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Lorenzo Masciarelli (foto Blieck)

Masciarelli junior, 17 anni e le idee chiare

06.12.2020
4 min
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Questa è la storia di Lorenzo Masciarelli (in apertura nella foto Blieck), che a 16 anni ha lasciato tutto per trasferirsi in Belgio. Immaginate che cosa significa a quell’età cambiare vita, ambiente, amici, lasciare la stessa famiglia per andare a vivere in un Paese straniero, seguendo i propri sogni. E’ quel che ha fatto il giovane abruzzese, parte di una dinastia di corridori. Per diventare quel che vuole essere, un campione del pedale. Oggi, che è passato neanche tanto tempo, poco meno di due anni, gli viene da ridere a ripensarci.

Lorenzo Masciarelli
Lorenzo Masciarelli, 6 anni, la bici è già un destino di famiglia
Lorenzo Masciarelli
Lorenzo Masciarelli, 6 anni, la bici nel destino

«E’ nato tutto quasi per scherzo. Avevamo conosciuto alle gare il gruppo di Nico Mattan e Mario De Clercq (tre volte campione del mondo di ciclocross, non uno qualunque, ndr). Vedendomi gareggiare mi invitarono a prendere parte a una prova in Belgio. Sembrava quasi una gita. Poi però videro che andavo bene anche lì, che è la patria del ciclocross. Così mi hanno chiesto se me la sentivo di correre per il loro team Callant Doltcini Cycling, ma questo significava che dovevo trasferirmi. Il primo anno è stata davvero duro. Mio padre Simone era con me, ma gli altri della famiglia potevo vederli solo quando tornavo a casa, poi c’era la lingua…».

Lorenzo Masciarelli, Mario De Clercq
In Belgio, alla corte di Mario De Clercq, 3 ore, 3 argenti e un bronzo ai mondiali di cross
Con Mario De Clercq, 3 volte iridato nel cross
Come hai superato le difficoltà?

Mi hanno aiutato tanto. Mario, Nico e gli altri. Pian piano inizio a prendere confidenza con il fiammingo, mi sono fatto nuovi amici. Poi c’è la bici, tutta la giornata ruota attorno ad essa. Anche la scuola è dedicata al ciclismo. Si studia al mattino e ci si allena al pomeriggio. L’ultimo anno potrò decidere l’indirizzo da prendere, se meccanica, managering o altro, ma tutto gira intorno al ciclismo. In Belgio c’è veramente un modo diverso di vivere questo sport. E’ uno sport nazionale, il ciclocross in particolare. Quando ho iniziato a gareggiare qui, la cosa che mi ha fatto impressione è stata vedere tutto il contorno. I maxischermi per seguire le gare, i baracchini che vendevano di tutto, ma soprattutto la gente, quanta gente… Però devo dire che oggi anche in Italia le cose stanno migliorando.

Lorenzo Masciarelli
Con mamma Michela. La famiglia Masciarelli si è trasferita in Belgio per assecondare i figli
Lorenzo Masciarelli
Con mamma Mchela, tutta la famiglia vive in Belgio
Ciclocross o strada?

Non lo so, sinceramente non ho deciso e non so dove mi porterà questo cammino. Le gare su strada mi piacciono, sia le salite che le cronometro, penso di avere le caratteristiche del passista-scalatore. Il fisico mi aiuta (è alto 1,76 per 62 chili, ndr), ma il ciclocross mi piace davvero tanto. Vorrei diventare come Van der Poel, che vince dappertutto, mi ispiro un po’ a lui.

Qual è il più bel ricordo legato alla bici?

Sono due. Il primo è legato alla mia prima vittoria in Belgio, a Zonhoven. Gara del Superprestige, un evento enorme, pubblico da tutte le parti. Gareggio fra gli allievi di 2° anno e vinco, su un percorso pieno di fango, con la neve tutto intorno. Mi emoziono ancora a pensarci. Il secondo è la mia prima bici, una Masciarelli rossa con scritta bianca e i segni dell’iride sul telaio. E’ rimasta in Italia, credo che ora la utilizzi qualche ragazzino del vivaio…

Lorenzo Masciarelli, Coppa del mondo, Tabor 2020
Lorenzo terzo a Tabor fra gli junior nella prima prova di Coppa del mondo
Lorenzo Masciarelli, Coppa del mondo, Tabor 2020
Terzo a Tabor nella prima prova di Coppa
Ti manca il tuo Abruzzo?

Certamente… Mi manca il clima, mi manca il mare, mi mancano gli amici. Ci sono i social, stiamo in contatto e quando torno giù ci vediamo, ma non è lo stesso. A ciò vanno aggiunte le difficoltà del periodo, gareggiare senza pubblico, senza tutto quel che circonda le gare in Belgio non è lo stesso. E’ quello che si chiama “sacrificio”. In famiglia mi hanno sempre detto che il ciclismo è legato a stretto filo con passione e sacrificio e se voglio che i sogni si avverino non si può farne a meno. Quindi andiamo avanti così…