Villa: la vittoria al Piva e l’emozione della maglia azzurra

06.04.2023
6 min
Salva

La stagione di Giacomo Villa è iniziata con una bella vittoria al Trofeo Piva (in apertura foto Boldan), la seconda nella categoria under 23: la prima era arrivata l’anno scorso al San Daniele. Quella di domenica tra le colline di Valdobbiadene è stata una vittoria inaspettata per molti, ma forse non per Villa, che nelle sue qualità ha sempre creduto.

Villa dopo l’arrivo sprofonda nell’abbraccio del diesse Nicoletti (foto Boldan)
Villa dopo l’arrivo sprofonda nell’abbraccio del diesse Nicoletti (foto Boldan)

Gioco d’anticipo

Il corridore della Biesse-Carrera, sul traguardo di Col San Martino ha anticipato tutti i favoriti. Una volata lunga, ma ben calibrata, per portarsi a casa un successo che ha un sapore diverso. Tra pochi giorni usciranno le convocazioni per la Liegi U23 e Villa spera di aver convinto il cittì Amadori.

«La gara, nel suo complesso – ci dice – è stata molto tranquilla, forse fin troppo. Non essendoci delle squadre nettamente favorite hanno provato tutti a prendere la corsa in mano, senza troppo successo. Nel momento in cui sono iniziati i giri finali, con la scalata del muro di San Vigilio, oltre a quella del Combai, la miccia si è accesa. Ma, anche se tutti provavano a scattare, si vedeva poca convinzione. Quando Martinelli, De Pretto e Buratti si sono messi a fare il forcing sull’ultimo passaggio ne ho risentito, perdendo dieci metri che però ho prontamente recuperato in discesa.

«Nel momento della volata tutti hanno atteso molto, l’ultima curva era ai 300 metri dall’arrivo e nessuno si decideva a partire. Così, una volta passati sotto il cartello dei 150 metri ho chiuso gli occhi e mi sono lanciato, anticipando tutti. Dalle immagini si vede che Zamperini, che era a ruota di De Pretto, nel momento in cui scatto si sposta prima verso destra e poi improvvisamente cambia lato. Non si aspettavano un mio scatto».

Sulle rampe del muro di San Vigilio, Villa ha perso qualche metro, prontamente recuperato in discesa (foto Rodella)
Sulle rampe del muro di San Vigilio, Villa ha perso qualche metro, prontamente recuperato in discesa (foto Rodella)

Cambio di rotta

Vincere a inizio anno cambia le prospettive, anche se per Giacomo Villa queste erano parse già diverse dalla seconda metà del 2022. Da quel momento in avanti per lui c’è stato un crescendo continuo, che ha portato al primo ritiro con la maglia azzurra, sotto l’occhio di Amadori. Lo stesso cittì era presente anche domenica al Piva…

«Il cittì – racconta Villa – era curioso di conoscermi, dal giugno dello scorso anno ho avuto un bel salto in avanti per quelle che sono le mie qualità. E’ arrivato tutto dopo il Giro d’Italia U23, ho visto che da quel momento in poi ho avuto una buona forma fisica, che mi ha permesso di mettermi in luce con dei buoni piazzamenti, come il quinto posto a Capodarco e al Ruota d’Oro. E alla fine si è aggiunto anche il sesto al Piccolo Lombardia. Poco prima di questi impegni, a fine luglio, sono caduto in allenamento, fratturandomi un dito del piede. In quella settimana di stop non ho perso la concentrazione e mi sono riposato, arrivando in forma agli appuntamenti di fine stagione.

«La convocazione con la nazionale per il ritiro in Puglia – prosegue – è stata già di per sé un sogno. Indossare la maglia azzurra e vedere scritto il nome del proprio Paese è incredibile, davvero emozionante».

Una volata d’anticipo lanciata ai 150 metri mette tutti nel sacco (foto Boldan)
Una volata d’anticipo lanciata ai 150 metri mette tutti nel sacco (foto Boldan)

Crescita graduale

Quella di Giacomo Villa, classe 2002, si può considerare una crescita per gradi. Arrivato nel 2021 all’ancora Biesse-Arvedi ha preso le misure con la nuova categoria, portando a casa tante esperienze, senza essere soffocato dalle pressioni. 

«Il mio obiettivo, al primo anno da under 23 – racconta serenamente – era quello di imparare. Dovevo capire le gare, i percorsi e mettermi a disposizione dei compagni più grandi, come Ciuccarelli o Belleri. Sacrificarsi e fare esperienza, questi erano i miei dogmi: non importava di finire una gara o meno, l’importante era dare il massimo per i miei compagni. Al secondo anno ho trovato la prima vittoria al San Daniele, arrivata anche quella con una volata giocata d’anticipo. Lì ho capito che quando ci sono le giuste condizioni, riesco a dire la mia e a fare la differenza».

Villa riceve il premio direttamente dal suo creatore, Valentino Mori (foto Boldan)
Villa riceve il premio direttamente dal suo creatore, Valentino Mori (foto Boldan)

Gare dure e salite brevi

«Come detto – riprende con voce calma – il ritiro in Puglia è stata la prima volta nella quale ho indossato la maglia azzurra. Ora non nascondo che mi piacerebbe farlo anche in corsa, una prima occasione potrebbe essere la Liegi under 23. So di essere tra i dieci corridori papabili per correrla, spero di aver convinto Amadori fino in fondo. I giorni trascorsi insieme in Puglia sono stati molto belli, ed allo stesso tempo tranquilli. L’obiettivo era allenarsi bene e imparare a conoscerci, sia tra noi ragazzi, ma allo stesso tempo con il cittì. E’ stato importante soprattutto dal punto di vista umano. Penso che Amadori le scelte le abbia già chiare in testa. 

La Liegi U23 è una gara dura, con salite brevi che richiedono una buona esplosività, come quelle che Villa affronterà tra pochi giorni al Belvedere e al Recioto. Fare un paragone con le internazionali italiane potrebbe suonare un po’ estremo, ma non è tanto il percorso a fare la corsa, bensì i corridori. 

«Mi piacciono le gare dure, toste – spiega Villa – che sia dal punto di vista altimetrico o del ritmo imposto. Mi sono accorto che quando la corsa si “incendia” ho qualcosa in più nel finale, il mio fisico reagisce bene allo sforzo. Ho un buono spunto veloce in piano e nelle salite corte, da 2 o 3 chilometri. Il percorso della Liegi si avvicina molto a queste caratteristiche.

«Non nascondo anche che andare a correre all’estero sia un passo che mi piacerebbe fare. Ho parlato con Foldager e mi ha raccontato che al Nord le gare sono imprevedibili. Anche un altro mio compagno, D’Amato, che è stato alla Gent-Wevelgem con la nazionale, mi ha raccontato tante cose. Diciamo che non ci arriverei preparato, ma mi hanno messo la pulce nell’orecchio».

Giacomo Villa e Andrea D’Amato durante il ritiro collegiale della nazionale in Puglia (foto Instagram Biesse-Carrera)
Giacomo Villa e Andrea D’Amato durante il ritiro collegiale della nazionale in Puglia (foto Instagram Biesse-Carrera)

Oltre la Liegi

Ma quali sono gli obiettivi del ventunenne lombardo per questo 2023? Va bene il sogno Liegi, però poi la stagione prosegue ed il cassetto dei desideri non è di certo vuoto. 

«Voglio farmi trovare pronto – conclude – sempre. Non sarà facile, ma questo è l’obiettivo. Mi piacerebbe provare a correre il Giro d’Italia U23 con l’obiettivo di fare classifica, ma non conoscendo ancora il percorso è difficile capire se sarà adatto alle mie caratteristiche. Poi ci sono le classiche di fine stagione, come Capodarco e Ruota d’Oro. Anche se, il grande sogno è quello di vincere il Piccolo Lombardia, la gara di casa. Mi alleno tutti i giorni su quelle strade e correrci sopra è una bella emozione, figuriamoci poi se riuscissi a vincere».

Pedersen, quel podio ha un retrogusto agrodolce

06.04.2023
5 min
Salva

A qualche giorno di distanza, si parla ancora del Giro delle Fiandre, perché alcune considerazioni continuano a vagare nell’ambiente, destate dalle parole di Mads Pedersen terzo al traguardo. Si parte da una constatazione: è sempre più difficile riuscire a scalfire il dominio della “triade” (Pogacar, Van Der Poel, Van Aert) nelle classiche d’un giorno. La Sanremo ha visto il colpo di mano dell’olandese con gli altri due beffati sul Poggio dal suo scatto e poi dall’arrembante volata di Ganna, ma dietro c’erano loro: 3 su 4.

E3 Saxo Classic: fuga insieme del trio e gli altri guardano da lontano. Vince Van Aert: 3 su 3. Gand-Wevelgem: vince Laporte per gentile concessione del capitano Van Aert dominatore occulto della corsa, gli altri due assenti. Giro delle Fiandre: Pogacar mette tutti d’accordo con un’azione monstre, Van Der Poel prova a tenere senza riuscirci, Pedersen beffa Van Aert in volata: 3 su 4.

Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra
Il podio del Fiandre. Il danese era stato già 2° nel 2018 a 12″ dall’olandese Terpstra

L’obbligo di anticipare

Tenete presente questo andamento nel giudicare le parole di Mads Pedersen, l’ex campione del mondo che ha centrato un podio comunque importante. Il danese della Trek Segafredo ha seguito un copione ben preciso, che aveva addirittura annunciato ai microfoni di Eurosport prima della partenza: «L’unica arma per poter recitare un ruolo importante è anticipare quei tre, questo è il modo in cui voglio correre la Ronde».

Parole che ha ribadito al traguardo: «Dovevo agire in quel modo, senza paura di rimanere senza proiettili. Non c’erano altre tattiche possibili anche se sapevo essere dispendiosa. Non stavo pianificando un momento specifico per attaccare, non avevamo fatto calcoli precisi alla vigilia, ma sapevo che dovevo essere davanti ai ragazzi, prevenire le loro mosse e guadagnare terreno e alla fine ha pagato, il podio in una Monumento rappresenta qualcosa d’importante, soprattutto per me dopo che ci ero già andato vicino».

Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto
Pedersen davanti, ma già dietro la moto si profila minaccioso Pogacar, che lo salterà di netto

«Ciao, Tadej, ci vediamo dopo»

Fin qui siamo abbastanza nell’ordinario. Registrato dai microfoni di Spaziociclismo, però, Pedersen alla fine si è lasciato sfuggire alcune considerazioni interessanti: «Che cosa ho pensato quando ho visto arrivare Pogacar? “Ciao, goditi la corsa, ci vediamo dopo”. Non mi sono dannato l’anima per seguirlo, andava a una velocità pazzesca in salita e non ci ho nemmeno provato. Quello è uno che vince i Tour de France, è naturale che su certi terreni è più veloce di me. Penso che se avessi provato a seguirlo sarei crollato e poi mi sarei staccato dal gruppo e addio piazzamento. A volte devi saper riconoscere i tuoi limiti».

Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata
Pedersen è andato presto in fuga con altri corridori. Una tattica studiata

Una resa ormai prestabilita?

I fatti, a ben vedere, gli hanno dato ragione e poi precedere Van Aert in volata ha sempre il suo significato (foto di apertura). Le sue parole però possono essere anche lette in versione opposta: di fronte allo strapotere dello sloveno (ma in altre occasioni varrebbe lo stesso per gli altri due) c’è la tendenza a non opporsi neanche più. La Sanremo è stata uno spettacolo assoluto e non si può dire che gli altri non abbiano combattuto, nella classica belga E3 Saxo Classic, quando i tre sono andati via, c’è stata invece la sensazione che non ci fosse grande fiducia nel gruppo inseguitore, considerando anche il lavoro dei rispettivi team che hanno la “fortuna” di avere simili campioni. Al Fiandre stesso discorso, quando Pogacar ha aperto il gas la velocità era enorme e gli altri ormai sembrano disarmati. Anche perché “se è l’uno, è l’altro…”.

Probabilmente questo tema, con l’andare avanti della stagione, verrà riproposto. Pedersen dal canto suo alla fine ha avuto ragione e alla Trek Segafredo possono anche essere soddisfatti, proprio perché bisogna considerare anche l’impegno di chi collabora con la triade. Il danese ha dimostrato di saper leggere la corsa.

«So bene che la mia era anche la tattica di altri. Ogni corridore di valore – ha spiegato – ma non facente parte del magico trio, voleva anticipare ed essere davanti quando la corsa fosse esplosa. Si trattava di trovare il momento giusto e soprattutto essere nelle condizioni di andare. Le due cose in me hanno coinciso, il risultato è derivato da quello e dalla giusta lettura tattica della corsa e soprattutto delle mie condizioni».

Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto
Per il danese della Trek Segafredo una primavera positiva. Qui alla Gand-Wevelgem chiusa al 5° posto

Ora a Roubaix, senza Pogacar…

Ora Pedersen punta alla Parigi-Roubaix, che chiuderà la sua stagione delle classiche. Una stagione con un enorme segno positivo, considerando che dopo la positiva Sanremo (chiusa al 6° posto, era tra quelli che avevano potuto profittare dello strategico “buco” creato da Trentin), ha colto la quinta piazza sia alla Gand che alla Dwars door Vlaanderen, poi il 3° posto al Fiandre, mancando di fatto solo la E3 Saxo Classic (14°). Unendo ciò a resto, ossia a un totale di 16 giorni di gara con ben 10 Top 10 tra cui due vittorie, si può ben dire che l’iridato 2019 sia tornato ai suoi antichi fasti. Il fatto è che contro quei terribili tre non basta…

Rice cake o barrette? Le scelte in casa Trek-Segafredo

05.04.2023
6 min
Salva

Grazie all’intervista con la massaggiatrice basca del team Trek-Segafredo, Irati Otxoteko, abbiamo sbirciato nel “breakfast box” del team, per scoprire le preferenze dei corridori a colazione e il rifornimento scelto per la gara e il recupero. Irati, principalmente occupata nel calendario femminile, ha il prezioso compito di preparare il cibo per gli atleti. Così si assicura che ognuno di loro abbia tutto il nutrimento e l’idratazione consigliata dalla nutrizionista del team (in apertura, Elisa Longo Borghini prima del via del Fiandre, foto Dan King). 

Irati Otxoteko è massaggiatrice alla Trek-Segafredo, ma è stata a sua volta un’atleta (foto Sean Hardy)
Irati Otxoteko è massaggiatrice alla Trek-Segafredo, ma è stata a sua volta un’atleta (foto Sean Hardy)
Iniziamo con la colazione, cosa preferiscono mangiare le atlete?

Non devono mai mancare banane e porridge di avena che prepariamo in anticipo con del latte di mandorla. Ognuna ha la sua colazione, c’è chi preferisce il salato, però principalmente se il via è in tarda mattinata, il porridge va per la maggiore.

Dalla colazione al via, mangiano altro?

Nelle fasi prima della gara noto molto la differenza tra atlete. Alcune sono molto attente alle grammature e quindi alla quantità di carboidrati, preferendo avere tutto sotto controllo con la bilancia. Altre, direi principalmente le atlete del nord Europa, si permettono magari qualcosa in più, come i waffle con caramello o le ricecake che prepariamo noi massaggiatori.

rice cake
Le ricette per le rice cake vengono fornite dai nutrizionisti del team in base al periodo della stagione
Le ricette per le rice cake vengono fornite dai nutrizionisti del team in base al periodo della stagione

Rice cake di stagione

In Trek però nulla è improvvisato: le ricette di ricecake e crostatine sono calibrate dalla nutrizionista per apportare ciascuna 25 grammi di carboidrati e a seconda della stagione anche più o meno grassi e proteine

«La nutrizionista – spiega Irati – ci ha dato 5 ricette per le ricecake: tre per le stagioni più calde, più leggere e con sapori più freschi e fruttati, e due che sfruttiamo soprattutto nelle prime gare di stagione che sono più grasse, ma hanno sempre gli stessi carboidrati. Per la versione “da freddo” usiamo gusti come speculoos o cioccolato. Invece per le crostatine, collaboriamo in Belgio con una pasticceria che le prepara seguendo la ricetta che gli ha dato la nutrizionista. Quindi anche in questo caso è tutto sotto controllo».

Per gli allenamenti come pure al via delle corse gli atleti hanno libertà di scelta, ma resta il filo diretto con i nutrizionisti
Per gli allenamenti come pure al via delle corse gli atleti hanno libertà di scelta, ma resta il filo diretto con i nutrizionisti

La gara

Ogni gara ha delle particolarità: il percorso, il meteo e l’approccio e l’obiettivo dell’atleta cambiano la quantità e la tipologia di rifornimento necessario. Come cambia l’alimentazione in gara degli atleti?

«Noi massaggiatori – spiega – prepariamo sempre un po’ di tutto, attenendoci alle indicazioni della nutrizionista per le ricecake e per l’idratazione, sfruttando anche la specifica gamma di prodotti che ci fornisce la Enervit».

I corridori hanno preferenze per il rifornimento da terra rispetto a quello che portano con sé dalla partenza?

E’ molto soggettivo e dipende dalla gara e tanto dal clima. Se fa freddo, le ragazze tendono a preferire i gel, soprattutto nelle classiche, dove hanno meno occasioni per mangiare. Dalla parte opposta invece, nei giri a tappe lunghi può capitare anche che i corridori chiedano dei paninetti dolci o salati, per variare un po’, ma quelli sono un “fuori programma”. In generale – conclude Irati – prima barrette e ricecake, verso il finale invece i gel, meglio se con caffeina.

Nella borraccia all’arrivo si sciolgono le Whey Protein. Se il giorno dopo si corre, un mix di carboidrati, vitamine e proteine
Nella borraccia all’arrivo si sciolgono le Whey Protein. Se il giorno dopo si corre, un mix di carboidrati, vitamine e proteine

L’alimentazione dopo gara

Il lavoro dei massaggiatori prosegue anche dopo la gara, all’arrivo aspettano i corridori con un drink per il recupero con latte, acqua o bevanda alle mandorle o all’avena a seconda dei gusti e delle esigenze di ciascuno, soprattutto se nei giorni successivi sono in calendario altre gare importanti o tappe. 

«Solitamente nella borraccia all’arrivo mettiamo le Whey Protein – prosegue Irati – ma se il giorno successivo c’è una tappa impegnativa, a volte prepariamo anche un mix speciale che Enervit ha fatto per noi con sia carboidrati che proteine e vitamine».

Recupero sul pullman

Presa la borraccia con il recovery e fatta una doccia in pullman, i corridori devono poi rifocillarsi il prima possibile per favorire un recupero più rapido, così i massaggiatori si premurano anche di preparare una sorta di pranzo al sacco completo.

«Nei giri a tappe la nutrizionista ci dice esattamente cosa preparare – continua Irati – diversamente alterniamo un po’ tra le varie soluzioni possibili: dal riso freddo con tonno o salmone, alla pasta col pesto, che piace sempre molto, con un po’ di proteine oppure il couscous con le verdure e uova o pollo o Grana Padano».

L’alimentazione degli atleti in gara è uguale a quella in allenamento o hanno preferenze differenti?

Tendono a usare più o meno gli stessi prodotti, forse meno gel e più barrette. Le ragazze soprattutto sono più attente alla scelta di barrette naturali, bio e talvolta le sostituiscono con frutta, tipo banane o frutta disidratata. I ragazzi invece vedono il cibo più come benzina. E’ una cosa che ho notato anche nel dopo gara: a loro non importa il sapore, il cibo è puro nutrimento. Inoltre tendono a mangiare qualsiasi cosa gli tiro fuori, senza mostrare particolari preferenze.

I dettagli che fanno la differenza: ancora una volta l’attenzione ricade sull’alimentazione, sul calcolo esatto dei carboidrati e degli zuccheri a seconda dell’atleta, della gara, del meteo. Tante variabili che ogni team di livello cerca di gestire al meglio con un lavoro di squadra puntiglioso e formidabile, lasciando comunque la possibilità ai corridori di scegliere tra diversi rifornimenti possibili, per appagare anche il gusto e la mente, garantendo così le condizioni migliori per il benessere generale e la performance atletica.

Le bici per il pavè, diverse, ma non troppo

05.04.2023
9 min
Salva

Il pavé e le corse del Nord in genere sono sempre interessanti anche per le soluzioni tecniche adottate sulle biciclette, ma le differenze con le bici usate nelle configurazioni standard sono sempre più sottili. Vediamo nel dettaglio cosa abbiamo documentato alla partenza della Ronde Van Vlaanderen 2023 con l’occhio che intanto si proiettava verso la Roubaix.

Le nuove Corima tubeless dell’Astana

Per la campagna del Nord 2023 fa il suo esordio la ruota Corima tubeless sulle Wilier Zero del Team Astana. Il cerchio è identico alla versione gravel Essentia. Abbiamo chiesto a Gabriele Tosello, meccanico del team.

«Le ruote tubeless che stiamo utilizzando – spiega – sono del tutto accostabili alle nostre classiche WS47, quelle che usiamo da sempre e con la predisposizione per i tubolari. Stesso mozzo e raggiatura, una tipologia di ruota apprezzata per la versatilità e leggerezza complessiva, ma anche per la guidabilità. Quelle tubeless hanno il cerchio sempre in carbonio, ma con un’altezza di 40 millimetri e un canale interno da 23. Hanno il cerchio più spanciato ed il canale interno più largo, in modo da poter alloggiare in modo ottimale i tubeless da 28 in avanti. I corridori che hanno deciso di usare i tubeless Vittoria sul pavé del Fiandre, hanno optato per la sezione da 28, nella versione Control. Una sezione più grande si potrebbe usare alla Roubaix, ma si valuterà anche in base al meteo».

Pidcock con i 28 e le ruote “basse”

Tutti i corridori del Team Ineos Grenadiers hanno optato per le ruote con il profilo da 50 (le Dura Ace C50) e quasi tutti hanno scelto la sezione da 32 per i tubeless Continental GP5000TR. L’eccezione tecnica è stata rappresentata da Tom Pidcock, che ha optato per le ruote dal profilo medio/basso, ovvero le C36, gommate con i tubeless larghi 28 millimetri.

Un’altra particolarità della sua bicicletta è rappresentata dal montaggio del plateau anteriore “vecchio” (power meter compreso), ovvero dalla guarnitura della generazione Dura Ace precedente con la combinazione 53-39.

70 millilitri di liquido anti-foratura

Non è una cosa inusuale anzi, possiamo considerare questa scelta tecnica come una sorta di standard usato da tutti i meccanici dei diversi team. In questo caso è interessante notare lo sticker applicato sulle ruote DT Swiss delle bici Dare, quelle del Team Uno-X, dove si vede anche la data dall’ultimo controllo degli pneumatici.

Sul pavè del Giro delle Fiandre è stata utilizzata una Dare VSRu nell’ultima versione per quanto concerne il telaio ed il manubrio integrato, ma non per la forcella.

Lo stem da 170 millimetri

Un attacco manubrio lunghissimo, quello montato sulla nuova Cannondale SuperSix Evo Lab71 del tedesco Rutsch in forza alla EF Education-Easypost. Si tratta di una versione anziana OS ed in alluminio dell’attacco FSA, lungo 170 millimetri e fatto su misura per l’atleta tedesco.

«Interessante, vero?», così dicono sorridendo i meccanici del team, appena prima della partenza della Ronde 2023: «Non è un attacco di dimensioni standard, ma il corridore si trova bene con questo setting e allora si è deciso di fare un attacco manubrio custom per lui».

Diversi corridori, di team diversi usano la sella Prologo Scratch NDR: qui casa UAE Emirates
Diversi corridori, di team diversi usano la sella Prologo Scratch NDR: qui casa UAE Emirates

Anche una sella da mtb

Si tratta della Prologo Scratch NDR, quella sviluppata con la collaborazione di Henique Avancini, campione del mondo marathon nel 2018: un prodotto usato parecchio anche in ambito strada, dai team e dagli atleti supportati dall’azienda lombarda.

Pogacar e Trentin, manubri agli antipodi

Il riferimento è diretto al cockpit. L’atleta sloveno usa un attacco manubrio in carbonio Enve (modello SES AR), abbinato ad una curva manubrio, sempre full carbon e con un profilo alare estremizzato.

«La bici è la stessa della Milano-Sanremo anche per quanto concerne le gomme – ci spiega Giuseppe Archetti, meccanico di Pogacar – ma rispetto alla Sanremo ci sono delle pressioni più basse dei tubeless. Anche per quanto riguarda la sezione, Pogacar ha scelto di usare sempre la stessa, la 30 millimetri, la stessa usata alla Parigi-Nizza, alla Sanremo e anche sul pavé».

Tornando al reparto manubrio, Trentin usa una combinazione attacco/piega in alluminio, scelta tecnicamente opposta a quella di Pogacar, anche perché il manubrio del corridore trentino è rotondo, soluzione che ormai è una rarità.

La bici di scorta con i tubolari, la Madone di Pedersen alla Trek-Segafredo
La bici di scorta con i tubolari, la Madone di Pedersen alla Trek-Segafredo

Una Madone con i tubolari

La bici di scorta di Pedersen, terzo sul traguardo di Oudernarde, riconoscibile anche per la catena ed il pacco pignoni dorati, ha i tubolari. Il forte corridore danese è stato tra i primissimi a prediligere l’utilizzo dei tubeless, a prescindere dalla bici, dalle condizioni meteo e dalla planimetria del percorso, ma una delle sue bici di scorta ha sempre i tubolari montati.

Canyon Aeroad R065

R065 è l’acronimo numerico specifico della Canyon Aeroad. Lo troviamo sulle biciclette dei compagni di Van Der Poel, lo troviamo anche sulla Aeroad del corridore olandese. Quella rossa usata al Giro delle Fiandre è la stessa bicicletta della Sanremo e non si tratta della nuova versione della Aeroad, come paventato da qualcuno. La bicicletta nella versione aggiornata potrebbe esordire ufficialmente al Tour de France. La bici di Van Der Poel ha anche un foro aggiuntivo nella parte superiore dell’orizzontale, per “irrobustire” ulteriormente il serraggio.

La vita delle terze bici

Oltre alle bici di scorta numero 2 di Van Aert e di Laporte, due Cervélo S5 (modello usato anche in gara), una delle ammiraglie del Team Jumbo-Visma portava anche le bici numero 3. Una Soloist per l’atleta francese, una R5 per il belga, con dei montaggi curiosi, con particolare riferimento al comparto ruote. Entrambi i corridori hanno optato per il profilo differenziato, 63 posteriore e 52 anteriore, con le gomme tubeless da 28.

Le S5 che hanno usato in gara avevano le ruote da 52, davanti e dietro. «Una terza bici pronta per ogni evenienza e nell’ottica di fornire un’alternativa in caso di bagnato, ma con assenza di vento – ci hanno spiegato dal team». Il Giro delle Fiandre 2023 verrà ricordato anche per il forte e gelido vento, soprattutto nelle fasi iniziali della gara.

I tubeless con la scritta “limata”

L’anno passato le Factor del Team Israel-Premier Tech montavano le guarniture Rotor, con i relativi power meter (qualcuno per la verità usava la combinazione Shimano Dura Ace). Le foto ritraggono la scelta di Sep Vanmarke sulla sua Factor Ostro pronta per il pavé, con le corone anteriori 54-40 ed il power meter PowerBox di FSA.

Sempre in merito alle Factor, tutte le bici pronte per il pavé, a prescindere dal corridore e dal profilo delle ruote, erano pronte con i tubeless Continental GP5000TR da 30 millimetri, ma con il logo “limato”, in quanto il team ha un sponsorizzazione diversa.

Almeida e quelle vecchie (preziose) doti da finisseur

05.04.2023
4 min
Salva

Joao Almeida è lanciato verso il Giro d’Italia. Il talento portoghese è ormai un habitué della corsa rosa e forse anche per questo motivo il pubblico italiano lo osserva sempre con affetto.

E proprio perché lo si osserva con occhio anche tecnico, è immediato rendersi conto di alcune differenze tra il Joao di oggi e quello del famoso “Giro d’autunno” del 2020.

Giro 2020: a San Daniele del Friuli Almeida guadagna piccoli preziosi secondi… L’immagine del finisseur
Giro 2020: a San Daniele del Friuli Almeida guadagna piccoli, preziosi secondi… L’immagine del finisseur

Almeida finisseur

L’atleta della UAE Emirates sembra trasformarsi sempre di più in un corridore da corse a tappe. Non che non lo fosse già, ma alcune sue caratteristiche tecniche si stanno modificando. 

Ai tempi della Quick Step, Almeida era più scattista. Quasi un finisseur. Pensiamo solo a quel Giro 2020: terzo a Tortoreto dietro Sagan. Faceva le volate al colpo di reni con Ulissi dopo una tappa di collina. Staccava gli altri big sullo strappo di San Daniele del Friuli.

Adesso invece sembra essere molto più passista. Il che è anche la sua forza. Joao non reagisce mai ad uno scatto. Centellina e “attutisce” ogni minimo cambio di ritmo e fa delle costanza una sua arma in salita. Arma che però solitamente usa per difendersi. Lui infatti è molto bravo contro il tempo e, una volta, anche nei finali nervosi.

«Quando arrivò da noi – ricorda Davide Bramati, suo ex direttore sportivo alla Quick Step – proveniva dal team di Axel Merckx ed era un po’ tutto da scoprire. Ci siamo ritrovati questo corridore forte. Ma né lui, né noi potevamo sapere che fosse da corse a tappe e già così forte.

«Quelle sue doti di scattista le intuimmo e ci lavorammo anche, se vogliamo, ma più che altro io penso fossero doti sue. Alla base non c’era un lavoro specifico. Anche perché, ripeto, era tutto da scoprire».

Lo scorso anno più che mai, Almeida è stato un metronomo in salita. Quasi sempre tra i primi a staccarsi… e a rientrare dopo le accelerazioni
Lo scorso anno più che mai, Almeida è stato un metronomo in salita: tra i primi a staccarsi e poi a rientrare

Almeida scalatore

In qualche modo Bramati ci riporta ad un corridore che era veloce di suo, con uno spunto legato anche alla giovane età. E’ noto che i corridori giovani sono più esplosivi di quelli più maturi. 

Magari, avendo valutato il suo potenziale per i grandi Giri e puntando non poco su di lui, la UAE Emirates sta facendo lavorare Almeida in direzione delle grandi salite e delle corse a tappe, preferendo migliorare sull’endurance a scapito della velocità di punta. Magari in Quick Step, squadra storicamente votata alle corse di un giorno, si era preferito l’aspetto della brillantezza.

«Doveste parlare con il suo coach di allora (Koen Pelgrim, ndr) – riprende Bramati – ma anche con noi prestò grande attenzione alle salite e ai grandi Giri. Alla fine perse il Giro staccandosi a soli 6 chilometri dalla vetta di una scalata come lo Stelvio. E anche a Sestriere andò forte. Lo scorso anno era terzo prima di lasciare la corsa rosa per il Covid e poi è stato quinto alla Vuelta. E anche nell’ultimo Catalunya è arrivato terzo. Andava forte allora, va forte oggi».

Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad: volata ristretta a Monselice, al Giro d’Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad, Monselice, Giro d'Italia 2020
Diego Ulissi, Joao Almeida, Patrik Konrad: volata ristretta a Monselice, al Giro d’Italia 2020

Abbuoni preziosi

In questa analisi tecnica, soprattutto pensando ai due big che si ritroverà al Giro d’Italia, magari la sua dote di finissseur potrebbe tornargli utile per incamerare secondi qua e là, tra piccoli distacchi, abbuoni… e una buona dose di fiducia. Magari certi sforzi nelle sue gambe hanno un prezzo inferiore.

Ma Brama su questo punto non è totalmente d’accordo: «Quel giorno a San Daniele col senno del poi, quello scatto non fu la cosa migliore. Sono sforzi che comunque restano nelle gambe, specie se il giorno dopo c’è un tappone che prevede tanta salita. Ma noi all’epoca avevamo un corridore giovane, un corridore da scoprire.

«Io però non posso giudicare per l’attualità. Almeida non è più con noi da due anni e non so in UAE come lavora. Di certo, e lo ripeto, è un  atleta molto forte, anche oggi che è in un’altra squadra».

Le parole di Bramati sono vere, al Catalunya Almeida è sì arrivato terzo, ma con un bel distacco (2’11”) da Evenepoel e Roglic. Entrambi sono assi sia contro il tempo che in salita e di spazio per attaccarli ce n’è poco… non solo per Almeida. E quei secondi da finisseur potrebbero costituire un buon “tesoretto”.

Baldinger, tedesco di Bergamo alla guida della Ceratizit

05.04.2023
6 min
Salva

L’organizzazione di un’azienda abbinata allo spirito di una famiglia. La Ceratizit-WNT è una multinazionale del ciclismo che gode di un pizzico di italianità. Non è dovuto solo per una nutrita presenza azzurra tra roster e staff, ma grazie al diesse Dirk Baldinger.

Il tecnico tedesco ha nel cuore l’Italia, anzi la zona di Bergamo, da metà degli anni ’90. Merito del passaggio nei pro’ col Team Polti nel quale è rimasto per tre stagioni, lavorando al Giro ’96 per i sei giorni in maglia rosa di Rebellin. In quel periodo Baldinger ha stretto forti amicizie che durano tuttora e che lo mantengono in allenamento con la nostra lingua. Tanto che fare una chiacchierata con lui sulle strategie attuali e future della sua squadra diventa decisamente più semplice.

Dirk come sono andate le classiche di questo periodo?

Non sono andate male, considerando che sono sempre veloci e nervose. In alcune abbiamo ottenuto buone top ten, però è difficile fare di più quando c’è uno squadrone come la SD-Worx. Attualmente sono troppo forti e nessuno può batterle. Anzi, si fa fatica a stare alla loro ruota (sorride, ndr).

Prossimi impegni?

Oggi corriamo Scheldeprijs sperando e cercando di fare risultato. Poi correremo Roubaix, Mouscron, Amstel e Freccia Vallone. Saltiamo la Liegi perché abbiamo avuto alcune atlete che sono state malate o coinvolte in incidenti. Per fortuna nulla di grave, ma il loro corpo deve recuperare bene e stare tranquillo altrimenti è controproducente.

La 21enne francese Cèdrine Kerbaol domina il Tour de Normandie vincendo una tappa e la generale
La 21enne francese Cèdrine Kerbaol domina il Tour de Normandie vincendo una tappa e la generale
Nel complesso questo vostro inizio di stagione vi ha già regalato soddisfazioni, giusto?

Assolutamente sì, abbiamo cominciato molto bene con tre successi totali. Alla prima gara in Europa, ad Almeria, abbiamo vinto con Arianna Fidanza e la spagnola Alonso quinta. A metà marzo al Tour de Normandie la giovane francese Kerbaol ha conquistato una tappa e la classifica generale. Lassù in Francia la lussemburghese Berton, altra nostra giovanissima, ha vinto la classifica dei Gpm e noi abbiamo vinto la classifica dei team. Naturalmente siamo contenti perché c’erano quattro formazioni WorldTour e una concorrenza molto alta.

In effetti siete una continental sui generis. Che tipo di formazione siete?

Considerando il nostro status e le classifiche alla mano dell’anno passato, siamo la migliore continental. Pensate che abbiamo 16 ragazze in rappresentanza di 10 nazioni. Vogliamo essere internazionali come è la stessa azienda Ceratizit. Ad oggi non abbiamo una vera e propria leader, però abbiamo atlete forti con cui possiamo inserirci negli ordini d’arrivo più importanti. Siamo una squadra giovane che deve crescere ancora e cercare di fare punti.

Arianna Fidanza apre il 2023 vincendo ad Almeria
Arianna Fidanza apre il 2023 vincendo ad Almeria
Punti che vi possano portare al salto di categoria?

Esatto, nel 2024 ci sarà la riassegnazione delle licenze. Ci sarà grande battaglia con le altre squadre per le prossime stagioni. L’anno prossimo vogliamo diventare WorldTour. Abbiamo tutto in regola per farlo. Già a fine 2022 avevamo fatto richiesta della licenza, ma per pochissimi punti non siamo riusciti ad ottenerla. Quest’anno per noi sarà importante. Puntiamo a fare più risultati possibile e alla fine faremo un conto.

Tutte le vostre ragazze italiane ci hanno sempre parlato bene della Ceratizit. C’è un segreto?

Non saprei (sorride, ndr), ma mi fa molto piacere che abbiano detto questo. Forse ci consideriamo come una famiglia. Penso alla mia, in cui mio padre mi aiutava quando correvo. Ma penso anche al fatto che la nostra azienda è veramente appassionata di ciclismo. Lo si capisce perché dà il nome anche a tante gare. Per noi Ceratizit non è solo lo sponsor principale, ma un gruppo di persone che ci segue molto da vicino. Loro sono contenti, credono in noi e amano il confronto dandoci alcuni consigli. Diciamo che ho cercato di ricreare quel clima che ho vissuto da voi in Italia.

Baldinger ha sfruttato i contatti con Giovanni Fidanza per prendere prima Martina e poi Arianna
Baldinger ha sfruttato i contatti con Giovanni Fidanza per prendere prima Martina e poi Arianna
Raccontaci pure il Dirk Baldinger italiano.

Nel ’94 ho finito la stagione da stagista col Team Polti e sono passato pro’ con loro l’anno successivo. Era una grande squadra, ma soprattutto una grande famiglia, davvero. Ho vissuto a Bergamo per due anni e mi sono sempre trovato benissimo. Quando posso ci ritorno. Ho corso con grandi campioni come Bugno, Rebellin, Gualdi, Abdoujaparov, Quaranta, Lombardi, Leblanc e tanti altri personaggi. Ancora adesso mi sento spesso con Gianluigi Stanga, il nostro vecchio diesse. Non solo, seguo la Colpack-Ballan del mio ex compagno Gianluca Valoti e prendo qualche spunto da loro.

E poi c’è un altra persona che conosci bene…

Sì, il “Fido”, siamo buoni amici (sorride mentre si riferisce a Giovanni Fidanza, suo ex compagno e attuale team manager della Isolmant, ndr). Siccome guardo spesso in Italia per le atlete più interessanti, un giorno l’ho chiamato e gli ho chiesto informazioni sulle sue figlie. Sono contento ora di averle entrambe, perché sono molto forti e stanno migliorando sempre di più. L’anno scorso è arrivata Martina, quest’anno Arianna. Martina è una top rider in pista, ma presto lo sarà su strada. Arianna ha ormai una buona esperienza e può essere quella leader di cui parlavo prima in alcune gare del Nord.

Per Baldinger, Arzuffi può fare bene in classifica generale al Tour Femmes
Per Baldinger, Arzuffi può fare bene in classifica generale al Tour Femmes
Del resto della pattuglia azzurra cosa ci dici?

Abbiamo sempre avuto ragazze che hanno fatto benissimo da noi. Vieceli, Magnaldi e Confalonieri non si sono mai risparmiate e le ringrazio. Adesso ci sono altre italiane sulle quali contiamo molto. Alice (Arzuffi, ndr) deve rilanciarsi. E’ una ragazza che ha sempre aiutato tanto le sue compagne ma so che può fare di più per sé. Alla Strade Bianche ha disputato una grande prova ed è stata la migliore italiana. Stiamo lavorando perché vorrei che provasse a fare classifica al Tour Femmes. Secondo me può fare bene, ma al limite potrà puntare anche alle tappe. Infine una considerazione su Camilla (Alessio, ndr). E’ giovane ma vogliamo che recuperi bene col suo problema di salute. La aspettiamo, intanto è rimasta a collaborare con noi.

Alleati al Giro? Per Chiappucci no, per Bugno forse…

05.04.2023
5 min
Salva

Le parole di Evenepoel al Giro di Catalogna hanno fatto rumore. Subito dopo la conclusione della corsa iberica, vinta da Roglic per un pugno di secondi sul campione del mondo, quest’ultimo aveva gettato il sasso.

«Il rapporto tra me e Roglic da fuori sembra più competitivo di quanto sia in realtà… Certi corridori sanno che per vincere devono collaborare e non farsi dispetti. Quindi, anche se qualche momento di tensione lo abbiamo avuto, penso che abbiamo costruito un certo legame e che al Giro avremo bisogno l’uno dell’altro. Allo sprint ce la giochiamo. In salita penso che ci sia ben poca differenza. Sarà tutto da giocare…».

Possibile che due rivali diretti per la vittoria (nella foto di apertura al Catalunya) possano mettersi d’accordo, oltretutto in un grande Giro? Un conto è la corsa in linea, l’esempio di Van Aert, Van Der Poel e Pogacar alla E3 Saxo Bank Classic è ancora davanti agli occhi di tutti, ma una gara di tre settimane è tutta un’altra cosa, si gioca su equilibri molto diversi. Figurarsi se Coppi e Bartali si mettevano d’accordo per controbattere i campioni stranieri dell’epoca, non lo facevano neanche se militavano nella stessa nazionale… E Gimondi e Ocaña contro Merckx? Bugno e Chiappucci contro Indurain?

I due grandi rivali degli anni Novanta. Un’alleanza fra loro era pura utopia, anche contro Indurain
I due grandi rivali degli anni Novanta. Un’alleanza fra loro era pura utopia, anche contro Indurain

Tutto nelle mani dei team

Già, Bugno e Chiappucci. Abbiamo voluto chiamarli direttamente in causa, come spettatori privilegiati per capire se le parole di Evenepoel possono avere un senso compiuto e anche in questo, come si vedrà, i due grandi rivali degli anni Novanta sono su posizioni diverse.

«Io credo che un’alleanza ci possa anche stare – mette le mani avanti Bugno – ma bisogna capire che cosa si intende. Io non parlerei tanto di alleanze, quanto di comuni intenti da parte delle squadre. Per me Roglic ed Evenepoel faranno la loro corsa senza pensare all’altro, potrà però starci che Jumbo-Visma e Soudal-Quick Step possano ritrovarsi affiancate in alcune fasi della corsa, per tenere unito il gruppo».

«Non ci credo molto – ribatte Chiappucci – e il Catalogna lo ha dimostrato. Nella tappa finale ho tanto avuto la sensazione che lo sloveno abbia voluto dare il “contentino” a Evenepoel, d’altro canto in passato era stato più volte accusato di fare l’ingordo (vedi la storia di Mader alla Parigi-Nizza del 2021, ndr). Ma il Catalogna è una corsa ben diversa dal Giro d’Italia, non solo per durata, ma soprattutto per prestigio.

«Parliamoci chiaro – si infervora El Diablo – dovrebbero allearsi contro chi? Se guardo il parco partenti della corsa rosa, si vede subito che i due sono almeno una spanna sopra a tutti gli altri. Chi è il terzo incomodo? E che cosa potrà fare?».

I grandi team potranno allearsi per tenere chiusa la corsa? E’ uno degli interrogativi del Giro
I grandi team potranno allearsi per tenere chiusa la corsa? E’ uno degli interrogativi del Giro

L’interesse a controllare la corsa

Bugno però non è di questo avviso: «In un grande Giro devi tenere conto di mille variabili. Ci sono corridori forti al Giro, non al loro livello ma sicuramente in grado di giocarsela, soprattutto se alle spalle hanno formazioni ben attrezzate. E allora un’alleanza fra le due squadre ci può anche essere. Deve però essere chiaro un fatto: non è un’alleanza sancita, non ci sono i corridori che si mettono d’accordo e tanto meno i diesse. E’ un patto non scritto: sia l’iridato che Roglic hanno interesse a controllare la corsa, se a quel punto ci si dà una mano, non c’è niente di strano».

Su questo Chiappucci è parzialmente d’accordo: «Il controllo della corsa ci può anche stare, ma teniamo conto che ci saranno anche frazioni dove il pallino in mano lo avranno i team che puntano alla vittoria di tappa, che pensano alla volata finale. Tutto lavoro in meno per le corazzate che pensano alla classifica».

Vlasov e Almeida, principali candidati al podio. Per Bugno e Chiappucci però non sono da vittoria finale
Vlasov e Almeida, principali candidati al podio. Per Bugno e Chiappucci però non sono da vittoria finale

L’assenza della rivalità

Riportiamo indietro l’orologio del tempo: si poteva allora pensare a un’alleanza dei due campioni italiani per mettere in difficoltà Indurain?

«E’ lo stesso discorso che abbiamo fatto per Roglic ed Evenepoel, in questo il ciclismo non è cambiato: io e Claudio non ci siamo mai parlati né tantomeno messi d’accordo in corsa, ognuno faceva i propri interessi, ma poteva capitare che questi interessi potessero coincidere e allora le nostre squadre si ritrovavano a fare le stesse cose. Ripeto: è un patto non scritto, che deriva dall’evoluzione della corsa».

«Tenete poi conto di un fatto – interviene Chiappucci – ai nostri tempi c’era un fattore che è andato via via scomparendo: la rivalità. Oggi sembrano tutti amici, quel fattore è andato sicuramente un po’ perdendosi e anche con esso un po’ di fascino. Non dimentichiamo inoltre che avevamo a che fare con un certo Miguel Indurain: non è che non ci provassimo a metterlo in difficoltà, ma era un gigante vero, nessuno ci riusciva quand’era nel pieno della forma».

Ciccone, principale rivale dei due grandi in Catalogna. Bugno lo vede protagonista al Giro
Ciccone, principale rivale dei due grandi in Catalogna. Bugno lo vede protagonista al Giro

Chi può creare problemi?

Su un punto i due grandi rivali si trovano completamente d’accordo: sulla carta il Giro è bloccato intorno a questi due nomi. «Io non vedo avversari alla loro altezza – afferma Bugno – almeno per il momento, ma si sa bene che nel ciclismo di oggi ci sono pochissimi nomi in cima e poi tanti buoni corridori. Penso ad esempio che al Giro Ciccone possa fare molto bene, potrebbe anche creare loro qualche problema, ma alla fine quei due sono i netti favoriti. Come lo saranno Vingegaard e Pogacar al Tour, anche in quel caso difficile pensare che qualcuno possa inserirsi».

«Io credo che assisteremo a un duello vero e proprio – taglia corto Chiappucci – non riesco sinceramente a trovare un terzo incomodo. So bene però che il ciclismo è uno sport strano, dove gli inconvenienti possono sempre capitare, come le giornate storte, gli errori. Non dimentichiamo poi che sia Roglic che Evenepoel vengono da sport diversi dal ciclismo. Ecco, se devo trovare un punto in comune è proprio nelle loro origini così… originali».

Ganna, l’ultima distanza prima dell’Inferno

04.04.2023
6 min
Salva

Oggi Ganna si è sparato l’ultima distanza prima del viaggio a Roubaix. Con lui c’era Dario Cioni, sull’ammiraglia, che lo ha fatto lavorare anche dietro macchina e gli ha fornito il supporto necessario in termini di rifornimento, simulando quasi gli schemi di gara. Alla partenza del Fiandre si è parlato parecchio dell’assenza del piemontese, soprattutto dopo l’ottima Sanremo: non gli sarebbe convenuto venire e provarci? Non gli avrebbe fatto bene anche in termini di colpo d’occhio? Così lo abbiamo chiesto a Cioni, durante la piccola porzione delle sei ore di allenamento in cui gli abbiamo fatto compagnia.

La Parigi-Roubaix parte in realtà da Compiegne e si snoda per 257 chilometri fino al confine con il Belgio
Il progetto Fiandre per Pippo quest’anno non si è proprio valutato?

No, perché è stato detto di puntare tutto sulla Roubaix. Il Fiandre sarebbe stato funzionale se non avesse fatto le gare prima, quindi Harelbeke, Gand e Dwars door Vlaanderen. E soprattutto, se domenica avesse corso il Fiandre, non avremmo potuto fare il blocco di lavoro che invece abbiamo concluso oggi. Abbiamo avuto tutta la settimana a disposizione, confidando nel fatto che il colpo d’occhio per certi percorsi Pippo l’abbia affinato nelle tre corse fatte in Belgio.

Intanto giovedì, dopo la Dwars door Vlaanderen, lo abbiamo visto (sui social) in ricognizione sul pavé della Roubaix.

Doveva farla il giorno dopo, poi è stata anticipata perché le previsioni per venerdì erano pessime. Non è stato l’ideale perché il giorno prima aveva corso, ma effettivamente venerdì ha diluviato tutto il giorno. E soprattutto non si trattava di fare solo alcuni settori, li ha fatti tutti. Alla fine è venuta fuori una ricognizione di cinque ore.

Giovedì scorso si sono valutati anche i materiali oppure quelli erano ormai definiti?

Aveva già provato un po’ di cose. E poi ha l’esperienza dell’anno scorso, sia della Roubaix sia della tappa del Tour, quindi non è stato un approccio al buio. La bici dovrebbe ricalcare quella che ha vinto la Roubaix lo scorso anno con Van Baarle, ma non ricordo se l’anno scorso avevano il 34, che abbiamo portato per certo al Tour. Davanti avrà la guarnitura con il 40-54 e non so se alla fine si deciderà di mettere il 42 o il 44. Il vantaggio di avere il 34 dietro è di poter tenere sempre la catena sul piatto grande. Quindi rimane più in tensione e non balla come quando è sulla guarnitura più piccola.

Il sopralluogo di Ganna su tutti i tratti di pavé si è svolto il 30 marzo (foto social Joshua Tarling)
Il sopralluogo di Ganna su tutti i tratti di pavé si è svolto il 30 marzo (foto social Joshua Tarling)
L’allenamento di oggi è l’ultimo duro prima di andare al Nord?

Ormai si parla di rifiniture. Il grosso del lavoro era stato fatto per la Tirreno e la Sanremo. Nell’ottica della Roubaix si spiega anche perché anche a Sanremo, a parte l’ottimo risultato, si era deciso di fare la gara nel finale dopo una distanza così importante.

Le sei ore di stamattina comprendevano anche dei lavori specifici?

Abbiamo fatto un lavoro importante. Non dico che sia stata una simulazione di gara, però comunque è venuto fuori un bel lavorone. Quello che in qualche modo, almeno come carico di lavoro, sarebbe stato il Fiandre.

Quando si parte per la Francia?

Io resto a casa, Filippo partirà venerdì. Era importante che lo seguissi oggi. Direi che non farà un altro sopralluogo, altrimenti dovrebbe partire giovedì, però non lo ha richiesto. Quindi oggi è stato il terzo giorno del blocco, domani recupera, giovedì farà un lavoro più corto ma brillante, mentre venerdì e sabato nulla di particolare, perché saremo a ridosso della gara.

Nel 2022 Ganna è stato costretto a inseguire per due volte, ma nell’Arenberg la sua azione è parsa molto efficace
Nel 2022 Ganna è stato costretto a inseguire per due volte, ma nell’Arenberg la sua azione è parsa molto efficace
Quest’ultimo blocco da cosa era composto?

Un classico blocco di tre giorni. Ha fatto intensità il primo giorno, domenica. Ieri ha fatto ripetute a elevata potenza e bassa cadenza (Torque). Oggi ha fatto la distanza con dei lavori, quindi comunque un blocco abbastanza importante.

Cosa ti è parso del suo adattamento al pavé durante quelle 5 ore?

A causa dell’anticipo, io non c’ero. Comunque aveva dimostrato già l’anno scorso di saper stare sul pavè. Quando ha avuto quei due incidenti meccanici, è sempre rientrato sul gruppetto davanti, che non lo ha aspettato. Invece nell’Arenberg è andato forte, quindi tendenzialmente ha dimostrato di essere un corridore che riesce ad andare su quelle strade. Si tratta di caratteristiche che hai oppure no. Come anche sul piano fisico: non ho mai visto un corridore peso piuma che vince la Roubaix, per andare forte sul pavé serve anche una certa struttura, anche se è questione di predisposizione. Il pavé del Fiandre ad esempio è un’altra cosa, basta considerare le velocità cui vanno…

Tu che ne hai viste tante, che tipo di vigilia sta vivendo Ganna?

Alla fine è un corridore che ha molta esperienza di eventi di un giorno, venendo dalla pista o dalle Olimpiadi. Rispetto ad altri colleghi è abituato a puntare su una data secca. Quello è il vantaggio di venire dalla pista rispetto a corridori che fanno i grandi Giri, che sono un evento spalmato sul lungo tempo. Qui quello che conta è la capacità di essere al top in un giorno ben preciso. E poi la buona prestazione della Sanremo ha confermato che abbiamo lavorato bene.

La scelta di montare un 34 come ingranaggio più grande permette di tenere sempre la catena sul 54
La scelta di montare un 34 come ingranaggio più grande permette di tenere sempre la catena sul 54
Sei ore tutte in Svizzera o anche in Italia?

Siamo stati un po’ in Svizzera e un po’ in Italia. Svizzera, Lago Maggiore e vallata di Domodossola: oltre 180 chilometri. Abbiamo fatto anche salite, perché in genere le strade di pianura sono più trafficate, quindi anche per stare un po’ più tranquilli si va in salita, è più facile. Quando poi Filippo fa le ripetute con la potenza giusta, va forte, quindi il traffico sarebbe un problema. Per cui sono state sei ore in cui si è recuperato lungo le discese. Si può anche fare la distanza a 30-32 all’ora, invece Filippo tiene sempre un buon ritmo.

Durante un giorno così, l’alimentazione è la stessa del giorno di gara?

Ormai anche in allenamento in queste giornate si alimentano quasi come in gara. Il discorso di avere una macchina in appoggio serve anche per questo aspetto, perché con quello che stanno mangiando ora in gara, farebbe fatica a portarsi tutto dietro. Bisogna che mangi bene anche in allenamento, per non arrivare sfinito.

Avete chiuso spingendo come in un finale di gara?

Nel finale c’era un paio di salite, quindi sicuramente non è stato un finale facile. Si parte seguendo il grande risultato, poi nella giornata puoi trovare anche quello che è uno scalino più forte. E allora chapeau a lui.

La base della bici di Ganna alla Roubaix di domenica prossima, giorno di Pasqua, è la Dogma F che ha vinto nel 2022 con Van Baarle
La base della bici di Ganna alla Roubaix è la Dogma F che ha vinto nel 2022 con Van Baarle
Gli olandesi scherzavano dicendo che Van Baarle è passato alla Jumbo-Visma perché Ganna punta alla Roubaix…

Credo fosse davvero una battuta. Alla fine Van Baarle ha vinto una Roubaix, non sarebbe mai stato uno per correre in appoggio. Partito lui, avremmo portato Ben Turner, ma si è rotto il radio nella caduta di domenica. Quindi penso che punteremo prevalentemente su Pippo, che sarà l’uomo più protetto, anche se normalmente non conviene partire alla Roubaix solo con una punta. La nostra punta quest’anno è Ganna.

Matxin presenta Christen: 18 anni, con il contratto fino al 2027

04.04.2023
5 min
Salva

Joxean Matxin Fernandez è uno che ci ha sempre visto lungo. E quando ha notato quel giovane svizzero capace di emergere su qualsiasi bici montasse, ha deciso che fosse il caso d’investirci sopra. Jan Christen non è un corridore qualsiasi: ha appena 18 anni eppure ha già vinto titoli nazionali su strada, su pista, in mtb, nel ciclocross (dov’è stato anche campione del mondo junior). Ne ha parlato con il UAE TEam Emirates e così l’elvetico è già stato messo sotto contratto fino addirittura al 2027.

Una scelta inconsueta anche per il particolare ciclismo di adesso, alla perenne ricerca di talenti precoci. Su Christen i responsabili della squadra avevano messo gli occhi già da tempo, praticamente da quand’era ragazzino tanto da averlo fatto correre nel Pogi Team, struttura sportiva patrocinata da Tadej Pogacar. Tuttavia Mauro Gianetti, il CEO del team, all’atto dell’annuncio del suo ingaggio ha pensato bene di gettare acqua sul fuoco.

Jan Christen è nato ad Aargau (SUI) il 26 giugno 2004. Quest’anno è già stato 2° allo Umag Trophy
Jan Christen è nato ad Aargau (SUI) il 26 giugno 2004. Quest’anno è già stato 2° allo Umag Trophy

La Uae lo segue da sempre

«E’ un grande talento – ha detto Gianetti – e crediamo che abbia il giusto atteggiamento e le qualità necessarie per essere un valido membro del nostro team. Per prima cosa, si concentrerà per completare i suoi studi scolastici e nel contempo progredire gradualmente come ciclista. Non abbiamo fissato un momento per compiere il passo verso la squadra professionistica, non c’è fretta. Jan è ancora molto giovane e gli daremo tutto il supporto necessario, non mettendo alcuna pressione sulle sue spalle».

L’elvetico infatti è tesserato per Hagens Berman Axeon, una delle squadre più acclamate a livello U23, una scelta voluta anche da Matxin che lo segue con grandissima attenzione.

«Per me è uno dei migliori al mondo per la sua età – spiega – ha un enorme potenziale. E’ uno che va forte dappertutto, che può vincere in salita ma che è anche veloce, anche se non tanto da poter emergere negli sprint di gruppo. Forse questa è l’unica sua mancanza».

Matxin con Tadej Pogacar, che ha seguito direttamente gli inizi di Christen (foto Fizza)
Matxin con Tadej Pogacar, che ha seguito direttamente gli inizi di Christen (foto Fizza)
Che cosa ti ha colpito di lui?

E’ uno della nuova generazione, di quelli che non si fanno problemi a salire su qualsiasi tipo di bici. Trovatemi uno capace di vincere su strada, su pista, in mountain bike, nel ciclocross… Non c’è. E proprio per questo non voglio sentir dire quale può essere la sua specialità ideale. La verità è che è una domanda senza risposta, solo il tempo sa quale sarà.

Stupisce il fatto che su di lui sia stato fatto un investimento così a lunga scadenza…

Su ogni corridore bisogna fare un ragionamento diverso, non ci sono ricette univoche. Quando ho parlato con lui gli ho ricordato il caso di Ayuso, che è stato fatto crescere con calma, facendo i suoi dovuti passaggi nella categoria under 23 attraverso prove come Giro d’Italia e Tour de l’Avenir che sono stati passaggi fondamentali. Venire subito da noi non sarebbe servito alla sua causa, lavorare in un team continental gli servirà per crescere.

La sua più grande vittoria, il titolo mondiale juniores di ciclocross nel 2022
La sua più grande vittoria, il titolo mondiale juniores di ciclocross nel 2022
Il suo curriculum su strada non porta vittorie…

Attenzione a non commettere questo errore: alla sua età i risultati non dicono nulla. L’importante è migliorare costantemente le proprie prestazioni e non perdere il focus con la vittoria. Voglio che un concetto sia ben chiaro: alla sua età bisogna procedere con calma. Correre fra i pro’ ti fa sì fare esperienza, ma rischia anche di bruciarti. Affronti gente più esperta, che non conosci e non sai come va. Magari in una corsa vai anche bene, finisci 4° che sarebbe un risultato enorme, ma a cosa serve? Nessuno se ne accorge, nel ciclismo professionistico conta solo chi vince. Gareggiare fra i pari età, crescere, vincere serve molto di più.

Per questo avete scelto il team Hagens Berman Axeon?

Con Axel Merckx lavoriamo insieme da anni, siamo sempre in contatto, ho attraverso di lui un monitoraggio diretto sul ragazzo. Ho subito pensato a lui come all’interlocutore perfetto per questa scelta.

Il calendario lo decidete insieme?

Axel sa bene che cosa ci attendiamo dal ragazzo, ma poi le decisioni le prende lui in base alle esigenze del team. Non dimenticando che Jan ha anche impegni con la nazionale, quindi il suo calendario è calibrato in base alla sua età e alle sue esigenze. Nutriamo la massima fiducia in quello che fa il suo team.

Christen ha vinto il titolo nazionale anche nella mtb, battendo una concorrenza di altissimo livello (foto ZVG)
Christen ha vinto il titolo nazionale anche nella mtb, battendo una concorrenza di altissimo livello (foto ZVG)
Christen è ancora abbastanza sconosciuto dalle nostre parti. Ce lo puoi presentare?

E’ nato ad Aargau 18 anni fa, un corridore mentalmente vincente, che non ha paura e che su questa attività vuole investire tanto della sua vita. Ma non pensa solo al ciclismo: studia ingegneria e riesce a conciliare molto bene l’attività sportiva con lo studio, al quale tiene giustamente molto. E’ multilingue, ha anche una discreta competenza tecnica su tutto quel che riguarda la bicicletta.

Fisicamente?

E’ alto 1,82 per 62 chili di peso, un fisico asciutto che lo porta a emergere su vari tipi di terreno. Non mi stupisce che vada bene in ogni disciplina che fa.

Lo svizzero è sotto contratto con l’Hagens Berman Axeon per il 2023, poi dovrebbe passare alla Uae
Lo svizzero è sotto contratto con l’Hagens Berman Axeon per il 2023, poi dovrebbe passare alla Uae
Lo si può paragonare a qualcuno?

Chi mi conosce sa che non do mai risposte a questa domanda. Ogni corridore è qualcosa di unico, fare comparazioni sarebbe solo a suo danno perché l’altro sarebbe un corridore fatto e formato, che ha già vinto. E allora si potrebbe dire: «Ecco, quello ha vinto tanto e lui no». E poi io guardo alla storia: trovatemi un corridore multidisciplinare come lui. Ve l’ho detto: non c’è…

Corridore da corse a tappe o in linea?

Io dico che sicuramente è strutturato per essere un corridore da prove di più giorni perché sta acquisendo una grande resistenza e recupero, ma anche nelle classiche d’un giorno può dire la sua. E’ supercompleto, ma a me piace definirlo come un universo tutto da esplorare.