Per la crono olimpica occhio a body, caschi e ruote

21.07.2021
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Non solo strada. Tra pochi giorni (il 28 luglio) a Tokyo andrà in scena anche la cronometro individuale. Una crono che desta non poco la nostra attenzione visto che Filippo Ganna partirà con ambizioni importanti. Una crono che però non è facile. Misura 44 chilometri e 850 metri di dislivello (valori che sono la metà per le donne) e si corre in un contesto climatico affatto scontato. E più le situazioni sono complesse e più incidono i materiali.

Con Marco Pinotti, ex cronoman, tecnico del Team Bike Exchange e ingegnere, abbiamo fatto il punto su quali fossero i materiali chiave nella prova contro il tempo a cinque cerchi. E lui ce ne ha segnalati tre in particolare: ruote, body e caschi.

Presentate qualche settimana fa le maglie Castelli per Tokyo (da sinistra: Roberto Amadio, Elia Viviani, Alessio Cremonese)
Presentate qualche settimana fa le maglie Castelli per Tokyo (da sinistra: Roberto Amadio, Elia Viviani, Alessio Cremonese)

Body veloce e traspirante 

Secondo Pinotti le bici sono le stesse. Posizioni (soprattutto) e materiali legati alle stesse posizioni (vedi i manubri) sono collaudati e non verranno stravolti per le Olimpiadi. Si lavora quindi su altro, sui “dettagli”. Che poi dettagli non sono.

«Eh sì, per me – spiega Pinotti – i body saranno molto importanti. Le le bici alla fine sono quelle. Lì in Giappone c’è molta umidità e questo può incidere moltissimo. Perché un body più veloce, come quelli che si vedono oggi, non è traspirante. Di solito aerodinamica e tessuti traspiranti non vanno molto d’accordo. Bisognerà vedere i produttori cosa hanno preparato».

Castelli che con gli azzurri della pista ha lavorato sodo e sotto ogni punto di vista, andando anche in galleria del vento, non ha lasciato scoperto il discorso dei body sulla crono su strada. Ma questo dei body è uno dei pochi casi, in cui Pinotti, non è a tutto e solo vantaggio dell’aerodinamica nella scelta di un “materiale”.

«Ho visto che in quella zona l’alba arriva presto e il sole tramonta poco dopo le 17, quindi il picco di calore dovrebbe esserci intorno alle 13 e non alle 15 come da noi. La gara maschile scatterà alle 14 e per quando partiranno i big (presumibilmente verso la fine, ndr) potrebbe essere un filo più “fresco”. Vedremo».

Il body Space Jet di Alè: è stato utilizzato al Tour. Nonostante sia aero, punta molto sulla traspirabilità
Il body Space Jet di Alè: è stato utilizzato al Tour. Nonostante sia aero, punta molto sulla traspirabilità

Ruote? Come al Tour

«Da quel che ho visto – dice Pinotti – la crono di Tokyo somiglia molto alla prima crono del recente Tour de France, che era più mossa rispetto alla seconda. Ha un bel dislivello, è vero, ma c’è solo un tratto al di sopra del 10% e non è neanche tanto lungo. C’è una salita di 4 chilometri, ma la sua pendenza è di poco superiore al 4%. Nel complesso quindi è un percorso veloce e neanche molto tecnico, a parte una curva nel finale in cui so che la careggiata sarà divisa a metà. Bisogna trovare un buon compromesso tra peso ed aerodinamica. Io non cambierei l’assetto utilizzato nella prima crono del Tour de France.

«Chiaramente al posteriore si userà una lenticolare e all’anteriore una ruota da 60 millimetri in su o una a tre razze. I corridori della Ineos-Grenadiers in quella crono del Tour che vi dicevo hanno utilizzato ruote Princeton da 60 millimetri all’anteriore (al posteriore ovviamente la lenticolare), mentre Thomas, Carapaz e Porte la AeroCoach Aeox Zephyr da 80 millimetri (78 per la precisione, ndr)».

Carapaz impegnato nella prima cronometro del Tour. Secondo Pinotti a Tokyo si dovrebbero mantenere gli stessi assetti
Carapaz impegnato nella prima cronometro del Tour. secondo Pinotti a Tokyo si dovrebbero mantenere gli stessi assetti

Vento scarso…

La scelta delle ruota è poi molto legata alle condizioni del vento. Vento che però secondo Pinotti non dovrebbe essere poi così determinante.

«Ammetto – dice l’ex tricolore contro il tempo – di non conoscere nello specifico le condizioni del vento del luogo che ospiterà la crono, ma da quello che so non è una zona molto ventosa. E questo ce lo dice anche il tasso di umidità. Le temperature infatti saranno calde, ma non caldissime. Si parla di 30° circa, ma con un tasso di umidità superiore al 70% e questo ci dice di un’area a scarsa ventilazione.

«Semmai bisogna vedere la variabilità del vento, più che la sua intensità. La crono infatti si svolge su un circuito da fare due volte e quindi non sarà mai in un unica direzione. Se poi dovessero fare due partenze, cioè due gruppi, e le condizioni dovessero cambiare, potrebbe esserci qualche sorpresa».

Questa annotazione ci rimanda a quel che accadde a Maurizio Fondriest al Atlanta 1996. Il trentino partì con la pioggia mentre altri favoriti, che stavano in un altro gruppo, corsero con l’asciutto.

«Buona memoria! Sì, il concetto è quello. E’ vero che le partenze sono stabilite secondo i punteggi Uci e quindi tutti i migliori partiranno ravvicinati fra loro, ma magari c’è qualche buon corridore che per un motivo o per un altro ha un punteggio basso, sta particolarmente bene e partendo prima potrebbe sfruttare un meteo migliore».

I caschi aero hanno poche prese per l’aria, ma qualche “feritoia” a Tokyo sarà necessaria
I caschi aero hanno poche prese per l’aria, ma qualche “feritoia” a Tokyo sarà necessaria

Casco aero ma non troppo

Un discorso simile a quello fatto per i body riguarda anche il casco. E Pinotti dà una spiegazione molto interessante.

«Anche per il casco: okay la sua aerodinamicità ma non andrebbe trascurata anche la sua aerazione – conclude Pinotti – Si parla di una crono che sfiorerà la durata di un’ora, o comunque 50′ sicuro. Un lasso di tempo importante in cui si suda parecchio e là dentro (pensando alla testa, ndr) si sviluppa un grande calore. Molti dei recettori della pelle e della temperatura si trovano proprio sulla testa e se si surriscalda, il cervello invia impulsi al corpo di abbassare la temperatura. Come? Rallentando…

«Il famoso colpo di calore parte da lì. La testa si surriscalda e il cervello ordina al fisico di “staccare”. Ed è il motivo per cui spesso vediamo il corridore che si getta l’acqua in testa».