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Jumbo campione: il ranking e il senso di squadra

24.10.2022
5 min
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Ranking Uci: spesso ne abbiamo parlato nel corso di questa stagione. E lo abbiamo fatto soprattutto in relazione al discorso dei punti e delle retrocessioni. Ma c’è anche chi, questa classifica, questo ranking appunto, lo ha vinto ed è la Jumbo-Visma.

Lo squadrone giallonero è stato il più costante in tutto l’arco dell’anno. Ha messo nel sacco 48 vittorie con 12 corridori diversi. La prima vittoria il 12 gennaio, il campionato nazionale australiano a crono a firma di Rohan Dennis, e l’ultima il 4 ottobre, la Binche-Chimay-Binche, a firma di Christophe Laporte. Nel mezzo anche il Tour de France.

Ard Bierens pronto ad assistere Van Aert (qui con Ganna) al termine dell’ennesima gara
Ard Bierens pronto ad assistere Van Aert al termine dell’ennesima gara

A braccia alzate

Ard Bierens è l’addetto stampa della corazzata olandese e ci racconta di come è stato perseguito questo obiettivo.

«Vincere un ranking – spiega con il suo ottimo italiano – è sempre bello, ma siamo sinceri: preferiamo vincere quando arriviamo a braccia alzate sul traguardo. E’ un altro livello di adrenalina. Chiaramente siamo felici di essere stati i numeri uno quest’anno e anche nell’arco delle tre stagioni».

Bierens si riferisce appunto al ranking a squadre dell’Uci che ha decretato le squadre retrocesse che, per onor di cronaca, sono state la Israel Premier Tech e la Lotto Soudal.

«La voglia di vincere questa classifica c’è comunque stata. Un anno fa praticamente, cioè all’inizio della stagione, ci siamo dati un target preciso e cioè vincere. Vincere tante gare e vincere il Tour. Il ranking non era una priorità in tal senso, ma volevamo conquistarlo con le vittorie».

Il logo da campioni

Non sarà stata una priorità, però la gioia non è mancata. Quel senso di appartenenza è emerso alla lunga. E’ chiaro che l’adrenalina del momento è diversa. La scarica di emozioni che può dare il tagliare un traguardo in testa, vincere una volata o ancora di più una cronosquadre è un’altra cosa. Si parla di qualcosa di tangibile. 

Marco Pinotti qualche mese fa ci disse che nel ciclismo non c’è niente di più forte che la vittoria di una cronosquadre per rafforzare il gruppo.

«Chiaramente – riprende Bierens – siamo stati felici di questo successo. E’ frutto di un grande lavoro da parte di tutti. Giusto qualche giorno fa l’Uci ci ha inviato i loghi di miglior team da mettere sulle ammiraglie e sulle maglie. E in più abbiamo ricevuto un trofeo per il triennio 2020-2022. Credo che a fine novembre quando ci ritroveremo tutti insieme in ritiro faremo una bella festa».

Uno per tutti

La cosa bella di un ranking a squadre è che tutti possono contribuire. E’ come una grande corsa a tappe. Contribuisce chi tira, chi vince, chi si piazza e porta punti alla causa. Il senso di appartenenza aumenta.

«Credo – spiega Bierens – che che la voglia di vincere questa classifica sia stata uguale per tutti: dagli atleti ai direttori sportivi».

E quando in squadra hai un certo Wout Van Aert che da solo ha portato il 30% dei punti vuol dire tanto. Vuol dire che un atleta così è una certezza e anche gli altri possono stare più tranquilli.

«Wout è il miglior esempio di uomo squadra. E il ciclismo è un “team sport”, non è uno sport individuale, specialmente oggi. Wout vince, conquista la maglia verde, è importante per Vingegaard e per Roglic».

E ci sentiamo di aggiungere che decide anche a chi spetta la gloria quel giorno. Ci riferiamo all’esempio di Laporte al Tour.

Quel giorno, visto anche il finale che poteva essere favorevole al passistone francese, Van Aert dopo aver scortato Vingegaard ai -3 chilometri della neutralizzazione, ha agevolato anche Laporte e poi si è fatto da parte. Se non è squadra questa?

Pensate che stimoli che poteva avere Christophe il giorno dopo. Avrebbe dato il 110% per i suoi compagni. 

Infine Bierens chiude con una frase semplice ma che dice tutto.

«Pogacar da solo è difficile da battere, ma noi tutti insieme, come una squadra, sappiamo che possiamo batterlo».