Da Tignes ai Pirenei, il Tour a distanza di Affini e compagni

21.07.2022
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Nelle stesse ore in cui i compagni al Tour combattevano sui Pirenei contro Pogacar e i suoi uomini, sulle strade alpine nella zona di Tignes dieci corridori della Jumbo Visma uscivano per la… distanzona del mercoledì. Fra loro Edoardo Affini, salito lassù tre settimane fa per riprendere dopo il Giro d’Italia e avviato sulla via della Vuelta España. E’ la prima volta che il mantovano affronterà due Grandi Giri nello stesso anno. Ma intanto, tra i motivi di curiosità e i chilometri di lavoro, al rientro da ogni allenamento la squadra si mette davanti alla tivù a tifare per i compagni in Francia. Ieri però hanno fatto in tempo a vedere soltanto gli ultimi 3 chilometri, perché alla fine sono scappate fuori 7 ore.

«Si lavora ancora fino a domenica – spiega Affini, in apertura nella foto Bram Berkien – tre settimane sono il periodo giusto per ottenere dei buoni frutti. Fossi venuto solo per una decina di giorni, sarebbe servito a poco».

Tignes è da anni quartier generale della Jumbo Visma per i ritiri in altura (foto Jumbo Visma)
Tignes è da anni quartier generale della Jumbo Visma per i ritiri in altura (foto Jumbo Visma)
Com’è guardare il Tour in tivù, con un compagno in maglia gialla?

Si guarda molto volentieri soprattutto con una squadra così. Stanno facendo davvero un bel Tour, ma è una corsa matta. Sono sempre a blocco.

E’ più sorprendente la maglia gialla di Vingegaard o la forza pazzesca di Van Aert?

Sono entrambi dei fenomeni (ride, ndr), capaci di fare grandi cose. I preparatori e lo staff che hanno seguito Vingegaard in ritiro erano abbastanza ottimisti che potesse fare queste cose.

Giusto ieri Martinello diceva che Pogacar sta ancora pagando gli errori del Granon.

E ha ragione. Quel giorno noi abbiamo fatto un grande numero, mentre lui è caduto nella trappola o si è sentito superiore. Del resto, negli ultimi tempi ha vinto tutte le corse a tappe cui ha partecipato, un po’ di peccato di presunzione ci può anche stare.

Affini racconta che Roglic e Vingegaard sono partiti alla pari, poi la strada ha scelto
Affini racconta che Roglic e Vingegaard sono partiti alla pari, poi la strada ha scelto
Cosa ti è piaciuto quel giorno della tua squadra?

Vedere Roglic che si è messo subito a disposizione, senza accampare scuse sul fatto che avrebbe potuto rientrare in classifica.

Il ragazzo ha la sfortuna che lo perseguita.

Sarà anche vero, ma trovo assurdo che al Tour si cada per una balla di paglia spostata da una moto. Dalle immagini si vede che i tifosi o addirittura un poliziotto avrebbero potuto dargli un calcio e toglierla di mezzo, ma non lo ha fatto nessuno ed è una vergogna. Se Primoz fosse passato dall’altra parte dello spartitraffico, magari ora vedremmo un altro Tour oppure no.

Da dove ricominci?

Dalla Vuelta a Burgos e poi ho vinto il biglietto omaggio per la Vuelta. Non so quando la squadra renderà ufficiali le convocazioni, ma a me l’hanno detto. Adesso sono tutti impegnati al Tour, anche quelli dell’ufficio stampa. Il povero Ard (Ard Bierens, addetto stampa del team olandese, ndr) ha da gestire Van Aert che a livello mediatico è fra i top 3 al mondo. E poi la maglia gialla che attira giornalisti da tutte le parti.

Affini ha condiviso con Vingegaard i ritiri di inizio anno e la Tirreno (foto Bram Berkien)
Affini ha condiviso con Vingegaard i ritiri di inizio anno e la Tirreno (foto Bram Berkien)
La Vuelta potrebbe venire bene per i mondiali, no?

L’idea sarebbe proprio quella, anche se il viaggio potrebbe dare da pensare. In Spagna si chiude l’11 settembre e là si corre il 18. Un giorno se ne va con il volo, se non altro però a livello fisico le tre settimane della Vuelta saranno perfette. Ma è la prima volta che faccio due Giri, non so come risponderò. Confido che se lo hanno deciso, abbiano valutato che sia all’altezza. E poi si parte dall’Olanda, la cronosquadre sarà a mezz’ora da dove vive la mia compagna. Avrò il fan club olandese…

Invece gli europei?

M’è toccato dire di no alla nazionale e mi è dispiaciuto. Si corrono 3-4 giorni prima che parta la Vuelta e sarebbe troppo. Mi dispiace perché la nazionale è importante, ma per il mio sviluppo credo che abbia più senso fare la Vuelta.

Vi sentite mai con i ragazzi del Tour?

Con parsimonia e senza interferire troppo. Sappiamo da chi c’è stato che razza di tensioni ci siano là, quindi siamo rispettosi. Però dopo la tappa del pavé gli ho scritto che erano andati bene, perché quel giorno potevano volare minuti pesanti.

La sera della tappa del pavé, da Tignes sono partiti messaggi di complimenti verso Arenberg
La sera della tappa del pavé, da Tignes sono partiti messaggi di complimenti verso Arenberg
Vingegaard e Roglic sono partiti alla pari?

L’anno scorso, Primoz aveva la precedenza. Quest’anno sono partiti sullo stesso piano e poi sarebbe stata la strada a decidere. E purtroppo ha deciso presto.

E questo Vingegaard che l’anno scorso vinceva la Coppi e Bartali e adesso ha la maglia gialla?

Incredibile, vero? Mi sembra rimasto uguale a prima. Devo essere onesto, ho corso poco con lui. Abbiamo fatto insieme i ritiri, poi la Tirreno, dove è stato secondo dietro Pogacar. E’ sempre molto tranquillo, anche se di suo non è tanto estroverso.

Ad Affini piacerebbe entrare nel gruppo Tour?

In una squadra così c’è sempre rivalità. Non che ci prendiamo a legnate, però siamo tutti in lizza per qualcosa. E’ chiaro poi che le scelte vengano fatte dai tecnici. Si compone la rosa più ampia, che poi viene via via snellita. Ci si basa sul rendimento dell’anno prima e magari se c’è qualche nuovo, lo mettono dentro perché l’hanno preso apposta.

Vingegaard e Van Aert sono partiti per il Tour con grandi attese
Vingegaard e Van Aert sono partiti per il Tour con grandi attese
Fra poco smetterai di essere il solo italiano della Jumbo…

Ho letto la notizia dell’arrivo di Belletta. Non lo conosco, è giovanissimo, ma quassù sono bravi a far crescere i ragazzi.

Come è andata la distanza?

Eterna. E’ caldo anche qui, siamo vicini al Monte Bianco, ma di neve se ne vede proprio poca. Abbiamo fatto sette ore senza lavori specifici, ma a un bel passo. Qualcuno ha fatto meno e ha tagliato. Ma insomma, non è che siamo proprio andati a spasso

Top Ganna ora veste (anche) la maglia di campione italiano

22.06.2022
4 min
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Fa caldo, caldissimo. Sul collo i corridori cercano sollievo in un sacchetto di ghiaccio e intanto continuano a entrare nel velodromo di San Giovanni al Natisone. Gli spalti si uniscono in un grande applauso e cronometraggi che diventano sempre più bassi. Ogni corridore a superare lo striscione d’arrivo fa segnare un nuovo miglior tempo. I pronostici non erano lunghi, erano pochi i nomi favoriti. Il migliore è, neanche a dirlo, un immenso Filippo Ganna che entra trionfante nel velodromo con una maglia, anzi la maglia mondiale.

Questa mattina Matteo Sobrero (che conclude quarto a 56”35) ce lo aveva detto: battere Filippo sarebbe stato difficile. In palio per TopGanna non c’era solo la maglia tricolore, l’ennesima incredibile vittoria nel palmares e l’europeo in vista. Ad attenderlo c’è ora la partenza del Tour de France come miglior italiano. Il 4° posto dello scorso anno a Faenza è ora solo un ricordo. 

Com’è andata oggi Filippo?

Direi che è andata bene. Ho sofferto un po’ il caldo e l’umido considerando che sono appena rientrato da un periodo in altura. Le sensazioni sono in crescita e questa maglia è comunque una conferma importante.

Parlaci un po’ della crono di oggi…

E’ stata una bella crono, impegnativa, ma senza troppi tratti tecnici. Molto bello l’arrivo in velodromo, ma prima bisognava comunque spingere molto.

Come sta andando l’avvicinamento al Tour? Ormai manca pochissimo…

Nell’ultima settimana bisognerà lavorare molto, ma mi prenderò anche qualche giorno da dedicare alla famiglia… Dobbiamo festeggiare il compleanno di mamma. In vista del Tour sarà importante fare molta attenzione al caldo, dosare bene le energie.

Sobrero aveva capito subito che il percorso fosse troppo veloce per lui: è 4° a 56″
Sobrero aveva capito subito che il percorso fosse troppo veloce per lui: è 4° a 56″

Il Covid c’è ancora

Ganna arriva alla partenza munito di mascherina, si igienizza spesso le mani e anche al momento del podio non abbassa la guardia: la posta in gioco è alta e Filippo vuole essere prudente. 

«I contagi ci sono ancora – dice – il Covid non è scomparso. Dobbiamo stare attenti. Anche durante le corse i tifosi dovrebbero avere un occhio di riguardo per noi atleti, avere più rispetto».

La scalata di Cattaneo

Il verbanese ha preceduto Mattia Cattaneo (Quick Step-Alpha Vinyl Team) di 37”. 

«Oggi è andata bene – commenta proprio Mattiafare secondo dietro Ganna è comunque un ottimo risultato. Siamo fortunati ad avere Filippo in Italia, per me forse un po’ meno perché è difficile superarlo. A una settimana dal Tour de France direi che era quasi impossibile batterlo».

Cattaneo, 3° nel 2021 dietro Affini, scala una posizione ed è secondo a 37″ da Ganna
Cattaneo, 3° nel 2021 dietro Affini, scala una posizione ed è secondo a 37″ da Ganna

E sul percorso di oggi: «Non era molto tecnico – dice – anche la salita incideva poco. Era un bello strappo, non troppo adatto alle mie caratteristiche, ma due minuti su 35 chilometri contano poco o nulla. Inoltre le condizioni meteo erano praticamente le stesse per tutti: siamo partiti nell’arco di 10 minuti, non è come ai grandi Giri dove tra il primo e l’ultimo passano anche un paio d’ore».

Lo scorso anno Cattaneo aveva concluso la cronometro in terza posizione, quest’anno in seconda: «Chissà, speriamo per il prossimo anno», commenta sorridendo.

Affini di bronzo

Il tanto atteso Edoardo Affini (Jumbo-Visma) termina la sua prova con 50” di ritardo, mentre sono 56” quelli di Matteo Sobrero (Team BikeExchange-Jayco), che, dopo essersi «divertito un anno in maglia tricolore» (così ci ha detto prima della partenza), cede il primato a Pippo Ganna. Decisamente positiva anche la prestazione di Baroncini (Trek-Segafredo), che chiude la Top 5. 

Una giornata comunque importante per Filippo che conferma l’ottima condizione, anche in vista della Grande Boucle. Una maglia tricolore che forse vedremo poco, coperta dall’arcobaleno di quella da campione del mondo, ma l’orgoglio di sapere Ganna in tricolore rimane una grande soddisfazione.

Affini diretto dal Giro agli italiani a crono: ecco come

18.06.2022
5 min
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Mercoledì 22 giugno ci saranno i campionati italiani a cronometro, uno degli obiettivi stagionali per gli specialisti delle ruote veloci. Edoardo Affini ha cerchiato questa data fin dal ritiro invernale, un bell’appuntamento per il corridore della Jumbo Visma. Il mantovano classe 1996 ha affrontato l’avvicinamento con il campionato nazionale in maniera alternativa, nel mese di giugno non ha mai corso, la sua ultima gara è stata il Giro d’Italia. 

«Inizialmente – racconta Edoardo – dovevo fare il Baloise Belgium Tour, in programma dal 15 al 19 giugno, in inverno i programmi erano questi. Poi prima del Giro d’Italia la squadra mi ha comunicato che non avrebbe preso parte alla gara in Belgio e quindi dalla Corsa Rosa fino al campionato italiano non avrei corso».

Dalla campagna del Nord, Edoardo è andato direttamente al Giro d’Italia
Dalla campagna del Nord, Edoardo è andato direttamente al Giro d’Italia

Poche pause

E’ normale vedere corridori correre ovunque e spostarsi da una Paese all’altro per gareggiare. Viene quasi normale dare tutto ciò per scontato, ma anche loro, anzi soprattutto loro, hanno bisogno delle giuste pause.

«Non ho fatto tantissimi giorni di corsa (39 per la precisione, ndr) – riprende – ma nonostante ciò, non ho mai fatto un vero periodo di stacco. Dopo aver corso la campagna del Nord, complice il fatto che la Roubaix è stata spostata di due settimane, sono andato subito a Budapest per la partenza del Giro. Sono state 3 settimane parecchio tirate, di conseguenza nei giorni successivi ho tirato il fiato. Visto il ritmo con il quale si è corso il Giro d’Italia, ho pensato anche che sia stata una fortuna non andare in Belgio a correre».

Ecco Affini insieme a Sobrero, i due si sfideranno anche al campionato nazionale a crono mercoledì
Ecco Affini insieme a Sobrero, i due si sfideranno anche al campionato nazionale a crono mercoledì

A ritmo tranquillo

«Da dopo la cronometro di Verona – racconta l’omone della Jumbo – ho fatto tre giorni a fare uscite molto blande, massimo di un’ora e mezza. Il ritmo era proprio da recupero, z1/z2 per intenderci. I giorni successivi ho fatto qualche richiamo, ma sempre in maniera soft. Nella seconda settimana ho iniziato ad aggiungere dei lavori specifici su crono: ripetute corte ad alta intensità o medie ad un’intensità minore. Non ho mai fatto chilometraggi esagerati, ho dato precedenza alla qualità rispetto alla quantità. Anche perché al Giro di chilometri ne avevamo già fatti abbastanza».

Ganna ha fatto anche lui la Roubaix come Affini, poi si è fermato per un lungo periodo rientrando in gara al Delfinato
Ganna ha fatto anche lui la Roubaix come Affini, poi si è fermato ed è rientrato al Delfinato

Uno stacco troppo lungo?

Finire il Giro d’Italia dona ai corridori una condizione migliore nel breve periodo rispetto a chi non lo ha fatto: basti pensare a Zana all’Adriatica Ionica Race. Ma quanto dura questo beneficio? Restare fermo per quasi 3 settimane non fa perdere tutti i benefici acquisiti?

«Può mancare un po’ di ritmo gara rispetto a chi sta correndo ora – ammette – come Sobrero al Giro di Slovenia. Non so quali siano i suoi programmi, magari lo finisce tutto oppure no. Correre ora ti potrebbe aiutare a sbloccarti, è difficile riprodurre in allenamento lo sforzo che si fa in gara. Tuttavia non si tratta di una gara in linea, ma a cronometro, quindi i margini potrebbero non essere così ampi. Pensate che le corse ormai si fanno a tutta e quindi c’è anche il rischio di finirsi troppo presto. Ripeto, sarei dovuto andare in Belgio e fare un programma molto simile a Sobrero, ma con il senno di poi penso sia stato un bene fermarsi dopo il Giro».

Ganna? Un capitolo a parte

Il più grande favorito per mercoledì 22 sarà Filippo Ganna, che vorrà riscattare il quarto posto dello scorso anno. Il verbanese, campione del mondo in carica, questa stagione ha puntato tutto sul Tour de France. Il suo avvicinamento al campionato italiano è stato differente.

«Filippo ha fatto la Roubaix come me – ragiona il mantovano – poi non ha fatto il Giro ed ha ripreso a correre quasi un mese dopo al Delfinato. Lui ha fatto tanta altura a differenza mia. Questa differenza di preparazione è ovviamente dettata dal suo obiettivo di quest’anno: la maglia gialla a Copenaghen del 1° luglio. Dovrà arrivare a quell’appuntamento tirato a lucido.Non è da escludere, essendo le due gare così ravvicinate (campionato nazionale e crono del Tour), che abbia già una forma vicina al suo massimo».

La posizione a cronometro è sempre più estrema e serve tempo per adattarsi
La posizione a cronometro è sempre più estrema e serve tempo per adattarsi

La bici da crono

Nelle prove contro il tempo la dimestichezza nel guidare il mezzo è estremamente importante. Edoardo ha corso il Giro, che nell’edizione 2022 ha visto ben poca cronometro: solamente 26 chilometri nell’arco delle tre settimane. Nel periodo di preparazione avrà dovuto anche riprendere il feeling con il mezzo. 

«Nel mese di maggio – dice Affini – avrò usato la bici da cronometro grosso modo tre volte. Di conseguenza in questo periodo ho cercato di utilizzarla il più possibile, dalle 3 alle 4 volte a settimana. Le posizioni sono sempre più estreme e di conseguenza l’adattamento diventa sempre più lungo. Per questo ci ho pedalato sopra anche per fare “scarico”. Ovviamente avrei preferito un Giro con più chilometri a cronometro, ma sono scelte dell’organizzazione e di conseguenza c’è poco da fare».

La tecnologia viene incontro ai corridori, ma il vero riscontro sul percorso lo si fa di persona
La tecnologia viene incontro ai corridori, ma il vero riscontro sul percorso lo si fa di persona

Mappe e ricognizioni

La tecnologia aiuta corridori e direttori sportivi a visionare i percorsi nei minimi dettagli. Però, quando si tratta di prove contro il tempo, il feeling con la strada conta molto di più. Devi poter vedere con i tuoi occhi quel che ti riserverà il percorso perché lasciare le cose al caso potrebbe portare alla sconfitta.

«Penso di andare martedì mattina a vedere il tracciato – conferma – ormai ci sono varie mappe o addirittura Veloviewer. Io preferisco vedere i percorsi di persona, soprattutto perché ti rendi davvero conto di tutte le particolarità del tracciato solamente quando lo provi. Probabilmente martedì lo farò un paio di volte in bici, poi aggiungerò una terza in macchina. Mercoledì mattina poi, la sgambata spero si possa fare direttamente sul percorso così da rifarlo un’ultima volta prima della gara».

Il Giro di Affini: un po’ gregario, un po’ battitore libero

04.06.2022
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La vittoria al Giro d’Italia ancora una volta l’ha sfiorata Edoardo Affini. Il gigante della Jumbo-Visma però è stato un bell’attore della corsa rosa. Si è visto spesso, ha lavorato per i compagni (forse sin troppo) e ci ha provato.

Ma si sa, vincere non è facile. Con lui abbiamo parlato del suo Giro, del ruolo che ha avuto e di quello del gregario. E ne è emerso che il ciclismo, davvero è sempre più uno sport di squadra.

A Treviso Dries De Bondt batte Edoardo Affini
A Treviso Dries De Bondt batte Edoardo Affini
Edoardo, prima di tutto come va: recuperate le fatiche del Giro? Relax totale o sei uscito in bici?

Un po’ sono uscito, altrimenti per l’italiano sarebbe stato un bel problema. Da lunedì comunque si riprende a spingere. Era importante recuperare bene dopo un Giro così dispendioso. E consideriamo anche che io tiravo la carretta dalle classiche, ho corso fino alla Roubaix.

Il percorso della crono tricolore sembra essere anche piuttosto filante, quindi adatto a te…

Per ora sembra di sì, staremo a vedere. La prima parte tende a tirare leggermente, poi c’è uno strappo di un chilometro attorno al 6% e un ritorno che invece scende leggermente.

Veniamo al Giro e partiamo da una nostra curiosità. La sensazione è che a fine gara fossi parecchio più magro rispetto al via da Budapest. E’ così?

Un po’ sì, ma nulla di particolare. Siamo nell’ordine di un chilo in meno. Sono stato stabile per tutto il Giro. Qualche mattina pesavo un po’ di più, qualche mattina un po’ meno… ma tutto sommato ero lì. Forse mi avete visto “sfinato” perché ero sfinito!

A fine Giro, vedendolo quasi tutti i giorni, ci è sembrato molto più magro rispetto a Budapest. Invece Affini ha perso solo un chilo
A fine Giro, vedendolo quasi tutti i giorni, ci è sembrato molto più magro rispetto a Budapest. Invece Affini ha perso solo un chilo
Oggi non è più come una volta in cui si finiva un grande Giro con 2-4 chili in meno…

No, oggi si reintegra bene quanto si brucia e non si parte più in sovrappeso. Non puoi più permettertelo, tanto più in un Giro con un percorso del genere. Rischieresti di prendere un’imbarcata che diventa un calvario. Il nutrizionista ti fa recuperare al cento per cento.

Cosa ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto di questo tuo Giro?

Quello che mi piaciuto e non è piaciuto al tempo stesso è il secondo posto di Treviso. Bello giocarsela, meno il risultato. Mi è piaciuto fino alla volata. Avevo la possibilità di andare in fuga e ci sono riuscito. Fare secondo invece non mi è piaciuto.

Tu hai dato un grande contributo alla fuga…

Ma anche il belga, De Bondt, che poi ha vinto dava delle belle “trenate”. E infatti mi sono detto: occhio, che questo ha la gamba. Sapevo che ce la saremmo giocata noi due. Ma tutti e quattro devo dire che abbiamo tirato e ci siamo gestiti bene. Anche Gabburo. Lui ha tirato un po’ meno per ovvie ragione di fisico. Però è stato bravo perché faceva cambi più corti, ma in questo modo la velocità non scendeva. E non saltava i cambi.

Il mantovano (classe 1995) a Verona ha chiuso 12° a 1’30” da Sobrero
Il mantovano (classe 1995) a Verona ha chiuso 12° a 1’30” da Sobrero
A proposito di trenate e tirate, anche a Castelmonte eri all’attacco e sei stato il motore principale della fuga. Hai lavorato per Bouwman. Ma non era il caso di risparmiarsi in vista della crono di Verona, come ha fatto Sobrero?

Non era la crono per me. Io conosco bene la zona e le Torricelle. Sapevo quindi che avrei potuto provare a fare qualcosa, ma vincere sarebbe stato altamente improbabile. Ho preferito dare tutto per il mio compagno, che poi ha anche vinto. Mi sono risparmiato il giorno della Marmolada: lì ho fatto gruppetto e infatti non ho fatto una brutta crono. Ma un distacco di un minuto e mezzo non lo avrei recuperato neanche se fossi arrivato fresco a Verona.

Ti aspettavi la vittoria di Matteo?

Era “molto favorito”! Così come Arensman. E si sapeva anche che Van der Poel l’avrebbe fatta a blocco.

Sarebbe stato molto diverso il tuo Giro se Tom Dumoulin fosse stato in classifica?

Sicuramente sarebbe stata un’altra dinamica di corsa per noi della Jumbo-Visma. Già la sera dell’Etna (dove Dumoulin ha incassato un bel distacco, ndr) ci siamo fatti due conti e abbiamo visto che non potevamo lottare più per la classifica. A quel punto abbiamo cambiato strategia e siamo andati più all’attacco. Se Tom fosse rimasto in classifica avremmo dovuto fare un “lavoro sporco” per tenerlo coperto. Io avrei lavorato per lui nei tratti a me più congeniali. Avrei svolto un lavoro alla Puccio. Però non è andata male da quando abbiamo rivisto i piani. Abbiamo vinto due tappe, conquistato la maglia dei Gpm e raccolto diversi piazzamenti.

E tra questi due ruoli, attaccante-gregario e gregario che lotta per la maglia rosa quale ti sarebbe piaciuto di più?

Correndo in questo modo hai più chances personali e fa piacere, però è anche vero che quando lotti per la maglia rosa è sempre un’emozione. Hai voglia di lavorare per quell’obiettivo. E’ qualcosa che carica tutta la squadra.

Affini in testa verso Castelmonte per Bouwman (maglia blu alla sua sinistra). Anche verso Genova aveva aiutato Leemreize
Affini in testa verso Castelmonte per Bouwman (maglia blu alla sua sinistra). Anche verso Genova aveva aiutato Leemreize
C’è una tappa in cui avresti voluto essere protagonista, una che ti è rimasta sul groppone?

Non particolarmente. Le tappe in cui sapevamo che poteva arrivare la fuga abbiamo cercato di esserci. Forse quella di Cuneo. Ecco, lì non essere stato davanti mi è dispiaciuto. Magari il risultato non sarebbe cambiato, però si poteva provare a rovinare la festa ai velocisti, visto che i fuggitivi sono stati ripresi ai 600 metri.

Ormai, Edoardo, abbiamo visto che gli squadroni vanno in fuga col gregario. E tu lo sei stato in un paio di occasioni. E’ un limite per te? 

Dipende dal profilo della tappa. Verso Castelmonte era perfetto per noi della Jumbo avere un corridore come me che tirasse nella prima parte assicurando il successo della fuga, e uno come Bouwman per il finale più impegnativo. Anche Quick Step-Alpha Vinyl e Groupama-Fdj hanno ragionato così. Noi abbiamo tirato molto più degli altri nei primi 100 chilometri, ma così facendo abbiamo dato ai nostri compagni la possibilità di risparmiarsi un po’ e di giocarsela. Poi in corsa si parla. E se la tappa può essere adatta ad entrambi si punta su chi sta meglio. E’ un lavoro che ho svolto molto volentieri. Soprattutto quando finisce con la vittoria di un tuo compagno.

Il ciclismo ormai è uno sport di squadra…

Esatto. Vince uno, ma lavorano tutti. E la squadra, soprattutto adesso che si va sempre a tutta, è ancora più importante.

Affini e De Bondt, ispirazione e rispetto sul traguardo di Treviso

26.05.2022
6 min
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L’ultima volta che Affini s’era ritrovato a fare uno sprint fu nel 2019 in Norvegia e gli andò bene, poiché vinse. Il mantovano correva ancora con la Mitchelton-Scott. La tappa aveva l’arrivo a Sandefjord. Ancora una fuga, ma di cinque. E volata vincente su Anders Skaarseth.

«E’ passato tanto tempo – riesce a scherzare Edoardo – penso però che la volata l’ho fatta bene. Io non sono molto esplosivo quindi avevo bisogno di lanciarla lunga. Penso di essere partito intorno ai 230-250 metri, sperando che gli altri fossero più stanchi. Sapevo che Dries De Bondt e Magnus Cort erano più veloci di me, ma in qualche maniera me la sono dovuta giocare e penso di averlo fatto bene».

Dopo la linea di arrivo, Affini si è preso due minuti per smaltire la delusione e poi si è raccontato
Dopo la linea di arrivo, Affini si è preso due minuti per smaltire la delusione e poi si è raccontato

Un Giro molto duro

E’ stato per un po’ piegato sulla bici, riprendendo fiato a stento. Quando poi si è sollevato e si è messo in piedi, ci ha costretto al passo indietro per guardarlo in faccia, tanto ci è parso alto. Gli occhi chiari passano da lampi di orgoglio ad accessi di delusione.

«L’idea stamattina – conferma – era quella di andare in fuga. D’altronde io non posso fare altro. Questo Giro è stato molto duro per uno della mia stazza (Affini è alto 1,92 e pesa 80 chili, ma la sensazione è che questo Giro lo abbia sfinato molto, ndr), peccato! Un’occasione mancata. Sono ancora lì e cercherò di fare meglio la prossima volta. Ancora una volta secondo. Sicuramente brucia, però continuiamo a provarci e prima o poi riuscirò a portarla a casa. Evidentemente c’è da lavorare».

Il gatto nel sacco

Questa fuga, a ben vedere è stata una figata. I ragazzi davanti hanno giocato col gruppo. Preso vantaggio, hanno capito che le squadre dei velocisti non si sarebbero dannate per riprenderli, perché altrimenti sarebbe partita un’altra fuga e sarebbe toccata a loro gestire la situazione

«Nella prima parte – spiega Affini – siamo andati full gas per prendere vantaggio. Poi abbiamo deciso di mollare un po’ fino alla salita di Refrontolo. Là in cima abbiamo deciso di accelerare e guadagnare tempo. Il piano ha funzionato molto bene. Siamo andati d’accordo sino alla fine e abbiamo mantenuto la tattica che ci eravamo dati in fuga. Alla fine nell’ultimo chilometro è iniziato un po’ il gioco. Dries è stato più veloce, ma lui è stato molto forte anche in fuga, complimenti al vincitore».

I quattro in fuga non hanno saltato un solo cambio: la loro azione è stata eccezionale
I quattro in fuga non hanno saltato un solo cambio: la loro azione è stata eccezionale

Ispirazione De Bondt

Dries De Bondt è un ragazzo sveglio, che dalla vita non ha avuto solo carezze. Per questo quando racconta la vittoria, a tratti si commuove e in ogni caso dalle sue parole traspare l’orgoglio.

«Io non sono un grande vincitore – dice – sono uno del gruppo che lavora a volte per Mathieu, a volte per Merlier oppure per Philipsen e sono felice di farlo. Vivo un sogno e ne sono consapevole. Prima di essere un pro’ ho avuto un incidente nel 2014 che mi ha fatto capire che bel lavoro sia questo. E quando poi ho vinto la prima corsa nel 2016 ho ricevuto messaggi da gente che conosceva la mia storia. Ero diventato un’ispirazione e sono orgoglioso di essere d’esempio per qualcuno».

Dries De Bondt ha 30 anni ed è professionista dal 2017
Dries De Bondt ha 30 anni ed è professionista dal 2017

«Quando finalmente sono riuscito a passare Affini – prosegue – ho lasciato che tutte le emozioni venissero dentro di me. Ci sono così poche occasioni di fare cose come queste, che è incredibile riuscirci. Anche io ho avuto degli esempi. Di certo Tom Boonen. Vederlo vincere i Monumenti e il modo in cui lo ha fatto mi ha fatto innamorare del ciclismo. Devi combattere per i tuoi sogni. Amo questo lavoro, fa vedere belle persone e bei posti. Per questo do sempre tutto per inseguire i miei obiettivi».

La crono? Forse no…

Dopo la riga e prima di fermarsi, Affini gli ha fatto i complimenti. E mentre raccontava la sua giornata in fuga e l’aver giocato con il gruppo come il gatto col topo, lo sguardo è andato alla crono di Verona. Il ritiro di Almeida e l’assenza di Ganna potrebbero spalancare la porta al gigante mantovano.

«Ma non penso che la crono sia un obiettivo realistico – ammette Affinila farò a blocco, sperando di avere la gamba giusta, ma è un percorso che non mi si addice molto. C’è un po’ di piana e molte curve, non dà molta velocità. E poi le Torricelle sono 5 chilometri al 5 per cento di media, posso cercare di non perdere troppo, ma al confronto di altri corridori più quotati, sarà molto difficile».

Poi Affini si concede a un’intervista in olandese e strappa l’ammirazione dell’inviato di Eurosport. L’abbiamo già detto, l’Olanda è la seconda casa, visto che lassù vive la sua compagna. E mentre lo ascoltiamo ripetere parole incomprensibili, il rimpianto invade anche noi. Di una cosa siamo certi: prima o poi verrà. Ha ragione De Bondt: si deve combattere per i propri sogni. Allenarsi e provare, allenarsi e provare. Affini lo sa, è solo questione di tempo.

Con Affini nei meandri di Dumoulin (che aspetta il Blockhaus)

09.05.2022
4 min
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Sin qui tutto bene. Il Giro d’Italia di Tom Dumoulin sta andando secondo programma. Una prima tappa insidiosa in cui non ha perso un secondo, una buona crono e domani l’Etna in vista. Sulla carta non è questo l’ostacolo dell’olandese.

Lo spartiacque del suo Giro sarà il Blockhaus, almeno questo è quello che pensano in Jumbo-Visma. Nei giorni ungheresi ne abbiamo parlato anche con Edoardo Affini, compagno dell’olandese. Gregario sì, ma di quelli di lusso.

Edoardo Affini (classe 1996) pronto a votarsi alla causa di Dumoulin… senza dimenticare Foss
Edoardo Affini (classe 1996) pronto a votarsi alla causa di Dumoulin… senza dimenticare Foss
Edoardo, partiamo da te: come stai?

Penso abbastanza bene. Per questo Giro c’è stato un approccio un po’ diverso rispetto al solito, visto che la Roubaix è finita più tardi in quanto si è disputata abbastanza avanti. Pertanto non c’è stato molto tempo per staccare e ripartire. E’ stato tutto un continuo. Vedremo come reagirà il corpo. Però penso di poter dire che sia io che i miei compagni stiamo bene. Cercheremo di fare ovviamente un grande Giro.

Dumoulin e Foss danno belle garanzie…

Vedremo un po’ come se la caveranno i capitani, gli addetti alla classifica. Su carta stanno bene!

Si parla sempre dei capitani e meno dei gregari. Che ruolo avrai? E poi, Tom è alto, tu sei alto: c’è anche un’affinità fisica? E’ folle dire che magari è lui che chiede la tua presenza anche per questo motivo?

Ah non lo so… Faccio quel che posso. Sì, sono alto, ma sono anche dieci chili in più di lui!

Ma l’aerodinamica non lo sa!

Ah, ah, ah… Di certo potrò dare il mio contributo. Io e Jos Van Emden saremo i suoi due scudieri soprattutto per la pianura. Cercheremo di tenere i capitani (Affini parla al plurale pensando anche a Foss, ndr) coperti in ogni momento possibile. E ammetto che la stazza per questo aiuta.

Affini e Dumoulin: due giganti. Rispetto al passato Tom ha però una squadra più forte
Affini e Dumoulin: due giganti. Rispetto al passato Tom ha però una squadra più forte
Com’è Dumoulin come capitano: è esigente, fa richieste particolari? Oppure è un tipo tranquillo?

Onestamente non posso dire tanto perché ci ho corso poco. Con Tom ho fatto solo il BinckBank Tour l’anno scorso. Abbiamo avuto modo di conoscersi un po’ più nel dettaglio quest’inverno, soprattutto nei ritiri. In genere comunque è abbastanza tranquillo e non sta a dirti troppo cosa fare.

Affini gregario, ma lo scorso anno a Verona hai sfiorato la vittoria. Hai puntato una tappa stavolta?

Proprio puntata no. Diciamo che cercherò di fare il meglio possibile nelle crono, anche se non sono molto adatte a me. Per il resto vediamo che corsa verrà fuori. Da come si metterà la situazione con la classifica generale. Perché se come speriamo andrà tutto bene, magari dovrò risparmiare qualche energia per lavorare meglio. Mentre se qualcosa non dovesse girare bene, avrò più libertà di azione. A quel punto cercherò di inserirmi in qualche fuga o tentare qualche colpo.

Hai parlato di classifica, ma Dumoulin ce l’ha in mente secondo te?

Anche sul palco della presentazione delle squadre Tom aveva detto che ci pensava. Cercherà ovviamente di cogliere il miglior risultato possibile, anche se è consapevole che comunque si tratta del primo grande Giro che fa dopo il suo stop. Bisognerà capire come reagirà il suo fisico. Io lo vedo motivato, lo vedo voglioso di ricominciare. E poi con lui con il Giro e con l’Italia ha un bel rapporto.

Hai citato la Roubaix così avanzata. È cambiato qualcosa nella preparazione? Di fatto non hai più corso, hai fatto altura? 

No, è proprio quello. Non si è potuto fare altura perché finendo 17 aprile non c’è stato tempo. Tra andare in quota, tornare e venire al Giro non avrebbe avuto senso. E non ho potuto neanche staccare, perché dopo altri dieci giorni si doveva ripartire. Quindi abbiamo cercato di trovare una sorta di equilibrio, alternando qualche giorno più tranquillo a qualche giorno più movimentato.

Tom Dumoulin nella crono di Budapest, chiusa al terzo posto a soli 5″ da un super Yates
Tom Dumoulin nella crono di Budapest, chiusa al terzo posto a soli 5″ da un super Yates

Incertezze Dumoulin

Dumoulin è un corridore di classe. Per quel poco che lo abbiamo visto ci è sembrato concentrato, voglioso di mettersi alla prova ma avvolto da qualche dubbio sulla sua tenuta. E non ci è apparso super tirato (è solo una sensazione nostra, sia chiaro), magari perderà quell’eventuale “chiletto” strada facendo.

Di fatto non corre dalla Gand. Lui un po’ di altura l’ha fatta. E’ tutto un quid. In Jumbo dicono del Blockhaus, sanno che una salita così dura per chi non è scalatore nel Dna e non fa classifica da tre anni può essere troppo dura, ma già domani si potrà sapere di più. Se sul Vulcano dovesse andare bene, Dumoulin potrebbe prendere fiducia. E un Tom sereno, può fare paura.

Affini, gregario di lusso con la testa da capitano

28.02.2022
4 min
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Affini sa stare al suo posto e fare quel che gli chiedono. Forse per questo alla Jumbo Visma sono contenti di lui e lo mettono spesso nella squadra che deve supportare Van Aert, quando il capo vuole fare la corsa.

Affini ha 25 anni, il nome scritto sul casco e, se potesse, sfuggirebbe alle regole social di questo tempo. Però ne capisce l’importanza (per la squadra e gli sponsor) e cerca di essere disponibile con intelligenza. Anche per questo quando lo chiami per fare due parole, difficilmente se ne esce con frasi banali. Edoardo ha la testa sulle spalle e magari passerà il grosso del tempo a tirare per un capitano, ma nella sua testa è a sua volta un leader. Non si vincono due campionati europei (in linea da junior nel 2014, a crono da U23 nel 2018) e non si lotta contro un gigante come Ganna se non si ha la mentalità vincente.

La ricognizione sul percorso della Het Nieuwsblad per scoprire il nuovo finale (foto Jumbo Visma)
La ricognizione sul percorso della Het Nieuwsblad per scoprire il nuovo finale (foto Jumbo Visma)

Il pane quotidiano

Nella Omloop Het Nieuwsblad vinta sabato da Van Aert, anche Edoardo ha avuto la sua parte. Quando li abbiamo visti alla partenza, tutti alti e potenti, abbiamo capito che la squadra olandese volesse tenere la corsa chiusa. E mentre Wout in prima fila posava per le foto di rito, i suoi gregari dietro se ne stavano raggruppati ad aspettare il via.

«E’ stato bello – ricorda Affini – vedere un po’ di persone finalmente. Poi si può parlare se sia giusto avere la mascherina oppure no, ogni Paese ha le sue leggi e ogni organizzazione fa quello che vuole in base alle regole. Lassù si respira la passione che hanno per la bicicletta, è il loro pane quotidiano. Fa sempre piacere vedere quell’atmosfera».

Alla Omloop Het Nieuwsblad, Affini ha tenuto sotto controllo il gruppo per oltre metà gara
Alla Omloop Het Nieuwsblad, Affini ha tenuto sotto controllo il gruppo per oltre metà gara
Per i compagni di squadra di Van Aert certe corse sono anche una bella responsabilità?

Sicuramente con un capitano così abbiamo dei ruoli ben definiti. C’è una certa responsabilità, è vero. Pressione però fino a un certo punto, nel senso che quando si parte si vuole sempre fare bene il proprio lavoro. Quindi penso che un po’ di pressione sia giusta, ma certo non deve essere schiacciante, altrimenti ti porta a sbagliare e a non essere performante.

Come fai a passare dalla solitudine della crono al mucchio selvaggio di certe stradine?

Più che mentalità della crono e quella sui sassi, il discorso è piuttosto quello dello stare in gruppo a 2 millimetri uno dall’altro. Tutti che limano al massimo e si battaglia per ogni centimetro. Forse la parola in questi giorni non andrebbe usata, ma parlando di quelle corse si è sempre detto che siano una sorta di guerra. Lassù è tutto al limite.

A te tocca spesso lavorare da lontano…

L’obiettivo quando c’è Wout è lavorare per lui. L’altro giorno a me è toccato cercare di tenere tutto sotto controllo dall’inizio. C’è stato parecchio vento da mangiare, sostanzialmente, ma con un capitano come Wout si lavora sempre volentieri.

Perché vince sempre lui?

Perché alla fine è riuscito a finalizzare il lavoro di squadra perfetto. Anche tutti gli altri componenti della squadra hanno lavorato alla perfezione e abbiamo creato la situazione perfetta perché Wout attaccasse sul Bosberg. E’ andato sino alla fine come un treno, meglio di così non poteva partire.

Difficile trovare uno che scende dall’altura e vince alla prima corsa.

Lui e Roglic sono molto metodici su questo, sempre pronti anche dopo un ritiro in altura. Eravamo confidenti che si potesse far bene, ma nelle corse in Belgio può succedere di tutto, dall’incidente meccanico alla caduta. Invece sabato è filato tutto liscio. Bene così.

Il lavoro della Jumbo Visma ha portato Van Aert all’attacco sul Bosberg. Qui con Benoot
Il lavoro della Jumbo Visma ha portato Van Aert all’attacco sul Bosberg. Qui con Benoot
Come si festeggia in un team olandese?

Abbiamo festeggiato come nelle altre squadre (ride, ndr). Abbiamo preso un bicchiere di vino, ma il giorno dopo c’era da correre ancora a Kuurne, quindi non si è potuto esagerare. E in ogni caso non lo avremmo fatto ugualmente.

La Tirreno comincia con una cronometro.

Quando si è saputo che la prima tappa sarebbe stata una crono, l’ho cerchiata di rosso. Vediamo come saranno le gambe dopo il Covid. L’ho preso anche io a Valencia, lo hanno preso tutti. E’ già una settimana che sono ripartito. Ho perso un po’ di tempo, ma cercherò di farmi trovare pronto come sempre. In ogni crono do sempre il meglio che posso, in base al momento.

Affini, la crono, la maturazione e i segreti della Jumbo

22.01.2022
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Affini lo troviamo all’aeroporto in Olanda, appena atterrato dalla Spagna e in attesa di rientrare in Italia. Ha appena mangiato un boccone e visto che ha del tempo da perdere, ci offriamo di fargli compagnia. Il ritiro della Jumbo-Visma è durato per un giorno: il primo. Poi una positività ha spinto la squadra a rompere le righe. Alcuni sono tornati a casa. Altri hanno preso un appartamento in Spagna e si sono allenati fra loro. Edoardo e altri sono rimasti nell’hotel del team, in compagnia di due meccanici e due massaggiatori.

«Ci allenavamo da soli – dice – sui percorsi pianificati, partendo cinque minuti uno dall’altro. Mangiavamo da soli. Dormivamo in singola. E ci facevamo un tampone ogni giorno, come si era stabilito con la squadra. Il lavoro l’abbiamo fatto, ma è dura chiamarlo ritiro. Siamo in questa situazione da due anni e ogni volta ci diciamo che sta passando, invece l’obiettivo di stagione sta diventando non prendersi il Covid…».

Il terzetto azzurro maschile del Team Relay ai mondiali di Bruges, Affini chiude la fila
Il terzetto azzurro maschile del Team Relay ai mondiali di Bruges, Affini chiude la fila
Quando si dice le motivazioni giuste! Da dove cominci?

Parto alla Valenciana, poi UAE Tour, Tirreno e Sanremo. Avrò bisogno di scaldare il motore e prendere ritmo gara. A ogni inizio stagione bisogna abituarsi. L’obiettivo sarà portare a casa un bel risultato, soprattutto a cronometro. Quando sembrava che alla Tirreno non l’avremmo fatta, mi sono girate le scatole, poi per fortuna ho visto che c’è. Anche al Giro hanno dato una bella segata. In tutto sono 26 chilometri contro il tempo. Non dico che si debba tornare a quando erano lunghe 60 chilometri, ma così è poco…

Avete lavorato sui materiali quest’inverno?

Alla continua ricerca del limite sul lato tecnico e cercando il massimo dalla componente atletica. L’obiettivo è aggiungere quanta più potenza possibile, che però viene anche col tempo e la maturazione, per cui bisogna dare tempo al tempo.

Per riuscirci è cambiata la preparazione?

Non tanto rispetto allo scorso anno. Il grande cambiamento c’è stato quando sono arrivato alla Jumbo Visma e gradualmente mi sono abituato a lavorare con questa filosofia. Ho preso il metodo e l’ho fatto mio. Mi trovo bene. A novembre poi sono andato in galleria del vento per la prima volta visto che prima col Covid non si era potuto. Analizzati i numeri, c’è qualcosa da poter migliorare. Il manubrio in 3D è in fase di realizzazione e l’ho anche alzato un po’. Invece la sella e la parte posteriore andava bene com’era.

Nella tappa di Verona del Giro 2021 ha rischiato di vincere, ma alla fine è arrivato il 2° posto
Nella tappa di Verona del Giro 2021, Affini ha rischiato di vincere, ma alla fine è arrivato il 2° posto
La bici da crono può essere comoda?

E’ una parola, non siamo fatti per starci sopra. Puoi fare ginnastica e stretching per adattarti, ma di base la miglior posizione è un compromesso fra quella ottimale e quella che ti permette di spingere. La combinazione fra le sensazioni del corridore e i numeri della galleria del vento. Comunque la squadra tiene tanto alla crono, sono molto puntigliosi. Peccato che non ci siano più tante cronosquadre.

Tornando al 2021, ti brucia più il secondo posto di Verona al Giro o quello del tricolore crono?

La vittoria a Verona sarebbe stata inaspettata, un bonus esagerato. L’italiano invece un po’ brucia, anche se il percorso era duro e poco adatto a me. Però certo cambierei tutti i piazzamenti con una vittoria. Quel che mi è piaciuto del 2021 è stata la costanza di rendimento.

Tornerai al Giro?

Accanto a Dumoulin, sarò la sua guida nelle tappe di pianura. Penso che possa fare bene, il fatto che abbia deciso di venire significa che vuole rimettersi in gioco nella corsa che ha già vinto. Oltre a lui ci sarà anche Foss, che l’anno scorso ha finito 9°. Se vanno d’accordo fra loro, viene fuori un bel Giro.

Quindi non c’è solo il Tour?

Impossibile, se non altro perché in Francia si corre in 8 e fare la selezione è difficilissimo. Puoi anche portare tutti i capitani, ma poi chi tira? Detto questo, il Tour è importante e anche la Vuelta, che Roglic ha vinto per tre volte.

Si percepisce la rivalità fra voi, Ineos e magari UAE?

Non la cogliamo direttamente, ma siamo attenti alle innovazioni, ai dettagli. Si parlava di bici, ma anche di alimentazione. C’è stata la fase della dieta zona. Poi quella delle diete proteiche low carb. Ora si mangiano carboidrati a blocco, perché si è capito che sono la benzina. E’ una corsa a chi ci arriva prima, per guadagnare la piccola percentuale che permette di vincere.

Cosa dici dei chetoni?

Se ne fa un gran parlare, ma noi siamo la sola squadra ad aver ammesso di usarli. Non è che siamo sempre lì a prenderli, ma il nutrizionista ha studiato che nelle 4-5 tappe più massacranti del Giro agevolano il recupero, in aggiunta al piano alimentare previsto. Non sono state trovate controindicazioni, non fanno male. Per cui tanti ne parlano puntando il dito e altri li usano senza dirlo.

Dopo il secondo posto ai tricolori della crono, Affini è entrato nella fuga con Colbrelli e Masnada
Dopo il secondo posto ai tricolori della crono, Affini è entrato nella fuga con Colbrelli e Masnada
Si sente la differenza in quelle 4-5 tappe?

Niente di esagerato, ma metti insieme questo, l’alimentazione, il sonno… e alla fine arrivi a conquistare i marginal gain che fanno la differenza.

Quali saranno i tuoi veri obiettivi?

Mi piacerebbe confermare la maglia azzurra agli europei e ai mondiali. Vorrei fare bene le crono del Giro, anche se non sono molto adatte a me. Quella di Verona si sale alle Torricelle, si scende e arrivo… E poi c’è il campionato italiano, perché la maglia tricolore la sento particolarmente. E’ un bel momento per la crono azzurra. C’è Ganna, poi Sobrero, Milan, Cattaneo, De Marchi. C’è una bella concorrenza. Tutta un’altra cosa da quando passai professionista e si diceva che in Italia la crono fosse morta.

Cronoman e tecnica: una curiosità mai doma, vero Affini?

23.09.2021
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I corridori, e i cronoman ancora di più, hanno sempre l’occhio lungo sui dettagli tecnici. Cosa c’è di nuovo e cosa potrebbe cambiare. E anche in questi mondiali è stato così. Ed Edoardo Affini, che uno specialista dalla A alla Z, più di un occhio ce lo ha buttato su quel che si è visto nelle crono di Flanders 2021.

La probabile scarpa che ha utilizzato Van Aert in questa seconda parte di stagione, con il Boa posteriore
La probabile scarpa che ha utilizzato Van Aert in questa seconda parte di stagione, con il Boa posteriore

Attenzione ai dettagli

«Non è facile poter scovare piccole differenze soprattutto a fine stagione – spiega Affini fresco di bronzo nel team relay – Si cerca sempre di stare attenti a quel che usano o fanno gli avversari, ma il più delle volte è difficile captare qualcosa a vista. Dietro ad una scelta tecnica, ad una posizione, ad un protocollo di riscaldamento… c’è tanto lavoro e i dettagli fai fatica a vederli sul momento. E fai fatica proprio perché sono dettagli.

«Certo la novità tecnica che ha fatto più rumore è quella di queste scarpe di Van Aert, ma sinceramente non so chi gliele produca, se sia Shimano o se Wout abbia trovato accordi con altri. Però posso dire che una scarpa simile l’avevo usata quando ero in Scott ed una scarpa che viene dal triathlon».

Le tendenze della stagione

«Per quanto riguarda le tendenze dell’ultimo anno, queste riguardano senza dubbio i manubri: tutto il manubrio o solo le  estensioni – riprende Affini – Si va verso una personalizzazione con lo stampo del tuo braccio. In questo modo sono più aderenti, più aerodinamiche ma anche più confortevoli. Si cerca di rendere comoda una posizione aero che poi di fatto comoda non è. E per questo c’è bisogno di allenarsi tanto e anche questo fa parte dell’evoluzione.

«So che il prossimo anno ci lavorerò anch’io su questo “settore”. Quest’anno in squadra tra chi doveva vincere Tour e Olimpiadi chiaramente c’erano delle precedenze. Il team aveva cambiato bici, è passata a Cervelo, e serviva del tempo per adattarsi e rivedere i componenti».

Il casco Poc Tempor ricorda molto quelli di “Guerre Stellari” e per questo è stato ribattezzato Ufo dai corridori
Il casco Poc Tempor ricorda molto quelli di “Guerre Stellari” e per questo è stato ribattezzato Ufo dai corridori

Gomme, caschi e guanti

Ieri proprio poco prima del via, un tecnico della Jumbo-Visma ha dato un paio di ruote (basse con tanto di tre camere d’aria ad Affini), ruote che avrebbe portato a casa per allenarsi. E anche il settore delle gomme è in evoluzione. Pensate che solo ieri i nostri tre cronoman avevano tre tipologie differenti di gomme: Sobrero il tubolare, Ganna il copertoncino e Affini il tubeless.

«La tendenza è il tubeless – dice Affini – Io uso quelli e mi trovo molto bene. Consentono di utilizzare meglio sezioni più larghe. Noi in Jumbo, usiamo il 25 millimetri. E anche questa scelta tecnica di preferire una sezione maggiorata è derivata da studi fatti in galleria».

E poi ci sono i particolari. I caschi, che secondo Affini, hanno code sempre più corte e tendono a somigliarsi di più. «Ad eccezione del Poc – conclude Edoardo – Noi lo chiamiamo il casco da Ufo! E’ più largo. Dicono vada molto bene, ma incide un po’ sulla posizione, che resta un po’ fissa».