche e questo Cassani lo sa bene.

Pogacar Roglic 2021
Pogacar e Roglic, un patto per Tokyo? Nemici al Tour, poi avranno 6 giorni per resettarsi
Pogacar Roglic 2021
Pogacar e Roglic, un patto per Tokyo? Nemici al Tour, poi avranno 6 giorni per resettarsi

La forza dei numeri per l’Italia

Dicevamo dei numeri: solo 5 nazioni potranno schierare il massimo possibile, ossia 5 corridori. Oltre all’Italia sono riuscite nel massimo intento Belgio, Olanda, Francia e Colombia: il Belgio avrà due punte come Van Aert, reduce dal Tour e quindi con le incognite del veloce balzo dalla Francia al Giappone e Evenepoel, ma come si potranno far convivere due anime così diverse e ambiziose? La Francia non avrà Alaphilippe e questa è una perdita importante. La squadra dovrebbe essere puntata su Pinot (se per allora sarà guarito) e non è proprio la stessa cosa.

La Colombia ha già fra i 9 preselezionati Bernal. E sia il percorso, sia quanto fatto vedere anche nelle ultime prove in linea, fanno dell’ultima maglia rosa un corridore da prendere con le molle. L’Olanda è un’incognita, probabilmente correrà come l’Italia. La Slovenia, che dovrebbe avere Pogacar e Roglic reduci dal Tour, avrà un uomo in meno, lo stesso Fuglsang con la sua Danimarca e il vecchio Valverde con la Spagna, come anche la Gran Bretagna (i due Yates? Thomas? Un Froome miracolato?), addirittura due meno per Vlasov (RUS), Martin (IRL), Woods (CAN).

Cassani Rio 2016
A Tokyo sarà la seconda esperienza olimpica per Cassani, che vuole un team di combattenti
Cassani Rio 2016
A Tokyo sarà la seconda esperienza olimpica per Cassani, che vuole un team di combattenti

Scelte fatte per la crono

Come si vede, non ci sono numeri per tenere la corsa sotto controllo. Così si può pensare a qualcosa per farla saltare, anche da lontano. Su questo Cassani sta ragionando, ma le scelte vanno effettuate col bilancino e qui torna in ballo il discorso cronometro.

Ganna è nel gruppo grazie alla sua presenza su pista. Il secondo cronoman potrebbe essere Bettiol, ma sui social è montata una campagna per chiedere a Cassani di portare Affini, visti i suoi risultati al Giro. Abbiamo girato direttamente il discorso al Cittì, che sapeva di queste voci e non si nasconde, anzi ribatte senza peli sulla lingua: «Porterebbe via un posto nel gruppo degli stradisti perché su quel percorso con tanta salita non potrebbe dare una valida mano».

Affini Milano 2021
Per Affini un Giro di grande spessore, ma la crono di Tokyo non si adatta al suo motore
Affini Milano 2021
Per Affini un Giro di grande spessore, ma la crono di Tokyo non si adatta al suo motore

E’ vero, ma l’obiezione che viene fatta è che, mentre nella prova in linea per andare a medaglia serve una vera impresa, con Ganna e Affini avremmo due carte da podio in una gara sola, la cronometro del 28 luglio: «Non si può guardare al Giro: il percorso della crono di Tokyo è impegnativo, con tanta salita, Affini non dà garanzie per quel tracciato ossia non è vero che sarebbe una carta da medaglia non avendo le caratteristiche di Ganna che invece può far bene anche lì». Risposta secca, discorso chiuso.

Affini (quasi) come Freire. Una botta da finisseur

21.05.2021
3 min
Salva

Quasi come Oscar Freire. Sul traguardo di Verona, dove lo spagnolo vinse il campionato del mondo nel 1999, Edoardo Affini è stato autore di un attacco degno del migliore dei finisseur. È partito agli 800 metri e per qualche istante è sembrato anche che ce la potesse fare.

Un’azione di potenza, di classe, inaspettata. Un gesto tecnico come sempre più raramente se ne vedono.

Affini (a sinistra) prova la zampata, un gesto tecnico-atletico di spessore
Affini (a sinistra) prova la zampata, un gesto tecnico-atletico di spessore

Una sorpresa

«Non so neanch’io cosa sia successo – dice divertito il gigante della Jumbo Visma – La nostra idea era quella di fare il treno per Groenewegen. Un finale caotico dopo una tappa abbastanza semplice per cui tutti eravamo non dico freschi, perché a metà Giro non si può esserlo, ma c’era nervosismo. Era l’ultima occasione per gli sprinter e la velocità era altissima. Nell’ultimo chilometro ho trovato uno spazio 100 metri prima che ci si richiudesse con l’ultima curva. A quel punto ho pensato fosse il momento di andare, ma con la convinzione di avere alla ruota il mio velocista».

Nizzolo sopravanza il mantovano negli ultimi metri
Nizzolo sopravanza il mantovano negli ultimi metri

Ha fatto il vuoto

E in effetti Affini spinge come un forsennato. Guadagna 20-30 metri. L’inquadratura dall’elicottero lascia sognare.
«Spingevo, spingevo – racconta Affini – quando ho cominciato a guardare per terra sulla mia ruota posteriore e ho visto che dietro non c’era nessuno. A quel punto ho continuato a “blocco totale”… Nessuna comunicazione via radio. Mi sono mancati 15-20 metri penso, non di più. Ripeto: assolutamente non era un’azione programmata. E’ nata per caso sul momento».

Tappa piatta e andatura lenta, nel finale c’erano tante energie in gruppo
Tappa piatta e andatura lenta, nel finale c’erano tante energie in gruppo

Le scritte dalla maglia

A chi gli fa notare che a Torino aveva perso per un distacco maggiore, Affini sorride e annuisce.
«Ah sì! A Torino sono stati 10 secondi, qua non so… 15 metri. Andavamo a 65 all’ora quindi quanto sarà stato: un secondo forse?». 
Fisico possente, il mantovano ha nelle corde questi numeri. È una sorta di Ganna anche lui, sia per le caratteristiche del cronoman che per i watt nelle gambe. E chissà che questa azione non possa dargli il “la” per nuovi scenari e nuove consapevolezze.
«Con la coda dell’occhio ho visto Nizzolo che risaliva come un razzo e, come si dice in gergo, mi ha tolto le scritte dalla maglia!».

Affini (col body) al via della Ravenna-Verona, pronto ad indossare il casco aero
Affini (col body) al via della Ravenna-Verona, pronto ad indossare il casco aero

Un po’ veronese

Affini è un po’ a casa anche lui come Formolo e Viviani. Ciclisticamente parlando è cresciuto nel veronese. Qui si è formato da allievo e da juniores, Pedale Scaligero prima e Contri Autozai poi. Stamattina lo avevamo visto al via tranquillo e sorridente. Parlava con il pubblico alle transenne prima di recarsi al foglio firma. Però ci aveva colpito il fatto che avesse scelto di correre con il body nonostante i 200 chilometri da fare.
«No, non c’entra nulla con il mio attacco. Di solito quando ci sono tappe così piatte con la squadra scegliamo il body e il casco chiuso aerodinamico».

Malori su Ganna: «Sembrava di vedere Nibali in discesa»

09.05.2021
4 min
Salva

Eravamo d’accordo da qualche giorno. La sera della crono ci sentiamo e ci dici cosa te ne è parso. Con Malori avevamo già parlato di Ganna e le sue crono, perciò aveva detto di sì. Così ieri sera, finito di lavorare ai pezzi del giorno, ci siamo attaccati al telefono. Adriano era a casa, con i postumi fastidiosi del vaccino e sua figlia che lo fa diventare matto. Ma per la crono la casa si è fermata.

«Il percorso era molto bello e molto veloce – dice Malori – viste le medie che sono saltate fuori (Ganna ha vinto a 58,748 km/h, ndr). Quando ci sono queste condizioni, con Pippo non c’è storia. Ha avuto una gestione perfetta. Ha dato gas QB, quando basta, fin dove serviva, cioè fino a tutto il falsopiano in cui un po’ tirava, poi alla fine ha aperto tutto e il distacco ad Affini l’ha dato negli ultimi 2 chilometri. Una volta forse si poteva attaccarlo per come guidava, adesso invece è migliorato tantissimo. Per le traiettorie che faceva, è sembrato di vedere Nibali in discesa. Ma a proposito di traiettorie…».

Secondo Malori, Ganna ha anche mostrato grandissime qualità di guida
Ganna ha anche mostrato grandissime qualità di guida
Cosa?

Vi siete accorti che fra gli uomini di classifica non c’è più la minima attenzione alla traiettoria? Gli specialisti cercavano di fare meno strada possibile, tagliando le curve. Mentre i capitani pedalavano costantemente a centro strada, prendevano le curve senza impostarle e alla fine della crono hanno fatto dei metri in più.

Tanto da veder crescere il passivo?

Certo non di minuti, ma anche fossero solo 10 secondi in una crono di 9 chilometri, pochi non sono…

Secondo te che cosa ha pensato Affini quando è arrivato Ganna?

Lo stesso che ho pensato tante volte anche io. Chiunque oggi voglia andare contro Ganna, sa che le possibilità di batterlo sono minime. Come quando mi toccava sfidare Cancellara o Tony Martin. Affini si è tolto il cappello, ma non era troppo dispiaciuto.

Il finale di Ganna era prevedibile?

Prevedibile non so, ma di certo è una sua caratteristica. Ha saputo cambiare ritmo, dando l’ultimo quarto di gas dove sapeva di poter fare la differenza. In pratica è andato per tutta la crono al 99 e cento e poi alla fine ha dato il 110.

E’ parso anche avere quale rpm più degli altri?

Di sicuro girava più rapido, ma non perché avesse rapporti più agili. Probabilmente faceva girare più rapidamente lo stesso rapporto massimo che aveva Affini. 

E di Evenepoel cosa ti è sembrato?

Sono ancora sbalordito! La crono è il regno della forza, del fuori soglia, dell’abitudine alla fatica. E lui dopo 9 mesi che non corre fa una crono in linea con Cavagna che la settimana scorsa ha vinto il Giro di Romandia.

Per Remco Evenepoel il 7° posto a 19 secondi da Ganna: sorprendente, dice Malori
Per Remco Evenepoel il 7° posto a 19 secondi da Ganna
Significa che è forte davvero?

Che fosse forte lo aveva già fatto vedere, ma non credo che possa fare il podio del Giro. Se così invece fosse, sarebbe come guardare Alien.

Cosa hai pensato vedendo il pubblico sulle strade?

Che se si permette a 30mila persone di ritrovarsi in una piazza a Milano per festeggiare lo scudetto, allora bisogna permettere al pubblico del Giro d’Italia di seguire la corsa dalla strada. E comunque ci ho fatto caso. Avevano tutti la mascherina, nessuno si abbracciava, nessuno si è sognato di fare le cose di Piazza Duomo a Milano. Evviva il pubblico del ciclismo.