EDITORIALE / Il ciclismo torni luogo del rispetto

17.10.2022
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Due anni sono lunghi 6.365 articoli. Oggi bici.PRO spegne la seconda candelina e lo fa alla fine di una stagione di ciclismo impreziosita dai ragazzi della pista e le loro medaglie. Il team azzurro capitanato da Marco Villa, che ha raccolto attorno a sé una serie di ottime professionalità, ha cambiato decisamente passo, al punto che il tecnico azzurro ha storto leggermente il naso per il secondo posto del quartetto, che in 14 mesi ha portato a casa l’oro olimpico, un oro e un argento mondiale. Siamo tornati a casa da Parigi con 4 ori e 3 argenti.

L’insoddisfazione dei numeri uno è parte della loro forza, la benzina che li spinge ad andare avanti. Ma proprio mentre abbiamo ammirato l’insaziabilità dei nostri campioni, abbiamo nuovamente toccato con mano la deriva di certi tifosi, pronti a osannare e poco dopo a massacrare sui social i campioni che li hanno probabilmente delusi. La stessa esperienza che, con l’aggiunta delle connotazioni razziste e uscendo dall’ambito del ciclismo, ha vissuto Paola Egonu: divinità del volley femminile finché ci ha trascinato alla vittoria, bersaglio di osservazioni becere quando l’altra sera non c’è riuscita.

Villa ha saputo raccogliere attorno a sé un grande pool di tecnici che hanno rilanciato con lui il ciclismo su pista
Villa ha saputo raccogliere attorno a sé un grande pool di tecnici che hanno rilanciato con lui il ciclismo su pista

Ganna su e giù

I social hanno aperto il recinto e la mandria s’è messa a correre. Si può fingere di non aver letto, si può anche non leggere. Il guaio è che c’è sempre qualcuno che riferisce e lo fa spesso senza leggere, limitandosi al titolo social dell’articolo. In questo modo il commento del fanatico di turno, che a sua volta non ha letto nulla ma ha una gran voglia di affermare il suo ego, assume la stessa valenza dell’articolo ragionato e il sistema va in tilt.

Subito dopo il record dell’Ora, Ganna si è puntato le dita al petto e nelle dichiarazioni a caldo e poi sui social ha parlato chiaramente del gusto di tappare la bocca a chi lo aveva dato per finito e voleva che chiudesse anzitempo la stagione.

Il record chiaramente lo ha riportato ai vertici della popolarità, l’argento nel quartetto invece ha rimescolato le carte. Qualcuno lo ha dato nuovamente per finito. Sono state criticate le scelte tecniche. E si è buttato nel mezzo il fatto, assolutamente fuori luogo, che durante la stagione non abbia vinto delle classiche. Badate bene: critiche distruttive dopo il secondo posto nel campionato del mondo. Se l’argento viene vissuto come un fallimento, forse c’è qualcosa che non va alla base.

L’atleta che si mette in gioco, pur forte fisicamente, vive fragili equilibri che richiedono grande rispetto
L’atleta che si mette in gioco, pur forte fisicamente, vive fragili equilibri che richiedono grande rispetto

La dignità degli sconfitti

Giorni fa, Andrea Agnelli si è scusato per la sconfitta della Juventus a Tel Aviv. Forse sfugge che la sconfitta fa parte del gioco e serve uno che perde affinché l’altro possa vincere. E’ di solito una ruota che gira, ma siccome si valutano gli atleti sulla base dei loro stipendi, se guadagni tanto, non ti è concesso di essere umano e perdere. Pertanto, allo stesso modo in cui schiere di esperti ci spiegano ogni giorno che i disordini nelle curve degli stadi derivano anche da difficoltà sociali che trovano a questo modo la valvola di sfogo, allora forse c’è da pensare che i social siano le curve del ciclismo.

Perciò, ottenuto il record dei record a Grenchen, Ganna è tornato sul patibolo per l’argento del quartetto e appena il giorno dopo è ridiventato gigante con l’inseguimento individuale e il relativo record del mondo.

Il mondiale delle azzurre nel quartetto è il chiaro segno che il processo va avanti
Il mondiale delle azzurre nel quartetto è il chiaro segno che il processo va avanti

Il pubblico del ciclismo

Il pubblico del ciclismo è un’altra cosa. Ci sono stati tifosi che hanno voluto più bene a Gianni Bugno per le sue sconfitte che per le sue vittorie. C’è gente che ancora oggi porta sulle salite striscioni inneggianti a Pantani. Non si era mai vista una tale mole di odio, che probabilmente deriva dall’approccio che altri media hanno col ciclismo.

Se scrivi i tuoi articoli con lo stesso passo dello scandalismo miope del calcio, se distorci le dichiarazioni degli atleti e le pieghi alla tua voglia di fare baccano, ci sta che il pubblico ti segua su quel terreno che parla alla pancia e non al cuore o al cervello. I clic contano, però mai quanto la possibilità di guardare negli occhi la gente il giorno dopo.

Il pubblico del ciclismo rispetta gli atleti, quello delle tastiere spesso sulle strade non ci va nemmeno
Il pubblico del ciclismo rispetta gli atleti, quello delle tastiere spesso sulle strade non ci va nemmeno

La nostra storia

Ebbene, 6.365 articoli dopo, noi di bici.PRO rivendichiamo con orgoglio la consapevolezza di non averlo mai fatto. Siamo partiti per parlare di ciclismo e approfondirlo per quello che eravamo, siamo e saremo capaci di fare. Un piccolo nucleo di gente che ci ha creduto, come pochi e sognatori erano i ragazzi attorno a Villa e Viviani all’inizio della loro avventura in pista. Siamo cresciuti. Sono arrivate forze nuove e ottime competenze. E per tutti la regola è quella del rispetto. Noi siamo dalla parte dei corridori. Però li invitiamo a leggere. Meglio discutere per un’idea, che per qualcosa riferito da altri con troppa fretta. Solo così le vere differenze verranno a galla. E tanti auguri a noi.

Finale per due, ma l’oro e il record sono di Ganna

15.10.2022
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Maglia iridata e record del mondo: Ganna non si tocca e a distanza di neanche una settimana centra un altro record del mondo. Dopo l’Ora con 56,792 chilometri, ecco i 3’59”636 alla media di 60,091 sui 4.000 metri. Entrambi a livello del mare.

A Milan è bastato rendersi conto che Pippo avrebbe usato la bici dell’Ora, per capire di avere una sola tattica a disposizione. Partire a tutta e approfittare dell’avvio lentissimo della Bolide F HR del compagno/rivale. Lui a Grenchen c’era e aveva visto di quale progressione fosse stato capace Ganna una volta lanciata la bici: l’unica soluzione era avvantaggiarsi e sperare di mantenere il margine. Anche se i 3 secondi che li dividevano dopo la semifinale del mattino erano probabilmente l’annuncio di un ostacolo troppo alto da saltare. Con gli sguardi da hooligans della curva, gli azzurri al centro della pista facevano il tifo per il piemontese, avendone intuito il momento difficile.

Il giorno duro di Ganna

Infatti Ganna stamattina non voleva neanche partire. Lo ha raccontato lui per primo dopo la vittoria ai microfoni dei cronisti accorsi per sentirne le parole.

«Oggi – racconta – è stata una delle giornate più intense che ho vissuto finora. Stamattina intorno alle 10,30 non volevo partire. Volevo finire la stagione, andare in vacanza. Poi sono arrivati i miei compagni, quelli erano a bordo pista a incitarmi, a dirmi che avrei dovuto provarci. Devo dire grazie sia a loro che ci hanno creduto e hanno convinto anche me, sia al pubblico che era qua, veramente caloroso. Perché quando hanno capito che potevo farcela e che potevo batterlo anche loro mi hanno dato la grinta e il supporto per riuscire».

Ancora una volta, c’è stato Villa al suo angolo
Ancora una volta, c’è stato Villa al suo angolo

Partenza a razzo di Milan

Milan è stato in testa per i primi quattro giri, poi Ganna ha iniziato ad abbassare i suoi tempi. Nel velodromo svizzero aveva raccontato che la bici è pesante in avvio, ma quando si lancia sembra che voli. E così inesorabilmente il suo ritmo si è alzato e ben presto Milan è finito risucchiato.

«Stavo bene – racconta il friulano – non ho cambiato neanche il rapporto. Di solito lo chiedo più leggero se la gamba è affaticata avendo fatto ieri il quartetto e la gara del mattino. Mi sentivo bene e sono partito con un buon ritmo. Penso di essere stato con lui nei primi giri. Ho fatto una buona partenza. Poi lui a metà gara, a nove giri dalla fine mi ha superato e ha mantenuto un ritmo alto. Io ho cercato di inseguire, ma è andata così. Stamattina ho fatto il mio record personale, bene anche stasera, ma non è bastato».

Dopo la partenza complicata, Ganna ha lanciato la bici verso l’oro e il record del mondo
Dopo la partenza complicata, Ganna ha lanciato la bici verso l’oro e il record del mondo

L’arma in più di Ganna

Consonni affacciato dalla balaustra lo ha incoraggiato per tutto il tempo, chissà se avendo intuito la possibilità che Ganna battesse il record del mondo. E intanto Ganna macinava, limando metri e centesimi a ogni giro. Senza pensare che la preda dall’altra parte fosse un compagno, fiutandone l’odore e scoprendo i denti per azzannarlo.

«Sono partito con il classico riscaldamento – racconta il campione della Ineos Grenadiersho ascoltato musica un po’ pesante grazie al mio amico deejay Thomas. Poi sono salito in pista. La falsa partenza forse mi poteva destabilizzare di testa, però sono rimasto calmo, ho respirato e poi ho fatto la corsa che so fare. Quella bici à molto differente dalle altre. Speriamo solo che in due anni Pinarello trovi il modo di farla partire un po’ più facilmente. Nel primo giro è difficile da lanciare, è pesante, ma una volta partita è veramente un razzo. Gli ingegneri sono riusciti a fare veramente qualcosa di straordinario. In più, a giudicare dai tempi che ha fatto vedere, il velodromo si è dimostrato veloce».

Milan è stato interprete di una grande partenza
Milan è stato interprete di una grande partenza

Milan deluso

Milan nei confronti di Ganna ha un rispetto spropositato, essendo entrato giovanissimo nel quartetto di cui Pippo era già il leader. E anche se il suo apporto è stato decisivo per vincere le Olimpiadi, Jonathan sta spesso un passo indietro.

«Un po’ sono deluso – ammette – non posso dire di no. Ci tenevo a questo mondiale, volevo finire la stagione con una maglia iridata, però devo guardare il tutto, i giorni passati… Ho fatto il quartetto, ho fatto il mio record personale, sono contento. Magari Pippo lo immaginavo un po’ più stanco – sorride – ma erano le sensazioni, quello che senti durante la gara. Non abbiamo parlato più di tanto di come stessimo. Fra una gara e l’altra abbiamo pensato a recuperare, a mangiare e fare i massaggi». 

I complimenti di Ganna

E mentre Ganna si gode il riposo e le domande, l’anomalia di questo scontro azzurro viene affiorando lentamente, anche se è palese dalle sue parole che la gara è gara.

«L’obiettivo era vincere la medaglia – dice Ganna – se riuscivo a fare il record era meglio. E’ venuto un ottimo risultato individuale e di squadra, perché in pista non c’ero soltanto io, ma tutti i ragazzi che mi supportavano. E un avversario, Johnny, anche se prima della partenza ce lo siamo detti: “Gara fino alla fine e vince chi è il più forte”. Ho tantissimo rispetto per lui, è giovane e sono sicuro che in due anni sarà una delle pedine fondamentali per il quartetto. Siamo compagni di squadra e questo fa capire che siamo veramente a livelli altissimi. Spero di potergli trasmettere tutto il bello che posso, poi sta a lui accettarlo o meno. Sapevo che sarebbe andato molto forte e dovevo migliorarmi nel primo chilometro, dove lui è molto più forte di me. Di testa ero pronto a combattere, ma stasera credo che ci berremo qualche birretta insieme».

Ultima parola a Villa

La morale spetta al cittì Villa, al terzo oro in due giorni, dopo quelli di Martina Fidanza e del quartetto delle ragazze.

«Indimenticabile è la parola corretta – dice – sono felicissimo. Chiudiamo una settimana incredibile, iniziata con il record dell’Ora e finita con un altro record sui 4.000 metri. Sono contento per Pippo e dispiaciuto per Jonathan, che non dimentichiamo ha chiuso in 4.03”, a 22 anni. Il futuro è suo. E’ partito forte, non per nulla gli affidiamo anche le partenze nel quartetto, ma Pippo con l’esperienza ed il lavoro svolto negli anni ha saputo rimontare. Ricordo che per farlo ha dovuto battere il record del mondo».

Sobrero e il racconto di un sabato bestiale

13.10.2022
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Como-Grenchen-Torino. Il pazzo weekend di Matteo Sobrero si potrebbe sintetizzare così: dal ritiro al Giro di Lombardia dopo aver lavorato per la squadra, alla volata in Svizzera per vedere il “quasi cognato” Filippo Ganna conquistare il record e poi giù di nuovo verso il Piemonte per il raduno con la Bike Exchange in vista della stagione ventura. Oltre a svelarci gli aspetti più umani del marziano Top Ganna, Matteo ha raccontato come la cronometro continuerà a essere una costante per lui, ma non l’unica strada (in apertura durante quella vinta a Verona alla fine dell’ultimo Giro)

Sobrero è del 1997 ed è uno dei cronoman fissi della nazionale, ma non si definisce uno specialista
Sobrero è del 1997 ed è uno dei cronoman fissi della nazionale, ma non si definisce uno specialista
Ci racconti il tuo pazzo sabato 8 ottobre?

E’ stata una giornata piena, ma alla fine ne è valsa la pena. E’ stata una grande emozione perché sono riuscito ad arrivare al velodromo che mancava mezz’ora alla fine

E già il record si stava materializzando…

Esatto, mi sono goduto il meglio dell’Ora: è stato veramente pazzesco.

Da cronoman quale sei, ti ha stimolato? Hai mai pensato, magari un giorno ci provo anch’io?

No, so che ha fatto una prestazione che da battere sarà difficile. Solo con gli anni e lo sviluppo dei materiali sarà poi possibile superare questo record, come abbiamo visto con Wiggins e negli ultimi 10 anni, con l’aumento della velocità media dell’ora. Io non sono di certo uno che potrà mai pensarci: se penso al record dell’Ora, penso a Filippo Ganna. Lui era fatto per uno sforzo così.

Sobrero si è ritirato dal Lombardia al primo passaggio da Como per andare a Grenchen
Sobrero si è ritirato dal Lombardia al primo passaggio da Como per andare a Grenchen
Che cosa gli hai detto nel marasma dei festeggiamenti?

C’era tantissima gente e, quando sono riuscito a raggiungerlo, mi ha soltanto abbracciato e ringraziato di essere lì. Ci siamo capiti con uno sguardo.

Hai dovuto fare gli straordinari per arrivare in tempo?

Sono arrivato a fine stagione con le batterie un po’ scariche. Ho fatto parecchia fatica al Lombardia, sul Ghisallo mi sono staccato e ho visto che non sarei riuscito a finire la gara e così mi sono ritirato al passaggio a Como. Ho fatto la doccia, mi sono cambiato e sono partito il prima possibile per arrivare su a Grenchen.

Vigilia dei mondiali crono, Sobrero ricorda un Ganna taciturno e diverso dal solito. Qui Pippo con Bodnar
Vigilia dei mondiali crono, Sobrero ricorda un Ganna taciturno e diverso dal solito. Qui Pippo con Bodnar
Un record frutto anche dalla voglia di rivalsa dopo la delusione mondiale: te ne ha parlato in Australia?

Eravamo in camera insieme e ho vissuto con lui quei giorni lì. Per un atleta del suo livello, nonostante sia Filippo Ganna, penso sia difficile preparare due grandi appuntamenti come il record dell’Ora e il campionato del mondo con l’obiettivo di riconfermarsi per la terza volta di fila. Penso che con la squadra avessero un po’ l’obiettivo del record e hanno speso di più su quello come energie. Forse fare il mondiale prima del record è servito anche come test per capire che stavano sbagliando su alcune cose e gli ha permesso di affinare la preparazione. Ha rallentato un attimo prima del record e gli è servito.

Ti ha mai confidato le sue paure prima del mondiale?

Quelli che conoscono Pippo sanno che se ti dice che ha il mal di gambe o che non sta bene è perché va fortissimo. In Australia, invece, l’ho visto diverso, non diceva niente, era un po’ preoccupato. Lo vedevi che sentiva la pressione, ma non era al 100 per cento.

Visite mediche del Team Bike Exchange a Torino. La domenica sera all’indomani dell’Ora, è stata la volta di Sobrero
Visite mediche Bike Exchange a Torino. La domenica sera all’indomani dell’Ora, è stata la volta di Sobrero
E prima del record, l’hai sentito?

No, perché lo conosco e ha già tanti che gli scrivono. L’ultima volta che l’avevo visto era quando si era svegliato alle 2 di notte per andare in aeroporto dopo l’avventura australiana. Mi ha salutato ed è andato via, poi ci siamo sentiti soltanto via messaggio, ma non ho voluto mettergli più pressione oltre a quella che aveva già da tutto il mondo.

Lo sentivi più tranquillo dopo l’Australia?

Pur non sentendo lui direttamente, tramite Lombardi e altri, mi informavo. So che in quelle situazioni ha bisogno di isolarsi.

Quanto lui è stato importante nella tua crescita a cronometro, che ti ha portato persino a batterlo a un campionato italiano?

Lì era il percorso che mi si addiceva parecchio, però sono cresciuto ciclisticamente nella sua stessa scuola juniores con Marco Della Vedova: io ero primo anno, lui al secondo ed era già cronoman. Fare quell’anno lì accanto a lui mi ha fatto appassionare al mondo delle cronometro e da lì è cominciato il tutto. Gli chiedo sempre un po’ di consigli, mi confronto su nuove tecnologie e strategie.

L’entrata trionfante di Sobrero nell’Arena di Verona, dopo la vittoria dell’ultima tappa del Giro 2022
L’entrata trionfante di Sobrero nell’Arena di Verona, dopo la vittoria dell’ultima tappa del Giro 2022
Dunque, continuerai a curare questa disciplina?

Sì, quest’anno però mi ha dato ulteriore conferma che sono un cronoman, però per prove adatte a me, come può essere una crono in una corsa a tappe, ad esempio quella dello scorso Giro a Verona, non da specialista. Non sarò mai un corridore da crono del mondiale. Il prossimo anno, come volevo già quest’anno, voglio confermarmi di più nelle prove in linea.

Pinotti ti definisce un fuoriclasse delle crono: che ne pensi?

Anche quando non sono il favorito o se la crono è piatta, riesco sempre a salvarmi. Le gambe ci vogliono e ci vogliono watt, però la testa conta tantissimo.

Ganna e Sobrero nel 2015 al primo anno da U23 dopo un cammino parallelo fra gli juniores
Ganna e Sobrero nel 2015 al primo anno da U23 dopo un cammino parallelo fra gli juniores
Brent Copeland dice che hai margini di miglioramento importanti…

Il secondo obiettivo della stagione era il Giro di Polonia, centrato in parte, perché sono arrivato quarto nella generale, andando un po’ in calando nel finale, non stando tanto bene di salute. Questo è quello che voglio fare anche nel 2023.

Hai già cerchiato qualche corsa in rosso?

Ne stiamo parlando con i direttori sportivi, vedremo. Forse quest’anno sono stato penalizzato dall’infortunio al gomito, mentre l’anno prossimo vorrei cominciare a correre prima per trovare la condizione subito.

La corsa dei sogni?

Il Lombardia. Nonostante non ci sia mai arrivato nelle migliori condizioni, sognare non costa niente.

A Wollongong, Sobrero ha conquistato l’argento con il Team Relay ed è stato 15° nella crono
A Wollongong, Sobrero ha conquistato l’argento con il Team Relay ed è stato 15° nella crono
Lunedì prossimo verrà presentato il Giro d’Italia: si parla di tre prove contro il tempo per attirare Evenepoel, di cui una cronoscalata. Ti stuzzica?

La cronoscalata è un po’ un estremo così come dall’altra parte c’è la crono in pianura. Io mi colloco nel mezzo ed è quello il contesto in cui posso giocarmela di più. 

Al di fuori del ciclismo, ci racconti di cosa ti occupi?

Abbiamo venti ettari di terreno, principalmente vigneti, con cinque ettari di noccioleti. Produciamo vino in famiglia: se io e mia sorella continueremo l’attività, saremo la quarta generazione. E’ un grande peso, però se non avessi fatto il ciclista, sarei stato a casa portare avanti l’azienda. Un domani, quando smetterò, mi vedrete lì. 

Kask Bambino Pro Evo, il casco del record

13.10.2022
4 min
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Il record dell’Ora di Filippo Ganna è il frutto anche di un lavoro di squadra compiuto intorno all’atleta dallo staff del Team Ineos Grenadiers. Dietro a questo risultato storico c’è una serie di innovazioni tecniche che hanno visto investimenti e trovate tecnologiche degne di entrare di diritto nella storia della tecnica. Una su tutte la sua bici Bolide F HR stampata con tecnologia 3D. Tra i protagonisti c’è anche Kask con il casco Bambino Pro Evo e la nuova visiera Aero Pro. Accessori che hanno permesso a Top Ganna di ridurre ancor di più la resistenza aerodinamica durante il primato e assecondare la sua prestazione mostruosa.

Le prove a cronometro nel ciclismo, si sa, sono un concentrato di forza e tecnologia e quella andata in scena nel velodromo di Grenchen in Svizzera, ne è stata ancora una volta la dimostrazione. La forza ce l’ha messa Filippo Ganna che, con una prova magistrale è riuscito a battere il precedente record dell’Ora firmando a 56,792 chilometri il nuovo limite.

Tutto in 340 grammi

Il casco Bambino Pro Evo è lo stesso scelto da Ganna per le prove in pista, come gli stessi mondiali attualmente in corso. Si distingue per un design innovativo a coda lunga. Sei fori di aerazione nella parte frontale che offrono freschezza e comodità e un’imbottitura dello spessore di 5 millimetri che consente una dissipazione molto rapida dell’umidità, ideale per le gare più intense.

Peso di 340 grammi in taglia M, vede una forma della calotta studiata all’interno della Galleria del Vento del Politecnico di Milano. L’imbottitura vanta una costruzione a cella aperta 3D anallergica, rimovibile e lavabile così come il cinturino sottogola Faux Leather Chinstrap.

La livrea nera è stata dipinta del tricolore con linee che hanno accompagnato l’incredibile velocità di Filippo. Stefano Barzaghi è l’artista dei caschi dei campioni che ha disegnato l’estetica del casco con la bandiera italiana sfumata, ripresa anche sul lato posteriore del body Bioracer Katana.

La visiera 

Lo sviluppo della nuova visiera Aero Pro è partito da studi approfonditi di fluidodinamica computazionale, che hanno visto i tecnici Kask realizzare numerosi test in galleria del vento in collaborazione con il Team Ineos Grenadiers per poi consegnare il prodotto allo staff per le successive prove sul campo. 

La complessità del progetto di questa nuova visiera si è avuta nella combinazione del materiale impiegato, il policarbonato, che ha permesso l’adozione della forma desiderata dai tecnici, senza per questo inficiare la sua classe ottica. Il suo debutto lo abbiamo visto in occasione del Tour de France 2022.

Marginal gains

Sin dalla sua creazione nel 2010, il Team Ineos Grenadiers lavora sui cosiddetti “marginal gains” ovvero quei miglioramenti impercettibili che possono fare la differenza, e Kask, in questo processo di continuo miglioramento, ha dimostrato anche in occasione del Record dell’Ora di Filippo Ganna di essere un partner solido e determinante. 

Il record di Pippo Ganna è stato di 56,792 km
Il record di Pippo Ganna è stato di 56,792 km

«Nelle prove contro il tempo abbiamo un solo obiettivo: ridurre la resistenza all’aria degli atleti mentre pedalano – spiega Luca Viano, Product Director di Kask – e nel caso della nuova visiera Aero Pro il processo di sviluppo è iniziato nello scorso gennaio: dopo sei mesi di lavoro siamo stati in grado di offrire un prodotto che sentiamo possa essere un grande alleato per tutti gli atleti».

Kask

Oltre 300 ore di sviluppo per il body Bioracer del record

12.10.2022
4 min
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Il body indossato da Filippo Ganna per conquistare il record dell’Ora è l’AeroSuit di terza generazione di Bioracer, un abbigliamento specifico per le prove contro il tempo e per la pista, ultima evoluzione del progetto Speedwear Concept.

Bioracer è un riferimento da parecchi anni nell’ambito della ricerca e sviluppo collegate ai capi tecnici. L’azienda belga, il quartier generale ha sede in quella che viene chiamata la BikeValley, nei pressi di Beringen (qui ci sono anche Ridley e Lazer, solo per citare un paio di aziende) è stata una delle prime ad usufruire della galleria del vento per i capi dei corridori.

Una delle prime fasi prototipali del body
Una delle prime fasi prototipali del body

La prima nel World Tour

Da sempre Bioracer ha supportato principalmente i team nazionali. L’affiancamento ad un “club” WorldTour, in questo caso il Team Ineos-Grenadiers è una prima.

«Lo sviluppo del body di terza generazione – ci spiegano dall’azienda – è iniziato quando abbiamo firmato l’accordo con il team britannico, alla fine del 2021, ma il risultato è stato un lavoro di concerto con tutti gli altri partner di Ineos. Il body Bioracer AeroSuit è il risultato di un grande lavoro ed è la configurazione più performante».

Girocollo ribassato e tenuta elastica importante
Girocollo ribassato e tenuta elastica importante

Come è fatto

Il body è fatto su misura, non solo in base alle caratteristiche di Ganna, ma tiene conto della posizione che l’atleta assume una volta in bici. Ovviamente sulla bici utilizzata per il record dell’Ora. E’ stato utilizzato un tessuto elastico in quattro direzioni, soluzione sviluppata per supportare Ganna nel mantenimento della posizione per i 60 minuti. Nulla di scomodo: il comfort e una sorta di impercettibilità una volta indossato sono delle peculiarità del body, per permettere all’atleta di beneficiare di una buona dose di comodità durante lo sforzo estremo.

Il tessuto elastico con le quattro direzioni è costruito con un mix di filati e diverse trame, questo per ottimizzare l’impatto con lo spazio e migliorare l’aerodinamica. I test effettuati con i vari campioni di body hanno fatto emergere delle differenze che arrivavano anche al 70% in termini di efficienza.

Inoltre, sulla parte delle cosce, il Bioracer AeroSuit ha un’azione compressiva. Le cuciture tradizionali sono state sostituite da “cuciture definite a nastro”, per aumentare l’efficienza della penetrazione dello spazio.

Cucito sul corridore e sulla posizione in bici
Cucito sul corridore e sulla posizione in bici

Tre aziende a braccetto

Oltre 300 ore di sviluppo e tre aziende che hanno lavorato a braccetto per produrre un indumento così tecnologico. Il team Ineos-Grenadiers, Bioracer e la norvegese Nablaflow, quest’ultima un’azienda specializzata nelle simulazioni digitali aerodinamiche.

Tre wind tunnel utilizzati per la sovrapposizione dei dati: Trondheim, BikeValley e il Politecnico di Milano.

«La forza di questa triplice collaborazione – afferma Danny Segers, CEO di Bioracer – sta proprio in queste prove combinate. Durante questi test abbiamo portato i suggerimenti e le idee di tutti sia in galleria del vento che in pista. Abbiamo ottenuto dei risultati mai raggiunti fino ad ora. Abbiamo lavorato con dati riproducibili e siamo stati in grado di testare ancora più configurazioni nei centri di ricerca, arrivando a quello che ci piace definire il body aerodinamico definitivo».

Disponibile per tutti

E’ un capo tecnico molto particolare, sviluppato per dare a Ganna un’arma in più, ma è da considerare che questo body è disponibile per tutti. Il risultato è un indumento prestazionale, ma la tecnologia che si cela dietro ad “un capo da bici” è incredibile. Anche per questo, buona parte degli sviluppi che hanno preso forma grazie a questo body, saranno integrati in un generazione successiva di prodotti Bioracer.

Il record di Pinarello per dare a Ganna tre bici in tempo

11.10.2022
5 min
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Al centro della pista di Grenchen si è passati in un’ora dalla scaramanzia più cauta a ripetute esplosioni di soddisfazione. Così per tutti. Dai ragazzi della nazionale della pista a quelli del Team Ineos, passando per lo staff azzurro, in cui l’unico assente era per sfortuna Daniele Bennati, bloccato a letto dall’influenza. Forse però il più orgoglioso di tutti è parso Fausto Pinarello, l’artefice della Bolide F HR per l’Ora, tirata insieme in meno di quattro mesi sulle misure di Ganna. Parlandone alla vigilia, Pippo ne aveva commentato i 9 chili di peso, dicendo che Fausto vi avesse versato dentro troppo amore. E proprio con la sua battuta iniziamo il viaggio nell’Ora di Pinarello.

«Pesa perché innanzitutto usa una tecnologia nuova – spiega Pinarello – con un materiale nuovo. E’ fatta in Scalmalloy, una lega di Alluminio, Magnesio e Scandio ed è sicuramente più pesante di qualsiasi composito del mondo. Però per riuscire a fare queste forme, questi spessori, questi diametri, questi tubercoli (si chiamano così) non c’era altra soluzione. Magari in futuro proveremo a farlo in carbonio però questa volta non c’era neanche il tempo di fare i test. In questi quattro mesi, era l’unico sistema».

Pinarello ha raccontato la sua Bolide F HR come un motivo di vanto per l’azienda
Pinarello ha raccontato la sua Bolide F HR come un motivo di vanto per l’azienda
Una bici destinata a durare oppure un prototipo unico?

Potrebbe diventare la bici per il quartetto, però bisognerebbe alleggerirla un po’. Potrebbe andare bene per l’inseguimento individuale, però oggi era un po’ prematuro dire questa cosa. Di base è la stessa tecnologia che abbiamo usato già nel 2014, prima per il record di Bradley Wiggins, poi per le crono di tutti i ragazzi delle squadre. Solamente che loro avevano il manubrio in titanio, mentre questo è in alluminio.

La bici di Bigham ha aiutato nello sviluppo per Ganna?

E’ la stessa bici, sono stati modificati i cuscinetti, le sedi dei cuscinetti dello sterzo e l’asse del movimento centrale. Quella era abbastanza a buon punto. E devo ringraziare i ragazzi, perché hanno fatto un grande lavoro. Ci hanno messo tre mesi e mezzo, quattro, quindi pochissimo. Ne hanno fatte solo tre però (ride, ndr).

E’ la terza Pinarello per il record dell’Ora, la prima fu quella di Indurain, ma nel frattempo è cambiato il mondo…

Dall’Espada di Indurain sono passati quasi trent’anni. Io personalmente in quegli anni non sapevo cosa volesse dire aerodinamica e del composito avevo appena sentito parlare. E’ cambiata completamente la tecnologia. Adesso è molto più veloce, quasi facile. Questa bici stampata in 3D è stata fatta in lega, ma i nostri telai, qualsiasi telaio ora potremmo farlo stampato, perché così è facilissimo. E’ più veloce e ti permette di fare molto più lavoro. Ho sempre detto che la mia politica e la mia filosofia è che a me non importa da che parte arrivi la tecnologia. Se americana o inglese, giapponese o australiana, perché sono stati gli australiani dell’Università di Adelaide ad aiutarci in questo progetto con i loro studi sui tubercoli e la famosa storia delle Megattere.

Pinarello ha costruito 3 esemplari della Bolide per l’Ora, qui nelle mani di Carini. Accanto Roberto Amadio
Pinarello ha costruito 3 esemplari della Bolide per l’Ora, qui nelle mani di Carini. Accanto Roberto Amadio
Che cosa significa per voi aver prodotto questa bici?

Innanzitutto è il consolidamento del marchio, che praticamente ci dovrebbe permettere di rimanere lì. Un marchio di biciclette veloci: ecco quello che è sempre piaciuto a me e quello che sto cercando di tramandare a tutto lo staff. Dai ragazzi agli ingegneri, il marketing, la produzione stessa e tutti quelli che stanno arrivando. Chiaro che se il motore è Filippo, con lui è molto più facile. Tra l’altro giochiamo in casa con un italiano, per me personalmente è un orgoglio. Ho sempre avuto questa mentalità di fare bici veloci, poi con un team come Ineos…

Cosa cambia?

Trent’anni fa c’era Miguel (Indurain, ndr), c’era la Banesto e noi che costruivamo la bici, qui è tutto elevato all’ennesima potenza. Noi siamo cresciuti con il team Sky, adesso Ineos. Ci hanno aiutato molto, quindi benvenga la collaborazione e non finisce qui. Perché fra poco ci saranno altre news. C’è Filippo. Ci sono corridori per le corse a tappe. Parliamo di ciclocross e non solo, faremo molte cose… 

La Pinarello per l’Ora è stata realizzata con una lega di Alluminio, Scandio e Magnesio
La Pinarello per l’Ora è stata realizzata con una lega di Alluminio, Scandio e Magnesio

Nuove misure

In pista c’era anche Michael Rogers, per interesse e per rappresentare l’UCI, dato che il presidente Lappartient nel weekend si è dedicato al Lombardia e al mondiale gravel. E così fra una cosa e l’altra, l’australiano ha spiegato che dal prossimo anno cambieranno le misure della distanza fra punta sella e manubrio: non più due standard come ora, bensì tre. Con diverse possibilità di altezza per le protesi da crono. Come dire che Ganna dal primo gennaio avrebbe potuto avere misure diverse. E quando le bici le stampi su misura, non basta fare una regolazione, ma va rifatto (ad esempio) il manubrio. Ha ragione Pinarello, probabilmente per certi aspetti siamo appena agli inizi.

L’altra sera a Grenchen anche “il Principe” era commosso. Uno storico marchio italiano. Un atleta che più italiano non si può. Scherzando gli abbiamo detto che la perfezione sarebbe stata aver fatto il record a Spresiano. Ma a quel punto anche Fausto ha allargato le braccia. Chissà che in futuro Ganna non possa tornare a sfidare la sua misura in una pista anch’essa italiana…

EDITORIALE / Il ciclismo in Italia, tesoro dimenticato

10.10.2022
5 min
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Alla vigilia del Lombardia, ospiti della cena per i 20 anni di Promoeventi Sport, che fra le sue cose organizza le corse bergamasche per RCS Sport, abbiamo ritrovato un gruppo di amici. E come accade da qualche tempo a questa parte, il discorso è finito sul ciclismo di casa nostra e la necessità di un team WorldTour italiano. Un concetto che oggi anche Ivan Basso riprende in un post pubblicato su Linkedin.

La cena per i 20 anni di Promoeventi di Bettineschi e Belingheri è stata l’occasione di riflessioni sul ciclismo italiano
La cena per i 20 anni di Promoeventi di Bettineschi e Belingheri è stata l’occasione di riflessioni sul ciclismo italiano

Un team italiano

Enrico Zanardo, che ha avuto squadre dilettanti per anni ed è oggi il referente di Vini Astoria nel ciclismo, era abbastanza perplesso circa la possibilità di fare una squadra di soli italiani. I grossi sponsor hanno interessi in tutto il mondo e questo fa sì che abbiano bisogno di corridori da diversi Paesi. Discorso ineccepibile.

Claudio Corti, manager della Saeco di Cunego e Simoni, ricordava di quando Sergio Zappella (il signor Saeco) raggiungeva il budget per la squadra raccogliendo il contributo delle filiali mondiali. Ne era ovviamente l’azionista di maggioranza, quindi l’impegno centrale era il suo, ma in questo modo raggruppava attorno alla squadra interessi in ogni angolo del mondo.

Serge Parsani, oggi alla Corratec (in procinto di rientrare come professional), ricordava gli anni alla Mapei in cui non mancavano corridori internazionali, ma con un forte nucleo italiano al centro. Sottolineando che anche il team di Giorgio Squinzi faceva un gran lavoro di coinvolgimento delle filiali estere.

La Saeco ruotava attorno a italiani come Cunego, Simoni, Cipollini e Savoldelli, ma vinse il mondiale con Astarloa
La Saeco ruotava attorno a italiani come Cunego, Simoni, Cipollini e Savoldelli, ma vinse il mondiale con Astarloa

Cresce la Svizzera

Oggi tutto questo sembra irraggiungibile. Eppure i grossi sponsor non mancano: manca piuttosto la voglia di fare il passo in più, impegnarsi davvero a fondo.

Probabilmente il sistema fiscale italiano non aiuta, magari è per quello che i nostri campioni risiedono all’estero e la nuova Q36.5, squadra di sponsor e dirigenza italiani, per partire ha scelto la Svizzera.

E proprio in Svizzera, i nuovi team saranno due. Oltre a quello che avrà fra le sue schiere un Vincenzo Nibali in veste di consulente d’eccezione, sarà varato il nuovo Tudor Pro Cycling Team di Fabian Cancellara. Mentre qui registriamo il rischio chiusura della Drone Hopper-Androni e non sarà certo il probabile ritorno della squadra toscana, che negli anni è andata e venuta con alterne vicende, a bilanciare la situazione.

L’addio di Nibali e Valverde al Lombardia non è stato il solo grande evento del weekend
L’addio di Nibali e Valverde al Lombardia non è stato il solo grande evento del weekend

La fuga dei talenti

E intanto i nostri se ne vanno all’estero ed entrano in un mercato florido che offre prospettive interessanti. In squadre ricche, che però metteranno al primo posto i corridori di casa. Pertanto, allo stesso modo in cui Paolo Bettini, già vincitore delle Liegi e dei mondiali, non ha mai potuto correre il Fiandre perché aveva davanti Boonen, altri verranno su come luogotenenti più che come leader. Perché il leader deve fare la corsa, non tirare per altri e poi osservarli andar via. Restano le poche occasioni di quando i capitani di casa non ci sono. E in quei casi i vari Bagioli, Aleotti e Covi hanno la possibilità di venir fuori. Ma non è facile. Il ciclismo non ti dà tutto e subito, la maturazione ha bisogno di esperienza e l’esperienza ha bisogno di occasioni ripetute.

In Belgio basta la presenza di un campione (qui Tom Boonen) per richiamare decine di media
In Belgio basta la presenza di un campione (qui Tom Boonen) per richiamare decine di media

Parliamo dei media

Il perché in Italia il ciclismo sia finito nell’angolo s’è sempre spiegato con i problemi di un tempo. Il fatto tuttavia è che niente è come prima, mentre provoca stupore il relativo disinteresse da parte dei grandi attori della comunicazione, che si sono ormai appiattiti sul calcio in modo a volte imbarazzante. I grandi giornali non mandano più inviati ai grandi eventi e quando lo fanno hanno vergogna di sparare la vittoria in prima pagina. Come il record dell’Ora di Ganna: il confronto delle prime pagine rispetto a quando il record lo fece Moser provoca ben più di un interrogativo.

La televisione ha aumentato le ore di diretta. Eurosport e i suoi ragazzi fanno vedere con competenza corse che un tempo erano soltanto nomi esotici, mentre la Rai continua con il suo lavoro complesso difendendo la posizione.

Lo scorso weekend è stato un fiorire di ciclismo, anche eccessivo (l’UCI compila i calendari senza logiche apparenti: non si è accorto il presidente Lappartient di non aver avuto il tempo per presenziare a tutti gli eventi?). Lombardia. Record dell’Ora. Parigi-Tours. Mondiale gravel (in apertura, Van der Poel firma autografi). Romandia donne. Perché lo si è vissuto come un problema e non come una risorsa?

La fantastica Ora di Ganna ha avuto il giusto risalto mediatico? Forse non del tutto
La fantastica Ora di Ganna ha avuto il giusto risalto mediatico? Forse non del tutto

Parliamo degli sponsor

In questo quadro avaro di coraggio, perché uno sponsor dovrebbe investire tutti quei soldi, se per molto meno può avere la scintillante vetrina del calcio? Giorgio Squinzi chiuse la Mapei ed entrò nel calcio, prima con la nazionale e poi col Sassuolo. Chi resta, attinge alla passione. Gli altri che magari vorrebbero, prendono atto delle porte chiuse e vanno altrove.

«Il nostro è uno sport che garantisce un ritorno importante – scrive Basso – ma non lo garantisce nell’immediato e io capisco che per un’azienda oggi è importante avere ritorni a breve termine. Però, il ciclismo non è solo un veicolo pubblicitario: è anche, e soprattutto, un veicolo di valori…».

Parole condivisibili, che faticano ad attecchire in un mondo in cui i grandi organizzatori cercano di accaparrarsi le corse importanti per arricchire il proprio portafogli. Nessuno si sogna di fare sistema, come ad esempio avviene in Francia con il Tour. Sono tutti attorno all’osso, vantando posizioni di privilegio vero o presunto, cercando di mangiarne più che possono.

Il record dietro le quinte di coach Cioni

10.10.2022
5 min
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Prima, durante e dopo. Con Dario Cioni, persona di una correttezza esemplare, abbiamo parlato prima che il tentativo di Ganna iniziasse. Lo abbiamo osservato impietrito e concentrato durante. Poi ci abbiamo parlato alla fine di tutto, prima che anche lui raggiungesse Pippo e gli altri ragazzi al McDonald’s di Grenchen.

Cioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi alla Ineos
Cioni è il preparatore di Ganna sin dai primi tempi alla Ineos

Indiscrezioni australiane

Con il preparatore toscano della Ineos Grenadiers c’erano domande rimaste aperte dall’incontro ai mondiali australiani, quando non aveva potuto dire tutto. Quando forse non era neppure necessario. Eppure nel parco di quella intervista, sul tappeto era rimasto il grosso punto di domanda della crono andata male.

«La condizione c’è – aveva detto – e secondo me la crono di domenica scorsa è stata una giornata storta. Lo abbiamo visto con il Team Relay. E se fosse qualcosa di diverso da una giornata storta, bisognerà capire cosa non ha funzionato. Però personalmente sarebbe una grossa sorpresa».

Secondo Cioni, il passo falso nella crono iridata era dovuto a un giorno storto
Secondo Cioni, il passo falso nella crono iridata era dovuto a un giorno storto

Le giuste condizioni

Sono passate due settimane, ma sembra un secolo e forse è meglio così. Ganna ha trascorso qualche giorno in famiglia e poi si è immerso totalmente nei ritmi e nella magia della pista. Prima a Montichiari e poi qui a Grenchen, tempio della pista svizzera.

«Prima di tutto – diceva Cioni l’altra sera – doveva recuperare energie mentali, ritrovare un po’ di freschezza e digerire la sconfitta del mondiale. Però insieme doveva iniziare anche a guardare al record. E’ avvenuto tutto quello che speravamo. Anzi, secondo me è arrivato molto più convinto di come sarebbe stato se avesse vinto il mondiale. Forse più carico e insieme rilassato».

Una tribuna piena di tifosi di Ganna: a Grenchen Pippo non era solo
Una tribuna piena di tifosi di Ganna: a Grenchen Pippo non era solo

Sensazioni e rapporti

Il coach propone e osserva. Cioni sapeva che prima di partire per l’Australia, Pippo aveva fatto un primo test per il record. Poi ha osservato la sua delusione ai mondiali e l’ha confrontata con i dati di allenamento e le scorie di un viaggio così lungo. Per questo a Wollongong e malgrado le tante critiche, Dario non era parso troppo allarmato. Così lo ha ripreso per mano, ha costruito attorno l’ambiente migliore e ha rilanciato l’andatura.

«Nel famoso test di lunedì scorso – diceva prima del via – Pippo avrebbe voluto continuare, mentre a noi bastavano 35 minuti. La durata minima era di 30 minuti, la massima 40. Non perché a 40 minuti va in crisi il processo di smaltimento dell’acido lattico: quel limite lui ce l’ha più avanti. Solo abbiamo preferito non esagerare perché era lunedì, quindi se avesse fatto troppo, magari non avrebbe potuto recuperare per bene.

«Tante prove sono servite anche per scegliere il rapporto. Venerdì ha voluto provare il 65 e il 66. Ha girato un po’ col 65 ed era contento. Il problema è che se le cose vanno bene, il 66 magari è vantaggioso. Però nel momento in cui dovesse calare, quel dente in più potrebbe essere svantaggioso. Si tratta di pedalare oltre le 96 pedalate, nella fase finale saranno 97-98».

E’ arrivato Viviani, Ganna e Cioni lo salutano
E’ arrivato Viviani, Ganna e Cioni lo salutano

Un piccolo rimpianto

Durante il record, Cioni è rimasto all’interno della pista, leggendo i tempi e passando a Villa i cartelli concordati per segnalare a Ganna l’obiettivo raggiungibile e il ritmo necessario. Così se da un lato il tecnico della pista mostrava i tempi su giro con il tablet, Dario preparava dei grossi cartelli con informazioni supplementari.

Quando la corsa è finita e Pippo ha centrato il nuovo record in 56,792 chilometri, Cioni ha stretto i pugni e poi lentamente si è sciolto. Ha accolto il suo corridore. Ha stretto mani ai ragazzi dello staff. Ed è rimasto costantemente un passo indietro. Era così anche da corridore, figurarsi adesso.

«Sapevamo – ha detto – che 56 sarebbe stato il minimo. Per scommessa s’era messo arrivare a 57. Eravamo partiti abbastanza convinti che Boardman si potesse battere e comunque non era poco. E’ stato un salto di quasi un chilometro e mezzo anche dal record di Bigham, fatto appena tre mesi fa».

Circa un’ora prima della partenza, Ganna ha girato per riscaldarsi
Circa un’ora prima della partenza, Ganna ha girato per riscaldarsi

«E’ stato chiaro da subito – ha detto ancora – che non andava per il 56, dopo 20 minuti si vedeva che fosse sempre un pochino in anticipo. Probabilmente però, se tornasse indietro, sono convinto che dal ventesimo al centesimo giro starebbe un attimo più coperto. Però in bici c’era lui, sapeva quello che doveva fare, ha deciso di rischiare. Alla fine, comunque, è sempre venuto un grandissimo risultato.

«Ha cercato di raggiungere il massimo o andare anche oltre, consapevole che c’era spazio per atterrare. Ti crei lo spazio di sicurezza, così puoi recuperare qualche giro casomai arrivasse la crisi. Boardman lo ha superato presto, andava per i 57, però è stato comunque un grandissimo risultato». 

Alla partenza, accanto a Ganna c’era Marco Villa, suo cittì in nazionale
Alla partenza, accanto a Ganna c’era Marco Villa, suo cittì in nazionale

La scelta di Villa

Infine Villa, che lo ha ringraziato per avergli ceduto il posto in pista pur avendo il titolo di guidare Ganna. Si è trattato di un evento Ineos, la squadra avrebbe avuto tutto il diritto di pretendere il suo tecnico a bordo pista.

«Io ho sempre detto: il coach dietro l’atleta. C’è l’atleta che fa i risultati – ha spiegato Cioni – il ruolo del coach è mettere l’atleta nelle migliori condizioni. Questa è una pista e Villa è il tecnico della pista, quindi chi meglio di lui aveva l’esperienza per stare lì? C’era per le Olimpiadi e i mondiali. Pippo ha vinto i primi mondiali con Marco, quando io ancora non lavoravo con lui.

«E poi in pista c’era Marco, ma c’ero anch’io. Nel senso che siamo una squadra. Lavoriamo tutto l’anno insieme, non solo per questo evento. E Marco è quello di cui Pippo si fida ciecamente in pista, quindi sarebbe stato egoistico volere prendere il suo posto. Però, ripeto, la scelta deve essere dell’atleta, non di chi c’è dietro. E qua c’era anche tanta altra gente dietro che ha fatto un grande lavoro». 

Dopo il record, cena da McDonald’s. E Villa racconta

09.10.2022
4 min
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Cena quasi a mezzanotte al McDonalds di Grenchen, in un delirio di personale in crisi e il gruppo degli italiani famelico e allegro. A un tavolo Ganna, Viviani, Bragato e Lombardi. Da qualche parte si scherza che Lombardi non credesse abbastanza al record, altrimenti avrebbe prenotato una cena degna di questo nome. Giovanni prova a dire che non l’ha fatto per scaramanzia, ma i panini non arrivano e la presa in giro prosegue. Nel tavolo accanto siedono Amadio e Villa, che legge messaggi, sfinito e contento.

Ganna ha appena conquistato il record dell’Ora, è il momento dei festeggiamenti
Ganna ha appena conquistato il record dell’Ora, è il momento dei festeggiamenti

La resistenza dei Giri

Prima, nella baraonda del velodromo dopo il record, il cittì della pista azzurra era sul filo della commozione, in questo suo essere roccioso e discreto. Quello che serve per dare sicurezza a campioni che nel momento del massimo sforzo hanno bisogno degli sguardi e delle parole giusti.

«L’Ora era uno degli obiettivi che sognava da quando è passato professionista – dice – però lo abbiamo tenuto, abbiamo rispettato i passaggi giusti e lui ha fatto la crescita giusta. Doveva guadagnare oltre che potenza e velocità, anche la resistenza che serve per portare a termine l’Ora. E insomma, s’è visto negli ultimi 5 o 6 minuti che la resistenza ci vuole. Perché se non avesse avuto nelle gambe il Giro e il Tour, magari non avrebbe superato la crisi che ha avuto nel finale sul filo dei 57 all’ora. A un certo punto gli abbiamo detto di stare calmo, ma lui mi ha fatto il segno col pollice come per dire: sto bene, vado!».

Villa e Cioni sono i due angeli custodi del campione, ciclisticamente i suoi padri putativi
Villa e Cioni sono i due angeli custodi del campione, ciclisticamente i suoi padri putativi

Guardarlo negli occhi

Prima la flemma del far leggere il tablet con i passaggi, che da un certo punto in poi sono sempre stati sotto i 16 secondi. Poi di colpo, la grinta sul volto di Villa, quando ha capito che l’obiettivo inconfessabile dei 57 chilometri fosse possibile (foto di apertura).

«L’ora mi è passata – sorride – anche perché avevamo delle tabelle da dargli ogni 5 minuti e dovevo guardarlo negli occhi per capire come stava. E lui stava bene e questo forse l’ha un po’ tradito. Dopo la mezz’ora è andato troppo. Avrebbe dovuto girare a 15” 700 oppure 15”600, invece è andato subito a 15”300. Ha recuperato su Boardman, però mancava ancora mezz’ora. Si avvicinava velocemente ai 57 che era il terzo obiettivo, però forse ha iniziato troppo presto e alla fine ha avuto quel lieve calo».

Inizia la caccia al record: il tentativo fatto quando si è stati certi della raggiunta maturità atletica
Inizia la caccia al record: il tentativo fatto quando si è stati certi della raggiunta maturità atletica

Fra Cioni e Villa

Quando Ganna è sceso in pista, prima ha svolto tutti i suoi controlli, poi s’è trovato davanti lo sguardo di Villa. I due si sono scambiati un pugno chiuso, come sempre prima delle sfide importanti e in qualche modo è stato toccante rendersi conto che Marco c’è stato in ogni momento importante di Pippo. E come lui, c’era Cioni.

«Va fatto un plauso a Cioni – dice – perché ha voluto me in pista e forse io mi sono preso la scena. Ma Dario è stato grande in questi due mesi e non ha lasciato niente al caso. Okay, hanno anche un entourage che glielo permette, ma non hanno lasciato niente al caso. Non c’è stato nulla che non sia stato studiato, dal riscaldamento alla partenza, dai materiali delle bici, ruote, body. Insomma, è stato un piacere lavorare con Dario».

E adesso la super bici partirà per i mondiali di Parigi, dove forse sarà usata per l’inseguimento. Carini al lavoro
Carino al lavoro sulla super bici che forse sarà usata per l’inseguimento ai mondiali

Martedì prova rapporto

La cena come meglio s’è potuto e poi domattina (oggi per chi legge, ndr) la squadra della pista azzurra si metterà in viaggio sui furgoni verso i mondiali di Parigi. Adesso si fa festa, poi ci sarà da riazzerare il contachilometri. E anche il record dell’Ora dovrà lasciare posto alle qualifiche dei quartetti e il programma dei mondiali.

«Domani (oggi, ndr) Pippo andrà già in bici – spiega Villa – però recuperando. Così magari almeno martedi, potremo fare una prova rapporto per il quartetto. Ha davanti due giorni per recuperare le gambe e poi scenderemo in pista pensando ai mondiali. Chiuso un capitolo, se ne apre un altro. Poi però in vacanza ce lo mandiamo per davvero».