Carapaz, dalle streghe del Fedaia al sorriso ritrovato di Verona

01.06.2022
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«C’era un corridore più forte e giustamente ha vinto». Le prime parole di Dario David Cioni sono una sentenza. Con il tecnico della Ineos-Greandiers si parlava della sconfitta di Richard Carapaz sulla Marmolada.

I musi lunghi della sera precedente, avevano lasciato un po’ di spazio a qualche timido sorriso. Un drappello di tifosi ecuadoriani si era radunato nei pressi del bus blu-rosso e lanciava cori in onore del suo beniamino. 

Dario David Cioni (classe 1974) è diesse e preparatore della Ineos-Grenadiers
Dario David Cioni (classe 1974) è diesse e preparatore della Ineos-Grenadiers

Batosta Fedaia

«Alla fine Richard stava bene. Per tutto il Giro d’Italia non erano mai riusciti a staccarsi e ci sta… La Marmolada non è una salita come le altre. Il distacco però è stato pesante e questo ci dice, che almeno sabato, Hindley è stato superiore».

Carapaz non è andato troppo al di sotto dei suoi valori. Almeno non fino all’ultimo chilometro quando lì è saltato un po’ tutto. Per cercare di spingere forte è andato fuorigiri. E questa cosa oltre che dalle immagini, ce l’ha ribadita anche Franco Pellizotti. Il tecnico della Bahrain Victorious lo ha toccato con mano in quanto il “suo” Landa andando regolare ha ripreso e staccato Carapaz.

Richard ha lanciato l’attacco, ma non ha resistito al contrattacco di Hindley. Ha spinto oltre il limite, ma su quelle pendenze il chilometro finale della scalata si è trasformata in un “piccolo” calvario. Il bilancio finale è di una perdita di 30” a chilometro (Hindley lo staccato intorno a 3,1 chilometri dal traguardo, ndr). Ma il minuto e mezzo accumulato per oltre metà è nel chilometro finale. E’ lì che è calato del tutto Carapaz.

Richard Carapaz a tutta sulla Marmolada, ma non basta. Perderà la maglia rosa
Richard Carapaz a tutta sulla Marmolada, ma non basta. Perderà la maglia rosa

A crono c’era

Quella sera, come vi avevamo anche raccontato, in Ineos c’erano bocche cucite, a partire dallo stesso Carapaz. Oltre alla mancanza di gambe probabilmente c’era la consapevolezza di aver commesso anche un errore tattico da parte sua. Appunto l’aver esagerato. Anche perché il Giro non era finito. C’era da fare la crono. Con un’altra gestione magari ci si sarebbe potuto salvare.

Ma non è facile fare certi pensieri in determinati momenti. Quando ti stanno portando via la maglia rosa.

E con Cioni si parla proprio del capitolo crono. Siamo davvero sicuri che Hindley era più forte, come si vociferava prima di Verona, fra tecnici e corridori?

«Sicuramente Carapaz era dispiaciuto dopo il Fedaia – riprende Cioni – uno che perde la maglia rosa non può non esserlo. Ma alla fine il ciclismo è questo: partono in 180 e vince uno.

«Riguardo alla crono non sono mai stato così sicuro che Hindley è più forte a crono. Soprattutto su un percorso con la salita delle Torricelle di mezzo. Per me anzi, i valori sono differenti. E’ più forte Richard che Jai».

«Due dei nostri, prima di Richard, l’hanno fatta a tutta per vedere cosa poteva venir fuori».

Paradossalmente quindi, a Carapaz i 3” di vantaggio potevano anche andare bene. E se ha voluto attaccare è perché si sentiva sicuro. Magari è stato ingannato anche dal ritmo blando imposto dalla Bahrain per tutto il giorno.

Per Cioni, Carapaz non era battuto da Hindley prima del via. Conosce bene i valori dei suoi atleti
Per Cioni, Carapaz non era battuto da Hindley prima del via. Conosce bene i valori dei suoi atleti

Piccoli errori

Insomma, non ci si aspettava un Hindley così. È lui ad aver fatto un’ottima prestazione e Carapaz a fare “i danni” senza la giusta lucidità nella gestione delle forze.

Anche perché arrivare al via di Verona anche senza la rosa sulle spalle, ma con un distacco ben inferiore avrebbe cambiato non poco le carte in tavola.

Hindley stesso ha ammesso di essere teso al via sulla rampa e di vivere i fantasmi del 2020, nonostante il 1’25” di vantaggio. Magari con troppa pressione addosso avrebbe reso meno.

Si batte il cuore Richard all’ingresso nell’arena. Sa di avere dato tutto. E già vuole voltare pagina
Si batte il cuore Richard all’ingresso nell’arena. Sa di avere dato tutto. E già vuole voltare pagina

Al Tour?

E così poi è andata. Carapaz qualche secondo glielo ha rifilato. È anche vero che in discesa il corridore della Bora-Hansgrohe non ha rischiato nulla, però cambia tutto.

Ci si chiede se avesse potuto correre diversamente. Affondare il colpo in altri momenti. 

«Se potessimo tornare indietro – dice Cioni – io non credo che cambieremmo qualcosa nel modo di correre, ma ammetto che in quelle tappe del Giro io non c’ero. Va bene come abbiamo corso».

Se Verona è alle spalle, Parigi no. Carapaz, tanto più senza Bernal, diventa sempre più importante per la Ineos-Grenadiers. E guardare avanti è importante sia per il corridore che per il team. C’è voglia e fame di riscatto.

«La selezione per il Tour – conclude Cioni – ancora non è stata fatta, quindi chi lo sa…».

Da Ganna a Sobrero, l’ultima crono è un affare di famiglia

01.06.2022
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L’ultima crono del Giro, com’è stato anche per il campionato italiano, è diventato un affare di famiglia. E allo stesso modo in cui nel 2021 Matteo Sobrero ha raccolto lo scettro tricolore da Filippo Ganna sulle strade di Faenza, nella crono di Verona è succeduto all’illustre… cognato che aveva vinto la prova finale di Milano nel 2021 e anche nel 2020.

Nelle stesse ore in cui il piemontese del Team BikeExchange-Jayco scaldava le gambe per la sua vittoria, Ganna era sul Teide con gli uomini Ineos per il Tour.

«Con Pippo – ha raccontato Matteo durante la conferenza stampa post crono – ci siamo sentiti sia prima del Giro che in queste settimane. Ci capita spesso di allenarci insieme. Non mi ha dato consigli, ma mi ha sempre spronato a crederci e sono convinto che stasera, quando lo sentirò, lo troverò molto contento».

Con questa foto su Instagram, Ganna ha salutato il Teide prima di tornare al livello del mare
Con questa foto su Instagram, Ganna ha salutato il Teide prima di tornare al livello del mare

Gruppetto subito

Sobrero era al Giro per aiutare Simon Yates nella sua scalata alla classifica ed è chiaro che il ritiro del britannico lo abbia liberato da incombenze troppo pesanti. Per questo, quando gli hanno chiesto se nei giorni precedenti la crono si sia nascosto, Matteo ha risposto candidamente di sì.

«Ha fatto bene – commenta Ganna – ha dimostrato che ha vinto, quindi ha fatto bene. Come ci si nasconde? Senza avere un leader da aiutare, appena viene chiamato il gruppetto, puoi entrarci senza sprecare più del dovuto a stare davanti con i migliori della classifica. E lui è partito subito forte. Non ho visto la corsa in sé. Ma so che è passato davanti all’intermedio e poi nel finale ha fatto una gran crono».

Mondiali 2021, Ganna e Sobrero provano il percorso di Bruges
Mondiali 2021, Ganna e Sobrero provano il percorso di Bruges

Un rapporto fraterno

Tecnicamente, i due non si somigliano per niente. Un metro e 93 per 83 chili Filippo, un metro e 77 per 63 chili Matteo. In quei 20 chili c’è un mondo di differenze, che in qualche modo rendono anche più entusiasmante la vittoria di Sobrero sulle strade di Verona.

«Non sono al suo livello – ha detto ancora Matteo – io vado bene nei percorsi mossi, come a Faenza e a Verona. Incredibile conquistare la crono di chiusura succedendo a Filippo. Penso che oggi sia orgoglioso di me, siamo grandi amici».

Dopo il ritiro sul Teide, Ganna correrà il Delfinato prima di debuttare al Tour (foto Instagram)
Dopo il ritiro sul Teide, Ganna correrà il Delfinato prima di debuttare al Tour (foto Instagram)

A crono non si beve

Completamente diversi, ma su alcuni punti la scuola da cronoman confluisce in una serie di passaggi obbligati, dettati da esperienza e necessità. Ad esempio si è notato subito che sulla bici di Sobrero non ci fosse la borraccia. 

«In sforzi così intensi ma corti – spiega Ganna – è normale non bere. Non è che si faccia una particolare idratazione prima, bisogna essere sempre idratati durante le corse. Quindi non è che per la crono, se è lunga o corta, bisogna idratarsi di più o di meno. Anche se parti con la borraccia, in crono così non bevi quasi mai. Anche io in quella dei mondiali, con quasi 50 minuti di corsa, forse ho bevuto un sorso, forse neanche quello».

Sobrero ha corso con plateau da 58. Ganna non sa se avrebbe fatto lo stesso: «Servirebbe una recon»
Sobrero ha corso con plateau da 58. Ganna non sa se avrebbe fatto lo stesso: «Servirebbe una recon»

Appuntamento in Friuli

I due sono previsti su rotte differenti. Sceso dal Teide, Ganna prenderà parte al Giro del Delfinato che debutta il 5 giugno, domenica prossima. Invece Sobrero è atteso dal Giro di Slovenia, che inizierà giusto 10 giorni dopo. Per il primo, la corsa francese sarà una importante rifinitura prima del Tour e anche in vista dei campionati italiani della crono che si correranno in Friuli il 22 giugno. Per Sobrero lo Slovenia sarà un momento di verifica e mantenimento della condizione prima della stessa sfida tricolore.

Solo quel giorno in provincia di Udine, Ganna e Sobrero torneranno a sfidarsi. Ed è vero che sono come fratelli e insieme stanno tanto bene, ma è palese che dopo la delusione dello scorso anno, Filippo potrebbe aver voglia di riprendersi quella maglia. E che Matteo, con un altro Giro di esperienza nelle gambe, possa sognare di respingerne l’assalto.

L’aspettava da Budapest: Sobrero conquista Verona

29.05.2022
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Matteo Sobrero ce lo aveva detto sin da Budapest, quando il Giro d’Italia non era ancora partito. Eravamo alla vigilia e ci fece: «Ci sono due crono, questa (pensando all’indomani, ndr) e quella di Verona. Ecco quella potrebbe essere la più adatta a me».

Il corridore difficilmente sbaglia. Sa a che punto è, dove può arrivare e come. E in questo Giro lo abbiamo notato ancora di più. Tutti in gruppo sapevano che Hindley era il più forte… per dire.

Il piemontese concentratissimo in discesa
Il piemontese concentratissimo in discesa

Pinotti fiducioso

Ma torniamo al corridore della BikeExchange-Jayco. Sin da quel giorno in Ungheria, Matteo pensava a Verona. Quasi un intero Giro, passato ad attendere questo momento. Forse anche troppo.

«E’ stato sin troppo prudente – ammette Marco Pinotti, il suo coach, prima del via – speriamo che si sia solo risparmiato. Non vorrei che non si è mosso perché non ne aveva. Magari poteva provarci un po’ di più. E’ andato all’attacco nella tappa di Genova. Una “sbiellata del motore” non gli avrebbe fatto male a mio avviso.

«E infatti ieri gli ho detto di tenere duro almeno sulla prima salita, il San Pellegrino».

«Però questo di Verona è buon percorso per lui. Va “guidato”, ma non è tortuoso come quello di Budapest, ci sono meno rilanci e la salita dura circa 8′. Lassù, i passistoni potenti e grossi come Affini, per fare un esempio, in discesa guadagneranno meno di quel che perderanno in salita. I più pericolosi? Van der Poel, Arensman e Foss».

Ricognizione alla Ganna

Il cielo su Verona resta plumbeo. Come lo stesso Pinotti ci aveva detto, il vento è andato ad attenuarsi. Restava solo il rischio pioggia. E a Sobrero non va benissimo.

Mentre è spianato sulla sua Giant, inizia, a piovere. Poche gocce, ma sufficienti per minare le certezze acquisite durante la ricognizione.

«Mentre pedalavo – racconta Sobrero – ho pensato: ecco non è destino. Però una volta in cima ho visto che sì, era un po’ bagnato, ma si poteva spingere benone. E così ho fatto. In più sapevo che il vantaggio era buono».

Sobrero plana dalle Torricelle come un falco. Mulina il 58×11 e dall’ammiraglia Pinotti, esattamente come fa il navigatore nei rally, gli diceva le curve. Come andavano affrontate: in posizione aero o con le mani in presa bassa sui freni.

«La ricognizione l’ho fatta due volte con Pinotti. Lui in ammiraglia, io in bici. Gli dicevo come andavano fatte le curve e gli altri ostacoli che c’erano. 

«Con Marco mi trovo molto bene. E’ un cronoman come me, parliamo la stessa lingua. L’impostazione della crono è stata chiara. Salire forte, magari sui 400 watt (calcoliamo che Matteo pesa solo 63 chili, ndr) ma senza strafare. In salita sono passato dal 58 al 44, come previsto, per poi dare tutto nella seconda parte, specie negli 4′ in pianura».

E a proposito di Filippo Ganna. Sobrero è il compagno della sorella di Pippo. I due si sentono spesso e anche durante il Giro si sono videochiamati. Non tanto per i consigli sulla crono, Sobrero è pur sempre campione italiano di specialità e non ne ha bisogno, ma da semplici amici.

Sobrero (classe 1997) in conferenza stampa: per lui si tratta del secondo successo da pro’ dopo il tricolore a crono 2021
Sobrero (classe 1997) in conferenza stampa: per lui si tratta del secondo successo da pro’ dopo il tricolore a crono 2021

In crescendo

Nel ping pong del dopo tappa, fra podio, antidoping, interviste con le tv, premiazioni… quando ci passa davanti, il piemontese è soddisfatto, come chi ha “regolato un conto con sé stesso”.

E quando gli facciamo notare che è finita come ci eravamo detti quel pomeriggio, che sembra lontanissimo, a Budapest si accende.

«E’ vero, mi ricordo – dice il corridore della BikeExchange – è andata proprio così. In Ungheria avevo fatto quarto, qui ho vinto. Era da una settimana che pensavo solo a questo giorno. All’inizio del Giro sapevo che dovevo stare vicino a Simon Yates, poi lui è andato a casa per una stupida caduta. Nelle seconda settimana non mi sentivo bene. Sarà stato il caldo, però non avevo belle sensazioni».

«Poi le cose sono andate sempre meglio. Sono andato in crescendo (non è la prima volta che Sobrero esce bene da un grande Giro, ndr) e in questi giorni mi sentivo bene.

«Nella tappa dell’Aprica ho provato a tenere duro e ho attaccato il Mortirolo quasi con il gruppo dei primi. Questo mi ha dato morale».

Finalmente esplode la festa. Da tempo Sobrero aspettava questo momento
Finalmente esplode la festa. Da tempo Sobrero aspettava questo momento

E festa sia

Vivere quasi un mese aspettando un determinato giorno, tanto più che il tuo leader ha abbandonato anzitempo e quindi non hai distrazioni, non deve essere stato facile. La pressione era inevitabilmente destinata ad aumentare, ma Matteo l’ha controllata bene. Specie ieri sera, quando la stragrande maggioranza del gruppo già faceva festa.

«In effetti – dice Sobrero – ho fatto un po’ fatica a prendere sonno. Ero nervoso. Ma poi mi sono detto: il Giro l’ho praticamente finito, non sarà una notte in più a rovinare tutto. Devo pensare solo a dare il massimo. E così ho fatto».

E per trovare la concentrazione ha dormito in stanza da solo.

«Col fatto che punto alla crono finale, non mi sono mai goduto la sera prima dell’ultima tappa! Molti team fanno festa, noi invece abbiamo fatto tutto con molta calma, come fosse la sera di una frazione normale.

«Però stasera la musica cambia. Mio papà è venuto qui a Verona e ha portato del vino. Il nostro vino e faremo festa con quello!».

Nimbl da crono: scarpe super aero con la chiusura sotto la suola

29.05.2022
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Sempre un passo in avanti. Sempre più nel dettaglio, tanto più quando si ha a che fare con i campioni e Nimbl, giovane realtà italiana e più precisamente del distretto artigianale delle calzature nelle Marche, lo sa bene.

Nella cronometro individuale di Verona, che chiude il Giro d’Italia numero 105 ai piedi di Vincenzo Nibali potremmo vedere una scarpa a dir poco innovativa, merito soprattutto della chiusura sotto la suola.

Il rotore di chiusura nella rivoluzionaria posizione sotto la suola
Il rotore di chiusura nella rivoluzionaria posizione sotto la suola

Monoscocca in fibra

Si tratta di un paio di scarpini super personalizzati. Le calzature sono state infatti realizzate sul calco del piede di Nibali, la cui misura è 42,5, e sono interamente in carbonio. Avete capito bene: pezzo unico e in carbonio.

Suola e tomaia sono un monoscocca in composito, che riproduce fedelmente il piede dello Squalo.

Quasi impossibile definire con precisione il carbonio utilizzato. Ci sono moltissime variabili nel layout della fibra stessa: la sua disposizione, i punti di pressione, quanto debba essere rigida o meno, la tipologia del piede… Di certo si tratta di un composito “madre” di prima scelta.

Le Nimbl da crono di Nibali. Design davvero super minimalista e peso piuma (165 grammi)
Le Nimbl da crono di Nibali. Design davvero super minimalista e peso piuma (165 grammi)

Artigianato italiano

Ma la sua produzione non è affatto semplice.

«L’idea di questa scarpa – spiega Francesco Sergio, Sport Marketing di Nimbl – è nata quasi a caso. Ducci già produceva le scarpe in carbonio per la pista. Noi poi le abbiamo fatte agli olandesi, sempre su pista e con loro è venuta l’idea di portarle su strada. E di fatto il modello è “lo stesso”, ma con degli accorgimenti sul rotore di chiusura.

«Come detto, si tratta di una scarpa fatta interamente a mano e sul corridore. E prevede anche i difetti del piede. Il processo produttivo è piuttosto lungo. Si parte dal calco del piede da cui nasce un prototipo in fibra di vetro. Ed è questo primo modello che il corridore prova per la prima volta. Lo testa 3-4 volte, ma chiaramente ci fa pochi chilometri. Successivamente, in base alle indicazioni dell’atleta e alle eventuali modifiche, nasce un primo modello in carbonio che è quasi quello definitivo. Ancora test e si vanno a ritoccare i punti che segnala sempre il corridore. Punti di pressione, punti “più lenti”».

«A quel punto si passa al modello definitivo che solitamente va bene nell’80% dei casi. In alternativa è necessario produrre un quarto modello, con cui si accontenta il 100% dei casi. Pertanto tra la prima misurazione del piede al modello definitivo può passare anche un mese e mezzo. Ed è questo, il lavoro, non tanto il carbonio, che porta il prezzo di queste scarpe a 1.500 euro».

Tallone affusolato per scaricare al meglio l’aria
Tallone affusolato per scaricare al meglio l’aria

Aero e leggere

In una crono quel che conta di più in assoluto è l’aerodinamica e Nimbl non ha lasciato nulla al caso. Per tale motivo ha posto il rotore per la chiusura al di sotto della suola. Non andando così ad inficiare il deflusso dell’aria sulla scarpa.

Non solo aerodinamica però. Peculiarità di Nimbl è il peso. E non lo è solo per questo modello. Ma vale tanto di più oggi che da scalare c’è la salita delle Torricelle.

Le Nimbl full carbon fermano l’ago della bilancia ad appena 165 grammi.

Adesso c’è solo da vedere se Nibali le calzerà per questa tappa finale del Giro. In teoria le condizioni ci sono tutte. La durata della crono non dovrebbe superare di molto i 20′ e la temperatura è alquanto fresca.

Va da sé infatti che una scarpa del genere, che punta alla massima prestazione, in termini di peso, rigidità e aerodinamica, non è fatta per essere areata. Pertanto in Nimbl stessa dicono che si può utilizzare per sforzi fino ad un’ora.

Nimbl

Almeida, che peccato. La Colnago TT1 era pronta per Verona…

26.05.2022
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Doveva essere la bici con cui Almeida avrebbe ribaltato il verdetto delle montagne. Invece rimarrà sul camion del UAE Team Emirates. Oggi il portoghese ha annunciato il ritiro per la meno attesa positività al Covid. E la sua Colnago TT1 è tornata sul camion dei meccanici. Una vera arma contro le lancette, sviluppata con la collaborazione di tanti protagonisti: Colnago, Campagnolo e il Politecnico di Milano, università meneghina che è sempre di più un riferimento per il ciclismo dei pro’. Peccato…

La TT1 sembra nascondersi dietro la forcella
La TT1 sembra nascondersi dietro la forcella

La Colnago più costosa di sempre

«E’ difficile quantificare il costo di un progetto come la nostra TT1 – dice Manolo Bertocchi di Colnago – perché i processi di ricerca e sviluppo per un progetto come questo sono diversi, complicati e vedono tante forze in gioco. Fondamentale è stato anche l’apporto di Campagnolo. Alcuni corridori del Team UAE hanno iniziato a lavorare sulla bicicletta prima della fine del 2021 e anche nell’inverno il lavoro di sviluppo è stato intenso. Uno dei più attivi nello sviluppo è stato Mikel Bjerg. Oltre che essere un cronoman, è anche ingegnere».

La sensazione è che la TT1 è parte di un processo di innovazione dell’azienda, dove abbiamo visto la C68 e proprio la nuova bicicletta dedicata alle cronometro. Ci saranno altre novità in futuro? Siamo convinti che questo è solo l’inizio.

I test al Politecnico di Milano
I test al Politecnico di Milano

La TT1 di Almeida sotto la lente

Tutta in carbonio e con i freni a disco. Si parte dall’anteriore con una forcella con i foderi larghissimi, ma piatti nella sezione frontale. Rispetto alle bici da crono “tradizionali” ha il passaggio ruota più ampio, fattore che permette il passaggio di pneumatici panciuti: ci stanno comodi anche i tubeless da 28.

Noi l’abbiamo fotografata con una Bora Ultra WTO da 80 millimetri. Il manubrio full carbon è integrato e sviluppato in parallelo con la bicicletta. E’ alare con i due le due “corna arrotondate. Qui sono montate le leve dei freni e due “nuove scatolette” che sono i pulsanti aggiuntivi della trasmissione Campagnolo. E poi, osservando la bici frontalmente, la stessa sembra nascondersi dietro la forcella e il manubrio; la sezione centrale e il carro spariscono.

Le protesi con i terminali curvati

In questo caso le protesi non sono brandizzate, sono rialzate con le “torri” e gli appoggi dei gomiti sono paralleli proprio alle torri. Ci sono degli inserti CPC di Prologo, anche questi di nuova concezione.

Le prolunghe si “snodano” verso l’alto, sono in carbonio e hanno un volume maggiore verso la fine. Qui ci sono gli altri pulsanti della trasmissione.

Doppio profilato orizzontale

C’è la tubazione orizzontale con un ampio fazzoletto di rinforzo nella zona dello sterzo e che si collega all’obliquo. La vera particolarità è quella sorta di orizzontale aggiuntivo nella sezione mediana del telaio. Qui è integrata anche la borraccia, costruita con la tecnologia 3D e che è perfettamente integrata nel progetto. Dentro questa zona, sopra la scatola del movimento centrale è inserita la centralina della trasmissione SuperRecord.

Le calotte esterne del movimento centrale
Le calotte esterne del movimento centrale

I foderi obliqui non si innestano nel piantone, ma sono corti e uniscono i forcellini all’orizzontale aggiunto. Questa soluzione inoltre, permette di contenere l’affetto clessidra del carro, che si allarga solo per contenere il perno passante della ruota. C’è la pinna sopra la ruota, nei pressi di un nodo sella che segue la tangente obliqua.

Il seat-post è specifico e permette uno scarrellamento abbondante in senso orizzontale. La sella è la Prologo Dimension Tri CPC.

Il movimento centrale con le calotte esterne

La scatola del movimento centrale è stretta, se consideriamo i canoni più moderni, arrotondata e con le calotte esterne.

Power Meter SRM e due corone, la più grande da 56 denti, quella interna da 44, questa la configurazione che avrebbe utilizzato Almeida nella crono di Verona. Le pedivelle sono le classiche Campagnolo in carbonio, da 172,5 millimetri. Ci sono i pedali Look Blade Ceramic con molla di tensione da 20Nm. E ancora, la ruota posteriore lenticolare, nuova anche questa e tubeless (gommata Pirelli), un altro prodotto della generazione WTO Bora Ultra.

Per vedere la stessa bici lottare ai vertici di un grande Giro, ci sarà da aspettare il Tour. Per Pogacar ne hanno prodotta una identica…

Viaggio nel tempo con Moser, fra invenzioni, bici e trofei

29.04.2022
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Maso Villa Warth, è questa la fantastica cornice in cui vive Francesco Moser, dove ci sono il cuore del suggestivo podere e la cantina di famiglia. Nel piccolo paese trentino di Gardolo, “Lo Sceriffo” produce vini insieme ai suoi figli e nipoti. Oltre alle pregiate vigne, tuttavia, è presente un museo che ripercorre tutta la carriera del campione, fra trofei, maglie e bici.

Moser è considerato da molti un “innovatore” che ha segnato un prima e un dopo nell’evoluzione del ciclismo. Dalle vittorie sulle proprie bici, alle trovate tecniche originali per le cronometro e i Record dell’Ora. Un uomo che ha scritto pagine di storia di questo sport e che ancora oggi è un riferimento per i suoi tentativi di innovare sotto il punto di vista atletico e tecnico. Per l’occasione gli abbiamo rivolto domande e provocazioni tra il ciclismo di oggi e quello passato. Riprendendo il filo di un discorso che la settimana scorsa ha acceso gli animi, in tema di Roubaix, gambe e materiali.

Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)
Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)

L’innovazione su strada

Seppure le sue scoperte tecniche abbiano rivoluzionato un modo di interpretare questo sport, per quanto riguarda il ciclismo su strada nelle corse in linea lo sviluppo era in linea con i tempi.

«Quando correvo io – racconta Moser – non c’erano studi mirati per le corse da un giorno o le classiche. Sì certo, si facevano modifiche specifiche per alcune gare. Per esempio per la Parigi-Roubaix, montavamo delle forcelle specifiche rinforzate e uno strato di gomma piuma sul manubrio, aumentandone la sezione. Le pressioni delle gomme venivano adeguate. Oggi vengono fatti studi anche per singole corse». 

Passato e presente

L’albo d’oro della Roubaix vede il nome di Francesco Moser per tre volte di fila, dal 1978 al 1980. Oltre ad alcuni accorgimenti tecnici c’era una talento naturale che andava oltre ogni innovazione possibile. 

Il modo di correre di oggi è così distante da modo di correre di una volta in una corsa come la Parigi-Roubaix?

No. La Roubaix è una corsa senza tempo, ci vogliono gambe e talento sempre. I cambi di ritmo dovuti agli allenamenti che ci sono oggi sono sicuramente differenti, ma nel complesso no. 

Oggi vediamo corridori fare tutti i tratti del pavè a bordo strada…

E’ normale. Si è sempre fatto, anche quando correvo io con l’asciutto si cercava la lingua di terra sul lato per guadagnare scorrevolezza. La vera Roubaix è bagnata. Come quella che ha vinto Sonny Colbrelli. In quel caso devi stare a centro strada per ottimizzare il più possibile la scorrevolezza delle pietre. Nel suo caso poi avevano corso prima le donne quindi si era creata anche un’ulteriore patina che di certo peggiorò le condizioni del manto stradale. 

Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Che bici utilizzavi quando hai vinto le tre Roubaix consecutive?

Dopo la prima Roubaix vinta con la Benotto, iniziai ad usare le mie bici. Il telaio era realizzato da De Rosa con tubi Columbus appositamente più robusti per affrontare il pavè. Il cambio era il Campagnolo Super Record, mentre le ruote erano Mavic. Il peso oscillava tra i 9 e i 10 chili.

Se i corridori di oggi corressero con le bici di una volta cambierebbe qualcosa?

I tempi cambiano, ma l’atto fisico rimane lo stesso. In certi ambiti come la cronometro e i Record dell’Ora i materiali facevano la differenza, ma nelle corse di un giorno ancora adesso le differenze sono minime. 

Anche la preparazione è molto differente da quella di una volta. Pensi si stia arrivando ad un limite?

Oggi si corre e ci si allena tutto l’anno. Ci sono corridori belgi che non smettono mai di correre. Fanno anche il ciclocross. Vincono e quindi hanno anche un ritorno. Ho dei dubbi per quanto tempo possano andare avanti a farlo. Noi l’inverno nemmeno ci allenavamo. 

Hai visto la vittoria di Evenepoel alla Liegi?

Sì, mi ha stupito il modo in cui è scattato. Sembrava dovesse vincere il gran premio della montagna. Gli è slittata la ruota due volte. Mi è piaciuto e mi ha impressionato. 

La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984
La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984

Contro il tempo

Passeggiando nel fantastico museo dedicato alla sua carriera, spiccano tra le bici marchiate Moser, i prototipi utilizzati per le prove contro il tempo. E’ già, perché oggi a volte si polemizza e si fanno dibattiti su trovate tecniche come reggisella telescopici, tubeless e per anni sui freni a disco. Ma negli anni ’70 e ’80 “Lo Sceriffo” ha vinto corse e conquistato record anche grazie alle sue intuizioni tecniche (i racconti di Francesco sulle soluzioni tecnologiche di quegli anni sono raccolti in “Francesco Moser. Un uomo, una bicicletta”, libro a cura di Beppe Conti).

Oggi i regolamenti sono sicuramente più stringenti e vedere test di quel tipo è impensabile. Ma guardandosi indietro e vedendole a pochi centimetri, si assapora un ciclismo che non si poneva limiti e che non aveva paura di spingersi oltre ogni barriera fisica

Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)
Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)

La bici per il Record dell’Ora 51,151, che dà il nome anche al suo spumante più pregiato, è quella che spicca in mezzo alle altre. Forse per la sua vernice lucida e le curve futuristiche. Fatto sta che anche Francesco, quando ne parla, prova un trasporto che fa capire l’importanza di quell’opera d’arte a due ruote

Infine le altre due famosissime bici utilizzate per gli altri due record. Quella di Stoccarda 87’, caratterizzata dalla “ruotona”. Per chiudere con la bici utilizzata per Messico 94’, nella posizione lanciata dallo scozzese Graeme Obree e poi replicata con telaio Moser, caratterizzata dalla “Superman Position”.

Bissegger 2022

Questo è Bissegger: un avversario in più per Ganna

15.03.2022
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Ormai non si può più considerare una sorpresa: quando c’è una cronometro, il nome di Stefan Bissegger ricorre sempre fra i favoriti. Lo svizzero dell’EF Education EasyPost a 23 anni si sta ritagliando uno spazio sempre più importante non solo in seno alla squadra. La sua vittoria nella cronometro dell’Uae Tour ha stupito molti, soprattutto considerando che a una manciata di secondi c’era Ganna che a quella vittoria ci puntava.

Bissegger è un personaggio da conoscere, anche perché la sensazione è che sia solo all’inizio di una carriera che non vuole però sia identificata solo come uno specialista delle cronometro. Lo svizzero è impegnato a far vedere che è un corridore a tutto tondo, capace di ogni risultato, soprattutto con una sua identità, non legata ai suoi avversari. Chiusa in anticipo la Parigi-Nizza a causa di problemi fisici, il corridore elvetico si è prestato di buon mattino a una sequela di domande, mostrando anche un certo carattere.

Bissegger Uae 2022
Bissegger ha stupito tutti all’Uae Tour, battendo Ganna sui 9 km a cronometro di 7″
Bissegger Uae 2022
Bissegger ha stupito tutti all’Uae Tour, battendo Ganna sui 9 km a cronometro di 7″
Come è nata questa tua passione?

Ho iniziato a 10 anni. Nella mia famiglia il ciclismo è sempre stato una passione collettiva. Trovavo le nostre uscite molto divertenti, ma volevo qualcosa di più, così mio padre mi iscrisse a una gara dove era presente Marcello Albasini, padre dell’ex pro’ Michael e che ora è il mio coach. Direi che da lì è iniziato tutto.

Sei già considerato tra i migliori specialisti della cronometro, ma pensi di essere vicino ai tuoi limiti?

Credo di stare migliorando ma di essere ancora in cammino. Sicuramente ho un ottimo ambiente nel quale lavorare, dove si guarda a tutto, si cura la posizione, abbiamo un grande appoggio dagli sponsor, nel team ci sono molti amici, c’è insomma tutto quel che serve per migliorare. 

Bissegger pista 2019
Su pista Bissegger, nato nel ’98, vanta un oro mondiale junior e un bronzo U23, nell’inseguimento individuale
Bissegger pista 2019
Su pista Bissegger, nato nel ’98, vanta un oro mondiale junior e un bronzo U23, nell’inseguimento individuale
Tu come Ganna unisci la strada alla pista. Guardando agli altri specialisti, che cosa vi dà di più l’attività nei velodromi?

In fin dei conti la cronometro non è poi così diversa dalle prove su pista, l’inseguimento individuale ancor più che quello a squadre. Non potrei però dire che sia un vantaggio per noi, in fin dei conti vediamo Van Aert che viene dal ciclocross e quella specialità gli dà sicuramente altre caratteristiche molto utili per le cronometro. Per quel che mi riguarda posso dire che l’abitudine a competere su pista ti dà qualcosa a livello di posizione in bici, di come tradurre su di essa il massimo della potenza, anche di come affrontare eventuali pericoli. Io penso che sia molto utile.

Tra Ganna, Evenepoel e Van Aert, chi pensi che ti assomigli di più come tipo di corridore?

Difficile dirlo, direi nessuno. Ganna è molto diverso da me, lui così alto e pesante, un tipo molto lontano dal mio stereotipo. Anche Van Aert è molto diverso, molto alto, una vera macchina in bici. Forse Remco mi si avvicina di più come corporatura, ma abbiamo caratteristiche differenti, lui è più adatto ai percorsi con salite. E’ davvero difficile fare una comparazione, siamo molto lontani sia nel fisico che nelle caratteristiche tecniche conseguenti.

Bissegger Mondiali 2021
Con Kung e Schmid quarto posto ai Mondiali 2021 nella crono a squadre
Bissegger Mondiali 2021
Con Kung e Schmid quarto posto ai Mondiali 2021 nella crono a squadre
Il tuo Paese viene da qualche anno di crisi ciclistica, subito dopo la fine della carriera di Fabian Cancellara, ma con te e Kung c’è stato il segno del cambiamento. Pensi che la vostra rivalità sportiva potrà essere uno stimolo per le generazioni elvetiche future?

In Svizzera il ciclismo non è certo lo sport numero 1 e questo influisce. Abbiamo sì avuto un momento di difficoltà, ma ne stiamo uscendo. Ci siamo io e Kung, ma non solo, nelle passate stagioni si sono messi in evidenza Hirschi e Mader, ad esempio: Marc ha fatto vedere grandi cose nelle classiche e Gino è emerso in maniera forte. Io dico che la Svizzera sta facendo bene anche nel ciclismo, soprattutto dopo il periodo del Covid perché molta gente ha iniziato a voler uscire, a utilizzare la bici e questo porterà benefici anche al nostro sport a lungo andare perché c’è più interesse anche per le nostre gare e credo che ciò favorirà lo spirito di emulazione.

Non hai paura di essere visto solo come un cronoman?

Non ho proprio paura di ciò, chiaramente soprattutto nell’ultimo anno mi sono mostrato di più per quel che so fare a cronometro, ma credo di valere di più, credo di avere un buon spunto veloce utile soprattutto in gare dove portar via un gruppo di fuggitivi. Voglio far vedere che tipo di corridore sono, soprattutto nelle Classiche, ho molta fiducia nelle mie possibilità e quelle gare mi si adattano bene.

Bissegger Roubaix 2021
L’elvetico dell’EF Education EasyPost punta alle Classiche del Nord: qui la Roubaix 2021 chiusa al 62° posto
Bissegger Roubaix 2021
L’elvetico dell’EF Education EasyPost punta alle Classiche del Nord: qui la Roubaix 2021 chiusa al 62° posto
In Italia la tua vittoria contro Ganna non è passata inosservata. Come lo vedi?

So che devo essere sempre al meglio per competere con lui. Se c’è una cosa che ammiro molto in Filippo è la sua attenzione per ogni piccolo particolare. E’ come se ogni secondo guadagnato sia il frutto di qualcosa, di attenzione nella posizione, velocità, anche la più piccola cosa. Ecco, in questo è un modello di come si debba lavorare per arrivare davvero al proprio top: se riesci a impegnarti al meglio, la tua performance verrà di conseguenza. E’ un avversario, lo rispetto molto ma cerco di guardare soprattutto a me stesso e a quel che io posso fare.

Quali sono i tuoi obiettivi per quest’anno?

Ho già fissato nel calendario la data del 1° luglio, per il primo giorno del Tour de France, per la conquista della maglia gialla. Prima ci saranno le classiche, ad esempio il Giro delle Fiandre dove voglio almeno un piazzamento nella Top 10, poi il Giro della Svizzera che per me e per il team ha un valore molto importante. Questi sono i miei target. 

Mastro Cornacchione ci presenta la Bolide iridata… per l’iridato

08.03.2022
5 min
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Ieri l’ha spinta a 54,569 chilometri orari di media. La Pinarello Bolide di Filippo Ganna è stata la più veloce nella prima tappa della Tirreno-Adriatico.

Un po’ per tifo, un po’ perché Pippo indossava la maglia iridata e un po’ perché oggettivamente si restava ammaliati da questo pacchetto “uomo + macchina”, gli occhi erano tutti sul corridore della Ineos-Grenadiers.

Misure riportate al millimetro. Matteo Cornacchione ci stava lavorando già dalla notte prima della crono. Bellissimo l’iride sulla forcella
Misure riportate al millimetro. Cornacchione ci stava lavorando già dalla notte prima della crono. Bellissimo l’iride sulla forcella

Nuovi colori

Una giornata breve in gara (13,9 chilometri), ma lunga nel complesso: dalla ricognizione del mattino, ai massaggi serali. Una giornata ancora più lunga per i meccanici. E quello che si è preso cura della Bolide di Ganna è stato Matteo Cornacchione, un vero “mastro” dell’officina.

«Abbiamo presentato una bici “nuova” – racconta Cornacchione – bellissima. L’azzurro delle precedenti bici è bello, tra titoli europei, mondiali… ma con la maglia iridata bisognava far qualcosa di più, un qualcosa di diverso. E così Pippo e Fausto (Pinarello, ndr) ci stavano lavorando già da un po’. Poi anche Elia (Viviani, ndr) ci ha messo lo zampino. Lui è quello dello stile!

«Niente oro, perché su strada non è campione olimpico, anche se gli sarebbe piaciuto inserirne un po’. Quella color oro la userà su pista. E’ stato scelto un fondo bianco perla che esaltasse la maglia iridata».

Set collaudato

La prestazione di Ganna è stata superba. E’ anche vero, come sostiene Cornacchione, che il percorso era parecchio adatto alle caratteristiche del piemontese. Ma lui è stato fenomenale nel mettere insieme tutti i tasselli e a farlo alla perfezione. Merito anche di un setup rodato.

«La Bolide – riprende Cornacchione – colori a parte, era identica nelle misure, del telaio e della posizione. Sapete quanto costano i manubri 3D (circa 14-15.000 euro l’uno, ndr) e così ne ho smontato uno da una “vecchia” bici e l’ho rimontato su quella di ieri. Tutto era come sempre.

«Pedivelle da 175 millimetri, pedali Shimano Dura Ace normalissimi e rapporto 58×11. Su un percorso del genere si sarebbe potuto anche osare il 60, ma Pippo ci si allena anche con il 58: ne conosce bene sensazioni e cadenze. E poi nella prima parte fino all’intermedio c’era vento in faccia. Forse il 60 gli sarebbe stato utile nel ritorno, ma magari non avrebbe reso tanto perché si sarebbe “impastato” le gambe. Vedendo le velocità, 58-59 all’ora, e i watt che faceva è stata la scelta giusta».

Ganna in azione. Dietro in ammiraglia s’intravede Cioni. Cornacchione è seduto dietro di lui, pronto ad intervenire
Ganna in azione. Dietro in ammiraglia s’intravede Cioni. Cornacchione è seduto dietro di lui, pronto ad intervenire

Princeton all’anteriore

In una crono del genere quel che conta molto era la ruota anteriore. Data per scontata la lenticolare al posteriore, con il vento che soffiava dal mare bisognava ponderare bene quale scegliere. Evenepoel per esempio aveva optato per una ruota molto alta (100 millimetri?), tra l’altro una ruota misteriosa a quanto pare visto che dal team nessuno ha voluto chiarire di che profilo si trattasse, e complice anche la fatica nel finale Remco “dondolava” un po’. Pippo invece no: era un fuso.

«Davanti – riprende Cornacchione – ha scelto una Princeton Wake con profilo differenziato 75-80 millimetri. Poco prima Viviani aveva usato la AeroCoach che è un po’ più alta: tutta 80 millimetri. Alla fine Pippo ha scelto questa.

«Le gomme? Tubeless da 25 millimetri gonfiati a 7 atmosfere».

La pressione sinceramente visto il percorso e il peso di Ganna ce l’aspettavamo un po’ più alta…

«Meglio non andare oltre. Primo, perché la tenuta poi non è ottimale. Secondo, perché la strada era un po’ sconnessa. In un paio di occasioni Pippo ha preso delle buche che si è sentito quel rumore sordo dalla macchina.

«In ammiraglia abbiamo sospirato. Sembrava si spaccasse tutto (come poi accadde proprio su questo tracciato a Moscon nella cronosquadre di apertura di una Tirreno di qualche anno fa, ndr). In quel caso col copertoncino rischi la foratura, vai a pizzicare la camera d’aria. Il tubeless invece ammortizza di più».

In attesa del disco

Adesso resta solo l’ultimo step per quanto riguarda la Bolide: l’arrivo di quella con il freno a disco. E’ vero questa bici è ancora super efficiente. E la prestazione di ieri ne è stata l’ennesima dimostrazione, ma di certo arriverà il “cambio generazionale” anche per questa belva dal palmares pregiato.

In Pinarello ci stanno lavorando. Ai ragazzi del team ancora non è arrivata, ma come spesso accade il modello nuovo potrebbe arrivare prima del Tour de France.

Sarà curioso vedere come ci si troverà Pippo, non tanto per la frenata, quanto per il perno passante. Una soluzione che dovrebbe agevolare non poco un atleta con tanta potenza e di un certo peso come il campione del mondo.

Ciclone Evenepoel: merito (anche) delle pedivelle cortissime

24.02.2022
4 min
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E per fortuna che dopo i test in galleria del vento fatti lo scorso autunno, Remco Evenepoel non era contento dei suoi miglioramenti. Almeno così si vociferava. Più che altro perché li aveva fatti insieme a Mattia Cattaneo il quale aveva migliorato, numeri alla mano, più di lui.

Poi invece passa l’inverno e alla prima crono importante della stagione ecco che il campioncino della Quick StepAlphavinyl demolisce i suoi avversari. Alla Volta Algarve, Remco rifila quasi un minuto (58”) al secondo classificato, che tra l’altro non è uno così. E’ il campione europeo Stefan Kung.

Le impressioni di Alessandro Ballan, circa la prova di forza mostrata alla Valenciana erano corrette.

In Algarve Evenepoel ha messo in pratica la nuova posizione studiata in autunno
In Algarve Evenepoel ha messo in pratica la nuova posizione studiata in autunno

Più alto, più efficiente

Ma cosa ha fatto in galleria del vento Evenepoel? Chiaramente aveva rivisto la sua posizione, la quale era già ottima di partenza e ne aveva comunque tratto dei benefici.

Una posizione che forse era sin “troppo” buona. Spesso infatti per accentuare l’aerodinamica i corridori si trovano ad essere meno efficienti in fase di spinta e soprattutto nella capacità polmonare. Alla lunga questo non ti fa esprimere al meglio.

Per assurdo quindi si è fatto un passo indietro per quel che concerne l’aerodinamica, ma se ne sono fatti due per quel concerne il risultato finale: andare più forte.

Remco si è alzato leggermente nella parte anteriore. Le mani sono posizionate un po’ più in alto e adesso sono più sovrapposte l’una all’altra, una soluzione che per primo aveva adottato Filippo Ganna. E che si è vista nella crono del UAE Tour anche in altri corridori, tra cui Tom Dumoulin.

La pedivella corta Shimano Dura Ace usata da Evenepoel, da 165 millimetri
La pedivella corta Shimano Dura Ace usata da Evenepoel, da 165 millimetri

Pedivelle da 165!

Spesso poi quando si va in galleria del vento, si provano anche nuovi materiali. Materiali più areo e più scorrevoli, ma non è stato questo il caso. Più che su ruote o caschi, una volta sistemata la parte delle appendici personalizzate, ci si è concentrati sulla parte biomeccanica. In particolare sulle pedivelle.

Una volta nelle cronometro si sceglieva di allungarle. C’è chi arrivava persino a quelle da 180 millimetri, adesso è il contrario. Chi ha le 175, usa le 172,5 e così a scendere… E un Evenepoel che aveva le 170 è passato alle 165 millimetri. Sì, avete letto bene: 165 millimetri!

Con questa soluzione l’angolo tra busto e bacino riesce ad essere leggermente più aperto, favorendo la respirazione (parliamo davvero di dettagli e millimetri). Quando la gamba sale, il ginocchio non va a sbattere contro il diaframma (e torniamo al discorso dell’efficienza respiratoria).

Una pedivella così corta chiaramente va poi ad incidere sulla frequenza di pedalata. Le rpm per Evenepoel sono notevolmente aumentate. La Quick Step-Alphavinyl e Specialized, che ha proposto il test, sono state molto intelligenti nell’avviare il cambiamento a novembre. Perché? Perché in questo modo il corridore ha avuto tutto il tempo per allenarsi sulle nuove cadenze.

Remco ha lavorato molto anche sull’aspetto della guida. Eccolo in un evento gravel con Cattaneo (foto Instagram)
Remco ha lavorato molto anche sull’aspetto della guida. Eccolo in un evento gravel negli Usa (foto Instagram)

Una crono dura

La cronometro di Tavira è stata davvero indicativa. Era lunga 32,2 chilometri, contava circa 400 metri di dislivello e c’era anche parecchio da guidare, con strade strette e parecchie curve. 

Evenepoel ha fatto registrare 51,089 di media. Un numero strabiliante tanto più che nei primi 5 chilometri il vento era totalmente contro e poi si faceva sentire con raffiche laterali. Non a caso il belga non ha scelto la ruota anteriore classica che utilizza nelle crono, ma la Rapid da strada.

Voci di corridoio dicono che Davide Bramati in ammiraglia fosse soddisfattissimo, uno spettacolo da vedere. E anche i feedback di Remco sono stati più che positivi: «Una crono di così alto livello non l’avevo mai fatta».

In virtù di questo percorso tortuoso della crono portoghese, c’è da analizzare anche il discorso della guida che, se vogliamo, è l’anello debole di Remco. La nuova posizione lo ha agevolato anche in questo senso. Chi gli è vicino dice che Evenepoel ha preso di petto il tema, tanto che i suoi impegni con la bici gravel non erano fini a se stessi.