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Simone Consonni e Filippo Ganna, due artefici dello storico oro azzurro nel quartetto a suon di record del mondo

Consonni 1 / La lunga rincorsa e quell’urlo a 220 battiti

18.08.2021
7 min
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Ti immagini quando alla partenza della corsa in Belgio, fra due giorni, inizieranno a chiamarti Champion Olympique? Consonni fa una pausa e sorride, le tante attenzioni continuano a sembrargli strane. Sono passate due settimane dall’oro nel quartetto di Tokyo e quel suo urlo liberatorio. Il bergamasco rientrerà in gruppo il 20 agosto al Gp Marcel Kint che parte da Kortrijk, nella culla del ciclismo fiammingo. Da lì correrà il Tour Poitou Charentes e poi dritto fino al Gp Plouay. Dieci giorni, scherza, per togliere la ruggine dalla bici da strada. Ieri si è allenato per sei ore, prima e unica distanza prima del debutto. Ma il nastro riavvolto è fermo alla metà di febbraio, quando il ginocchio faceva male e non si sapeva quando avrebbe iniziato a correre.

Avresti mai detto che di lì a sei mesi saresti stato campione olimpico nel quartetto?

Vi dico la verità, un po’ di paura c’è stata. Il ginocchio è stato il mio secondo stop, perché a gennaio già c’era stato il covid. E quindi magari i primi 15-20 giorni di stop ci possono stare, però poi quando vedi che la sfortuna si accanisce, dici: «Porco cane, ma proprio durante l’anno olimpico?». Però fortunatamente a casa c’è chi è riuscito a tranquillizzarmi, quindi alla fine l’ho vissuta bene e sono riuscito a ripartire. 

Metà di febbraio, il quartetto gira, Consonni è al palo per il ginocchio. Con Compri e Morini si parla di esercizi tonificanti
Metà di febbraio, il quartetto gira, Consonni è al palo per il ginocchio. Con Compri e Morini si parla di esercizi tonificanti
Bene, insomma…

La prima corsa l’ho fatta a marzo perché mancava un corridore per il Gp Monseré e mi hanno steso (ride, ndr). Praticamente mi sono trovato senza la sensibilità nel braccio destro e ho pensato ci fosse una maledizione. Un altro mese fermo ai box prima del Giro sarebbe stato una mazzata, invece non c’era niente di rotto e con un po’ di fortuna sono ripartito con la tranquillità della Cofidis che, pur non avendo corso da inizio anno, non ha cambiato il mio programma. Per cui Giro d’Italia, per poi staccare e pensare completamente alle Olimpiadi. Con due mesi abbondanti e fatti bene dopo il Giro, sapevo che a Tokyo ci sarei arrivato nel modo giusto.

Però a ben guardare eri spesso anche in pista…

Tutto l’anno cerco di fare lavori per strada e pista, lavori di cadenza o partenze da fermo. Magari l’anno prossimo, ora che le Olimpiadi sono alle spalle, mi piacerebbe focalizzarmi per cercare di dare belle soddisfazioni alla squadra, visto che comunque non è da tutti lasciare due corridori lontani dalle corse per tre mesi. E vedendo come ha reagito il fisico di Elia dopo Rio, direi che le prospettive dopo l’impressionante blocco di specifico che abbiamo fatto sono incoraggianti. Spero di essere bravo a gestire bene il rientro su strada, perché le corse si decidono dopo 150-180-200 chilometri e ieri la sesta ora l’ho proprio sentita

Villa ha sofferto nel fare le scelte, sapeva di avere un gruppo formidabile
Villa ha sofferto nel fare le scelte, sapeva di avere un gruppo formidabile
Dai, parliamo di cose belle. Come è stato a Tokyo?

E’ stato bello, perché siamo andati giù consapevoli di quello che abbiamo fatto, del lavoro, dei dettagli, dell’impegno che ci abbiamo messo in questi 5 anni. Il nostro gruppo parte da lontano ed è stata la trasferta in cui mi sono divertito di più, pur essendo professionale al 100 per cento. Il salto di qualità lo fai così. Sono ragazzi con cui vado anche in vacanza e quindi sapevo che sarebbe stata una bella avventura e non poteva finire meglio. Sembrava proprio scritto, mi sentivo in un film. Dopo anni di delusioni e semifinali perse per meno di 1/10 e le Olimpiadi di Rio arrivate in modo rocambolesco e finite a pochi centesimi dalla finale per il bronzo, l’oro di Tokyo era l’unico finale possibile.

La fase delle selezioni è stata pesante anche per voi che partivate?

Dico la verità, sono stati i giorni più duri da quando ho iniziato la preparazione, perché comunque si sapeva che lasciavamo in Italia non solo Scartezzini, ma tutti quelli che hanno collaborato con noi, a Montichiari e Livigno, il pesonale, lo staff. E’ stato come dividere un gruppo solido e penso che quello che ha sofferto di più, quello che vedevo veramente col cuore distrutto, è stato Marco (Villa, ndr). L’ultimo giorno gli sono andato vicino, gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto in bocca al lupo. Quasi non trovava le parole per rispondere. 

La fatica finale per passare allineati a Ganna è stata enorme per Simone e per Milan
La fatica finale per passare allineati a Ganna è stata enorme per Simone e per Milan
Potevamo anche non vincere?

Prima di partire ho detto: «Ragazzi, possiamo vincere come possiamo fare quinti». La Danimarca si sapeva che andava forte. La Nuova Zelanda ci ha fatto penare fino all’ultimo. L’Inghilterra con il suo kit olimpico, fra bici e body, va fortissimo. L’Australia ha una storia… Eravamo 5 nazioni pronte per qualsiasi gradino del podio.

Tensione a mille?

Le sensazioni e il feeling con la pista sono state subito buone e poi c’era feeling tra di noi. Personalmente ho sofferto tanto di più la semifinale, perché era una prova da medaglia. Superarla voleva dire salire sul podio olimpico. Quello che ho sempre sognato da quando ho iniziato a fare quartetti.

Nessun tremore prima della finale?

Siamo partiti quasi sicuri di battere la Danimarca. Non so come dire, non ci siamo neanche parlati e non mi sono reso conto di niente. E’ stato un “all in” dal primo giro all’ultimo. Sinceramente non ho mai visto come fossimo messi. Mi è scappato l’occhio a metà prova ed eravamo a decimi. L’unica cosa che mi ricordo, è stato quando ho alzato lo sguardo alla fine e sul tabellone c’era scritto Italy e World Record. E quindi ho capito che doveva essere successo qualcosa di bello.

L’urlo con il cuore già a 220 battiti con cui Consonni ha scaricato la tensione
L’urlo con il cuore già a 220 battiti con cui Consonni ha scaricato la tensione
Miracolo Ganna?

Ci stava che Pippo potesse fare quel finale da urlo. Sappiamo che se lo lasciamo a tre giri, ci porta all’arrivo. Se lo lasciamo a quattro, ci porta all’arrivo. Se lo lasciamo a due, ci porta arrivo. Sapevamo però che, come in tutte le altre prove, era importante la partenza. Deve essere forte e non bisogna farla soffrire proprio a Ganna. Lamon è stato preciso, un vero metronomo. Si è inventato una partenza un po’ più brillante. Era l’ultimo quartetto, dentro o fuori. Si parte a tutta e si arriva a tutta. Pochi calcoli, neanche noi pensavamo di partire così forte, però niente di studiato molto a tavolino.

E poi?

Abbiamo fatto la nostra corsa. Siamo partiti forte e abbiamo messo pressione ai danesi. Poi abbiamo fatto quei tre giri a 13.7 (dai 2.750 ai 3.250 metri, ndr) che ci hanno un po’ rovinato lo score generale, perché si girava sempre a 13.4 massimo e poi Pippo ci ha riportato a 13.3 e poi 13.2. Nell’ultimo giro siamo stato bravi Milan ed io a tornar su e arrivare insieme, ma vi posso assicurare che non è facile. Perché noi siamo già a tutta alla seconda tirata. Quando poi io cambio e mancano ancora sei giri… sono in acido completo (ride, ndr). Cerco solo di non staccarmi. E’ stato bello e Milan è stato veramente impressionante perché a vent’anni fare una cosa così

L’adrenalina iniziale è scesa, la gola brucia ancora per quell’urlo, Consonni si racconta in pista
L’adrenalina iniziale è scesa, la gola brucia ancora per quell’urlo, Consonni si racconta in pista
Il mondo si è inchinato.

Abbiamo lavorato tanto, abbiamo sofferto tanto. Mi ricordo quando facevamo fatica a entrare nei primi 8 al campionato europeo e guardavamo le finali dagli spalti a chiederci come fosse possibile che facessero 3’59”. Questa volta sono gli altri ad aver guardato dagli spalti il nostro 3’42″032. Non c’è qualcosa di più grande di una finale olimpica, ti resta dentro per sempre. Scendere, vedere tutti i ragazzi. Marco e lo staff. Il segreto della mia emozione è stato veramente averla condivisa con gli altri. Mi viene da piangere anche adesso. E’ una cosa proprio spaziale vedere i tuoi amici e gioire con loro. Essere con loro sul podio. E’ indescrivibile. Veramente non riesco a trovare parole…

Giravi e urlavi, sei parso trasfigurato…

La fregatura è stata che sono arrivato a tutta, non avevo mai fatto tanta fatica in vita mia. Quando ho visto che avevamo il record del mondo, mi è salita un’emozione assurda e quindi ho iniziato a urlare. Ho tirato proprio un urlo e tutta la tensione l’ho buttata fuori. Quindi ero già a 220 battiti e con l’urlo mi sono messo kappaò da solo. Probabilmente fare un minutino di recupero non sarebbe stato male…