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Bouwman, il re degli scalatori più amato dai meccanici

31.05.2022
6 min
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L’Italia porta bene a Koen Bouwman, vincitore di due tappe e della maglia degli scalatori al Giro d’Italia. Se è vero che la prima vittoria da professionista l’ha ottenuta al Delfinato nel 2017, i più attenti lo ricordano trionfatore sul Gran San Bernardo al Val d’Aosta del 2015, in maglia SEG Racing Academy, davanti a Frankiny e Bagioli.

Un metro e 78 per 60 chili, Bouwman è nato il 2 dicembre 1993 a Ulft, nella regione del Gelderland. Sorride sempre e va forte in salita. Nei giorni del Giro, è sempre parso di buon umore. I colleghi olandesi raccontano che la sua crescita sia stata graduale fino alla vittoria al Val d’Aosta e poi le cose siano diventate più veloci. A quel punto sono scattate le offerte, ma Koen le ha rifiutate, scegliendo lo stage con la Jumbo Visma. E dopo il Tour of Britain del 2015 ha firmato per due anni.

Sfinito dopo la vittoria di Potenza, cinque anni dopo la vittoria al Delfinato 2017
Sfinito dopo la vittoria di Potenza, cinque anni dopo la vittoria al Delfinato 2017

Il Giro è per sempre

L’ultimo Giro è stato il quinto nella sua carriera di gregario, in compenso il palmares parla di alcuni interessanti piazzamenti fra la Coppi e Bartali e il Tour of the Alps del 2018.

«Sebbene non mi capiti spesso di partire nelle corse italiane – racconta – mi trovo sempre bene. Il Giro mi piace sempre molto, non è frenetico dal punto di vista mediatico. Non come il Tour in cui devi parlare con qualcuno ogni giorno, anche se non l’ho mai corso. Ogni tanto ne parlo con Jos van Emden e lui mi dice sempre che nella carriera devi fare il Tour una volta e poi il Giro per il resto del tempo».

Partenza da Marano Lagunare, nel giorno della vittoria in Friuli: power meter a posto
Partenza da Marano Lagunare, nel giorno della vittoria in Friuli: power meter a posto

Stupore a Potenza

Dopo la tappa di Potenza, nessuno si è lasciato andare a troppe celebrazioni. Erano al Giro per supportare Dumoulin e il fatto che Bouwman fosse arrivato al traguardo assieme al suo capitano, è parso un abile gioco di squadra. La seconda vittoria del gregario, cinque anni dopo la prima.

«E’ stata incredibile – dice – quanto la mia prima grande vittoria nel Delfinato. E’ stata una giornata dura, alla fine ci siamo ritrovati in quattro e fortunatamente noi eravamo due della stessa squadra. Tom ha fatto un lavoro fantastico per me negli ultimi due chilometri e io mi sono sentito bene tutto il giorno. Mi era rimasta così tanta forza che a 40 metri dalla fine ho guardato indietro e ho visto che grande buco si fosse formato».

Imbarazzo in Friuli

Dopo la vittoria al Santuario di Castelmonte invece, trattenendo a stento felicità e stupore, ha ribadito di essere sempre lo stesso e che per nulla al mondo i risultati del Giro lo allontaneranno dal suo essere gregario.

«Metà di quella vittoria è di Affini – racconta con un filo di imbarazzo – se non avesse tirato lui, ci avrebbero ripreso. Quanto a me, resto un gregario, non saranno queste due tappe vinte a farmi cambiare mentalità e pretese. Semmai avrò più spazio quando non dovrò lavorare per i capitani. La cosa più bella è stato vedere che i più grandi del gruppo siano venuti a congratularsi con me. Ma rimarrò il Koen di sempre. Il Giro è andato oltre le mie aspettative, non dimenticherò mai queste tre settimane. Jan Boven (ex pro’ e ora coach della Jumbo Visma, ndr) si è seduto dietro di me in macchina e mi ha detto di tenere i piedi per terra».

Una Cervélo R5 di serie

Un altro capitolo per il quale Bouwen è estremamente alla mano è la bicicletta. I meccanici testimoniano che non ha mai richieste anomale o particolari. Per il Giro Bouwman ha usato la R5 Cervélo, il cui telaio ferma l’ago della bilancia a 703 grammi. Si tratta della bici più leggera in uso alla Jumbo Visma. Rispetto alla versione precedente, è più light anche la forcella, per un peso complessivo di telaio e forcella poco superiore ai 1.000 grammi. Pesano meno (circa 12 grammi) anche manubrio e attacco, mentre il reggisella è di 20 grammi più leggero.

«La mia bici ideale – dice – deve essere una all road, cioè deve andare bene su tutti i terreni che si trovano in corsa e in allenamento. La voglio rigida e leggera, alla fine una bici standard della nostra dotazione. Non chiedo regolazioni particolari, rispetto al gruppo Shimano di serie. Solo in alcune tappe chiedo di avere un plateau più grande e in montagna una cassetta con pignoni più agili. Nella tappa del Santuario di Castelmonte ho usato il 36×34».

Bouwman fa doppietta al Santuario di Castelmonte e consolida la maglia dei Gpm
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La bici ha ovviamente i freni a disco e il manubrio non integrato, dato in dotazione agli scalatori: «Non ho avuto problemi – spiega – passando ai freni a disco. Puoi staccare dopo e mi ha aiutato il fatto di averli sulla bici da cross e la mountain bike. Quanto al manubrio, uso questo perché me lo hanno dato (scoppia a ridere: il lusso di scegliere spetta ancora ai capitani, ndr). E’ leggero, per me va bene così».

Bouwman non sa ancora se correrà la Vuelta, per ora è previsto come riserva, ma c’è di mezzo tutta l’estate per venirne a capo. La sua prossima corsa sarà per certo il Giro di Svizzera, in cui potrebbe giocare le sue carte, dato che Roglic e il gruppo Tour andranno a rodarsi sulle strade del Delfinato. E chissà che il trend positivo del Giro non valichi le Alpi e gli permetta di lasciare il segno anche di là…