Valentina Corvi: «Idea strada per completarmi»

21.01.2023
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Valentina Corvi ha vinto il campionato italiano ciclocross. La ragazza del Trinx Factory Team rispetto a molte rivali è una crossista vera. O meglio una fuoristradista, visto che fa anche mtb. Anche l’altro giorno, sul tracciato di Castel Fusano ad Ostia le è bastata una manciata di curve più strette in successione per fare il vuoto.

E le sono bastate nonostante una scelta di gomme molto più da asciutto. Gomme veloci per lei. Gomme con le quali ha dovuto riprendere il feeling direttamente in gara, visto che aveva provato su asciutto e si è trovata con un percorso appena bagnato da uno scroscio di pioggia.

Tecnica sopraffina

«Ma non è stato facile – racconta Corvi – è stata una gara dura e soprattutto all’inizio ho provato a stare lì il più possibile con le migliori (la Venturelli tirava fortissimo, ndr) e poi ho provato ad allungare nelle fasi finali della gara. Avevo studiato le parti in cui riuscivo a guadagnare qualcosa e così negli ultimi due giri ho provato ad allungare. Ho aumentato il ritmo e sono riuscita a prendere quei metri che ho mantenuto fino all’arrivo. 

«In certi punti c’era abbastanza fango, il fondo era scivoloso. E con le alte velocità non era così facile. Ma alla lunga tutto questo mi ha aiutato»

Corvi ha vinto il titolo nazionale dopo averlo sfiorato la scorsa stagione da junior di primo anno
Corvi ha vinto il titolo nazionale dopo averlo sfiorato la scorsa stagione da junior di primo anno

Più strada che Belgio

Una crossista così potrebbe giocarsi la carta del Nord. E’ giovane, ha ottime potenzialità e soprattutto, come abbiamo detto, è una crossista vera. Ma Valentina sembra deviare. Anche perché le priorità sono altre.

«Se qualche squadra del Nord mi abbia mai cercato io non lo so – spiega con chiarezza Valentina – ma sinceramente non ci ho mai pensato. Io do molta importanza alla stagione estiva, alla mtb, e fare una stagione di cross in Belgio per come la interpretano loro non va bene. Iniziano prima, finiscono dopo ed è molto impegnativa. Io invece ho iniziato con il cross perché fosse funzionale alla Mtb».

E alla strada? Ci pensa questo giovane talento del nostro ciclismo?

«Eh – sorride Valentina – domanda difficile. Mi piacerebbe provare a fare qualche corsa quest’anno, anche perché io non ho mai provato. Gareggiare su strada è qualcosa che mi attrae, però vediamo… Voglio togliermi questo sfizio.

«So di poter fare bene ma c’è anche la stagione di mountain bike, alla quale tengo molto e quindi vediamo se e come far combaciare tutto. Intanto dobbiamo finire la stagione di cross che prevede almeno tre appuntamenti importanti (le gare di Coppa e il mondiale, ndr). Poi penserò alla stagione estiva».

Se Valentina è così brava tecnicamente è perché è cresciuta in mtb, di cui è anche azzurra (foto Alessio Pederiva)
Se Valentina è così brava tecnicamente è perché è cresciuta in mtb, di cui è anche azzurra (foto Alessio Pederiva)

Biker inside

«Credo – va avanti la valtellinese – che la strada possa renderti ancora più completa. Si sviluppano altre abilità che se vengono aggiunte a tutto il resto ti rendono più forte. Io ho sempre fatto mountain bike e mi piace tantissimo correrci».

Se Valentina deve fare questa prova è importante che la faccia in questa stagione, quando è ancora una junior. Specie per le donne poi passare under 23 significa correre con le pro’ e il salto sarebbe ben più duro.

«Sì, sì… se devo fare questa esperienza meglio quest’anno. Anche Luca Bramati mi dice di tentare. Una prova non costa nulla, ma lasciare il fuoristrada… mai!».

Remco ed Egan, due campioni rinati dal dolore

21.01.2023
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Due ragazzi diventati uomini alla svelta. Sono rinati dal dolore di cadute che potevano porre fine alla loro carriera e alla loro stessa vita. Ma mentre Remco si è rialzato e ha iniziato a vincere senza tregua, Egan è ancora alle prese con i mille dubbi del rientro. Come loro ci sarebbe anche Jakobsen, ma ieri sul palco dell’Hotel Del Bono hanno fatto salire Remco Evenepoel ed Egan Bernal affinché parlassero di sé.

Mezz’ora di domande per ciascuno alla vigilia della Vuelta a San Juan: alcune variopinte in pieno stile argentino, altre più puntuali. Remco con la cuffia per la traduzione e sorrisini ironici. Bernal più sulle sue, ma padrone della situazione. Il primo già in rotta per il Giro, con 2-3 chili da perdere e una grande leggerezza nel raccontarlo. Il secondo puntato sul Tour, per riprendere il cammino interrotto dallo scontro col bus.

Remco Evenepoel ha ascoltato le domande tradotte in cuffia e ha poi risposto in inglese
Remco Evenepoel ha ascoltato le domande tradotte in cuffia e ha poi risposto in inglese
Si ricomincia dalla Vuelta a San Juan…

EVENEPOEL: «Non aspettavo altro che iniziasse la stagione. Ho grandi attese, ma vincere non è facile. Proveremo ad aiutare il più possibile Fabio, ma io per primo proverò a rivincere la maglia di leader. Sono contento di essere qui, in una bella corsa e con dei bei paesaggi. Sarebbe stato bello avere ancora una crono, non sarà facile replicare il successo dell’ultima volta».

BERNAL: «Questa è la corsa che più mi conviene per iniziare bene. Ha una buona organizzazione e io ho moltissima voglia di correre. Sarà perfetta per prendere il ritmo. Mi sento bene. Ho fatto tutto quello che serviva, ma una cosa è allenarsi, altro è correre. Il percorso ha poche salite, ma con il caldo e i corridori che ci sono, sarà una corsa molto fisica, molto interessante per il pubblico».

Sono successe tante cose nell’ultimo periodo: in che modo ti senti diverso?

EVENEPOEL: «In tre anni sono sicuramente diventato più vecchio. Nel frattempo sono successe molte vittorie e cadute che mi hanno cambiato. Sono un nuovo corridore. E’ bello tornare con la certezza di non essersi fermati dopo quella caduta».

BERNAL: «Si impara molto da un anno come quello che ho passato, forse il peggiore della mia vita. Ho imparato ad avere pazienza e che la famiglia è tanto importante. Siamo esseri umani, siamo fragili. Pensiamo sempre che capiti tutto agli altri, invece questa volta è successo a me, compreso il fatto che mia madre abbia il cancro e anche mio padre non sia stato bene»

Egan Bernal ha raccontato spicchi della sua storia dolorosa degli ultimi 12 mesi
Egan Bernal ha raccontato spicchi della sua storia dolorosa degli ultimi 12 mesi
Come vivrai la corsa?

EVENEPOEL: «Noi siamo qui con Fabio Jakobsen, il corridore più veloce al mondo. Farò parte del suo treno, sarò il terzo uomo. Io proverò a vincere sull’Alto del Colorado, confrontandomi con i corridori colombiani che in questo periodo volano perché sono ad allenarsi qui in altura da tutto l’inverno. Mi ricordo dell’ultima volta lassù. Non ero ancora abbastanza sveglio, ero indietro e troppo rilassato. Non ero pronto per stare davanti, ma per fortuna sono riuscito a rimediare. Probabilmente per voi in televisione è stato un bello spettacolo».

BERNAL: «Sarà una corsa da vivere giorno per giorno. La tappa di montagna sarà dura, ma ce ne saranno altre con molto vento: sarà importante salvarsi dai ventagli. Abbiamo una squadra molto buona. Per le tappe veloci abbiamo Viviani, che è molto in forma. Proveremo a fare qualcosa con lui, poi ci saremo noi per le salite. L’importante sarà avere attorno la squadra per arrivare a giocarmi la montagna con chi ci sarà. Ma sono tranquillo, c’è Ganna, quando vuole è una vera macchina».

Come va la vita?

EVENEPOEL: «Procede bene, in Spagna si sta bene, grazie per avermelo chiesto. Essermi trasferito è stato un passo importante della mia storia personale. Calpe è un ottimo posto per allenarmi e lavorare per il mio futuro. L’importante per avere una buona forma è andare sempre per il massimo e poter lavorare nel modo giusto. Spero che continui tutto così, perché finora è andata benissimo».

BERNAL: «Sto facendo gli stessi allenamenti che ero capace di fare nei periodi migliori. Sono tranquillo. La parte più difficile del recupero non è stata quella fisica, tutto sommato, ma quella psicologica. Ci sono stati giorni in cui ho dovuto convincermi del fatto che volessi continuare a uscire mentre a casa mia madre e la mia fidanzata mi aspettavano con la paura addosso. Ma ho capito che la mia vita è sulla bicicletta e che tante persone non hanno avuto la mia stessa fortuna».

Stamattina tanti bambini vestiti da corridori ti hanno chiesto di fare una foto: come vivi il fatto di essere un’ispirazione?

EVENEPOEL: «Ai ragazzi posso dare pochi consigli, se non quello di godersi la bici, sempre e comunque. Gli dico di essere sempre concentrati sulla corsa che ancora deve venire, combattendo per quello in cui credono e che possono ottenere».

BERNAL: «Essere un riferimento per i più giovani è motivante. Mi ricordano quando avevo la loro età. Avevo 12-13 anni e sognavo di correre sulle strade del Tour. Vedere dei bambini che sognano di imitarmi fa pensare che presto arriveranno nuovi talenti. E forse anche quello che è successo a me può essere un’ispirazione per tante persone che proprio adesso stanno passando momenti difficili, perché davvero credo di aver vinto la corsa più dura».

E alla fine, dopo Bernal ed Evenepoel, sul palco sono salite tutte le stelle della corsa argentina
E alla fine, dopo Bernal ed Evenepoel, sul palco sono salite tutte le stelle della corsa argentina
Cosa potete dire l’uno dell’altro?

EVENEPOEL: «Con Egan abbiamo parlato per cinque minuti al buffet, ma non ci siamo detti molto. Lo seguo su Strava e vedo che pubblica a volte dei dati incredibili, ma mi dicono che a volte lascia dentro anche i tratti dietro moto. Comunque è bello rivederlo in sella e spero che possa tornare al livello del 2019, poi potrà correre nuovamente per vincere i grandi Giri».

BERNAL: «Remco è un’ispirazione, per la caduta che ha avuto e il modo in cui ne è venuto fuori. Non deve essere stato facile, soprattutto in un Paese come il Belgio in cui lo hanno subito paragonato a Merckx. Ma ha lavorato tanto e ha vinto. Ho ammirazione per lui».

Van Vleuten: «Tour in 3 settimane? Ci si arriverà…»

21.01.2023
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«Voglio veder crescere la mia squadra e godermi la mia maglia iridata, perché è il miglior modo per salutare questo sport». Parole, quelle di Annemiek Van Vleuten riportate dal quotidiano spagnolo Marca che sembrano un epitaffio alla sua straordinaria carriera.

L’olandese, superata la soglia dei 40 anni, si appresta a vivere la sua ultima stagione, al termine della quale appenderà la bici al chiodo. E non sembra ci siano margini perché receda dai suoi propositi, anche se sembra strano considerando che siamo nell’anno preolimpico.

La Van Vleuten in Colombia, dove si è allenata nel mese di dicembre (foto Marca)
La Van Vleuten in Colombia, dove si è allenata nel mese di dicembre (foto Marca)

Smettere nonostante tutto

La campionessa della Movistar è stata al riguardo molto chiara: «Voglio smettere quando è ancora doloroso farlo, non cambierò idea. Soffrirò, piangerò, ma non voglio mollare quando il mio livello calerà, voglio essere ancora nel pieno delle mie capacità, al mio massimo livello».

Nella sua intervista, durante il ritiro che la campionessa arancione ha svolto in Colombia, la Van Vleuten ha sottolineato anche come il rapporto con la sua squadra, con la quale è solo al secondo anno, sia molto profondo: «E’ un team forte, hanno tutte grandi qualità tecniche, devo riconoscere che è la prima volta che ripongo una fiducia totale nelle mie compagne e nel sistema di squadra. So che le ragazze mi porteranno davanti ai piedi della prima salita, sempre e comunque. Io dovrò solo stare alla loro ruota. Voglio vederle crescere e accompagnarmi in questo mio ultimo viaggio agonistico, mettendo nel mirino alcune corse, anche se non ho ancora in mente specifici obiettivi».

Tra i nuovi arrivi alla Movistar spicca Liane Lippert, campionessa tedesca ai piedi del podio ai mondiali 2022 (foto Instagram)
Tra i nuovi arrivi alla Movistar spicca Liane Lippert, campionessa tedesca ai piedi del podio ai mondiali 2022 (foto Instagram)

Professionismo femminile

Dopo quel che ha realizzato lo scorso anno, aggiudicandosi tutti e tre i maggiori giri, si sarebbe portati a pensare che voglia ripetersi salutando così il gruppo nella maniera migliore. A tal proposito la Van Vleuten ha puntato l’obiettivo sulla durata delle corse a tappe, dicendo la sua su un tema molto dibattuto.

«Fare corse di tre settimane anche per le donne è possibile – dice l’olandese – ma bisogna lavorarci con calma. Non è qualcosa di realizzabile a breve termine. Per ora è meglio una decina di giorni, concentrati di emozioni. Ma sono sicura che avverrà, ci si arriverà dopo che il passaggio al professionismo sarà completato e ogni ciclista avrà un salario minimo decente, sufficiente per vivere con il proprio lavoro di atleta».

Le sue affermazioni fanno riflettere e ci hanno spinto a chiedere una replica a un altro totem del ciclismo femminile, Fabiana Luperini. La toscana come la Van Vleuten era una specialista delle corse a tappe, vincitrice di 5 Giri d’Italia e 3 Tour de France.

«Io -spiega Fabiana – credo che tornare al passato, ai miei tempi sia la soluzione migliore. Molti hanno dimenticato che quando ho vinto il Tour era articolato su due settimane ed era una quantità di tappe e chilometri più che sufficiente. Tre sarebbe troppo, per me lo è anche per gli uomini e da tempo se ne discute».

«Quindici giorni è la soluzione giusta, quella che fa emergere i valori reali in campo, non credo che una settimana in più cambierebbe le cose. Si è visto d’altronde come anche la formula attuale alla fine premi chi è più forte, allungarla di qualche tappa metterebbe alla prova la resistenza di tutte. Ma non andrei oltre le due settimane: non avrebbe più un senso tecnico».

Per la Luperini ben 3 vittorie al Tour, dal ’95 al ’97 e 5 successi al Giro (foto Facebook)
Per la Luperini ben 3 vittorie al Tour, dal ’95 al ’97 e 5 successi al Giro (foto Facebook)

Due settimane okay

Per certi versi però questa disparità fra uomini e donne può sembrare non al passo con i tempi. È stato scientificamente provato che in tutti gli sport di endurance le prestazioni fra i due sessi tendono a ravvicinarci sempre più con l’aumento dei chilometri tanto che in alcune prove di corsa sono le donne a vincere.

E’ un problema di cultura ciclistica ancora troppo maschilista? «Io non credo – dice la Luperini – ogni sport va visto nella sua singolarità. Se guardiamo al tennis, nei grandi tornei c’è ancora la differenza fra 3 e 5 set ed è giusto che sia così. Nel ciclismo ad esempio la distanza di 150 chilometri per le donne è più che sufficiente per far emergere le giuste gerarchie in campo. Casomai è sul sistema maschile che bisognerebbe intervenire.

«Tornando al discorso delle due settimane – continua la diesse del Team Corratec – queste permetterebbero al Tour di affrontare sia le Alpi che i Pirenei, oggi con una durata così ridotta è impossibile fare entrambi, ci sarebbero trasferimenti troppo lunghi».

La Luperini (qui con Attilio Viviani) esordirà da diesse Corratec al Saudi Tour dal 30 gennaio
La Luperini esordirà da diesse Corratec al Saudi Tour dal 30 gennaio

Ritiro? Forse ci ripenserà

La toscana dice la sua anche sulla decisione della Van Vleuten di chiudere la sua carriera essendo ancora al vertice.

«Al suo posto avrei tirato avanti ancora un anno, proprio perché si arriva alle Olimpiadi che sono un po’ il compendio di tutto il lavoro di un quadriennio. Ma probabilmente l’olandese sa che il percorso di Parigi non le sarà favorevole e poi in fin dei conti lei un oro olimpico lo ha già vinto, anche se a cronometro e non in linea. Io comunque sul suo ritiro a fine anno non sono così convinta: è nettamente superiore e se lo sarà anche nel 2023, magari ci ripenserà. Prima di dare la cosa per certa è meglio aspettare…».

In Argentina c’è Guardini: fa il meccanico della nazionale

21.01.2023
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Andrea Guardini ha appena finito di gonfiare la ruota davanti della Dogma di Lamon. Il box della nazionale italiana è il primo, la luce sulle teste è forte. Villa è in un angolo a parlare con Luigino Moro, mentre il velocista che ha smesso un anno fa prende le misure col nuovo incarico.

«Quando ho letto l’avviso che cercavano un meccanico per una trasferta di venti giorni in Argentina – sorride Guardini – ho mandato lo screenshot a mia moglie e le ho chiesto se potevo dare disponibilità. Lei ha risposto subito: cosa aspetti? Se ti prendono vai…».

Andrea è uscito dal gruppo con l’amaro in bocca, convinto di meritare ancora una chance. Invece di colpo si è fermato tutto. Fine delle gare, dei voli, della frequentazione del gruppo in cui aveva vissuto per una vita, con il Covid di mezzo a rendere tutto più difficile. Per cui immaginate la sorpresa nel trovarlo seduto su un muretto davanti all’hotel di San Juan in cui alloggiano le WorldTour e la nazionale italiana.

Andrea Guardini è nato a Verona nel 1989. E’ stato pro’ dal 2010 al 2021
Andrea Guardini è nato a Verona nel 1989. E’ stato pro’ dal 2010 al 2021
Come sei diventato meccanico?

Ho imparato da autodidatta, anche guardando i video di GCN, perché hanno il potere di spiegare le cose in modo molto semplice. Poi in realtà la passione della meccanica l’ho sempre avuta da fin da ragazzino. Mi ricordo che da G2-G3 smontavo le rotelline del cambio per pulirle bene e le rimontavo. Tante volte magari facevo anche dei danni, ma la volta dopo ci riprovavo.

La nazionale come è arrivata?

E’ arrivata tramite Carlo Buttarelli (già meccanico della pista azzurra, ndr), che mi aveva parlato della possibilità di lavorare a giornata e che la nazionale comunque aveva bisogno di qualcuno in pista. Metti insieme meccanica e pista, le mie due passioni, impossibile non accettare.

Hai corso anche tu in pista, hai una consapevolezza speciale, no?

Dall’officina riesci a capire tutte le dinamiche che ci sono dietro, anche in una gara su pista e anche negli allenamenti, che da fuori è difficile capire. L’ambiente è cambiato tantissimo da quando c’ero io da ragazzino. I rapporti, la tecnologia, la pista al coperto. Però è proprio bello vedere l’evoluzione della pista e il settore velocità che sta rinascendo.

Lo stesso Villa ha convenuto sul fatto che un ex pro’ con esperienza su pista potrebbe essere utile al suo gruppo
Lo stesso Villa ha convenuto sul fatto che un ex pro’ con esperienza su pista potrebbe essere utile al suo gruppo
Ti rivedi magari in un corridore com Predomo?

Mi rivedo sì, Predomo è un ragazzino com’ero io, magari fossi nato in questi stessi anni. Ho avuto a che fare con loro da settembre, mentre avevo incominciato a fare giornate a Montichiari da giugno. A settembre, ottobre e fino a dicembre ho fatto i vari raduni. E Giovanni Carini, che è il meccanico responsabile della nazionale, mi ha dato la certezza che farò di sicuro un certo numero di giornate, perché alla fine non siamo poi in tanti

Hai detto che ti senti come tornato a casa.

Ritrovare le facce che vedevi tutti i giorni, l’ambiente, il tuo ambiente, anche se non sei più corridore. E’ come sentirsi a casa dall’altra parte del mondo. Tutto questo mi mancava tanto, soprattutto viaggiare. In due anni di pandemia, tra l’altro, ci avevano già bloccato a casa senza poter girare il mondo. A mia moglie l’ho detto subito. La prima cosa che ho pensato quando c’è stata l’opportunità di venire qui è stata: “Okay, vado al caldo, riprendo un volo di 14 ore che è da una vita che non lo faccio e ritorno a respirare il mio ambiente”.

La chiamata in nazionale è arrivata grazie all’imbeccata di Cottarelli
La chiamata in nazionale è arrivata grazie all’imbeccata di Cottarelli
Hai detto anche che pensavi di saper lavare una bici, invece…

Lo dovete chiedere ai maestri. E comunque bisogna lavarle bene e velocemente. Bisogna capire anche come fare. Quindi piano piano sto imparando anche tutti i trucchetti del mestiere.

Non potresti ambire a un ruolo tecnico in pista?

E’ la prima cosa che mi ha chiesto Quaranta. Se avessi il secondo livello, potrei aiutarlo negli allenamenti con derny. Ho sempre detto che non avrei mai fatto il direttore sportivo, ma il tecnico della pista è un’altra cosa. Ho il primo livello, cercherò di lavorare anche su questo. E chissà che prima o poi non ci scappi qualcosa…

Problemi al soprasella, la parola al dottor Guardascione

20.01.2023
5 min
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I problemi al soprasella “fanno parte del ciclismo”. Combattere i fastidi che si creano in una zona così delicata è importante e al tempo stesso è una lotta continua. Lo è per gli atleti, ma anche per gli staff medici, lo è per chi applica dei concetti di anatomia alla bicicletta e anche per il mondo cosmetico legato allo sport.

Affrontiamo l’argomento con il dottor Carlo Guardascione, da 34 anni nel ciclismo e ora medico del Team Bike Exchange-Jayco. Inoltre abbiamo chiesto anche ad Hibros, azienda italiana leader nel settore cosmetico e cosmetico sportivo.

Il dottor Carlo Guardascione (foto Jayco-Alula/Sprintcycling)
Il dottor Carlo Guardascione (foto Jayco-Alula/Sprintcycling)
Quali sono i problemi più noti del soprasella?

La zona del soprasella è di natura un punto molto delicato, lo è per gli uomini e per le donne e tutti i problemi che sorgono hanno origine per diversi motivi. E mai per caso. Dobbiamo partire dal presupposto che le infezioni, per un ciclista e non solo, sono quotidiane. Magari è un problema anatomico legato ad una interfaccia non ottimale tra la sella e le caratteristiche dell’atleta. Può essere metabolico che nasce da un Ph troppo acido, oppure un’igiene non corretta. Un piccolo foruncolo può diventare più grande, fino a rimanere una ferita aperta, se non addirittura una ciste che deve essere rimossa chirurgicamente. Nella zona del soprasella si generano delle frizioni continue e la prevenzione fa la differenza.

E’ possibile prevenire?

Prevenire è fondamentale, una sorta di parola d’ordine. Rispetto ad anni addietro è stata risolta la stragrande maggioranza delle problematiche anatomiche, perché ci sono tante selle in commercio e proprio gli studi di anatomia hanno fatto passi da gigante. Ma la stessa cultura dell’igiene e della prevenzione in generale sono cambiate. Inoltre dobbiamo capire che sulla nostra pelle vivono dei batteri, è la normalità e tutto è un equilibrio.

Una sella adeguata per anatomia è fondamentale
Una sella adeguata per anatomia è fondamentale
Quali sono gli accorgimenti che fanno la differenza?

L’utilizzo di creme specifiche è importante e oggi ne abbiamo di ottime in commercio. Utilizzare la sella con un design che si adatta il più possibile alle nostre caratteristiche anatomiche è uno dei primissimi fattori da considerare. Non mi riferisco solo a quelle con lo scarico prostatico. Il terzo punto è l’igiene personale, che deve essere scrupolosa e riferita anche al lavaggio degli indumenti, tramite dei battericidi. Dopo la doccia sarebbe una buona soluzione passare del disinfettante nelle zone soggette alle frizioni delle quali abbiamo accennato in precedenza. Il Betadine ad esempio, applicato ad un semplice dischetto di cotone. Ricopre un ruolo importantissimo l’idratazione. Non in ultimo il fondello della salopette, considerando che anche in questo caso la tecnologia ha fatto passi da gigante e ne troviamo di ogni categoria e forma.

L’alimentazione e l’idratazione influiscono sui problemi al soprasella?

Più che altro l’idratazione. Entra in gioco anche una certa soggettività e predisposizione dell’individuo ad avere il Ph acido. E’ fondamentale alcalinizzare con integratori, sali minerali e bere. E’ da considerare anche l’età dell’atleta. Quelli più giovani hanno delle elevate percentuali di testosterone, ormone che influisce su tanti aspetti, tra questi anche la sudorazione e l’acidità di quest’ultima. L’aumento del calore e della sudorazione fanno perdere l’equilibrio con gli stafilococchi e batteri della cute, si attivano degli stati infiammatori che sono da controllare. Se un giovane corridore si trova con una follicolite non è un caso e non deve trascurarla.

Il pavé, una situazione non semplice da affrontare
Il pavé, una situazione non semplice da affrontare
Influisce la provenienza del corridore?

Sì certo, perché le abitudini alimentari e lo stile di vita influiscono in modo esponenziale. Ad esempio con i tanti corridori di matrice anglosassone che hanno letteralmente invaso il ciclismo. Ci hanno portato molto nei termini di organizzazione e metodica, aspetti decisamente positivi, ma noi gli abbiamo insegnato a mangiare e a comportarsi a tavola. Non è banale questo fattore perché influisce sul nostro corpo. Una migliore nutrizione significa anche meno problemi sotto tutti i punti di vista.

Si possono prevenire i problemi che sorgono quando si affrontano tratti di pavé e fuoristrada?

In queste situazioni così particolari la prevenzione è prima di tutto meccanica e tecnologica. Ovvero a partire dagli pneumatici, fino ad arrivare ai modelli di biciclette specifiche. Di sicuro siamo al limite dello stress della zona perianale e più che contribuire alla formazione di foruncoli, si attiva facilmente un processo di ematuria. Consiste in tracce di sangue nelle urine, che di solito si esaurisce e si risolve nella notte successiva, senza lasciare strascichi.

La scelta del fondello che meglio si adatta all’anatomia dell’atleta è di certo un passaggio cruciale
La scelta del fondello che meglio si adatta all’anatomia dell’atleta è di certo un passaggio cruciale
Cosa si rischia se non viene dato il giusto peso a questi problemi?

Si può arrivare all’intervento chirurgico che obbliga ad uno stop prolungato e tempi di guarigione dilatati nel tempo. Le problematiche della cute nella zona del soprasella non vanno sottovalutate. In molti casi sono sufficienti una paio di giorni di riposo per far si che la pelle si ripristini.

Uno sguardo alle creme

Francesco Nadalini, del laboratorio chimico Hibros, ci apre la porta su prodotti che svolgono una duplice funzione: cura e prevenzione.

Le creme Hibros sono fra le più diffuse per questo tipo di prevenzione
Le creme Hibros sono fra le più diffuse per questo tipo di prevenzione

«La nostra azienda – dice – non ha il solo obiettivo dell’attività commerciale. Hibros ha una lunghissima storia nel settore cosmetico, da oltre un secolo. Le formule delle nostre creme hanno una duplice azione: proteggono durante la prestazione, evitando le irritazioni da attrito, e leniscono la pelle. Le creme soprasella offrono un’azione completa. Possono essere applicate anche dopo la doccia, oppure prima di andare a letto e non solo per l’uscita in bicicletta. Creano un film protettivo a lunga durata, grazie ad una combinazione ottimale dei principi attivi dell’ossido di zinco, bisabololo ed estratti della calendula, arnica e artiglio del diavolo. Inoltre le creme devono favorire un’azione riepitelizzante, grazie alla presenza di allantoina, pantenolo e vitamina E. Tutti i cosmetici devono essere dermatologicamente testati».

Il volta spalle di Cavendish e Richeze dimenticato

20.01.2023
5 min
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«Come corridore, Mark è un campione. Però come persona mi ha deluso». Maxi Richeze parla in modo netto, con lo sguardo dritto di chi non ha cose da nascondere. Il garage dell’Hotel Del Bono di San Juan è in penombra e umido da morire, fuori c’è un vento che ti porta via. Ieri c’erano 38 gradi, oggi va un po’ meglio. Le squadre della Vuelta a San Juan sono tutte in Argentina, ieri siamo arrivati anche noi giornalisti e da oggi in avanti ogni incontro diventa lo spunto per una storia da raccontare.

Il disastro B&B Hotels

Richeze lo avevamo intercettato a metà ottobre, quando avevamo saputo che Mark Cavendish gli aveva chiesto di accompagnarlo al Tour per la sfida finale al record di Merckx. La B&B Hotels aveva fatto l’offerta giusta e attorno al campione dell’Isola di Man stava nascendo un treno per la Grande Boucle. Richeze sarebbe stato il suo ultimo uomo, Mozzato sarebbe stato uno degli uomini interessati.

Poi di colpo si è fermato tutto. La squadra si è persa nelle sue vicende finanziarie e il manager Pineau a un certo punto ha alzato le armi e liberato tutti i corridori. Un bel disastro in terra di Francia, da cui Cavendish e il suo manager Martijn Berkhout si sono messi in cerca d’altro.

Acqua prima dell’allenamento: ci sono 36 gradi, il sole picchia sodo
Acqua prima dell’allenamento: ci sono 36 gradi, il sole picchia sodo
Ci siamo lasciati che stavi andando alla B&B, mancava solo di firmare…

In realtà abbiamo firmato e fatto un primo ritiro a ottobre. Quando hanno rinviato la presentazione per la prima volta e hanno smesso di arrivare messaggi, ho pensato che forse c’era qualcosa di strano. Poi però hanno mandato l’email per fare il ritiro di dicembre e ho detto: «Vabbè, si sta sistemando». Invece è saltato tutto.

Come erano a quel punto i rapporti con Cavendish?

Erano buoni. Non ci parlavo troppo spesso, perché sapevo che era un po’ sotto stress. Gli dicevo che io c’ero e di chiamarmi quando avesse notizie. Lui mi ha sempre tenuto al corrente delle varie squadre che sentiva. Io ero ancora in Europa, sono arrivato qua prima di Natale, dopo aver visto la finale del mondiale di calcio in Qatar.

Quindi eri in Europa quando è venuta fuori la pista Astana?

Esatto. Mark mi aveva parlato dell’Astana e di una professional americana. Il giovedì ho parlato con gli americani, il venerdì sera invece mi hanno scritto sia lui sia il suo procuratore, dicendo che l’Astana tornava in prima posizione e che il giorno dopo si sarebbero messi a posto. Da lì non ho avuto più notizie, era il 16 dicembre. Mi ha scritto che mi avrebbe fatto sapere il giorno dopo, ma più niente. Lui neanche vede più i miei messaggi, il suo procuratore li vede, ma non risponde.

L’Hotel Del Bono pullula di campioni e tifosi. Evenepoel è arrivato il 12 gennaio
L’Hotel Del Bono pullula di campioni e tifosi. Evenepoel è arrivato il 12 gennaio
Erano i giorni in cui l’Astana era a Calpe. C’eravamo anche noi…

Esatto. Venerdì sera abbiamo parlato e loro domenica avevano già firmato. Erano lì e hanno smesso di darmi risposte.

Come te lo spieghi?

Non lo so. Alla fine se lui doveva andare e non riusciva a portarmi, si poteva anche capire. Me lo dici, mi dispiace, ma non sono un bambino. Avrei capito. Eravamo già a dicembre, un periodo un po’ tirato e ci stava anche che fosse preso con le sue cose, però almeno avrei voluto una chiamata. E se non aveva il coraggio per una chiamata, almeno un messaggio. Non che non mi rispondi più al telefono e neanche ai messaggi. Sono deluso…

Anche perché per questa opportunità, avevi ricominciato ad allenarti…

Sì, io avevo già deciso di smettere. E’ stato lui a motivarmi perché facessi un altro anno e per quello ho continuato ad allenarmi. 

Alla presentazione della Vuelta San Juan 2019, Richeze fra Sagan e Cavendish
Alla presentazione della Vuelta San Juan 2019, Richeze fra Sagan e Cavendish
A questo punto hai deciso che San Juan sarà la tua ultima corsa?

Visto che praticamente non rispondevano più al telefono, ho capito e sinceramente non sono neanche andato in cerca di altre squadre. Come avevo detto anche a Mark, avevo bisogno di motivazioni forti per fare un altro anno. Quella di andare con lui al Tour de France era una bella sfida, una cosa buona. Quando è sfumata, ho deciso di smettere, non volevo forzare il destino. Già era saltato il discorso con B&B. Dopo è successo questo problema con lui. Io credo nel destino, vuol dire che il Signore non voleva che continuassi a correre. Quindi, cuore in pace.

Come sei rimasto quando hai visto che l’Astana ha preso Cees Bol?

Ripeto, io non discuto la scelta tecnica. Bol è un corridore dello stesso procuratore di Mark, ma capisco Vino che magari ha voluto un velocista più giovane che può fargli risultato. La scelta ci sta, il silenzio mi è dispiaciuto.

Riuscirai a vivere questa ultima corsa serenamente?

Sereno, un po’ contento, un po’ malinconico. Perché, sai, ti passano tante cose per la testa. Tutta la vita in bicicletta, 17 anni da professionista, quindi è dura. Dici che smetti, ma quando arriva il momento… Però cercheremo di goderci questo momento con tanti amici. Ho parlato anche con il Governatore e con il Ministro dello Sport, qui dove ho iniziato la mia carriera di ciclista e dove la voglio finire. L’ho sempre detto che ci tenevo che fosse qui. C’è gente mi ha dato tanto, sia a livello affettivo come anche sportivo. Per me era importante arrivare fin qui.

Richeze ha 39 anni, è passato nel 2006 con la Bardiani. Ha vinto 38 corse ed è stato ultimo uomo dei velocisti più forti
Richeze ha 39 anni, è passato nel 2006 con la Bardiani. Ha vinto 38 corse ed è stato ultimo uomo dei velocisti più forti
Il futuro sarà qui o in Europa?

Non lo so, ancora non ho deciso. Io ho un’azienda qui, poi abbiamo anche l’azienda di famiglia, quindi voglio lavorare un po’ su quello. Mi piacerebbe molto lavorare qui, con i ragazzini in Argentina o anche qui a San Juan, visto che c’è anche il velodromo nuovo. Quello aiuterà tanto. Quindi il futuro è ancora da decidere. Per ora la bimba è in Italia con mia moglie. L’ultima volta che sono venute con me, a scuola l’hanno caricata di compiti e mia moglie ha sclerato…

Ti alleni da solo oggi?

Oggi sì. Ho un terreno a 40 chilometri da qui e vado a controllare come vanno le cose, poi mi sposto all’hotel dell’Argentina, sennò mi ammazzano (ride, ndr). Ho fatto qualche giorno in questo delle WorldTour perché mi hanno invitato, ma ora torno dai miei.

Parsani: «Idea professional nata dopo il Lombardia»

20.01.2023
5 min
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Il Team Corratec è diventata una squadra professional. Non solo, ma parteciperà anche al Giro d’Italia e alla Tirreno-Adriatico. Serge Parsani è il direttore sportivo, ma soprattutto è il team manager di questo gruppo. Con l’ex Mapei avevamo già parlato di questo possibile salto dalla continental alla categoria superiore. Lo avevamo fatto in autunno, quando il progetto era un sogno… ben strutturato sì, ma ancora nell’aria c’erano solo parole.

Qualche giorno fa siamo stati nel clan del team toscano in quel di Montecatini, dove tra l’altro hanno la sede. E lì è stata presentata la squadra. Una press-conference per rivelarsi al mondo. In prima fila i tre diesse: Parsani appunto, Francesco Frassi e Fabiana Luperini.

Durante i giorni di Montecatini si sono svolti anche dei test in salita (foto Instagram)
Durante i giorni di Montecatini si sono svolti anche dei test in salita (foto Instagram)

Parola a Parsani

«Siamo partiti lo scorso anno – racconta Parsani – con l’idea di poter fare bene e di crescere. Il vero progetto della professional è iniziato dopo il Giro di Lombardia. C’era la squadra, serviva un manager. Io ci riflettuto una settimana e a quel punto ci siamo detti: okay facciamo la squadra professional».

«E questo è stato possibile grazie a Corratec, che ci ha permesso di migliorare e ha creduto in noi dopo la buona stagione 2022. Oggi siamo una vera squadra italiana, affiliata in Italia e con staff italiano. Non è facile reperire degli sponsor da noi e questo è un motivo in più per ringraziare Corratec.

«Lo vediamo con le WorldTour. Se loro sono su un altro pianeta è anche perché hanno la possibilità di creare, grazie a sponsorizzazioni valide, strutture che reggono nel tempo. E questo è il nostro obiettivo».

Parsani insiste parecchio sulla possibilità economica. E anche quando lo incalziamo sulle difficoltà nel divenire una professional lui taglia corto.

«Le difficoltà esistono dal momento che i soldi non ci sono – dice senza troppi giri di parole – una volta che Corratec ha creduto in noi, nel nostro progetto, siamo potuti partire con il discorso professional».

Siciliano d’origine, Amella (ottobre 2001) è il più giovane del team. Era alla Corratec anche lo scorso anno. Ha un contratto fino al 2024
Siciliano d’origine, Amella (ottobre 2001) è il più giovane del team. Era alla Corratec anche lo scorso anno. Ha un contratto fino al 2024

Avanti coi giovani

Per certi aspetti fu più difficile creare la squadra lo scorso anno quando si era continental che non quest’anno. Nel primo caso infatti per allestire una rosa bisogna dribblare molti parametri: numero di stranieri, numero di corridori al di sotto dei 23 anni, una parte con determinati punti, un’altra senza…

Quest’anno invece c’è stato il “problema” opposto, con tanti corridori, anche di un certo spessore che bussavano alla porta. Ma la linea principale è rimasta quella.

«Noi – dice Parsani – puntiamo molto sui giovani. Abbiamo preso Valerio Conti, che è il corridore più esperto e rappresentativo per quel che ha fatto nella sua carriera, ma ha solo 29 anni. Ed è il più vecchio della nostra rosa, pensate un po’…».

«L’età media è di 24,7 anni – interviene Frassi – Abbiamo deciso di tenere anche alcuni ragazzi che erano con noi lo scorso anno anche se non hanno raccolto grossi risultati, né li avevano ottenuti da under 23. Ma li abbiamo tenuti perché hanno dato buoni segnali. E allora perché non crederci? Perché non dargli una possibilità? Sono giovani, sono italiani, stanno maturando, erano già con noi: proviamo a portarli avanti».

Stefano Gandin (classe 1996) lo scorso anno ha ottenuto 3 vittorie e la maglia di miglior scalatore al Giro di Sicilia
Stefano Gandin (classe 1996) lo scorso anno ha ottenuto 3 vittorie e la maglia di miglior scalatore al Giro di Sicilia

E’ già futuro

La stagione della Corratec sta per partire. Scatterà fra circa 48 ore alla Vuelta a San Juan in Argentina, per proseguire poi al Saudi Tour, dove a guidare i ragazzi ci sarà anche Fabiana Luperini. Un segnale mica da ridere: una donna alla guida di un team maschile in un Paese arabo.

E poi si proseguirà con le altre corse a partire da quelle italiane.

«Se dovessimo fare il Giro – diceva Parsani appena quattro giorni fa – saremmo chiaramente contenti, altrimenti non sarà una tragedia. Sapremo farci trovare pronti e super impegnati anche con altre gare. Ma certo il Giro è tutta un’altra cosa. Il Giro cambia tutto».

E il Giro c’è. Nei giorni di Montecatini i diesse parlavano con orgoglio e anche un minimo di legittima preoccupazione di doppia e tripla attività in alcuni casi. In queste situazioni anche la logistica si complica. Servono mezzi, personale e un buon numerodi corridori. Corridori che ad oggi sono venti. Ad oggi…

Nairo sì, Nairo no

E sì, perché le voci di mercato dicono che Nairo Quintana si unirà alla squadra amaranto. Il colombiano, maglia rosa 2014, ha dichiarato in tempi non sospetti che avrebbe corso il Giro, e dalla Corratec non sono stati negati dei contatti.

Però è anche vero che Quintana esce dalla storia del tramadol e la Corratec ha firmato l’Mpcc proprio per poter guadagnare credibilità al primo anno di professional e poter accedere a gare importanti come quelle di Rcs ed Aso soprattutto.

In ogni caso si riparte dalle 12 vittorie dello scorso anno e dai tanti buoni piazzamenti.

«Siamo – conclude Parsani – un gruppo giovane, come detto. Affiatato. Affamato. E pieno di entusiasmo. Ed è su queste basi che abbiamo costruito la squadra.

«Ci sono corridori veloci come Attilio Viviani, Tivani, Dalla Valle e Konychev. Corridori scaltri e vincenti su percorsi misti come Conti, Karel Vacek, Stojnic e Gandin, forse il più scalatore del gruppo. E vere scommesse come Olivero, Iacchi e Amella. Da tutti quanti mi aspetto un grande impegno».

Cross, strada e pista: Federica Venturelli piglia tutto

20.01.2023
4 min
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Dopo il terzo posto ottenuto al campionato italiano di ciclocross, Federica Venturelli non era propriamente felice. Delle tre sul podio di certo era colei che sorrideva meno. Forse perché da un percorso tanto filante si aspettava qualcosa di più, vista la sua potenza e le sue leve.

Ma le giornate non sono tutte uguali e soprattutto a 18 anni (tra l’altro appena compiuti) c’è tanto, tantissimo spazio per guardare avanti. A quell’età il futuro fa rima con speranza e allora ecco che il sorriso può tornare a splendere sul volto della portacolori della Selle Italia Guerciotti Elite.

Federica Venturelli, ha compiuto 18 anni il 12 gennaio, sul podio di Ostia (terza) avrebbe voluto di più
Federica Venturelli, ha compiuto 18 anni il 12 gennaio, sul podio di Ostia (terza) avrebbe voluto di più
Partiamo dalla gara tricolore, Federica: come è andata?

Sapevo già che su quel percorso non sarei stata favorita, perché anche se era molto veloce c’erano parecchie curve, ma soprattutto quelle due gocce di pioggia scese un attimo prima della partenza sono state per me un colpo basso. Qualcosa che mi ha sfavorito perché sono meno brava delle altre sul tecnico.

Però c’erano anche dei bei rettilinei…

Sì, ma questi tratti dritti non sono stati abbastanza per recuperare per quello che avevo perso in seguito a una caduta, tra l’altro una caduta anche un po’ stupida che mi ha lasciato qualche problemino sulla bici.

I tuoi “capi” Guerciotti, ci hanno detto che forse in quel frangente della scivolata hai anche un po’ perso la testa. E’ così?

No, non penso questo. Io sono sempre stata determinata a rientrare, però appunto, ho avuto qualche problema anche con le gomme, ho perso una trentina di secondi e non sono più riuscita a chiudere lo strappo. C’è stato un momento in cui sembrava che mi stessi riavvicinando, ma su un percorso  veloce come quello di Ostia recuperare 30” persi in un sol colpo non era fattibile.

La prima parte di gara è stata tattica. La Venturelli spingeva rapporti duri e in rettilineo controllava la Bianchi e la Corvi
La prima parte di gara è stata tattica. La Venturelli spingeva rapporti duri e in rettilineo controllava la Bianchi e la Corvi
Guardiamo avanti. Sei alta, potente, il fisico da stradista ce l’hai… E non a caso il futuro su strada si chiama Valcar…

L’anno scorso ho avuto qualche buon risultato, però ci sono molte avversarie più forti di me. Ho già visto anche ragazze di primo anno che saranno molto forti. Ma io oltre che sulla strada, cercherò anche di puntare sulla pista, che l’anno scorso mi ha dato tante soddisfazioni. Spero di riuscire a riconfermare il titolo mondiale dell’inseguimento individuale. 

Invece prima di Natale non avevi attraversato un gran periodo, avevi avuto lo streptococco. Ora come va?

I problemi di salute sembrano abbastanza risolti. Mi sono fermata, mi sono curata e non dovrebbero esserci più ricadute. Speriamo che vada avanti così, senza ulteriori intoppi, perché per quest’anno davvero già ho dato. Vorrei ritrovare la continuità necessaria per fare bene.

Riguardo al cross come ti gestirai?

Voglio finire la stagione al meglio pensando soprattutto al mondiale. L’anno scorso ho visto il percorso ed è abbastanza veloce, quasi tutto da spingere. Pertanto potrebbe essere abbastanza adatto alle mie caratteristiche, sperando però che non piova troppo perché io e il fango non andiamo molto d’accordo! Dopo la gara iridata, se sarò stanca farò un po’ di pausa, ma in ogni caso non sarà lunga perché comunque durante questo inverno ho già riposato molto. Cercherò di prepararmi bene per la strada e avviare al meglio questa stagione nella nuova squadra.

Lo scorso anno a crono la Venturelli è stata 1ª agli italiani, 4ª agli europei e 24ª ai mondiali… il tutto da junior di primo anno
Lo scorso anno a crono la Venturelli è stata 1ª agli italiani, 4ª agli europei e 24ª ai mondiali… il tutto da junior di primo anno
L’idea è di partire subito forte e sfruttare la condizione del cross, e magari riposare ad aprile, oppure staccare bene e poi riprendere?

Io credo che un minimo di stacco comunque mi serva, perché devo concentrarmi anche sulla scuola. Ho già fatto molte assenze e quest’anno ho la maturità. Una cosa in più a cui pensare! Sarebbe più uno stacco di testa perciò. Ma potrebbe anche essere utile in vista della maturità e salire di condizione prima del mondiale che sarà nel pieno della stagione su strada. 

Strada, nuovo team, c’è qualcosa che ti spaventa? Magari i chilometraggi…

Sono ancora junior di secondo anno, quindi non mi spaventano. L’anno scorso non ho fatto tanta fatica, neanche nelle gare open. Semmai ai chilometri ci penseremo dall’anno prossimo. Piuttosto mi piacerebbe usare di più la bici da crono. L’anno scorso ho perso il podio europeo per pochi decimi e non l’avevo usata molto.

Cronoscalata a fine Giro: Baldato, come si fa?

20.01.2023
6 min
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La tappa numero venti del Giro d’Italia di quest’anno sarà una cronoscalata, con partenza da Tarvisio ed arrivo in cima al Monte Lussari. Una frazione divisa in due parti: la prima prevede undici chilometri mossi prima di arrivare all’attacco della salita finale, che misura sette chilometri e fa venire il mal di gambe solo leggendo i numeri. Pendenze attorno al 12 per cento di media con i primi cinque chilometri al 15. Fu proprio una tappa simile a stravolgere il Tour de France del 2020 e a regalare a Pogacar la prima delle due maglie gialle conquistate finora. 

Memori di quell’impresa avvenuta sulla salita della Planche des Belles Filles ci siamo fatti raccontare come si prepara e si gestisce una tappa del genere. Soprattutto se la si colloca all’interno di una corsa dura come il Giro d’Italia. 

Il ricordo di Baldato

Fabio Baldato, diesse della UAE Emirates, ci racconta come si approccia ad una corsa del genere e come si gestiscono tutte le varie situazioni che si vengono a creare, o per lo meno, come si cerca di farlo

«Personalmente – racconta Baldato da casa – una situazione abbastanza simile l’ho vissuta sempre al Tour ma nel 2011, quando ero secondo diesse alla BMC. L’ultima tappa di quella Grande Boucle era una cronometro di 42 chilometri con partenza ed arrivo a Grenoble, con due salitelle impegnative. Evans si giocava la maglia gialla con Andy Schleck, nelle tappe precedenti il lussemburghese aveva guadagnato molto in salita. Arrivarono all’ultima tappa con un distacco di un minuto e mezzo in favore di Schleck, Evans nella cronometro gli rifilò tre minuti e vinse il Tour».

Baldato inizierà la stagione in ammiraglia dal Saudi Tour
Baldato inizierà la stagione in ammiraglia dal Saudi Tour

E’ tutto un equilibrio

Nel ciclismo ogni secondo conta ed ogni goccia di energia risparmiata può essere utile. Ma quando si corre in un Grande Giro è sempre difficile calcolare tutto: capire quando attaccare oppure risparmiare qualcosa in vista di un momento migliore. 

«Durante una corsa a tappe come il Giro – continua il diesse della UAE – è molto difficile andare al risparmio, devi calibrare sempre il modo di correre ma non puoi gettare al vento certe occasioni. E’ tutto un carpe diem. Pensate alla Bora al Giro d’Italia dello scorso anno, nella tappa di Torino fece saltare il banco, o comunque iniziò a minare le certezze degli avversari. Tolsero di mezzo molti avversari e tante formazioni che avevano due o tre punte si trovarono con un solo uomo, gestire la situazione in questi casi è più semplice».

20ª tappa: crono Tarvisio-Monte Lussari: km 18,6
20ª tappa: crono Tarvisio-Monte Lussari: km 18,6

La cronoscalata

La tappa numero venti del prossimo Giro d’Italia sarà una grande occasione per ribaltare la classifica. Ma come si prepara? Dove si possono andare a limare i secondi necessari?

«Queste – racconta Baldato – sono cronometro particolari, che bisogna provare e preparare al meglio. Molte squadre sono andate a vedere la salita. Sarà sicuramente previsto un cambio di bici perché prima c’è tanta pianura dove i passisti possono spingere molto. Un dettaglio da non sottovalutare, e nel quale fu molto bravo Pogacar al Tour del 2020, è il cambio di bici. In breve tempo si modifica la posizione in sella e bisogna tornare a spingere al massimo. Uno dei motivi che hanno contribuito al crollo di Roglic potrebbe essere proprio questo. Sembra una sciocchezza, ma è un dettaglio da curare ed allenare, in preparazione al Giro ci saranno un paio di giornate dedicate a questo. Dovete considerare che un corridore arriva dal tratto in pianura già alla massima capacità aerobica e quando sali sulla bici da strada rischi di sentirti imballato e di faticare a riprendere quell’intensità di sforzo».

La costanza di Almeida potrà essere una qualità su cui puntare durante la cronometro da Tarvisio alla cima del Monte Lussari
La costanza di Almeida potrà essere una qualità su cui puntare durante la cronometro da Tarvisio alla cima del Monte Lussari

Lo studio dei file

Abbiamo capito che per una tappa del genere bisogna prepararsi atleticamente e fisicamente, ma non bisogna escludere gli aspetti mentali. Quanto conta provare la salita in questione, avere dimestichezza con le curve e le pendenze?

«E’ importante ma non fondamentale – dice sicuro Baldato – con la tecnologia è facile replicare sui computerini tutti i dati e studiare la salita dai dispositivi elettronici. La cima del Monte Lussari ora è sommersa di neve e fino a marzo rischia di rimanere così. La finestra per provare una salita del genere è ad aprile. Tuttavia penso che non sia importante conoscerla, la differenza la si fa solamente se è una salita che affronti tutto l’anno, anche in allenamento, allora sì che le cose possono cambiare. 

Per Baldato anche Evenepoel potrà essere uno da temere, grande cronoman ed un “martello” in salita
Per Baldato anche Evenepoel potrà essere uno da temere, grande cronoman ed un “martello” in salita

La preparazione

La solitudine su una salita del genere in una cronoscalata rischia di essere un fattore chiave. Ogni corridore reagisce in maniera differente a questa situazione e non è facile cambiare le proprie caratteristiche, anzi…

«Dal nostro punto di vista siamo contenti – spiega il diesse guardando allo rosa del team che farà il Giro – Almeida è un corridore che fa della costanza la sua qualità e in questo caso potrà davvero tornargli utile. L’anno scorso sul Blockhaus si era staccato quasi subito ma ha mantenuto il suo passo tornando sui primi e arrivando quinto. Joao preferisce un ritmo costante e questo gli dà qualcosa in più, perché quando sei da solo devi avere la forza mentale di spingere sempre allo stesso modo metro dopo metro. Devi essere metodico, ti metti sui tuoi watt, trovi la giusta cadenza e vai. Questa cosa si può allenare in vista del Giro: watt costanti e cadenza alta anche quando la strada spiana. Almeida è in grado di tenere una soglia della fatica altissima e per tanto tempo, ed in più la parte pianeggiante si addice a corridori come lui. Anche Evenepoel sarà uno dei favoriti della tappa. Gli scalatori puri potrebbero perdere qualcosa in pianura ma recuperare in salita. E’ uno scenario molto aperto, ma una grande differenza la farà il cambio bici, ne sono sicuro».