Il primo fu Ganna, sbarcato dalla Viris-Maserati dove l’attività su pista non era troppo considerata. Pippo arrivò al Team Colpack nel 2016 e per far capire che la pista fa bene alla strada, vinse il GP Laguna in Istria il giorno di San Valentino, la Roubaix U23, una crono, l’europeo dell’inseguimento e a fine stagione il primo mondiale. Quando la neonata UAE Emirates andò a prenderselo e si portò via anche Consonni, Ravasi e Troìa, per l’accordo che c’era fra la Colpack e la Lampre Merida da cui la squadra araba discendeva, il team bergamasco proseguì con quel progetto pista, tenendo Lamon e Giordani, cui di lì a un anno si sarebbe aggiunto Davide Plebani.
Marzo 2016, debutto italiano per Ganna che ha già vinto il GP Laguna in IstriaMarzo 2016, debutto italiano per Ganna che ha già vinto il GP Laguna in Istria
«Partì davvero tutto da Pippo – ricorda Gianluca Valoti, tecnico del team bergamasco – perché fu allora che prendemmo quel gruppo eccezionale di atleti, che erano anche dei grandi amici. Abbiamo sempre tenuto qualche pistard e adesso prenderemo anche un crossista, che dal 2023 ha detto di voler provare su strada».
Quaranta e Napolitano
A partire dal 2022 la Colpack ha tesserato Davide Boscaro e Daniele Napolitano. Il primo ha vinto il quartetto e l’eliminazione al campionato europeo U23, il secondo ha preso il bronzo della velocità a squadre agli europei elite di Monaco ed è arrivato alle semifinali nel keirin, guidato da Ivan Quaranta che prima di essere chiamato in nazionale, era uno dei tecnici della Colpack.
Boscaro fa parte del GS Famme Azzurre e corre su strada con il Team ColpackBoscaro ha partecipato ai mondiali 2121 correndo il chilometro. Quest’anno, doppio oro agli europei U23Napolitano è tesserato da quest’anno con il Team Colpack, in precedenza correva con il team dei CeciBoscaro fa parte del GS Famme Azzurre e corre su strada con il Team ColpackBoscaro ha partecipato ai mondiali 2121 nel chilometro. Quest’anno, doppio oro agli europei U23Napolitano è tesserato da quest’anno con il Team Colpack, in precedenza correva con il team dei Ceci
La differenza fra i due è che Boscaro corre anche su strada e ha portato a casa due vittorie (Gran Premio della Battaglia e GP San Bernardino), mentre Napolitano su strada non ci andrà mai. E forse per questo la scelta di tesserarlo è ancor più apprezzabile.
«Ci ha chiamato Quaranta – racconta Valoti – e ci ha chiesto se poteva interessarci tesserarlo e abbiamo detto di sì. Lo vediamo poco, per le foto e la presentazione e mi pare un bravissimo ragazzo. Mi fa quasi paura (sorride, ndr), per quanto è grosso. E vedendo le foto con i pesi che avete pubblicato, ho capito anche perché. I campionati italiani quest’anno si sono fatti a Torino, quindi vicino casa sua, per cui ha avuto l’appoggio della nazionale. Villa aveva organizzato la trasferta per gli azzurri e Quaranta si è aggiunto».
Il supporto azzurro
Pur rilevando che quest’ultima suona come un’anomalia (ai campionati italiani si dovrebbe andare con la propria società e non con la nazionale), è un fatto che il supporto per questi specialisti sia molto aumentato negli ultimi tempi e permetta loro di fare attività.
Coppia Colpack agli europei del 2016 a Montichiari: madison per Lamon e ConsonniNel 2015, Lamon è già nel gruppo della pista e vince con la Colpack il Circuito di Sant’UrbanoAlla Colpack ha corso anche Carlo Alberto Giordani, qui ai tricolori del 2018, che si è appena ritiratoAnche Plebani, qui a destra con Bertazzo, ha corso nel team bergamascoCoppia Colpack agli europei del 2016 a Montichiari: madison per Lamon e ConsonniNel 2015, Lamon è già nel gruppo della pista e vince con la Colpack il Circuito di Sant’UrbanoAlla Colpack ha corso anche Carlo Alberto Giordani, qui ai tricolori del 2018, che si è appena ritiratoAnche Plebani, qui a destra con Bertazzo, ha corso nel team bergamasco
«A differenza di quando avevamo Ganna, Consonni e Lamon – conferma Valoti – per cui spendevamo un sacco di soldi, ora si capisce che in Federazione qualcosa è cambiato. Vedo Boscaro, per esempio. A dicembre vanno in ritiro a Calpe, poi lo portano a correre a gennaio e da lì farà gli europei. Rispetto a prima sono più seguiti».
Forse per questo, anche Minuta troverà una squadra per il 2023. Il tesseramento non comporta grossi obblighi. La nazionale arriva in supporto sgravando alcune società da impegni certamente gravosi. E così il sistema pista ha ripreso il largo, con il silenzioso benestare di tutti gli altri.
Dopo un paio d’ore di bici a ragionarci su, Bennati si fa vivo al telefono. Gli abbiamo chiesto di parlare delle imprese 2022 che gli sono rimaste negli occhi e il tecnico azzurro si presenta puntuale all’appuntamento con il suo elenco, anticipato nel frattempo con un messaggio.
Il finale di stagione è popolato di famiglia, alcuni impegni ufficiali, qualche pranzo con gli amici di sempre e la bici. A breve a Milano si farà un punto della situazione e poi sarà tempo di programmare il 2023.
Strade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistataStrade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistata
«Ero lì a vederla – racconta Bennati – con l’auto nel vivo della corsa. E’ stata un’impresa che solo lui poteva fare, una distanza esagerata. Solo lui o magari Evenepoel. Sono azioni che ti vengono perché non ti rendi conto, a me non è mai capitato. Ti viene da pensare che quelli dietro non andassero così forte e magari è vero che inizialmente, visto anche il vento, non lo hanno inseguito tanto forte.
«Non è stata un’azione come quella di Van der Poel alla Tirreno dell’anno precedente, perché quella volta fu proprio Tadej a voler bene all’olandese. Van der Poel ha dei fuorigiri impressionanti, ma non è tanto calcolatore. Pogacar invece difficilmente sbaglia. Credo però che certe imprese saranno sempre più difficili da fare. Le prime volte chi insegue calcola male i tempi, adesso invece li tieni a tiro e non lasci tanto spazio. C’è da dire che i 184 chilometri di gara della Strade Bianche hanno aiutato, fossero stati 250 forse sarebbe stato diverso».
Sanremo, 19 marzo: Matej Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la ClassicissimaSanremo, 19 marzo: Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la Classicissima
La Sanremo di Mohoric
La Sanremo di Mohoric è la seconda impresa del 2022 che Bennati ha messo in memoria, colpito dalla lucidità e dalla forza dello sloveno.
«L’idea di usare il reggisella telescopico – dice il toscano – è stata geniale, però magari avrebbe vinto lo stesso. Non credo che abbia fatto la grande differenza grazie a questo. Ha vinto perché oltre a essersi preso dei grandi rischi, aveva anche tante gambe. Per vincere non poteva che fare a quel modo. Tirare le curve al limite e poi spingere forte. Lui usa abitualmente il 55 o il 56 anche su strada…
«Non è stata una vittoria come quella di Nibali del 2018, perché Vincenzo si era avvantaggiato in salita, con un’impresa di quelle che si vedevano vent’anni fa. Mohoric sapeva che l’unica soluzione era attaccare nella discesa del Poggio, perché non ha la sparata di Vincenzo. Ha scelto il momento. Ha rischiato due volte di cadere. Una volta ha preso una canaletta di scolo e se fosse caduto nell’ultima curva, non so come sarebbe finita. Ma evidentemente era scritto che la Sanremo dovesse finire così».
Reggio Emilia, Dainese vince l’11ª tappa del Giro d’ItaliaIl giorno dopo a Genova vince Oldani, battendo RotaCogne, 22 maggio: questa volta la vittoria sorride a CicconeE per finire c’è Covi che doma il Passo Fedaia: è il 28 maggioReggio Emilia, Dainese vince l’11ª tappa del Giro d’ItaliaIl giorno dopo a Genova vince Oldani, battendo RotaCogne, 22 maggio: questa volta la vittoria sorride a CicconeE per finire c’è Covi che doma il Passo Fedaia: è il 28 maggio
I quattro italiani del Giro
La terza tappa di questo viaggio nella stagione secondo il “Benna” è composta dalle vittorie di tappa italiane al Giro d’Italia, proprio nel momento in cui si sparava a zero sul ciclismo italiano.
«Visto che non avevamo ancora centrato grossi successi – dice Bennati – sono state quattro vittorie importanti. La prima, quella di Dainese un po’ a sorpresa, ha dato l’attacco. Poi è venuto Oldani, che ha battuto Rota a Genova. Quindi Ciccone a Cogne e Covi sul Fedaia. Da tifoso, mi hanno colpito tutte. Da commissario tecnico, alla vigilia di un europeo veloce come quello di Monaco, la vittoria di Dainese è stata una bella boccata di ossigeno. Certo, anche lui deve fare un salto di qualità per dare delle garanzie, ma la sua vittoria è stata una bella cosa».
Così Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugnoCosì Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugno
Il tricolore di Zana
Il quarto momento è la vittoria di Zana al campionato italiano, anche se il vincitore non era ancora un grosso nome.
«E’ giusto parlarne – dice Bennati – perché la maglia tricolore merita considerazione, allo stesso modo in cui è stato giusto portarlo al mondiale. Filippo era un po’ in calo, ma la corsa che ha vinto è stata bella e importante. Il prossimo anno passa in una WorldTour e deve fare uno step importante in avanti, per capire dove potrà arrivare. Spero che possa fare il Giro e far vedere la maglia tricolore».
La vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suoLa vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suo
Il Tour di Vingegaard
Il Tour di Vingegaard rientra tra i fuori programma meno attesi. «Tutti si aspettavano Pogacar – dice Bennati – invece è stato un bel Tour. Combattuto con tattiche non sempre comprensibili. Penso all’ultima crono di Vingegaard, che forse avrebbe potuto alzare il piede dall’acceleratore e invece stava per finire contro un muro. A volte fare due calcoli può essere utile. Se Pogacar non fosse andato alla caccia di ogni traguardo, avrebbe vinto nuovamente lui. Ma di una cosa sono certo, della sconfitta del 2022 faranno le spese i suoi avversari il prossimo anno.
«Comunque Vingegaard è stato bravo a restare sempre coperto nella prima settimana, non l’hai mai visto. E aveva accanto la Jumbo Visma che ha sempre creduto in lui, presentandosi con un organico impressionante».
Wollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciatoWollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciato
Il mondiale di Evenepoel
Il mondiale di Evenepoel è la sesta finestra di Bennati sul 2022 e questa volta il discorso si fa personale, dato che a lottare per lo stesso traguardo c’erano anche i nostri.
«La cosa sorprendente – dice Bennati – è che tutti sapevano quello che avrebbe fatto, cioè partire da lontano. Remco ha sfruttato tutto nei minimi dettagli ed è un peccato che Rota non gli stesse attaccato, perché aveva la gamba giusta per rimanere con lui. Quando ha provato a inseguirlo all’ultimo passaggio sotto il traguardo, gli era arrivato a 50 metri poi ha dovuto rialzarsi. Magari Remco lo avrebbe staccato al giro successivo, perché mettendosi al suo livello lui ti logora. Infatti secondo me Lutsenko ha sbagliato ad aiutarlo, ma se Rota fosse andato con loro, almeno il podio era assicurato.
«Dopo un po’ ho smesso di pensarci. Ho fatto tesoro del buono e messo via quel che non serve. In proporzione, ci ho messo più tempo a dimenticare i mondiali di Doha…».
Grenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemonteseGrenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemontese
L’Ora di Ganna
Si chiude con il record dell’Ora di Ganna, che Bennati non ha potuto seguire per l’influenza. Il cittì aveva visto Pippo partire dall’Australia alla volta dell’Europa e del tentativo di Grenchen.
«Nonostante tutto quello che era stato detto alla vigilia – racconta – ero sicuro che ce l’avrebbe fatta. E’ stato un avvenimento importante e per lui il coronamento di un sogno. Dopo la delusione del mondiale, ha dimostrato carattere da grande campione».
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«Prima di venire a Noto – dice Manlio Moro – avevo fatto un paio di allenamenti, giusto per togliere la ruggine. Sono stato fermo parecchio, quattro settimane complete senza bici e nessun tipo di attività fisica. Ogni tanto andavo a camminare con i cani, giusto perché non ce la facevo a stare tutto il giorno senza far niente. Qua ho iniziato a lavorare, mi sento bene. Stiamo già cominciando a fare dei lavori e come valori sto bene per essere a novembre».
Da un Moro all’altro. Se ieri abbiamo raccontato di Stefano, passato dal gruppo endurance a quello della velocità, oggi siamo con Manlio che idealmente ne ha preso il posto. In realtà il suo arrivo, come quello di Milan due anni fa, ha riscritto gli equilibri del quartetto. E’ stato il suo innesto a spingere Milan verso le partenze, costringendo Lamon agli straordinari per difendere la posizione.
Finale per il bronzo agli europei di Monaco: Villa incoraggia Manlio Moro alla sua manieraAgli europei di Monaco, terzo posto nell’inseguimento, dietro Heinrich e Plebani, come ad Anadia fra gli U23Finale per il bronzo agli europei di Monaco: Villa incoraggia Manlio Moro alla sua manieraAgli europei di Monaco, terzo posto nell’inseguimento, dietro Heinrich e Plebani, come ad Anadia fra gli U23
Il sogno mondiale
Moro ovviamente misura le parole, essendo l’ultimo arrivato. I vent’anni compiuti a marzo sono un’assicurazione sul futuro e il contratto con la Movistar per il 2024 gli permetterà di vivere una stagione serena in maglia Zalf Desirée Fior.
«Non mi aspettavo tutto questo – dice il gigante di Pordenone – assolutamente no. Sapevo di poter fare bene. Agli europei under 23 siamo riusciti a vincere il quartetto, mentre nell’individuale, cui punto da sempre, ho fatto ancora terzo. Quest’anno magari proverò a salire un altro gradino, anche se si parte sempre per vincere. E poi al mondiale elite, secondo me era una vittoria solo il fatto di andarci…».
Il ritiro di Noto è venuto dopo 4 settimane senza bici: il 2023 di Moro si dividerà fra la Zalf e la nazionaleIl ritiro di Noto è venuto dopo 4 settimane senza bici: il 2023 di Moro si dividerà fra la Zalf e la nazionale
La bici azzurra
Parliamo seduti sul podio del velodromo di Noto, mentre il sole cala dietro i tetti delle case e porta con sé il tepore del giorno, spalancando la porta al vento freddo di novembre. Moro è entusiasmo allo stato puro. Racconta con stupore, come dall’interno di un’avventura straordinaria.
«Partecipare al mondiale con loro – rimarca – cioè correre con quattro campioni olimpici è stato una cosa immensa. Veramente è sempre stato il mio sogno. Era da parecchio che ci allenavamo insieme, però partire per la gara è stato un’emozione assurda. Ero abbastanza teso e loro sono stati molto bravi. Hanno sempre cercato di tranquillizzarmi. Non me l’aspettavo e forse è stato meglio così. E’ venuto tutto come una sorpresa. Ovvio, ho sempre lavorato, ci ho creduto sin da piccolo. Niente viene per caso e io mi sono sempre impegnato. Ho dato tutto negli allenamenti, nei ritiri. Ero l’unico senza la bici d’oro? Almeno – ride – il pubblico mi riconosceva…».
La vittoria di San Pietro in Gu, da solo, ma con le mani ferite per una caduta ai meno 12 (photors.it)La vittoria di San Pietro in Gu, da solo, ma con le mani ferite per una caduta ai meno 12 (photors.it)
Fra pista e strada
Nel suo 2022 non c’è stata soltanto la pista. Il tabellino parla di tre vittorie in linea e una crono, oltre alla partecipazione al Giro di Sicilia e alla Adriatica Ionica Race. E se il futuro è alla Movistar, c’è da credere che la pista resterà fra i suoi obiettivi, ma la strada inizierà presto a esercitare il suo richiamo.
«Di sicuro il prossimo anno – dice – voglio organizzarmi meglio. La pista è quella che mi ha dato molte più soddisfazioni, però voglio una stagione senza farmi mancare niente. Essere pronto quando servirà su strada, essere pronto su pista. Ci saranno periodi che farò più strada e altri, magari prima di europei o mondiali, in cui sarò in pista. Con la Movistar non ho ancora parlato. Andrò in ritiro a metà dicembre e probabilmente quello sarà il momento di cominciare. Sono molto contenti di questa mia doppia attività, sto già cominciando a lavorare con loro e tramite i loro preparatori mi stanno già dando dei consigli».
Davanti all’hotel di Noto con Skerl e Olivo del CT Friuli: il prossimo anno avversari su stradaDopo le uscite su strada, il gruppo degli inseguitori finiva in pista lavorando sulle partenzeDavanti all’hotel di Noto con Skerl e Olivo del CT Friuli: il prossimo anno avversari su stradaDopo le uscite su strada, il gruppo degli inseguitori finiva in pista lavorando sulle partenze
Sogno Roubaix
Friulano come Milan, di due anni più giovane e 4 centimetri più basso (se si può applicare l’adesivo “basso” a un ragazzo di 1,90), anche Moro potrebbe avere nel Dna un certo tipo di classiche. Soprattutto dopo avergli visto vincere due corse per distacco (Gp Sportivi Sestesi e Due Giorni per Alessandro Bolis) e una in volata (Trofeo Menci).
«Le mie corse del cuore – ammette con un sorriso grande così – sono le classiche del Nord. Quelle che hanno i percorsi che mi seducono di più. Ovvio che mi piacerebbe fare bene anche se dovessi partecipare a un grande Giro. Però secondo me le classiche sono una Parigi Roubaix, una Gand… Quelle sono le gare che mi emozionano di più».
Milan, Moro e dietro Ganna: ai mondiali per Manlio tanta tensione, ma un’esperienza eccezionalePrima del via, le parole di Ganna lo hanno tranquillizzatoMilan, Moro e dietro Ganna: ai mondiali per Manlio tanta tensione, ma un’esperienza eccezionalePrima del via, le parole di Ganna lo hanno tranquillizzato
Ritorno a Grenchen
Intanto si parla di pista, in un gruppo eterogeneo e variopinto che pedala verso il prossimo ritiro in Spagna e la rincorsa agli europei di Grenchen che si correranno dall’8 al 12 febbraio nel velodromo che alla vigilia dei mondiali lanciò Ganna nel cielo dell’Ora. Manlio c’era.
«Eravamo in tribuna concentratissimi – ricorda – cercando di dargli energia. L’Ora ci è volata, di sicuro a lui un po’ meno. E quando ha tagliato il traguardo, siamo entrati in pista ed è stato stupendo. Siamo un bel gruppo. Ganna e Consonni magari non vengono spessissimo in pista, invece Milan lo conosco da un bel po’ mentre con Lamon ho fatto praticamente tutti i ritiri. Mi trovo bene con loro. Mi hanno accolto e non era scontato, perché magari potevano non curarsi di un giovane appena entrato. Se dovevano correggere, mi dicevano cosa fare e io imparavo.
«E poi c’è Ganna, soprattutto per me un riferimento. Quando sono con lui è proprio un’emozione. L’ho sempre visto in TV, era un mio idolo. Conoscerlo e correrci assieme è stato un’emozione grande, soprattutto nel quartetto averlo dietro non era una cosa semplicissima. Però adesso che ho cominciato a conoscere anche lui, ho capito che sono veramente tutte persone speciali».
Le ultime parole di Cioni ci hanno riportato al mondiale di Wollongong. Laggiù Ganna ha sentito crescere lo spirito di rivalsa dalle tante critiche, traendone lo spunto per andare verso l’Ora con la determinazione necessaria (in apertura Pippo nell’immagine Ineos Grenadiers/Cauld Photo).
Si aveva la sensazione di due treni paralleli, in attesa dello scambio che li avrebbe portati sullo stesso binario. Se tutto fosse andato per il meglio, l’amalgama sarebbe stata perfetta. Da una parte la grande organizzazione Ineos Grenadiers, dall’altra l’uomo sulle cui spalle poggiava l’intero progetto. Cioni, nel mezzo, avrebbe guidato lo staff performance e allenato il campione. Se il meccanismo si fosse inceppato, si sarebbe rischiato il deragliamento. Del caffè non resta che il ricordo, il discorso va avanti da più di mezz’ora.
Cioni a Montichiari, nei test non si è mai raggiunta l’Ora: non c’era abbastanza tempo (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Cioni a Montichiari, nei test non si è mai raggiunta l’Ora: non c’era abbastanza tempo (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Col senno di poi, il mondiale è stato davvero una giornata storta?
Penso di sì e può aver avuto diverse ragioni, dall’adattamento al fuso, fino alla differenza di temperatura fra il posto in cui l’Italia aveva l’hotel e la zona di gara. Si passava da 5 gradi in alto ai 20 di Wollongong. Di certo, Pippo al mondiale ci teneva. Sarebbe stato il terzo: non una cosa da poco. Nell’approccio era stato tutto in linea, avevamo dei buoni riferimenti. L’unica cosa che si può dire è che non ha mai amato quel percorso. Non per un fatto di tecnica, ma per l’asfalto sconnesso e le tante vibrazioni. Al terzo intermedio sapeva di lottare per nulla e a quel punto se ne è andata anche la voglia di stringere i denti. In proporzione ha digerito meglio la durezza del percorso di Tokyo.
Si torna sull’Ora. Hai parlato di poco tempo per provare: abbiamo in testa i problemi al soprassella che lo hanno fatto calare negli ultimi 10 minuti…
Se decidessimo di rifarlo, quello sarebbe il primo aspetto. Il materiale è buono, ma ci sarebbe qualche dettaglio da approfondire. Non è detto insomma che sia la sella. Per questo, nel suo mondo ideale, Bigham è stato avvantaggiato. Non avendo altre incombenze di calendario, ha potuto fare tutti i suoi test. Fare due o tre prove ti permette di allenare i muscoli, adattarti davvero al tipo di sforzo e di individuare le criticità.
Con la bici pronta e i test fatti, l’UCI ha cambiato le regole: rimandare? No (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Con la bici pronta e i test fatti, l’UCI ha cambiato le regole: rimandare? No (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Nel frattempo l’UCI ha cambiato il regolamento tecnico, consentendo agli atleti di grossa taglia di sollevare il manubrio da crono, chiudendo di più fra mani e testa.
E questo è uno dei motivi per cui il record andava fatto nel 2022. Il discorso della modifica è venuto fuori dopo il Tour e a quel punto si era fissata la data. Si poteva decidere di posticipare, ma non sapevamo se la nuova posizione sarebbe stata più redditizia. Bisognava ripartire con tutti i test in galleria. In più, si sarebbe trattato di vanificare il lavoro di Pinarello. Siamo andati dritti anche per questione di rispetto, ma questo ha significato scatenare polemiche per il giorno. A cose fatte però, sembra che il piano abbia funzionato.
Che cosa ha rappresentato l’Ora per la Ineos Grenadiers?
Siamo andati a Grenchen con uno staff non usuale. C’era la parte marketing in misura importante, ma non hanno mai interferito con l’area tecnica. Io coordinavo la parte performance, fra Ineos, Team Italia e Filippo. Noi eravamo in 3-4. L’Italia aveva Villa, più Giovanni Carini, Fred Morini e Piero Baffi nel mezzo. E’ il team che aveva scelto Pippo.
Cioni spiega che è stato Ganna a chiedere Villa a bordo pista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Cioni spiega che è stato Ganna a chiedere Villa a bordo pista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Quando lo ha fatto?
Un anno fa gli chiedemmo chi avrebbe voluto accanto. Parlò subito di Villa a bordo pista e di un meccanico della nazionale. Lo stesso Diego Costa, meccanico alla Ineos, aveva detto che sarebbe stato meglio ci fosse uno esperto della pista. Il nostro staff della performance invece aveva già lavorato con Bigham e sapeva cosa aspettarsi. Ecco, anche in questo è stata importante l’esperienza di Bigham, che di Ore ne ha fatte 4-5 ufficiali e almeno 3 in allenamento. Noi eravamo completamente al buio.
Ci sono stati imprevisti?
Uno che non sa neanche Pippo (sorride, ndr). Uno dei ragazzi della performance il giorno stesso ha preso la bicicletta per verificare che fosse tutto a posto ed è rientrato dicendo che c’era un rumorino nella scatola del movimento. Hanno iniziato a smontarla tutta e stavano impazzendo, quando si sono resi conto che dipendeva da un tappetto di plastica sulla pedivella. Era un check fatto di proposito: meglio sia successo a lui che a Pippo durante il tentativo…
Se il record non fosse venuto al primo assalto o ci fosse stato un problema tecnico, avreste riprovato il giorno dopo?
Non ci abbiamo proprio pensato. Il record si faceva quel giorno a Grenchen, nessun dubbio su questo.
Ugualmente, Ganna ha voluto Carini per meccanico, dopo i tanti successi su pista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)La catena del record aveva girato già il giorno prima (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Le procedure di ingrassaggio della catena sono state molto scrupolose (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Il pignone trattato con prodotti Muc-Off ha 75 minuti di alte prestazioni (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Ugualmente, Ganna ha voluto Carini per meccanico, dopo i successi su pista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)La catena del record aveva girato già il giorno prima (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Le procedure di ingrassaggio della catena sono state molto scrupolose (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Il pignone trattato con prodotti Muc-Off ha 75 minuti di alte prestazioni (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Abbiamo letto delle mille attenzioni su catena e pignone.
La catena aveva girato anche il giorno prima. Per il pignone, invece, Muc-Off diceva che il trattamento ha solo un’ora e 15 minuti di utilizzo. A partire dagli sponsor, ognuno ha fatto la sua parte. Nella scelta dei rapporti è entrato direttamente Pippo. Si sarebbe deciso tutto nella prova del venerdì. Il dubbio era fra il 65 e il 66. Quale sarebbe stato il migliore per quella velocità?
Tu cosa pensi?
Il 65 con cui ha corso forse lo ha salvato nel momento della crisi. Il 66 magari gli avrebbe permesso di mantenere una velocità più costante. Certo nel pacing, Pippo non è stato impeccabile. Ma può darsi che avendo dolore, alla fine non sia riuscito ad esprimersi.
Si direbbe che da questa Ora abbiate imparato quel che serve per fare la prossima…
Impossibile che dalla prima volta non si impari nulla. E’ un’esperienza estrema in un ambiente controllato, in cui sei costretto a tenere una posizione fissa che su strada non riesci a simulare. Da quest’Ora abbiamo identificato una serie di punti dove si potrebbe migliorare.
Oltre a Fred Morini, nello staff c’era anche Piero Baffi, fisioterapista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Oltre a Fred Morini, nello staff c’era anche Piero Baffi, fisioterapista (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Che tipo di esperienza è stata per te?
Come allenatore non è stato facile. C’erano mille interrogativi ed erano tutti nervosi, mentre io ero super sicuro. Se Filippo aveva detto di volerlo fare, essendo un corridore per cui la testa conta tanto, per me era la garanzia che avrebbe fatto il record. L’ho sempre detto, lo avrei firmato prima. Poi magari sarà battuto, ma chiunque decida di provarci, dovrà investirci molto tempo e molte risorse.
Chi vedi provare con buone possibilità?
Si parla tanto di Kung, io vedo anche Ethan Hayter, che ha quel tipo di attitudine. Evenepoel e Van Aert dovrebbero sacrificare tanto della loro preparazione, perché magari hanno la potenza, ma non l’adattamento tecnico alla pista. E poi soprattutto, chiunque sia il corridore, dovrebbe avere alle spalle una squadra che ci creda. Non tanti farebbero quel che ha fatto per noi Pinarello. Una cosa è certa: non c’era niente di rimediato o adattato. Ganna ha avuto materiale top, con le ruote addirittura costruite per quel telaio.
Sui fogli, i tempi sul giro per la tabella più efficace (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Sui fogli, i tempi sul giro per la tabella più efficace (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Quanto conta l’adattamento alla pista?
Tantissimo. Nella parte finale, anche Ganna che è uno specialista si è un po’ disunito e ha perso quale linea. Immagino che se uno non ha questa attitudine, è un attimo che si disunisca e faccia 200 metri in più.
Ci alziamo che inizia a scurire. Il quaderno è pieno di appunti. Non che lo avessimo mai pensato, ma dal racconto di Cioni appare chiaro che il viaggio di Ganna nell’Ora sia stato molto più lungo di quei 60 minuti. E che le tante polemiche sulla data non si basassero sulla conoscenza dei fatti, quanto piuttosto sul semplice sfogliare il calendario. Come se davvero si trattasse di girare per un’ora fra una corsa e l’altra…
La prima parte
La prima parte dell’intervista a Cioni sul record dell’Ora di Filippo Ganna è stata pubblicata il 16 novembre ed è consultabile a questo link.
Mai come questa volta Ganna è arrivato a toccare la vittoria della Sanremo. Ha resistito alle bordate di Pogacar e Van der Poel. Più di così non poteva fare
Come è stato che Filippo Ganna abbia deciso di sfidare e abbia poi conquistato il record dell’Ora è il motivo per cui ci troviamo con Dario Cioni in uno dei bar più frequentati di Montelupo Fiorentino. Il tecnico toscano della Ineos Grenadiers è preso dal cogliere le olive in una stagione che sta andando piuttosto bene, ma questo è un giorno di riposo anche per lui. Un pranzo a Lari in mezzo a un’infinità di ex corridori e il pomeriggio con noi. La magica notte di Grenchen è indietro di quasi 40 giorni, ma ci sono altre cose da dire. Ci tiene Cioni, ci teniamo noi (in apertura, Ganna nella foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo).
Cioni ha seguito tutta la preparazione. Qui a Montichiari con un collaboratore (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Cioni ha seguito tutta la preparazione. Qui a Montichiari con un collaboratore (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Quando è nato il progetto?
Dopo il Giro del 2020, quando Moser gli fece la battuta che dopo le tre crono vinte, avrebbe potuto provarci. In quella corsa aveva fatto il salto di qualità, così sulla scia dell’entusiasmo si iniziò a parlarne. Soprattutto dopo il predominio nella crono del Prosecco, lunga 34 chilometri, con quegli strappi per quasi 43 minuti di gara.
Quando provare?
Nel 2021 era impossibile, con le Olimpiadi. E poi comunque c’era da lavorare. Il progetto è nato alla fine del 2020, pensando a materiali e linee guida. Serviva anche tornare alla condizione di quell’anno. Il programma era di vedere come si sarebbe mosso agli europei di Plovdiv 2020, che però non fece a causa del Covid. Già lì probabilmente avrebbe abbattuto il muro dei 4 minuti nell’inseguimento. In ogni caso la macchina era già in moto, con lo studio delle linee di sviluppo. Per questo forse è stato impreciso far coincidere tutto con il record di Bigham. Il progetto Ganna era partito ben prima.
Tutti i test in galleria del vento e poi a Montichiari, piccola base Ineos in primavera (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Tutti i test in galleria del vento e poi a Montichiari, piccola base Ineos in primavera (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Fra 2021 e 2022 è cambiato il fornitore dell’abbigliamento…
Infatti avevamo iniziato a parlarne con Castelli. Lo sviluppo del body da crono si faceva già in modo coerente fra crono e Ora, su velocità vicine a quelle del record. Lo sviluppo si è fatto sui 55 chilometri all’ora, mentre se si fosse ragionato sull’inseguimento si sarebbe dovuto lavorare probabilmente su una velocità di 65 all’ora. Poi siamo passati a Bioracer, con il punto di congiunzione che si chiama Luca Oggiano, un ingegnere aerospaziale che collabora con Ineos. In un primo momento collaborava con Castelli e poi si è spostato a Bioracer.
Ha continuato sulla stessa strada in un’altra azienda?
In pratica sì. Ci ha permesso di continuare a lavorare sugli stessi concetti. Alla fine immagino che in Castelli saranno stati dispiaciuti di non esserci stati sino in fondo. Con loro si continua a lavorare in nazionale, solo che col passare del tempo come Ineos saremo sempre meno informati sui loro studi.
Il passaggio da Castelli a Bioracer non ha creato grandi problemi (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)A Montichiari nella fase dei test, Ganna ha ricevuto la maglia Bioracer nei colori del body per il record (foto Bioracer)Il Protone di Kask usato da Ganna è nato proprio per l’Ora (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Il passaggio da Castelli a Bioracer non ha creato grandi problemi (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)A Montichiari nella fase dei test, Ganna ha ricevuto la maglia Bioracer nei colori del body per il record (foto Bioracer)Il Protone di Kask usato da Ganna è nato proprio per l’Ora (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Il calendario tanto pieno di Filippo ha rallentato lo sviluppo?
Abbiamo lavorato molto con la fluidodinamica, Luca sa farlo e anzi per certi versi ha sviluppato lui la tecnologia (Luca Oggiano infatti è Amminstratore delegato di NablaFlow, azienda specializzata in simulazioni fluidodinamiche, che ha curato il progetto di bici, tuta e occhiali, ndr). Era tutto avviato e in linea con le aspettative. Sapevamo che quanto già sviluppato con Castelli funzionava, per cui sul body si è cambiato poco.
Per tutto il resto?
Per il casco è nato il Protone più grande con le alette sulle lenti. Mentre non era previsto che Pinarello tirasse fuori la bici nuova: quella è stata un’evoluzione dell’ultimo momento. Nel 2021 erano tutti al lavoro sulla nuova Bolide Disc, non si sapeva se la bici per l’Ora sarebbe derivata da quella o sarebbe stata un progetto nuovo. Va detto grazie a Pinarello per aver sviluppato tecnologia e bici in così poco tempo, mentre prima eravamo tutti concentrati per completare la bici da crono da portare al Tour.
Luca Oggiano ha seguito lo sviluppo dei materiali: una figura chiave nell’Ora di Ganna (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Luca Oggiano ha seguito lo sviluppo dei materiali: una figura chiave nell’Ora di Ganna (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
Perché l’idea di ricorrere alla stampa in 3D?
Non dimentichiamo che in questi ultimi tempi, a causa del Covid non è facile trovare il materiale. C’era il rischio di non poter fare la bici che volevamo, per questo si è ricorso alla stampa. E questo ha permesso a Luca di eseguire il progetto in modo perfetto.
Pippo ha fatto sorridere dicendo che la bici gli è parsa pesante.
Nel record il peso non conta. La bici deve essere super rigida. Magari gli sarebbe servita più leggera nell’inseguimento, ma quando poi l’ha lanciata, è venuto ugualmente il record del mondo.
Giovanni Carini si è preso cura da subito della bici di Ganna (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)Giovanni carini si è preso cura da subito della bici di Ganna (foto Ineos Grenadiers/Cauld Photo)
In che modo entra in scena Bigham?
E’ stato utile per i test. Quando Pippo è salito per la prima volta sulla bici nuova, Bigham aveva già fatto il suo record. Era previsto che provasse, niente di strano. A fine 2021 aveva fatto il record nazionale, più dell’Ora di Wiggins, meno di Campenaerts. Non era stato omologato solo perché non era registrato sulla piattaforma Adams.
A un certo punto è parso però che Pippo abbia messo a frutto il lavoro di Bigham.
Ed è quello che vorrei chiarire con la massima serenità. Bigham era nel gruppo di sviluppo di Ganna, ma non è stato la svolta. Non ha indicato lui come modificare la posizione di Pippo, perché di fatto è la stessa da due anni. Di certo Daniel ha fatto delle personalizzazioni per sé. Ha partecipato allo studio della bici, ma le soluzioni che sono parse interessanti le abbiamo provate su Pippo l’ultimo venerdì del Giro. I lavori sui componenti, bici esclusa, erano finiti a maggio, anche se sono stati svelati al Tour.
Bigham ha battuto il record di Campenaerts e ha lavorato per Ganna, in un progetto nato molto prima (foto Ineos Grenadiers)Bigham ha battuto il record di Campenaerts e ha lavorato per Ganna, in un progetto nato molto prima (foto Ineos Grenadiers)
Quanto tempo c’è voluto per convincere Ganna?
In realtà ha detto subito di sì. Quello che invece avevamo sottovalutato è stato il tempo necessario per provare i materiali. Il Tour andava comunque fatto, perché il prologo di Copenhagen e la possibilità di maglia gialla, da conquistare partendo con quella iridata, era superiore al progetto dell’Ora.
Quindi cosa cambieresti?
Tornassimo indietro, non lo metteremmo a fine stagione. Seguiremmo strade diverse per avere un approccio più fresco. Magari all’inizio, usando poi il lavoro del Record per entrare lanciato nella nuova stagione.
Secondo Cioni, il mondiale crono e le critiche che lo hanno seguito hanno dato a Ganna la giusta determinazione per l’OraSecondo Cioni, le critiche dopo il mondiale crono hanno dato a Ganna la determinazione per l’Ora
Troppi impegni a fine 2022?
Poco tempo per preparare tutto al meglio, ma devo dire che nel suo cammino per il record, aver fatto il mondiale è stato fondamentale. Certi commenti gli sono bruciati dentro: sul chiudere subito la stagione, sull’aver fallito… E questo ha fatto scattare la determinazione giusta.
La seconda parte
La seconda parte di questa intervista con Cioni sarà pubblicata domani sera alle 19,30. Si parlerà di quello che non si è visto sulla preparazione della bici. Il calo di Ganna negli ultimi 10 minuti. Il team che ha lavorato per il record. E anche di un rumorino sulla bici (di cui Ganna non sa ancora nulla) che ha fatto impazzire i meccanici alla vigilia del Record…
Nasce una nuova versione della Pinarello Dogma F, realizzata insieme a Tissot, che ha debuttato alla Paris-Roubaix ed è stata prodotta il soli 101 esemplari
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Sono passate poco più di due settimane dai campionati del mondo su pista di Saint Quentin en Yvelines. Per l’Italia si è trattata di una rassegna iridata davvero positiva con ben 4 medaglie d’oro conquistate grazie ai successi di Filippo Ganna, Elia Viviani, Martina Fidanza e dal quartetto femminile. Se dobbiamo però trovare il trionfatore assoluto della rassegna francese non possiamo fare a meno di indicare il nome di Vittoria Group.
L’oro nell’inseguimento a squadre femminile è una delle medaglie più belle per la nazionale di VillaL’oro nell’inseguimento a squadre femminile è una delle medaglie più belle per la nazionale di Villa
Numeri incredibili
Per comprenderne appieno il trionfo basta snocciolare alcuni numeri: su 66 medaglie disponibili, ben 58 sono state vinte da atleti che hanno gareggiato con pneumatici Vittoria e A Dugast. Delle 22 medaglie d’oro assegnate al velodromo di Saint Quentin en Yvelines, 18 portano la firma di Vittoria e A Dugast.
Più di 20 squadre nazionali tra cui Australia, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti hanno fatto affidamento sugli pneumatici in cotone ad alte prestazioni prodotti da Vittoria Group. Complessivamente gli atleti gommati Vittoria hanno conquistato almeno una medaglia in tutte le discipline maschili e femminili.
Tra le nazionali supportate dall’azienda bergamasca c’era anche il BelgioTra le nazionali supportate dall’azienda bergamasca c’era anche il Belgio
Partnership giovane e vincente
La collaborazione fra Vittoria e A Dugast è davvero giovane. L’azienda olandese è entrata a far parte di Vittoria Group solamente nel 2021. Stiamo parlando di una realtà leader a livello mondiale nella costruzione artigianale di tubolari in cotone e seta.
I recenti mondiali su pista hanno confermato che siamo di fronte ad una collaborazione vincente, destinata a raccogliere successi anche in futuro grazie all’affidabilità degli pneumatici in cotone realizzati dai due brand. Vittoria ha messo a disposizione delle varie nazionali il Pista Oro mentre A Dugast il Piste Latex.
Pista Oro, esperienza top
Pista Oro nasce dall’esperienza accumulata in pista da Vittoria grazie ai modelli Pista Speed e Pista Control. Il Pista Oro presenta la mescola potenziata con grafene più aggiornata per offrire la massima velocità e affidabilità. La versione speciale dell’innovativa tecnologia della mescola al grafene di Vittoria, specificatamente realizzata per ridurre la resistenza al rotolamento degli pneumatici per applicazioni su pista, è accoppiata alla carcassa in cotone super elastica.
Il cotone rende la carcassa molto flessibile consentendo allo pneumatico di conformarsi al suolo, fornendo una guida più fluida, un rotolamento più efficiente e un migliore grip. Per aumentare la resistenza complessiva del Pista Oro, Vittoria utilizza il filato Corespun, un particolare tipo di filato composto da cotone e fibre di aramide combinate. Inoltre, il profilo slick del battistrada rende il Pista Oro il tubolare più veloce disponibile per le piste in legno.
Sulle 66 medaglie disponibili 58 sono state conquistate da corridori che hanno utilizzato copertoni VittoriaSulle 66 medaglie disponibili 58 sono state conquistate da corridori che hanno utilizzato copertoni Vittoria
Piste Latex, velocità e leggerezza
Piste Latex utilizza le tecnologie più avanzate e i materiali migliori per garantire velocità estrema e massima leggerezza. Il battistrada e la carcassa estremamente sottili consentono un’accelerazione ottimale e la minor resistenza al rotolamento possibile. Il battistrada in lattice e il filato di cotone/seta della carcassa offrono prestazioni di guida impareggiabili su piste in legno.
Ernesto Garcia Domingo, Chief Commercial Officer del marchio, ha commentato con queste parole i tantissimi successi ottenuti ai recenti mondiali su pista: «In Vittoria Group lavoriamo duramente per realizzare gli pneumatici per bicicletta più avanzati del pianeta. Siamo molto felici di vedere così tanti atleti vincere con questi pneumatici. Vogliamo ringraziare tutte le squadre nazionali che si sono affidate a Vittoria e A Dugast per la loro fiducia e il loro contributo nel migliorare ogni giorno i nostri prodotti».
Barbieri, Fidanza e Guarischi hanno riempito nell'ordine il podio della prova in linea ai Giochi del Mediterraneo, con la regia di Cecchini. Abbiamo rivissuto quella giornata.
Viaggio con Van der Poel nella Sanremo vinta nonostante lo strepotere di Pogacar. La fatica sulla Cipressa. E poi la volata lunga che ha sorpreso Ganna
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Il mondiale andato di traverso. Il record dell’Ora. L’argento nel quartetto con un gran tempo. E poi l’inseguimento col record del mondo. Volendo rileggere il finale di Pippo Ganna, prima di chiudere il file e passare oltre, abbiamo interpellato nuovamente Dario Cioni, il coach che sta sempre un passo indietro, avendocene spiegato anche il perché.
Il ritiro di Nizza, l’ultimo della vecchia stagione e insieme il primo della prossima, ha chiuso l’interminabile 2022 della Ineos Grenadiers. Ieri sera è stato dato il “rompete le righe” e da oggi i corridori e i tecnici potranno tirare un po’ il fiato. Il prossimo appuntamento sarà il ritiro di dicembre a Mallorca e per allora si comincerà a parlare anche di programmi e dei percorso per raggiungerli.
Il finale di stagione di Ganna è stato orchestrato e gestito da Villa e Cioni: un ottimo lavoroIl finale di stagione di Ganna è stato orchestrato e gestito da Villa e Cioni: un ottimo lavoro
Dario buongiorno, ripartiamo dall’Australia. Ci sono state due giornate irresistibili e due un po’ meno.
Il mondiale è andato di traverso. Alla fine i fatti hanno confermato che si è trattato di una giornata storta. Il quartetto invece l’hanno perso con un bel tempo, quello non è stato una giornataccia. Hanno trovato una Gran Bretagna tosta e anche la Danimarca. Ed è servito per capire che in vista delle Olimpiadi ci sarà da lavorare.
Credi che il recupero fra l’Ora e i quartetti sia stato sufficiente?
Era il tempo che c’era, non si poteva spostare il mondiale. Di fatto, il giorno dopo Grenchen hanno viaggiato sui furgoni, quindi magari un giorno in più avrebbe fatto comodo. Però bisogna anche guardare il cronometro.
Cioè?
Se il quartetto avesse fatto 3’50” allora si sarebbe potuto parlare di delusione, ma hanno fatto 3’46″033 che resta una delle migliori prestazioni di sempre. Gli altri hanno fatto 3’45″829, parliamo di 20 centesimi.
Dopo le prove di fine stagione, è evidente che nella crono australiana, Ganna pagò un giorno stortoDopo le prove di fine stagione, è evidente che nella crono australiana, Ganna pagò un giorno storto
E’ possibile che il quartetto sia stato un utile passaggio dopo l’Ora, verso l’inseguimento individuale?
Pippo teneva a fare bene il quartetto, l’individuale nemmeno sapeva se lo avrebbe fatto. Però rispetto al quartetto, quello individuale l’ha fatto con un rapporto più lungo con cui magari s’è trovato meglio. Sono scelte però che si fanno anche per le velocità che aumentano.
In effetti ci sarebbe stato da aspettarsi che anche Bigham dopo il quartetto facesse un bell’inseguimento…
Invece non ha tenuto, mentre Pippo e anche Milan sono cresciuti di prova in prova e quella è la differenza fra chi ha il fondo della strada e il pistard. Pippo è uno dei pochi che in finale fa il tempo migliore che in qualifica. Ai campionati britannici, Bigham aveva fatto 4’06, comunque un bel tempo. Solo che per farlo a ripetizione c’è bisogno di un’altra base. E alla fine ha preso il bronzo con 4’09”.
Si può dire che abbiate avuto tempi un po’ stretti?
Strettissimi, tanto che rispetto a prima del mondiale, il programma è stato cambiato. Nell’ultima settimana, siamo andati dritti. Avessimo seguito i piani, saremmo dovuti andare altre due volte a Grenchen e fare una prova sull’ora, che ci avrebbe fatto capire la distanza cui potevamo arrivare nel vero tentativo. Invece abbiamo fatto una sola prova di 35 minuti il lunedì prima.
Nelle varie fasi del quartetto, Ganna è sempre andato in crescendo. Qui nel 1° round contro la FranciaNelle varie fasi del quartetto, Ganna è sempre andato in crescendo. Qui nel 1° round contro la Francia
Il test sull’ora avrebbe permesso di gestire diversamente il tentativo vero e proprio?
Lo avremmo gestito meglio. Avremmo fatto la prova sulla distanza di Boardman, capendo se e come puntare ai 57 chilometri. L’idea di partenza è sempre stata il record assoluto. Con Pippo sapevamo di poter battere i 56,375 di Boardman, ma non gli abbiamo mai creato pressione. Sappiamo che si conosce alla perfezione. Con Bigham la parte mentale era secondaria, perché aveva tutti i riferimenti. Invece per Pippo, anche se non in maniera… artistica, la testa è il vero punto di forza.
Quindi avere una tabella troppo rigida sarebbe stato controproducente?
Esatto. A Ganna non vanno messi limiti, l’ho capito nelle crono del Giro che ha vinto. Non bisogna limitare il suo orizzonte e per questo a Grenchen aveva le famose tre tabelle, i tre scenari che avrebbe scelto lui. Una situazione in cui si sentisse padrone.
A Grenchen un’Ora stellare, forse limitata dal poco tempo per la preparazioneA Grenchen un’Ora stellare, forse limitata dal poco tempo per la preparazione
E allora quel voler accelerare prima del tempo è stata la mente che ha provato a stupire oltre ogni limite?
Credo che abbia dato quella brusca accelerazione per far capire che andava per i 57. Il calo degli ultimi 10 minuti è stato più per un fatto di poco comfort sulla sella, che si è riflesso sulla prestazione.
Puoi anche non rispondere, ma questi problemi possono essere dipesi da un fondello non adeguato?
I fattori possono essere multipli. Su strada ad ogni curva fai un rilancio, ti alzi, ti muovi. Su pista sei… inchiodato alla sella. Per cui abbiamo provato nei giorni precedenti a fare un paio di manovre per rendere la situazione più confortevole, ma non è bastato. Avessimo fatto quel test sui 60 minuti, magari ce ne saremmo accorti prima.
Alla luce di tutto questo, verrebbe da dire: riprovateci presto…
Sapevamo che da questo tentativo di Pippo avremmo tutti imparato qualcosa. Rifarlo? O vai subito, perché sfrutti il materiale e quindi si parla di qualche mese. Oppure aspetti che ci provi qualcun altro, ricordando anche che fra un anno e mezzo ci sono le Olimpiadi.
Il richiamo di entusiasmo attorno a Ganna di questo ultimo mese è stato travolgenteIl richiamo di entusiasmo attorno a Ganna di questo ultimo mese è stato travolgente
Pensi che lo batteranno?
Prima o poi arriverà qualcuno, lo sviluppo tecnologico è continuo e di nuovi fenomeni in gruppo se ne vedono tanti. E’ un’utopia pensare di aver fatto il record eterno, la curiosità sarà vedere se qualcuno proverà presto convinto di poterlo battere o se passerà del tempo, perché hanno capito che sarà dura.
I 57 mancati di poco sono un rammarico?
No, siamo convinti di aver fatto un’impresa enorme, come conseguenza di un lavoro iniziato da lontano. Si è parlato tanto di Bigham, ma lui è arrivato solo alla fine. E la posizione in sella di Pippo è sempre rimasta la stessa. E’ stato il record di Ganna. Un record gigantesco.
Viaggio a casa Tosatto per farci raccontare la vittoria del Giro. Prima parte fino alle rampe dello Stelvio. Quando Dennis e Tao hanno smesso di parlare...
Abbiamo interpellato Malori, chiedendogli che cosa pensi della crono di Ganna. E lui, oltre al bel risultato, ha parlato di testa e di pericolo schivato
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Lo avevamo lasciato ad aprile tra speranze e ipotesi di un futuro nel quartetto d’oro olimpico. A poco meno di una settimana dalla conclusione dei campionati del mondo di Saint Quentin en Yvelines, lo ritroviamo vice campione iridato insieme all’organico del “poker dei sogni”. Classe 2002, Manlio Moro, ha portato a termine una stagione che spazia tra vittorie su strada con la Zalf Euromobil Désirée Fior, medaglie su pista e tanta voglia di fare bene pensando al futuro. Sull’orizzonte vede arrivare il TGV che porta a Parigi 2024 e Marco Villa è pronto scrivere il suo nome sul biglietto. A sostenerlo, ci ha raccontato, un Pippo Ganna che lo ha preso sotto la sua alaprotettrice, sintomo che in questo giovane cronomen il potenziale c’è e in questo 2022 qualcosa ci ha già fatto vedere.
L’argento conquistato ai dietro alla Gran Bretagna per soli due decimi. Moro è il primo da sinistraL’argento conquistato ai dietro alla Gran Bretagna per soli due decimi. Moro è il primo da sinistra
Manlio, hai concluso la tua stagione?
Sì, ho staccato subito dopo il mondiale, ora mi godo un po’ di relax. Mi fermo due o tre settimane completamente poi riparto con palestra e bici.
Parliamo del mondiale francese appena concluso. Che voto ti dai?
Non saprei proprio, preferisco che siano gli altri a giudicarmi. Credo di essermela cavata bene, essendo anche alla prima esperienza con il quartetto dei grandi. Di sicuro è un punto di partenza, adesso posso solo crescere.
Com’è stato fare parte del quartetto oro olimpico?
Non è stato semplice, non tanto a livello fisico ma soprattutto a livello mentale perché comunque entrare a far parte di un quartetto con quattro campioni olimpici non è semplice. Soprattuto prima della qualifica, essendo per me l’esordio in gara con loro ero abbastanza teso. Comunque sono riusciti a tranquillizzarmi molto. Mi hanno fatto sempre sentire a mio agio fin dal primo momento. E’ stata un’esperienza indimenticabile.
A livello fisico ti sei sentito subito all’altezza?
C’è stato un cambiamento evidente nella mia prestazione. Fino a qualche mese fa, facevo il quartetto under con dei tempi più alti. Non è semplice di sicuro, ma essendo la mia prima volta, credo di essermela cavata bene. Sento che ho ancora tanti secondi nelle gambe. Non che sia andata male questa esperienza ma posso migliorare ancora molto.
Villa crede in Moro e gli ha dato la possibilità di essere protagonista nel quartetto del mondialeVilla crede in Moro e gli ha dato la possibilità di essere protagonista nel quartetto del mondiale
Per il 2023 la pista farà parte fin da subito del tuo calendario?
Sì, sarà un calendario parallelo. Stiamo già cercando di programmare il prossimo anno. Di sicuro parteciperò agli europei under ed elite. Poi per il mondiale lo spero e si vedrà chi andrà più forte.
Molti ti hanno già messo sul treno per Parigi 2024. Senti la pressione?
Quello è il mio obiettivo. Sono contento e ringrazio Marco Villa che mi ha dato fiducia e credo che se lavorerò potrò farcela. Ovvio che non c’è niente per scontato e bisognerà guadagnarselo quel posto ma so che se mi metto d’impegno e lavoro posso arrivare in alto.
Anche su strada hai disputato un’ottima stagione, qual’è il tuo bilancio?
Positivo. Ho corso la maggior parte di inizio stagione su strada poi nella seconda metà con europei e mondiali mi sono dedicato di più alla pista. Nella prima parte posso ritenermi comunque soddisfatto perché ho fatto le mie quattro vittorie e sono contento. Diciamo che è stata una stagione rivolta a trovare gli equilibri senza sbilanciarsi troppo.
La vittoria a inizio stagione alla Due Giorni Alessandro Boris con un’azione da lontanoLa vittoria a inizio stagione alla Due Giorni Alessandro Boris con un’azione da lontano
A inizio anno ci hai dichiarato che anche le crono erano un tuo obiettivo…
Quest’anno ne ho fatte due, una l’ho vinta e dall’italiano sono uscito un po’ deluso perché non stavo benissimo. Sono partito che ero stanco e fiacco. Infatti una volta arrivato a casa ho scoperto di avere il Covid. Non voglio prenderla come scusa però di sicuro non mi ha aiutato. L’avevo preparato molto bene perché ero andato in altura con Pippo Ganna, e ci siamo allenati insieme. Purtroppo sono riuscito solo a fare quarto. Diciamo che non sono riuscito a dare il meglio di me.
Anche le cronometro avranno uno spazio importante nel programma 2023?
Sì, saranno un obiettivo e faranno parte del calendario, anche per qualche rivincita personale.
Hai detto di esserti allenato con Ganna, siete amici?
Sì, con lui ho solo da imparare. Mi ha sempre aiutato, dato consigli e lui crede veramente in me. Sono contento perché mi supporta e mi corregge se vede qualcosa che non va, anche perché ha un’esperienza tale che può dire tutto. Mi sto trovando molto bene. Su questo è davvero una persona fantastica.
Manlio Moro e Marco Villa ai mondiali di Roubaix un anno faManlio Moro e Marco Villa ai mondiali di Roubaix un anno fa
Quando vi siete conosciuti?
L’anno scorso, da quando abbiamo iniziato ad allenarci insieme in pista a Montichiari. Non da molto in realtà, ma ci siamo trovati fin da subito. E’ sempre stato il mio idolo. Cerco di imparare da lui e averlo lì che ti dà consigli è un’emozione assurda.
Visto che è un tuo idolo, facci un commento sui suoi due record…
Non ho parole. Rimarrà nella storia di sicuro. Ho avuto la fortuna di essere presente per entrambi i record ed è stata una cosa pazzesca. Ero sugli spalti e sarei voluto saltare giù in pista. Un’emozione assurda, da brividi.
Chiusa la stagione, rivediamo con Cioni il finale di Ganna, fra i due mondiali e il record dell'Ora. Il dietro le quinte. E un (nostro) pensiero malandrino
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Tra gli ospiti di Filippo Pozzato agli eventi di Ride the Dreamland, c’era anche Fabian Cancellara (in apertura con Froidevaux, vincitore della Serenissima Gravel). La locomotiva di Berna torna in campo al fianco dei giovani. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato la filosofia della Tudor Pro Cycling, la formazione svizzera che nel 2023 farà il suo ingresso nelle squadre di categoria professional.
Cancellara e Pozzato sono stati le due colonne della Mapei giovani e sono poi diventati rivaliCancellara e Pozzato sono stati le due colonne della Mapei giovani e sono poi diventati rivali
Fabian ci troviamo ad una settimana dall’impresa di Ganna, che ha conquistato il record dell’Ora. Nella tua carriera spesso hai detto di volerci provare, ma non l’hai mai fatto.
Ho seguito la prova in tv. E’ stato un bel record, molto bello da vedere. Rispetto a quando avevo iniziato a pensarci io, è un po’ diverso, in quegli anni era molto diverso. Non si sapeva nemmeno quale fosse il tempo ufficiale e quali record si dovevano considerare e quali no. Anche i materiali oggi sono molto più complessi. Quella volta attorno al record dell’Ora si era creata una vera e propria bolla, così ho preferito concentrarmi sulle cose in cui sapevo di poter fare bene.
Agli eventi di Ride the Dreamland non sei solo l’ex ciclista professionista, ma sei anche il proprietario di Tudor Pro Cycling.
Sì, ci tengo a specificare che non sono team manager o allenatore, ma sono appunto il proprietario, perché cambia molto il ruolo che ricopro. Personalmente credo che il ruolo che rivesto in Tudor Pro Cycling sia giusto, considerando anche la mia motivazione per il progetto.
Cancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portataCancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portata
Raccontaci qualcosa di più su Tudor Pro Cycling.
La squadra prima si chiamava Swiss Racing Academy. Era arrivata a contare 16 giovani corridori e ad essere vicina alla sua chiusura. Non volevo che il loro sogno svanisse e così sono entrato nel team diventando un po’ il padrino, più che proprietario o presidente. Con l’aiuto del CEO della mia società abbiamo cercato fornitori di varie aziende che potessero aiutarci con la squadra e abbiamo poi proseguito a fianco del team. Il passo successivo è il salto da squadra continental a pro team nel 2023.
Cos’altro puoi dirci?
Le cose più importanti del team sono il fatto che la squadra sarà svizzera, che però, attenzione, non vuol dire che sarà chiusa agli atleti non svizzeri. Sarà svizzero il modo in cui lavoriamo, il metodo che impiegheremo. Secondo punto centrale della Tudor Pro Cycling è il lato umano, che a mio avviso è fondamentale. L’atleta alla fine è una persona, è umano come tutti. Terzo punto focale, la performance, cioè il risultato finale, la vittoria, che è sicuramente importante per la squadra. Quello che ci tengo a sottolineare è che non è importante il nome dell’atleta che abbiamo o la vittoria che conquistiamo: è come facciamo le cose che dev’essere motivo di attenzione.
Lorenzo Rinaldi ha debuttato quest’anno fra gli U23 con la Swiss Racing Academy. Da junior correva nella Vigor Cycling TeamLorenzo Rinaldi ha debuttato quest’anno fra gli U23 con la Swiss Racing Academy. Da junior correva nella Vigor Cycling Team
Proprietario, non manager
Fabian parla della squadra con molta passione, e continua: «Il bello del team – dice – è che al suo interno, nonostante i ruoli differenti, siamo tutti uguali. E tutti allo stesso modo devono parlare e contribuire così alla crescita del gruppo. Quando abbiamo annunciato la squadra, molti sono venuti direttamente da me a chiedere di entrare a far parte della Tudor Pro Cycling, ma questo non dipende da me. Ed è per questo che ho deciso di prendere un po’ le distanze…
«Mi sembra più corretto che siano i membri dello staff a prendere questo tipo di decisioni, dato che sono loro in contatto giorno e notte con gli atleti. Credo che la Tudor Pro Cycling stia crescendo in una maniera diversa rispetto a quello che succede in tutte le altre squadre, specialmente sulla mentalità».
Classe 1998, Froidevaux passerà dalla continental a una professionalClasse 1998, Froidevaux passerà dalla continental a una professional
L’uomo al centro
Nella chiacchierata che facciamo con Fabian, quello che molto spesso ritorna nei discorsi è la centralità “dell’umano”, la volontà, e la necessità, di considerare gli atleti come persone da accompagnare nella crescita
«Stiamo lavorando molto, come ho detto, sull’aspetto umano – spiega – perché penso che nel ciclismo di oggi venga un po’ dimenticato. Tutto è diventato più materiale, gli atleti spesso sono considerati oggetti. Molti giovani vengono frettolosamente definiti inadatti, ma forse hanno ricevuto un trattamento che non gli ha permesso di esprimere il meglio di loro stessi. Sentiamo una grande responsabilità nell’accompagnare nella crescita anche chi non passerà al professionismo. Dobbiamo accettare che non tutti sono Evenepoel o Ayuso, che c’è anche chi ha bisogno di più anni e chi semplicemente non passerà professionista. Non vogliamo che i giovani crescano troppo presto, perché si vede quando c’è una mancanza. E nel mondo professionistico poi, tra contratti, stipendi e aspettative, la pressione si fa sentire. La bici è una cosa, ma la vita è un’altra ed è più importante».
Cancellara ha 41 anni, è nato alle porte di Berna e ha origini lucane. E’ stato pro’ dal 2001 al 2016Cancellara ha 41 anni, è nato alle porte di Berna e ha origini lucane. E’ stato pro’ dal 2001 al 2016
Crescere con calma
La squadra rimane un punto cardine in Svizzera, come spiega Cancellara. «Lavoriamo molto bene anche con la nazionale svizzera – dice – come credo sia anche giusto. Ci aiutiamo a vicenda, perché il ciclismo è un grande insieme e così lo consideriamo noi. Dobbiamo avere la pazienza di crescere con calma e di fare le cose a modo nostro. Per il momento siamo molto contenti di come le cose stiano andando.
La squadra, così come l’azienda Tudor, ha un hashtag interessante, “Born to dare” cioè “nati per osare”. In cosa osate?
“Dare” come “daring”, l’essere audace, che per noi è un po’ la filosofia della squadra. Siamo contenti della grande azienda che abbiamo al nostro fianco, un’azienda che entrando nel ciclismo, entra in un bel mondo. Credo sia importante stimolare le aziende a scommettere sul ciclismo.
Ecco Robin Froidevaux, è campione nazionale svizzero su strada e ha vinto la Serenissima GravelEcco Robin Froidevaux, è campione svizzero su strada e ha vinto la Serenissima Gravel
Per voi alla Serenissima Gravel è arrivata una vittoria importante con Robin Froidevaux.
Sì, siamo contenti della vittoria, anche se Robin non indossava la maglia di campione svizzero. Siamo soddisfatti perché è una vittoria meritata, considerando anche i campioni con cui ha dovuto lottare. Di fatto siamo ancora una Continental, molti pensano che siamo una squadra perfetta, già pronta, quando in realtà partiamo da zero, non abbiamo ancora i pullman per esempio. Abbiamo buoni materiali e ottimi fornitori, ma non vuol dire che siamo pronti al 100%.
Il Cancellara con cui parliamo è un Fabian soddisfatto e contento del progetto che sta accompagnando. Lo ripete più volte: «Ci vorrà pazienza, le cose vanno fatte bene» e una filosofia così non può che essere vincente. Con la Veneto Classic si è conclusa la stagione dei ragazzi della Tudor Pro Cycling che hanno già uno sguardo sul 2023, nella speranza di poter dare grande spettacolo.