La stessa Addict RC per Dainese e Barale: quali differenze?

01.06.2022
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La stessa bici, la Scott Addict RC, per due corridori che in comune hanno soltanto il colore della maglia. Uno, Alberto Dainese, 24 anni, è un velocista compatto e potente, campione europeo U23 e vincitore della tappa di Reggio Emilia all’ultimo Giro d’Italia. L’altra, Francesca Barale, 18 anni, è appena passata al Team DSM e sta facendo esperienza per capire che atleta possa diventare. Finora è stata campionessa italiana della strada e poi della crono fra le junior.

La Scott Addict RC

La bici, si diceva, è la Scott Addict RC, bici unica, in quanto leggera e aerodinamica. Il primo punto è stato raggiunto grazie alla rivisitazione della stratificazione delle fibre di carbonio ad alto modulo. In questo modo, la rigidità del telaio è aumentata del 14,5 per cento, senza incidere sul peso. Si parla per il futuro del ritorno di un modello aerodinamico come la Foil, ma ad ora si ragiona su una solo opzione.

Grazie al nuovo asse eccentrico per la forcella, la bici ha il passaggio dei cavi totalmente integrato sia per i gruppi meccanici che elettronici. In pratica è stato creato uno spazio fra i cuscinetti dello sterzo, in cui passano cavi e tubi di trasmissione e freni. Il tutto ben si sposa con il manubrio Creston IC, ugualmente integrato.

Per ottenere la migliore aerodinamica è stato brevettato anche un nuovo profilo dei tubi, con l’obiettivo di ridurre la resistenza all’aria. Anche i foderi orizzontali lavorano nella stessa direzione, evitando che l’aria crei resistenze o turbolenze nella zona del carro.

Dainese, Addict RC taglia S

La bici di Dainese, dice Martijn Don, è una taglia S. Con il suo 1,76 di statura, Alberto potrebbe anche orientarsi su una M, ma ha concordato con il team di andare sul telaio più piccolo.

«Come tutti gli altri ragazzi del team – prosegue il meccanico olandese – Alberto ha una Addict RC con lo Shimano Dura Ace 12V. Stando così le cose, lo standard è la guarnitura 40-54, ma in qualche tappa usiamo il 56, dipende dal vento e dal percorso. Quando ha vinto a Reggio Emilia, aveva il 54 e ruote da 50. Essendo piccolo c’era molto vento e a lui non piacciono le ruote troppo alte».

La scelta al corridore

La scelta delle ruote e di altri componenti avviene dopo la valutazione da parte dei vari esperti che lavorano nel team.

«Loro guardano il percorso – spiega ancora Martijn Don – salite, discese e pianure e danno l’input per cosa è meglio a livello di ruote, poi i corridori scelgono cosa preferiscono. Nel giorno in cui Alberto ha vinto aveva appunto ruote da 50 e tubolari Vittoria da 26. La pressione dipende dal peso del corridore, Alberto pesa sui 70 chili e gonfia a 6,3. Abbiamo anche i tubeless, ma ancora prevalgono i tubolari. Stesso sistema per il manubrio.

«Quando vengono nel team, sia uomini sia donne, fanno un bike fit. Gli esperti vedono e decidono il miglior tipo e misura di manubrio. Poi difficilmente lo cambiano, una volta che hanno una buona posizione. E sempre restando sul manubrio, Alberto ha il freno dietro a destra, come tutti gli europei. Solo Hamilton, che è australiano, li ha invertiti».

Bici rigida e reattiva

Dainese conferma tutto e si mangia le mani per la fuga sfuggita al controllo nella tappa di Treviso, dove ha vinto la volata del gruppo alle spalle di De Bondt e Affini.

«La mia bici ideale – dice – deve essere reattiva. Per questo uso le ruote intermedie, sono più scattanti. Meglio le 50 delle più alte, che uso solo se la corsa è piatta e c’è vento a favore. Stesso discorso con i rapporti. Uso di base il 54, ma capita anche di mettere il 56. Deve essere però proprio una corsa veloce. E il manubrio è sempre integrato. Abbiamo una sola bici montata al top, mi sta più che bene».

Barale, rapporti più agili

Sulla sua Addict RC, Francesca Barale ha sempre la guarnitura 36-52 e la cassetta 11-30 al posteriore. Scelta simile a Dainese sul fronte delle ruote, anche se le 50 mm che per Alberto sono intermedie, per lei sono alte.

«Sulla bici da allenamento – dice la piemontese – utilizzo quelle con il profilo medio, con i copertoncini. Invece in gara monto le ruote alte, da 50 millimetri con i tubolari».

Posizione a cuneo

Interessante osservare la sua posizione in sella, molto bassa sull’anteriore. Grazie anche all’assenza di spessori fra manubrio e telaio.

«Confermo che non uso spessori – dice – tra l’attacco manubrio e lo sterzo. Credo che anche l’utilizzo sistematico della bici da crono, a casa per fare i miei allenamenti, mi sia di aiuto ad abbassare la schiena ed essere aerodinamica. Quando non sono allenamenti specifici, la uso nelle uscite di scarico, per non perdere confidenza».

Amadori lo aspettava: «Dainese vale più di così»

19.05.2022
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Amadori era in finestra che l’aspettava. E mentre guardava lo scorrere del tempo e delle corse, si chiedeva come mai impiegasse tanto. Così quando ieri Dainese ha vinto la tappa di Reggio Emilia, il tecnico romagnolo ha fatto un sorriso e s’è messo ad aspettarne altri. I suoi ragazzi.

«C’è una lunga lista che ancora non ha mantenuto il buono fatto vedere – riflette – ma per alcuni si tratta solo di aspettare. Dainese con me ha fatto il Tour de l’Avenir a vent’anni, poi il mondiale e l’europeo che ha vinto nel 2019. Ha sempre avuto caratteristiche particolari, nel senso che non va piano neanche su certe salite. Sembra disegnato su misura per le classiche, per me vale anche più di così…».

Grande recupero

Il cittì azzurro degli under 23 è alle prese con i preparativi della Corsa della Pace che si correrà in Repubblica Ceca dal 2 al 5 giugno. Perciò ieri è andato appena sulla strada per veder passare il Giro d’Italia, ma continuerà a lavorare ai suoi obiettivi. Per Dainese (che in apertura è con Omar Bertolone dopo aver vinto gli europei del 2019) fa volentieri una sosta.

«Non mi sorprende che abbia vinto ieri – dice – anche se la tappa era tutta piatta. Era comunque l’undicesimo giorno di corsa e certi velocisti cominciano a essere stanchi. Lui è giovane, recupera già bene di suo e può fare ancora belle cose. Nel senso che è resistente. Se ieri fosse stata una classica piatta, forse avrebbe trovato qualcuno più forte. Ma dopo undici tappe, il più forte è stato lui».

Ieri a Reggio Emilia, 11ª tappa del Giro, la vittoria di Dainese su Gaviria e Consonni
Ieri a Reggio Emilia, 11ª tappa del Giro, la vittoria di Dainese su Gaviria e Consonni

Crescita intelligente

Sorprende che si usino già simili argomenti per un ragazzo di 24 anni, ma evidentemente il cammino di crescita scelto dal padovano sta iniziando a dare i suoi frutti e ci riallaccia alla gradualità di cui parlava stamattina Fabrizio Tacchino a proposito di Tiberi.

«Non voglio mettere la croce addosso al nostro ciclismo – dice Amadori – anche qui si fanno le cose per bene. Però le scelte di Dainese sono state chiare. Ha iniziato a correre tardi, perché prima faceva altro, e ha seguito una crescita graduale. A un certo punto ha preso la sua borsina ed è andato per due anni all’estero, in Olanda, alla Seg Racing Academy (la continental fondata da un pool di procuratori, che ha cessato l’attività nel 2021. Oltre a Dainese, vi hanno militato Affini e Frigo, ndr). E loro lì hanno impostato le sue stagioni scegliendo percorsi adattissimi alla sua crescita».

Un’idea per Bennati

Il percorso è proseguito al Team Dsm (prima Sunweb), dove Dainese è approdato nel 2020. Primo anno di corse WorldTour, fra cui la Tirreno-Adriatico, ma senza grandi Giri. Nella scorsa stagione il debutto alla Vuelta, con cinque piazzamenti fra i primi cinque. Quest’anno, il debutto al Giro, nel 2022 che vede il percorso degli europei velocissimo e quello dei mondiali leggermente più impegnativo. Amadori sta al suo posto, sa che adesso Dainese è affare di Bennati.

«Bisognerebbe chiedere a chi di dovere – sorride – confermo che l’europeo è molto semplice e credo che presto Bennati andrà a vedere il percorso di Wollongong. Parrebbe un mondiale per gente veloce dotata di resistenza, secondo me Dainese ha 24 anni e bisogna dargli fiducia. Bisogna che crescano. Una cosa che non vedo accadere in certe squadre».

E con l’ultima battuta sibillina alla sua maniera, Amadori si rimette in cammino. Il Giro nel frattempo ha salutato Caleb Ewan. E se oggi l’arrivo di Genova ha visto l’arrivo della fuga, quello di domani a Cuneo potrebbe offrire un’altra occasione ai velocisti capaci di resistere al Colle di Nava.

Dainese rimonta a più di 75 all’ora. Reggio Emilia è sua

18.05.2022
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Un metro dopo l’altro. Lentamente. Inesorabilmente. A Reggio Emilia Alberto Dainese è protagonista di uno sprint che non si aspettava neanche lui.

Romain Bardet sfila dietro l’arrivo con un sorriso enorme. Sbatte i pugni sul manubrio dalla gioia per il suo compagno. Il francese la volata non l’ha vista, ma ha sentito gli urli dall’ormai immancabile radio. E ha capito. Ha capito che Alberto ce l’aveva fatta. Una sorpresa.

Incognita vento

L’undicesima frazione della corsa rosa, la seconda più lunga del Giro d’Italia (203 chilometri), si temeva potesse essere noiosa. Si sapeva che si sarebbe arrivati allo sprint e magari gli attacchi potevano essere scoraggiati.

Le antenne erano dritte per tutti quanti però, perché c’era vento. Jumbo Visma, Quick Step – Alpha Vinyl ed Ineos Grenadiers. Dopo Bologna, per una trentina di chilometri, è stata battaglia serrata: obiettivo stare davanti, non prendere buchi per i possibili ventagli.

Il percorso però cambia di nuovo direzione e il vento torna a favore. Niente da fare. E’ sprint compatto. Se il bravissimo belga della Alpecin Fenix, Dries De Bondt, sfiora il colpaccio, dietro le cose passano con una calma apparente.

Tutti aspettano che Cavendish e Demare prendano l’iniziativa. Guarnieri, compagno del francese, conosce bene queste strade visto che è quasi di casa.

Anche Dainese e la Dsm restano fedeli al dogma di stare davanti. Un po’ per proteggere Bardet e un po’ perché i suoi compagni lo hanno ben scortato. Anzi era lui che doveva scortare…

«Non dovevo fare io la volata – racconta Dainese – doveva farla Bol. Ma poi ci siamo parlati. Mi ha detto che non stava bene e così ho provato io. E anche io non ero convintissimo, non mi sentivo super, visto che la scorsa notte non avevo dormito bene».

Dal basket alla bici

Già, ma ce l’ha fatta. E allora chi è Alberto Dainese? Chi è questo ragazzo che porta l’Italia a prendersi una tappa dopo oltre metà Giro?

E’ un ragazzo di Padova, Abano Terme per la precisione. Classe 1998, è al terzo anno da professionista. Giocava a basket, ma non essendo troppo alto è passato alla bici.

«La bici – racconta Alberto – l’ho conosciuta da bambino perché passavo i pomeriggi dai nonni, mentre mamma e papà lavoravano. I miei nonni seguivano il ciclismo in tv e mi sono appassionato. Da allievo ho fatto anche un bel po’ di pista, perché non ero scaltro in gruppo. Ma questo, credo, mi ha dato un buon colpo di pedale, così come che i tanti balzi fatti nel basket mi hanno dato un po’ di esplosività».

Guardate Dainese (maglia nera) dov’era a meno di 100 metri dal traguardo. Da notare anche la posizione raccolta alla Cav
Guardate Dainese (maglia nera) dov’era a meno di 100 metri dal traguardo. Da notare anche la posizione raccolta alla Cav

Olanda e Italia

Alberto Dainese prima di passare alla Dsm ha militato anche alla Seg Racing Academy, una continental olandese. Una squadra che fa molta attività internazionale e che funziona bene a quanto pare, visto che quando Marco Frigo, altro gioiello italiano, gli aveva chiesto consiglio se andarci o no, Alberto stesso gli aveva dato il via libera.

«Vero – riprende Dainese – ho fatto due anni in Olanda e mi è servito. Ma prima ne avevo fatti due alla Zalf e anche quelle sono state stagioni preziose. Alla Seg ho fatto molta esperienza, ma anche con Marino Amadori in nazionale ho corso parecchio. Pertanto non mi sento di dire che sono uscito solo da una squadra olandese, la scuola italiana c’è e conta. E visto quel che abbiamo vinto negli ultimi anni non mi sembra in crisi».

L’esplosione di gioia. Il veneto conquista la sua prima vittoria al Giro
L’esplosione di gioia. Il veneto conquista la sua prima vittoria al Giro

Velocità e non watt

Reggio Emilia intanto cerca di tornare alla sua tranquillità. Questa città della Bassa oggi era strapiena. Ancora una volta il Giro ha spopolato. Mentre attraversiamo il rettilineo per tornare in sala stampa, ci “rivediamo” la volata.

Dainese ha fatto davvero una rimonta super.

«E’ stata una volata lunga – dice Dainese – In effetti sono partito da dietro e non so se il vento fosse contrario o a favore, non l’ho capito bene! Quando è partito lo sprint non ho accelerato subito, ma quando sono uscito ho visto che avevo un buono slancio e ho spinto fino alla fine. Ci ho creduto.

«Demare aveva la posizione migliore, ma tante volte conta “l’elastico”, cioè come arrivi sulla linea, come esci».

«Ho fatto lo sprint con il 54×11 e girava agile. E’ stata una volata molto veloce. Se mi dite che Gaviria (secondo, ndr) ha toccato i 75, io avrò fatto qualcosina in più. Non conosco ancora i watt, ma alla fine contano relativamente, quel che conta è la velocità.

«Anche io ogni tanto guardo i dati e mi dico: ah okay, si possono fare. Ma poi certi picchi li devi toccare a fine tappa, dopo 200 chilometri. Guardate Cav che vince con watt relativamente bassi».

Bardet si è complimentato con Alberto. In squadra il francese è un riferimento per tutti
Bardet si è complimentato con Alberto. In squadra il francese è un riferimento per tutti

Bardet leader

Sul podio, dopo la beffa di Girmay di ieri che lo ha costretto al ritiro, Dainese è stato ben attento al tappo dello spumante. Gli schizzi sono finiti sulla folla e simbolicamente sui suoi compagni.

Ancora una volta il ciclismo si è mostrato sport di squadra. Dopo la linea d’arrivo, i Dsm si sono ritrovati tutti assieme. Capitan Bardet era il più felice, quasi più di Alberto.

«In squadra c’è un bel clima – conclude Dainese – quando si soffre e si fatica tutti insieme e uno di noi vince, la felicità è per tutti. Bardet poi ha sempre creduto in me, anche quando non ci credevo io. E vedere un ragazzo che è terzo in classifica e vuol vincere il Giro così contento per te è bellissimo».

La Vuelta l’ha cambiato, Dainese ora cerca esplosività

09.02.2022
5 min
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Dice Alberto Dainese che aver corso la Vuelta gli ha cambiato il motore e l’inverno. Scherzando butta lì che gli ha dato 20 watt in più, poi tornando serio spiega che chiudere la stagione con un simile carico nelle gambe gli ha permesso una ripresa invernale molto più brillante. E il resto lo dirà nelle prossime righe, venite con noi?

Dainese corre al Team Dsm dallo scorso anno, ma è passato professionista nello stesso gruppo quando nel 2020 si chiamava ancora Team Sunweb. Velocista e campione europeo degli U23 nel 2019, per farsi le ossa aveva lasciato la Zalf Desirée Fior ed era passato alla Seg Academy Racing.

Al Giro del Veneto del 2021 il terzo posto dietro Meurisse e Trentin, prima di chiudere l’anno
Al Giro del Veneto del 2021 il terzo posto dietro Meurisse e Trentin, prima di chiudere l’anno

La scelta di Ursella

Giorni fa, parlando con Luciano Rui a proposito della scelta di Ursella di approdare nella Dsm Continental, il tecnico trevigiano ci aveva detto che proprio Dainese gli aveva dipinto la squadra come piuttosto rigida.

«E questo non si può negare – dice – la rigidità c’è. Però credo che per un giovane sia meglio essere troppo seguito che troppo poco. Capisco semmai la difficoltà per i corridori più esperti, che magari soffrono per rientrare nelle regole. Io ho avuto i miei problemi all’inizio, però ora vedo soprattutto il lato positivo».

Debutto brillante, con un quinto posto nella terza tappa del Saudi Tour dietro Groenewegen…

Ho avuto un avvicinamento faticoso alla gara perché ho avuto il Covid e sono rimasto fermo per due settimane prima di poter riavere l’idoneità. Non ho fatto grandi lavori specifici, per cui al Saudi Tour nell’unica volata che sono riuscito a fare mi sono sbloccato anche bene. Ma da domani (oggi per chi legge, ndr) inizierò a fare i lavori giusti per tornare in carreggiata ed essere pronto per il UAE Tour.

La parte precedente di inverno come era andata?

Bene, meglio dello scorso anno. Il 2021 era partito male, con un inizio difficile a livello mentale, con le gare che venivano cancellate. Poi per fortuna ho fatto un bel periodo in altura a Livigno preparando il finale e le cose sono cambiate. Prima a Burgos con un secondo posto e poi la Vuelta con 5 piazzamenti fra i primi 5. Mi dispiace non aver vinto, ma ho dimostrato che con la continuità posso andare forte.

Alla Vuelta 2021, Dainese secondo a La Manga del Mar Menor dietro Jakobsen
Alla Vuelta, Dainese secondo a La Manga del Mar Menor dietro Jakobsen
E la Vuelta ti ha davvero cambiato tanto?

Riesco ad allenarmi di più, a sopportare carichi maggiori. Ti abitua allo stress. Questo potrebbe essere l’anno in cui farò due grandi Giri, ma per i programmi c’è da aspettare ancora un po’. La Vuelta ha cambiato anche i rapporti in squadra. Prima eravamo un po’ tesi per la mancanza di risultati. Invece l’aver vinto tre tappe e aver conquistato la maglia a pois ci ha dato più rispetto nel gruppo e ha disteso gli animi. I risultati fanno la differenza.

Un altro clima in squadra?

Abbiamo fatto un ritiro senza bici a fine stagione, eravamo proprio in off season e l’abbiamo passato a bere birra. Eravamo tutti contenti di esserci. E poi non ho notato grosse differenze fra gruppi, anche perché i tedeschi e gli olandesi sono ragazzi aperti. C’è un bel gruppo.

Da quest’anno Dainese dovrebbe avere 2-3 uomini a disposizione per le sue volate
Da quest’anno Dainese dovrebbe avere 2-3 uomini a disposizione per le sue volate
Terzo anno da pro’, aumenta anche il lavoro?

E anche di tanto. Se da under 23 mi sembravano tante 18 ore di lavoro a settimana, ora siamo stabilmente intorno alle 30 e alla fine non sei nemmeno stremato. Ho dovuto adattarmi gradualmente a certi volumi, mentre ci sono i fenomeni che li sovraccarichi da giovani e reggono bene. Per me è stato diverso. Ho fatto anche tanta palestra, due volte a settimana per tutto l’inverno. Però magari con il crescere della condizione, passerà a una sola volta.

L’anno scorso si parlò di aumentare la resistenza.

Infatti ho lavorato tanto per arrivare più fresco allo sprint. Ho fatto tanti lavori di resistenza, trascurando un po’ lo spunto massimale. Alla Vuelta la squadra puntava alla classifica con Bardet, per cui ci stava che mi lasciassero un po’ solo alla fine. Ma questo era un limite, perché sapevo in partenza di dover prendere più aria. E così succede che arrivi ai 300 metri già stanco, oppure che per risparmiare un po’, resti impigliato nelle retrovie. Io ho scelto di dare tutto e ho fatto le mie volate da solo, ma quest’anno dovrei avere più appoggio, 2-3 uomini solo per me.

Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Questa la vittoria di Alberto Dainese al Jayco Herald Sun Tour del 2020
Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Questa la vittoria di Alberto Dainese al Jayco Herald Sun Tour del 2020
Non vincere è un problema grosso per il velocista?

Lo è anche per lo scalatore, ma certo chi fa volate è abituato a numeri più elevati. Il problema degli ultimi due anni è che anche nelle gare più piccole arrivano i più forti a dettar legge. Sembra brutto da dire, ma è così. Ne basta uno per fare secondo e uno vale l’altro, perché quando incontri Groenewegen, Merlier, Jakobsen o Cavendish, c’è poco da dire quale sia peggio. Alla Quick Step hanno un super treno e con l’aiuto di Morkov sai che arrivi ai 200 metri riparato da tutto e tutti.

La squadra dei sogni per ogni velocista?

Domanda difficile. Ovvio che sia la squadra da battere in ogni corsa e forse proprio questa forza renderebbe una vittoria ancor più esaltante. Perciò ora si lavora per le prossime corse. L’idea di avere un treno mi piace, ma non si sa come andrà. Di certo non avrò più pressione. Dopo tre anni capisci i tuoi limiti e io da quest’anno voglio proprio vedere dove potrò arrivare.

Cadenza e rapporti nello sprint: qualcosa su cui riflettere

25.08.2021
4 min
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«Ho smesso di usare il 54 perché nelle tappe di pianura mi ritrovavo per tutto il giorno sempre a spingere troppo duro. E anche in volata. A me piace fare gli sprint a 130 pedalate, con il 54 non riuscivo. Ma è indubbio che con certe velocità fa la differenza». Forse ricorderete queste parole di Alberto Dainese di qualche giorno fa.

Il corridore della Dsm ce le disse dopo l’ennesimo piazzamento di questo scorcio di stagione tra Burgos e Vuelta. Si parlava quindi di frequenza di pedalate e rapporti durante la volata.

Vuelta Espana 2021, a La Manga del Mar Menor. Allo sprint Fabio Jakobsen precede Alberto Dainese
Vuelta Espana 2021, a La Manga del Mar Menor. Allo sprint Fabio Jakobsen precede Alberto Dainese

Rapporto e cadenza

La sua scelta è azzeccata? Impossibile dare una risposta univoca e a dircelo è Marco Villa, il cittì della pista, estremamente tecnico. La prima cosa che gli domandiamo è se la frequenza di pedalate indicata da Dainese non sia in realtà un po’ troppo elevata per la strada.

«Partiamo dal presupposto che in questo caso tra strada e pista non c’è differenza, per quel che riguarda il numero di pedalate. E’ un qualcosa di personale. Probabilmente Alberto ha impostato una preparazione che prevede “meno forza” e più frequenza. In questo modo arriva a fine gara con un pizzico di watt in meno e vuole sfruttare la frequenza di pedalata». Una disamina che fa subito centro con le parole di Alberto, quando dice: mi ritrovavo tutto il giorno ad andare duro.

«Ma sulla preparazione – riprende Villa – bisognerebbe chiedere a lui. Ripeto la scelta del rapporto è strettamente personale e per essere ottimizzata va fatta anche in base alla preparazione».

Le corone da 54 denti sono quelle che vanno per la maggiore nelle tappe pianeggianti, almeno per i passisti più veloci
Le corone da 54 denti sono quelle che vanno per la maggiore nelle tappe pianeggianti, almeno per i passisti più veloci

Le corone che cambiano

Oggi in effetti in molti, non solo i velocisti, tendono ad utilizzare corone da 54 denti per le tappe più filanti. Anzi, qualcuno (vedi Nizzolo) azzarda anche il 55. Ma la scelta del rapporto è molto personale. Si lega alle caratteristiche, alla preparazione, al percorso e persino al meteo.

«Viviani per esempio – che Villa conosce benissimo e che è la massima espressione della doppia attività strada e pista – di solito usa il 53, ma se al mattino sa che sull’arrivo avrà vento a favore monta il 54. O al contrario preferisce il 52 se l’arrivo “tira” un po’ o se c’è vento contro. E’ anche una questione di sensibilità del corridore: non c’è un meglio o un peggio».

La differenza di statura e postura tra Ewan (casco rosso) e Van Aert (caso nero-giallo). Sprint della prima tappa della Tirreno 2021
La differenza di statura e postura tra Ewan (casco rosso) e Van Aert (caso nero-giallo).

Non solo i rapporti

Ma esiste una cadenza perfetta? Una cadenza che statisticamente porta a migliori risultati?

«Beh, dipende da quello che si sta facendo – riprende Villa – se si è in pista e si deve fare un solo sprint si arriva anche a 135 pedalate, ma se per esempio sto facendo un’americana non è facile sprintare con quell’agilità. Si rischia di andare fuorigiri, di far alzare troppo i battiti e non si ha tempo poi per recuperare. 

«Su strada puoi anche arrivare a 135 pedalate, ma dipende da come stai, da come è andata la tappa, dal vento… ci sono molte più variabili».

E poi va considerata anche la lunghezza delle pedivelle. Pensiamo che differenza può esserci fra un Caleb Ewan (167 centimetri) e un Van Aert (190 centimetri). Il primo userà pedivelle da 170 millimetri, il secondo quelle da 175: un bel gap. Chiaramente l’australiano sarà più “agile” del belga, eppure spesso le differenze di velocità sono ridottissime. Le leve più corte di Caleb (arti e pedivelle) lo portano a schiacciarsi in virtù di una maggiore frequenza. Che poi è quello che fa Cavendish e che si vede anche nella prima foto di questo articolo, con lo stesso Dainese che cercando rpm più alte si abbassa con le spalle. Il belga al contrario sfrutta tutta la sua enorme potenza con le lunghe leve e resta più “aperto”. Pensiamo alla prima tappa della Tirreno-Adriatico di quest’anno (foto sopra). Proprio loro Caleb e Wout se la sono giocata al colpo di reni.

«Le pedivelle però – conclude Villa – si cambiano molto meno. Elia per esempio ha sempre usato quelle da 172,5 millimetri, almeno da che lo conosco io. Dainese invece non potrei dirlo. Lui l’ho visto da vicino solo agli europei del 2019 quando ero di supporto alla nazionale».

Dainese, spallata alla pressione: «Mi manca solo fare primo…»

22.08.2021
3 min
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«Ho fatto quarto, terzo, secondo – dice Dainese ridendo – la prossima volta dovrò fare primo, no?».

Eravamo stati zitti per scaramanzia, ma se lo dice lui come prima cosa, la risata si fa comune. La Vuelta sta per vivere la durissima giornata all’Alto de Velefique e poi andrà al primo riposo, ma per il velocista padovano la tappa di ieri a la Manga del Mar Menor resta un buon ricordo, con poco rammarico essendosi dovuto arrendere a uno Jakobsen che ha riallacciato in modo fantastico il filo con il saper vincere.

«Vincere o non vincere – dice – quel che conta è che io riesca a correre senza pressione addosso. Guarda caso, ho cominciato ad andare meglio quando mi sono tolto di dosso il voler dimostrare. Qua il livello è altissimo, può capitare che mi stacchi e se succede, pace…».

Jakobsen ancora primo: quarta vittoria dal ritorno alle corse, la seconda alla Vuelta
Jakobsen ancora primo: quarta vittoria dal ritorno alle corse, la seconda alla Vuelta

Tappa croccante

Per Alberto il punto non sono tanto le volate, in questo primo grande Giro, quanto capire i suoi limiti nelle tappe più dure e l’attitudine a recuperare per sprintare ancora.

«L’altro ieri – ride ancora – quella al Balcon de Alicante è stata una tappa croccante. Nel gruppetto, in cui di solito viaggiano i velocisti staccati, eravamo in 120 su 164 partenti. E si andava forte. Su di noi a un certo punto è rientrato anche Valverde con i suoi compagni, poi però si è fermato ancora…».

L’anno scorso il team aveva anche le maglie bianche contro il caldo, quest’anno… all black!
L’anno scorso il team aveva anche le maglie bianche contro il caldo, quest’anno… all black!

Due ventate di troppo

La volata di ieri contro Jakobsen, anche lui uscito come Dainese dalla Seg Academy Racing, non ha avuto poi molta storia.

«Lui è forte – dice – e più vince e più guadagna rispetto, per cui gli viene anche meglio arrivare a fare i suoi sprint. Io qualche errorino l’ho fatto, ho preso un paio di ventate che a quelle velocità sono un bello spreco, ma Fabio è forte ed è meglio perdere da uno così che da un altro che magari non sai nemmeno chi sia».

Ritorno al 53

Tra le voci su cui continuare a ragionare per i prossimi sprint c’è anche la scelta dei rapporti, dato che tutti gli sprinter del gruppo hanno ormai scelto di correre con il 54.

«Ieri il 53 – dice – mi è sembrato piccolino. Ho smesso di usare il 54 perché nelle tappe di pianura mi ritrovavo per tutto il giorno sempre a spingere troppo duro. E anche in volata… A me piace fare gli sprint a 130 pedalate, con il 54 non riuscivo. Ma è indubbio che con certe velocità fa la differenza. Se sopravvivo alle montagne, abbiamo qualche altra occasione di provarci, ma certo dopo quello che ho visto nella tappa di ieri, sono abbastanza inquieto (lo dice ridendo, ndr)».

Qualche fuga per Matteo Trentin e gran lavoro per i compagni: europei nel mirino
Qualche fuga per Matteo Trentin e gran lavoro per i compagni: europei nel mirino

La maglia nera

E poi c’è il capitolo caldo, già affrontato andando incontro alla Vuelta e di grande attualità viste le temperature che finora stanno… accogliendo i corridori soprattutto nelle tappe di montagna.

«In certi giorni – dice – è davvero estremo. Ieri si stava bene, si andava veloci. Il giorno prima si boccheggiava. E poi aggiungete che abbiamo le maglie nere e la frittata è fatta. L’anno scorso almeno avevamo anche quelle bianche…».

Dainese, anche la sauna finlandese per abituarsi al caldo

06.08.2021
4 min
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Ma come fa un pro’ a prepararsi d’estate con il caldo e il solleone che martellano sulla testa e sulla schiena? Spesso abbiamo parlato di alimentazione, ma poi il tutto come si traduce in soldoni? Un esempio può essere l’esperienza di Alberto Dainese, giovane della Dsm che di certo questa estate non ha “pedalicchiato”… visto che sta preparando la Vuelta.

In questi giorni Alberto è impegnato nella Vuelta a Burgos. Ha anche sfiorato la vittoria nella seconda frazione. La gamba è buona. Frutto di allenamenti specifici fatti anche proprio in ottica caldo.

Una sauna finlandese come quelle utilizzate dalla Dsm
Una sauna finlandese come quelle utilizzate dalla Dsm
Alberto, come la mettiamo con il caldo?

Diciamo che mi piace. O almeno meglio il caldo che il freddo.

Stai preparando la Vuelta, quindi hai dovuto spingere…

Ho fatto dei lavori proprio pensando alla Vuelta cercando il caldo. Sono stato per quattro settimane a Livigno e lì al massimo fa 20°. Poi con il team siamo stati in Austria e anche lì era abbastanza fresco e così per abituarmi al caldo sono tornato a casa, a Padova, per allenarmi con ben altre temperature. Non solo, ma per abituarmi sono uscito nelle ore più calde. Lo scorso 30 luglio mi sono allenato con 39°.

Caspita…

In Austria con il team, al termine delle uscite sempre per abituarci a queste temperature, a fine allenamento facevamo delle sedute in sauna finlandese. Siamo arrivati a fare anche 3 volte 10′. Di buono c’era che era rilassante! Ci hanno detto che a Burgos ci saremmo dovuto aspettare 40° in realtà non è stato proprio così.

Le maglia moderne estive sono molto sottili: traspirano bene sì, ma lasciano passare molto i raggi solari
Le maglia moderne estive sono molto sottili: traspirano bene sì, ma lasciano passare molto i raggi solari
Ma di solito esci sempre nelle ore centrali?

No, io generalmente mi alzo molto presto. Quindi se non avessi avuto questi impegni ci sta che sarei uscito anche alle 7 del mattino.

Riguardo all’alimentazione cambi qualcosa?

Non molto. Io prendo il porridge e poi del pane con un uovo strapazzato o sodo. Evito la caffeina che con le temperature elevate mi dà un senso di calore. Inoltre, non so se sia dimostrato scientificamente, ma a me il caffè fa venire i crampi. Semmai cerco di bere un po’ di più prima di uscire. In squadra abbiamo un protocollo.

Un protocollo? Spiegaci meglio…

Sì, quando ci sono più di 25°-27° dobbiamo prendere dei sali in più. Quando andiamo in ammiraglia per esempio c’è sempre una borraccia con dei sali.

E questo vale anche per l’allenamento?

Di solito esco con due borracce: una di malto e una di acqua. Le borracce di malto contengono 30 grammi di carboidrati e integrano un po’. In questo modo mangio un po’ meno cibo solido, meno barrette per intenderci… il che è meglio con il caldo. Poi i sali o te li porti dietro e li metti nella borraccia quando ti fermi alle fontane o altrimenti vai di acqua e basta.

Mentre con l’alimentazione varia qualcosa?

Ho la fortuna che mi piace molto la frutta acquosa tipo melone e anguria. Cerco di bere un po’ di più nell’arco della giornata e non rinuncio ad un buon gelatino, magari a merenda.

Usi anche delle creme protettive?

Sempre. Io ho una carnagione chiara e la protezione 50+ è immancabile. Anche perché le nuove maglie estive sono talmente sottili che quando sono “stese” passa tutto. E si rischia di avere anche quella “fantastica” abbronzatura con il segno delle bretelle, della fascia del cardio…

E sulla bici fai degli interventi?

Abbiamo due oli: uno invernale che serve più per lo sporco e uno per l’estate che è meno “denso”. E poi gonfio un po’ di più le gomme. D’inverno le lascio un po’ più basse se magari ci sono delle zone di umido o del bagnato.

Giovani italiani, ecco com’è andato l’esame del Nord

26.04.2021
4 min
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Il periodo delle classiche del Nord è un po’ l’università del ciclismo, prima o poi bisogna passarci se si vuole avere una carriera importante. Come l’università, anche in quest’ambito ci sono esami fondamentali (le prove Monumento) e altri di minor spessore, ma comunque di valore. Le parole di Battistella ci hanno indotto a ripercorrere queste ultime settimane per capire quanti sono stati gli italiani under 25 che hanno affrontato la campagna del Nord e con quali risultati.

Considerando che non abbiamo squadre nel WorldTour, che le nostre professional hanno avuto accesso solo a qualche gara di minor livello e che i nostri giovani sono sparsi per i vari team, il loro numero complessivo è stato alto, ben 23 atleti sparsi per le varie gare. Un approccio difficile per quasi tutti, si sono contati ben 32 ritiri, ma bisogna stare attenti con i numeri, nel ciclismo bisogna dar loro il giusto peso.

Al Nord come studenti

Molti di questi ragazzi sono stati mandati in Belgio per fare esperienza, lavorando in funzione dei vari capitani. Qualcuno forse non avrà mai la libertà per agire in prima persona e vincere su quelle strade resterà un sogno. Altri invece avevano tra i vari compiti anche quello di imparare, di capire, di mettere da parte ricordi che torneranno utili, quando saranno chiamati a partire con maggiori ambizioni.

Fiandre Milan 2021
Prima esperienza al Nord per Milan, pochi risultati ma tante lezioni utili per il futuro
Fiandre Milan 2021
Prima esperienza al Nord per Milan, pochi risultati ma tante lezioni utili per il futuro

Un esempio in tal senso può essere Jonathan Milan, che seppur ritirato al Giro delle Fiandre ha detto di essere rimasto molto colpito dal tipo di gara e di volerci tornare vestendo un ruolo diverso. Il talento c’è e le caratteristiche tecniche dicono che il corridore friulano ha tutto per emergere anche su quelle strade, bisogna solo aspettare.

Uno tra i più presenti è stato sicuramente Stefano Oldani. Per lui ben 6 gare, miglior risultato il 25° posto alla Freccia del Brabante e una buona prestazione nell’esame conclusivo, quello più importante, all’Amstel Gold Race chiusa al 41° posto. Può sembrare poco, ma vedendo la sua condotta in gara non è così. E gli stessi responsabili della Lotto Soudal se ne sono accorti, cominciando a considerarlo anche come ben più di un semplice gregario.

Danilith Mozzato 2021
Un podio di pregio per Mozzato a Nokere, qui a destra con Gaudin e il vincitore Robeet
Danilith Mozzato 2021
Un podio di pregio per Mozzato a Nokere, qui con il vincitore Robeet

Bravi Mozzato e Zoccarato

Chi è piaciuto davvero tanto è stato Luca Mozzato: il 23enne della B&B Hotels, squadra professional francese, è stato spesso nel vivo delle corse, non affidandosi solamente al suo spunto in velocità. E se il podio conquistato alla Danilith Nokere Koerse è stato una perla forse anche poco considerata, non è stato certamente un fuoco di paglia considerando anche il 7° posto alla Schelderprijs e il 25° alla Bredene Koksijde Klassic.

Un altro che ha convinto, soprattutto per la sua vitalità in corsa è stato Samuele Zoccarato (Bardiani-Csf), che ha anche provato la soluzione di forza alla Danilith e si è messo in luce in altre occasioni, facendo capire che quel tipo di corse si sposa molto con le sue caratteristiche. Speriamo che gli vengano date altre possibilità, in modo da salire lentamente di grado e trovare spazio anche nelle classiche.

Dainese Uae 2021
Cinque gare in Belgio per Dainese, miglior risultato il 58° posto alla Schelderprijs
Dainese Uae 2021
Cinque gare in Belgio per Dainese, miglior risultato il 58° posto alla Schelderprijs

Conci, ok alla Freccia

Scorrendo i vari ordini di classifica, ci sono stati piazzamenti anche per Moschetti, 19° alla Brugge-De Panne; per Conci (nella foto di apertura con Henao) nel vivo della corsa anche sul terribile Muro di Huy alla Freccia Vallone; per Konychev 24° sempre a De Panne. Hanno assaggiato il Nord anche due talenti sui quali il ciclismo italiano fa molto affidamento come il campione europeo U23 Dainese e l’iridato junior Tiberi. Certo, prima di vederli protagonisti sotto i ponti dovrà passare ancora dell’acqua, ma aspettiamo fiduciosi sulla riva…

Alberto Dainese, Santos Tour Down Under 2020

Dainese, un anno per capire. E buon 2021…

31.12.2020
5 min
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Dal primo anno nel WorldTour, Dainese è uscito con qualche riccio di più, tante sono state le volte che si è grattato i capelli, cercando il varco giusto. Velocista, 22 anni, il padovano aveva iniziato il 2020 vincendo all’Herald Sun Tour. Poi il lockdown ha interrotto il flusso di sensazioni e alla ripresa, Alberto si è reso conto di cosa significhi correre in mezzo a 200 campioni feroci che hanno appena tre mesi per riaffermare il loro dominio.

«Si è detto tanto che la ripresa dopo il lockdown ha favorito i giovani – dice ridendo – io sono la prova che non è vero. Quelli che hanno vinto sono fenomeni. Hindley, per esempio. Si vedeva che sarebbe venuto fuori».

Gianni Faresin, Alberto Dainese, Aldo Caiati, tappa di Valdobbiadene Giro d'Italia U23 2018
Con Faresin e Caiati subito dopo aver vinto la tappa di Valdobbiadene al Giro U23 del 2018
Gianni Faresin, Alberto Dainese, Aldo Caiati, tappa di Valdobbiadene Giro d'Italia U23 2018
Dopo la vittoria di Valdobbiadene al Giro U23 del 2018

Dainese corre nel Team Sunweb, che dal 2021 si chiamerà Team Dsm, nel segno di un colosso con 23 mila dipendenti e un fatturato di 10 miliardi di euro, trasversale dalla chimica alla nutrizione. Per la prossima stagione e volendo sintetizzare, la squadra avrà in Bardet e Hindley gli uomini per i grandi Giri, Hirschi e Tjesi Benoot per le classiche, Bol e il nostro Alberto per gli sprint.

Sei pronto?

Pronto è un parolone – sorride – c’è da migliorare, senza lasciare nulla al caso. Ero partito bene, ma in corse di livello più basso. Il 2020 è stato un anno difficile, soprattutto nel finale. Mi sono fermato dopo il Fiandre, ma le ultime quattro non le ho proprio finite. Se uno pensasse che sia sufficiente quello che ha fatto nelle categorie giovanili, quando bastava davvero poco, sarebbe spacciato.

Le volate sono sempre volate, no?

Non ci ho capito molto – ride – perché arrivavo così sfinito, dopo gli ultimi 10 chilometri a fiamma, che era tutto opaco. La velocità è superiore e c’è più tatticismo nel prendere la posizione. La sera prima analizziamo come è disegnato il finale. Cerchiamo di capire in ogni passaggio come si muoveranno le altre squadre. Se non hai questo approccio, fai solo brutte figure.

Alberto Dainese, campionati europei Alkmaar 2019
Nel 2019 Dainese migra alla Seg Academy Racing e vince gli europei U23 ad Alkmaar
Alberto Dainese, campionati europei Alkmaar 2019
Campione europeo U23 ad Alkmaar 2019
Di recente si è parlato dell’evoluzione del velocista…

Il nostro mondo è cambiato rispetto a 10 anni fa. Andare in salita, visto come disegnano i percorsi, è una necessità. Non ci si chiede di attaccare o scollinare davanti, solo di essere meno duri, per mantenere un po’ di freschezza in volata. Devi trovare la quadra fra resistenza ed esplosività. Nel 2020 ho fatto fatica sia in salita sia in volata, spero che un anno di esperienza servirà a gestirsi meglio.

Come si trova l’equilibrio giusto?

Faccio tante ore per aumentare il fondo, poi lavori di forza in salita, ma soprattutto tanta più palestra. Abbiamo i preparatori interni alla squadra, io poi sono con quello di Hindley e dei più forti. Scherzando gli dico che gli hanno dato me per abbassargli la media…

A proposito di Hindley, come hai vissuto i giorni del Giro?

Ero a casa ed è stato bellissimo vedere due ragazzi, due amici lottare per la vittoria. Avevo i brividi quando lui e Kelderman hanno messo la maglia rosa. Non so dire se se la siano giocata male, ma alla fine sono saliti sul podio vincendo tappe. Tanto male non è andata. E anche al Tour abbiamo vinto con Hirschi e Kragh Andersen.

Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Alberto Dainese ha iniziato il 2020 vincendo allo Jayco Herald Sun Tour
Alberto Dainese, Jayco Herald Sun Tour 2020
Ha iniziato il 2020 vincendo allo Jayco Herald Sun Tour
Si capiva che Hindley fosse in rampa di lancio?

Che fosse un fenomeno si era visto negli under 23 e l’anno scorso non ha vinto il Polonia per 2″. E’ molto simpatico, abbiamo fatto insieme l’Herald Sun Tour e ridiamo sempre del suo italiano, imparato quando correva in Abruzzo.

Perché c’è stato questo fiorire di talenti?

Credo perché sono stati gestiti bene da U23, con il misuratore di potenza e il preparatore. Magari una volta ci mettevi qualche anno in più per capire come allenarti.

L’altro giorno, parlando con Faresin, è venuto fuori il fastidio di averti cresciuto alla Zalf e averti poi visto vincere l’europeo con la maglia della Seg Academy in Olanda…

Posso capirlo – sorride – immagino il dispiacere. Anche il periodo alla Zalf è stato utile, sono grato a Gianni. Con il passaggio a continental anche loro hanno fatto un passettino in avanti.

Alberto Dainese, Gand-Wevelgem 2020
Ma sulle strade del Nord (qui alla Gand-Wevelgem) Dainese ha fatto una gran fatica
Alberto Dainese, Gand-Wevelgem 2020
Ma al Nord una gran fatica. Appuntamento al 2021
Pensi mai agli europei vinti nel 2019?

Solo nei momenti difficili. Correre da U23 e poi nel WorldTour sono due sport diversi. Se anche vinci una bella corsa, devi subito pensare alla prossima.

Quali momenti difficili?

Ho avuto un bel picco di forma fino al Polonia. Al campionato italiano sono andato bene. Invece alla Tirreno-Adriatico sono caduto, non ho fatto neanche una volata ed è cominciata ad andar male. Momenti bruttissimi, che adesso sono alle spalle.

Ci sarà da sgomitare per trovare posto?

La squadra è piena di gente forte, per cui se vai bene, hai il tuo spazio. Con Bardet, Hindley e Hirschi saremo molto votati alle classifiche generali, ma ci sarà da vedere se avremo a disposizione un treno. Se hai il velocista che vince, ci pensano. Altrimenti buttano dentro uno scalatore in più. Bol al Tour in un paio di occasioni ha avuto il treno e si è visto quando è arrivato secondo battuto da Van Aert al fotofinish (5ª tappa, a Privas, ndr). Il treno ti aiuta ad arrivare meno spremuto allo sprint. Magari nel 2021 lo faranno anche per me…