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Dopo De Candido, i team si interrogano su Salvoldi

08.11.2021
7 min
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Nel rimescolamento dei nuovi tecnici federali a far rumore non c’è solo l’allontanamento di Davide Cassani, ma, fatte le debite proporzioni, anche quello di Rino De Candido. E forse ancora più rumoroso è l’arrivo del suo sostituto, Dino Salvoldi, che dovrà relazionarsi con i team degli juniores uomini dopo averlo fatto con quelli delle donne.

De Candido era il cittì di questa categoria dal 2006, ma aveva già avuto una parantesi nella seconda metà degli anni ’90. Tra gli juniores era di casa. Dunque si tratta, volenti o nolenti, di una rivoluzione. Cosa ne pensano le squadre di questo nuovo arrivo? Ci siamo “fatti un giro” presso i team che in linea di massima apportano più atleti alla nazionale, ma non solo. E sembra essere parere comune che Dino sarà chiamato ad un grande lavoro, in primis di ambientamento.

Il Canturino ha sempre fornito molti ragazzi alla nazionale juniores
Il Canturino ha sempre fornito molti ragazzi alla nazionale juniores

Arnaboldi, Canturino 1902

«In tanti anni con le donne Salvoldi ha saputo tirare fuori grandi risultati – dice Andrea Arnaboldi, diesse del C.C. Canturino 1902 – e spero riesca a farlo anche con i ragazzi. Non conosco bene bene la persona e quindi sotto questo punto di vista posso dire ben poco. Mi aspetto una mentalità aperta, che possa venire incontro a noi team così come noi società siamo sempre andati incontro alla nazionale.

«Sui programmi Rino era molto quadrato, però un punto di accordo lo si trovava sempre. Due anni fa, per esempio, facemmo dei test in pista con Bagatin e Montoli. Bagatin era andato molto bene e De Candido per tutta la stagione stravedeva per Bagatin. Io gli dicevo: occhio Rino che Montoli va bene, va molto forte. E infatti poi l’italiano lo vinse lui. Dopo la gara, Rino almeno mi disse che avevo ragione. Ecco a volte si fissava un po’. Se decideva che un corridore era un “lazzarone” poi restava lazzarone, metteva qualche etichetta».

«In generale però – riprende Arnaboldi – ho avuto un bel rapporto con lui e spero che questo rapporto potrà esserci anche con Salvoldi. Dino non è nuovo a questo mondo e saprà come fare. Se la Fci ha deciso di cambiare tecnico è per fare meglio immagino…».

Alberto Bruttomesso, della Borgo Molino, è stato uno dei mattatori di questa stagione
Alberto Bruttomesso, della Borgo Molino, è stato uno dei mattatori di questa stagione

Pavanello, Borgo Molino

«L’avvento di Salvoldi? Una cosa è certa: arriva un tecnico di grossa esperienza – spiega Cristian Pavanello della Borgo Molino – Dino ha un passato che non si discute, il suo palmares parla per lui. Potrà fare bene anche fra gli juniores. A mio avviso avrà due ostacoli: il primo che è che il mondo delle donne è molto diverso da quello degli uomini juniores e il secondo è che si ritroverà a che fare con un “parco atleti” molto più ampio. Tra gli junior ci sono tantissime società, mentre tra le donne aveva il suo “ristretto”gruppo di lavoro e si fidava ciecamente».

Un altro aspetto (molto interessante) che segnala Pavanello è il fatto che tra le donne Salvoldi seguiva tutto il settore, da juniores ad elite, qui invece si ritroverà a che fare con gli atleti per soli due anni.

«Con le donne poteva crescere le atlete, se le portava avanti dalle giovanili, poteva lavorare anche in ottica futura. Qui due anni e sotto i prossimi… Penso che abbia però le capacità per riuscire a fare bene e magari darà un occhio anche alla categoria inferiore. Io non ho parlato con lui, ma ho letto qua e là che avrebbe osservato anche gli allievi di secondo anno».

Per il team Casano non è mancata l’esperienza in pista con Villa (e Ganna)
Per il team Casano non è mancata l’esperienza in pista con Villa (e Ganna)

Della Tommasina, Uc Casano

«Mi aspetto buone cose – dice Daniele Della Tommasina diesse dell’Uc Casano Juniores – Nel senso che Salvoldi ha una mentalità vincente perché è la sua storia lo che dice. Però credo anche che dovrà avere un approccio ben diverso. Un conto è relazionarsi con atlete professioniste e un conto dei ragazzi. In questa categoria gli atleti sono in età scolastica, sono minorenni, ci sono di mezzo la famiglia, la società… è differente. Dovrà ambientarsi e gli servirà del tempo per insediarsi e lavorare per il futuro».

«Quanto tempo? Beh, è un uomo di sport e non credo gli servano lezioni, tutto dipenderà dal dialogo che avrà con i soggetti in causa. Un dialogo che dovrà essere maggiore con le società rispetto a quanto faceva prima. Immagino che in precedenza parlasse direttamente con le atlete. Facendo un paragone al maschile, quando il cittì cerca Nibali non credo che si relazioni prima con Guercilena. Qui invece serve una programmazione concertata con tutti. Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo. L’ho visto a Montichiari qualche volta, ma non ci ho parlato e mi auguro di farlo spesso in futuro, visto che come Team Casano abbiamo dato diversi atleti alla nazionale».

E a proposito di test in pista? Salvoldi continuerà con questa (buona) pratica? «Ma io credo proprio di sì – conclude Della Tommasina – si è visto che la multidisciplinarietà dà i suoi frutti e sarebbe sbagliato, per non dire stupido, abbandonare tutto ciò».

Giulio Pellizzari, dell’Uc Foligno, protagonista agli europei di Trento
Giulio Pellizzari, dell’Uc Foligno, protagonista agli europei di Trento

Gentili, Uc Foligno

Tra questi pareri abbiamo voluto inserire anche quello del tecnico di una squadra più piccola, come Massimiliano Gentili, diesse dell’Uc Foligno.

«Capisco la mossa della Federazione – spiega l’ex professionista umbro – è cambiato tutto o quasi e quindi anche il cittì degli juniores. Avventura nuova, nuovi stimoli, una vecchia regola che vale per tutti. Non penso che il suo inserimento sarà un problema e non credo neanche che ci sarà chissà quale cambiamento. La prima vera svolta ci fu con Cassani, adesso vedo una “nuova Liquigas” in Federazione sia per i nomi che per il modo di lavorare».

 

«Per me il vero lavoro di un cittì è quello di creare un gruppo e non penso che i risultati dipendano molto da lui. I cittì finalizzano il lavoro che facciamo noi diesse. Raccolgono quel che noi seminiamo, ma in più gli danno convinzione e carica mentale».

«Sarà importante dare uno sguardo anche alle società più piccole per capire se c’è qualche ragazzo su cui investire attenzioni. Noi quest’anno avevamo Pellizzari, ma all’inizio mi sono dovuto far sentire io con De Candido. Poi lo ha preso in considerazione. Ecco, che non si chiuda… Mi auguro che Salvoldi sia anche fortunato, che gli capitino delle buone infornate e che faccia un buon lavoro come i suoi precedessori».

Per il Team Franco Ballerini diverse gare all’estero: eccoli alla Roubaix
Per il Team Franco Ballerini diverse gare all’estero: eccoli alla Roubaix

Bardelli, Team Ballerini

Chi esce un po’ fuori dal coro è Andrea Bardelli, diesse della Franco Ballerini.

«Il Savoldi tecnico non si discute. Non credo ci sia nessuno che abbia vinto tanto o che lo possa mettere in discussione per i suoi risultati – dice Bardelli – io però mi aspettavo un altro cittì, uno che conoscesse l’ambiente. Magari mi tirerò dietro anche qualche antipatia, ma io faccio anche un nome: Giuseppe Di Fresco (uno dei diesse proprio del Casano, ndr). Nome che girava anche. Perché la categoria juniores è una categoria particolare, molto diversa dai professionisti e dalle donne. Dino parte totalmente da zero.

«Okay mi direte: anche Bennati non ha esperienza e prende i professionisti. Ma quello è un ambiente diverso. Benna conosce certe dinamiche e i corridori. Deve “solo” scegliere. Qui ogni due anni cambia tutto. Non so, per esempio, Salvoldi era solito fare ritiri e raduni. Quanti ne potrà fare considerando che i ragazzi vanno a scuola? Non li avrà sempre sotto mano come le sue atlete. Gli ci vorrà del tempo per per entrare nei meccanismi di questa categoria. Mi aspetto una persona più “severa” rispetto al precedente tecnico. A Livigno non si andrà in vacanza insomma».

«E poi – riprende il tecnico toscano – per me un cittì delle giovanili non lo giudichi dalle vittorie, che il più delle volte dipendono dal corridore, ma per il suo lavoro, per quel che può costruire. Mi auguro, per esempio, che sia presente alle corse e che si possa tornare all’estero non solo per la Coppa delle Nazioni, ma anche per altre gare, come facciamo noi alla Ballerini. Insomma, che ci sia una programmazione diversa. E poi dovrà dare anche uno sguardo alla categoria degli allievi».