Hoogerheide, apriamo i mondiali con due quarti posti

04.02.2023
6 min
Salva

Dopo la vittoria degli “Oranje” ieri nella prova “relay misto”, oggi si sono disputate le gare junior donne, U23 uomini e donne Elite.  Come da copione, se si organizzano dei mondiali in Olanda, ad Hoogerheide, a febbraio, non sono venuti a mancare freddo e pioggia. Così il percorso, già di per sé impegnativo è diventato duro… o meglio morbido e scivoloso. Come è andata? Bene le azzurre e le azzurrine, male gli uomini U23.

Federica Venturelli e Silvia Persico sono state le nostre migliori protagoniste con due quarti posti entrambi sudati e meritati. Brave anche Valentina Corvi (decima tra le Junior) e Sara Casasola (dodicesima tra le Elite).

Valentina Corvi ha chiuso la gara delle juniores al 10° posto a 1’47” dalla vincitrice, Isabella Holmgren
Valentina Corvi ha chiuso la gara delle juniores al 10° posto a 1’47” dalla vincitrice, Isabella Holmgren

Amaro in bocca

A conti fatti rimane un sapore agrodolce, non quello delle centinaia di litri di birra venduti sul percorso, ma quello di due medaglie che avrebbero coronato il bellissimo lavoro svolto da atlete e staff in questa stagione. 

Diverse le dinamiche per come sono arrivati i piazzamenti e diverse le espressioni delle protagoniste dopo aver transitato il traguardo. Lacrime per la Venturelli, sorriso per Persico. Nuova delusione, purtroppo, per i maschi U23 come accennato… Davide Toneatti solo 23° e Filippo Agostinacchio 24°, maglia iridata al belga Thibau Nys.

Venturelli battuta al colpo di reni da Gery nello sprint per il bronzo
Venturelli battuta al colpo di reni da Gery nello sprint per il bronzo

Venturelli in lacrime

Le ragazze junior hanno aperto le danze, e solo il fotofinish ha tolto la gioia del bronzo alla Venturelli battuta di un soffio nella volata finale dalla francese Célia Gery, mentre le gemelle canadesi Holmgren si sono meritatamente aggiudicate l’oro (Isabella) e l’argento (Ava). 

«Ho avuto qualche problema in partenza – ha spiegato la Venturelli – perché mi sono toccata con la ragazza di fianco a me. Sono riuscita a rimanere concentrata e recuperare per rimanere con le prime e fare i primi giri con loro. Penso di aver corso al meglio che potevo. Mi sono giocata tutte le mie carte, però la Gery è stata più forte di me in volata».

«Un rammarico? Non sarei riuscita ad andare via prima, dunque tatticamente sono abbastanza soddisfatta di quello che ho fatto, purtroppo mi è venuta a mancare un po’ di brillantezza nello sprint finale». Sprint che per l’accortezza arrivava in salita e dopo la lunga scalinata.

Sul podio di Hoogerheide delle donne junior, le sorelle Holmgren ai primi due posti, poi la francese Gery
Sul podio di Hoogerheide delle donne junior, le sorelle Holmgren ai primi due posti, poi la francese Gery

Onore alle rivali

Malgrado la comprensibile amarezza per il podio sfiorato, Federica ha trovato la forza per onorare le sorelle Holgrem e la sfortunata olandese Molengraaf, solo settima e fuori dalla lotta per causa di una foratura.

Poi tra uno sfogo di lacrime e l’altro la Venturelli ha voluto aggiungere: «Con la stagione problematica che ho avuto posso ritenermi contenta per il quarto posto, ma dispiace soprattutto per la mia squadra, per la nazionale, per tutti quelli che hanno fatto degli sforzi per me, perché un podio sarebbe stato il miglior ringraziamento per quello che hanno fatto».

Delusa invece Valentina Corvi: «Sì… mi aspettavo di più, ero partita bene poi purtroppo è venuta a mancare la gamba. Era un percorso che richiede tanta spinta ed ho sofferto nella parte centrale, ma in generale non ero brillante».

Venturelli ha corso con grande piglio. Il bronzo le è sfuggito allo sprint, che non è il suo forte
Venturelli ha corso con grande piglio. Il bronzo le è sfuggito allo sprint, che non è il suo forte

Soddisfazione Persico

Soddisfazione invece per Silvia Persico, come conferma l’abbraccio con il cittì Pontoni una volta arrivata davanti al pullman della nazionale.

Malgrado uno start dalla terza fila, Silvia è partita a razzo agganciandosi al terzo posto fino al quarto giro. Poi purtroppo le tulipane Vam Empel (prima), Pieterse (seconda) e Brand (terza), galvanizzate dal tifo casalingo da stadio, hanno aperto il gas e Silvia ha dovuto accontentarsi del quarto posto battendo in volata l’altra olandese Alvarado. 

«Ho cercato di prendere subito le prime posizioni – ha detto la Persico a fine gara – sapendo che parto abbastanza bene perché la gara pensavo si giocasse già dal primo giro e mezzo. Poi purtroppo mi sono fatta scappare Lucinda Brand, ma ho dato tutto fino alla fine».

E in effetti la rabbiosa volata sulla rampa finale ne è la conferma.

«L’ambiente? Bellissimo – prosegue la lombarda – c’era davvero tanta gente oggi, un tifo bellissimo. Ho sentito parecchie volte gridare il mio nome e questo mi ha fatto piacere considerando che abbiamo corso in Olanda. Poi devo anche ringraziare la mia famiglia, un gruppo di venti persone venute dall’Italia, credo di aver veramente onorato la maglia e adesso testa alla strada. 

Il punto di Pontoni:

«Le medaglie di legno – ha detto il cittì azzurro – sono state tante oggi. Ma siamo comunque soddisfatti. Due quarti posti che se si guardano nel dopo corsa danno fastidio, perché sono il peggior piazzamento che si possa fare, però siamo stati in corsa fino alla fine, siamo stati protagonisti, e questo conta per il futuro.

«Bravissima la Silvia, ricordiamoci che è partita in terza fila ed ha corso contro otto olandesi… Poi certo, alla fine tutti ricordano le medaglie ma il settore ha lavorato bene. Brave anche la Corvi e la Casasola».

Persico ha fatto una gara di rimonta, chiudendo al 4° posto
Persico ha fatto una gara di rimonta, chiudendo al 4° posto

Maluccio gli U23…

«E sì – prosegue Pontoni – purtroppo abbiamo bucato con loro. Magari un po’ più di sincerità da parte di qualcuno ci stava. Ma tutto sommato ci teniamo stretti questi risultati».

Ma il tecnico friulano già guarda avanti e domani ci sono ancora carte importanti da giocare. «Domani? La categoria juniores è un punto di domanda, chissà magari i ragazzi ci fanno un regalo inaspettato. Invece con le ragazze U23 e Filippo Fontana, un piazzamento nella top 10 sarebbe un bel risultato».

Riposo meritato per tutti i protagonisti, mentre pubblico e addetti ai lavori crepitano già per lo scontro dei titani di domani tra Van der Poel e Van Aert.

Gaviria è puro talento, ma allenarlo non è affatto semplice…

04.02.2023
6 min
Salva

Leo c’è abituato agli atleti faticosi e forse per questo, quando Gaviria ha firmato per il Movistar Team, hanno pensato di affidarlo a lui. Quando però ha sentito le dichiarazioni del colombiano dalla Vuelta a San Juan, sul fatto di dover perdere qualche chilo e fare i lavori specifici, Piepoli è rimasto senza parole.

«In Argentina non c’ero – racconta l’allenatore pugliese – quindi posso parlare di quello che mi arrivava. Per me è stata una grande sorpresa, qualcosa che nessuno si aspettava, il fatto che Fernando sia stato un uomo squadra, nel senso di dirigere i compagni, consigliarli, insegnare loro come fare un treno. E poi si è messo a disposizione il giorno della tappa di montagna. Ha dimostrato le cose che nessuno immaginava e questo è molto positivo».

Lastras ci ha raccontato che la richiesta di Fernando era stata di avere un solo uomo per il finale.

La sua richiesta era stata questa, effettivamente. Non voleva disturbare gli equilibri di una squadra da sempre abituata al lavoro in salita, per cui Fernando aveva chiesto un uomo che lo lasciasse all’ultimo chilometro. Ne abbiamo anche parlato e gli stava bene così.

In Argentina è parso molto contento di Torres, che sarà il suo ultimo uomo…

Torres è stato messo apposta vicino a lui, anche in camera, perché è molto diligente e molto intelligente. Quindi la sua presenza serve per creare un punto di equilibrio vicino a Fernando, che è un aspetto importante per creare la fiducia a 360 gradi. Deve diventare un secondo Richeze, l’obiettivo è quello e secondo me ci si arriva, perché Torres è forte e corre da poco su strada. Ha 32 anni, ma è neoprofessionista nella testa. Ogni anno dimostra di voler imparare e di andare più forte, quindi è l’uomo giusto per Fernando.

Di Gaviria si parlava anche come uomo da classiche, lo è ancora?

Credo che negli alti e bassi degli ultimi anni abbia messo il suo carattere, non penso sia dipeso solo dalle squadre in cui correva. Credo che lui di motore e talento ne abbia in abbondanza, però metterlo a punto non è semplice. Finora ho cercato di mandarlo un giorno in pista, fargli fare 6 ore una volta a settimana, 2 giorni in palestra e negli altri due mi basta che vada in bici 2-3 ore e sono a posto. Però questo non è il modo per allenare, ma il modo di salvare il salvabile. Eppure funziona, perché ha tanta classe e riesce ad andare bene.

Questa è la gestione nel periodo invernale, finché è in Colombia, mentre da qui in avanti lo avrai sotto mano?

In realtà questa è la gestione abituale, perché lui sotto mano non ce l’ho mai, dato che è spesso in Colombia. Per fortuna che quando è laggiù, c’è chi lo segue…

Di chi si tratta?

Del tecnico della pista, Jhon Jaime Gonzalez, il suo allenatore di sempre. Per fortuna è molto aperto e parliamo spesso, è lui che me lo controlla. E’ uno che tiene a lui come un padre e grazie a questa collaborazione abbiamo trovato una quadra. Anche se allenare è un’altra cosa. Io Fernando lo gestisco. E se uno lo gestisci, non lo porterai mai al suo 100 per cento. Poi magari è talmente forte che all’80 per cento, riuscirà magari a vincere la Sanremo o la Roubaix, ma non perché lo abbia voluto a tutti i costi. Van der Poel e Van Aert, loro sì che vogliono i loro obiettivi a tutti i costi.

Per questo ti sei stupito della sua ammissione di dover dimagrire e lavorare di più?

Mi è piaciuto molto sentirlo, come quello che ha detto della sua vita e del fatto che stia facendo la cosa che più ama nella vita. Sono stati passaggi importanti e sorprendenti, in lui non avevo ancora percepito la passione del corridore. Ha detto che la Roubaix è la corsa dei suoi sogni, mentre io credevo che in ritiro me lo avesse detto scherzando. Se vuole, può ottenere tanto. Il problema è capire quello che vuole.

La Roubaix è il sogno di Gaviria: ha partecipato solo a quella del 2021, ritirandosi
La Roubaix è il sogno di Gaviria: ha partecipato solo a quella del 2021, ritirandosi
E’ in qualche modo simile ad Alberto Bettiol?

Pochi punti di contatto, se non il fatto che finiranno la carriera avendo ottenuto meno di quello che avrebbero potuto. Però sono diversi. Uno magari non fa le cose perché è pigro, l’altro perché decide di non farle e dice che giusto non farle.

E’ davvero così forte questo Gaviria?

In un Fiandre ci sono tante salite da fare, però magari recupera il gap perché sa andare in bici, quindi in proporzione lui spende meno degli altri. Se poi volesse, potrebbe fare parecchio di più, anche come carichi di lavoro, e migliorerebbe ancora. Facendo le cose con una logica, si potrebbe lavorare per cambiare qualche punto debole. Ma servirebbe del tempo, non è che bastino tre settimane. Il problema con lui è che difficilmente abbiamo una continuità di lavoro.

Cambierebbe qualcosa?

Si potrebbe lavorare di più sull’intensità e sul fondo. Sulla salita per passare meglio le tappe dure e arrivare meglio alle volate. Penso anche alla Sanremo, adesso che Pogacar punta a farla bene, come ci arrivi alla volata? Ma se gli dico di fare tre ore low carbo a digiuno, non sono troppo convinto che le faccia.

L’approccio di Gaviria con la squadra ha sorpreso Piepoli: è un vero trascinatore
L’approccio di Gaviria con la squadra ha sorpreso Piepoli: è un vero trascinatore
Non c’è rimedio?

Forse l’ideale per lui sarebbe una squadra che fa tanti ritiri. Dieci giorni in ritiro, poi quindici a casa. Secondo me questo sarebbe l’ideale, ma noi non facciamo così. Però adesso le cose sono partite bene, sta andando forte con questo Jhon che lo segue in Colombia.

Ha parlato di perdere peso…

Lo conosco ancora poco, ma Giovanni Lombardi mi ha detto subito che la sua fortuna è che non ingrassa. Ora pesa 73 chili e dovrebbe arrivare alla Sanremo pesandone 69. Non sarebbe male se per il UAE Tour scendesse a 70-71. Vediamo se in questi ultimi giorni a casa, riuscirà a farlo.

Villa e il gruppo femminile. Un anno di lavoro e di risultati

04.02.2023
5 min
Salva

MONTICHIARI – Nel parterre del velodromo di Montichiari c’è tanta gente che opera scrupolosamente per il primo appuntamento del 2023 della nazionale della pista. Il cittì Marco Villa si consulta con tutti i tecnici dello staff. Appare sereno anche se ha ancora con qualche dubbio che riguarda il quartetto femminile. Se il rientro dalla Vuelta a San Juan gli ha consegnato buone indicazioni per gli uomini, per le donne può solo beneficiare dei riscontri avuti nei vari ritiri.

Come abbiamo detto ieri, gli europei di Grenchen saranno la prima prova di qualificazione olimpica. Rispetto al passato ci si giocherà tutto in 5 appuntamenti anziché 10 e quindi la rassegna continentale svizzera diventa ancor più importante. Sentiamo quindi cosa ci ha detto Villa nello specifico sul gruppo femminile.

Il cittì Villa deve scegliere chi schierare nel quartetto
Il cittì Villa deve scegliere chi schierare nel quartetto
Marco come sta procedendo l’avvicinamento?

In generale è un po’ anomalo perché sarà la prima gara dell’anno. Le ragazze hanno lavorato bene. Siamo partiti a novembre con i ritiri in Sicilia, poi due a Calpe più i ritiri che hanno fatto con le rispettive squadre. Abbiamo fatto volumi importanti su strada e la specializzazione l’abbiamo svolta qui a Montichiari.

Sono stati consegnati i body iridati alle ragazze del quartetto (in apertura Alzini, Fidanza e Balsamo). Chi lo comporrà?

Non lo so ancora, valuterò in questi giorni. Avrò a disposizione sette ragazze (Alzini, Balsamo, Barbieri, Fidanza, Guazzini, Paternoster e Zanardi, ndr) che faranno tutte le specialità in programma. Ognuna di loro può essere inserita nel quartetto. Giovedì hanno fatto delle prove e un’idea me la sono fatta.

Per quanto riguarda le altre discipline sai già chi schierare?

Sì, in questo caso sono un po’ più sicuro. Zanardi farà la corsa a punti. L’omnium vorrei farlo fare a Barbieri. Questa decisione perché non lo ha fatto al mondiale. Fidanza farà lo scratch. L’eliminazione dovrebbe correrla Paternoster. Per quanto riguarda la madison cambierò. Ai mondiali l’avevano fatta Barbieri e Consonni, mentre in questo caso sceglierò altre due ragazze. Sto pensando a Balsamo, Fidanza o Guazzini per formare la coppia dell’americana. Come ho sempre detto a loro, saranno decisioni basate non solo sullo stato di forma, ma anche su una sorta di turnover rispetto alle gare disputate negli eventi precedenti.

Martina Fidanza con i rilevamenti dell’aerodinamica curata da Luca Oggiano
Martina Fidanza con i rilevamenti dell’aerodinamica curata da Luca Oggiano
Queste rotazioni sono fatte anche in ottica Parigi 2024?

Sì, perché voglio continuare a conoscerle, cercando di rispettare gare e titoli. E’ un anno che ho in mano anche il gruppo femminile. Le ho sempre viste correre, ma le guardavo con un altro occhio e chi le sceglieva usava chiaramente altri occhi. Ora che devo selezionarle io, voglio vederle correre su più specialità. Le occasioni non sono tante e devo sfruttare queste corse.

Come stanno prendendo le ragazze questo turnover?

Forse questo dovreste chiederlo a loro (dice sorridendo, ndr). Io lavoro così, questo è il mio metodo. I maschi li ho conosciuti così, facendoli ruotare e prendendomi le mie responsabilità. E farò altrettanto con le donne, sempre senza mancare di rispetto all’atleta. Questi tipi di test sono comunque basilari per ottenere delle indicazioni.

Fabio Masotti con alcune ragazze del quartetto
Fabio Masotti con alcune ragazze del quartetto
Com’è lavorare così staccati, senza avere mai il gruppo al completo?

Non è facile. Avrei preferito averle tutte assieme, ma non posso. Né con i maschi né con le donne. Consonni era qui a Montichiari giovedì, ma è dovuta andare con la sua formazione per correre il UAE Tour, visto che per loro è la gara di casa. Zanardi verrà a Montichiari per allenarsi con Masotti e mercoledì ci raggiungerà a Grenchen visto che correrà sabato. La nazionale ha una certa priorità, ma le squadre di club ne hanno una maggiore. Da parte mia c’è massimo rispetto per le società. Come ho fatto per i maschi, anche con le donne vorrei far vedere che si possono fare bene strada e pista.

Con i team maschili ti va riconosciuto che sei sempre stato bravo a tenere i rapporti. Con quelli femminili come sta andando?

Non è tutto merito mio, direi che è più un dato di fatto per come vanno le cose. Lo sapete anche voi che non posso avere gli atleti per quindici giorni prima di un europeo o mondiale. In questi anni ho dovuto attivare un sistema e una metodologia che fossero compatibili con il calendario della strada, in modo da averli a disposizione quel paio di giorni prima per perfezionare i lavori. Con le formazioni femminili mi sto trovando bene, è solo una questione di abitudine. I maschi ormai mi chiedono in anticipo quando potersi trovare tutti assieme, per poi impostare il proprio calendario. Spero che possa succedere altrettanto con le donne. Anzi…

L’argento europeo 2022 del quartetto con Fidanza, Zanardi, Barbieri, Paternoster e Guazzini
L’argento europeo 2022 del quartetto con Fidanza, Zanardi, Barbieri, Paternoster e Guazzini
Cosa?

Le ragazze dall’anno scorso mi hanno chiesto più programmazione di date certe e noi gliela stiamo dando. Però pur avendo date certe, avete visto che Guazzini è dovuta andare alla presentazione del suo team, Consonni e Zanardi sono a correre. Quindi come vedete, non è un problema di Villa o delle ragazze: è un problema di accavallamento di date. E con questo dobbiamo conviverci.

Ci riesci bene?

Dobbiamo imparare a conviverci tutti, soprattutto quando farò delle scelte. Perché tutti si farebbero la prima domanda giustificata. Come ha fatto Villa a fare le scelte se un giorno eravamo in quattro e il giorno dopo c’erano due ragazze diverse dal giorno prima? E’ vero, ma come faccio a scegliere se non ho sempre tutte le ragazze a disposizione?

Villa con le ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini, Barbieri, Guazzini, Consonni e Balsamo
Villa con alcune ragazze del quartetto: Fidanza, Alzini e Barbieri
Vista la domanda che ti fanno, qual è il criterio che il cittì Marco Villa utilizza?

Più che la mia esperienza, è la fiducia che ho nei miei collaboratori, che mi aiutano a fare questo tipo di scelte. Tant’è che se io devo fidarmi delle atlete, loro devono fidarsi di me. I dubbi poi ce li ho sempre. Li sciolgo sommando diversi parametri. Vado col cronometro, che è sempre una cosa certa. Vado a sensazione. Vado con gli allenamenti di mesi fa. Vado con le gare già fatte l’anno scorso. Poi mi facilitano il compito le ragazze stesse, come quando Barbieri al mondiale si è chiamata fuori dal quartetto perché ha visto che non era all’altezza dopo l’europeo. In ogni caso, essendo il cittì, le decisioni alla fine toccano a me.

Le Cervélo della super corazzata Jumbo-Visma

04.02.2023
5 min
Salva

E’ uno dei team di primissimo piano che ha cambiato in modo profondo una parte della dotazione tecnica. C’è il passaggio da Shimano a Sram, migrazione che include anche le ruote, ora Reverse ed i pedali, ora SpeedPlay/Wahoo. Ma ci sono anche le scarpe, che adesso sono ufficialmente Nimbl.

Ma c’è anche un cambio di una parte del parco bici, perché se la R5 e la S5, insieme alla crono Cervélo P5 trovano delle conferme, la Soloist sostituisce la Caledonia, indicata per il pavé e le corse della campagna del nord. Vediamo i dettagli principali delle bici del Team Jumbo-Visma.

Cervélo R5 e S5 i punti fermi

Le Cervélo R5 e S5 rinnovate sono state presentate ufficialmente tra la fine del 2021 e la stagione 2022. Si tratta rispettivamente della superleggera e della bicicletta aero, ma entrambe fanno parte di quella famiglia di biciclette che sono dei punti fermi anche per l’azienda stessa. Ogni corridore le ha in dotazione entrambe e il gruppo di atleti che prende parte alle corse del pavé utilizza anche la Soloist, modello che è comunque disponibile anche a quella parte del roster che ha necessità di usare questo modello. Durante il nostro viaggio olandese abbiamo chiesto una battuta a Edoardo Affini.

«Utilizzo molto di più la S5, si adatta maggiormente alle mie caratteristiche e al lavoro che devo svolgere anche per i compagni. Quello che colpisce della S5 è l’estrema versatilità, infatti è stata utilizzata anche durante i Grandi Giri nel corso delle tappe impegnative. E’ molto rigida ed ha una scorrevolezza che fa rima con velocità. Questo è un fattore che fa parte anche del DNA della R5, anche se è più scalatrice. La R5 è anche più leggera, nonostante il delta di peso non è esponenziale. Nel senso che anche la aero ha un peso ridotto».

Cockpit Vision e selle Fizik

C’è un largo impiego, sempre maggiore, dei manubri integrati Vision 5D: quelli con il profilo alare e l’arcuatura che volge verso l’avantreno. Rispetto al passato c’è una finitura esterna completamente diversa, nuova e con una trama molto fitta del carbonio. Con tutto ciò, viene ancora usata la “vecchia” combinazione piega rotonda/stem, quest’ultimo obbligatorio con la soluzione ACR che comprende anche la serie sterzo e che ottimizza il passaggio interno delle guaine.

Anche il Team Jumbo-Visma, come evidenziato in precedenza sulla Canyon di Gaviria e sulla Pinarello di Bernal, utilizza alcuni nuovi modelli e/o aggiornamenti delle selle Fizik. Ad esempio l’Antares.

Ci sono anche i tubeless

Ci sono anche le versioni delle ruote Reverse nella configurazione tubeless e spiccano quelle con profilo da 32 montate sulle R5 e con mozzi DT Swiss 240. I tubeless utilizzato sono i Vittoria Corsa da 28, versione graphene.

Le Cervélo P5 da crono

La P5 non necessita di molti approfondimenti, un modello che da sempre è preso ad esempio da chi vuole sviluppare la piattaforma da crono. Così è anche per la versione con i freni a disco in dotazione agli atleti TJV.

L’utilizzo della trasmissione Sram ha comunque portato qualche novità. Diversi atleti hanno iniziato a provare la monocorona anteriore proprio sulla bici da time trial e Sram prevede l’utilizzo dei comandi Blips wireless, senza fili. Con l’opportuna personalizzazione tramite la app Sram AXS, i pulsanti Blips non hanno limiti d’impiego e di associazione, dettaglio tutt’altro che banale e che da modo di aggiungere diversi pulsanti, ovunque il corridore lo voglia.

Dall’Arabia risponde Consonni. Simone re a Maraya

04.02.2023
5 min
Salva

«Sto facendo i bagagli e sto lavando le scarpe. Con il tratto di sterrato erano diventate marroni», succede anche questo ad un corridore, campione olimpico, che ha vinto da poco una corsa. Da Simone a Simone. Dopo il racconto della bella vittoria di Velasco di ieri, qualche ora prima, aveva alzato le braccia al cielo anche Simone Consonni.

Al Saudi Tour il corridore della Cofidis ha raccolto una vittoria pesante. Erano le dieci di sera in Arabia Saudita quando Simone ci ha raccontato tutto. Stava riordinando le sue cose appunto. Il volo del rientro in Italia sarebbe avvenuto di buon mattino. E probabilmente mentre esce questo articolo Consonni è in viaggio.

Simone Consonni (classe 1994) ha vinto ieri a Maraya. Questo successo gli ha permesso di chiudere 7° nella generale
Simone Consonni (classe 1994) ha vinto ieri a Maraya. Questo successo gli ha permesso di chiudere 7° nella generale

Come un quartetto

A Maraya battuti nomi di peso, nel vero senso della parola, a partire da quel mostro di watt che è Dylan Groenewegen, quarto all’arrivo. Nella foto di apertura si nota, col casco azzurro, come l’olandese chini la testa, tanto che poi è stato saltato anche da Malucelli e Ackermann. Simone li ha battuti su un arrivo particolare: 500 metri al 6%-7%. Strada larga. Per certi traguardi serve una centrale nucleare di watt.

«E’ stata una volata tiratissima e lunghissima – racconta Consonni con tono squillante – ma quando ai 150 metri ho saltato Groenewegen mi sono detto: “Oggi non può saltarmi più nessuno”. E ho tirato dritto. Ho spinto come se non ci fosse un domani, come se fossi stato nei giri finali di un quartetto alle Olimpiadi. E’ stato davvero un arrivo duro. Tirava tanto».

Tra sterrati e deserto quanta polvere, ma che scenari in Arabia Saudita…
Tra sterrati e deserto quanta polvere, ma che scenari…

Watt e peso

Dicevamo di un arrivo duro. In questi casi azzeccare il rapporto è importantissimo ed è vero che servono tanti watt, ma con 500 e passa metri di salita inizia a contare anche il peso dell’atleta. E così dai watt puri si può accennare anche al rapporto potenza/peso. Ed è quello che forse ha agevolato Consonni.

Il lombardo è stato potentissimo, come Groenewegen, ma negli 50-70 metri gli 80 e passa chili del “bestione” della Jayco-AlUla si sono fatti sentire.

«Con che rapporto ho fatto lo sprint? Dietro non lo so, immagino non con l’11, anche perché da quest’anno uso il 56. E poi questi arrivi mi piacciono, sono ideali per me. Posto che lo scorso anno ho vinto una volata super piatta». Vista la velocità con cui è uscito dalla testa del gruppo siamo certi che non avesse il 56×11: la sua cadenza era nettamente superiore a quella di tutti gli altri.

«Finalmente – prosegue Simone – ho passato un buon inverno. Uno dei pochi in cui ho potuto fare una preparazione senza grossi intoppi o problemi fisici. Già in ritiro mi sentivo bene, avevo buone sensazioni. Computerini, test, potenziometri e strumenti vari me lo dicevano. E questa settimana al Saudi ha confermato queste buone sensazioni (è andato bene anche nella frazione più dura, ndr)».

Il fatto che Consonni abbia vinto ci fa un po’ sorridere. Poche ore prima usciva l’articolo in cui Endrio Leoni lo metteva tra i migliori sprinter italiani, ma anche tra coloro che vincono poco. E forse avrebbe fatto meglio a fare l’apripista, visto che è anche bravo a muoversi in gruppo.

«Eh – sorride Consonni – che dire… alla fine ho fatto un po’ tutta la mia carriera nel mezzo, tra fare le volate e tirarle. Ho provato a fare l’apripista con Kristoff, Gaviria, Viviani… ma a 28 anni voglio provare a vedere fin dove posso arrivare».

Dalla terza frazione in poi la Cofidis ha lavorato per Consonni
Dalla terza frazione in poi la Cofidis ha lavorato per Consonni

Più spazio…

Lo scorso anno Simone aveva concluso la stagione con dei buoni piazzamenti e una vittoria. Man mano stava acquisendo più spazio e più fiducia in squadra. Sarà sempre più così?

«Lo scorso anno – dice il lombardo – avevo già avuto un bel po’ di spazio e lo stesso sarà quest’anno. Avrò un determinato ruolo in base alla giornata: come sto, come è l’arrivo, a chi è più adatto in squadra… Per esempio qui al Saudi nelle prime due tappe ero in appoggio a Max Walscheid, in queste ultime frazioni è stato il contrario. Anche perché io stavo bene, c’era questo arrivo adatto a me, in più ero anche messo bene nella generale: squadra e compagni mi hanno dato fiducia.

«Mi piace questo ruolo di fiducia. Mi ricorda i tempi della Colpack! Quando le volate erano piatte piatte mi buttavo nella mischia magari per chi era super veloce, penso a Lamon… Ma quando la corsa era un po’ mossa loro ricambiavano».

Da Monaco 2022 (in foto) a Grenchen: i Campionati europei sono importantissimi in chiave olimpica per Simone e gli azzurri
Da Monaco 2022 (in foto) a Grenchen: i Campionati europei sono importantissimi in chiave olimpica per Simone e gli azzurri

Subito pistard

Ma il tempo di festeggiare è poco… per non dire che è già finito. La giostra del ciclismo gira veloce ed è già tempo di Campionati europei. Dalla prossima settimana Consonni sarà impegnato a Grenchen in pista.

«Eh già, da 4-5 ore (ieri, ndr) sono tornato pistard! La testa è già lì – conclude Consonni – ci tengo molto a questi europei. Ci mancheranno un po’ di tattica e di tecnica, visto che abbiamo tutti corso parecchio su strada e girato poco in pista, ma ci arriviamo bene fisicamente.

«Ganna a San Juan è stato spettacolare anche in salita. L’altro giorno Milan ha vinto qui in Arabia… Anche io potrò dare il mio contributo. E non sarà solo il quartetto di Ganna e Milan. Ho alzato la mano anche io!».

Velasco vince in Spagna, per Inselvini e per sua figlia

04.02.2023
4 min
Salva

Simone Velasco non aveva mai vinto così presto. La volta precedente era stata al Laigueglia del 2019, ma si correva il 17 di febbraio. Ieri era il 3 e alla Vuelta Valenciana, il toscano dell’Astana ha battuto Bob Jungels sul traguardo di Sagunto dopo 119 chilometri di fuga.

Poi si è fermato. Ha collegato le gambe al cuore e ha puntato il dito al cielo, dedicando la vittoria a Umberto Inselvini, il massaggiatore dell’Astana Qazaqstan Team, scomparso il 27 gennaio nel ritiro della squadra kazaka.

Umberto Inselvini è morto improvvisamente il 27 gennaio nel ritiro dell’Astana ad Altea
Umberto Inselvini è morto improvvisamente il 27 gennaio nel ritiro dell’Astana ad Altea

L’ultima distanza

Erano tutti ad Altea, nello stesso hotel in cui avevamo incontrato Simone prima di Natale, per l’ultimo ritiro prima delle corse. Negli stessi giorni, chi scrive era in Argentina e l’espressione sgomenta sul volto di Michele Pallini e il dottor Magni a migliaia di chilometri di distanza, aveva fatto capire la violenza del colpo per gli uomini della squadra kazaka.

«Umberto per mia sfortuna l’ho conosciuto solo negli ultimi due anni – racconta Velasco – da quando sono passato all’Astana. Prima non avevo avuto un rapporto stretto come negli ultimi tempi. Umberto era sicuramente una persona riservata, competente e molto rispettosa dei colleghi e tutto l’ambiente. La sua morte è stata una grande perdita per tutto il gruppo, non solo per il team. Quando è successo, eravamo anche noi in Spagna e stavamo facendo la distanza».

Sull’ultima salita, Velasco è rimasto nella scia di Jungels e Gregaard, aspettando lo sprint
Sull’ultima salita, Velasco è rimasto nella scia di Jungels e Gregaard, aspettando lo sprint
Eravate in hotel quando è successo?

Eravamo in bici, era l’ultima distanza, la rifinitura appunto, prima dell’imminente inizio delle gare. Ci è giunta notizia proprio all’inizio dell’ultimo lavoro di giornata. Non avevamo ancora la certezza. Poi quando siamo arrivati in hotel, abbiamo toccato la tragedia con mano ed è stato un forte scossone per tutto il team. Non solo il giorno dell’accaduto, ma anche in quelli seguenti.

Come l’avete superata?

Non possiamo far altro che stringerci forte attorno alla famiglia e fare del nostro meglio per ricordarlo. Dedicandogli ogni vittoria, ogni risultato da qui in avanti.

Pensavi di stare già così bene?

Ho sempre bisogno di qualche gara per carburare un po’ e infatti la prima tappa aveva avvalorato il mio pensiero. Dal secondo giorno ho iniziato a sentire qualche miglioramento e comunque sapevo di aver lavorato bene durante tutto l’inverno. Il secondo giorno in effetti poteva essere la tappa giusta per attaccare, andare all’arrivo e giocarmi il mio jolly. Finché ieri è andata bene. In fuga ci siamo fatti un bel mazzo per portarla all’arrivo e adesso siamo stracontenti.

Per Ciccone si è trattato di un giorno di controllo: ha 3″ su Pello Bilbao e 6″ su Vlasov
Per Ciccone si è trattato di un giorno di controllo: ha 3″ su Pello Bilbao e 6″ su Vlasov
Chi ti faceva paura fra i compagni di fuga?

Sapevo che se fossimo arrivati allo sprint, bene o male sarei stato io il favorito, perché sono veloce. Quindi dovevo cercare di limitare i danni nei punti duri della tappa. Quando ha attaccato Craddock sull’ultima salita di giornata, ho tentennato ad andargli dietro, perché sinceramente, con i due giorni passati, non sapevo se avevo già la gamba buona per seguirlo.

Quindi?

Ho preferito andare su più regolare con Jungels e il ragazzo della Uno X (Jonas Gregaard, ndr) e alla fine si è rivelata la scelta vincente. E’ andata bene così. Jungels sicuramente aveva una super gamba e se è arrivata la fuga, è stato anche per merito suo. Però io me la sono giocata bene e… avanti così.

Ieri sera avete brindato?

Un brindisi non ha mai fatto male a nessuno, quindi abbiamo festeggiato qualcosina, con l’obiettivo di festeggiarne altre, magari nel minor tempo possibile. E poi si brinderà anche a casa, anche con la mia pupa, la mia bimba che finalmente ha visto vincere il babbo. Non ha dovuto neanche aspettare tanto, sono stato un bravo babbo.

A questo punto continuiamo così, avendo capito come si fa?

Bisogna, dai. Speriamo di continuare in questo modo. La stagione è appena cominciata.

A Montichiari gli ultimi ritocchi sulla strada di Grenchen

03.02.2023
5 min
Salva

MONTICHIARI – «Se Giovanni è di buon umore, allora significa che sta girando tutto bene. E’ lui il nostro termometro». Ivan Quaranta ci accoglie a Montichiari con una battuta riferendosi a Carini, il meccanico azzurro, durante la nostra giornata in compagnia della nazionale della pista.

In effetti il morale che si respira nelle sale sotto al velodromo è buono. E’ un venerdì intenso quello che vivono il cittì Marco Villa assieme allo stesso Quaranta, Diego Bragato, Fabio Masotti ed il resto dello staff. E’ una giornata arricchita da altre figure tecniche. Sono gli ultimi giorni di lavoro prima della spedizione azzurra che partirà domenica pomeriggio per Grenchen, l’anello svizzero in cui si terranno gli europei (dall’8 al 12 febbraio) e teatro dell’Ora di Ganna.

Prove di partenza per il quartetto femminile nel velodromo di Montichiari, ormai a fine lavori
Prove di partenza per il quartetto femminile nel velodromo di Montichiari, ormai a fine lavori

Quartetto femminile

Alzini, Balsamo, Barbieri, Martina Fidanza e Paternoster iniziano la giornata riguardando le prove del giorno prima. Mancano Guazzini, presente ieri ma volata alla presentazione della sua Fdj-Suez, e Zanardi, impegnata in Spagna con la BePink. Loro due raggiungeranno le compagne nei prossimi giorni. Le cinque azzurre macinano giri di pista solidificando la loro intesa. Fanno dietro moto e simulano a più riprese partenza e trenate dell’inseguimento a squadre. C’è anche Confalonieri a fare ritmo dietro motore.

Giada Capobianchi, a Montichiari assieme a Miriam Vece, sarà impegnata nella velocità
Giada Capobianchi, a Montichiari assieme a Miriam Vece, sarà impegnata nella velocità

Velocità azzurra

La pattuglia di Quaranta si alterna in pista con le ragazze del quartetto e lavora sodo. Sono in sei, quattro uomini e due donne. Bianchi, Stefano Moro, Predomo, Tugnolo, Giada Capobianchi e Miriam Vece. Anche per loro c’è il turno al tavolo dello schermo per rivedere le prove delle proprie discipline. Sono sempre loro ad aver dato i primi feedback su alcuni nuovi materiali che useranno a Grenchen, fra tutti un manubrio speciale.

Bragato, Viviani e il cittì Villa discutono sulla trasferta degli europei
Bragato, Viviani e il cittì Villa discutono sulla trasferta degli europei

Uomini incompleti

Il gruppo maschile si formerà domani quasi per intero. A Ganna, Boscaro, Lamon, Pinazzi, Manlio Moro e Scartezzini, reduci dalla Vuelta a San Juan, sono stati concessi un paio di giorni di recupero dal viaggio intercontinentale. Solo Viviani, anch’egli di rientro dall’Argentina, ha preferito scendere in pista oggi fin dal mattino per sistemare un paio di accorgimenti, come il posizionamento. Nel pomeriggio poi il veronese della Ineos Grenadiers ha compiuto sessanta giri dietro moto in vista dell’omnium, mentre Bertazzo (pure lui in gara a San Juan) ha girato sia solo che assieme alle ragazze. A Grenchen si aggiungeranno anche Milan e Consonni, che arriveranno in dote dal Saudi Tour con ottime vittorie di tappa. Nel frattempo il cittì Villa avrà fatto le sue convocazioni.

Giornata collettiva

Diego Bragato, mentre ci offre un caffè, ci spiega l’importanza di una giornata in cui il gruppo può lavorare con altre figure tecniche fondamentali al raggiungimento delle prestazioni e dei risultati. Nel parterre di Montichiari l’ingegnere Luca Oggiano cura la parte della aerodinamica. Il centro BioMoove di Almese ha la sua postazione di biomeccanica. Fausto Fabioni e Mattia Michelusi lavorano sull’aspetto delle informazioni tecnologiche attraverso la telemetria. Poi c’è anche Salvato che consegna i body iridati ai quartetti.

«Di fatto è la prima volta – racconta il tecnico di Motta di Livenza – che ci troviamo tutti assieme, ma qualcosa di simile abbiamo già fatto in passato. L’idea è quella di farla ad inizio stagione o in altri casi eccezionali come potrebbero essere cadute gravi o eventi importanti. Curare così tanto i dettagli sta funzionando. Ai mondiali di agosto faremo le prove generali per le olimpiadi di Parigi perché saranno nello stesso periodo. Dovremo già sapere che materiali usare o cosa fare nel 2024. Questo europeo è importante per i punti che ci può dare in ottica qualificazione e per aprire un avvicinamento in ottica delle prove che stiamo facendo per ottimizzare i particolari».

Il briefing mattutino del quartetto femminile
Il briefing mattutino del quartetto femminile

Aspetto psicologico

Tra le varie figure c’è anche Elisabetta Borgia. Ormai ogni competizione si prepara prima di testa che di fisico.

«Sono giornate molte preziose – spiega la dottoressa piacentina – per oliare alcuni automatismi in vista dell’europeo sia in ottica individuale che di squadra. Testiamo non solo la preparazione fisica, ma anche l’approccio che si dovrà avere in gara. L’idea è quello di portare avanti un processo dando un significato a tutte le varie tappe da inizio stagione ai grandi eventi. Avvicinandoci all’europeo come in questo caso il lavoro diventa importante perché cresce il livello emotivo, perché cresce lo stress. Da una parte si lavora per massimizzare la prestazione, dall’altra per aiutare i ragazzi a rilassarsi. Ovviamente cambia fare questo lavoro a febbraio piuttosto che ad ottobre o agosto, come quest’anno quando ci saranno i mondiali. Le energie psicofisiche ad inizio stagione sono diverse che alla fine. Bisogna lavorare nel presente pensando nell’insieme alle fondamenta».

Un bar per il ciclocross, entrate con noi al Cycling Café

03.02.2023
5 min
Salva

Avreste mai pensato a un locale dedicato interamente al ciclismo e in particolare al ciclocross? Non è nella patria dell’attività sui prati, in Belgio, ma molto più vicino, a Ciampino alle porte della Capitale. Non è solo un ritrovo per tutti gli appassionati, un riferimento per chi cerca qualsiasi pezzo specifico tanto da avere una clientela extraregionale. E’ anche la sede di uno dei principali team del nostro Paese in tema ciclocrossistico: il Cycling Café.

A dir la verità il team ha radici più antiche, in quanto ha superato il decennale di attività. Col tempo si è sviluppato al punto di essere uno dei pochissimi del panorama italiano inserito nella lista Uci e che ha corridori provenienti da tutta Italia. Paolo Ottaviani tiene le sue fila, gestendo una formazione che si è messa in luce anche all’estero.

«Abbiamo fatto richiesta all’Uci nel 2019 – dice – da allora siamo un team internazionale e per questo abbiamo aperto i tesseramenti anche a corridori non laziali. Abbiamo 6 corridori a livello assoluto e 12 giovanili, ma l’attività del Cycling Café va oltre perché non facciamo solo attività di ciclocross, ma ci dedichiamo anche a strada e mtb».

A sinistra Fabio Ottaviani, titolare del team e del negozio. Una vita dedicata al ciclocross
A sinistra Fabio Ottaviani, titolare del team e del negozio. Una vita dedicata al ciclocross
Quanti sono in totale i tesserati per il club, considerando anche le attività?

Ne abbiamo una sessantina, ma potrebbero essere molti di più viste le richieste. Non ampliamo il numero perché vogliamo seguire ogni ragazzino con grande attenzione: abbiamo una scuola di mtb che è un po’ il fiore all’occhiello del nostro sodalizio e ci teniamo che ogni tesserato sia adeguatamente seguito.

Il vostro è un team più votato all’offroad?

Sì, il ciclocross d’inverno e la mtb nelle altre stagioni sono le nostre attività primarie. Facciamo anche strada amatoriale, ma solo a livello regionale. Il ciclocross resta però il nostro riferimento principale, almeno a livello assoluto.

Siete uno dei pochi team che fa attività all’estero…

Per noi è un must. Il calendario è molto stretto nel tempo, ogni domenica ci sono gare internazionali, noi con la squadra assoluta cerchiamo di seguire le gare dove ci sono più possibilità di raccogliere punti per il ranking Uci e permettere ai nostri atleti di partire il più davanti possibile. I nostri ragazzi gareggiano un po’ ovunque, dalla Slovacchia alla Svizzera, dalla Spagna al Belgio. Non possiamo seguire un calendario ordinato, nel senso di qualche challenge nella sua interezza anche perché non abbiamo una struttura che si muova all’estero e anche d’inverno il nostro impegno principale verte sui giovanissimi.

Cominelli e la Bulleri sono le vostre punte?

Come risultati indubbiamente. Cristian era già stato con noi, poi era passato alla Scott che lo seguiva sia nella mtb che nel ciclocross. Quest’anno è tornato e ne siamo stati davvero felici. Alessia è un po’ la punta di diamante, tiene molto al ciclocross da abbinare alla sua attività su strada. Ma dietro di loro ci sono elementi che sono in netta crescita.

Per Cominelli una stagione ad alti e bassi. Ora punta tutto sulle Marathon di mtb
Per Cominelli una stagione ad alti e bassi. Ora punta tutto sulle Marathon di mtb
Baldestein è uno di questi, con la sua vittoria al Giro delle Regioni…

Raul si è messo in evidenza tutto l’anno, ha fatto un salto di qualità proprio grazie alle esperienze che ha raccolto all’estero, anche in prove importanti in Belgio. Andava forte già da esordiente, è stato parte della squadra laziale che per l’unica volta nella sua storia vinse la Coppa Italia. Da junior scoprì di essere celiaco e per 3 anni era un po’ scomparso dai radar perché non trovava la giusta alimentazione. Quest’anno sembra davvero aver trovato la quadra e i risultati si sono visti.

Chi altro c’è nel team assoluto?

Ragonesi che quest’anno è passato U23. E’ andato sempre bene, sia nella mtb che nel ciclocross, anzi viene da un dicembre nel quale ha mostrato evidenti progressi. Non ha fatto trasferte perché doveva giustamente privilegiare la scuola.

Alessia Bulleri in gara in Coppa in Val di Sole, finita al 25° posto (foto Facebook)
Alessia Bulleri in gara in Coppa in Val di Sole, finita al 25° posto (foto Facebook)
Un’attività come quella descritta, con tante trasferte all’estero si prospetta onerosa…

Lo è, se si pensa che per ogni atleta che fa attività internazionale bisogna stanziare qualcosa come 25 mila euro. Lo facciamo però con piacere, abbiamo gli sponsor che ci accompagnano e investono non solo nel team ma nelle nostre idee. Siamo un riferimento per tutto il Centro Italia, forse l’unica vera alternativa al predominio del Nord e anche questo ci ha spinto a tesserare atleti anche non di queste parti.

C’è una ricaduta dei risultati del team sull’attività del negozio?

E’ chiaro che lo scopo dell’attività è anche quello di dare visibilità ai marchi. Non saprei dire quale sia effettivamente il rapporto fra le due entità, ma il nostro punto d’incontro è molto conosciuto e frequentato anche da corridori di altre squadre. Inserendo al suo interno il bar abbiamo dato un aspetto diverso dal solito, più legato all’intrattenimento. D’altronde siamo in un periodo strano, con l’onda lunga del Covid che aveva portato un grande movimento di mercato che si va un po’ affievolendo.

Sprint: parliamo ancora di cadenze e rapporti

03.02.2023
4 min
Salva

Rapporti, cadenze, volate… dalla  Vuelta a San Juan ne è uscito un bel calderone. C’è chi arrivava troppo agile, chi non riusciva a girare il suo rapporto. Alla fine il discorso è meno scontato di quel che si possa immaginare e per questo Silvio Martinello ci aiuta a capire meglio.

Non è un caso che abbiamo scelto l’ex corridore veneto. Silvio è stato sia un grande della strada che un gigante della pista e poiché il tema emerso a San Juan riguardava sia gli stradisti che i pistard quale interlocutore meglio di lui?

Martinello Villa 1999
Marco Villa e Silvio Martinello durante una Sei Giorni utilizzavano il 52×16. Oggi sarebbe impensabile
Martinello Villa 1999
Marco Villa e Silvio Martinello durante una Sei Giorni utilizzavano il 52×16. Oggi sarebbe impensabile
Silvio, partiamo dall’articolo che riguardava appunto volate e rapporti. Si parlava addirittura di 58 denti all’anteriore…

Oggi si tende a spingere rapporti sempre più lunghi che ti consentono di fare maggiore velocità, ma al tempo stesso tutto ciò implica la capacità di poterlo spingere, vale a dire la forza necessaria. Il 53×11 o 54×11, rapporti che utilizzavo anche io, erano già piuttosto duri, tanto che molto spesso avevi la sensazione di non spingerli in modo efficace. Oggi invece si va verso un ciclismo che si confronta sempre di più con la forza, anche quella a secco.

La palestra è aumentata molto…

Si fa anche durante la stagione, quando invece ai miei tempi si faceva solo d’inverno quando iniziavi a fare la base. Questo ha portato all’evoluzione a cui stiamo assistendo. Una normale evoluzione direi. Certo, leggere di certi rapporti fa un po’ effetto. Io ho smesso 20 anni fa, ma a vedere certe cose sembra sia passato un secolo. Marco Villa ed io con il 51×15 vincevamo il mondiale nell’americana. Con il 52×16 primeggiavamo nelle sei giorni. E questo è il rapporto degli allievi. E’ tutto relazionato alle velocità maggiori che ci sono.

Sempre più forza. I richiami si fanno anche a ridosso delle gare. Qui, Attilio Viviani poche ore prima di partire per San Juan
Sempre più forza. I richiami si fanno anche a ridosso delle gare. Qui, Attilio Viviani poche ore prima di partire per San Juan
Chiaro: ho più forza, spingo un rapporto più lungo, vado più forte… Eppure non è tutto così scontato o lineare, perché proprio a San Juan abbiamo visto come in tanti abbiano avuto problemi di cadenza. C’è anche chi andava sopra le 130 rpm. Esiste dunque una cadenza ottimale?

Una cadenza ottimale non esiste. Almeno ragionando sulla base delle mie esperienze dico di no. Ci sono sensibilità che variano di continuo: come stai quel giorno, come arrivi allo sprint… Io ho sempre dato precedenza alla cadenza piuttosto che alla forza.

Da buon pistard…

Non ero super potente. Se prendevi i miei rivali: Cipollini, Abdujaparov, Zabel… avevano più forza pura rispetto a me. Io ero bravo a destreggiarmi in gruppo, a farmi trovare nel momento giusto nella posizione giusta… Ma se avessimo fatto uno sprint su quattro corsie distinte sarei arrivato quarto. Ma il ciclismo è diverso e non si corre ognuno sulla propria corsia. Quindi analizzando questa evoluzione è chiaro che si è lavorato più sulla forza e non sulla cadenza.

Eppure le differenze di rapporti viste in Argentina sono state piuttosto ampie. C’è chi aveva il classico 53×11, vedi proprio i pistard italiani, e chi il 58×11…

Ai miei tempi mettevi l’11 e l’istante dopo maledicevi quel momento… perché appunto era molto duro. In questa analisi va considerato il rapporto anteriore che ti permette di “giocare” dietro, perché sinceramente faccio fatica a pensare che abbiano fatto lo sprint con il 58×11. Lo devi spingere poi…

Nelle volate, come nelle crono, si vedono più rapporti monster, ma non significa che vengono utilizzati sempre. Anzi…
Nelle volate, come nelle crono, si vedono più rapporti monster, ma non significa che vengono utilizzati sempre. Anzi…
Quello che pensavamo anche noi. Magari hanno fatto lo sprint con il 58×12…

Con il 58×12 ma forse più con il 58×13. Alla fine è lo stesso concetto di quel che abbiamo visto nei “padelloni” delle crono. Utilizzano il 58 o il 60 per spingere poi il 14 o il 15 e avere la catena che lavora più dritta, quindi ha meno attriti e meno inerzia. Vai a limare qualcosa in questo modo.

Tornando alla cadenza, Silvio, si sono viste differenze marcate. Tu hai detto che quella perfetta non esiste, ma un range ottimale ci sarà…

Quando correvano mi avevano inculcato nella testa che le cadenze erano: 60 rpm per la salita e 100 per la pianura. Ma questi ritmi non sempre eri in grado di rispettarli. Specie se c’era una salitella nel finale. Provavi a tenere, ma per andare con quelle cadenze ti ritrovavi ad essere troppo duro e finivi presto in acido lattico. In volata, come detto, ci sono molto variabili…

Okay ma poniamo un sprint “lineare” in pianura…

Diciamo che con il “vecchio” 53×11 se andavi a 110-115 rpm lottavi per qualcosa di molto importante. Ma dovevi arrivare fresco allo sprint.