Indietro di condizione? Benfatto spiega come si rimedia

03.02.2023
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I social, se ben utilizzati, possono essere fonte di idee e spunti per degli articoli. Ecco che guardando sul profilo Instagram di Fabio Felline, abbiamo notato una storia che ci ha colpiti. Il corridore dell’Astana Qazaqstan si stava allenando in palestra e la foto recitava: “alla ricerca dei watt mancanti”. Così partendo da questo spunto, e con l’aiuto di Marco Benfatto, vogliamo capire come lavora un corridore che si accorge di essere indietro di preparazione. 

Benfatto, qui a destra, dopo aver concluso la carriera nel 2020 si è laureato in scienze motorie ed è diventato preparatore
Benfatto, qui a destra, dopo aver concluso la carriera nel 2020 si è laureato in scienze motorie ed è diventato preparatore
Ciao Marco, innanzitutto, da quali fattori può nascere un ritardo di preparazione?

Ce ne sono molti – spiega il preparatore – però sono tutti legati a fattori esterni, come un’influenza. Capita spesso che nel ritorno dai ritiri in Spagna di dicembre, dove ci si allena a maniche corte e in pantaloncini, si subisca il cambio di clima. Uscire i primi giorni con il freddo può portare ad ammalarsi e perdere giorni di allenamento. 

Altri fattori magari legati più strettamente all’attività in bici?

Un infortunio che capita abbastanza spesso è l’infiammazione al ginocchio. I corridori fanno determinati lavori di potenziamento, ma con il freddo diventa meno vantaggioso di non farli. Perché lavorare con grandi sforzi a basse temperature può portare ad un’infiammazione appunto, ed anche in questo caso si perdono giorni di lavoro. 

E’ possibile sbagliare la preparazione?

Ormai non più, la tecnologia dà una grossa mano a noi preparatori. Grazie ai dati come watt o frequenza cardiaca, ma anche i vari software sono una grande aiuto. Il migliore è Training Peaks, con il quale si possono calibrare i carichi di allenamento in maniera ottimale. La cosa più importante per un corridore, nonostante tutto, rimangono i test di dicembre e gennaio. Con quelli si riesce a capire il tipo di preparazione e se si può spingere o bisogna aspettare. 

Per Benfatto la palestra va alleggerita una volta che inizia la stagione
Per Benfatto la palestra va alleggerita una volta che inizia la stagione
Abbiamo visto Felline lavorare in palestra, è utile?

Dipende, se ci si accorge che manca un po’ di forza allora sì, con dei lavori a secco si può recuperare. La palestra, tuttavia, una volta iniziata la stagione è meglio “alleggerirla”, si fanno dei richiami, ma il lavoro vero passa dalla bici attraverso il gesto specifico. 

Allora che cosa bisogna fare quando ci si accorge di essere indietro di condizione?

Si deve rimanere calmi, sembra banale ma è importante non “andare fuori di testa”. I corridori a volte vorrebbero fare lavori più intensi ma questo non serve. Il rischio è di arrivare sì in condizione, ma non avere poi una base e quindi il picco di forma dura poco. Meglio pazientare e arrivare al livello desiderato un po’ dopo. 

Dipende anche dalle esigenze di calendario?

Certo. Se un atleta parte a gennaio con l’intento di vincere subito, avrà meno tempo per sbagliare. Il calendario, comunque, è un problema ormai per preparatori e corridori. I ragazzi smettono di correre a ottobre e ripartono a gennaio, il tempo per riposare è davvero poco, e le condizioni climatiche non aiutano. Gli europei si allenano spesso al freddo e arrivare al top della condizione in gare dall’altra parte del mondo, dove per di più è estate non è semplice. E’ un po’ il cane che si morde la coda.

Ci si può accorgere di un ritardo nella preparazione solamente dopo la prima corsa?

Sì, la prima gara rappresenta una linea rossa dalla quale si parte a valutare il lavoro fatto. E’ vero che abbiamo tanti dati e molta tecnologia ma le sensazioni in corsa giocano ancora una parte fondamentale.  

Si è parlato di palestra, ma in bici che tipo di lavori fa un corridore indietro con la condizione?

Bisogna recuperare il ritmo gara, quindi si preferisce fare dietro moto o dietro macchina. Ed a questo si aggiungono altri lavori fatti ad alta intensità come fuori soglia. Per fare un esempio: se un velocista si accorge che non ha il picco di potenza che si aspettava, è meglio che cerchi di recuperare tramite allenamenti in bici. Lavorare troppo in palestra farebbe venir meno una base di lavoro importante.

Guardando al calendario un corridore da classiche o un velocista hanno meno tempo per rimediare?

Per i corridori da classiche è doppiamente difficile: primo perché stai lavorando su una gara secca. Secondo perché il calendario è “corto” e rincorrere non è mai semplice. D’altro canto, però, i corridori con quelle caratteristiche iniziano ad alzare i giri del motore già dal ritiro di dicembre. 

Per gli scalatori c’è più tempo per entrare in condizione
Per gli scalatori c’è più tempo per entrare in condizione
Per gli scalatori, invece?

Con loro per arrivare pronti agli appuntamenti importanti, si fa un dietro moto su salite da venti minuti. Il ritmo deve essere quello della corsa, quindi medio e soglia, con delle variazioni di ritmo. Chi prepara il Giro d’Italia lavora solo per quello, si parte un po’ prima ma le corse in mezzo come la Vuelta a la Comunitat Valenciana o la Tirreno-Adriatico, servono come allenamento.  

La ricetta è tanta pazienza e lavorare al meglio…

A mio avviso non si deve stravolgere il programma di lavoro, ormai la frittata è fatta e bisogna seguire la strada intrapresa. La stagione è lunga e c’è tempo per rimettere le cose in ordine.

Le braccia al cielo e Arianna Fidanza riannodò il filo…

03.02.2023
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Erano 4 anni che Arianna Fidanza aspettava di alzare le braccia al cielo. Quattro anni in certi momenti difficili, sofferti, nei quali magari si è anche messa in discussione al di là degli incidenti fisici. Ha cambiato tutto, ha scelto il nuovo approdo alla Ceratizit-Wnt e non credeva di iniziare la sua avventura subito con un successo. Alzare le braccia al cielo nella Pro Cycling Costa de Almeria le ha restituito il sorriso e l’ottimismo, che traspare dal tono delle sue parole.

Una volata imperiale la sua, di quelle a cui ha abituato sua sorella Martina nelle prove iridate di scratch. In una gara dura, come piace a lei: «Era una corsa già abbastanza lunga per essere la prima della stagione, con 3 salite di cui l’ultima era più dura e ha completato la selezione. Ci siamo trovate davanti una ventina, tutti i team lavoravano per portare a compimento la fuga, soprattutto la Movistar che contava sulle capacità in volata della Norsgaard. C’erano due curve nella volata finale, io sono partita da dietro riuscendo a rimontare, ma solo negli ultimi 100 metri ho creduto davvero nella vittoria».

Arianna viene da due anni alla BikeExchange, con un grave infortunio nella seconda parte del 2021
Arianna viene da due anni alla BikeExchange, con un grave infortunio nella seconda parte del 2021
E’ particolare iniziare una nuova esperienza con la vittoria…

Non potevo chiedere di meglio. In carriera avevo vinto solo altre due volte, sempre in Cina. Sono contenta di aver ripagato subito quel che il team mi sta dando: ho notato come qui ognuna può avere le sue opportunità, è la corsa che decide chi sarà la punta della squadra. Sapevo di essere già in buone condizioni, sapevo soprattutto che se capitava l’occasione dovevo sfruttarla. Sono sempre stata molto presente a me stessa, dovevo chiudere un cerchio.

Per te quella alla Ceratizit è un’avventura nuova. Rispetto alla BikeExchange-Jayco che cosa è cambiato?

Mi trovavo bene anche lì, lo ribadisco. Qui devo dire che si è formato subito un bel gruppo. Abbiamo fatto due ritiri prestagionali e si è lavorato molto non solo dal punto di vista tecnico, ma anche proprio nella formazione della squadra, nella socializzazione. Non siamo in tante, ma siamo molto affiatate, 16 atlete di cui 3 italiane. E qui ho ritrovato mia sorella…

La vittoria di Zoushan al Tour of Zhoushan Island del 2016 (foto Facebook/Arianna Fidanza)
La vittoria di Zoushan al Tour of Zhoushan Island del 2016 (foto Facebook/Arianna Fidanza)
C’è una capitana designata?

No, partiamo tutte con le stesse opportunità, come detto in ogni corsa la sua evoluzione stabilisce le gerarchie. Dipende da come vanno le cose e per certi versi la vera differenza con il team dove stavo prima è proprio questa. E’ un modo diverso di vedere le cose, si fanno scelte tattiche diverse e bisogna adeguarsi. Per me non è un problema, lavoro volentieri per le compagne, ma sapere che altrettanto verrà fatto nei miei confronti è molto incoraggiante.

Quanto sta influendo il lavoro che stai facendo sulle cronometro?

Molto, io credo che stia cambiando il mio modo di essere ciclista. Avevo iniziato da giovanissima proprio mettendo in evidenza quelle caratteristiche, ma nel 2017 avevo smesso e ho ripreso seriamente ad affrontare la specialità solo lo scorso anno. E’ un percorso lungo ma che sto vivendo con molta serietà, ho anche la bici specifica a casa per effettuare i lavori ogni settimana. Questo sta influendo non solo sul mio modo di affrontare le corse, ma noto che sta aumentando le mie capacità di potenza. 

I lavori a cronometro stanno dando i loro frutti: Arianna punta molto su questa specialità
I lavori a cronometro stanno dando i loro frutti: Arianna punta molto su questa specialità
Quali sono le situazioni di corsa dove ti ritrovi meglio?

Quelle dove si viene a formare un gruppo ristretto, proprio com’è avvenuto in Spagna. Sono veloce ma non una sprinter pura, in quelle occasioni posso esaltare però queste mie qualità, infatti la cosa che mi è piaciuta di più è che ho vinto con uno sprint di rimonta.

Alla Ceratizit ti sei ritrovata con tua sorella Martina…

Avevamo già corso insieme, ma è chiaro che poter condividere lo stesso team, le stesse corse è un qualcosa in più. In questo momento seguiamo due percorsi diversi, lei è più concentrata sulla pista, sta puntando forte sugli europei e dovrebbe essere presente anche alla prima prova di Coppa del mondo a marzo. Ma non mancheranno le occasioni per poter correre insieme.

Nella Ceratizit-Wnt Arianna ha trovato già un buon gruppo. Qui con la tedesca Eberle
Nella Ceratizit-Wnt Arianna ha trovato già un buon gruppo. Qui con la tedesca Eberle
Ora viaggi sulle ali dell’entusiasmo per questo successo e questo volo dove vuoi che ti porti?

Vorrei presentarmi al massimo della mia forma all’appuntamento con le classiche del nord. Ho sempre amato quelle corse, quell’atmosfera, quel tipo di agonismo che si respira su quelle strade. Ci sono molte prove che secondo me si addicono alle mie caratteristiche, ma per emergere non bisogna sbagliare nulla e essere al massimo, Vedremo come mi sentirò per allora, ma un sogno nel cassetto ce l’ho…

Lopez si prende la crono, ma scatta l’allarme per Bernal

03.02.2023
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Ieri la cronometro individuale con la vittoria di Miguel Angel Lopez, domenica la prova su strada dei campionati nazionali. Il ciclismo colombiano non aspettava altro, per una serie di motivi trasversali che stanno diventando di primario interesse. La disdetta inattesa da parte di Bernal ha lasciato i tifosi sgomenti. Il recupero di Egan ancora una volta si è inceppato su un problema fisico. La sensazione, avendolo osservato da vicino nei giorni argentini, è che probabilmente il processo avrebbe richiesto altri tempi. E che assecondare la meraviglia di quel rientro prodigioso, facendo crescere la potenza (necessaria per correre) su una struttura non ancora in grado di sostenerla, rischia ora di trasformarsi in un boomerang. Lo sforzo all’Alto del Colorado alla Vuelta a San Juan ha infiammato la rotula e ora bisogna farci i conti.

«Tutti devono capire – ha detto il preparatore Xavi Artetxe ad ADN Cycling – che qualunque cosa accada, Egan è qui è per la sua voglia di correre i campionati nazionali davanti alla sua gente. E se non lo fa, la frustrazione più grande è certo la sua. Vogliamo essere ottimisti, ma la verità è che la situazione è complicata. Quello che invece non vogliamo è che uno o due giorni di gara compromettano la buona traiettoria che ha per il resto della stagione».

La Vuelta a San Juan ha mostrato un Bernal in ripresa, ma ancora fragile
La Vuelta a San Juan ha mostrato un Bernal in ripresa, ma ancora fragile

Nairo ci sarà

A fronte della complessa situazione di Bernal, sulle strade dei Campeonatos Nacionales de Ruta 2023 di Bucaramanga, i riflettori saranno puntati per motivi simili su Nairo Quintana e ovviamente Miguel Angel Lopez.

Il primo torna alle corse dopo il mondiale di Wollongong. Ha preso atto che il tacito bando emesso ai suoi danni dopo la positività al Tramadol ha congelato l’interesse delle squadre. I campionati nazionali non erano nei suoi programmi, per alcuni problemi di salute di cui aveva parlato in precedenti interviste. Tuttavia, dopo la conferenza stampa in cui ha cercato di rilanciarsi come corridore, il corridore di Combita ha cambiato rotta e annunciato la sua partecipazione. Correrà nella nazionale mista diretta da Mario Jaramillo, esperto tecnico colombiano.

«Nairo Quintana – spiega il presidente della federazione Mauricio Vargas – è una figura di rilievo nazionale e giusto qualche giorno fa stavamo discutendo di alcune cose sul ciclismo colombiano. Ha preso da solo la decisione di venire ai campionati nazionali. Ha fatto alcune consultazioni con il suo staff medico e ha ricevuto l’approvazione in modo che potesse essere presente a Bucaramanga. E’ importante che un uomo come Nairo partecipi, perché conosciamo il peso che ha in nazionale. E’ una gioia che siano presenti le grandi figure del nostro ciclismo».

Lopez ha vinto la crono del campionato nazionale colombiano oltre i 48 di media (foto Noticiclismo)
Lopez ha vinto la crono del campionato nazionale colombiano oltre i 48 di media (foto Noticiclismo)

Al fianco di Superman

La ricorsa di Lopez è cominciata con la vittoria della Vuelta a San Juan: un trionfo che gli ha permesso di inserirsi nella sua nuova squadra, che si è schierata al suo fianco contro i presunti soprusi subiti, eleggendolo a bandiera.

«La vittoria di Miguel alla Vuelta a San Juan – ha raccontato Brayan Sanchez, suo compagno al Team Medellin – è stata bella, qualcosa che la squadra voleva ottenere e che stavamo aspettando, visto che avevamo lavorato duramente per ottenerla. Anche nella tappa che ha vinto, abbiamo lottato per lui. E’ stata una grande gioia. Io ho sempre voluto essere in una grande squadra. Ho lavorato per ottenere risultati per me e per gli altri. Aiutare Lopez è qualcosa di bello, perché è una persona fantastica. Abbiamo avuto l’opportunità di trovarlo sulla nostra strada e ci siamo resi conto che oltre ad essere un corridore di gran classe, è un grande essere umano».

Il campionato colombiano su strada si svolge a bassa quota, su un circuito di 23,6 chilometri da fare 10 volte
Il campionato colombiano su strada si svolge a bassa quota, su un circuito di 23,6 chilometri da fare 10 volte

La crono di Lopez

Superman intanto si è portato a casa il titolo nazionale della cronometro. Ha percorso i 43,5 chilometri in 52’59” a 48,876 di media, lasciandosi dietro Vargas e Contrerars, che un giorno fu a sua volta corridore della Quick Step e poi dell’Astana.

«Sono contento – ha detto Lopez – è stato un giorno molto buono, per me e per la squadra. Conoscevo il percorso e ho avuto un direttore tecnico molto esperto. Ieri sera siamo andati a vedere la strada in macchina, in modo da ricordare ogni piccolo dettaglio. Penso che domenica sarà dura come oggi, per cui per ora ci riposeremo, recupereremo e domenica vedremo cosa inventare».

La corsa su strada si svolgerà su un circuito di 23,6 chilometri da ripetere 10 volte per un totale di 236 chilometri. Nessuna quota proibitiva. Discesa, salita e poca pianura. Probabilmente sarà corsa per uomini da classiche più che per scalatori, ma questo Lopez vola. Ed ha ancora il dente avvelenato.

Ritorno al freddo: il delicato rientro dalle corse calde

02.02.2023
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Dal caldo al freddo, tanto più che è arrivata una parvenza d’inverno anche al Centro-Sud. I corridori sono tornati da Australia e Argentina e alcuni tra poco torneranno dall’Arabia Saudita e dall’Africa. Altri ancora sono in procinto di partire in senso opposto (in apertura foto Pirelli). 

Con questi sbalzi di temperatura i medici dei team hanno un bel da fare per evitare i malanni di stagione e ottimizzare le prestazioni. In tutto ciò i più coinvolti sono i nutrizionisti. Noi abbiamo chiamato in causa Giacomo Garabello, nutrizionista appunto, in forza all’Astana Qazaqstan.

Giacomo Garabello (classe 1996) è il nutrizionista dell’Astana Qazaqstan (foto Astana)
Giacomo Garabello (classe 1996) è il nutrizionista dell’Astana Qazaqstan (foto Astana)

L’esperienza insegna

Qualche anno fa, ben prima del Covid, quando in Australia ci fu una prima super ondata di caldo con 43°-45°, al rientro in Europa mezzo gruppo prese la bronchite. Si passò dal Down Under alle prime sgroppate in Belgio e nel mezzo allenamenti a tutta. Risultato: si ebbe il picco di malanni fra Tirreno e Parig-Nizza, che per di più furono anche abbastanza nevose, tanto che ci fu una protesta dei corridori. Queste due gare videro decine e decine di ritirati. In tanti implicarono tutto ciò al forte sbalzo termico.

Magari all’epoca, una ventina di anni fa o poco meno, non si dava così tanta importanza a questi aspetti, ma oggi le cose sono cambiate, merito anche di quelle stesse esperienze.

I materiali sempre più hi-tech aiutano moltissimo gli atleti e le atlete (ormai il discorso caldo/freddo riguarda anche le donne)
I materiali sempre più hi-tech aiutano moltissimo gli atleti e le atlete (ormai il discorso caldo/freddo riguarda anche le donne)

“Piccole” accortezze

Oggi alcune accortezze per “attutire” lo sbalzo termico sono abbastanza note. Una di queste è senza dubbio quella di modificare l’orario dell’uscita, almeno nelle prime due o tre sedute. I corridori quindi si allenano nelle ore più calde, anche se questo significa finire un po’ più tardi. E poi non spingono subito forte.

Coprire bene mani e piedi in primis, ma anche il collo. E se proprio dovesse essere super freddo meglio allungare lo “scaldacollo” fin sulla bocca, per “scaldare l’aria che si va a respirare. Ma questa operazione va fatta solo nei primissimi minuti. Appena il motore si è “temprato” bisogna riabbassarla. Senza un’espirazione efficiente infatti, il livello di anidride carbonica sale velocemente e non va bene.

Passare da temperature superiori ai 30° a quelle intorno (o inferiori) ai 10° non è così scontato, tanto più per fisici parecchio al limite
Passare da 35° a 10° non è così scontato, tanto più per fisici parecchio al limite

Il viaggio incide

Ma non c’è solo l’aspetto tecnico-pratico da considerare. Uno dei punti salienti di questo nuovo adattamento riguarda l’alimentazione ed è qui che entra in gioco Garabello.

«Il primo aspetto da considerare – spiega il nutrizionista dell’Astana – sicuramente è il viaggio, perché ci si sposta da un continente all’altro. Quindi bisogna in primis concentrarsi su questa fase. Noi, per esempio, abbiamo Harold Tejada che dalla Colombia è andato in Argentina. Dall’Argentina è tornato a casa in Colombia e da qui andrà in Oman.

«Il tema dei viaggi pertanto è ancora più importante del discorso degli allenamenti, perché poi in tutto questo bisogna cercare di mantenere la condizione ottimale, ma con nel mezzo una fase, appunto il trasferimento, che è piuttosto stressante». 

Gestire alimentazione e idratazione durante il viaggio è il primo passo per attutire lo shock termico (e non solo)
Gestire alimentazione e idratazione durante il viaggio è il primo passo per attutire lo shock termico (e non solo)

Idratazione in primis

E nei viaggi Garabello punta forte sull’idratazione.

«I ragazzi devono cercare di bere – prosegue Garabello – di mantenersi idratati, perché il rischio è che con l’aria rarefatta della cabina dell’aereo si “asciughino” senza accorgersene. Quindi devono bere spesso, ma non esageratamente». 

«In secondo luogo bisogna cercare di tarare i macronutrienti nella maniera ottimale, pensando sia agli impegni di corsa che al tipo di allenamento all’arrivo del viaggio.

«Tornando all’esempio di Tejada, dalla Colombia all’Oman ci sono circa 30 ore di viaggio. Harold dovrà fare piccoli pasti ogni due o tre ore, dando importanza a bilanciare i macronutrienti, specialmente carboidrati e proteine. All’interno di questa “periodizzazione”, se così vogliamo chiamarla, macronoutrienti e idratazione sono due aspetti primari».

Frutta e verdura di stagione forniscono i micronutrienti necessari
Frutta e verdura di stagione forniscono i micronutrienti necessari

Più carboidrati

Parlando di macronutrienti il focus si sposta del tutto sull’alimentazione. Come regolarsi dunque nel passaggio dal caldo al freddo? Bisogna imbottirsi di verdure di stagione? Bere le “vecchie” spremute d’arancia?

«Da nutrizionista – spiega Garabello – resto sui macronutrienti più che sui singoli cibi. Col freddo, ed è provato scientificamente, l’ossidazione dei carboidrati che, ricordiamo sono il macronutriente fondamentale per per l’energia, aumenta. Così come in caso di grande caldo. Pertanto i carboidrati vanno tarati. Faccio un esempio: se per uno stesso allenamento prima mangiavo 100 grammi di pasta, adesso al ritorno al freddo ne mangerò 120».

«Chiaramente poi le verdure di stagione, così come la frutta, vanno preferite. Sono fondamentali per i micronutrienti che contengono. Micronutrienti che sono altrettanto importanti dei macro, perché abbiamo bisogno delle sostanze (vitamine, potassio, omega-3 in caso di frutta con guscio, ndr) che derivano dalle verdure e dalla frutta».

«Per il resto poi lo sbalzo di temperatura, ai fini dell’allenamento vero e proprio, non fa tutta questa differenza. Sì, forse un po’ il cambio di aria che si lega al discorso degli elettroliti e della sudorazione, ma questa è una sfera fisiologica piuttosto soggettiva».

Boscaro racconta col suo sguardo la Vuelta a San Juan

02.02.2023
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Si è appena conclusa la Vuelta a San Juan, la corsa a tappe argentina che ci ha aperto uno spiraglio su un mondo poco conosciuto. Al caldo della Regione di San Juan ha corso anche la nazionale italiana, guidata da Marco Villa. Tra gli azzurri era presente Davide Boscaro, giovane del Team Colpack Ballan alla sua prima esperienza su strada così lontano dall’Europa. Attraverso il racconto del veneto ricostruiamo il suo viaggio tra le strade argentine

Gli azzurri a San Juan hanno messo nelle gambe un bel carico di lavoro in vista degli impegni su pista
Gli azzurri a San Juan hanno messo nelle gambe un bel carico di lavoro in vista degli impegni su pista

Un viaggio infinito

Boscaro è atterrato questa mattina a Venezia, dopo un giorno intero di viaggio, il ritorno non è stato agevole ma ne è valsa la pena. 

«Siamo partiti – racconta il giovane pistard – martedì mattina alle 4:30 da San Juan e con un volo di un’ora e trenta siamo arrivati a Buenos Aires. Una volta atterrati nella Capitale abbiamo aspettato cinque ore in aeroporto prima di prendere il diretto per Roma. Siamo sbarcati in Italia alle 6:30 di mercoledì e poi ho preso il volo per Venezia. All’andata abbiamo fatto le stesse tappe ma al contrario. E’ stato un bel girare ma ne è valsa la pena. Avevo già fatto trasferte così lunghe per le gare di coppa del mondo su pista, ma per correre su strada mai».

I corridori hanno attraversato paesaggi incredibili come il deserto
I corridori hanno attraversato paesaggi incredibili come il deserto

Giorni dilatati

Le differenze, per forza di cose, ci sono. Correre su strada e pista, almeno a livello di fatica e di adattamento al clima, non è la stessa cosa. 

«E’ stato un po’ stressante (racconta da casa Boscaro, mentre il suo cane gli dà il bentornato in sottofondo, ndr). Si partiva sempre molto tardi, verso mezzogiorno e arrivavamo intorno alle otto di sera. Compreso il trasferimento si arrivava in hotel sempre intorno alle ventidue, come tempistiche non era il massimo. Spesso non avevamo il tempo di fare i massaggi perché bisogna farli prima di cena, così è capitato di rimandare alla mattina successiva. In pista è capitato di finire così tardi ma essendo gare più corte inizi prima la fase di recupero. Per arrivare ad essere competitivi con questi ritmi ci vuole allenamento, non è semplice perché il corpo deve adattarsi ad un nuovo modo di lavorare».

I ritmi durante le sette tappe sono stati frenetici, le tappe arrivavano intorno alle 20
I ritmi durante le sette tappe sono stati frenetici, le tappe arrivavano intorno alle 20

Fuso orario e caldo

Le temperature in Argentina, complice anche il fatto che dall’altra parte del globo ora è estate, erano davvero proibitive. I corridori risentono di questi cambiamenti, e se a questo si somma anche il fuso orario…

«Non è stato semplice – conferma il pistard – adattarsi al clima, ci sono quasi quaranta gradi di differenza tra casa e San Juan. In teoria saremmo dovuti arrivare qualche giorno prima in Argentina per lavorare in pista ma non abbiamo potuto. Sarebbe stato parecchio utile, anche perché avremmo avuto più tempo per adattarci al grande caldo. I primi giorni l’ho sentito parecchio. Nella prima tappa, che era abbastanza corta (144 chilometri, ndr), abbiamo affrontato uno strappetto non molto duro ma mi è rimasto un po’ nelle gambe. Capivo di non essermi adattato bene al caldo i primi giorni anche dalle “risposte” del cuore, i battiti salivano subito».

Il nuovo impianto

E’ uscita mercoledì l’intervista con il Governatore, attraverso le sue parole abbiamo cercato di capire la crescita che può avere il Paese con il grande investimento fatto sugli impianti sportivi. Ci è sembrato tuttavia giusto chiedere anche un parere a chi la pista la frequenta tutti i giorni come atleta.

«Ci hanno portato a vedere il velodromo appena costruito – racconta Boscaro – in realtà sarà inaugurato a maggio. E’ impressionante, ne sono rimasto piacevolmente sorpreso, soprattutto se vado a pensare che l’Argentina non ha corridori di spicco nel settore pista. In Italia abbiamo i campioni olimpici in carica e tanti atleti di fama mondiale ed abbiamo un solo velodromo: quello di Montichiari (che spesso è soggetto a lavori e inagibile, ndr). Si capisce come questo investimento sia fatto per avvicinare le persone al ciclismo, o in generale allo sport, visto che la struttura è polivalente. Mi piacerebbe tornare qui anche l’anno prossimo per avere la possibilità di provarlo».

Il pubblico si è riversato numeroso sulle strade argentine, qui il saluto di Richeze alla sua gente
Il pubblico si è riversato in massa sulle strade, qui il saluto di Richeze alla sua gente

Pubblico e paesaggi

Nel corso della Vuelta a San Juan i corridori si sono ritrovati a correre attraverso paesaggi suggestivi. Si è passati dal deserto fino alla cima dell’Alto de Colorado, situato a 2600 metri sul livello del mare. 

«Non ero mai arrivato così in alto – racconta ancora Boscaro – quella dell’Alto del Colorado tuttavia non era una salita proibitiva. La grande difficoltà era l’altitudine, ma personalmente l’ho gestita andando del mio passo senza strafare. Del deserto mi ha colpito la nudità del paesaggio, pedalare in mezzo al nulla è stato quasi strano. Un altro particolare che mi ha impressionato in positivo è il pubblico: alle partenze ed agli arrivi c’era tantissima gente. L’ultima tappa, che partiva ed arrivava da San Juan, aveva un circuito sulla circonvallazione di sedici chilometri. Ai bordi delle strade non c’era uno spiraglio libero, il percorso era contornato di persone. Poi hanno un calore incredibile, chiedevano un sacco di foto o borracce a tutti i corridori. Ci tengo a ringraziare la Federazione per questa grande occasione».

La svolta di Ellena: nuova vita alla Eolo-Kometa

02.02.2023
7 min
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La solita storia, lo sapevamo, ma abbiamo atteso l’ufficialità della notizia. E intanto in Argentina scherzavamo con Biagio Conte sull’imminente arrivo di Giovanni Ellena sull’ammiraglia della Eolo-Kometa.

«Allora lo sai?», rideva il siciliano.

«Che cosa? Ma figurati…», rispondevamo con identica allegria.

«E’ uno in gamba – ancora Conte – e una mano ci serviva».

Ellena alla Eolo, Spezialetti alla Bingoal: i due diesse più esperti della Drone Hopper attesi a sfide importanti
Ellena alla Eolo, Spezialetti alla Bingoal: i due diesse più esperti della Drone Hopper attesi a sfide importanti

Tutti gli uomini di Savio

Adesso che il comunicato è arrivato, si può finalmente condividere il cammino che ha portato il direttore sportivo piemontese nella squadra di Basso e dei fratelli Contador, al termine di un periodo non semplice. Dalla scorsa estate, quando è stato palese che la Drone Hopper fosse una bolla di sapone già scoppiata, tutti coloro che erano coinvolti nel progetto hanno iniziato a cercarsi una nuova casa.

Mariano Umberto, osteopata, è andato alla Tudor. Andrea Foccoli, meccanico, alla Ineos. Stefano Di Zio, massaggiatore, alla Israel. Andrea Zanardini, massaggiatore, alla Bardiani. Barbero e Tessaro al UAE Team Adq, Paolo Alberto, massaggiatore, alla Eolo. Licio Scartozzi a giornate sul bus della Jayco-AlUla e a breve su quello della Ineos. Lo staff di medici e preparatori alla Bardiani.

Fra i direttori sportivi non è stato facile. Daniele Righi, l’ultimo arrivato, non è riuscito ancora a sistemarsi, ma potrebbe entrare nella continental di Savio. Spezialetti è alla Bingoal. Canciani alla China Glory. Cheula ha un negozio di bici ed è team manager della Aries nei dilettanti. Ellena (che in apertura è con Bernal dopo il Tour 2019, nel Ristorante Buasca in cui l’ha accolto) ha trovato la sua strada.

Ivan Basso, Alberto Contador, Giro di Sicilia, Rcs, 2019
Un incontro a Oliva (Spagna) a gennaio con Basso e i due fratelli Contador ed è arrivato l’accordo con Ellena
Ivan Basso, Alberto Contador, Giro di Sicilia, Rcs, 2019
Un incontro a Oliva (Spagna) a gennaio con Basso e i due fratelli Contador ed è arrivato l’accordo con Ellena
A che punto si è palesata l’opzione Eolo?

E’ venuta fuori con il passare dei giorni. Per un po’ c’erano stati dei contatti con una WorldTour, ma l’ipotesi è naufragata. Ho fatto un colloquio e ne siamo usciti anche bene, poi però non se ne è fatto niente. Tutto sommato però, sono contento che sia andata così. 

Perché?

Magari è il discorso della volpe e l’uva, però mi chiedo se in certe squadre sia ancora possibile fare il direttore sportivo per come lo intendo io. Non ho mai provato, quindi non posso dirlo, però mi sembra tutto molto sterile, freddo. Da quello che si sente dire, le persone sono come numeri. Qua invece, anche se inizio in punta di piedi, mi sento già parte del gruppo

Sorpreso?

Non mi aspettavo una fiducia del genere. Ci sono colleghi con cui parlo un po’ di più, come possono essere Volpi, oppure ogni tanto il “Brama” con cui si scherza, oppure Cozzi. Con Zanatta invece penso di non essermi sentito al telefono una sola volta in tanti anni, quindi mi fa molto piacere il fatto che loro abbiano così fiducia. Vuol dire che fondamentalmente l’ho mostrata sul campo.

Zanatta ed Ellena sono entrambi direttori di vecchia scuola, molto preparati, bravi con i giovani e di poche parole (foto Borserini)
Zanatta ed Ellena sono entrambi direttori di vecchia scuola, molto preparati, bravi con i giovani e di poche parole (foto Borserini)
Come è avvenuto il contatto?

Questa è stata una cosa un po’ strana. Ivan Basso l’avevo sentito già due anni fa. Poi con Drone Hopper era venuto fuori un discorso di crescita, quindi avevamo lasciato perdere per vari motivi. A dicembre ho semplicemente fatto a Ivan gli auguri di Natale e il giorno di Santo Stefano mi ha chiamato Zanatta, chiedendomi come fossi messo. Non credo che le due cose siano in relazione. Perché effettivamente loro avevano bisogno di un supporto (alla fine del 2022 Sean Yates ha lasciato la squadra, ndr) e lì è iniziato il discorso.

Nel frattempo avevi cominciato a lavorare con la continental?

Sì, ma di fatto non si sapeva che cosa diventerà. Potrebbe essere anche un bel progetto, però non lo sentivo mio. Avevo già cominciato a organizzare anche il modo di farli venire in Europa. Dovrò sempre ringraziare Savio e Bellini per avermi introdotto in questo ambiente. Ho imparato tanto da loro, ma l’idea di trovare nuovi stimoli mi è subito piaciuta.

Cosa è successo dalla telefonata di Zanatta?

Mi hanno invitato per due giorni in Spagna. Sono stato a Oliva con loro e abbiamo parlato di punti di vista, vari aspetti del lavoro. Finché mi sono trovato allo stesso tavolo per un colloquio con Alberto e Fran Contador, Zanatta e Basso e abbiamo chiuso il discorso.

Sean Yates, che aveva guidato Basso, si occupava dello sviluppo dei materiali, ma ha lasciato il team
Sean Yates, che aveva guidato Basso, si occupava dello sviluppo dei materiali, ma ha lasciato il team
Inizialmente si era parlato di un contratto a giornate?

Vero, però alla fine abbiamo trovato la soluzione di fare un mezzo fisso, chiaramente molto ridotto. Ho detto che il contratto a giornata non è nella mia mentalità. Voglio sapere tutto di tutti, infatti ieri sera abbiamo già fatto la prima riunione online con i preparatori e i diesse, anche se chiaramente in questo momento posso solo ascoltare. Ho chiesto di essere coinvolto, perché quando il direttore sportivo va a una corsa, deve sapere di cosa parla. Non deve essere quello che è lì per una sola giornata, non vado solo per guidare la macchina. Ho visto che quando ho fatto questo discorso, l’hanno apprezzato e hanno capito la mia filosofia.

In squadra trovi qualche corridore con cui hai già lavorato, giusto?

Sì, Gavazzi e anche Mattia Bais. Poi c’è qualche pallino del passato come Fancellu, che non conosco bene, ma avrei sempre voluto conoscere meglio per sentire cosa c’è sotto. Sarebbe tutto più facile se fossi entrato al primo ritiro, ieri sera l’ho detto durante la riunione. Ho passato la maggior parte del tempo ad ascoltare, perché sentivo tantissime cose completamente nuove dal punto di vista delle caratteristiche di corridori che non conosco. E quindi dovrò imparare tutto pian pianino.

Si comincia con il Gran Camino…

Andrò con Jesus Hernandez, quindi farò la seconda ammiraglia, ma ben volentieri perché questa squadra è un meccanismo nuovo, quindi devo capire come funziona

Gavazzi è stato un corridore di Ellena alla Androni: per il tecnico è uomo di grande carisma
Gavazzi è stato un corridore di Ellena alla Androni: per il tecnico è uomo di grande carisma
Nel frattempo hai parlato con Savio e Bellini?

Prima di andare in Spagna ho chiamato Bellini, mentre a Gianni che era ancora in Venezuela, ho mandato un messaggio quando sono tornato e avevo ormai raggiunto l’accordo. Poi ho richiamato Marco, spiegandogli la situazione. Entrambi hanno detto che faccio bene, dall’altro lato ovviamente dispiace, perché siamo stati insieme per 17 anni, ma hanno capito il mio punto di vista.

Che cosa ci si aspetta in una squadra nuova?

Ho già ottenuto tantissimo. La fiducia che ho visto da parte di Basso e di Zanatta e l’apertura nei miei confronti da parte dei due fratelli Contador, che non mi conoscono, è un ottimo punto di partenza. Adesso sta a me dimostrare qualcosa. Dopo tanti anni, voglio provare qualcosa di diverso. Ho avuto parecchie volte la voglia di cambiare, ma non c’era stata mai l’occasione. Adesso è arrivata, e voglio sfruttarla davvero al mio meglio.

Nel frattempo ti sei rimesso sui libri…

Ho sentito la necessità di crescere. Se vai a fare dei colloqui, che cosa metti sul piatto? Se l’esperienza non basta, devi metterci la cultura, la preparazione e la voglia di imparare ancora. Quindi ti rimetti a studiare. Diciamo spesso che i tecnici italiani sono i più bravi e sono anche d’accordo. Però attenzione, perché sta arrivando un’ondata di giovani che sono molto più preparati. E’ vero che a livello psicologico e di conoscenza dei ragazzi forse siamo migliori, perché la mentalità latina e italiana permette di avvicinarsi con maggiore empatia alla persona. Devi essere bravo a capire il momento di crisi, ma anche a indicare la strada giusta. E se non hai una base di preparazione importante, il ragazzo giustamente scappa.

Giovanni Ellena ha 56 anni, ha corso nei dilettanti ed è direttore sportivo dal 2006
Giovanni Ellena ha 56 anni, ha corso nei dilettanti ed è direttore sportivo dal 2006
Ti è mai capitato di non sapere cosa rispondere?

Ancora no, perché di fronte alla situazione più spinosa, al massimo ho preso tempo e sono andato a documentarmi. Però in futuro vorrei essere pronto subito. E così mi sono iscritto a Scienze Motorie, anche se qualcuno mi ha preso per matto. Mia moglie mi ha dato un grande appoggio. Sia per riprendere gli studi, sia per cambiare squadra. E a me invece è venuto in mente il mio vecchio professore di inglese…

Cosa diceva?

Una volta, facendo una battuta in classe, raccontò che era andato da lui per delle ripetizioni un signore di 80 e passa anni. E lui gli aveva chiesto perché mai fosse andato a studiare inglese. E questo qua in piemontese gli aveva detto: «Ma metti che vado su e San Pietro parla inglese? Che cosa gli rispondo?». Volete che a questo punto anche io non possa mettermi a studiare a 56 anni?

La Canyon Aeroad con cui Gaviria è tornato vincente

02.02.2023
4 min
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Il passaggio di Fernando Gaviria al Team Movistar tocca anche un aspetto tecnico del corridore, che dopo tanti anni su una bicicletta Colnago, passa a Canyon.

Cerchiamo di analizzare nel dettaglio la Canyon Aeroad CFR del velocista colombiano, bicicletta che abbiamo fotografato in occasione della Vuelta San Juan in Argentina.

Una Aeroad CFR per il velocista colombiano
Una Aeroad CFR per il velocista colombiano

«Mi trovo molto bene – ci ha detto Gaviria – la nuova bici è comoda, sono felice. Ho scelto le ruote che userò tutto l’anno. Ne abbiamo tante a disposizione, ma ho scelto quelle che mi sembrano più belle (la preferenza di Gaviria è andata alle Zipp 454 NSW tubeless, montate con pneumatici Continental Grand Prix 5000 S TR, ndr). Ho chiesto di poterle avere per tutte le tappe, in tutte le corse dell’anno».

I pulsanti da scalatore

Gli Sram Blips wireless sono una delle chicche del sistema Sram AXS e nell’ultima versione adottano il protocollo senza fili per la trasmissione dei dati. Una volta associati agli shifters possono trovare qualsiasi posizione, con una versatilità molto elevata. Gaviria li utilizza come fa normalmente uno scalatore, ovvero posizionati sotto la parte piatta/orizzontale del manubrio e non alle spalle dei manettini, come fanno invece buona parte dei velocisti e dei passisti.

Una Aeroad CFR taglia S

Tecnicamente la Aeroad in dotazione a Fernando Gaviria è la top di gamma CFR, già presente nel roster delle biciclette della compagine iberica. Ha il cockpit integrato e full carbon Canyon, quello nella versione più recente. Lo stesso cockpit prevede anche l’impiego della serie sterzo dedicata, quella che obbliga l’innesto del manubrio all’interno dello stelo della forcella, come una sorta di matriosca, il tutto a vantaggio di un comparto molto rigido. Questa soluzione ha anche permesso di eliminare le brugole esterne e il collarino dello stem, quello normalmente usato per stringere l’attacco manubrio al fusto della forcella.

C’è una trasmissione Sram Red AXS con la combinazione 54-41 e 10-33, rispettivamente per anteriore e posteriore (power meter Quarq incluso). Ci sono le ruote Zipp 454 NSW con i tubeless Continental GP5000sTR, la sezione è da 28 millimetri. Ci sono i pedali Look Keo 2 Max, ovvero quelli con la tensione a molla (senza la lama in carbonio).

E questa sella Fizik?

Dal punto di vista dell’impatto estetico la vicinanza con il modello Fizik Luce, specifica per le donne, è reale, ma con una copertura che accosta il prodotto alla versione Vento Argo 00. La sella utilizzata da Gaviria è leggermente spoilerata verso il retrotreno, ha un canale per lo scarico prostatico e non fa parte della categoria delle selle corte.

Carbonari, profumo di WorldTour con la UAE Development

02.02.2023
5 min
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Tasto rewind, si torna indietro di cinque mesi esatti. Il 2022 di Anastasia Carbonari era finito il 2 settembre al Simac Ladies Tour contro un pick-up nero a 20 chilometri dalla fine della seconda tappa. La 23enne italo-lettone di Montegranaro aveva avuto paura di compromettere la carriera per la quale il suo diesse Arzeni aveva previsto un futuro nel WorldTour.

Rimandiamo avanti il nastro. Adesso per Carbonari la massima categoria è davvero a portata di mano. La Valcar – che ha mantenuto la propria identità per l’attività giovanile dalle junior in giù – si è trasformata nella UAE Development Team, ovvero la sorella minore della UAE Team ADQ in cui è arrivato “Capo” in ammiraglia. La particolarità di queste formazioni di sviluppo è proprio la possibilità di interscambiarsi le atlete con la prima squadra a seconda del calendario, con la condizione obbligatoria che dove corre un team non può esserci l’altro. Abbiamo quindi voluto sapere da Anastasia come si sta apprestando a vivere questa nuova fase professionale.

Carbonari in fuga. Un’azione con la quale si è contraddistinta nel 2022
Carbonari in fuga. Un’azione con la quale si è contraddistinta nel 2022
Innanzitutto come è stato il ritorno in bici?

Ci è voluto un po’ di tempo per superare il momento più brutto dell’incidente perché ripensavo ad un altro che mi era successo qualche anno fa. A settembre ero tornata in auto dall’Olanda, piena di dolori e di preoccupazioni. D’altronde non poteva essere altrimenti con una scapola, cinque vertebre e sei costole rotte. Non ero depressa, ma non l’ho vissuta bene, tanto che ad Arzeni dicevo che non ero convinta di riuscire a ripartire. Poi a novembre ho fatto le prime pedalate facendo attenzione ad ogni minima buca per non sentire nuovamente male e per non sollecitare la schiena e il torace. Ed ora quella botta è un lontano ricordo.

Proprio in quel periodo ti avevano riconfermato alla Valcar. Sapevi già che sarebbe diventata il devo team della UAE?

A dire il vero no. Prima della mia caduta al Simac se ne parlava, ma ancora non si prevedeva una situazione del genere. Ho saputo tutto quando sono tornata dalle vacanze in Lettonia, fatte appena terminata la mia convalescenza. Ho preso subito bene la notizia pensando che fosse una occasione maggiore per crescere e lavorare meglio. Ero rimasta alla Valcar per quello. Adesso ho una motivazione in più per passare nel WorldTour.

Carbonari e Cipressi saranno due pedine importanti per la UAE Development Team
Carbonari e Cipressi saranno due pedine importanti per la UAE Development Team
In teoria potresti correre con la prima squadra. Cosa sai già dei nuovi programmi?

Noi del Devo Team abbiamo fatto dieci giorni di ritiro a Calpe verso fine gennaio dove ci siamo conosciute meglio e dove ci hanno presentato come sarà il nostro calendario. Tra le due squadre in effetti ci sarà una costante interazione. Capiterà che alcune di noi correranno con loro e viceversa. Il mio debutto è fissato per l’1 marzo con l’Umag Trophy in Croazia. Poi indicativamente dovrei fare corse in Olanda, Belgio e il Liberazione. Salvo cambiamenti, con la formazione WorldTour potrei correre lo Scheldeprijs e il Festival Elsy Jacobs, la gara a tappe in Lussemburgo. La seconda parte di stagione la vedremo più avanti.

Sei pentita di non aver accettato le proposte di altri team WorldTour dove avresti potuto fare un calendario più ampio?

No, assolutamente. Ovvio che il sogno di ogni ragazza è quello di essere e restare nella categoria più alta, ma qui so che posso completare il mio processo di maturazione. Sinceramente non pensavo di avere una esclation del genere se penso dov’ero nel 2021, però so che devo fare ancora esperienza e qui sono nel posto giusto. Il nostro gruppo di lavoro resta la stessa famiglia di prima con un livello generale più alto. Non che non lo fosse l’anno scorso, ma l’ambiente è ancora più professionale.

Ti peserà non poter disputare, almeno sulla carta, gare come Vuelta, Tour Femmes o Giro Donne in cui ti eri fatta conoscere?

Naturalmente per tutte le cose c’è il rovescio della medaglia. Io la sto già vivendo serenamente. Saltare queste corse è un sacrificio che ci sta e che si può fare. Lo vedo come un investimento per il futuro.

A che punto sei dell’escalation di cui parlavi prima?

Sono più consapevole dei miei mezzi, ma ci sto ancora lavorando. Mi sono resa conto di poter essere parte della corsa e di poter avere un mio ruolo. Diciamo che avendo un contratto fino al 2024 con la UAE Development Team so che posso fare le cose con la giusta pressione.

Quali sono gli obiettivi di Anastasia Carbonari per il 2023?

L’idea sarebbe quella di togliermi qualche soddisfazione, sia come risultati che come prestazioni. Punto ad arrivare molto performante al Liberazione, una gara nelle mie corde e che solitamente c’è nel periodo in cui inizio ad andare meglio. Per il resto vorrei confermare il titolo di campionessa lettone, magari vincendo la gara unica che c’è per noi dei Paesi Baltici. E naturalmente correre europeo e mondiale con la mia nazionale.

Vigilia dei mondiali, Pontoni fra amici e… nemici

02.02.2023
6 min
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E’ un Pontoni carico a mille quello in partenza per Hoogerheide, sede dei mondiali di ciclocross. Nel weekend (ma si comincia già domani con la staffetta) si tirano le somme di un lavoro che è iniziato l’estate scorsa e che è proseguito non senza scossoni, non senza qualche tirata d’orecchie, soprattutto nei confronti dei più giovani.

Prima di procedere alla presentazione delle singole gare, il cittì tiene a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Dopo le convocazioni – dice – ne ho sentite di tutti i colori. La delegazione è composta da 14 elementi perché in extremis è stato recuperato Samuele Scappini, ma la sua non era stata un’esclusione per chissà quale ragione. Il campione italiano aveva avuto qualche problema fisico, con il suo team siamo rimasti costantemente in contatto e avevamo anche stabilito un cammino di avvicinamento alla rassegna iridata. La sua idoneità è arrivata solo martedì, quindi è stato aggregato alla squadra dopo le convocazioni. Non c’era alcun caso».

Il tricolore juniores Scappini convocato in extremis. Problemi fisici risolti in settimana
Il tricolore juniores Scappini convocato in extremis. Problemi fisici risolti in settimana

Venerdì, team relay

I mondiali in casa italiana inizieranno subito con una prova molto importante. Nella team relay l’Italia parte infatti da campione uscente, ma Pontoni getta acqua sul fuoco.

«Rispetto a Fayetteville – dice Pontoni – la situazione è cambiata, le nazioni prestano molta attenzione a questa nuova prova. L’Olanda gioca in casa e non vorrà perdere la prima gara, quindi la vedo nettamente favorita. Noi siamo lì a giocarci il podio con Francia e Belgio, ma in una gara simile deve funzionare tutto al massimo, basta un salto di catena, un minimo problema e la corsa è andata. Io comunque, se dovessi scegliere una medaglia da portare a casa, la vorrei qui perché esprime la forza di un movimento».

Sabato il programma comincerà con la prova junior femminile e anche qui ci si giocano grandi chance. Sin dall’inizio di stagione Pontoni ha detto di puntare molto sulla Venturelli considerando le caratteristiche del percorso.

«E’ vero – dice – ma io non sottovaluterei anche la Corvi vista la sua condizione e la sua vittoria a Ostia Antica su un percorso molto simile a quello olandese. La Venturelli è in crescita di condizione, diciamo che abbiamo due belle frecce da scagliare. Inoltre Valentina Corvi partirà dalla prima fila, Federica dalla seconda, questo è un vantaggio ed è importante perché bisognerà entrare subito nel cuore della corsa.

Toneatti a Namur, dove un errore nel finale l’ha privato del meritato podio
Toneatti a Namur, dove un errore nel finale l’ha privato del meritato podio

Molengraaf favorita, ma…

«Qui certamente l’olandese Molengraaf è la favorita – distingue Pontoni – ma mi aspetto una gara diversa rispetto allo scorso anno perché la Backstedt uccideva la competizione sin dall’inizio, l’olandese invece dovrà sudarsela, non è superiore allo stesso modo. Per il resto attenzione alle gemelle canadesi Ava e Isabella Holmgren, ma per il podio ci siamo anche noi».

SI parla di under 23 e il pensiero torna agli europei e al 4° posto di Toneatti: «Il rammarico per quel podio sfuggito per errore resta, ma da lì in poi Davide ha corso bene, anche domenica a Besançon per metà gara è stato davanti. Viene dalla preparazione su strada con l’Astana, deve solo ritrovare un po’ di brillantezza e agilità e su questo ha lavorato negli ultimi giorni. Io dico che può ripetere la gara degli europei, ma attenzione anche ad Agostinacchio, tornato in forma quando serviva e che in settimana mi è piaciuto molto. Qui mi aspetto una lotta fra il belga Nys e l’olandese Del Grosso, puntando però più sul primo».

Per la Persico tanti quarti posti in stagione. Che l’acuto arrivi proprio a Hoogerheide?
Per la Persico tanti quarti posti in stagione. Che l’acuto arrivi proprio a Hoogerheide?

La Persico ci riprova

A chiudere la giornata del sabato ci sarà la gara Elite femminile, con Silvia Persico pronta a dare battaglia alla corazzata arancione per ripetere lo straordinario bronzo di Fayetteville.

«Fra le olandesi proprio non saprei chi scegliere – dice il cittì – la Alvarado si è risparmiata per i mondiali, Van Empel e Pieterse hanno rinunciato alla gara U23 per puntare al bersaglio grosso. Silvia ha avuto qualche piccolo problema ma conto che sabato sia già al massimo».

Si può contare anche sulla guerra interna fra le olandesi per sorprenderle? «Ognuna farà corsa per sé e di certo nessuna non tirerà i freni. La Persico sa leggere la corsa, se si presenterà l’occasione sono sicuro che ci sarà».

Da sinistra Van Empel, Van Anrooij e Brand. La Van Anrooij ha scelto di rimanere fra le U23, puntando a un oro sicuro
Da sinistra Van Empel, Van Anrooij e Brand. La Van Anrooij ha scelto di rimanere fra le U23, puntando a un oro sicuro

Juniores, chance per la Francia

Il programma della domenica ha chiaramente meno aspettative in casa azzurra, ma non per questo c’è meno attenzione, anzi. Nella gara junior Pontoni vede un netto favorito.

«Il francese Leo Bisiaux ha fatto vedere di avere qualcosa in più – dice Pontoni – poco conta che abbia perso in Coppa nella gara di casa. Dai nostri mi aspetto molto, voglio una corsa d’attacco. Scappini sarà quello che partirà più avanti e deve sfruttare l’occasione agganciando il treno dei migliori. Molto dipenderà dal clima, gli esperti prevedono pioggia prima delle gare e il fango potrebbe cambiare le carte in tavola».

A seguire le under 23 con l’Italia che schiererà Carlotta Borello e Asia Zontone: «Le due azzurre hanno fatto quasi tutta la Coppa del Mondo, il campo dice che possono ambire a una Top 10 e sarebbe un grosso risultato. Qui la Van Anrooij, unica delle big a non aver voluto cambiare categoria, dovrebbe avere la strada spianata verso il titolo, vedremo se la Backstedt sarà già matura per darle battaglia».

Van Der Poel e Van Aert. L’ennesima sfida iridata elite, per ora il punteggio è 4-3 per l’olandese
Van Der Poel e Van Aert. L’ennesima sfida iridata elite, per ora il punteggio è 4-3 per l’olandese

L’ennesima battaglia fra i due Tenori

In chiusura il piatto forte del weekend, la gara elite maschile e quindi la sfida fra Van Aert e Van Der Poel: «Non mi azzardo in un pronostico perché è impossibile – sottolinea Pontoni – mai in passato i due sono arrivati alla gara iridata entrambi in una tale condizione, c’era sempre uno dei due leggermente al di sotto. Io da appassionato sono curioso di vedere come andrà a finire. Van Aert forse ha più potenza, ma l’olandese gioca in casa, conosce quel percorso a menadito, sa dove intrappolarlo».

Per l’Italia ci sarà il solo Filippo Fontana: «Entrare nei primi 10 significherebbe come una vittoria, dentro i 15 sarebbe già un buon risultato. La condizione c’è, anche a Besançon era nel gruppo dietro i primi. Serve molta abilità soprattutto nelle prime battute, poi si vedrà».