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Ellena ci spiazza: si allenano troppo perché hanno paura

26.11.2021
5 min
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Come mai i corridori di una volta si doveva rincorrerli perché si allenassero, mentre quelli di oggi – grandi e piccini – bisognerebbe frenarli per quanto si impegnano? Era la domanda venuta fuori parlando con Enrico Gasparotto e la prima risposta, bisogna ammetterlo, era stata che evidentemente oggi in gruppo si trasuda professionalità. L’uso dell’imperfetto deriva dal fatto che dell’argomento abbiamo parlato con Giovanni Ellena, direttore sportivo dell’Androni Giocattoli. E il suo punto di vista ha ribaltato tutto.

«Gasparotto parla certamente di corridori superiori – dice – quelli delle piccole squadre sono comunque da seguire. Di sicuro hanno tanta voglia di fare. Umba abbiamo dovuto tenerlo a freno dopo la frattura del braccio, perché sarebbe ripartito subito. Ai ragazzi, soprattutto i più giovani, manca conoscenza di se stessi. Quando correvo io, fino al 1992, facevi errori per sgangheratezza. Oggi li fanno perché hanno paura di restare a piedi. Rischiamo di bruciare tanta gente. Se si riuscisse ad avere questa presa di coscienza magari, si potrebbe provare a cambiare le cose».

Nel 2017 Ellena (qui con Spezialetti, Savio e Torres) ha lavorato fianco a fianco con Egan Bernal
Nel 2017 Ellena (qui con Spezialetti, Savio e Torres) ha lavorato fianco a fianco con Egan Bernal

Professionisti non di fatto

Un macigno avrebbe fatto meno rumore. E mentre lentamente cerchiamo di entrare in questa dimensione del ragionamento, Ellena riparte.

«Quelli che arrivano dalle squadre WorldTour – dice – fanno le cose per bene e in ogni caso hanno chi li segue passo dopo passo. Per cui se anche non imparano, le fanno lo stesso. Nelle altre squadre, i corridori con più testa hanno sempre fatto da soli le loro cose. Anche Scarponi, nel periodo che era con noi, se non c’era il ritiro di squadra, si prenotava il suo Teide, l’Etna oppure Sierra Nevada e si pagava l’alloggio. Il problema è con i più giovani. Passano, diventano professionisti ma non lo sono. Il direttore sportivo può stargli dietro, ma rischia di passare per il padre rompiscatole. Gli dici di non avere fretta, ma ti ascoltano?

«E io allora gli porto l’esempio di Masnada, passato che era vecchio. Quanti corridori abbiamo perso per non averli aspettati? Non è un dato quantificabile, ma quanti passano e poi si perdono? Questo è diventato un mondo spietato, non c’è più spazio per sbagliare».

Colleoni e Conca, al centro, si erano accordati con la Androni, poi sono passati alla Bike Exchange e alla Lotto
Colleoni e Conca (alle spalle di Plebani) si erano accordati con la Androni, poi sono passati nel WorldTour

Se va male, smetti

Le dinamiche sono ben note e il discorso torna su temi già toccati, cui nessuno sembra voler mettere mano. I procuratori continuano a pescare in acque sempre meno profonde, i team manager ingaggiano dei bambini, i bambini credono alle lusinghe e se poi non va bene… avanti con altri.

«E’ vero che il ciclismo italiano è in crisi, oppure lo stiamo danneggiando noi? Avevamo preso Colleoni e Conca per fargli fare un processo di crescita graduale – prosegue il piemontese – ma non abbiamo fatto neppure in tempo a vederli, perché sono arrivate due squadre WorldTour e se li sono portati via.

«Dal Covid in avanti, il livello delle corse si è alzato. Col fatto che non si può tanto viaggiare, le squadre sono tutte concentrate in Europa e se sei un ragazzino mezzo e mezzo, perché semplicemente devi ancora crescere, anticipi la preparazione perché pensi che ti serva per non restare indietro. Per quello sono lì ad allenarsi come matti. Perché se ti va male, hai finito».

Umba è passato professionista a 18 anni: va tenuto a freno perché non è ancora in grado di gestirsi
Umba è passato professionista a 18 anni: quasi scontato che non sappia gestirsi

Il diritto al lavoro

Viene da pensare che nelle squadre WorldTour ci sono gruppi di lavoro dedicati ai corridori più giovani, ma è anche vero che non sempre le ciambelle riescono col buco. Oldani è stato per due anni alla Lotto Soudal e adesso è atterrato alla Alpecin-Fenix, bella squadra, ma avrebbe meritato di continuare fino a capire meglio di sé. Piccolo si è affacciato all’Astana, ma non è riuscito nemmeno a metterci il piede perché non era pronto. Dell’infornata UAE composta da Ganna, Consonni, Ravasi e Troia è rimasto solo quest’ultimo, gli altri erano stati già archiviati.

«Servirebbe come il pane – prosegue Ellena – avere più squadre di alto livello in Italia e a quel punto ci sarebbe l’interesse a prendere i migliori talenti italiani. Certo, se lo scopo del gioco è portarli dove guadagneranno di più malgrado i regolamenti, allora non se ne esce. Il diritto al lavoro è superiore al resto, quindi si trovano soluzioni alternative. Non siamo spacciati, non vorrei passare per un menagramo, ma a certe cose si dovrebbe pensare. Vedo questi ragazzini, che sono professionisti senza esserlo, che commettono errori in cui nel 1992 da dilettante non sarei mai incappato, perché un compagno più grande, vedendomi, mi avrebbe dato una legnata. Si potrebbe scrivere un’enciclopedia su questi temi…».

Antonio Tiberi, Trofeo San Vendemiano 2020
A Tiberi avrebbe poi fatto tanto male un anno in più fra gli under 23 con la Colpack?
Antonio Tiberi, Trofeo San Vendemiano 2020
A Tiberi avrebbe poi fatto tanto male un anno in più fra gli under 23 con la Colpack?

Il diritto al futuro

Non siamo spacciati, ne conveniamo, ma qualcosa si potrebbe immaginare di fare. I procuratori continuano con il loro lavoro e i team manager sembrano a tratti sprovvisti di lucidità. Le norme si scavalcano nel nome del diritto al lavoro. Eppure una domanda sarebbe interessante porla a questi ragazzi e alle loro famiglie, laddove fossero ancora minorenni: il diritto al lavoro vince anche sul diritto ad avere un futuro?