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Agostinacchio vuol diventare un crossista puro

25.01.2023
5 min
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Filippo Agostinacchio non sembra un under 23, almeno da come parla. La sua postura, quel modo di guardarti dritto negli occhi, la chiarezza dei suoi concetti… sembra di avere di fronte un atleta ben più maturo. Ma non c’è solo questo.

Agostinacchio, classe 2003, è una realtà del nostro fuoristrada. Uno dei talenti più promettenti della mtb, è anche una delle speranze azzurre del ciclocross… e non solo in vista dei prossimi mondiali di Hoogerheide. E sì che tra l’altro la categoria U23 è forse la nostra migliore tra gli uomini. Pensiamo a Toneatti, Masciarelli, Leone… 

Filippo Agostinacchio commosso sul podio di Ostia, sta per vestire la maglia tricolore
Agostinacchio commosso sul podio di Ostia, sta per vestire la maglia tricolore

Filippo re d’Italia

«Ecco lui – ci racconta Filippo sul podio di Ostia in riferimento al compagno Leone – è stato sfortunato sul rettilineo d’arrivo (aveva perso un pedale, ndr). Mi sarebbe piaciuto giocarmi la vittoria anche con lui. Vincere due gare nazionali in due giorni (il sabato avevano conquistato il team relay, ndr) è una cosa che non mi sarei mai aspettato all’inizio di questa rassegna tricolore. Venivo da una settimana di influenza molto pesante. Mi sono concentrato sul recupero più che sugli allenamenti e alla fine questa scelta ha dato i suoi frutti».

Con Toneatti in corsa con gli elite, Filippo e i suoi compagni avevano stretto nella morsa Masciarelli. Alla fine, però erano scappati in tre, appunto Agostinacchio, Leone e Masciarelli. Poi in volata Agostinacchio è stato il più veloce.

Masciarelli, Leone e Agostinacchio… “in fuga” all’ultimo giro del tricolore U23
Masciarelli, Leone e Agostinacchio… “in fuga” all’ultimo giro del tricolore U23

Alla Beltrami 

Agostinacchio è già un grande della mtb, nel cross sta crescendo forte e non è un caso che il team Selle Italia-Guerciotti se lo sia assicurato sin dai tempi degli juniores. Ma anche per lui suonano le sirene della strada. Però è interessante capire perché suonano queste sirene. A quanto pare infatti non si tratta del “solito” passaggio.

«Le sirene della strada – spiega Agostinacchio – sono già suonate perché quest’anno correrò con il Team Beltrami. Però non abbandonerò del tutto la mountain bike: farò le gare più importanti del circuito internazionale. Devo ancora definire bene con la squadra il programma ma la direttrice è quella. Posso dire che sicuramente farò le prove di Coppa del mondo, quelle europee e i campionati italiani e chiaramente in tutto ciò ci sarà la strada.

«Ho fatto questa scelta, quella di spostarmi su strada intendo, perché il mio fine è quello di concentrarmi sul ciclocross in quanto ho visto che non c’è nessun vero italiano che si sta concentrando al momento su questa disciplina. Ed è una disciplina che mi affascina veramente. Voglio diventare uno specialista e per diventare uno specialista del cross in questo momento servono le grandi corse su strada. Volenti o nolenti è questa la via maestra, perché ti dà una gamba diversa. Voglio quindi fare la strada in preparazione all’inverno del cross».

«Perché ho scelto Beltrami? Perché ha investito sul ciclocross. Già quest’anno ha creato una squadra molto interessante con alcuni elementi di spicco come Federico Ceolin e mi allettava il fatto che investissero così tanto nel fuoristrada pur essendo un team professionistico.

«Mi possono far fare le gare su strada, senza pressioni, proprio perché sanno qual è il mio fine… che è anche il loro. È forse, anzi senza forse, la prima squadra in Italia che crede così tanto nella strada e nel fuoristrada e quindi questo mi ha convinto».

Guerciotti ride. Sul podio Leone, Agostinacchio e la famiglia del team giallo-nero
Guerciotti ride. Sul podio Leone, Agostinacchio e la famiglia del team giallo-nero

Crescita totale

Ecco dunque le idee chiare di Agostinacchio. Il valdostano è anche un ottimo scrittore. Ha un suo blog in cui racconta i pre e i post delle sue gare, fa considerazioni e forse anche da qui si capisce la sua sicurezza e la sua personalità nel parlare. 

«E’ qualcosa sulla quale ho lavorato tanto – spiega Filippo – perché fino all’anno scorso ero un ragazzo un po’ timido, introverso. Espormi sui social anche col mio canale Youtube, mi ha aiutato un sacco. Perché parlare così alla gente o davanti a una telecamera, mi ha aperto un mondo nuovo.

«Ci ho lavorato con il mio mental coach, Roberto Spedicato, che ringrazio. E’ ormai dagli italiani dello scorso anno di cross che mi aiuta. E’ giusto un anno che lavoriamo insieme e questo è il frutto del nostro lavoro. L’anno scorso ho fatto un “DFN” (ritiro, ndr) ai campionati italiani per un infortunio e quest’anno… eccomi qui».

Agostinacchio è un ottimo biker, da qui le sue doti tecniche (foto Instagram – @evigarbolinophotographer)
Agostinacchio è un ottimo biker, da qui le sue doti tecniche (foto Instagram – @evigarbolinophotographer)

Verso la strada

Per un atleta che nasce biker il passaggio su strada non è poi facile. Si presentano delle difficoltà, ma è del tutto normale. E anche in questo caso Agostinacchio non “cade dal pero”.

«Della strada – spiega – mi “spaventano” le distanze perché non ho mai fatto grandi chilometraggi o ore in tutta la mia carriera. Quest’anno per esempio ho fatto circa 12.000 chilometri in tutto, quindi sono consapevole che dovrò alzare, e tanto, il monte ore.

«E non è un caso che per fare questo passaggio abbia aspettato questa stagione. Prima infatti volevo  finire la scuola. Adesso che sono più libero posso sfruttare al meglio questa grandissima opportunità che mi dà il team Beltrami».

«Però in generale non sono spaventato… anzi. Al termine di questa stagione del cross vedremo come andranno le cose, perché io comunque tra cross e mtb sono due anni che non stacco davvero e un paio di settimane mi serviranno, anche mentalmente, per rifiatare. Poi vediamo, magari finisco la stagione del cross che sono ancora abbastanza fresco e posso pensare di tirare avanti per le prime corse professionistiche su strada».