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Dalle pietre al parquet, la via di Milan verso Tokyo

07.04.2021
5 min
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Passare dalle pietre al parquet, dai muri alla pianura più perfetta della pista non deve essere facile. Ma è quello che è chiamato a fare Jonathan Milan. Il friulano è uno dei vagoni del quartetto olimpico. Se non ha già il biglietto aereo per Tokyo in tasca, poco ci manca. Il suo avvicinamento pertanto va curato in ogni particolare.

Durante i test invernali in pista si è lavorato molto anche sui materiali
Durante i test invernali in pista si è lavorato molto anche sui materiali

Il triumvirato

E a curarli ci pensano Andrea Fusaz, Paolo Artuso e Marco Villa. I tre tecnici stanno facendo crescere Jonathan sotto ogni punto di vista, lo stanno gestendo al meglio. Sono in continuo contato tra di loro, si tendono la mano per quel che concerne gare e allenamenti.

E in questo programma erano inquadrate anche le classiche del Nord. Per Milan queste sono state un qualcosa di nuovo e pertanto era determinante approcciarle col piede giusto e ancora più determinante era uscirne senza intoppi.

E Milan lo ha capito benissimo. Se si domandano a Jonathan stesso alcune cose specifiche sui suoi allenamenti è probabile che lui non sia grado di rispondere, in quanto davvero non conosce alcuni programmi. Semplicemente perché si fida di chi lo guida. E questo è un bene. Pensate quanto stress in meno ha addosso questo ragazzo.

La prima campagna del Nord di Milan lo ha visto prendere parte a cinque gare
La prima campagna del Nord di Milan lo ha visto prendere parte a cinque gare

Milan da Nord?

«Era un’esperienza importante per lui – spiega il suo tecnico alla Bahrain Victorious, Paolo Artuso –  è riuscito a concludere due corse di quelle fatte in Belgio. Ha lavorato bene per la squadra e lui è contento, delle corse e della prestazione. Ed è importante che il Nord gli sia piaciuto perché, pensando al futuro, per andare forte lassù non bastano le gambe: ti deve piacere. Si è reso conto che sono gare deve conoscere. Gli dicevano: tra poco inizia il Koppenberg, andiamo avanti. E lui: ma io che cosa ne so del Koppenberg!».

Il programma iniziale di Milan prevedeva anche la Roubaix. Senza questa gara avrà qualche giorno in più per recuperare dalle fatiche del Nord e soprattutto per testare anche i nuovi materiali e tornare a lavorare in pista.

«Abbiamo due opzioni, legate entrambe a quel che deciderà Villa. Andare alla prova di Coppa del mondo ad Hong Kong (prima metà di maggio, ndr) o a quella di Cali, in Colombia (a cavallo tra maggio e giugno, ndr), in base a questo si deciderà se farà il Giro di Slovenia o di Ungheria, prima dei campionati europei su pista che si terranno a fine giugno. I passaggi obbligati comunque sono due: una prova di Coppa e l’europeo».

Paolo Artuso
Paolo Artuso è uno dei preparatori della Bahrain Victorious
Paolo Artuso
Paolo Artuso è uno dei preparatori della Bahrain Victorious

Il lavoro di Artuso

Ma come si recupera dal Belgio? Come si passa veramente dalle pietre al parquet? Cosa lasciano nelle gambe i muri del Fiandre per chi come Milan è chiamato ad un esercizio tanto particolare come quello del quartetto?

«Le gare in Belgio – spiega Artuso – sono un po’ particolari, perché richiedono uno sforzo estremo, ma al tempo stesso tra una prova e l’altra si recupera. Ed è molto difficile gestire la parte alimentare. E’ facile mettere su un po’ di peso e per questo il fatto che Jonathan sia riuscito ad andare sempre molto avanti nelle gare, a finirle o a stare in corsa per almeno 4 ore, è importante. Anche perché significa che non ha avuto problemi meccanici o fisici. E questa parte aerobica o di resistenza si andrà poi a bilanciare con i lavori specifici che dovrà fare nei prossimi giorni: pista, palestra, partenze. Che poi non è nulla d’impossibile. Altri prima di lui lo hanno fatto, pensiamo a Ganna o a Viviani. E poi consideriamo anche quel che ha fatto prima della sua Campagna del Nord, che tipo di preparazione aveva svolto. Insomma aveva una buona base».

Artuso, è davvero preso quando parla di Milan. La sfida è stimolante anche per un preparatore. Avere tra le mani un ragazzo nuovo, un talento con la T maiuscola, conciliare strada e pista, conoscere le sue sensazioni, non è poco.

«Il lavoro da fare è tanto – conclude Artuso – si sente che sono mancati i giorni di lavoro a novembre e dicembre. Non dico che siamo chiamati a rincorrere, ma di certo tra gennaio, febbraio e marzo abbiamo lavorato come pazzi. Anche solo sui materiali: provare una sella, un body, un manubrio… spesso si è fatto tutto insieme».

Milan
Fusaz (a destra) conosce Milan da molti anni per averlo allenato al CTF
Milan
Fusaz (a destra) conosce Milan da molti anni per averlo allenato al CTF

Parola a Fusaz

E poi c’è Andrea Fusaz, il tecnico del Cycling Team Friuli, che conosce Milan da sempre.

«Questa prima Campagna del Nord è stata un’esperienza che lo ha rafforzato – dice Fusaz – anche mentalmente. Milan chiaramente non era pronto per queste competizioni, anche perché il suo obiettivo principale sono i Giochi di Tokyo, tuttavia ha svolto bene il suo lavoro ed è soddisfatto. Cosa gli dà un Fiandre fisicamente? Diciamo che lui il motore ce l’ha, ma di certo quelle gare lo temprano. Non hai tempo di recuperare o di sederti sulla sella, sei sempre chiamato ad esprimere tanti watt. E’ stato un carico metabolico importante, ma non eccessivo. Di certo quelle gare gli sono servite per settarsi su altri livelli di fatica.

«Questa settimana post Fiandre per lui è di transizione, poi tornerà a caricare e avrà giornate intense in vista della Coppa del mondo. Lavori lattacidi? Adesso si lavora per stimolare queste capacità, per portarlo al limite. Non possiamo aspettare le gare per farlo. E’ il momento di muoversi».