TARANTO – Un oro è sempre un’ottima medicina, qualunque sia l’evento nel quale te lo infili al collo. Nella tripletta azzurra di ieri ai XX Giochi del Mediterraneo e senza nulla togliere alle sue compagne, Rachele Barbieri era quella che forse necessitava maggiormente di quella vittoria sul traguardo di Taranto per tanti motivi.
Con questo risultato la velocista della Picnic-PostNL (in apertura foto Mattia Martegani/CONI) ha ridato ossigeno ad un 2026 che stava vivendo in apnea, nonostante a fine luglio fossero arrivati segnali decisamente buoni ai campionati italiani in pista con i successi nell’eliminazione, corsa a punti, omnium, quartetto e velocità a squadre. Barbieri, Fidanza, Guarischi e Cecchini in Puglia hanno confermato quanto sia compatto e benefico l’ambiente della nazionale per ritrovare certezze e buon umore.
Emozioni azzurre
Non tutti i lunedì mattina sono così brutti come spesso li si dipingono. Quello vissuto dalle quattro italiane nella prova in linea ai Giochi del Mediterraneo ha le sfumature delle tre medaglie conquistate. E oltretutto non passano nemmeno inosservate perché grazie a questo tris, l’Italia Team (tenendo conto di tutte le discipline) raggiunge le 2500 medaglie conquistate nella storia della manifestazione.
E’ una nazionale femminile che non solo fa filotto sul Lungomare Vittorio Emanuele III, ma anche nell’albo d’oro dei Giochi del Mediterraneo. Dal 2009 ad oggi (tranne nel 2013 nella quale non era in programma) l’Italia ha sempre vinto la gara in linea: Tamanini a Pescara (con Bronzini terza), Longo Borghini a Tarragona nel 2018 (con Magnaldi terza), Guarischi a Orano nel 2022 e adesso Barbieri (con Fidanza e Guarischi a completare il podio).


La dedica ad Elena
Gli ultimi istanti di gara visti sul maxi schermo del traguardo dallo staff azzurro capitanato dal presidente Cordiano Dagnoni sono una scarica di adrenalina per tutti, pubblico e addetti ai lavori. La tripletta azzurra è frutto di un grande lavoro di squadra nel quale Cecchini ne è stata una perfetta regista. Gli abbracci si sprecano quando le tre frecce passano la linea e gli applausi si alzano quando mezzo minuto dopo la friulana chiude la sua prova.
A fine stagione la 34enne della SD Worx Protime lascerà l’attività e al termine del cerimoniale il podio diventa ancora più azzurro con l’arrivo proprio di Cecchini che viene sorretta in trionfo dalle sue compagne. Elena versa quelle lacrime che aveva già iniziato a mostrare all’ultimo campionato italiano davanti alla sua prima mini bici. Sabato aveva sfiorato il bronzo a cronometro (lei che aveva vinto l’oro nell’edizione del 2018) per soli 2 secondi e quella delusione patita da tutti gli azzurri era diventata un obiettivo da riscattare nella gara di lunedì.
«Peccato – dice Barbieri appena dopo la vittoria rendendo omaggio alla compagna – che il podio sia composto solo da tre gradini, perché oggi si meritava una medaglia anche Elena per il lavoro che ha fatto. Dedico questo oro a lei per l’impegno che ha sempre messo con la nazionale. Tante volte non è riuscita a prendere la medaglia perché ha sempre lavorato dietro le quinte, come oggi».


Rivincita personale
Barbieri con la maglia della nazionale ha sempre fatto bene, talvolta anche trasformandosi. Stavolta si è presa una grande soddisfazione che probabilmente non pensava di poter raccogliere.
«Essere ai Giochi del Mediterraneo – ci racconta – è stato un grandissimo onore perché arrivavo da una stagione opaca. Ero contenta di essere stata convocata per un impegno di questa caratura e vestire nuovamente la maglia azzurra. Mi ero ripromessa che avrei dato il massimo. Sapevo che sarebbe stato un bel gruppo e anche questo ha fatto la differenza. Ovviamente riempire tutto il podio con l’ottimo lavoro di Elena è stato qualcosa di incredibile. Avevo bisogno di queste giornate perché gli ultimi non sono stati anni semplicissimi per me.
«Le gare in pista – prosegue la 29enne modenese – e questa vittoria mi danno quel morale che mi serviva. Sapevo da tempo che sarei dovuta venire a Taranto e mi ero prefissata questa corsa come obiettivo. Ho avuto il massimo supporto sia dalle Fiamme Oro che dalla mia squadra, quindi sono stata fortunata di avere la possibilità di correre ai Giochi del Mediterraneo, che non era per nulla scontato».


Vittoria non scontata
Il ciclismo non è una scienza esatta o perfetta. Le gare prima bisogna correrle e poi vincerle. E non è detto che partire in pochi sia un aspetto semplice da gestire. Tutti si aspettavano che l’Italia vincesse o addirittura dominasse come è stato, ma se avesse “perso” la gara sarebbe stato un piccolo dramma. Ecco che allora non bisogna dare nulla per scontato, riprendendo le parole di Barbieri.
«Non è stata una corsa semplice – analizza Rachele – pur sapendo che la lista delle partenti era piccola e il chilometraggio limitato rispetto a quello a cui siamo abituate, però questo non significa che dovevamo vincere senza problemi. Siamo state brave a rendere facile la gara, collaborando bene e chiudendo su ogni tentativo. Siamo state attente agli attacchi iniziali, poi quando abbiamo capito che non c’era più spazio per certe azioni, per noi il finale in volata diventava perfetto. Penso che sia uscito qualcosa che va oltre a quello che ci aspettavamo.
«E’ una grande soddisfazione per noi – conclude – ma dobbiamo anche ringraziare la nazionale e tutto lo staff azzurro che ci ha fatto trovare tutto alla perfezione, creandoci la situazione migliore per correre. E’ stato bellissimo aver poi seguito nel pomeriggio la gare maschile, ci tenevamo ad essere sul traguardo per sostenerli e festeggiare un’altra vittoria, un altro bel podio (oro a Dati, bronzo a Iacomoni, ndr). E’ stata una settimana bella, che è volata via in fretta con un gruppo affiatato. Siamo contente per questo ciclismo italiano ai massimi livelli».


Tirare dritto fino in fondo
Mentre viene allestito il podio, il cittì Marco Velo è raggiante e probabilmente anche sollevato per non aver sbagliato nulla, proprio per quello che si diceva prima. Ci svela un piccolo particolare che aveva ricordato alle sue ragazze nel finale di gara, che ci ripetono sia Martina Fidanza che Barbara Guarischi.
«I piani – spiega la medaglia d’argento – erano già decisi dal giorno prima della gara, la volata sarebbe stata per Barbara o Rachele. Avrebbero deciso loro durante la gara in base alle sensazioni, mentre Elena ed io dovevamo lavorare nel finale. Elena è stata super nel portarmi alle ultime curve dove ho preso in mano la situazione per non farci anticipare dalle avversarie. Le ultime indicazioni dall’ammiraglia erano quelle comunque di non mollare e tirare dritto fino sul traguardo perché oltre alla vittoria c’erano in palio altre due medaglie. Allo sprint ho detto a Rachele e Barbara di uscire a sinistra che le avrei protette dal vento ed è andata così».
«Sapevamo – ci dice invece Guarischi – che nel finale potevamo fare la volata tutte e tre perché siamo veloci. Alla fine eravamo posizionate benissimo, siamo uscite dall’ultima curva veramente forte ed è stato un attimo arrivare al traguardo. Certo, quando vedi due italiane davanti, io che ero terza ho pensato che magari portarsi dietro tutto il gruppo non era la cosa migliore da fare perché non sai mai come può finire. Invece ho controllato la situazione ed è andata alla grande. L’importante era vincere la corsa, ma non fondamentale con chi. Siamo tutte molto contente».