Petrucci alla Bardiani: l’anno in più da U23 è servito?

17.12.2022
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Tra i volti nuovi che si affacciano nel mondo del professionismo c’è quello di Mattia Petrucci, ragazzo veronese che indosserà la maglia della Bardiani CSF Faizanè. Il suo arrivo nella squadra dei Reverberi, che in questo momento si trova in Toscana per la preparazione invernale, va evidenziato. Petrucci, alla fine del 2021 ha deciso di attendere prima di fare il grande salto tra i professionisti. E’ rimasto un’altra stagione tra gli under 23 con la Colpack. Una scelta ponderata che in un mondo sempre più veloce, è quanto meno da sottolineare. 

Petrucci (in maglia Colpack) a fine 2021 ha deciso di prolungare la sua esperienza tra gli under 23
Petrucci (in maglia Colpack) a fine 2021 ha deciso di prolungare la sua esperienza tra gli under 23
Come mai quella decisione lo scorso anno?

Alla fine del 2021 avevo parlato con un po’ di squadre, tra cui anche la Bardiani, ma non si era arrivati a nulla di concreto. Così ho deciso di provare a raccogliere di più tra gli under 23. 

Il 2022 che anno è stato?

Non è andato secondo le aspettative a causa delle diverse problematiche che ho avuto nei mesi centrali dell’anno. Mi sono fermato parecchie volte, una anche al campionato europeo, al quale avrei dovuto partecipare. E’ stato davvero difficile ripartire da capo. 

A fine stagione sono arrivati dei buoni piazzamenti…

Sono risultati che sono riuscito a conquistare grazie alla mia esperienza e all’orgoglio.

Il debutto stagionale di Petrucci è arrivato al Trofeo Laigueglia, un primo assaggio di professionismo (foto Scanferla)
Il debutto stagionale di Petrucci è arrivato al Laigueglia, un primo assaggio di professionismo (foto Scanferla)
Hai avuto paura che questa scelta ti si potesse ritorcere contro? 

Con il senno di poi diventa troppo facile, sinceramente non ci ho pensato. Anche perché alla fine della passata stagione qualche colloquio con delle squadre professional l’avevo già fatto. Quest’anno ho “riallacciato” il filo con i Reverberi e dopo un bel colloquio abbiamo trovato l’accordo. Sono consapevole di ciò che ho fatto e fa tutto parte di un bagaglio di esperienza che mi porto dietro.

Che differenze vedi ora che sei all’interno?

Principalmente strutturali. Arrivo da una squadra che era ben organizzata, ma qui si vede una gestione completamente differente. Si scende parecchio nei dettagli per evitare errori, ci alleniamo bene e siamo seguiti sotto tutti gli aspetti. 

In questi giorni Mattia si trova nel ritiro della Bardiani sui colli toscani
In questi giorni Petrucci si trova nel ritiro della Bardiani sui colli toscani
La Bardiani ha un suo progetto dedicato ai giovani, tu che sei appena uscito dagli under 23, come lo vedi?

E’ molto interessante, soprattutto perché questi ragazzi sono trattati come dei professionisti, ma hanno la possibilità di correre tra gli under. Ormai la categoria under 23 sta diventando sempre più di passaggio, un mezzo trampolino di lancio. Dico mezzo perché il vero trampolino di lancio sono gli juniores. Se uno dimostra già da giovane di andare forte merita di fare un percorso ed un programma di crescita differente. 

L’anno scorso ci avevi detto che dovevi trovare appieno la tua dimensione come corridore, ora l’hai trovata?

Devo migliorare molto in salita, questo senza dubbio. Una mia caratteristica è di saper tenere in salita e giocarmi gli arrivi ristretti, insomma un buon cacciatore di tappe o di corse di un giorno.

Un profilo adatto ad una squadra come la Bardiani, no?

Assolutamente, queste mie qualità mi danno la possibilità di mettermi in gioco. La nostra squadra non parte con un capitano designato e quindi in ogni corsa c’è la possibilità di provarci. Chiaramente essendo uno degli ultimi arrivati, non pretendo di giocarmi le mie carte fin dalle prime gare. Però in questa squadra se sei serio e lavori bene le possibilità poi ti vengono date. 

Pochi giorni fa siamo stati insieme alla Bardiani per vedere come Reverberi ed il suo staff preparano la stagione
Pochi giorni fa siamo stati insieme alla Bardiani per vedere come Reverberi ed il suo staff preparano la stagione
Sai già dove e quando debutterai?

Sì, correrò alla Vuelta a San Juan, in Argentina. Manca solamente un mese ed è importante arrivare preparato. Non si ha più modo di arrivare alle corse con la preparazione ancora in costruzione. 

Un inizio oltreoceano, sarà doppiamente tosto…

Ora sono concentrato sul lavorare al meglio sulla preparazione senza perdermi in troppi pensieri. Poi però dovrò anche concentrarmi sull’acclimatamento, io sono uno che guarda molto ai dettagli. Proprio in questi giorni di ritiro stiamo lavorando su tanti particolari e ci sono studi che dimostrano che un cambio di clima può comportare dei problemi nella prestazione atletica se non si è abbastanza preparati. 

Qualche altro ragazzo quest’anno ha avuto la tua stessa idea di fare un anno in più tra gli under, che ne pensi?

Ovviamente ognuno di noi è diverso e fa le cose che ritiene giuste per sé. Guardandomi indietro dopo un anno non mi sento di dare giudizi. Una cosa fondamentale è avere intorno persone fidate che ti consigliano. Se si ha la possibilità, tuttavia, è forse meglio coglierla, con la consapevolezza che se si fa un salto troppo grande c’è il rischio di rimbalzare indietro, e se succede poi non torni più…

Nuovo treno per Ewan: ecco le idee di Guarnieri

17.12.2022
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PALLASTRELLI – L’aperitivo, si sa, tira sempre la volata alla cena. Figuratevi se non risuona questo mantra a casa di Jacopo Guarnieri, uno dei migliori pesci-pilota al mondo, che su questo ruolo ci ha costruito una professione.

Proprio per il suo modo di interpretare questo compito, è stato chiamato dalla Lotto-Dstny per far tornare Caleb Ewan su standard ancora più alti (in apertura Photo News & Maxime Van der Wielen). Il curriculum di Guarnieri non farà comodo solo al piccolo velocista australiano ma anche ad altri talenti del team belga. Siamo andati così a fare una visita sul tardo pomeriggio al 35enne piacentino per farci raccontare il nuovo ambiente che vivrà.

Sorride Jacopo. Con la Lotto-Dstny vuole essere un riferimento per Ewan e per De Lie
Sorride Jacopo. Con la Lotto-Dstny vuole essere un riferimento per Ewan e per De Lie
Jacopo quanto ti è costato andar via dalla Groupama-Fdj?

Beh, dopo sei stagioni non è stato semplice. Da una parte c’è del dispiacere e lo sarà di più quando ci rivedremo alle gare. Dall’altra però il cambiamento è sempre stato un aspetto positivo nella mia carriera. Sentivo che si stava chiudendo un ciclo e ho colto l’opportunità della Lotto-Dstny, che è arrivata a fagiolo. Siamo rimasti in ottimi rapporti. Anzi, pensate che gli ho detto che per una volta che la Groupama aveva disegnato una maglia che mi piaceva, io non ci sono più. Potrebbero regalarmene una (dice ridendo, ndr).

Quanto ci era voluto per creare la simbiosi Demare-Guarnieri e col resto del vostro treno?

In realtà molto poco. La prima corsa che abbiamo fatto assieme l’abbiamo vinta. Febbraio del 2017, prima tappa dell’Etoile de Bessegès dove Arnaud ha battuto Kristoff, che era il mio capitano l’anno precedente. Da lì abbiamo costruito bene tutti i nostri automatismi. Abbiamo vinto subito tanto. Forse la fortuna era che non esisteva prima un loro treno. Mi hanno dato fiducia totale, con le direttive che volevo io.

Hai mai fatto il conto di quanto avete vinto assieme?

Abbiamo fatto più di 300 gare assieme. Io c’ero nell’85 per cento delle sue vittorie. Lui con me ne ha conquistate 45 delle 51 fatte in questi sei anni e sulle 90 totali della carriera. Se ci penso, mi sento orgoglioso perché sono numeri importanti e successi di peso fra tappe al Giro con due maglie ciclamino, Tour, Parigi-Nizza, Delfinato, Giro di Svizzera. Così prima di andarmene ho fatto un regalo ad Arnaud dove c’erano riepilogati questi ed altri dati di noi due come compagni di squadra. Gliel’ho consegnato quando ci siamo visti alla presentazione del Giro 2023. Io ero contento di darglielo e lui sorpreso e contento di riceverlo.

Nella Lotto-Dstny formalmente lavorerai per Ewan ma troverai un altro Arnaud, De Lie, per il quale potresti essere l’ultimo uomo.

Principalmente sono andato lì per Caleb. Tutta la prima parte di stagione, fino all’estate, avremo lo stesso calendario. Ho chiesto però di poter correre anche con De Lie. E’ simile a Boonen, va forte sugli strappi ed è meno velocista, però mi interesserebbe cercare di portare alla vittoria anche lui. E’ un 2002, quindi tutto da scoprire.

Considerando le tue precedenti esperienze nelle altre formazioni, quanto ci vorrà a trovare i giusti meccanismi col nuovo treno?

Sarà meno immediato perché Caleb ha le sue idee molto radicate. Ci sono già altri compagni che lavoravano per lui, ma secondo me mancava una guida. Potrebbe essere più difficile ma al tempo stesso molto stimolante. Per me è più efficace un treno che parte da 50 all’ora per arrivare ai 60 in crescendo, mentre Caleb preferisce arrivare subito ai 60 e tenere la velocità fino alla fine. Sono due situazioni diverse, nel secondo caso è più facile che ti rimontino. Dobbiamo trovare il compromesso, visto che non è un corridore cui piace partire in testa.

Hai trascorso due mini-ritiri in Belgio con la squadra. Che impressione hai avuto?

Ho fatto una settimana in tutto tra entrambe le volte. Per lo più ci siamo trovati per fare un po’ di bisboccia e conoscenza, visto che eravamo ancora in vacanza. Eravamo ad Houffalize a fare il team building. Principalmente abbiamo fatto orienteering divisi in più squadre tra corridori e staff. C’erano varie prove da superare, tipo kayak o una ferrata. Ci ritroveremo a gennaio ad Altea o Calpe. Ci sarà solo Arnaud, mentre Caleb sarà a correre giù in Australia. Peccato perché poteva essere già un’occasione per provare un po’ di treni però avremo modo di recuperare.

Da quest’anno la Lotto-Dstny sarà professional ma potrà disputare un calendario WT come miglior retrocessa. Cosa ne pensi?

E’ la situazione migliore. Possiamo gestire le nostre gare, andando a correre dove veramente ci interessa e dove possiamo fare risultato. Abbiamo il diritto di partecipare a tutte le gare WT, ma non il dovere. E’ chiaro che ogni anno va rinnovata mentre la licenza WorldTour ce l’hai per tre anni e sotto quel punto di vista sei più tranquillo. Dovremo confermare di essere tra i due migliori pro-team. Penso che mantenere questa posizione non dovrebbe essere più difficile del previsto, anche se mai dire mai. Mi piacerebbe contribuire a farli tornare nel WorldTour. In ogni caso faremo una attività di alto livello, come facevo gli altri anni.

Che obiettivi si è posto Jacopo Guarnieri?

Vincere col leader. Sono verso fine carriera ma non cambia nulla per me. Ecco, non mi dispiacerebbe trovare nuovi “vagoni” del treno, se mi concedete la metafora. Nell’ultimo anno ho inserito Miles Scotson nel treno di Demare. Lui non è un ultimo uomo ma come penultimo può avere un grande futuro ed è rimasto alla Groupama-Fdj. Qui invece devo conoscere bene i miei futuri compagni.

Guarnieri e Bennati sono stati compagni alla Liquigas nel 2009 e 2010. Assieme hanno corso i mondiali 2014 e 2016
Guarnieri e Bennati sono stati compagni alla Liquigas nel 2009 e 2010. Assieme hanno corso i mondiali 2014 e 2016
E un pensierino al mondiale non ce lo fai? Il circuito lo conosci e d’altronde col cittì Bennati hai un buon rapporto…

Col “Benna” siamo stati compagni di squadra e non avrò problemi a parlare con lui. Non credo che il mio calendario possa condizionarmi. Essendo il mondiale ad agosto, chi uscirà bene dal Tour de France penso che potrebbe avere una corsia preferenziale per essere convocato. Il percorso l’ho fatto agli europei del 2018. Stavolta dovrebbe esserci una salita di 6 chilometri nel tratto di trasferimento però non penso che farà differenze. Il circuito cittadino ricordo che non è facilissimo. Il mio programma dovrebbe permettermi, se sarò all’altezza, di mettermi in mostra e quindi puntare ad una maglia azzurra.

Calpe, incontriamo Germani. Primi passi nel WorldTour

17.12.2022
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Il bello di essere a Calpe in questi giorni è che ovunque ti giri trovi una squadra. Così, risalendo dalla cena, ci siamo ritrovati davanti all’hotel in cui alloggiano la Total Energies e la Groupama-FDJ. Qualche giorno fa, scambiando messaggi con Lorenzo Germani, ci aveva raccontato che arrivati tutti insieme all’aeroporto di Alicante dalla Francia, dalla presentazione e dalla cena con i fans della squadra, erano stati portati in un albergo. Li attendevano un rapido pranzo e le bici. Per cui i corridori hanno mangiato, si sono cambiati e hanno pedalato fin qui. Giorno salvo e un’ora di auto in meno.

Il tricolore degli under 23 è nella hall e lo raggiungiamo. E’ un giorno speciale: quello del discorso motivazionale di Marc Madiot. Avendone visto qualche pezzetto sui social, la cosa ci incuriosisce. Così prendiamo lo spunto e ficchiamo un po’ il naso.

Presentazione della squadra e serata con i tifosi, il 2023 del team è iniziato così (foto Groupama-FDJ)
Presentazione della squadra e serata con i tifosi, il 2023 del team è iniziato così (foto Groupama-FDJ)
Com’è questo primo ritiro con la WorldTour?

Una bella emozione. Penso al percorso che ho fatto, a dov’ero fino a ieri. Oggi mi trovo qui in mezzo a loro e fa un po’ strano. Ho trovato ragazzi tranquilli e gentili, che ti fanno entrare nel loro gruppo senza problemi. L’ansia dal primo giorno è durata solo il primo giorno…

In che modo ti stai allenando?

Piuttosto che iniziare a marzo come in continental, quest’anno partiremo molto prima, a gennaio. Io debutterò al Tour Down Under, quindi bisogna farsi trovare pronti. Non ho ancora un programma di allenamento. Mi hanno spiegato per sommi capi e avrò tutto in mano per fine ritiro. Comunque ci sarà da lavorare di più, il carico sarà superiore. E poi, col fatto che comunque non si corre tutti i weekend, si faranno dei richiami di forza in palestra tutto l’anno e terrò fissa la corsa a piedi, per essere proprio un atleta a 360 gradi.

Da solo sul traguardo di Carnago: la maglia tricolore U23 è di Lorenzo Germani
Da solo sul traguardo di Carnago: la maglia tricolore U23 è di Lorenzo Germani
Interessante punto di vista…

Facendo solo ore di bici, si possono creare degli squilibri. Invece facendo esercizi di core, la palestra e anche la corsa a piedi, le cose cambiano. Abbiamo fatto un esame delle ossa e il risultato che io ho le ossa un po’ più fragili. Facendo la corsa a piedi, il contatto col suolo e i continui traumi ne migliorano la resistenza. Cosa che in bicicletta non sarebbe possibile.

Hai parlato di ansia.

La sera che sono arrivato – racconta Germani – mi è venuto a prendere Julian Pinot all’aeroporto. Lui è il fratello di Thibaut, fa il preparatore e ho un po’ più di confidenza perché vive a Besancon. Quindi gli ho fatto una battuta su quale onore fosse trovare proprio lui. Invece quando arrivi da solo alla reception per fare il check in e vedi che dietro nella hall ci sono Kung, Gaudu, Pinot e Molard, che erano già là perché avevano fatto la presentazione, pensi che per andare in camera dovrai passare là davanti e che fai, ti nascondi? Insomma, ti viene un po’ l’ansietta. Però si trattava solo di partire, perché sono ragazzi tranquilli. Il gruppo è unito, non hanno lasciato fuori noi più giovani. Perciò siamo tutti entusiasti di riprendere la stagione e ora toccherà soltanto alle corse parlare.

Thibaut Pinot è uno dei fari del team e nel 2023 correrà al Giro (foto Groupama-FDJ)
Thibaut Pinot è uno dei fari del team e nel 2023 correrà al Giro (foto Groupama-FDJ)
Cosa ti è parso del discorso di Madiot?

Bisogna viverlo per crederci. Quei pezzi che si vedono nei social sono molto intensi, ma durano due minuti. Qui è stato davanti a noi per un’ora e sempre con la stessa carica. Tanto da pensare che avesse preso tre caffè prima di venire oppure che ce l’abbia proprio nel sangue. E in effetti è così, perché si comporta allo stesso modo dalle 8 del mattino a colazione fino alla sera a cena, quando ti dice buona notte. E’ un discorso che ti motiva e ti dà ti da quel qualcosa in più, la carica per iniziare.

La sensazione è che aver firmato il contratto ti abbia fatto andare più forte durante la stagione.

La svolta c’è stata quando durante il Giro d’Italia U23 mi hanno proposto di passare nella WorldTour. Più che la svolta è stata la tranquillità di avere realizzato un sogno, di essere arrivato a un nuovo punto di partenza. Passare non è fermarsi, è un punto di partenza. Però da quel momento ho capito che non dovevo dimostrare qualcosa ed è stata la svolta. Ho cominciato a correre per divertirmi, mi allenavo pensando a dove sarei stato l’anno dopo. E quindi pure durante la corsa ho trovato la tranquillità di sentirmi non dico superiore, ma con la consapevolezza che se mi hanno offerto di passare, allora valgo qualcosa.

Madiot ha spiegato la squadra alla stampa: i suoi discorsi ai corridori sono ben altro: chiedere a Germani (foto Groupama-FDJ)
Madiot ha spiegato la squadra alla stampa: i suoi discorsi ai corridori sono ben altro (foto Groupama-FDJ)
Un punto di partenza…

La carriera inizia adesso e quindi dovrò continuare a progredire, cercare nuovi stimoli e nuove cose in cui migliorare. Il corpo ha vent’anni, sono ancora giovane e devo svilupparmi del tutto. Quindi penso che a vent’anni puoi solo migliorare fisicamente e intanto crescere in tanti aspetti, dal ritmo che ti mette una gara WorldTour agli allenamenti. Sono pronto per iniziare e intanto ho comprato un cappellino rosa?

Perché?

Per convincerli a portarmi al Giro, ma sono irremovibili. Hanno detto che semmai si potrà parlare della Vuelta, ma il Giro è troppo presto…

Le bici di Van der Poel e Puck Pieterse per Vermiglio

17.12.2022
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Due Canyon Inflite CF SLX, quelle di Puck Pieterse e di Van der Poel pronte per la neve di Vermiglio in Val di Sole, settate in modo differente. Ruote da 50 per il campione olandese, da 36 per la campionessa del mondo in carica.

Entriamo nel dettaglio delle biciclette. Abbiamo chiesto direttamente al papà delle Pieterse, che opera in qualità di meccanico all’interno dello staff Alpecin-Deceuninck anche di spiegarci alcune scelte tecniche.

Parola al signor Pieterse

«In un contesto come questo, la differenza la possono fare le gomme e le loro pressioni, così come l’abilità di guida e la capacità di domare la bicicletta in alcuni frangenti. Puck proverà alcuni settaggi, ma la decisione verrà presa a ridosso della gara, in modo da valutare la consistenza della neve e del terreno sottostante. A prescindere dal modello, la pressione che adotteremo sarà intorno a 1,2/1,3 bar. Abbiamo un set di ruote pronto con gomme da fango e uno pronto con i tubolari da asciutto, una sorta di multipuntinato. Non sono state fatte variazioni sugli altri componenti, rispetto ad una gara classica».

Guarnitura da uomo

Quello che più colpisce è la rapportatura anteriore, con una doppia corona 46-39 (con il power meter incluso e pedivelle da 170). 11-34 invece per la cassetta posteriore. Il pacchetto è Shimano Dura Ace a 12v, ma con le ruote per i tubolari, sempre Dura Ace, ma da 36 e della versione più anziana.

«La combinazione delle corone anteriori è la stessa utilizzata dagli uomini, perché Puck è fortissima e potente. Sopporta uno sviluppo metrico importante e non è per tutti, ma questa è la soluzione che offre attualmente il sistema a 12 velocità. Per avere più di margine, Puck preferisce utilizzare i pignoni 11-34 posteriori».

Ci sono i tubolari Dugast, con sezione da 32 per la versione più artigliata, da 33 in quella più scorrevole e multipuntinata. C’è il manubrio integrato in carbonio, classico canyon e c’è la sella di Selle Italia X-LR, molto stretta e con foro centrale. Il reggisella è un tradizionale Canyon in carbonio con arretramento.

La bici rossa di Van der Poel

In questo 2022, Van der Poel usa una Inflite CF SLX tutta rossa, anche se non è molto chiaro se il suo parco includa anche un nuovo modello, ancora coperto da segreto. Limitiamoci ad argomentare quello che abbiamo visto a Vermiglio.

Rispetto alla Canyon Inflite CF SLX della Pieterse, Van der Poel non usa il power meter e normalmente non lo impiega sulla bici da cx. Usa delle pedivelle da 172,5. I rapporti anteriori sono uguali a quelli della Pieterse, mentre i posteriori hanno una scala 11-30. Il cockpit è il medesimo, mentre cambia la sella. Mathieu usa una Selle Italia Flite Boost Superflow kit carbonio personalizzata per lui.

Cambia completamente il comparto ruote e gomme. Per l’olandese un paio di Shimano Dura-Ace da 50 (tubolare) di ultima generazione e gomme Dugast Typhoon da 33 con tassellatura media, non da fango e non per i terreni secchi.

«Di sicuro correre sulla neve è particolare – dice Van der Poel – ma il setting della bicicletta non cambierà rispetto ad una gara tradizionale. Potremo fare solo alcune piccole variazioni in merito alle pressioni delle gomme, pur mantenendo le ruote con il profilo da 50».

Nei sogni di Almeida c’è sempre e soltanto il Giro

17.12.2022
5 min
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Almeida e la sua maglia rosa dipinsero per quindici il Giro d’Italia del 2020, prima che lo Stelvio e il successivo arrivo ai Laghi di Cancano si ponessero di mezzo come ostacoli troppo alti da scavalcare. Joao chiuse al quinto posto e chiese la rivincita per l’anno successivo, quando però la Deceuninck-Quick Step lo mise accanto ad Evenepoel, in quello che è stato il più grosso errore strategico del team di Lefevere. Il giovane non era ancora pronto ed era al rientro dopo l’incidente del Lombardia. Così il tempo perso da Almeida per aspettarlo lo relegò al sesto posto finale. Capita l’antifona, quest’anno il portoghese è passato al UAE Team Emirates, ma al posto di Evenepoel ha trovato il Covid. Si è ritirato dal Giro dopo la tappa di Lavarone. E’ rientrato ai campionati nazionali, ha conquistato il secondo posto alla Vuelta Burgos ed è andato a prendersi il sesto della Vuelta. Ma il Giro resta il Giro e, in quanto tale, ne ha fatto nuovamente il focus della stagione.

Nel pomeriggio, anche Almeida si era prestato alle interviste del media day del UAE Team Emirates
Nel pomeriggio, anche Almeida si era prestato alle interviste del media day del UAE Team Emirates

A porte chiuse

Abbiamo incontrato Joao, 24 anni compiuti ad agosto, in una stanzetta dell’hotel di Benidorm, dopo che aveva finito di sistemarsi gli occhiali. I giornalisti erano andati già tutti via e si aspettava ormai la cena, in questo ritiro che sa di rimessa in moto e team building. Con i nuovi ancora vestiti con le maglie vecchie e i vecchi a fare le prove con le maglie nuove. Quando l’UCI riscriverà questa norma, saremo tutti più felici. Anche noi che giriamo per ritiri e non possiamo pubblicare tutto quello che fotografiamo.

Parlando di lui appena un’ora prima, il suo mentore Matxin aveva detto che il ragazzo sta crescendo secondo la tabella migliore per lui. Che è sbagliato metterlo sullo stesso piano di chi è riuscito a bruciare le tappe. E che quei giorni in rosa non devono indurlo a voler saltare qualche passaggio. Proprio da lì, con lui siamo partiti.

A guidare Almeida al Giro ci sarà sicuramente anche Fabio Baldato
A guidare Almeida al Giro ci sarà sicuramente anche Fabio Baldato
Che cosa hanno rappresentato quei giorni in maglia rosa?

Qualcosa che ricorderò per il resto della carriera. Un bel record e delle belle sensazioni. In quel Giro sono cresciuto tanto come uomo e come corridore. Resta qualcosa di speciale e da allora, ma forse anche da prima, vincere il Giro è diventato il mio obiettivo. Quest’anno c’è stato il Covid e non si è vista la migliore versione di me. Ma stiamo facendo come al solito tutto quello che serve per raggiungere l’obiettivo. Se lavoriamo duro, avremo successo.

Ti senti un atleta in evoluzione?

Vedo che sto migliorando sempre. Mi difendo bene sulle montagne più alte, sono uno scalatore migliore. Quest’anno non sono andato tanto bene nelle crono, ma perché abbiamo avuto qualche ritardo con le bici, non c’era lo scenario perfetto. Nel 2023 sono certo che andrà bene.

Il Giro resta il primo obiettivo?

Decisamente. Però in qualunque corsa andremo con la squadra, l’obiettivo sarà vincere. Perciò punto a raggiungere un buono stato di forma e vedremo cosa si potrà fare anche altrove.

Come ti trovi nei panni di leader?

Mi sento bene. Certo, il primo anno ero in una nuova squadra e non è stato facile convivere con la responsabilità, perché percepivo che su di me ci fossero delle grandi attese. Poteva andare meglio se non avessi avuto il Covid, ma sono stato felice e anche la squadra. Per cui direi che sto migliorando anche in questo.

Pochi minuti all’allenamento: Almeida è molto fiducioso per il 2023
Pochi minuti all’allenamento: Almeida è molto fiducioso per il 2023
TI sei accorto che la squadra sta crescendo accanto a te?

Il team perfetto non esiste, ma la squadra sta davvero migliorando tanto. Lavoriamo duro proprio per questo. Come ho già detto, non ci sono solo io. Se vi guardate intorno, le differenze si notano a occhio nudo.

Cosa ti pare del percorso del Giro?

L’ho visto solo su carta. C’è parecchia cronometro, ma ci sono anche montagne dure. Sarà un Giro impegnativo, ma può essere adatto a me e per questo lo studierò nei dettagli. Faremo anche nelle ricognizioni, ne stiamo parlando proprio in questi giorni. Il guaio è che appena inizieranno le corse, ci sarà sempre meno tempo per farne. Le tre crono andrò a vederle di sicuro, soprattutto la terza, quella in salita. Quel giorno si può decidere tutto. Ne sono certo, sarà un Giro esaltante.

Mathieu ha già gli occhi di fuori (e le mani nude)

16.12.2022
7 min
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Gli occhi sono quelli “cattivi” della sua solita fame di vittoria. Sulla neve della Val di Sole Mathieu Van der Poel esegue il test come tutti i suoi colleghi e tutte le sue colleghe. Se ne va tranquillo, poi lo vedi che all’improvviso apre il gas.

Il rumore è più profondo, potente. Sbuffa e passa gli altri al doppio della velocità. Emblematica una rampa. Tutti si fermavano ad un terzo di questa, lui arrivava quasi fino in cima. Ha una grinta e una cattiveria che non ti aspetti. E, nota a margine, dopo due giri si è tolto anche i guanti.

Mathieu in Val di Sole

La Val di Sole oggi di sole ne ha visto ben poco. Nebbia, pioviggine, nevischio… ma almeno il freddo non è stato pungente. Si apre la seconda edizione del Ciclocross di Vermiglio, che mira a portare questa disciplina alle Olimpiadi invernali.

Mathieu è uno di coloro che ha girato di più e non si è curato troppo del setting. Appare già molto sicuro di sé. Si è voluto concentrare soprattutto sulla guida.

«In effetti – ha detto Van der Poel – il percorso è un po’ complicato. Ci sono molte sezioni difficili, ma spero che miglioreranno con i tanti passaggi. Non è facile individuare le buone linee, ma spero che con i passaggi si creino dei solchi. E allora sarà più facile».

E già questo è curioso. Sentendo infatti altri atleti e soprattutto atlete, tutti erano preoccupati proprio per questo: che la neve mollasse ancora di più. 

«E’ chiaro che è complicato per tutti. Nessuno è abituato a guidare in queste condizioni. Si potrebbe paragonare alla sabbia… ma non del tutto».

L’olandese ha inanellato non meno di cinque giri, alternando tratti tirati ad altri più lenti. Qui era appena partito e aveva ancora i guanti
L’olandese ha inanellato non meno di cinque giri, alternando tratti tirati ad altri più lenti. Qui era appena partito e aveva ancora i guanti

La gamba c’è

Fino a poche ore fa Van der Poel era in Spagna ad allenarsi. Poi è piombato qui.

«Io sto bene – dice Mathieu – vengo da un ottimo training camp in Spagna. Lì c’erano condizioni totalmente diverse, anche climatiche ma questo sbalzo di temperatura non mi preoccupa. E poi la corsa dura un’ora soltanto, la frequenza cardiaca sarà piuttosto alta e non sarà così facile prendere freddo. Un motivo in più per tenere aperto il gas!

«Non ho fatto nessun allenamento specifico per questa gara, anche perché sarebbe stato difficile farne… Le gambe buone saranno come sempre la cosa più importante».

Non ha fatto nessun allenamento specifico sulla neve chiaramente, ma qualche simulazione dello sforzo forse sì. E simulazione è proprio la parola più azzeccata.

Lo staff della sua AlpecinDeceuninck infatti ci ha rivelato che spessissimo Mathieu ricorre all’allenamento indoor per fare i suoi lavori specifici. «Evita – ci hanno detto – i pericoli del traffico e le interruzioni che può importi la strada e ti fa concentrare solo ed esclusivamente sul tuo sforzo». E anche sul motorhome ci sono delle piattaforme virtuali dove spesso fa scarico.

Tutto in divenire

Ai Laghetti di San Leonardo la condizione della neve è quella che detta legge. Oggi pomeriggio la coltre era davvero molle. Il fondo nei giorni precedenti era super duro. Faceva parecchio freddo, poi la nevicata della notte ha modificato il tutto.

La neve fresca è stata rimossa quasi tutta e in alcuni punti si è voluto andare anche oltre, facendo affiorare un po’ di terra, più che altro per rendere un filo, ma proprio un filo, più scorrevole la corsa ed evitare qualche tappo. Poi alcune tracce di terra si sono allargate tra i passaggi e la pioviggine.

I meccanici hanno lavorato ben coperti sulle bici. Quel po’ di terra ha creato qualche problemino sui pedali. Quel mix fango-neve-ghiaccio dopo le rampe era un po’ una scocciatura. Van der Poel che metteva il piede a terra proprio in cima evitava la parte scoperta. Una “botta” sulla pedivella, si scrollava la neve dalla scarpa e via ripartiva in sella… senza perdere tempo. Gi altri invece impiegavano di più per riagganciare lo scarpino.

Ma per la notte si attende qualche altro centimetro e l’organizzazione ha previsto un passaggio con i gatti. In pratica sarà un po’ tutto da rifare. Mentre domani dovrebbe splendere il sole.

Forza azzurri

Tra i nostri ci si attende parecchio da Silvia Persico e Gioele Bertolini.

«L’anno scorso la prova in Val di Sole è stata dura, soprattutto per la guida – ha detto la Persico – mi ero lasciata un po’ ingannare dalla copertura semiscorrevole, questa volta ho montato quella da fango e credo proprio che terrò questa. Però sto bene e vediamo».

«Passano con il gatto? E allora sarà un po’ tutto da rivedere – dice Bertolini mentre scioglie la gamba sui rulli – Ho visto provare tante gomme: scorrevoli, semi slick, da fango. Vedremo cosa scegliere dopo il test di domattina, più che altro in base alle condizioni meteo».

Non resta dunque che darsi appuntamento a domani: donne in gara alle 13 e uomini alle 14,30. C’è tanta attesa per Mathieu, inutile negarlo. Lui qui ha già vinto in mtb, ma il tifo è per gli azzurri. Viste le temperature, forse più dolci dell’anno scorso, magari si supererà la cornice dei 4.000 presenti a bordo pista.

Ayuso, il coraggio di dare forma ai sogni

16.12.2022
5 min
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Ecco come è fatto uno che a 19 anni arriva terzo alla Vuelta. Ayuso siede davanti con la sicurezza scritta in faccia. Badate bene, non stiamo parlando di presupponenza, ma di calma e consapevolezza. Dovunque questa strada lo porterà, lui è certo di avere le scarpe giuste per fare i suoi passi. E per quello che abbiamo visto seguendolo negli ultimi due anni, potrebbe avere ragione.

«Il talento bisogna dimostrarlo – dice – adesso si fanno confronti fra me e Tadej (Pogacar, ndr) per il fatto che anche lui al primo anno è stato terzo alla Vuelta. Ma io non ci penso. Posso però dire, alla vigilia di un’altra stagione, che il prossimo step logico sarebbe migliorare quel risultato. Non significa che vincerò la Vuelta, ma certo lavorerò per farla al massimo».

Juan Ayuso ha conquistato il podio della Vuelta a 19 anni, dietro Evenepoel e Mas
Juan Ayuso ha conquistato il podio della Vuelta a 19 anni, dietro Evenepoel e Mas

Speranza spagnola

Un pomeriggio che volge al tramonto sulle alture alle spalle di Benidorm, i grattacieli che bucano la foschia sembrano il regno non necessariamente da fiaba di un romanzo di Tolkien. Ayuso desta curiosità. Nel ciclismo spagnolo che ha appena salutato Valverde dopo aver dovuto rinunciare a Contador, Purito Rodriguez, Sastre, Freire e Samuel Sanchez, la sua stella sta già infiammando i tifosi.

«La Vuelta – dice – mi ha mostrato al pubblico spagnolo, ma nessuno obiettivamente se lo aspettava. In quei giorni ho avuto parecchi alti e bassi, a causa del Covid. Ero strano, ma i test all’inizio erano negativi. Due giorni dopo la crono, in una tappa dura, è venuto fuori il tampone positivo. Per la squadra andare avanti ugualmente è stato un bello stress, poi però sono risalito fino alla mia condizione e ho scalato la classifica».

Juan Ayuso è passato pro’ nell’estate del 2021 e ha compiuto 20 anni una settimana dopo l’ultima Vuelta
Juan Ayuso è passato pro’ nell’estate del 2021 e ha compiuto 20 anni una settimana dopo l’ultima Vuelta

Efficienza americana

Parla un ottimo inglese, ricordo della scuola americana che ha frequentato e del tempo trascorso ad Atlanta, quando suo padre fu trasferito negli USA per lavoro.

«Ma di quel periodo – dice sorridendo – ho pochi ricordi. Solo dei flash. La casa. Il giardino. Il cane che mi rincorre. Mia sorella ha quattro anni più di me e ricorda meglio. Però dell’America ho tenuto la mentalità. Mi piacciono le cose che funzionano e per essere un atleta tutto deve filare alla perfezione».

Dove vuoi arrivare?

Sono un corridore molto ambizioso e come tale sogno di vincere il Tour. Lo vedevo a 17 anni quando vinceva Contador. Adesso sono troppo giovane per pensarci, ma credo che a 24-25 anni avrò capito come funziona la corsa e forse potrò pensare di vincerlo. Devo essere realista, so qual è il mio posto. Tadej è il migliore, io alle sue spalle devo e posso migliorare.

Nonostante a metà Vuelta abbia avuto il Covid, il livello di Ayuso è stato altissimo
Nonostante a metà Vuelta abbia avuto il Covid, il livello di Ayuso è stato altissimo
Non credi di caricarti di troppa pressione?

Più che pressione parlerei di motivazione. E’ chiaro che non potrò vincere tutte le corse cui andrò, ma siamo in una fase di ricambio. La new generation arriva, il pubblico vuole vederci vincere. Mi piaceva sentire la gente che chiamava il mio nome, che mi scriveva su Instagram, i vicini di casa che mi riconoscevano. Voglio partire bene. Fare un bello start alla Valenciana, poi Catalunya e Baschi da protagonista.

Dove credi di dover migliorare?

Le crono piatte sono un esercizio per specialisti, ma alla Vuelta mi sono piaciuto. Devo migliorare nelle tappe con grandi pendenze, ma ad esempio a Les Praeres sono andato bene. Mi sto allenando per migliorare su certe rampe. Le salite della leggenda invece mi gasano. Sentir parlare dell’Angliru mi fa drizzare i peli. Quando Contador vinse lassù la sua ultima corsa, fu incredibile.

Si temeva che calassi nella terza settimana della Vuelta.

Un po’ lo pensavo anche io, ma avevo un po’ di speranza perché sulla carta non c’erano tappe durissime. Però ogni giorno guardavo i watt che facevo e mi rendevo conto che erano tutti al massimo. Tutti i giorni full gas. Il mio primo grande Giro. La terza settimana forse non era dura, ma è stata un inferno.

I corridori UAE Emirates prendono confidenza con nuovi gruppi e misuratori di potenza. Qui Ayuso con Trentin
I corridori UAE Emirates prendono confidenza con nuovi gruppi e misuratori di potenza. Qui Ayuso con Trentin
Hai parlato di Contador…

Ho un buon rapporto con lui. Abbiamo parlato 3-4 volte. Mi ha dato tanti consigli, ogni volta che posso cerco di parlare con questi grandi campioni. La prima volta che gli ho telefonato, ero nervoso. Lo stesso quando parlai con Purito Rodriguez. Con lui mi preparai prima le cose da dire…

Dagli juniores sei andato per sei mesi alla Colpack, hai vinto il Giro d’Italia U23 e poi sei passato pro’.

E’ stato il passo più azzeccato. Potevo essere anche il miglior junior al mondo, ma non sarei stato in grado di passare subito. Andare alla Colpack mi ha dato fiducia ed esperienza che non avrei trovato nei primi sei mesi di WorldTour. Correre fra gli U23 ti prepara al top, ti insegna diversi modi per vincere, come funziona il grande gruppo. Ogni volta che leggo di uno junior che passa professionista, penso che avrebbe fatto meglio a fare un passaggio fra gli under 23.

Che cosa c’è da imparare per vincere?

Oggi abbiamo tutte le informazioni possibili. Potenza, dati fisici. Sappiamo quanto consumiamo e cosa dobbiamo integrare. In corsa però serve esperienza e quella si costruisce correndo. Il preparatore, il dottore, il nutrizionista, tutto giusto e necessario… Ma non ci sono loro sulla bicicletta.

Tra calendario e nomi, Sangalli compone il suo mosaico

16.12.2022
6 min
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I suoi tre taccuini azzurri sono già pieni di appunti e nomi. Elite, under 23 e juniores, le liste sono lunghe. Per il cittì delle donne Paolo Sangalli questo è il tempo di annotare tutto quello che gli passa per la testa, in relazione alle sue nazionali per il prossimo anno.

Europei, mondiali, classiche e gare a tappe, passando per i ritiri di inizio e metà stagione. Questo è il solito canovaccio seguito da Sangalli, con la netta impressione che ogni annata, sempre buona, sia (o possa essere) migliore della precedente. Visto il trend di risultati e crescita, è come se fosse pronto il ricambio generazionale del ricambio generazionale stesso. Come ci aveva detto il tecnico milanese un anno fa, è un bene avere problemi di abbondanza.

La nazionale elite alla partenza dell’europeo 2022
La nazionale elite alla partenza dell’europeo 2022
Paolo hai già impostato i programmi per il 2023?

Sì, certo. Ho già avuto il benestare dai club delle mie atlete. Sto aspettando anche l’approvazione da parte della Federazione anche se non dovrebbero esserci controindicazioni. Il primo appuntamento sarà a Calpe dal 22 gennaio al 4 febbraio. L’ottanta per cento del gruppo sarà composto da atlete U23. Non ci saranno le ragazze che saranno impegnate con l’europeo in pista. C’è piena collaborazione col cittì Villa. Lascerò invece abbastanza tranquille le elite delle formazioni WorldTour che saranno impegnate con i loro raduni. E’ ovvio però che se Longo Borghini, Balsamo, Sanguineti, Guazzini, Cavalli, Guarischi o Cecchini o altre ancora volessero allungare i ritiri con noi, le accoglierei volentieri. Lo sanno benissimo anche loro.

Partendo dalle U23, chi ci sarà in Spagna?

Quest’anno vorrei creare un bel gruppo in vista del Tour de l’Avenir. Molte di quelle che correranno in Francia faranno anche l’europeo. Gasparrini è stata una certezza nel 2022 ed è normale che sarà lei il nostro faro. Insieme a lei ho chiamato Barale, Basilico, Vitillo, Cipressi, Tonetti, Masetti, Piergiovanni, Collinelli, Realini, mentre per le crono ci saranno Vigilia e Arianna Fidanza. Doveva esserci anche Pirrone, ma sarà a correre in Australia in quel periodo. Alcune di queste ragazze le ho chiamate perché voglio vederle meglio da vicino. Naturalmente ho dispensato da questo ritiro le neo U23 che saranno impegnate con la scuola, ma che chiaramente seguirò con attenzione.

Il loro calendario si è molto infittito. Sarà complicato organizzare tutto?

Non è semplice, ma meglio così. E’ tutto lavoro per il 2025 quando le U23 avranno il loro mondiale dedicato. Sono contento che sia nato il Tour de l’Avenir, che avrà la stessa valenza di quello maschile. Buona parte della stagione sarà concentrato in un mese e mezzo. Il mondiale durerà fino a quasi metà agosto, poi faremo l’Avenir che finisce ai primi di settembre. Andremo in altura a Livigno prima di andare in Olanda. Lì dal 15 al 17 settembre correremo il Watersley Womens Challenge, gara a tappe già esistente per junior e da quest’anno anche per U23. Tre giorni dopo andremo a nord a Drenthe per gli europei.

Per le junior come sarà la stagione?

C’è un gran bel programma anche per loro. L’intenzione è di correre la Gand-Wevelgem a marzo e le tre frazioni della Omloop Van Borsele in Olanda in aprile. Proseguiremo con il Tour dell’Occitania ad inizio maggio e con una novità. Il 21 maggio ci sarà il primo Giro delle Fiandre per junior donne. Ad agosto torneremo in Olanda seguendo il programma che dicevo prima per le U23.

In questa categoria immaginiamo che la punta azzurra sarà Venturelli. Chi saranno le altre?

Sì, Federica è per forza di cose il nostro riferimento. Sta gestendo molto bene gli sforzi tra ciclocross, pista e strada. Io sono un grande fautore della multidisciplinarietà, specie pista-strada, purché non sia esasperata. Il resto della lista delle junior è piuttosto numerosa. Da molte atlete voglio dimostrazioni di crescita sul campo. Toniolli, per fare il primo nome che mi viene in mente, ha grandi numeri a crono e vorrei che li confermasse anche quest’anno. Ma questo è solo un esempio che vale per tutte le altre che prendo in considerazione. Non mancherò di ricordarglielo.

Arriviamo alle elite. Bastianelli ha detto che dopo il Giro Donne si ritirerà. Ti verrà a mancare una pedina importante sotto tanti punti di vista. Cosa ne pensi?

Ovvio che quando smette una campionessa com’è Marta, è sempre una perdita pesante. Tuttavia lei è sempre stata molto obiettiva e professionale, quindi per me fino al Giro Donne andrà molto forte. E magari che non le venga voglia di finire la stagione o arrivare fino al mondiale. Attenzione però, finché è in attività è assolutamente convocabile. Come tutte le altre, del resto. La base è confermare tutto il gruppo del 2022 più qualche inserimento che valuterò guardando le varie corse all’estero. Ad esempio vorrei qualche risposta convincente o qualche risultato in più da Paladin. Ma non sarà l’unica.

Il percorso iridato di Glasgow, con l’inserimento del tratto in linea, pare ancor più da velocisti rispetto all’europeo del 2018. Che idea si è fatto il cittì Sangalli?

Le ultime notizie dicono che ci sarà una salita di 6 chilometri prima di arrivare in città. Vedremo se l’UCI lo confermerà. A quel punto si potrà fare un ulteriore pensiero tattico. Di sicuro sappiamo che faremo meno giri del circuito di Glasgow, che è molto nervoso. Si presta sia ad un arrivo in volata sia a un colpo da finisseur. Ormai tutte le nazionali sanno organizzarsi in corsa per far fuori o mettere in difficoltà le rivali. Vedremo come impostare la gara in base a come andrà la stagione delle ragazze. Ci sono sempre tante cose che faranno da ago della bilancia. Una di queste sono le gare in pista che potrebbero consegnarci delle atlete con un grande colpo di pedale, come ad esempio per quelle del quartetto che faranno crono e mixed relay.

Porte aperte. Il cittì Sangalli tiene in considerazione tante atlete tra elite, U23 e junior
Porte aperte. Il cittì Sangalli tiene in considerazione tante atlete tra elite, U23 e junior
E dell’europeo cosa ci dici?

Potenzialmente il percorso e l’arrivo sul Vamberg sono adatti a qualsiasi italiana. Cavalli, Longo Borghini, Balsamo, Bertizzolo, Persico e altre con le loro caratteristiche. Questo significa che abbiamo lavorato molto bene negli ultimi anni. Avete presente cosa diceva Echavarri, lo storico team manager di Indurain e Valverde? «Lavorare senza fretta, ma senza pausa». Ho fatto mio il suo motto.

Un anno da Balsamo e la Sanguineti sotto l’albero

16.12.2022
5 min
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Il regalo sotto l’albero per Elisa Balsamo e il suo tricolore ha il volto, le risate e le gambe di Ilaria Sanguineti. L’ultimo elemento del suo treno negli anni della Valcar-Travel&Service ha accettato l’offerta della Trek-Segafredo. Non correvano insieme dal The Womens Tour 2021, quando misero in mezzo Lorena Wiebes e Balsamo iridata vinse l’ultimo sprint. Si sono ritrovate la scorsa estate agli europei e non sono servite parole per ritrovare l’intesa. Quella volta vinse l’olandese, ma il treno azzurro funzionò a meraviglia.

Sanguineti e Balsamo (e Confalonieri nel mezzo): agli europei di Monaco si è ricomposta la coppia Valcar
Sanguineti e Balsamo (e Confalonieri nel mezzo): agli europei di Monaco si è ricomposta la coppia Valcar

Laurea in arrivo

Oggi Balsamo è un’atleta realizzata, a un passo dalla laurea e non certo appagata. Ha sempre addosso un buon umore contagioso e la risata argentina di chi prova ancora stupore. Tuttavia il suo palmares inizia ad assumere un carattere importante e le propone sfide ancor più alte. Il ritiro della Trek-Segafredo a Calpe procede fra uscite e sessioni di foto per esigenze di marketing. Il professionismo è anche questo.

«Ilaria mi è mancata – ammette Balsamo – sono davvero felice di correre di nuovo insieme, perché è la miglior leadout che abbia mai avuto. In più, è anche una cara amica e questo sicuramente aiuta. Quest’anno la Trek mi ha fatto dei treni pazzeschi. Elisa Longo Borghini, che alla fine era pur sempre l’atleta che doveva fare classifica, si è impegnata tante volte per aiutarmi. Ed è giusto che con l’arrivo di Ilaria, lei possa dedicarsi al suo terreno più congeniale. Mentre io ritrovo un bel riferimento. Fare le volate con lei è come andare in bici: una volta che hai imparato, non lo dimentichi più».

Le stesse Trek degli uomini, ma celesti. Allo stesso modo delle maglie Santini: bianche e celesti
Le stesse Trek degli uomini, ma celesti. Allo stesso modo delle maglie Santini: bianche e celesti
Che anno è stato questo primo nel WorldTour? 

Sicuramente non me l’aspettavo così. E’ stata la stagione più bella della mia carriera. I risultati parlano da soli. Io sono molto soddisfatta e so che sarà difficile ripetersi.

Qual è stato il giorno più bello?

E’ difficile sceglierne uno solo. Direi però quei dieci giorni di primavera con le tre vittorie (Trofeo Binda, De Panne e Gand-Wevelgem, ndr) sono stati fantastici. Anche il Giro d’Italia è stato è stato molto bello, il mio primo Giro. Indossare la maglia rosa è stato bellissimo e poi anche il mondiale pista è stato una soddisfazione immensa. L’oro del quartetto ci ha dato molto morale. Siamo molto contente e speriamo di continuare così.

Da cosa si vede il tocco di Villa e del fare pista con gli uomini?

Dico sempre che il fatto di lavorare con gli uomini e condividere con loro gli allenamenti, secondo me è stato molto importante per noi. Un po’ perché stando semplicemente a ruota loro, possiamo fare dei lavori che da sole non sarebbero possibili. E un po’ anche perché il clima è più scherzoso. Forse quindi questo.

Il quartetto azzurro campione del mondo ai mondiali di St Quentin en Yvelines
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Com’è stato riporre la maglia iridata?

E’ stato abbastanza difficile, sinceramente. Mi ero affezionata, nel senso che ormai le cose stavano andando bene. Però, come ho sempre detto, spero che sia un arrivederci e non un addio. Ci riproveremo nei prossimi anni. E poi, poche settimane dopo, è arrivata quella in pista. E anche se alla fine non la puoi indossare tanto come quella su strada, il valore è lo stesso.

Torniamo a Wollongong: quando hai capito che non avresti fatto il bis?

Secondo me il mondiale è stato un po’ sottovalutato. Sembrava dovesse essere una corsa per velocisti, poi in realtà sono arrivati gli scalatori o comunque gli uomini e le donne delle corse più dure. Io sicuramente non ho avuto una giornata super positiva, però d’altra parte penso anche che neanche la migliore Elisa sarebbe riuscita a vincere quel mondiale. Anche se avessi avuto la forma di Cittiglio, ma con i se e con i ma non si va lontano. Alla fine ci sono anche le giornate un po’ storte, succede.

Mondiali di Wollongong: Balsamo mostra il fianco, Cecchini resta con lei a dettare il passo
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Il prossimo anno, sulla via del mondiale dovresti fare il Tour…

Il prossimo anno avere il mondiale pista e strada così attaccati non è proprio il massimo (la rassegna di Glasgow si svolgerà dal 3 al 15 agosto, ndr). Secondo me è una cosa non molto intelligente, però cercheremo di organizzarci al meglio. Stiamo aspettando di vedere il percorso e poi spero che i due cittì, Villa e Sangalli, si parlino. Penso che almeno il quartetto sia fattibile dopo la strada, perché dovrebbe esserci una settimana per recuperare. Si spinge tanto per la multidisciplina, ma facendo dei calendari così, mettendo anche le Coppe del mondo in concomitanza con le classiche, tutto diventa più difficile. Comunque farò il Tour: questo resta.

Elisa è un’atleta in evoluzione?

Penso di essere cresciuta anno per anno e spero di farlo ancora ancora nei prossimi. Nel 2023 avrò 25 anni, un’età in cui non puoi più dire di essere una giovane del gruppo. Insomma, inizi a essere in quell’età in cui la maturità si avvicina e quindi spero sia l’anno giusto per raccogliere ancora dei buoni risultati. Mi sono sempre definita una velocista e ho sempre detto che l’obiettivo immediato era avvicinarmi a essere una donna da classiche. Il prossimo anno cercherò di avvicinarmi ancora di più, anche se voglio tenermi stretto il mio spunto vincente. Sicuramente non affronterò mai salite lunghe e troppo impegnative con l’idea di vincere. Una Liegi per ora è fuori discussione. Ci penseremo tra 8-10 anni. No, forse fra 10 anni anni avrò smesso di correre (ride, ndr).

A Cittiglio, la vittoria è dedicata al cugino scomparso
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Com’è correre in questa squadra?

La Trek sicuramente è stata una delle prime squadre a investire davvero in maniera importante nel ciclismo femminile e sinceramente questo si vede, perché secondo me sono un passo avanti a tutti. Anche il fatto ad esempio di aver lasciato a Lizzie Deignan il tempo di fermarsi per la gravidanza e poi di tornare. Il fatto che versino la differenza dei premi per equipararli a quelli maschili. E poi non ci fanno mancare nulla. Per me è davvero una squadra fantastica.