Giro Donne, si parte. Chi vince? Rispondono Arzeni e Zini

30.06.2023
8 min
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Finalmente é il 30 giugno e parte il Giro Donne, salvato in extremis nelle sale… operatorie della Federciclismo, soprattutto in vista dei prossimi quattro anni targati Rcs Sport. L’edizione 2023 sarà l’ultima a carico di PMG Sport/Starlight, che ha disegnato un percorso che strizza l’occhio a tante atlete e che dovrebbe garantire interesse in ognuna delle nove tappe.

Anche se la start list si è definita davvero all’ultimissimo istante, abbiamo interpellato due diesse italiani per capire che Giro Donne sarà. Opinioni che vanno dalla A di Arzeni alla Z di Zini, che saranno al via con le rispettive UAE Team ADQ e BePink Gold.

Giro aperto

Fatta eccezione per la breve prova contro il tempo iniziale – adatta alle specialiste – tutte le altre tappe saranno aperte a più soluzioni, nelle quali le leader per la generale potranno recuperare o guadagnare terreno sulle dirette rivali. Di questo avviso è Davide Arzeni, che punta a centrare il podio finale con Persico.

«Non sarà un Giro Donne per scalatrici pure – spiega “Capo” – ci sono tante salite anche se manca quella totem con arrivo in quota come l’anno scorso al Maniva. Per la verità c’è nella quinta tappa (il Pian del Lupo, la “Cima Coppi” con i suoi 1.407 metri, ndr) ma è posizionato ad 80 chilometri dalla fine. In quel caso bisognerà vedere come interpreteranno la corsa le atlete. Credo che quella e la settima frazione, quella dell’entroterra tra Albenga e Alassio, saranno decisive al fine della generale. Sulla carta, giornate semplici non ci sono e anche la tappa di Canelli, a metà delle due di cui parlavo prima, sarà bella tosta. L’arrivo di Modena appare l’unica possibilità per velociste, però nasconde delle insidie nella parte centrale. Insomma, ogni tappa potrebbe essere corsa come una classica».

Arzeni e la sua UAE Team ADQ partono ambiziosi per il Giro Donne sia per le tappe che per il podio finale
Arzeni e la sua UAE Team ADQ partono ambiziosi per il Giro Donne sia per le tappe che per il podio finale

«Dove potrebbero esserci le volate, saremo pronti a sfruttare l’occasione con Consonni – prosegue Arzeni – che tuttavia correrà il Giro come preparazione al Tour Femmes. La generale la cureremo con Persico, supportata da Magnaldi, e confidiamo di fare molto bene. Silvia al campionato italiano è andata fortissimo, peccato solo per il risultato. Lei è cresciuta tanto rispetto all’anno scorso nonostante fosse difficile riconfermarsi dopo i grandi risultati ottenuti.

«Tra le avversarie per la lotta alla maglia rosa, non credo che la SD Worx sarà il faro della corsa anche se vengono con Fisher-Black. Lei ha dimostrato di andare molto forte al Tour de Suisse, ma dà meno garanzie di Vollering per quello che ha detto la stagione. Per la vittoria finale vedo bene Longo Borghini, Van Vleuten e anche Cavalli. Marta l’ho vista in crescita e sapete che sono sempre contento quando lei va forte. Detto questo, naturalmente noi della UAE partiamo con ottimi propositi, visto che siamo tra i primi cinque team al mondo. Rispettiamo tutti ma non abbiamo paura di nessuno e siamo pronti a batterci».

Il testa a testa tricolore tra Longo Borghini e Persico con Cavalli sullo sfondo. Per Arzeni tutte e tre si daranno battaglia al Giro Donne
Il testa a testa tricolore tra Longo Borghini e Persico con Cavalli sullo sfondo. Per Arzeni tutte e tre si daranno battaglia al Giro Donne

Giro chiuso

Anche per Walter Zini il tracciato del Giro Donne è particolarmente stuzzicante, anche se ammette che la sua BePink-Gold non ci arriva nel miglior stato di forma. Il team manager milanese però si augura che le sue ragazze possano essere attive e trovare una buona condizione giorno dopo giorno. Per la generale invece prevede una sfida piuttosto stretta tra pochissimi nomi.

«Arriviamo da un periodo difficile – racconta Zini – e per come siamo ora puntiamo a centrare qualche bel piazzamento in alcune tappe. Ciò non significa che non ci faremo vedere, la voglia di entrare nelle fughe, ad esempio, ce l’abbiamo eccome. Porto atlete che sanno correre con entusiasmo, tra cui Casagranda che è al primo anno fra le elite e che parteciperà più leggera mentalmente, visto che si è fatta anticipare gli esami di maturità, conclusi bene, apposta per venire con noi. In ogni caso sulla carta, anche se non sono al top, Zanardi e Vitillo potrebbero fare bene in un paio di tappe adatte a loro, così come Basilico spero che possa essere protagonista allo sprint a Modena».

Walter Zini spera in una crescita della sua BePink tappa dopo tappa
Walter Zini spera in una crescita della sua BePink tappa dopo tappa

«Per quanto riguarda la starting list – continua – il livello sarà alto, ci saranno quasi tutte le migliori. Il percorso si presta a tante interpretazioni. Ci sono tante cacciatrici di tappe come la Vos mentre per la generale vedo la Van Vleuten favorita rispetto a tutte le altre. Molte delle sue avversarie spesso pagano una giornata storta facendo fatica a recuperare il distacco. Quanto meno questo è ciò che abbiamo visto negli anni scorsi. La quarta e la sesta tappa sono difficili, ma anch’io penso che la quinta e la settima definiranno la classifica. Anzi, nella frazione ligure per me potrebbero fare più selezione le discese che le salite».

Conclusione sarda

Il finale del Giro Donne sarà in Sardegna, da cui partì un anno fa, con due tappe che si prestano ad imboscate. La logistica per forza di cose ha creato una situazione piuttosto insolita. Infatti nelle precedenti trentatré edizioni mai si era verificato un giorno di riposo (e di trasferimento in questo caso) così vicino alla conclusione. Tutto ciò può generare qualche circostanza particolare ai fini della generale?

«Bisogna dire che non si poteva fare altrimenti – analizza Zini – quindi bisogna prenderne atto. Le tappe sarde sono sempre movimentate, lo abbiamo visto nel 2022, e credo lo saranno anche quest’anno. Tuttavia non penso però che potranno stravolgere la classifica, anche se bisognerà capire chi avrà recuperato meglio dallo stress del viaggio».

Van Vleuten tra Cavalli (a sinistra) e Mavi Garcia. L’anno scorso il Giro Donne è finito con questo podio
Van Vleuten tra Cavalli (a sinistra) e Mavi Garcia. L’anno scorso il Giro Donne è finito con questo podio

«Per quello che ho visto dalle altimetrie e planimetrie – fa eco Arzeni al suo collega – sono due tappe che possono presentare dei trabocchetti, durante le quali bisognerà fare attenzione al vento o alle forature, che spesso capitano quando si corre da quelle parti. Anche secondo me la generale resterà invariata perché credo che le atlete cercheranno di scavare i solchi più ampi nelle prime sette tappe in modo da ripartire con margini di sicurezza. Viceversa se così non fosse allora attenzione perché ci sarà da divertirsi parecchio».

Ritorno a Comano, cosa ha visto il cittì Sangalli?

29.06.2023
6 min
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Il campionato italiano è stato il punto di svolta: con il Giro e poi il Tour, il mondiale arriverà in men che non si dica. Così Paolo Sangalli, tecnico azzurro delle donne, ha seguito il tricolore di Comano Terme dalla moto al pari di Daniele Bennati. Guardare in faccia i propri atleti è il modo migliore per dare uno spessore ai loro racconti e inserirli nel cammino verso gli obiettivi (tanti) che attendono la nazionale.

Che cosa ha detto al cittì Sangalli il campionato italiano sulle nostre azzurre?

Ci ha dato delle conferme. Ha evidenziato tre graditi ritorni con Cavalli, Pirrone e Paternoster. E ha dato delle indicazioni per il futuro, con Barale, Masetti e Ciabocco. Oltre a Gasparrini, che è una certezza, anche se non era un percorso adatto a lei. Fra le under 23, lei è la più indiziata di correre il mondiale in linea con le elite.

Sangalli, come pure Bennati, il giorno prima, ha seguito il tricolore donne dalla moto
Sangalli, come pure Bennati, il giorno prima, ha seguito il tricolore donne dalla moto
Di solito si cerca un percorso tricolore che somigli a quello dei mondiali…

Sarebbe stato ideale, ma ricreare a Comano Terme un circuito come quello di Glasgow era obiettivamente impossibile. Quindi lo scopo era avere un campionato italiano con un chilometraggio adeguato al mondiale. Le uniche due Nazioni che hanno corso intorno ai 150 chilometri siamo noi e l’Olanda, in Francia ne hanno fatti 99. Serviva per far capire che il mondiale di Glasgow non è l’europeo di Monaco dell’anno scorso.

Sbaglia chi lo considera un mondiale per velocisti?

In Scozia arriveranno davanti atlete tipo Kopecky, Vos, Wiebes e Vollering. Quindi metto dentro anche Longo Borghini e Persico. Atlete che fanno bene nelle classiche. Quello che continuo a dire alle ragazze è che dopo i 150 chilometri, che sono i 200 degli uomini, le volate le vince chi ha gambe. E questo a Comano è venuto fuori senza ombra di dubbio.

Elena Pirrone ha disputato a Comano la miglior corsa degli ultimi anni: un ritorno attesissimo per Sangalli e i tifosi
Elena Pirrone ha disputato a Comano la miglior corsa degli ultimi anni: un ritorno attesissimo
Hai parlato di Cavalli, Pirrone e Paternoster.

Di Marta sappiamo tutto, dell’incidente e tutto quello che sta soffrendo per tornare. Per Pirrone e Paternoster, ci sono stati sfortuna e problemi fisici. Risolti quelli, sono tornate quelle che davano grandi prospettive da junior: hanno ancora tanto da fare. Paternoster usciva dalla bruttissima tendinite venuta fuori durante la pandemia, quindi ha fatto il Covid e poi l’ha rifatto ancora. Stando così le cose, diventa tutto più impegnativo. Il discorso vale anche per Alessia Vigilia e fra le U23 per Carlotta Cipressi, che ha vinto il campionato italiano crono under, ma anche lei negli ultimi due anni ha avuto tanti problemi fisici.

Ti stupisce vedere la Longo Borghini così sicura di sé anche in volata?

Sicuramente Elisa ha fatto tesoro di tante cose, soprattutto delle sconfitte. Non c’è nulla che ti insegna al pari di una sconfitta. Non stupisce che ci stia arrivando a 32 anni, perché ha fondo. E se adesso ha anche la convinzione di poter fare certe volate, più la corsa è dura e più lei parte da una posizione di vantaggio.

A Cipressi la cronometro delle U23: dopo una serie diproblemi fisici, il suo è stato un ottimo ritorno
A Cipressi la cronometro delle U23: dopo una serie diproblemi fisici, il suo è stato un ottimo ritorno
Ancora una volta ha colpito la generosità di Gaia Realini.

Credo che avrà le sue occasioni e che Longo Borghini non si tirerà indietro nell’aiutarla. In assoluto, parlando di Gaia e anche di altre under 23, questo italiano mi ha aiutato molto per fare la selezione del Tour de l’Avenir, che sarà davvero duro.

Confermi che alle spalle delle grandi, c’è un fronte molto forte di U23?

Con Realini, Cipressi, ma anche Gasparrini, Masetti, Ciabocco e Barale, che è del 2003. Loro due in Olanda si sono inserite molto bene. Ho anche dei contatti con il loro team, stanno lavorando nel modo giusto. E anche in questo si vede il vantaggio di correre nelle squadre WorldTour, perché hanno una gamba diversa, il gap è evidente.

Il Giro d’Italia sarà una verifica ulteriore?

Per alcune sì, soprattutto le ragazze che non sono riuscite a esprimersi al campionato italiano. Al Giro mi aspetto qualcosa di più, come pure dal Tour, che sarà un ottimo avvicinamento al mondiale.

Paternoster sesta nella crono e settima in linea: siamo sulla via del ritorno? Qui è con Consonni e Bastianelli
Paternoster sesta nella crono e settima in linea: siamo sulla via del ritorno?
Tornando a Comano e a ragazze non tanto adatte al percorso, ne abbiamo viste alcune lavorare sodo per le rispettive squadre.

Per le squadre e anche per sé. Penso a Sanguineti e Guazzini, ma anche a Barbara Guarischi che era da sola. Hanno fatto quello che ho chiesto loro: dare tutto, finché avessero forza. E sono state bravissime.

Dopo il Giro, in teoria finisce la carriera di Marta Bastianelli. Certo che se in forma, al mondiale farebbe un gran comodo…

Lei a Glasgow ha anche vinto gli europei del 2018. Marta è arrivata qua con la testa proiettata sul ritiro. Personalmente è un dispiacere, perché è anche un grande riferimento per le altre. Ho provato anche a farle cambiare idea, ma non c’è stato modo. Spero che al Giro possa lasciare il segno, ma non sarà facile. Alla partenza del campionato italiano, ho toccato con mano l’emozione. Le ragazze alla partenza ridono, scherzano, ma sono molto emotive.

E se poi ci ripensasse, almeno fino al mondiale?

Se va forte, le porte sono aperte. Chi merita un posto ce l’ha. Serve tanta testa, da fine Giro al 13 agosto c’è un periodo bello lungo.

All’appello manca Elisa Balsamo.

Stiamo zitti per scaramanzia. La seguo a distanza, senza metterle pressioni. Ma so che la visita di controllo è andata bene, quindi Elisa potrebbe tornare presto su strada, per cui continuo a essere ottimista. Forse un po’ più di prima…

Nel 2018 Bastianelli vince il titolo europeo a Glasgow. Se volesse ripensarci e andasse forte, la porta di Sangalli sarebbe aperta
Nel 2018 Bastianelli vince il titolo europeo a Glasgow. Alle sue spalle Vos e Brennauer. Quarta Cecchini
Sabato c’è il tricolore juniores, cosa ci aspettiamo?

Alla crono di Comano non ha partecipato Venurelli, perché stava facendo la maturità, altrimenti avrebbe fatto una gran prova. Guardando all’estero, abbiamo due avversarie inglesi forti che sono Izzy Sharp e Cat Ferguson per la prova su strada, con le quali ci siamo scontrati già parecchie volte quest’anno e non solo ai mondiali e gli europei come succedeva negli anni scorsi. Le conosciamo, sono forti. Noi cercheremo di fare la miglior squadra. Sono contento perché dopo Cittiglio eravamo settimi nel ranking e dopo il Fiandre siamo primi a pari merito con la Gran Bretagna. Le ragazze sono cresciute tanto, perché hanno visto cos’è il vento, il pavé, un ventaglio, correre sotto l’acqua su stradine che in Italia sarebbero improponibili.

Nella nazionale juniores di Sangalli si lavora sulla maturazione, quindi?

Sono per la crescita, chiaramente con uno sguardo al risultato. La storia italiana è piena di ragazze che hanno vinto il mondiale junior e poi si sono perse, proviamo a invertire la tendenza. Così quando andiamo all’estero con la nazionale, ci affianca sempre una squadra di club. In Olanda abbiamo avuto la Bft Burzoni, un’altra volta la Valcar. Ogni volta c’erano 12 azzurre a fare esperienza. Le squadre mi sembrano motivate e io sono soddisfatto. C’è tanto da fare ed è una bellissima notizia.

Gasparrini, il successo che mancava e i dettagli da curare

26.06.2023
5 min
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«Finalmente è arrivata la prima vittoria WorldTour. Un po’ cercata, un po’ inaspettata, è stata una liberazione». Proprio una settimana fa, al Tour de Suisse Women, Eleonora Camilla Gasparrini ha fatto centro nella terza tappa suggellando a dovere un bel momento di forma.

La torinese di None ieri ha corso il campionato italiano a Comano Terme per difendere la maglia tricolore U23 (andata a Realini), ma sapendo contemporaneamente che con ogni probabilità avrebbe dovuto lavorare per Magnaldi e Persico (poi seconda al fotofinish dietro Longo Borghini) più adatte di lei al percorso. Nessun problema però per la 21enne del UAE Team ADQ. Gasparrini sa quando bisogna sacrificarsi per le compagne o quando è il proprio turno per entrare in scena in prima persona. Ora è già concentrata su ciò che l’aspetta e mentre lei chiude la valigia per la prossima trasferta ne abbiamo approfittato per farci raccontare questo suo recente periodo.

Al Tour de Suisse Eleonora Camilla Gasparrini ha conquistato la sua prima vittoria WorldTour
Al Tour de Suisse Eleonora Camilla Gasparrini ha conquistato la sua prima vittoria WorldTour
Eleonora come sono stati questi ultimi giorni?

Intensi (risponde con un sorriso e un sospiro, ndr). Martedì scorso dopo l’ultima tappa del Tour de Suisse ho preso il volo da Zurigo per Londra perché mercoledì avevo i test nella galleria del vento a Silverstone, in una struttura a fianco del circuito di Formula Uno. Poi in serata sono ripartita da Londra per Torino. Ho fatto un giorno a casa e poi sono andata in Trentino per gli italiani. A Comano il tracciato era piuttosto duro, più di quello che ho dato non ne avevo, ma sono molto contenta per il risultato di Silvia (Persico, ndr).

Come sono stati questi test?

Li ho fatti sulla bici da crono. Li considero una sorta di investimento per il futuro per migliorare la posizione ed il coefficiente di aerodinamicità. Già a febbraio nel velodromo di Valencia avevamo lavorato su alcune misurazioni, ma stavolta è stato qualcosa di molto più approfondito, che per la verità non avevo mai fatto in precedenza. Ho capito che curare questi dettagli è fondamentale. Mentre ero su ne parlavo con Alejandro Gonzalez (uno dei diesse della UAE ed head of performance, ndr), che mi ha accompagnato assieme ad un meccanico ed altre compagne. Abbiamo constatato come si possano guadagnare 15/20 watt in ogni fase di spinta.

Gasparrini è in continua crescita. Per lei non solo obiettivi con il UAE Team ma anche con la nazionale
Gasparrini è in continua crescita. Per lei non solo obiettivi con il UAE Team ma anche con la nazionale
Bastianelli ci ha detto tante volte di quanto tu sia precisa e scrupolosa. Questo investimento di cui parlavi è rivolto alle gare a tappe?

Marta è sempre molto buona con me (sorride, ndr). Per me lei è diventata subito un riferimento, ammiro la sua determinazione e la sua capacità di tirare sempre fuori qualcosa dal cilindro. Personalmente non voglio mai lasciare nulla al caso. Sono giovane, ma forse perché sono figlia di una generazione moderna, mi viene facile cercare sempre il miglioramento. L’idea è proprio quella di diventare più competitiva nelle corse a tappe più corte, visto che ormai una cronometro la mettono sempre. Il livello è sempre più alto e voglio farmi trovare pronta. Stando tanto tempo in camera con Marta, ho avuto modo di parlare anche di queste cose. Anzi, ho cercato di imparare da lei, oltre a strapparle qualche segreto del mestiere.

Gasparrini in galleria del vento ha lavorato sulla posizione a crono. Vuole migliorare per le gare a tappe
Gasparrini in galleria del vento ha lavorato sulla posizione a crono. Vuole migliorare per le gare a tappe
Torniamo al tuo successo al Tour de Suisse. Che sensazione è stata?

Sapevo di avere una bella condizione, ne ero consapevole, ma per un motivo o l’altro non riuscivo ad impormi. Arrivavo da buoni piazzamenti alla Ride London e Het Hageland, dovevo solo finalizzare. In Svizzera c’erano un paio di tappe più indicate per me. Alla prima ho fatto terza, a Ebnat-Kappel invece ho aggiustato la mira e ho vinto. Oltre tutto avevo una spinta morale in più. Era venuto a mancare mio nonno da pochi giorni e credo che da lassù mi abbia aiutato a vincere. E’ a lui che ho dedicato questa mia prima vittoria WorldTour.

Cosa cambia in Eleonora Gasparrini dopo questa vittoria?

Sicuramente c’è molta più responsabilità rispetto a prima. Un po’ come dopo la prima vittoria UCI con la Valcar lo scorso agosto, anche se c’era meno pressione. Di base ho una giusta autostima e riesco a farmi scivolare addosso la tensione. Sono convinta dei miei mezzi e so dove posso essere competitiva. Ecco, adesso mi sento più grintosa. E so a maggior ragione che partire alle gare con compagne favorite è un ulteriore stimolo a fare bene.

Gasparrini correrà il Tour Femmes in supporto alla squadra, ma è pronta a giocarsi le sue carte
Gasparrini correrà il Tour Femmes in supporto alla squadra, ma è pronta a giocarsi le sue carte
Che programmi ci sono nel tuo calendario?

Sono arrivata a Livigno ieri sera direttamente da Comano Terme. Farò altura per tre settimane poi correrò il Tour Femmes. Andrò in Francia con aspettative ben precise, ovvero essere di supporto alla squadra e alle compagne che cureranno la generale. Ovvio che poi vedremo se ci sarà l’occasione di giocarmi le mie carte in qualche tappa.

Mondiale ed europeo? Il cittì Sangalli ti tiene molto in considerazione per entrambe le gare…

Lo so e per questo ho fatto una programmazione ragionata per questi due appuntamenti. Sono due obiettivi importanti. Per arrivarci pronta, ogni giorno sto cercando di mettere un mattoncino, ma senza angosciarmi. Se preparo a dovere il Tour e ne esco bene, so che al mondiale potrò fare altrettanto.

Realini tira, non vince ma è campionessa italiana U23

25.06.2023
4 min
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COMANO TERME – Quando la strada sale, Gaia Realini risponde sempre presente. Oggi ha portato a casa una maglia tricolore tirando senza alcuna riserva su ogni rampa del circuito finale. Il titolo è under 23, ma rappresenta la vincita da gregaria, il che non è quasi mai possibile quando la capitana alza le braccia.

«Secondo me sono più felice io di lei» ha detto la Realini sul palco delle premiazioni dopo aver sputato lo spumante appena stappato, raccogliendo la risata di tutto il pubblico. L’esuberanza dell’abruzzese non va di certo di pari passo con la sua stazza. Piccola e minuta, è l’anima della squadra, non a caso dopo l’arrivo ha cominciato a urlare di gioia per la vittoria di Elisa Longo Borghini. 

Obiettivo principale

«L’obiettivo principale era quello di riportare la maglia Elite a casa». Gaia esordisce così quando le si chiede com’è andata la corsa. Unendo i puntini infatti, tutto diventa più chiaro. «Averla aiutata – continua – mi rende ancora più felice. Abbiamo eseguito tutto quello che avevamo deciso ieri. Tutti quanti avranno qualcosa da ridire sulla mia tattica di gara. Diranno “potevi attaccare prima” oppure “potevi giocarti le tue carte”. Possono criticare quanto vogliono ma abbiamo portato a casa il tricolore e questa è la cosa più importante. 

«Sinceramente – dice – sono molto più contenta per il suo risultato che per il mio. E’ una maglia importante e stasera magari metabolizzerò anche io questa mio risultato tricolore». L’impressione è proprio questa, per Gaia il fatto di aver vinto il campionato italiano U23 con il suo quarto posto assoluto conta ma non così tanto. Per onor di cronaca a comporre il podio insieme a lei c’erano seconda Francesca Barale e terza Gaia Masetti.

Una parola

La mamma l’ha definita “la più pazza del gruppo”. Gaia è un concentrato di energia. «Stasera festeggeremo con un chilo di gelato». La sua solarità e spensieratezza ha ammaliato ogni membro del gruppo. Dalle compagne ai diesse. Perfino i genitori di Elisa si sono avvicinati a lei per complimentarsi e sussurragli «Gaia i diamanti e le cose preziose spesso sono piccole, mai grandi». 

A renderla ancora più mascotte del team c’è però una parola che riecheggia da ogni membro dello staff Trek Segafredo. Una parola detta in dialetto “ngul”. Di facile comprensione anche per chi non bazzica nelle terre abruzzesi. Anche Slongo non ha potuto fare a meno di essere contagiato da questo essere esuberante di Gaia. Tant’è vero che proprio a Paolo la piccola neo-campionessa U23 ha regalato una maglia con quella parola stampata sul petto giusto pochi giorni fa. Ma questa è una storia da “spogliatoio“ e tale deve rimanere. 

Qui la Realini in uno dei suoi tanti scatti non così convinti
Qui la Realini in uno dei suoi tanti scatti non così convinti

Ora il Giro

Tra meno di una settimana il Giro Donne scatterà da Chianciano Terme e la Trek-Segafredo che oggi ha fatto bottino pieno, è pronta a puntare alla classifica generale. La Realini è e sarà a tutti gli effetti una delle chiamate in causa insieme alla olandese Shirin van Anrooij. Per loro, entrambe giovanissime rispettivamente 22 e 21 anni, la corsa rosa sarà un test importante per la stagione. 

«Sicuramente questa gara – conclude la Realini – mi ha dato molta fiducia e partiremo con una squadra forte e determinata. Cercheremo il miglior risultato e combatteremo su ogni fronte. Sono in condizione di dire la mia e mi farò trovare pronta anche per questo importante appuntamento».

Nove tappe per dimostrare di essere all’altezza per dire la propria. Da inizio stagione nessuno ha mai messo in dubbio la sua lealtà e forza in salita. Sarà da vedere ora se lo stesso vale quando la sua ruota dovrà arrivare prima di tutte le altre.

Comano Terme, regno di Longo Borghini. Il bis è servito

25.06.2023
7 min
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COMANO TERME – «Quando ho visto l’ultimo chilometro, ho detto: “Adesso le secco!”. Penso sempre che se non sei convinto di vincere una corsa – dice tutto d’un fiato Elisa Longo Borghini – è meglio che non parti. E soprattutto se non sei convinto all’ultimo chilometro, è meglio che neanche fai la volata».

Tre, il numero perfetto

Le sei del pomeriggio, tre giorni dopo la vittoria nella prova a cronometro. Il campionato italiano delle donne si è concluso da mezz’ora e adesso Elisa trova il tempo per fermarsi e raccontare. Per la piemontese è il poker delle doppiette crono più strada. La corsa è stata da mal di testa, con una serie di scatti a vuoto senza lucidità apparente, che invece stavano attuando il sottile piano delle tre ragazze della Trek-Segafredo.

Yaya Sanguineti si è presa il gruppo sulle spalle e ha messo nel mirino la fuga del mattino. Gaia Realini si è sfinita di attacchi, giocando la sua carta, ma anche preparando il terreno per la Longo. E poi Elisa, in questa nuova dimensione da killer, è andata verso la volata con una lucidità impressionante.

«Ieri ho riguardato la volata di Velasco – racconta la piemontese – e mi sono detta che per vincere una volata con la Persico avrei dovuto fare qualcosa di simile. L’ho guardata più volte. L’ho analizzata. E ho provato a rifarla uguale. Non mi è venuta benissimo, perché lui ha vinto nettamente, mentre io sono arrivata letteralmente testa a testa con Silvia, ma è andata bene così».

L’aiuto di Jacopo

Il dopo corsa è stato un susseguirsi di emozioni. Mentre Elisa si stava cambiando, è arrivato di corsa Jacopo Mosca. Sudato perso, ha confermato che la compagna aveva già battezzato il finale in volata, mentre lui era convinto che avrebbe attaccato in discesa. 

«Prima nelle volate – racconta Elisa – partivo sconfitta e invece adesso a livello tecnico sono migliorata tanto. Devo molto a Jacopo perché mi ha fatta giocare in allenamento. Sembra sciocco, ma le volate ai cartelli dei paesi, le stesse che di solito fanno gli esordienti, aiutano molto. Conta molto la tecnica e come prendi la volata, in quale posizione sei. Lui ha fatto tanto e lo ringrazio anche per questo». 

Sul palco, attorniata dai genitori, dal fratello Paolo e i suoi figli, Elisa ha ringraziato per la famiglia, per i nipoti che l’hanno tenuta allegra durante la complicata primavera. E ha ringraziato per la sua stessa vita, con un sorriso che era un inno alla gioia. Commovente, lo ammettiamo.

Jacopo Mosca è diventato un grande motivatore per Elisa Longo Borghini, oltre che maestro di volate
Jacopo Mosca è diventato un grande motivatore per Elisa Longo Borghini, oltre che maestro di volate
Però Silvia Persico sulla carta era più veloce…

E’ una ragazza molto forte da non sottovalutare mai. Ha sette vite come i gatti e devo sempre anticiparla. L’ho già visto al Fiandre (Elisa è arrivata terza e Persico quarta, ndr) e mi è andata bene anche stavolta. Ogni tanto mi va bene.

Gaia Realini ha fatto un lavoro pazzesco.

Oggi avevo una squadra numericamente piccola, ma con un grande cuore. Ilaria e Gaia mi hanno supportata benissimo. Volevamo fare forte il penultimo giro, per attaccare. Sono andata via in un primo momento con Cavalli e poi ho detto a Gaia di giocarsi le sue carte. L’ho vista molto forte e per come sta andando in questa stagione, si meritava anche la maglia tricolore.

Di solito quando una squadra ha due leader c’è sempre il rischio di gelosie: cosa c’è alla base della vostra intesa?

Alla base di tutto c’è sincerità. Entrambe sappiamo quali sono le nostre caratteristiche. Io so che Gaia è un’ottima scalatrice e lei sa che può contare su di me per tutto il resto (sorride, ndr). Le opportunità per Gaia saranno tante e spero di essere un’ottima spalla per lei anche in futuro. E lei sa benissimo che quando io punto a qualcosa, lei è pronta per aiutarmi. E’ un bel rapporto, costruito durante questa stagione, nei vari ritiri che abbiamo fatto, anche in altura. Gaia sa che può contare su di me e io so che posso contare su di lei.

Gaia è andata via da sola, ma Persico l’ha messa nel mirino.

Nel momento in cui l’abbiamo ripresa, io ho provato a stancare un po’ Silvia e a sfruttare il lavoro di Marta Cavalli. E poi ho detto nuovamente a Gaia di tirare dritto. Non so perché, ma ogni tanto ti senti di vincere. E io oggi me lo sentivo che avrei vinto.

Era così chiaro che non fosse un percorso per arrivare da sole?

Ieri si era visto che questa salita fa la differenza, ma gli scalatori forti rimangono sempre insieme. C’è un tratto duro, che io avevo definito “dal cartello sesto fino alla casa” (ride, ndr), che poi diventa molto pedalabile e quindi aiuta a rientrare o comunque a tirare il fiato. Un corridore da solo poteva arrivare, ma doveva fare una grossa differenza e dietro dovevano proprio essere morte. L’ho sperato quando Gaia era davanti, ma l’hanno ripresa. E quindi nella mia testa ha preso forma lo scenario della volata.

Elisa Longo Borghini è molto legata ai nipoti: «Mi hanno tenuta allegra quando le cose non andavano troppo bene»
Elisa è molto legata ai nipoti: «Mi hanno tenuta allegra quando le cose non andavano troppo bene»
Undici maglie tricolori, quale può essere ora l’obiettivo dei sogni?

A me la bicicletta piace, mi rende felice. Ogni gara è un’opportunità per vincere e io poi sono un’agonista dentro, mi piace vincere anche quando gioco a scacchi. Oppure devo far vincere la mia squadra. E’ qualcosa con cui nasci, per cui il mio sogno è la maglia iridata. Non so se lo raggiungerò mai, magari sarò d’aiuto per farlo raggiungere a una mia compagna. Sarebbe già tanto, ma siccome è già successo, non sarebbe male se una volta la vincessi io.

La nuova maglia tricolore ora andrà al Giro, poi al Tour, ma con un nuovo sponsor.

Voglio onorare il Giro al meglio e poi porterò la maglia al Tour. E’ l’ultima maglia tricolore per Segafredo, che ringrazio per averci sostenuto così tanti anni, ed è la prima per Lidl. Sarà emozionante partire per queste due corse con il tricolore, perché i campioni nazionali sono sempre guardati, a volte è anche imbarazzante, ma è bello per me portare la bandiera della mia Nazione sulle spalle.

Il mazzo di fiori sulla Trek Emonda di Longo Borghini: è tempo per i festeggiamenti
Il mazzo di fiori sulla Trek Emonda di Longo Borghini: è tempo per i festeggiamenti

I fiori sulla bici rallegrano la stanza. I nipoti la aspettano fuori. Jacopo Mosca ha seguito sorridente le interviste, mandando via l’amarezza per la mancata convocazione al Tour. E’ la serata perfetta, peccato solo che – in barba alla sbandierata parità fra donne e uomini – tanti giornalisti siano andati via dopo la gara dei professionisti. Elisa dice che per il caldo ora andrebbe a buttarsi nel fiume del suo paese. Un po’ di venticello concede tregua ai passanti. Lei sparisce, a noi non resta che scrivere.

Longo Borghini, maglia numero 10. Ma la RAI dov’era?

23.06.2023
7 min
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SARCHE – Jacopo Mosca l’ha seguita sull’ammiraglia e dice di aver girato il video della discesa di Longo Borghini mentre volava verso la settima maglia tricolore della crono. E aggiunge che sarebbe interessante mostrarlo, al netto di qualche commento un po’ troppo variopinto, perché Elisa ha tirato le curve in modo incredibile. Nelle curve passava a dieci centimetri dal ciglio, con linee pulitissime. Il successo ha cominciato a costruirlo anche lì.

Si è corso in una giornata caldissima. Lungo la strada bambini e pubblico concentrato all’ombra
Si è corso in una giornata caldissima. Lungo la strada bambini e pubblico concentrato all’ombra

Dopo Ganna, la Longo

Secondo giorno di cronometro a Sarche e dopo la vittoria di Ganna tra i professionisti, la seconda conferma è arrivata da Elisa Longo Borghini, che ha replicato la maglia dello scorso anno. E se per lei si è trattato della conferma della buona condizione costruita in altura e poi messa alla prova al Giro di Svizzera, per altre ragazze questa crono è stata importante per altri motivi.

«Non sembrava un percorso da specialisti – dice Elisa – secondo me era più un percorso per atleti in condizione, su cui vince il corridore più in forma e quello che sa guidare meglio la bici. C’era anche un lungo tratto tecnico che ha premiato chi sa andare meglio in bicicletta. A me è piaciuto molto, per la gara e per la sicurezza. Il fondo stradale era perfetto».

Cavalli soddisfatta

Non c’è stata partita. E come ieri Cattaneo era parso entusiasta per aver tenuto testa a Ganna, chiudendo a 24 secondi dal fresco tricolore, anche oggi il secondo posto di Marta Cavalli ha un sapore tutto sommato simile.

«E’ stata una giornata positiva, al di là del risultato – dice Cavalli – perché Elisa è più forte di me a cronometro, quindi non potevo farci niente. L’obiettivo adesso è quello di fare più cronometro possibili, perché al Tour la crono potrà essere decisiva dopo il Tourmalet. Quindi ho corso a Romanengo e ho corso qua cercando veramente di spingere a tutta per simulare il più possibile lo sforzo massimale. Sono contenta. Devo ancora controllare i dati però ho appena finito un blocco di lavoro e non ho ancora recuperato più di tanto, per cui è una performance che mi soddisfa. Sono orgogliosa perché non me l’aspettavo. Un mese fa non credevo fosse possibile, invece mi dà anche un po’ di fiducia e grinta per domenica, su un percorso altrettanto duro. Dopo la vittoria dell’altro giorno in Francia, ora so di essere sulla strada del ritorno».

La RAI dov’era?

La Longo è di buon umore. Ha appena firmato una bottiglia di Trento Doc e ricordato il bello di una manifestazione come questa di Comano Terme che rimanda alle vecchie Settimane Tricolori dove le categorie si intrecciavano e per il ciclismo era una vera festa, ben più allegra dei tanti campionati italiani sparpagliati qua e là.

«Sono in una buona condizione – dice – ma non credo di essere ancora al 100 per cento. Sono contenta di come mi sono sentita dopo il ritiro in altura e poi a partire dal Tour de Suisse fino ad oggi. Vincere la settima maglia tricolore non è scontato, ma quando ti piace correre, quando ti piace fare il tuo lavoro, hai sempre uno stimolo per andare avanti. In più questo era il mio primo campionato italiano con la maglia della Trek-Segafredo e anche questo è stato particolare (fino allo scorso anno correva con la maglia delle Fiamme Oro, ndr). Ed è stato particolare rendersi conto che anche questa volta non abbiamo avuto la copertura televisiva. 

«Mi da molto fastidio, perché comunque ormai quasi tutte le nostre corse sono su Eurosport. Mi dispiace perché siamo sempre alle solite e sono anche stufa di fare dichiarazioni che ormai sono trite e ritrite. Posso solo dire di essere infastidita, perché è una situazione tipicamente italiana. Al contempo voglio essere fiduciosa, perché abbiamo un bel movimento. Stanno crescendo l’interesse e le corse. Quindi non vorrei essere sempre e solo negativa: oggi guardiamo anche il lato buono della medaglia».

Persico favorita

Stando così le cose e scorrendo l’ordine di arrivo di oggi, è facile azzardare che fra le prime della crono potrebbe esserci anche qualche protagonista della prova in linea, Longo Borghini su tutte.

«Domenica sicuramente sarà una tutta un’altra storia rispetto ad oggi – dice Longo Borghini – ci sarà un parco partenti di prima classe e noi come squadra abbiamo delle ragazze forti. E’ un dispiacere non avere Elisa Balsamo, perché comunque sarebbe stata l’incognita che avrebbe dato un pochino più di brio alla corsa. Però cercheremo di fare una bella gara e di dare il massimo. La mia favorita? Silvia Persico».

Fra Giro e Tour

L’ultimo sguardo prima di raggiungere la saletta dell’antidoping, Elisa lo dedica agli obiettivi dell’estate: al Giro e al Tour. Prima del via, parlando con Paolo Slongo, avevamo capito che il piano originario della Trek-Segafredo, prima di aver visto il percorso del Giro, avrebbe voluto Van Anrooij e Realini leader al Giro e Longo Borghini al Tour. Ma il percorso del Giro non ha salite proibitive e per Elisa questo potrebbe essere davvero l’anno buono.

«Ma il mio programma – dice – vede al centro il Tour. Dall’anno scorso si è visto che è la gara più importante nel panorama femminile, anche a livello mediatico e di sponsor. E’ quello che attrae di più e di conseguenza anche la squadra ha delle esigenze. Del Giro non si si è saputo niente fino a pochi giorni fa, non si sa quasi quali saranno le tappe più importanti e di conseguenza si va a puntare su quello che sembra più sicuro».

Mentre Elisa si raccontava nella sala stampa ricavata nel fresco seminterrato della Cantina Toblino, dal podio scendevano le tre ragazze che si sono giocate la maglia tricolore delle under 23. Ha vinto Carlotta Cipressi, su Cristina Tonetti e Federica Piergiovanni. E poprio guardando un balenare di sguardo negli occhi della seconda, il ricordo è andato al padre Gianluca scomparso ai primi di maggio. Probabilmente Tonetti sarebbe stato qui per seguire sua figlia, come faceva ogni volta. Ci piace pensare che questo secondo posto abbia una dedica obbligata.

Barrette, gel, carbo e sali: l’integrazione con la “Longo”

10.06.2023
7 min
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Passo San Pellegrino a volte viene inghiottito dalle nubi, mentre le ragazze della Trek-Segafredo vanno avanti e indietro con i loro allenamenti in quota. Le ragazze, guidate nell’occasione da Paolo Slongo, hanno scelto il Rifugio Flora Alpina, l’agriturismo in cui Nibali preparò la vittoria al Tour de France, ormai nove anni fa. Sono Longo Borghini, Realini, Spratt, Van Anrooij e Chapman.

In certi giorni gli allenamenti si fanno a ritmo gara e con carichi di lavoro paragonabili, per cui anche per l’alimentazione, le ragazze cercano di abituarsi alle quantità che dovranno assumere in corsa. Dalla colazione ai carboidrati per ora, fino al recupero una volta rientrate. Così con Elisa Longo Borghini (in apertura nella foto di Sean Hardy) abbiamo provato a entrare nelle abitudini nutrizionali, cercando di capire come mangi quando si allena e poi in corsa. Quando fa caldo e quando fa freddo. Se deve andare in salita oppure in pianura.

Passo Gardena, le atlete guidate da Slongo non hanno trovato finora giornate belissime (foto Sean Hardy)
Passo Gardena, le atlete guidate da Slongo non hanno trovato finora giornate belissime (foto Sean Hardy)
In allenamento si mangia sempre come in corsa?

Dipende tanto dagli allenamenti. Se devo “simulare” una corsa, quindi un allenamento duro in cui devo fare delle ripetute e altri lavori pesanti, cerco di ripetere quello che farò poi in corsa. Mi sembra di abituare il mio corpo a utilizzare i prodotti che poi utilizzo effettivamente in corsa. Anche nelle varie ripetute ad alta intensità, che possono simulare un finale, magari prendo un gel per capire come reagisce il mio corpo e come lo assimila.

Se invece l’allenamento non è troppo duro?

Se ho una distanza senza grossi lavori specifici, utilizzo le barrette Enervit, tendendo sempre a mangiare solido e i gel in quel caso non li utilizzo.

Anche in allenamento fai il conto dei carboidrati per ora?

Tendenzialmente sì, ma sempre per una questione di abituare il corpo ad assimilare i carboidrati. Adesso si tende tanto ad utilizzare queste borracce da 60 o da 90 grammi, e questo aiuta. Quindi fare lo stesso durante la preparazione è un allenamento per lo stomaco, affinché si abitui ad assimilare queste bevande ad alto contenuto energetico.

Le borracce da 60 contengono 30 grammi di carboidrati, stesso quantitativo per i gel (foto Dan King)
Le borracce da 60 contengono 30 grammi di carboidrati, stesso quantitativo per i gel (foto Dan King)
Come squadra utilizzate i prodotti Enervit, che offrono un’ampia scelta di gusti: riuscite sempre ad avere quelli che preferite?

Si riesce a personalizzare la scelta, spaziando tra i vari sapori. Uno degli aspetti meno simpatici del ciclismo e della nutrizione è che spesso, magari nelle corse a tappe ti ritrovi a mangiare tutti i giorni lo stesso gusto e alla lunga può anche dare fastidio. Avere possibilità di gusti diversi, ti fa stare più tranquilla di testa o comunque non ti stufa.

Quindi sul bus ci sono le scatole e ognuna prende quel che vuole e lo stesso troverà nel sacchetto del rifornimeno?

Qui bisogna aprire una parentesi perché noi, avendo delle corse più corte, non sempre abbiamo la musette, il sacchetto. Quindi partiamo con già il rifornimento in tasca e allora scegliamo in base a ai nostri gusti e in base anche al percorso. Se c’è una gara dura, sappiamo che dobbiamo prendere 90 grammi di carboidrati l’ora e quindi ci organizziamo.

Quei 90 grammi l’ora sono il… tetto oppure è capitato di prenderne anche di più?

Quando nei finali sei a blocco, manderesti giù di tutto. Quando perdo la lucidità, mangerei anche la carta del gel (ride, ndr). Però tendenzialmente 90 grammi di carboidrati l’ora sono anche tanti, perché ovviamente non peso 80 chili e quindi anche gestire gli eventuali problemi di stomaco e di digestione diventa difficile. Quindi direi che 90 grammi l’ora sono il tetto massimo. E poi ovviamente dipende dal percorso.

Longo Borghini e Realini, due ragazze della Trek-Segafredo in rotta sul Giro (foto Sean Hardy)
Longo Borghini e Realini, due ragazze della Trek-Segafredo in rotta sul Giro (foto Sean Hardy)
Se in salita o in pianura?

Ma anche se la corsa è lunga oppure corta. Può esserci una tappa più corta e tutta piatta, dove non c’è questo grande dispendio calorico, però ci potrebbe anche essere una tappa corta intensa dall’inizio, in cui spendi le stesse calorie di una distanza, perché compensi con l’intensità. Per questo tendo sempre a cercare questi 90 grammi di carboidrati. A volte con successo, a volte con meno successo.

L’indicazione di mangiare ti compare nel computerino, te lo dicono alla radio o ricordi da sola?

Me lo ricordo io, anche perché non mi piace avere gli ordini dal computerino. Non sono una fan di quei pop up che ti compaiono e ti dicono che devi mangiare, devi bere, devi fare questo. Manca che mi dicano quando scattare, poi siamo a posto. Il computerino deve solo dirmi la velocità, i chilometri e il tempo.

Partenza di un tappone del Giro, cosa si mangia?

Normalmente prendo due borracce da 60 ml, sapendo che le nostre barrette hanno circa 30 grammi di carboidrati. Anche le rice cake e le crostatine che ci preparano le nostre massaggiatrici hanno una ricetta preimpostata per essere da 30 grammi e quindi cerco sempre di mangiare dopo un mezz’oretta di gara. Invece, per quanto riguarda le borracce e per avere cura di essere idratati, inizio a bere sin dall’inizio. Provo a bere metà borraccia nella prima mezz’ora e metà borraccia nella seconda, mangiando dopo 30 minuti, in modo da avere la quota di 90 grammi.

Nelle borracce, spiega Elisa Longo Borghini, difficilmente c’è della semplice acqua (foto Dan King)
Nelle borracce, spiega Elisa Longo Borghini, difficilmente c’è della semplice acqua (foto Dan King)
Cosa c’è nelle borracce?

Carboidrati e sali quando è caldo. La borraccia con sola acqua è una cosa soggettiva. Io spesso la ricerco quando è molto caldo per la storia della digestione. L’acqua mi sembra un po’ più leggera e la bevo più in fretta, perché rinfresca. Tenete conto che le borracce con i carboidrati hanno già una certa consistenza, perché sono comunque zuccheri.

Quali sono i gusti di barrette e gel preferiti dalla Longo?

Abbiamo quelle No Flavour, quindi senza gusto, ma sanno di marzapane siciliano e a me piacciono. Sennò abbiamo le barrette gusto Brownie, anche se un brownie un po’ salutista (ride, ndr). E abbiamo più gusti anche per i gel. Quello all’arancia, al pompelmo, al limone, al gusto lime, alla fragola. Mi piacerebbe avere un gel salato, quella forse è una cosa su cui si può ragionare, perché insistere solo con gli zuccheri non è semplice e un sapore diverso ci starebbe bene.

Quando prendi il gel?

Normalmente circa 20 minuti prima di fare uno sforzo importante, perché mi è stato insegnato che è la tempistica giusta. Però a volte ti trovi nel momento che ne hai bisogno e prendi un gel. Non mi nascondo dietro un dito, io calcolo di essere sempre giusta con i tempi, però è il corpo che decide. E se capita di rompere gli schemi, a volte il vantaggio può essere anche solo psicologico.

UAE Tour, Longo Borghini e Realini: col caldo estremo si usano anche i sali. Elisa ha vinto la classifica
UAE Tour, Longo Borghini vince la generale: col caldo estremo si usano anche i sali
Dopo le corse come si recupera?

Per questo aspetto non sono da tenere a modello, comunque dipende sempre dal corridore. C’è chi preferisce prendere le proteine, magari con del latte di mandorla o con l’acqua. Chi invece magari prende la R2 che è il recupero di Enervit e ci abbina magari degli aminoacidi. Io sono un po’ strana perché bevo acqua, dopo la corsa non ho grande appetito. Prendo gli aminoacidi e cerco di mangiare del cibo vero. So che sarebbe meglio prendere le proteine, ma nel dopo corsa vado più alla vecchia maniera. So che entro 20 minuti dall’arrivo devo mangiare qualcosa perché va diretto nei muscoli e normalmente scelgo cibi naturali. 

Che rapporto avete con Enervit: ascoltano i vostri suggerimenti?

Mi è capitato e devo dire che ascoltano ciò che diciamo e quali sono le nostre esigenze. Ad esempio hanno fatto delle caramelline, in un pacchetto ce ne sono sei, che contengono in totale 30 grammi di carboidrati. Sono anche buone perché comunque hai la sensazione di mangiare le Haribo. Ce le hanno portate da testare e la maggior parte di noi ha dato l’okay. E poi hanno tiato fuori un gel alla menta per le giornate molto calde.

Sul pullman, prima di partire, si riempiono le tasche con il rifornimento per la gara (foto Dan King)
Sul pullman, prima di partire, si riempiono le tasche con il rifornimento per la gara (foto Dan King)
E funziona?

E’ stato studiato sostanzialmente che il cervello percepisce il gusto della menta come qualcosa di rinfrescante e quindi anche la temperatura corporea tende ad abbassarsi. E’ una sorta di inganno al corpo che usano tantissimo i triatleti.

Non corri dalla Liegi, quando si riparte?

Dal Giro di Svizzera, avrei dovuto fare il Giro del Belgio, ma lo hanno annullato per motivi di budget. Intanto siamo quassù, in questa quiete incredibile, con tutto il personale che serve. A volte mi guardo intorno e penso che abbiamo più staff che atlete. Il posto ha una quiete incredibile, peccato che finora il meteo non sia stato eccezionale, ma fra poco si riparte…

Sangalli, dal Nord garanzie solide dalle sue azzurre

28.04.2023
6 min
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Quasi come un lampo, la prima parte di stagione del ciclismo femminile è volata via ed è già in archivio. All’orizzonte c’è una lunga sequela di giri a tappe che daranno altri spunti e indicazioni. Col cittì Paolo Sangalli abbiamo tracciato un bilancio sulla campagna del Nord delle nostre ragazze, tra elite e junior.

Quella di quest’anno non è stata sicuramente la grande primavera del 2022, ma dietro ci sono in maniera altrettanto certa più motivazioni che giustificazioni. Alla luce di tutto sono mancate alcune vittorie, non però risultati e prestazioni. E questo il tecnico azzurro, oltre che sul proprio profilo instagram, lo ha sempre riconosciuto a tu per tu con le sue atlete.

La nazionale junior schierata da Sangalli alla Omloop Van Borsele in Olanda (foto instagram)
La nazionale junior schierata da Sangalli alla Omloop Van Borsele in Olanda (foto instagram)
Paolo iniziamo dalle juniores, per le quali volevi che facessero innanzitutto esperienza estera. Come sono andate?

Sono molto contento di loro. In Belgio e Olanda hanno toccato con mano cosa significa correre lassù. Quest’anno ho voluto fortemente che cambiassero alcuni regolamenti in modo che anche un nostro team potesse partecipare. La BFT-Burzoni è venuta alla Gand-Wevelgem mentre la Valcar Travel&Service era presente alla recente Omloop Van Borsele. Direi che il loro contributo lo hanno dato ai fini della nazionale stessa. Dopo la Gand eravamo settimi nel ranking, ora invece siamo secondi. Tenete conto che le prime cinque nazioni della Nations Cup possono portare cinque atlete al mondiale, quindi una in più rispetto alle altre. E questo cambia tanto. Fra una settimana saremo al Tour du Gevaudan Occitanie con nazionale e BFT-Burzoni ed è l’ultima prova valida prima di Glasgow. Dobbiamo solo completare l’opera mantenendo o migliorando il nostro punteggio.

A livello individuale cosa puoi dirci?

Ho avuto buone risposte da tutte le ragazze. Venturelli è in crescita. Ha fatto seconda sia alla crono sia nella generale della Van Borsele tra le due britanniche Sharp e Ferguson. Iaccarino ha collezionato piazzamenti. Quarta alla Gand, poi terza e quinta di tappa in Olanda. Anzi, è stata pure sfortunata. Nella crono inaugurale dopo una svolta a destra si è trovata davanti a sé un camion che procedeva occupando tutta le sede stradale per tanti metri. Mai visto una cosa del genere. Ha perso comodamente trenta secondi e magari poteva piazzarsi anche lì. Hanno corso bene anche Baima e La Bella ma anche loro non sono state troppo fortunate con una serie di cadute. Anita (Baima, ndr) che aveva fatto ottava alla Gand, si è rotta una clavicola. Peccato ma so che tornerà presto in forma.

Venturelli ha corso la Van Borsele con la Valcar chiudendo al secondo posto nella generale (foto Ossola)
Venturelli ha corso la Van Borsele con la Valcar chiudendo al secondo posto nella generale (foto Ossola)
Passando alle elite invece come valuti questo periodo delle classiche?

In tutte le gare le ragazze sono state protagoniste e ben presenti negli ordini d’arrivo. Al netto di tante considerazioni, mi ritengo molto soddisfatto. Finora è stata una stagione un po’ falsata da varie defezioni o stati di forma che hanno stravolto le dinamiche di gara. Se in corsa ti mancano elementi come Longo Borghini o Van Dijk e la stessa Van Vleuten non è quella che siamo abituati a vedere, è ovvio che la gara può prendere una certa piega più facilmente. Sia chiaro, il valore di una corazzata come la SD-Worx non si discute perché sarebbe ingrato dire il contrario, ma possiamo dire che quest’anno i team rivali hanno pagato più del dovuto alcuni intoppi.

Come hai viste le tue ragazze specialmente nell’ultimo mese?

Una bella vittoria è senza dubbio quella di Persico al Brabante. Ha battuto in volata la dominatrice Vollering e credo che questo significhi qualcosa. Si vede che Silvia ha imparato la lezione del Fiandre. Longo Borghini è una garanzia, ormai non so più come definirla (sorride, ndr). Dopo un mese ferma per covid è rientrata facendo subito risultati. Peccato per il secondo posto alla Liegi ma a me ha entusiasmato il terzo al Fiandre. Dopo che aveva tirato tutto il giorno, senza risparmiarsi, ha avuto la forza di fare quel tipo di sprint. Per le altre posso andare un po’ in ordine sparso?

La vittoria di Persico su Vollering ha avuto un grande significato per Sangalli
La vittoria di Persico su Vollering ha avuto un grande significato per Sangalli
Certo, prego…

Un’altra costante è Paladin. Ha fatto bella figura ovunque. Il suo quinto posto all’Amstel meritava qualcosa in più dopo che aveva fatto una bella azione solitaria nel finale. Sono di parte, certo e ci mancherebbe altro, ma forse le sue compagne potevano fare qualcosa in più per proteggerla poco prima del Cauberg. Alla Roubaix davanti c’erano Tomasi e Ragusa. Laura è stata brava ma sfortunata nel cadere in uno degli ultimi settori altrimenti poteva arrivare col gruppetto di testa. Katia finalmente è stata ripagata di tutto il lavoro fatto. E’ un’atleta generosa ed ha avuto del coraggio andando in fuga da lontano. Non ha mollato e ha centrato un grande secondo posto. Sono contento per lei.

Andiamo pure avanti.

Una menzione la faccio volentieri per entrambe le sorelle Fidanza. Martina ha vinto a Mouscron grazie alla volata tirata da Arianna. Anche Gasparrini e Bastianelli, che ha vinto Le Samyn, hanno fatto molto bene. Uguale Consonni per i suoi podi e Bertizzolo, che ha avuto diversi problemi fisici. Sono contento di Barale e Ciabocco che non hanno sfigurato in generale. Mi dispiace per l’infortunio di Guazzini perché penso che avrebbe potuto ottenere qualcosa di importante. Barbieri ha corso poco, ma era impegnata con la Nations Cup in pista. Poi non posso dimenticare di tre ragazze come Sanguineti, Guarischi e Cecchini. Loro non compaiono in cima agli ordini d’arrivo ma prima svolgono sempre un lavoro encomiabile per le loro capitane.

Sangalli sorpreso del veloce ambientamento di Realini ai vertici delle gare WT
Sangalli sorpreso del veloce ambientamento di Realini ai vertici delle gare WT
Che impressione ti ha fatto Realini?

Gaia è stata davvero una sorpresa in positivo. Il terzo posto alla Freccia Vallone e il settimo alla Liegi sono davvero tanta roba. Quest’ultimo piazzamento per me vale di più di quello che dice la classifica. Conoscevo Realini ma non mi aspettavo che andasse subito così forte e che corresse come una che ha più esperienza. Merito suo e merito della Trek-Segafredo, dove si vede che è seguita molto bene. Questa sua crescita è un’ottima risposta in prospettiva Tour de l’Avenir ed anche mondiale 2024, visto che dicono che a Zurigo ci sarà un percorso molto duro.

Facciamo gli ultimi due nomi. Il primo è Balsamo.

Non è stata la stessa primavera per Elisa. Non tutte le stagioni sono uguali e direi che sta facendo un suo programma. Elisa ha fatto seconda a De Panne, poi è caduta alla Gand. Anche lei ha disputato la Nations Cup ed ha risentito in squadra di assenze come Longo Borghini e Van Dijk, come dicevo prima. Con Balsamo abbiamo un obiettivo ben preciso ed è quello iridato di Glasgow ad agosto. Sta lavorando per arrivare al top in quel periodo.

Il secondo è Cavalli.

Neppure Marta ha avuto lo stesso aprile dell’anno scorso e anche lei, seppur con obiettivi diversi, sta facendo un proprio percorso. Ci vuole più tempo e pazienza. Sta recuperando bene e con la calma necessaria. Ha subito un trauma importante e solo l’opinione pubblica pensava che dovesse essere già là davanti in testa al gruppo a fare risultato. Mi sento spesso con lei e capisco che è ancora una questione mentale per sentirsi sicura in gruppo. I dati che ho visto parlano di una atleta in forze, da corridori di vertice. Ha fatto una buona Liegi. Come dicevo a lei, vedrete che da un giorno all’altro le passerà questo timore. Ora iniziano le gare a tappe dove si corre in un altro modo e lei potrebbe già farsi vedere un po’ di più. Noi la aspettiamo senza fretta.

Ancora Vollering, ma la “Longo” torna a farci sognare

23.04.2023
5 min
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Quando tutto sembrava perduto ecco violentissima l’azione della Trek-Segafredo. Un’azione che a quanto pare non è stata del tutto una sorpresa per il team di Elisa Longo Borghini. È stato grazie a questo forcing se la Liegi-Bastogne-Liegi Femme si è riaperta. È vero, alla fine ha vinto sempre un’atleta della SD Worx. Anzi non un’atleta, ma l’atleta: Demi Vollering.

Liegi Femmes partita alle 8,35 da Bastogne. «Difficile per noi e anche per lo staff. Alcuni dei nostri si sono svegliati alle 4»
Liegi Femmes partita alle 8,35 da Bastogne. «Difficile per noi e anche per lo staff. Alcuni dei nostri si sono svegliati alle 4», ha detto Longo Borghini

Fiato sospeso

Il rettilineo finale di Liegi sembra fermarsi. Da lontano, alle spalle dell’arrivo, si vedono spuntare dalla semicurva Elisa Longo Borghini e Demi Vollering. Vanno pianissimo, si controllano. Poi ecco che parte lo sprint. Le spalle delle due atlete si sfiorano. I caschi si abbassano. È un lungo testa a testa. Secondi che sembrano interminabili.

La prospettiva frontale inganna e non si capisce chi sia davanti. Però è Demi Vollering stessa a risolvere i dubbi. Prima si pone davanti ad Elisa e poi alza le braccia al cielo. «Oggi ho perso in volata – ha detto immediatamente dopo l’arrivo Elisa Longo Borghini – ma voglio batterla».

Come a Huy, qualche metro dopo la linea, Demi si mette le mani sul volto. Ha realizzato una tripletta magnifica sulle Ardenne e soprattutto ha mostrato una superiorità netta. E’ in totale controllo di tutto in questo momento.

«Sono felice. Abbiamo una super squadra. Devo ringraziare Marlene (Reusser, ndr). Io sto bene, sono sempre tranquilla. Questa notte ho riposato bene e sapevo che potevo essere veloce anche nel finale».

Momento cruciale della gara. Nel falsopiano prima della planata su Liegi Vollering rintuzza da dietro e scappa via con Longo Borghini
Momento cruciale della gara. Nel falsopiano prima della planata su Liegi Vollering rintuzza da dietro e scappa via con Longo Borghini

La fatica giusta

Più che le parole a colpirci è la grinta con la quale Elisa ha detto quella frase: “La batterò”. Solo pochi giorni fa l’avevamo lasciata sul Muro d’Huy contenta a metà. «Non riesco a far fatica ci aveva detto. Dopo il Covid mi manca ancora qualcosa».

Eppure Elisa non ci era sembrata sfinita. Sembrava che la fatica fatta alla Freccia Vallone fosse costruttiva, che potesse portare dei benefici. E così è stato.

«Sì, dopo la Freccia ho detto che stavo ancora lottando con il mio recupero post Covid. Ci sono giorni in cui mi sento meglio di altri. Oggi mi sono sentita davvero bene. Ma ho ancora degli alti e bassi e non so come mi sveglierò domani. Oggi però sono felice».

Podio di squadra

«Il team – va avanti Elisa – ha svolto un ottimo lavoro con Amanda Spratt in fuga. Lei doveva attaccare da lontano. Lizzie Deignan ci posiziona sempre molto bene e anche Ina Teutenberg ci ha spiegato la corsa in modo preciso. Poi ancora Amanda e Shirin Van Anrooij mi hanno aiutato a prendere un po’ di margine prima della Roche aux Faucons. Ho preferito fare così perché io non ho ancora il cambio di ritmo necessario. In questo modo l’ho potuta prendere un po’ più di passo».

Tutto secondo i programmi dunque, almeno fino allo sprint. Una volata a due è sempre particolare ed è facile poi ripensarci su.

«Forse l’ho interpretata un po’ male – spiega Longo Borghini – forse dovevo metterle più pressione nel finale, ma poi sapete quando sei lì, dopo tanti mesi che non vinci, dopo che la squadra ha lavorato tanto vorresti restituire il favore, almeno con un podio», come a dire che doveva collaborare meno.

«Riguardo allo sprint, ho cercato di arrivare fino ai 150 metri. Sapevo che il vento veniva da destra e volevo stare nel lato coperto del vento, ma poi lei è più veloce».

La fuga di giornata. Spratt (prima) e Reusser (terza) le pedine fondamentali nell’economia della corsa
La fuga di giornata. Spratt (prima) e Reusser (terza) le pedine fondamentali nell’economia della corsa

Super Trek, rischio Sd Worx

Dicevamo di una grande azione della Trek-Segafredo. Un’azione potente. Violenta. Decisiva. A 32 chilometri dall’arrivo Marlen Reusser aveva 1’40” di vantaggio. Un abisso. La corsa sembrava chiusa. Merito della Trek-Segafredo dunque se si è riaperta, ma c’è stato forse anche un errore tattico della SD Worx.

«Noi non abbiamo mai avuto la sensazione che la corsa fosse in pericolo – ha detto Gaia Realini – abbiamo sempre controllato. Sapevamo che tutto si sarebbe deciso sull’ultima salita. E prima di quella abbiamo tirato tantissimo. Oggi eravamo tutte per Elisa».

Ma la stessa Longo Borghini ha detto che dietro non si sarebbero mosse finché davanti ci fosse stata la loro compagna Amanda Spratt. E sulla Redoute abbiamo pensato che forse Reusser avesse sbagliato ad affondare il colpo in quel modo. In quel momento il vantaggio era sul filo del minuto.

Se fosse scappata con la sola Spratt, l’unica che per tre quarti di scalata aveva retto il suo passo, di certo Sd Worx e Trek-Segafredo, appunto le squadre più forti, non si sarebbero mosse.

Non solo, Reussuer era palesemente più forte di Spratt, poteva staccarla più avanti e approfittare poi delle sue doti di cronoman. A quel punto anche un movimento della Trek-Segafredo sarebbe stato tardivo.

Con i se e con i ma, non si va da nessuna parte: è vero. Ma questa tattica ha rischiato fortemente di essere un boomerang per il team olandese. Poi okay, c’è Vollering che ha sistemato tutto e bene così per loro. E per noi… che ci godiamo il podio di Elisa.