Due anni di cadute, la triste storia di Roglic

07.09.2022
5 min
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Roglic cade un po’ troppo, ma questo non vuol dire che non sia ogni volta una pena. Nei giorni del Tour, subito dopo la sua caduta provocata veramente da sfortuna, più di un corridore faceva notare che lo sloveno tenti spesso di infilarsi dove non si passa. Forse per aver iniziato a correre tardi, forse per la grande disinvoltura che a volte lo tradisce.

Dopo l’arrivo nella tappa di ieri, lo sloveno seduto a terra e sotto shock. Difficile pensare che potesse ripartire
Dopo l’arrivo nella tappa di ieri, lo sloveno seduto a terra e sotto shock. Difficile pensare che potesse ripartire

Caduta inspiegabile

La caduta di ieri che l’ha costretto a lasciare la Vuelta ha ancora del clamoroso: qualcosa di insensato per la dinamica e dopo il capolavoro di tattica e potenza di quell’allungo ai 3 chilometri dall’arrivo. Aveva fatto tutto alla grande, perché cercare Wright e non farsi portare all’arrivo?

«Subito dopo il traguardo – ha raccontato al belga Het Nieuwsblad il diesse Engels – riuscivamo a malapena a parlargli, era così deluso. Questo è un altro duro colpo per lui. Speravamo di lottare per la maglia di leader per un’altra settimana e sentivamo che era ancora lì. Ieri abbiamo fatto molto bene, era semplicemente inimmaginabile riuscire a guadagnare del tempo, poi quella caduta con enormi conseguenze…

«Non ho visto più di voi. Non c’è stato movimento brusco o qualcosa del genere. Sembra solo che sia un incidente molto sfortunato di cui nessuno è responsabile. Ma ovviamente ha enormi conseguenze. Si apre un’ultima settimana che è stata sottovalutata ed eravamo convinti di lottare fino a Madrid».

Parigi-Nizza 2021, ultima tappa. Roglic arriva ferito e con una spalla slogata
Parigi-Nizza 2021, ultima tappa. Roglic arriva ferito e con una spalla slogata

Parigi-Nizza 2021

Ma quel è lo storico delle cadute di Roglic? I momenti chiave sono sostanzialmente tre, senza i quali lo sloveno avrebbe potuto lottare per due Tour e avrebbe certamente in tasca un’altra Parigi-Nizza. E proprio dalla Costa Azzurra si comincia. Neanche tanto lontano, lo scorso anno.

Primoz ha vinto tre tappe, due addirittura consecutive. E’ la Parigi-Nizza dello sgarbo a Gino Mader, dopo il quale Roglic inizia la tappa conclusiva da leader, con 52 secondi di vantaggio su Maximilian Schachmann. La vittoria non può sfuggirgli.

A 70 chilometri dal traguardo invece cade per la prima volta. Si rialza e rientra rapidamente in gruppo, anche se con i pantaloni strappati. A 25 chilometri dalla fine è di nuovo a terra, proprio mentre gli uomini della Bora-Hansgrohe accelerano per Schachmann. E questa volta Roglic è isolato e perde sempre più terreno. Dicono che abbiano voluto fargli pagare la tappa del giorno prima, ma lascia sulla strada più di tre minuti ed esce addirittura dai primi dieci.

Tour 2021, caduta nella tappa di Pontivy: si ritirerà pochi giorni dopo
Tour 2021, caduta nella tappa di Pontivy: si ritirerà pochi giorni dopo

Tour 2021, un brutto colpo

La terza tappa del Tour 2021 arriva a Pontivy ed è disegnata per i velocisti. I primi chilometri sono nervosi, il percorso è frastagliato e i vari ostacoli provocano cadute.

Roglic è uno dei primi a rimanere invischiato nelle cadute. Finisce nella ghiaia della banchina e cade. Perde subito 1’21”. Tuttavia, riparte, rientra e rimane combattivo. E’ pieno di abrasioni e cerotti, ma va avanti lo stesso.

Tuttavia, dopo aver perso più di 35 minuti nella tappa de Le Grand Bornand, preferisce non ripartire l’indomani. Si sono corse appena 8 tappe. Tornerà per la Vuelta, vincendola. E vincendo in precedenza l’oro olimpico della crono.

La caduta del Tour 2022 è stata dovuta certamente alla sfortuna, ma perché sempre a lui?
La caduta del Tour 2022 è stata dovuta certamente alla sfortuna, ma perché sempre a lui?

Tour 2022: resa sofferta

La quinta tappa, quella sul pavé verso Wallers-Arenberg, è una brutta giornata per la Jumbo-Visma al Tour 2022. E’ il giorno del goffo intervento per assistere Vingegaard che ha forato. Il danese prende prima la bici di Nathan Van Hooydonck, che però è troppo grande. E quando poi l’ammiraglia gli consegna la sua, grazie a Van Aert il gap da Pogacar viene ridotto.

A Roglic però va peggio. Cade con Caleb Ewan a 30 chilometri dal traguardo. Una balla di fieno viene agganciata da una moto che la fa volare in mezzo alla strada: nessuno interviene e lo sloveno la prende in pieno. Taglia il traguardo pieno di graffi e con una spalla lussata. Perde più di due minuti su Pogacar, ma rimane al Tour. E’ decisivo nel giorno del Granon al fianco di Vingegaard, ma si ferma dopo la 14ª tappa per non compromettere la salute e la Vuelta.

La caduta di ieri nella tappa di Tomares: l’ultima ma in qualche modo la più dura
La caduta di ieri nella tappa di Tomares: l’ultima ma in qualche modo la più dura

Vuelta 2022: l’ultima beffa

E proprio alla Vuelta, giusto ieri, cade poco prima del traguardo dopo aver staccato Evenepoel. E’ volato in Spagna recuperando a tempo di record, la condizione è in arrivo e le speranze di vittoria ci sono ancora tutte.

Aveva già guadagnato terreno nelle due tappe di montagna prima del giorno di riposo e la fiducia in una quarta vittoria assoluta consecutiva non era svanita. Invece di colpo si ferma tutto. Il colpo è violento, sia per il corpo che per la mente. Si dice che Roglic sia inscalfibile. Si è rialzato dalla batosta del Tour 2020, ma quanto a lungo si può tirare la stessa corda senza che si spezzi?