“Tu chiamale se vuoi, emozioni”. Il racconto di Jonathan Milan

27.08.2021
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Le emozioni che ci ha regalato il quartetto dell’inseguimento sono ancora forti. Forse per chi come noi ama il ciclismo questa è stata la medaglia più bella ed intensa di tutta l’Olimpiade di Tokyo. Ma l’emozione è ancora intensa anche nei suoi quattro protagonisti tra cui Jonathan Milan. E il titolo della canzone di Battisti è perfetto per questo articolo.

In Sardegna, la rifinitura prima di volare a Tokyo. Milan (maglia rossa) ha colto un secondo posto
In Sardegna, la rifinitura prima di volare a Tokyo. Milan (maglia rossa) ha colto un secondo posto

Pressione in crescita

«Se la mettiamo sulle emozioni, allora partirei da ancora prima di Tokyo – dice un Milan con un tono mai così squillante – abbiamo fatto molti ritiri, tantissime giornate lontani da casa, un lavoro immenso. Io ho sentito un po’ la pressione dalla Settimana Internazionale Italiana, perché da quel momento l’Olimpiade si è fatta davvero vicina. E ogni cosa che facevamo era per affinare la gamba e cercare la prestazione. Ogni allenamento pertanto richiedeva un grande sforzo mentale oltre che fisico. Dovevamo essere concentratissimi: sui cambi, sulla posizione, dovevamo vedere cosa faceva l’altro… E devo dire un grazie ai ragazzi che mi hanno aiutato tanto».

La festa e l’abbraccio della spedizione azzurra al Velodromo di Izu. Per Milan il supporto dei ragazzi è stato fondamentale
L’abbraccio della spedizione azzurra al Velodromo di Izu. Per Milan il supporto dei ragazzi è stato fondamentale

Il supporto dei compagni

In effetti i giorni prima di partire per l’Asia sono stati molto delicati. In particolare si è fatto un allenamento di simulazione per il quale Marco Villa ha chiesto la massima concentrazione da parte tutti: una prova generale (che sembra sia andata molto bene con un tempo ai limiti del record del mondo, ndr). Era un po’ il momento della verità.

«Sono il più giovane di questo gruppo e i ragazzi mi hanno aiutato dentro e fuori la pista. Come gestirmi con i media, come comportarmi in gara, come comportarmi prima della gara per tenere sotto controllo l’ansia. Io tendo ad isolarmi molto per concentrarmi. Gli eventi li sento eccome. Mi è successo ai mondiali l’anno scorso, magari non si vedeva ma ero abbastanza stressato. Per questo dico che il loro supporto è stato fondamentale».

Il supporto non gliel’hanno dato solo i suoi tre compagni in pista, ma tutto lo staff e anche Liam Bertazzo con il quale Milan condivideva la camera. 

«Con Liam ho parlato molto al di fuori della bici, mi vedeva che magari ero agitato. Per esempio nell’ultima prova fatta a Montichiari in pista ero molto teso. Pippo ma anche Lamon mi hanno detto di stare tranquillo, che la pressione c’era ma che non dovevamo dimostrare nulla a nessuno. Quella prova mi ha fatto bene, siamo andati forte e da lì ho iniziato davvero a credere in me».

Ganna nel finale ha fatto la differenza e le sue trenate si sono fatte sentire
Ganna nel finale ha fatto la differenza e le sue trenate si sono fatte sentire

Tokyo come Montichiari

Milan racconta poi anche della gara, dei giorni in velodromo a Tokyo.

«È stato un po’ strano laggiù. Io ho corso poche gare con il pubblico e l’aspetto di questo stadio mezzo vuoto mi faceva sembrare di essere a Montichiari e per certi aspetti l’ho sentita un po’ meno. Ero sempre concentrato, pensavo solo a fare il mio, a dare tutto in quei tre minuti e 40 secondi e qualcosina di più e non è facile.

«Ci credete che ero più agitato nelle qualifiche che in semifinale e finale? Non so perché! Ho tutta una mia procedura prima delle gare. Mi piace arrivare molto prima. Se gli altri arrivano un’ora e mezza in anticipo io devo arrivare due ore e mezza. Devo ambientarmi. Non mi piace fare le cose di fretta. Se magari c’è un intoppo devo sapere di poterlo risolvere con tranquillità. Perché una scintilla di ansia mi diventa un rogo».

Marco Villa e le sue indicazioni a bordo pista. Emozioni forti anche per il cittì
Marco Villa e le sue indicazioni a bordo pista. Emozioni forti anche per il cittì

Quella trenata di Ganna

«In gara poi – riprende Milan – ero super concentrato, ma con la coda dell’occhio all’uscita delle curve guardavo i neozelandesi in semifinale e i danesi in finale. Li ho visti due o tre volte, non di più, perché dopo il secondo cambio… ciao! Sei troppo a tutta.

«Mi ripetevo pedala, stai giù, non strappare e guardavamo i segnali di Marco (Villa, ndr). Se c’era il pollice in su, stavamo andando bene. Se invece ci chiamava con le mani significava che eravamo in svantaggio. E quando vedi che ai tre giri tu sei a tutta, che Ganna continua ad aumentare e che Villa continua chiamarti diventa… “duretta”! E vi assicuro che la trenata di Pippo si è sentita, ma chiaramente in quel momento non gli dici mica di rallentare».

Gara finita, Milan (tutto a destra) è rimasto in posizione ancora una tornata. Poco dopo lo sguardo con Consonni (al centro)
Gara finita, Milan (a destra) è rimasto in posizione ancora una tornata, poco dopo lo sguardo con Consonni

Lo sparo e l’urlo di Consonni

Milan ci riporta praticamente in bici con lui. Anche a noi in questo momento salgono i battiti e le gambe diventano dure. Ma anche noi esplodiamo di gioia alla fine.

«Quando ho capito che avevamo vinto le Olimpiadi? Ho questo flash. Ricordo che ho sentito il nostro sparo e subito dopo il loro. Ma non sapevo ancora nulla. Non so perché, ma ho fatto un altro giro in posizione. Ho alzato lo sguardo, ho visto sul tabellone la bandierina dell’Italia, ho incrociato lo sguardo di Consonni affianco a me e l’ho visto gridare. A quel punto ho capito ed è stata un’esplosione di emozioni assurda, allucinante, indescrivibili tutti i pensieri che mi sono venuti in testa».

«Sul podio poi, quando ci hanno dato la medaglia e l’ho presa in mano ho detto: “ostia”, quanto pesa! E’ sui 500 grammi, come un pacco di pasta!».

Il ritorno dell’eroe

Finita la gara chiaramente è esplosa la festa già in pista, con gli altri ragazzi e tutto lo staff.

«Poi in aeroporto ho trovato ad accogliermi i miei parenti e al di fuori c’era un autobus con il mio fans club. Saranno state 40 persone, ma quello è stato solo un primo assaggio. La sera dopo infatti in piazza Buja hanno organizzato un evento, ci tengo a dirlo tutto nelle normative anticovid, con tante personalità tra Comune, Provincia, Regione. Avevano preso uno di quei grossi camion che utilizzano anche il Giro per fare il palco. Non so quanta gente ci fosse.

«Una cosa così ti ripaga delle fatiche fatte, delle giornate trascorse lontano da casa. Voglio ringraziare ancora il mio paese. Sono state nuove emozioni. Perché è bello sapere che c’è stato chi ci sosteneva non solo da Buja ma da tutta Italia. Un sacco di gente continua a farmi le congratulazioni».

Milan (21 anni ad ottobre) appena dopo la premiazione: «E’ stata un’esplosione di emozioni assurda».
Milan (21 anni ad ottobre) appena dopo la premiazione: «E’ stata un’esplosione di emozioni assurda».

Milan non cambia

Jonathan però non è cambiato dopo questo successo. Si evince dal suo modo sempre gentile di parlare e di raccontare e poi glielo chiediamo apertamente: «Ma resti sempre il “bambinone” da 1,93 centimetri che tanto ci piace?».

«Ah, ah… assolutamente sì! Resto lo stesso e con la stessa fame di vincere».

Milan non dimentica il passato, il Cycling Team Friuli con il quale tra l’altro ha continuato a lavorare in accordo con il preparatore della Bahrain Victorious, Paolo Artuso.

«Sono cresciuto con loro e con loro abbiamo pianificato bene gli allenamenti in tutti questi anni e nell’ultimo periodo. Credo che questa vittoria sia una grande cosa anche per il CTF. Ho sentito Bressan già a Tokyo. È stato poco prima dell’antidoping, mi ha fatto una videochiamata e l’ho visto che brindava da solo a casa!».

Adesso rivedremo Milan in gara al Benelux Tour (30 agosto – 5 settembre) e in qualcuna delle corse italiane. Poi il suo programma su strada è tutto da vedere in quanto ad ottobre ci sono gli europei e mondiali su pista che lo aspettano. E andarci da campione olimpico è una bella responsabilità.

Bertazzo, quel giorno a Izu mi è passata davanti la storia

23.08.2021
5 min
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In pista, sul magico anello di Tokyo, quel fatidico 4 agosto, Liam Bertazzo non c’era, ma nella foto dell’abbraccio dopo l’oro (foto di apertura), lui è quello con la mascherina che Ganna corre a stringere. L’oro olimpico del quartetto a squadre, soffrendo nel parterre del velodromo giapponese, è un po’ anche suo. Riserva del team, è stato protagonista della sua nascita e crescita fino al grande momento. E’ parte del progetto, del prima, durante e anche dopo. Nessuno come lui quindi ha i titoli per raccontare come si è arrivati a quell’eccezionale risultato e anche a quel che sarà.

Già, perché normalmente quando arriva un’Olimpiade, il resto della stagione è quasi un lento e stanco tran tran verso la sua conclusione. Ma questo non è un anno normale e già dal giorno dopo la chiusura di Tokyo 2020 è cominciata la rincorsa a Parigi 2024, frenetica perché c’è un anno in meno, tanto che per alcune discipline già si parla di qualificazioni e per molti sport arrivano i mondiali. E il ciclismo su pista è fra questi.

Partiamo però da Tokyo e dall’avventura finita in un bagno d’oro. Liam l’ha vissuta da spettatore, ma nessuno di quelli che erano nel velodromo era interessato come lui: «E’ stato un momento speciale, in quei primi attimi, dopo aver guardato il tempo, mi sono tornati alla mente tutti i momenti belli e brutti di quest’avventura durata anni. Le critiche che qualche volta abbiamo dovuto accettare, tutti i gradini di una crescita partita dal basso e, lasciatemelo dire, tutto l’affetto che ci accomuna, con Ganna, Lamon, Consonni, Milan. Ma anche con Scartezzini e chi in questi anni è entrato nel quartetto e poi uscito. Siamo tutti una grande famiglia».

Bertazzo quartetto 2015
Il quartetto azzurro agli Europei 2015 in Svizzera: finì ottavo, lontano dal podio, ma tutto iniziò allora
Bertazzo quartetto 2015
Il quartetto azzurro agli Europei 2015 in Svizzera: finì ottavo, lontano dal podio, ma tutto iniziò allora
Quando è nata questa scalata?

Io considero il primo atto gli Europei su pista di Grenchen (SUI) nel 2015: fummo ottavi ma iniziammo ad avvicinare quel fatidico muro dei 4 minuti. Già l’anno dopo, ai mondiali di Londra, abbattemmo più volte il limite e finimmo quarti: eravamo io, Ganna, Consonni e Viviani. Fu il primo legno, ma ci diede la consapevolezza di quel che potevamo fare e lo prendemmo in maniera positiva. Poi sono venuti i terzi posti di Hong Kong 2017 e Apeldoorn 2018, nel 2019 in Polonia cadde Lamon all’inizio e finimmo solo ottavi, nel 2020 a Berlino finimmo terzi, ma in semifinale ottenemmo il 2° posto, lì abbiamo capito che ormai c’eravamo.

C’è una tappa che non hai nominato: le Olimpiadi di Rio 2016. Non eravamo qualificati, ma la squalifica della Russia impose un vostro richiamo dalle ferie e partiste quasi senza allenamento. Un una minima preparazione in più, pensi che il podio fosse possibile già allora?

Con i se e i ma non si fa la storia… Diciamo che finimmo a un decimo dalla Nuova Zelanda che si qualificò per la finale per il bronzo. Nel caso avremmo dovuto affrontare la Danimarca che era già fortissima all’epoca. Magari un bronzo potevamo giocarcelo, ma è anche vero che a Tokyo, nella semifinale, abbiamo vinto di un soffio proprio con la Nuova Zelanda, diciamo che quel credito con la fortuna lo abbiamo riscosso…

Bertazzo Viviani 2015
Bertazzo con Viviani, nella Madison iridata 2015 chiusa con l’argento. Liam vanta altre 2 medaglie iridate e 2 titoli europei
Bertazzo Viviani 2015
Bertazzo con Viviani, nella Madison iridata 2015 chiusa con l’argento. Liam vanta altre 2 medaglie iridate e 2 titoli europei
Abbiamo parlato degli altri, ma il 2021 di Liam Bertazzo com’è?

Non è stato semplice finora, ma mi sento una persona nuova e non nego che la spinta dell’oro dei ragazzi è notevole anche per me. Io vengo da stagioni molto difficili, mi sono dovuto operare alla schiena per un’ernia che m’impediva di rendere al 100 per cento, diciamo che la mia vera stagione comincia ora.

Rientri nel gruppo a tutti gli effetti?

L’obiettivo è quello, farmi trovare pronto per europei e mondiali che saranno la mia Olimpiade. Io sono convinto che qualcosa arriverà, la fame di risultati non si è placata a Tokyo, sento spesso i ragazzi e so che è così. Quel che mi è mancato per colpa della schiena è la gara: l’ultima è stata la prova di Coppa del Mondo a Glasgow nel 2019, non è solo la gara in sé, è il fare gruppo, tutto quel che comporta una trasferta. Ora voglio mostrare sul campo che sono ancora parte del gruppo.

Non solo per l’inseguimento a squadre: nelle rassegne titolate le gare a disposizione sono molte di più che in un’Olimpiade…

Certo, c’è spazio per tutti e voglio farmi trovare pronto, anche se la preparazione non potrà giocoforza essere completa. Tornando a quel che si diceva prima, effettivamente saranno rassegne particolari. I team hanno dato carta bianca per l’Olimpiade, ma ora impiegano i corridori nelle varie gare e molti verranno dalle prove del WorldTour. Non avremo tanto tempo per oliare i meccanismi del quartetto, ma il problema vale per tutte le nazioni…

Bertazzo Coppi e Bartali 2021
Una delle rare uscite su strada nel 2021, alla settimana Coppi e Bartali. La ripresa dall’operazione è stata lenta
Bertazzo Coppi e Bartali 2021
Una delle rare uscite su strada nel 2021, alla settimana Coppi e Bartali. La ripresa dall’operazione è stata lenta
Passerai anche tu dalla strada?

Sì, ho in programma alcune prove in Belgio, ma per le gare su strada sarà per me più importante la stagione prossima, iniziandola subito e non dovendo stare a guardare. Ho corso poco quest’anno e sono curioso di vedere come andrà.

Parigi 2024 è dietro l’angolo: secondo te nel vostro gruppo ci sarà qualche nuovo innesto?

Domanda difficile… Se me l’avessi fatta nel 2018 ti avrei risposto di no, poi avete visto tutti la crescita poderosa di Jonathan Milan e quello che ha fatto a Tokyo. Ad ora sarei portato a dire che saremo ancora noi, ma se emergerà qualche grande talento sarà più che bene accetto, il nostro gruppo è aperto…

Questo piccolo uomo è davvero un gigante

10.08.2021
5 min
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Si avrà il tempo di riparlarne dopo. Di approfondire, raccontare, rivivere le emozioni. Eppure l’incontro con Marco Villa nell’ultima sera giapponese porta con sé ancora un fortissimo carico di emozioni. Il tecnico azzurro, che cocciutamente e mettendo sul piatto ogni sua energia di uomo ha costruito questa nazionale, ha tutti i diritti questa volta di sorridere.

«Ma io rido poco – dice – però in questi giorni qualche volta ho riso anche sotto la mascherina. E’ stata una bellissima Olimpiade, un viaggio molto lungo pensando ai cinque anni di qualifica e di preparazione. Quindi per noi è una grossa soddisfazione essere arrivati qua e avere raggiunto un sogno come la medaglia d’oro del quartetto. Come fu un sogno cinque anni fa la medaglia di Viviani. Poi la medaglia di riconferma di Elia da portabandiera, tutto molto bene…».

Ganna ci ha abituato a prestazioni spaziali. E anche questa volta l’uomo della Ineos Grenadiers non ha tradito
Ganna ci ha abituato a prestazioni spaziali. E anche questa volta l’uomo della Ineos Grenadiers non ha tradito
E’ vero che a un certo punto avevi pensato di inserirlo nel quartetto?

Si, mi sarebbe piaciuto inserire anche Elia, però eravamo a centesimi e venivamo da un record del mondo. Andare in finale col record del mondo e cambiare un uomo contro i più forti, era un po’ rischioso. Quindi abbiamo deciso di tenere l’assetto della semifinale ed è andata bene. L’avevamo anche preparata bene studiando i danesi e siamo riusciti a prevalere di pochissimo. Come poi è stato anche nella semifinale con la Nuova Zelanda, dove abbiamo trovato una un’altra squadra fortissima.

Ci si poteva aspettare che Ganna facesse quei cambi di ritmo nel finale?

Pippo i tempi al tablet li ha sempre segnati bene, però insomma… Fino a quel punto, il tablet segnava i tempi che avevamo stabilito e il cronometro ci dava ragione perché a differenza di quello che pensavamo la Danimarca non stava scappando più di tanto. Anzi all’inizio, grazie una bella partenza di Lamon, siamo stati in vantaggio e abbiamo preso subito un ritmo altissimo che siamo riusciti a mantenere. E poi Pippo nel finale ha fatto quello che ci ha sempre abituato a fare e ci ha portato a vincere.

Villa ha sofferto nella prima metà della finale, ma alla fine ruggiva come un leone
Villa ha sofferto nella prima metà della finale, ma alla fine ruggiva come un leone
Viviani ha lamentato il lungo periodo in Giappone senza correre…

E’ stata la stagione della pista. Siamo riusciti a fare la Seigiorni di Fiorenzuola, ma ci sono mancati, come programma stabiliva, la Coppa del Mondo di Nieuwpoort cancellata prima del Giro d’Italia e dopo il Giro ci è mancato il campionato europeo. Avremmo avuto due prove da mettere nelle gambe e nell’esperienza. Abbiamo corso poco prima, perché sia Consonni che Viviani erano concentrati sulle gare su strada, per questo confidavamo in quelle gare che però sono state cancellate. E ci siamo trovati a giocarci un’Olimpiade senza tanta esperienza.

La differenza si è vista.

Analizzando la gara, dobbiamo mettere che non abbiamo fatto una grossa prestazione. Simone non stava bene. Prima e durante il riscaldamento si è sentito poco bene, però abbiamo provato a partire e vedere cosa potesse succedere. Ma resto fiducioso in questa coppia e sono convinto che sia una delle coppie migliori e che possa fare dei risultati.

Ganna si è fermato, ha sollevato la bici, poi è andato da Villa e lo ha abbracciato
Ganna si è fermato, ha sollevato la bici, poi è andato da Villa e lo ha abbracciato
Credi che anche il quartetto sarà da confermare?

Io credo che Jonathan Milan dimostri il fatto che io guardo il cronometro. Come ho dimostrato con Scartezzini e Bertazzo, io ho rispetto di tutti però per fare queste prestazioni devi guardare il cronometro e avere un po’ l’intuito di presentare la squadra migliore. Bando alle amicizie e al bene che posso volere ai corridori. Quando arriviamo qua, per il bene dei quattro che corrono, bisogna presentare i migliori. E Jonathan ha dimostrato di essere entrato in questo gruppo, perciò da qua a tre anni può succedere che magari entri qualche giovane. Sicuramente se entra, vuol dire che va forte

Quanto vi rallenterà la chiusura di Montichiari per manutenzione?

Montichiari resterà chiuso qualche mese, tre-quattro al massimo. Io spero e confido che magari strada facendo riusciamo a limare un po’ il periodo. E’ bastato prima e basterà anche dopo. Se arriva qualche velodromo in più va benissimo, ci mancherebbe, anzi mi farebbe piacere. Qualche ragazzo farebbe trasferte più corte per venire ad allenarsi in pista. Però il metodo d’allenamento ormai è assodato e specializzato, quindi continueremo a lavorare sia sul gruppo che c’è sia sui giovani, per avere sempre un buon ricambio.

Marco Villa è un uomo discreto: osserva molto e studia
Marco Villa è un uomo discreto: osserva molto e studia
Cosa vi siete detti dopo?

Ci siamo abbracciati, poi abbiamo festeggiato senza nessun discorso. I discorsi magari li faremo più avanti, perché ci sono ancora delle gare da preparare. Quello che gli ho detto prima del quartetto, un’ora prima del riscaldamento, è che il gruppo che era lì non doveva dimostrare niente al sottoscritto. Era lì perché sapevo che erano i migliori e sapevo che era un gruppo forte. Dovevano solo fare quello che erano abituati a fare: il meglio e nel miglior modo che potevano. Gli ho anche detto che di tutti i campioni che ho visto passare dall’Australia all’Inghilterra e la Danimarca, io non avrei cambiato nessuno dei miei uomini. Quindi insomma ci siamo dati mano sopra mano e siamo partiti per questa avventura e… Ed è arrivato questo titolo olimpico.

L’oro e gli scherzi: qualcuno stasera perderà i capelli…

04.08.2021
6 min
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Quattro frecce tricolori hanno tinto d’azzurro il velodromo di Izu. Filippo Ganna, Francesco Lamon, Simone Consonni e Jonathan Milan hanno scritto il loro nome nella leggenda del ciclismo su pista, andando a prendersi a una media impressionante di 64,856 km/h non solo la medaglia d’oro dell’inseguimento a squadre dei Giochi di Tokyo, ma anche il nuovo primato del mondo (3’42”032), che cancella quello di ieri realizzato in semifinale (3’42”307).

Prime fasi di gara, gli azzurri in testa. Dopo la rimonta danese, l’affondo di Ganna e arriverà l’oro
Prime fasi di gara, gli azzurri in testa. Dopo la rimonta danese, l’affondo di Ganna e arriverà l’oro

Treno veloce

Qui il treno veloce che attraversa il Giappone si chiama Shinkansen, ma forse dovranno ribattezzarlo Freccia Azzurra, dopo l’impresa compiuta dai ragazzi di Marco Villa nella finale contro la Danimarca. Da brividi poi l’ultimo chilometro, quando l’Italia è passata da un ritardo di 834 millesimi al vantaggio sul traguardo di 166 millesimi: più di un secondo dato dall’Italia ai rivali, visti i 53.506 secondi impiegati per coprire la distanza contro i 54.539 dei danesi.

Anche il presidente del Coni Malagò e Dagnoni hanno voluto festeggiare con i campioni olimpici
Anche il presidente del Coni Malagò e Dagnoni hanno voluto festeggiare con i campioni olimpici

Bottino pieno

Neanche a dirlo, a condurre la rimonta nei giri finali è stato un monumentale Top Ganna, che in apertura si congratula con i danesi sconfitti e ha impressionato anche sir Bradley Wiggins, presente a bordo pista come corrispondente per Eurosport. Il segreto? E’ che Superpippo non ha mai pensato a nessun altro metallo se non all’oro: «Sapevamo di essere competitivi, quindi era da ieri sera che volevamo arrivare e fare qualcosa di grosso. Sapevamo di avere un buon paracadute, ma il paracadute non lo volevamo, perché volevamo andare in picchiata libera verso il grande risultato. Siamo riusciti a ottenerlo con tanta fatica, sudore e lavoro di squadra». 

L’arrivo di Milan ha fatto fare al quartetto il salto di qualità decisivo
L’arrivo di Milan ha fatto fare al quartetto il salto di qualità decisivo

Insonnia Milan

Parole da leader di un quartetto che era partito da quell’esperienza lampo di Rio 2016, quando erano stati chiamati a sostituire la Russia squalificata per il caos doping scoppiato all’immediata vigilia dell’Olimpiade carioca. Fra le differenze di quella squadra (che volò in Brasile con Lamon, Ganna, Bertazzo e Consonni con Scartezzini riserva) c’è l’inserimento Jonathan Milan. E proprio il ventenne friulano di Buia (paese d’origine anche di Alessandro De Marchi) è il più incredulo.

«Era un sogno, siamo riusciti a realizzarlo tutti insieme, come un vero team. Abbiamo formato un bel gruppo, non solamente noi – racconta emozionato – ho avuto un po’ di difficoltà ad addormentarmi ieri sera tra emozioni, dubbi e pensieri vari. Ero preoccupato di tirare troppo poco o di sbagliare qualcosa. Poi però, mi sono svegliato tranquillo, concentrato sulle possibilità che avevamo».

Un momento atteso per anni: l’oro olimpico: il sogno che diventa realtà
Un momento atteso per anni: l’oro olimpico: il sogno che diventa realtà

La locomotiva di Verbania

Eppure, a quattro tornate dal termine, l’impresa sembrava quasi impossibile (date un’occhiata alla progressione dei tempi nel primo foglio di questo file ufficiale). Persino la formazione femminile, presente in tribuna a fare un tifo indiavolato, stava per rassegnarsi, prima che la Locomotiva di Verbania non decidesse di trasformarsi in Shinkansen.

«Sapevamo che erano più forti su quella distanza – dice Ganna – ma anche che nell’ultimo chilometro avevamo un buono sprint per recuperare tutto il terreno perso. Pensavo a pedalare e a fare la miglior performance possibile e non alla tabella ed è arrivato il record del mondo. I ragazzi mi hanno messo nelle migliori condizioni possibili. Io, una volta che sono lanciato e ho preso il ritmo devo solo mantenere, nient’altro. Vi assicuro che fare il lavoro degli altri tre è molto più difficile». 

La giusta partenza

E così, l’abbiamo chiesto a Lamon come si lancia il quartetto a tutta. Lui ci ha risposto di aver tenuto lo stesso ritmo di ieri, ma Simone poco più in là se la ride e dice: «No no, sei andato molto più forte». Francesco poi aggiunge: «Devo trovare il giusto compromesso tra una partenza forte che non rimanga sulle gambe a tutti. Spero di averlo fatto nel limite del possibile, poi quando sono a ruota è una sofferenza fino alla fine. La mia gara dura un po’ di meno di quella degli altri, ma ce l’ho messa tutta. Andare a letto ieri con già una medaglia al collo è diverso dal giocarsi o tutto o niente, però non ci siamo rassegnati al 2° posto perché l’oro è sempre l’oro». Poi la dedica speciale per il papà: «Compie gli anni giusto oggi, per cui penso sia un buon regalo e rinnovo i miei auguri. Lui lavora in ospedale e ha seguito la gara con un suo collega».

Ottima partenza per Lamon: gli azzurri sono passati subito al comando, ma la strada fino all’oro era ancora lunga
Ottima partenza per Lamon: gli azzurri sono passati subito al comando, ma la strada fino all’oro era ancora lunga

Ruoli invertiti

Simone non bada a tecnicismi: «In finale non c’è un vero piano, alla fine l’adrenalina prende il sopravvento. Finché ne hai, vai». E così è stato fino all’apoteosi d’oro.

«Un mondiale o un europeo ti danno luce sport – aggiunge Top Ganna – l’Olimpiade credo che sia l’emblema di uno sport che magari durante l’anno non viene seguito dai media e poi ai Giochi può portare qualche ragazzo ad avvicinarsi al nostro. Quando abbiamo cominciato noi a Rio, vedevamo le altre nazioni come modelli, magari adesso qualche team ci vede da campioni olimpici come riferimento da battere».

A chi chiede a Superpippo se gli sforzi del doppio impegno siano stati ripagati dalla medaglia odierna: «Sono passate un paio d’ore da quando l’ho vinta, ci pensiamo domani».

Ganna e Consonni sono l’anima della festa, fra battute e racconti
Ganna e Consonni sono l’anima della festa, fra battute e racconti

Birra e capelli

Nunc est bibendum, bisogna festeggiarla e Filippo scherza: «Speriamo di non trovare i 7/11 (negozi aperti 24 ore su 24 qui in Giappone; ndr) aperti, perché sennò finiamo tutta la birra». Poi rivela il voto per l’oro: «Diciamo che qualcuno torna senza capelli stasera. A Villa non possiamo far nulla e ci toccherà colorarglieli o mettergli una parrucca».

Smaltita l’adrenalina e il mal di gambe, Consonni correrà la madison con Viviani
Smaltita l’adrenalina e il mal di gambe, Consonni correrà la madison con Viviani

Tocca a Elia

E a proposito del podio storico, Simone aggiunge: «Qui siamo in quattro, ma c’è tutta una nazione dietro. Volevo ringraziare Liam Bertazzo che non ha corso purtroppo, sicuramente avrebbe fatto il  nostro tempo così come tutti i ragazzi a casa». E’ il più stanco di tutti il bergamasco, ma capitan Ganna lo sprona in vista dei prossimi impegni. «Lui è come un gatto, ha sette vite». «Però qualcuna l’ho già perduta nelle scorse gare – replica Simone – domani mi concedo un po’ di riposo e mi godo Elia nell’omnium, mentre poi mi aspetta la madison».

La fame azzurra di gloria olimpica non si è ancora placata, tocca a te Elia saziarci già tra meno di 24 ore, spazzando via tutti i dubbi dei mesi precedenti. 

Domani cercheranno di far divertire l’Italia

03.08.2021
5 min
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«E’ tutto merito tuo» grida il ragazzino del quartetto azzurro dei sogni Jonathan Milan. Il suo dito indica Marco Villa, il ct della pista che ha compiuto un altro miracolo, spedendo la squadra dell’inseguimento nella finale olimpica al velodromo di Izu, dove domani (sincronizzate gli orologi: ore 11,06) sfideremo i colossi danesi per l’oro. E’ stata un’Italia da brividi quella che ha battuto al fotofinish nel primo turno (ovvero una sorta di semifinale) la Nuova Zelanda per l’inezia di 0”090. E per lo stesso margine, gli azzurri hanno scritto il loro nome sul libro dei primati, realizzando il nuovo record mondiale in 3’42”307.

Dopo aver parlato da capitano, anche domani Ganna trascinerà l’Italia in finale
Dopo aver parlato da capitano, anche domani Ganna trascinerà l’Italia in finale

Lamon e Consonni

Velocissimo il lancio di Francesco Lamon, poi il testimone è passato a Simone Consonni che ha sua volta ha lasciato spazio a Jonathan Milan. I neozelandesi ci fanno soffrire, arrivano a mezzo secondo di vantaggio. Però a quel punto gli azzurri giocano il jolly, sfoderando la Locomotiva di Verbania. Filippo Ganna mette il turbo e si trascina dietro quel che resta dell’Italia, Consonni e Milan che in volata bruciano i rivali e ora sognano in grande.

Unanime da parte degli azzurri la dedica per il tecnico dell’Italia Marco Villa
Unanime da parte degli azzurri la dedica per il tecnico dell’Italia Marco Villa

Top Ganna

Quando arriva in zona mista, Top Ganna sorride e dichiara: «Oggi siamo arrivati con buona gamba e i ragazzi hanno dimostrato che il lavoro fatto negli anni ha portato davvero a tante cose, a tante emozioni. Più di una volta, l’abbiamo presa in quel posto e tutto torna prima o poi. Nel nostro gruppo ce n’è uno che ha già vinto una medaglia importante (Elia Viviani, oro a Rio 2016 nell’omnium, ndr) e lui sa cosa vuol dire vincerla e io voglio conviderla con gli altri. Gli dico di tenere duro 24 ore, poi se vogliono possono ubriacarsi e sarò il primo ad accompagnarli».

Fattore Elia

L’importanza di avere in gruppo un campione olimpico, nonché il primo ciclista portabandiera nella storia azzurra, è un valore aggiunto, come conferma chi lo conosce meglio di tutti, il compagno di squadra nella Cofidis, Simone Consonni: «Sicuramente, quello che ha fatto scattare questa attenzione per la pista è Elia. E’ grazie a lui che tutta l’Italia ci guarda e noi sentiamo il calore della gente, per cui speriamo di aver regalato emozioni anche oggi».

Futuro Milan

Capitan Top Ganna ringrazia i compagni per la prova da record: «Ridendo e scherzando dovevamo partire a 13”6, mentre al secondo giro eravamo a 13”3. Allora ho detto “Va bene ragazzi, fate quello come volete, ormai siamo lì”. Voglio dire un grazie a tutti, da chi è partito e non l’aveva mai fatto così forte (Lamon), a chi ha fatto il secondo uomo e ci ha portato subito “in tabella” (Consonni) e poi anche a uno alto e giovane che può essere il futuro del ciclismo su pista e non solo, perché anche su strada sa difendersi».

Un abbraccio anche per Lamon, che è andato molto meglio di ieri
Un abbraccio anche per Lamon, che è andato molto meglio di ieri

Berlino addio

L’ultimo riferimento è a Milan, che compirà appena 21 anni a ottobre ed è già sul podio olimpico. Nemmeno il diretto interessato ci crede: «E’ un’emozione indescrivibile, è tutto nuovo, faccio fatica a realizzare dove sono. Rispetto al bronzo di Berlino 2020, sono tanti step in più».

Provateci voi

Le parole quasi gli mancano e anche Lamon annuisce, ma lascia la parola a Consonni: «Siamo partiti subito con una tabella alta, perché sapevamo che era una semifinale impegnativa, in pratica era una “finalona” per entrambi. Siamo stati a tabella e poi sapevamo di avere l’uomo in più che è Filippo, che ci fa fare la differenza alla fine e si è visto anche oggi. Bravi a me e Milan che gli siamo stati a ruota perché non è semplice. Se non ci credete, provateci».

Nel nome di Villa

Top Ganna va così forte, che gli avversari tentano di fermarlo in tutti i modi, ma il verbanese replica a modo suo: «Ci sono nazioni che han detto che il mio manubrio non era omologato, anche se lo è dall’Uci. Avrei potuto correre anche con quello della corsa a punti. Dai, non voglio essere sborone, però volevano metterci il bastone tra le ruote».

Non ha funzionato e ora manca l’ultimo gradino da scalare: «Come già detto prima della semifinale, dobbiamo fare la gara su noi stessi e seguire una persona a bordo pista col tablet a cui crediamo ciecamente. Se lo facciamo alla lettera, abbiamo visto che possiamo fare. Domani Marco Villa sarà sempre il nostro faro e cercheremo di far divertire l’Italia». 

Con queste premesse, prendetevi un’ora libera domattina perché c’è una finale che può regalare i nostri ragazzi alla leggenda. Il vostro tifo si sentirà anche a migliaia di chilometri di distanza e sarà il turbo per i giri finali che eleggeranno il quartetto campione olimpico.

Anche Villa si commuove: record del mondo e super Ganna

03.08.2021
5 min
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Record del mondo e finale con la Danimarca. In quel tripudio di urla e abbracci che è stato il velodromo di Izu dopo la sfida con la Nuova Zelanda, gli occhi non riuscivano a stare dietro alle scene di esultanza senza tornare di tanto in tanto al tabellone che indicava il nuovo record del mondo stabilito dal quartetto azzurro: 3’42”307 alla media di 64,765. Nuova Zelanda 3’42”397, anche il loro sarebbe stato record, ma il nostro è meglio.

Marco Villa ha gli occhi lucidi e per la prima volta in tanti anni lo abbiamo visto esultare come dopo un goal. Lui che si tiene tutto dentro, è arrivato a Tokyo portandosi sulle spalle la responsabilità del doppio impegno di Ganna. E puoi avere fede nel lavoro quanto vuoi, ma se alla fine non salta fuori il tempone, crolla tutto giù.

«Mi tengo tutto dentro – sorride con gli occhi lucidi e a tratti si interrompe come per riordinare le idee – ma oggi mi è sembrato di essere andato un po’ in debito. Quando ho visto che eravamo in vantaggio e poi abbiamo cominciato a perdere… Di solito quando succede così, si va giù. Però probabilmente succede agli altri e a questa squadra no. Con un Ganna così grande che fa la differenza all’ultimo chilometro… Sapete tutti che con le caratteristiche dei nostri corridori non possiamo partire forte e ho sempre detto che la cronometro non ci permetteva di lavorare sulle partenze da fermo, però giorno dopo giorno Pippo ha dimostrato, ne sono convinto e ne ero convinto, che sarebbe migliorato sempre di più. E oggi meglio di ieri e ieri meglio dell’altro ieri e domani… Domani un altro giorno».

Villa ha sofferto nella prima metà di gara, ma alla fine ruggiva come un leone. Poi la scoperta del record…
Villa ha sofferto nella prima metà di gara, ma alla fine ruggiva come un leone. Poi la scoperta del record…

L’Italia si giocherà la finale con la Danimarca, nonostante il goffo incidente per cui Fredrik Madsen ha travolto il terzo britannico, staccato, ma pur sempre in gara.

Pensavi che dopo la caduta sarebbero passati loro?

Era difficile capire cosa sarebbe successo. Io ho uno storico di due settimane fa, dove nella finale per il terzo e quarto posto in Coppa del mondo, Plebani è stato raggiunto e tamponato dallo svizzero e hanno dato la vittoria a noi, perché il regolamento dice che l’avversario lo devi passare. Qui non era il caso di un singolo, ma di un quartetto e ho sentito sparare. Però il danese ha tamponato l’inglese e non gli ha permesso di finire la prova. Potrebbe esserci un warning e loro ne hanno già un altro per i cerotti (ieri i danesi hanno corso con un taping vietato e per questo sono stati ammoniti, ndr). Ma non lo so, non voglio fare il giudice e prendo atto della decisione.

Un grande Ganna, malgrado la crono o proprio grazie alla crono?

Ero più dispiaciuto io di lui, perché Pippo non si è mai lamentato del circuito, ma dei cinque era nettamente quello sfavorito visto il percorso. Si è buttato dentro come se fosse il suo circuito e ha perso per due secondi il bronzo e per quattro l’argento. L’ha presa così e me dispiace, perché ho sempre detto che poteva entrare nella storia prendendo una medaglia a crono e una su pista. Quella su strada l’ha mancata per poco, però… 

Francesco Lamon, l’uomo delle partenza: un ruolo delicatissimo. Ieri si è staccato, oggi è andato meglio
Francesco Lamon, l’uomo delle partenza: un ruolo delicatissimo
Però su pista si corre per l’oro.

Noi eravamo venuti qua per dimostrare e per fare questo. Per avere questo obiettivo con Pippo, anche se che qualcuno era un po’ dubbioso sulla scelta. Che magari se non veniva in pista, poteva vincere la cronometro. E se si prendeva il legno anche qua, si era fallito in tutte e due le parti. Noi siamo partiti un anno fa pensando a questo e Pippo è venuto qui con il suo posto nella cronometro grazie alla vittoria nel campionato del mondo. Se le Olimpiadi ci fossero state l’anno scorso, Pippo non avrebbe corso la crono. Invece si è guadagnato un posto e ha voluto rispettarlo.

Senza neanche un dubbio?

Io sono stato il primo sostenerlo, però questo quartetto è partito 8 anni fa per arrivare qua e Pippo è stato il primo che l’ha sostenuto. Non era giusto abbandonarlo perché adesso è diventato forte di là, quindi abbiamo cercato di credere in qualcosa che, lavorando bene, si poteva fare.

Si era quasi fatta, in effetti…

La prima l’abbiamo sbagliata di poco, anche perché sono andati forte gli altri. Perché Dumoulin aveva smesso poi si è ripresentato e in un anno è diventato ancora Dumoulin. Tanta roba. Dennis senza Tour ha fatto terzo…

Dopo aver tamponato il britannico, Madsen pretendeva anche di avere ragione
Dopo aver tamponato il britannico, Madsen pretendeva anche di avere ragione
In finale con i danesi: come la vedi?

Voglio studiarmi i tempi, non li ho presi e voglio vederli bene. E poi loro nel finale avevano avanti l’Inghilterra che li ha risucchiati forse anche troppo.

Le donne purtroppo sono uscite: si poteva fare di più?

Stiamo lavorando benissimo, al maschile e al femminile. Le ragazze forse vanno a casa con una delusione personale, ma sono giovanissime e devono prendere per esempio questo quartetto che è passato dalla delusione di Rio ed è cresciuto tanto. Non c’è davvero niente di cui lamentarsi. Sono contento del materiale che ho, sono contento dell’attività che ho fatto, sono contento del supporto che mi ha dato la Federazione anche per tenere gli stradisti in pista e questo credo che sia la cosa basilare. Pinarello e Castelli ci hanno dato dei materiali fantastici e… questi tempi, il record del mondo sono frutto di tanto impegno.

Una partenza normale per gli azzurri, per le loro caratteristiche, poi un finale travolgente e il record del mondo 3’42″307
Una partenza normale per gli azzurri, per le loro caratteristiche, poi il record del mondo 3’42″307
Cosa hai detto ai ragazzi?

Non più di tanto. Ieri sera abbiamo fatto il discorso dopo la prova e poi questa mattina sono venuto al velodromo alle 9 con Viviani e loro erano ancora letto. Li ho aspettati qua, sono arrivati alle tre e mezza e abbiamo parlato. Non c’è tanto da dire, sono ragazzi che sanno già quello che devono fare, hanno una grossa esperienza. Sanno sopportare le pressioni, le difficoltà. L’andare in svantaggio è una difficoltà e l’hanno superata. Quindi domani…

Quindi domani?

Faremo tutto il possibile. Oggi anche Elia è venuto qui lavorare anche per il quartetto. Quindi adesso vediamo, parlo coi ragazzi e domani… domani è un altro giorno.

Super Danimarca e Germania, ma i nostri quartetti sono lì

02.08.2021
4 min
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Dalla strada alla pista a tutta velocità. E’ cominciata l’ultima settimana di Olimpiade a Tokyo e gli amanti delle due ruote sono pronti ad emozionarsi per le gare che da qui a domenica 8 agosto assegneranno le medaglie in pista. L’Italia è partita subito ai mille all’ora con i due suoi quartetti che sembravano due treni a vederli filare lesti quest’oggi: sia gli uomini sia le donne, infatti, hanno ritoccato i rispettivi record nazionali.

Record italiano

Ad aprire le danze sono state Letizia Paternoster, Rachele Barbieri, Elisa Balsamo e Vittoria Guazzini, che hanno portato il nuovo limite nazionale a 4’11”666, che è anche il quarto tempo assoluto. Domani, alle 15,51 locali (ovvero alle 8,51 italiane) sfideranno la Germania, numero uno nelle batterie (4’07”307) per un posto nella finale per l’oro. Una sfida in salita, ma le nostre frecce azzurre vogliono stupire ancora. Gran Bretagna (2° posto in 4’09”022) e Stati Uniti (3° posto in 4’10”118) si giocheranno l’altro posto nella finalissima. Le due perdenti, insieme alle altre quattro squadre torneranno in gioco per il bronzo. Le finali con in palio le medaglie sono in programma a partire dalle 10,19. 

Pacca sulla spalla fra Barbieri e Guazzini: missione compiuta
Pacca sulla spalla fra Barbieri e Guazzini: missione compiuta

Così Dino Savoldi: «Le ragazze sono state brave, hanno girato nei tempi che pensavamo. Forse potremo migliorare ancora qualcosa, ma per ora ve bene così, perché questo è un gruppo giovane. Non era facile, perché siamo al debutto e la componente psicologica era importante. Sicuramente la Germania è diventata la favorita per il torneo, ma adesso si riparte da zero. Siamo contenti, ma consapevoli che tutto può ancora succedere».

Ganna power

Filippo Ganna ha pilotato, invece, il quartetto maschile, completato da Francesco Lamon, Simone Consonni e Jonathan Milan al primato italiano (3’45”895), che per qualche minuto è stato anche record olimpico (3’45”895), prima che i missili danesi facessero ancora meglio (3’45”014). Gli azzurri torneranno in pista domani alle 9,36 in punto contro la Nuova Zelanda. Chi vince, si gioca l’oro contro la squadra che andrà più veloce nel duello tra Danimarca e Gran Bretagna.

Tutti in un fazzoletto

Questo il commento di Marco Villa: «Non è stato facile con solo cinque giorni di preparazione su questa pista. Sono stati giorni di attesa e per certi versi anche di paura. Il fatto di partire per quarti è stato come correre al buio. Abbiamo seguito la nostra tabella, disturbata solo parzialmente dal salto del nostro corridore (Francesco Lamon, ndr) negli ultimi metri. Abbiamo visto, però, che i problemi ci sono stati per tutti. Ci attendevamo record del mondo frantumati, invece ci rendiamo conto che siamo tutti racchiusi in un fazzoletto e che sono tutti umani. La Nuova Zelanda è alla nostra portata. Siamo sereni. Adesso massaggi e un riposo che ci permetterà domani di essere pronti per il primo turno». Tenetevi forte, le emozioni sono assicurate.

Velodromo velocissimo, si comincia dai quartetti

02.08.2021
5 min
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Si comincia, dunque. Dopo mesi di rincorsa e preparazione, convocazioni ed esclusioni, anche i ragazzi della pista scendono in campo a Tokyo. La scoperta dei giorni scorsi riguarda proprio il velodromo, sulle cui condizioni ci si interrogava da mesi, al pari di tutti i dubbi intorno alle condizioni ambientali della gara su strada.

Lamon è l’uomo che lancerà il quartetto: esplosivo e veloce
Lamon è l’uomo che lancerà il quartetto: esplosivo e veloce

«La pista è stata levigata – ha detto Dino Salvoldi, tecnico delle donne dopo i primi test – e nel velodromo di Izu c’è l’aria condizionata con bassa pressione: si tratta di un anello molto scorrevole. Ci saranno gare con riscontri cronometrici importanti, forse si soffrirà nelle prove più lunghe, in cui chi arriva dalla strada avrà un piccolo vantaggio in termini di resistenza».

Pochi riferimenti

La mancanza di riferimenti cronometrici successivi ai mondiali di Berlino (febbraio 2020) aprirà il campo a possibili sorprese, allo stesso modo per cui sono ancora tutti lì a chiedersi da dove sia venuto fuori il portentoso Marcell Jacobs che ieri ha conquistato l’oro nei 100 metri. Quanti atleti e squadre, alla pari del bresciano, potrebbero aver lavorato a casa propria migliorando in modo imprevedibile? La grossa curiosità verte soprattutto sugli australiani, sempre fortissimi in pista, che nessuno è riuscito a vedere all’opera per più di un anno.

Visti girare in velodromo gli australiani, veri… oggetti misteriosi della sfida
Visti girare in velodromo gli australiani, veri… oggetti misteriosi della sfida

Partenza critica

Proprio legata agli atleti arrivati dagli antipodi è infatti la prima osservazione di Marco Villa, tecnico degli uomini.

«Anche se siamo primi nel ranking mondiale – dice – purtroppo partiremo per quarti. Questo vuol dire che dopo di noi correranno le qualifiche altre quattro formazioni, che potranno prenderci come riferimento. In particolare dopo di noi scenderanno in pista Nuova Zelanda, Danimarca, Australia e Gran Bretagna, alcune fra le squadre più temute. Credo che la Danimarca sia la squadra da battere, visti i risultati mondiali degli ultimi anni. Occhio anche all’Australia, tradizionalmente formazione che si esprime al meglio quando la posta è alta, ma siamo ad un’Olimpiade e tutti gli avversari sulla carta possono correre per il podio».

Rio, un secolo fa

Le prime a scendere in pista per le qualificazioni saranno le ragazze dell’inseguimento a squadre. Atlete di cui sin dai primi passi di bici.PRO nel gruppo vi abbiamo raccontato qualità e sogni. Martina Alzini, Elisa Balsamo, Rachele Barbieri, Martina Fidanza, Vittoria Guazzini, Letizia Paternoster, fra le quali Salvoldi ha selezionato le quattro che si giocheranno la qualificazione: Barbieri, Paternoster, Balsamo e Guazzini.

«Abbiamo lavorato bene – spiega il tecnico azzurro – portando a termine allenamenti che definirei positivi e siamo sereni. Ieri ci siamo concessi un ultimo allenamento su strada e siamo pronti per cominciare. Il confronto con gli altri è duro, qui siamo ai massimi livelli, ma il nostro obiettivo è migliorarci. A Rio è stato un successo qualificarsi ed eravamo a 11” dalle migliori. Ora ci siamo avvicinati. E l’obiettivo è fare il nostro miglior tempo». 

Le azzurre scenderanno in pista a partire dalle 9 ora italiana

Alzini e Paternoster: la prima non farà parte del primo quartetto: entrerà in gara a seguire
Alzini e Paternoster: la prima non farà parte del primo quartetto: entrerà in gara a seguire

Rapporti lunghi

A seguire sarà la volta degli uomini, che ieri hanno tenuto la rituale riunione tecnica in cui si sono decisi rapporti e materiali, sulle Bolide Blue Ego che saranno utilizzate dagli azzurri. In base alla temperatura e alla pressione prima della partenza si valuterà fra 62-63-64. Quest’ultimo, un rapporto molto lungo per le abitudini dei nostri (anche se leggendo quel che ci aveva detto Scartezzini vedendo partire i compagni, era lecito aspettarselo).

«Pista veloce – spiega Villa – l’aria condizionata del velodromo toglie umidità e rende l’aria leggera. E poi avversari che volano. Se vogliamo provarci, dobbiamo un po’ azzardare. Purtroppo l’ho già detto, partiamo prima delle nazioni forti e non posso avere riferimenti, solo quelli in allenamento. Dove non so se giravano così per tabella o su tempi sovrastimati per fare dei test».

Il nostro portabandiera concentrato e tirato: Viviani è pronto
Il nostro portabandiera concentrato e tirato: Viviani è pronto

Ganna recupera

E se qualche domanda era lecita farsela sul recupero di Ganna dopo la crono, Villa spazza il campo da ogni possibile dubbio.

«Confermo – dice – Pippo ha recuperato in questi giorni dallo sforzo e sta bene. Ha provato anche le partenze da fermo».

Accanto ai tecnici nel velodromo, partito Cassani, si è visto per tutto il tempo Roberto Amadio, nuovo responsabile delle nazionali. Gli uomini del quartetto inizieranno le loro qualificazioni un’ora dopo le donne, quindi alle 10. Anche su di loro abbiamo detto, scritto, approfondito e mostrato. Per le qualificazioni scenderanno in pista Francesco Lamon, Simone Consonni, Jonathan Milan e Filippo Ganna.

Prove di partenza nel velodromo di Izu per Barbieri e Fidanza
Prove di partenza nel velodromo di Izu per Barbieri e Fidanza

Il calendario

Quello che segue è il calendario delle gare nel velodromo di Izu che vedranno impegnati atleti italiani, con orari italiani per rendere più facile seguirli. Il calendario completo della gare su pista, si può invece consultare dal sito ufficiale dei Giochi di Tokyo 2020.

Inseguimento a Squadre Donne

2 agosto – 8,30-11,30 Qualificazioni (le azzurre correranno a partire dalle 9)

3 agosto – 8,30-11,10 Eliminatorie/Finale

Inseguimento a Squadre Uomini

2 agosto – 8,30-11,30 Qualificazioni (gli azzurri correranno alle 10,02)

3 agosto – 8,30-11,10 Eliminatorie

4 agosto – 8,30-12 Finale

Tutti i ruoli tecnici saranno inquadrati dalla nuova dirigenzafederale: qui Villa con Amadio
Tutti i ruoli tecnici saranno inquadrati dalla nuova dirigenzafederale: qui Villa con Amadio

Omnium Uomini

5 agosto – 8,30-11

Madison Donne

6 agosto – 8,30-12,15

Madison Uomini

7 agosto – 8,30-11,25

Omnium Donne

8 agosto – 3-6,15

Milan, da Imola a Montichiari ricercando il colpo di pedale

21.06.2021
4 min
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Dopo aver fatto una fatica indicibile al campionato italiano di Imola, ingobbito sulla Gallisterna portando avanti i suoi 194 centimetri, Jonathan Milan è tornato in Friuli, ha cambiato la valigia e stamattina alle 10 si è messo in macchina verso Montichiari. «Dove Villa ci ha annunciato che faremo prove di gara – dice il corridore del Team Bahrain Victorious – in cui si vedrà chi ha la gamba, il colpo di pedale, per capire a che punto siamo».

Dopo i campionati italiani su strada, per Milan è ripresa la routine del velodromo
Dopo i campionati italiani su strada, per Milan è ripresa la routine del velodromo

La crono mancante

Per esperienza e gusto personale, Jonathan avrebbe dovuto correre il tricolore a cronometro, ma avendo trascorso le ultime settimane facendo lavori finalizzati alla pista senza prepararsi come sarebbe servito, ha preferito dedicarsi alla causa di Colbrelli. Ha tirato. Ha masticato la sua bella dose di fatica. Ha comunque fatto l’esperienza di un campionato italiano al primo anno da pro’. E ora è pronto per rituffarsi nell’avventura olimpica.

«Se fossi andato a fare la crono – dice e sorride – avrei fatto un buco nell’acqua. Tutti gli allenamenti fatti finora erano propedeutici alla pista, anche su strada. Partenze da fermo. Lavori sui 2-3 minuti simulando situazioni della pista, pur con altri rapporti e un altro ambiente. Le crono sono la mia specialità, ma sarebbe stato impossibile farne una di 45 chilometri senza preparazione specifica».

In Belgio ha provato varie corse, mostrando un bel colpo di pedale sul pavé: qui ad Harelbeke, ma si è ritirato
In Belgio ha provato varie corse, mostrando un bel colpo di pedale sul pavé

La gestione condivisa lo soddisfa. Se da un lato Paolo Artuso, coach della squadra, fa da raccordo e gestisce i tempi del lavoro, la preparazione in senso stretto è seguita ancora da Andrea Fusaz, del CTF Lab, come negli accordi presi alla firma del contratto. Tuttavia, nel rispetto della giovane età, l’attività su strada di Milan è stata finora piuttosto blanda.

In pratica dopo il Fiandre del 4 aprile, sei tornato in corsa il 6 giugno al Giro di Slovenia…

E nell’intervallo ho fatto tanta pista, perché l’obiettivo era di preparare gli europei, anche se poi li hanno rinviati. Forse senza quell’appuntamento, avrei corso di più, ma penso che il programma sia stato giusto e che la squadra mi stia supportando bene. Il prossimo anno la strada sarà il punto centrale, comincerò ad avere i miei obiettivi, mentre tutto quello che verrà quest’anno servirà per fare esperienza. Ho sperimentato piccole corse a tappe come Uae Tour e Slovenia, grandi classiche e corse minori. Sono ancora nella fase dell’inserimento e mi sto trovando bene.

La pista resta centrale fino alle Olimpiadi, poi la strada avrà il sopravvento?

Dopo Tokyo si correrà su strada e vedremo semmai verso fine stagione cosa fare con europei e mondiali su pista.

Però intanto c’è da capire se andrai alle Olimpiadi, anche se a rigore di logica dovresti essere uno di quelli sicuri.

La sto vivendo abbastanza tranquillamente. Se inizio ad agitarmi, non vado da nessuna parte. Quel che sarà sarà, se sarò convocato, farò del mio meglio.

Sei stato a Livigno con gli altri?

Sono salito su 5-6 giorni prima, perché sarei sceso per andare al Giro di Slovenia. Il periodo minimo perché sia utile è di due settimane.

Jonathan Milan, europei pista 2020
Agli europei di Plovdiv 2020 ha conquistato l’argento nell’inseguimento individuale, oltre a quello nel quartetto e il bronzo nel chilometro da fermo
Jonathan Milan, europei pista 2020
Agli europei di Plovdiv 2020, argento nell’inseguimento individuale e nel quartetto e il bronzo nel chilometro
Come è andata in Slovenia?

Ho fatto fatica. E quando la domenica sono tornato in Italia, sono andato subito in pista e quel lunedì (14 giugno, ndr) avevo davvero mal di gambe, perché fra altura e corsa certi lavori che in pista sono la base mi mancavano. Il colpo di pedale si perde. Per questo da oggi farò poca strada e tanta, tantissima pista.

Se sarai convocato, andrai alla Settimana Italiana in Sardegna, dal 14 al 18 luglio, giusto?

E’ nei programmi e dovrei andarci con la squadra.

L’ultima la dedichiamo a tuo fratello Matteo: sta ancora andando forte?

Si sta allenando e speriamo possa fare una bella seconda parte di stagione. Tutti gli juniores come lui l’anno scorso hanno perso un’annata, un brutto colpo. Tanto di cappello perché è riuscito già a vincere. Non è stato facile per noi, che comunque avevamo più attività e una base più alta. Figuratevi loro…