Ma adesso è giusto sentire la campana di Lopez

23.01.2023
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Gira la voce per cui l’Astana non si sarebbe privata di Lopez, ma avrebbe cambiato forzatamente idea dopo una telefonata che suggeriva di non tenerlo. Da chi venisse non è dato saperlo, immaginarlo è scontato.

Siamo alla partenza della prima tappa della Vuelta a San Juan e Superman sta finendo di prepararsi sotto il gazebo del Team Medellin. Poco oltre c’è il pulmino dell’Astana, con il dottor Magni e Michele Pallini, lo storico massaggiatore di Nibali, che aveva ricevuto l’incarico di seguire il colombiano e adesso è qui con il resto della squadra.

La gamba è quella scolpita del Lopez migliore, il polpaccio è svenato e i quadricipiti vogliono solo spingere: farà di tutto per vincere la corsa. Si fa fatica a capire l’esatta dimensione delle accuse che lo riguardano. Si parla di frequentazione di un medico sotto inchiesta, tale Marcos Maynar. Il suo procuratore si è detto abbastanza certo che Miguel Angel non sia un corridore dopato, ma ha violato l’accordo di frequentare medici esterni alla squadra e per questo ha interrotto la collaborazione. Ma lui cosa dice?

Lopez è nato nella regione di Boyaca nel 1994, è pro’ dal 2015, è stato 3° al Giro e alla Vuelta
Lopez è nato nella regione di Boyaca nel 1994, è pro’ dal 2015, è stato 3° al Giro e alla Vuelta
Come stai?

Bene. Motivato, tranquillo, felice e desideroso di iniziare.

Com’è stato cambiare squadra a inizio stagione e in così poco tempo?

Una situazione complessa e delicata, spero che le cose possano essere chiarite presto. Per fortuna ho ancora la mia licenza. Mi hanno voltato le spalle e da quel giorno non ho più parlato con nessuno. Mi hanno lasciato libero quando molte squadre erano già chiuse, quindi è stato difficile trovare una maglia. La verità è che adesso sono motivato per la nuova squadra e il nuovo materiale. Si va tutti molto d’accordo.

Sei motivato a vincere questa gara?

Sì, ci proverò di certo. Provare non costa molto.

Come stai vivendo quello che ti è successo?

Sono tranquillo perché non ho cose da nascondere e continuo a fare quello che mi piace. Spero che si arrivi presto a una conclusione e che tutto torni alla normalità. Nel frattempo, mi godo ogni gara, ogni momento e vivo pensando al futuro.

Lopez è passato con l’Astana nel 2015 e ci è rimasto fino al 2020, poi un anno alla Movistar e il ritorno da Vinokourov
Lopez è passato con l’Astana nel 2015 e ci è rimasto fino al 2020, poi un anno alla Movistar e il ritorno da Vinokourov
E il futuro prevede un ritorno in Europa?

Non lo so, non so niente. Penso che oggi siamo qui, domani non sappiamo. Quindi è meglio godersi ogni momento di ogni gara e basta. Penso però che questo sia un anno di transizione e ho la fortuna di viverlo nella migliore squadra della Colombia. A volte per andare avanti, devi fare un passo indietro. Parteciperò a belle gare, ma è difficile perché non parteciperò ai Grandi Giri

Ti aspettavi che l’Astana ti licenziasse?

Sapevano della mia situazione e per questo ho corso la Vuelta a España. Sapevano del caso che mi riguarda e mi hanno rinnovato il contratto sapendo assolutamente tutto. Non c’è stato nessun caso di doping. Ho i miei passaporti biologici senza alcuna macchia ed è quello che conta, oggi ho l’autorizzazione a gareggiare in qualsiasi squadra. Penso che le cose succedano e dobbiamo andare avanti, ma è stato come se di colpo mi avessero portato via tutto quello che avevo.

Hai passato un buon inverno?

No, non molto. La verità è che non ho partecipato a ritiri, ho fatto molta mountain bike, cercando di divertirmi facendo qualcosa di diverso ed eccomi qui.

Questa gara si vince venerdì all’Alto del Colorado?

Non lo so, si vince dovunque. Credo che ogni giorno conti e poi ci sarà un giorno più importante degli altri, lassù sul Colorado.

Lopez si è mostrato molto disponibile: in questi giorni ha raccontato la sua storia con energia
Lopez si è mostrato molto disponibile: in questi giorni ha raccontato la sua storia con energia

Solo Lopez sa la verità

Difficile dire come finirà la storia, ma era corretto ascoltare la versione di Lopez, dato che al suo indirizzo sono state dette e scritte parole (ogni tipo di ipotesi possibile, persino alla presenza di intercettazioni) senza che si abbia piena consapevolezza del caso. Il Team Medellin che lo ha tesserato compie quest’anno i sette anni di attività, ha come primo sponsor il Comune della città e non ha mai avuto problemi con l’UCI per doping. José Julian Velasquez, suo manager, è stato tecnico della nazionale della pista. Sul tanto che si è detto e il tono delle notizie, tornano alla memoria le parole di Martinelli di quel giorno a Calpe.

«Del discorso di Lopez – ci confidò – non ho problemi a dirlo: l’unica persona che sa che cosa sia veramente successo è Lopez e nessun altro. Tutto il resto lo abbiamo scoperto passaggio per passaggio, momento per momento. Non puoi aggiungere nulla, perché altri hanno già aggiunto tutto. Il giorno in cui è successo tutto, dei miei amici mi hanno mandato giornali spagnoli, francesi, inglesi, tedeschi che davano dettagli. E Lopez era partito solo da un’ora».

Metti nella stessa storia Bennett, Tarozzi e Pogacar…

23.01.2023
5 min
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«Ero partito per fare questa fuga – dice Tarozzi dopo la prima tappa della Vuelta a San Juan – ma non tutte le fughe arrivano. Ci siamo subito rotti e quando l’accordo non c’è, è difficile arrivare al traguardo. Alla fine abbiamo anche tirato un po’ i remi in barca. Ho sofferto il caldo, da noi è inverno mentre qua è estate e ancora non siamo abituati. Però a Imola c’era più caldo…».

Manuele Tarozzi, romagnolo di 24 anni al secondo da professionista, ha avuto tempo per riprendere fiato e recuperare un po’. A Imola rimase in fuga per tutto il giorno del suo compleanno: Colbrelli vinse il tricolore, lui era conciato decisamente peggio. Ma proprio dopo il traguardo, dilettante fra i grandi, ammise che quella corsa gli avrebbe cambiato la vita. Anche ieri è stato in fuga per tutto il giorno e si è arreso quando in testa con lui è rimasto soltanto Velardez, corridore della Municipalidad de Pocito, mentre in testa al gruppo iniziavano a lavorare gli uomini dei velocisti. Coincidenza o no, la mattina alla partenza ci ha raccontato una storia…

Il primo sprint

Sam Bennett ha vinto la prima tappa, con una volata prepotente nel caldo e nel baccano della Capitale. Alle sue spalle, Morkov che ha perso Jakobsen per uno sbandamento del gruppo, e Nizzolo. Una giornata destinata allo sprint, anche se i nomi più giocati alla vigilia erano appunto altri.

«Avevamo studiato il finale per due volte – racconta Bennett – e stamattina abbiamo fatto l’ultima prova, ma è sempre difficile fare piani. Ero molto nervoso, lo eravamo tutti. Nella prima corsa si cerca il ritmo, non è facile. Il primo sprint è il più pericoloso della stagione, che tu lo vinca o no. E’ fantastico aver iniziato con una vittoria, ma non è stato facile. La parte più dura è stato tenere il ritmo dei miei compagni, che sono stati fantastici. La sensazione di passare per primo sulla linea è stata bellissima».

Buttrio, 7 agosto 2016

Ma in questo giorno veloce e caldissimo, la storia che ci piace ricordare è appunto quella raccontata a sua volta da Tarozzi, che si svolse sei anni fa sulle strade del Friuli, quando lui era junior e il professionismo ancora un miraggio. Era il 7 agosto del 2016, il gruppo degli juniores era in rotta verso il Giro della Lunigiana.

«C’è questa gara dalle parti di Udine, da Buttrio a Ravascletto. La prima parte pianeggiante e poi ci sono due salite nel finale. L’arrivo in salita è di 5-6 chilometri. Io ho la sfortuna di cadere dopo 50 chilometri. Un peccato, perché sono in condizione, ma mi sento addosso quel po’ di paura di stare in gruppo. Mi sono fatto male, un po’ ti resta nei pensieri…». 

Lui parlava e intorno c’era il viavai di corridori chiamati al foglio firma all’ombra dello stadio cittadino. La città deserta nel primo pomeriggio della domenica si stava ravvivando per la partenza.

«Allora per evitare problemi, decido di andare in fuga con altri tre. Arriviamo di buon accordo ai piedi dell’ultima salita e appena la imbocchiamo, aumento subito il passo. Solo io però, il gruppo resta a 30 secondi. Sento il fiato sul collo, le moto che mi superano, ma decido di tenere duro».

Uno sloveno sul podio

Il racconto andava avanti, mancava mezz’ora alla partenza. Rossato impartiva i suoi ordini con il tono veneto e squillante, scherzando con Zanoncello.

«Mancano 2 chilometri e io vado su a tutta, quando mi arriva accanto De Candido, che all’epoca era commissario tecnico degli juniores. Arriva e mi dice di andare tranquillo, che ormai è fatta e che l’ultima parte è discesa».

Tarozzi vince per distacco la Buttrio-Ravascletto del 2016. Alle sue spalle, staccato di 26 secondi arriva uno sloveno che ha i suoi stessi anni: tale Tadej Pogacar. 

«E’ una cosa di tanti anni fa, ma è vero che dopo quel giorno lui andò a vincere il Lunigiana. Partecipai anche io, ma avevo sottovalutato la caduta di quel giorno verso Ravascletto. Mi ero bruciato la gamba, ma sul momento le botte non le senti. Mi venne un’infezione, andai comunque al Lunigiana, però non andavo più come prima…».

Tarozzi ha tagliato il traguardo staccato dal gruppo dei velocisti: stanco, ma non allo stremo
Tarozzi ha tagliato il traguardo staccato dal gruppo dei velocisti: stanco, ma non allo stremo

«Quando Pogacar ha vinto il Tour – ancora Tarozzi – non è che ci sono rimasto male. L’ho visto e ho pensato: questo ha già vinto il Tour e io sono ancora nei dilettanti. Poi ho capito che ognuno ha il suo stadio di crescita e adesso spero di poterlo ribattere, prima o poi.

«L’anno scorso ero partito bene, ma mi sono rotto una gamba. Quest’anno secondo me saprò fare bene. Non so quanto margine abbia, però secondo me posso migliorare tanto. Magari non per vincere il Tour – ha sorriso – ma intanto per andare in fuga oggi…». 

Detto e subito fatto!

Compleanno in Argentina e testa al Giro: solidissimo Hirt

22.01.2023
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Hirt sapeva già tutto, ma non ha detto nulla. Il suo procuratore aveva avuto l’offerta dettagliata di Lefevere subito dopo la vittoria al Tour of Oman. Il belga lo voleva nella sua squadra per Evenepoel, che non aveva ancora vinto la Vuelta e tantomeno la Liegi o il mondiale, ma aveva chiaro in testa di puntare sui Giri. Tutto quello che è venuto dopo – la vittoria di Aprica al Giro e il sesto posto finale – è stato per entrambi la conferma di aver concluso un ottimo affare.

Ieri era il giorno del suo compleanno e Hirt lo ha trascorso come si fa alla vigilia delle corse. Allenamento di un paio d’ore. Pranzo con la squadra, in un’ala a parte del ristorante. Incontro con qualche giornalista interessato alla sua storia.

«Compio 32 anni – ha scherzato – tutti mi dicono che sono un ragazzino, ma nel ciclismo mi trovo spesso a pensare di essere vecchietto. Comunque grazie per gli auguri, è la prima volta che non festeggio a casa, ma così lontano e in una corsa. Non avevo mai cominciato così presto».

Mentre parliamo, attraverso la hall dell’hotel passano i corridori di rientro da allenamenti più lunghi, che vanno a rigenerarsi in piscina prima della doccia. Giornalisti scrivono ai tavoli del bar. E dopo due giorni di attesa, si comincia a riconoscere l’andirivieni tipico della corsa in arrivo.

Jan Hirt è nato a Trebic (Rep. Ceca) il 21 gennaio 1991. E’ pro’ dal 2015, è alto 1,81 per 62 chili
Jan Hirt è nato a Trebic (Rep. Ceca) il 21 gennaio 1991. E’ pro’ dal 2015, è alto 1,81 per 62 chili
Hai accettato subito quell’offerta?

Tutti vogliono correre alla Quick Step (la squadra da quest’anno si chiama Soudal-Quick Step, ndr), perché è quella in cui riesci a valorizzarti meglio. Voglio scoprire se posso diventare un corridore migliore. Avevo già corso con la Etixx continental nel 2014, ma non aveva portato a nulla. E adesso sono nel gruppo di Remco per vincere il Giro. E’ un ruolo di secondo piano, ma lo stesso importante e chiaro. Ho fatto in tutto dieci grandi Giri, so come funziona e sono contento di aiutarlo. E’ un ruolo che ho già svolto all’Astana e mi sono trovato bene. Il mio sogno è vincere corse per me stesso, ma l’occasione andava colta.

Che cosa ti pare di Evenepoel, ora che lo vivi da vicino?

Mi ha colpito. E’ un bravo ragazzo, pieno di fiducia in se stesso. In realtà credo proprio di non aver mai visto uno come lui. Nei ritiri, finché si andava a ritmo regolare, si stava facilmente tutti insieme. Ma appena cominciavamo a fare i lavori specifici, la differenza di velocità fra lui e tutti gli altri era incredibile.

Nel 2022, Hirt ha vinto l’Oman, battendo Masnada che ora sarà suo alleato nel Giro con Remco
Nel 2022, Hirt ha vinto l’Oman, battendo Masnada che ora sarà suo alleato nel Giro con Remco
In questa squadra si punta molto sull’affiatamento…

Il famoso Wolfpack, il senso di sacrificarsi per l’altro per costruire qualcosa di grande. E’ importante passare del tempo insieme, ma ci sono squadra in cui puoi vivere anche tutti i giorni nella stessa casa e non si crea complicità. Qui è bastato veramente poco per affiatarsi.

La Intermarché ha la fama di essere una famiglia, ci sono differenze rispetto al nuovo team?

La mia vecchia squadra era un bel gruppo di persone. Non faccio confronti, ma diciamo che ho capito che mi trovo bene nelle squadre belghe. Invece non potrei mai vivere in Belgio, non avrei percorsi per allenarmi e io senza salite non so stare.

Con la vittoria di Aprica al Giro 2022, Hirt ha scalato la classifica. Ha chiuso al sesto posto finale
Con la vittoria di Aprica al Giro 2022, Hirt ha scalato la classifica. Ha chiuso al sesto posto finale
Che cosa ha rappresentato il Giro 2022?

La miglior corsa della mia vita, in qualche modo mi ha aiutato anche a capire cose nuove su me stesso. Non mi ero mai trovato davanti a tener duro per più giorni. Vincere ad Aprica è stato speciale. Non penso che quel tipo di corsa sia una porta destinata a restare chiusa. E’ vero che sono vecchietto (sorride, ndr), ma non voglio fermare la mia carriera. Potrei provarci ancora.

L’anno scorso dicesti che il Giro d’Italia è la tua corsa preferita.

Mi piacciono le salite italiane e mi piace la data in cui si corre, perché a maggio sono sempre andato molto forte. Non è un fatto di preparazione, ma di attitudine, come quelli che vanno fortissimo con il caldo più torrido. Io vado bene a maggio e a fine stagione da sempre. Mi adatto bene al freddo e alle salite fatte col freddo.

Hirt sa aiutare la squadra. Qui al Sazka Tour con Pozzovivo (davanti anche Zana) per aiutare Rota
Hirt sa aiutare la squadra. Qui al Sazka Tour con Pozzovivo (davanti anche Zana) per aiutare Rota
Farai lo stesso programma di Remco?

Non in ogni singola corsa, ma certo nei passaggi fondamentali, come per il ritiro in altura prima del Catalogna. Non ero mai andato in quota così presto e questa forse è la prima differenza nella preparazione. Remco farà le classiche, io no. Io da qui andrò di nuovo al Tour of Oman, lui al UAE Tour. Non torno in Oman perché ci tengo particolarmente a difendere il mio titolo, ma perché la squadra ha deciso di mandarmi. Vincerlo di nuovo non è un obiettivo, l’obiettivo fino a maggio è il Giro. Remco vincerà sicuramente altro, venerdì all’Alto de Colorado farà già il primo test. Ma per noi del suo gruppo, il primo traguardo è la maglia rosa.

Ciclocross e Team Performance. Bragato traccia il solco

22.01.2023
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Le risposte di Massimo Ghirotto a proposito della situazione del ciclocross italiano hanno destato molto interesse nell’ambiente, ma su un aspetto è bene ritornare. Il responsabile del settore fuoristrada della Fci aveva chiarito che un progetto legato alla disciplina esiste già ed è inquadrato nel più ampio discorso relativo al Gruppo Performance, la struttura guidata da Diego Bragato. In questo ambito, sin dalla fine della sua prima stagione da cittì, Pontoni ha iniziato a svolgere test e sondare la base ciclistica per capire realmente su quali basi si potrà lavorare nel futuro.

Abbiamo quindi voluto saperne di più parlando direttamente con Bragato, diretto responsabile del progetto che segue in abbinamento con gli impegni legati alla pista. Con Villa e la nazionale in Argentina, trovare uno spazio temporale d’intervallo nel suo lavoro (è a Montichiari a seguire coloro che sono rimasti ad allenarsi in Italia) non è stato semplice, ma da ogni sua parola traspare la grande passione e impegno che ci sta mettendo.

«Siamo partiti da un programma strutturale – spiega – andando avanti per piccoli passi perché si tratta di un lavoro organico molto ampio, a lungo termine. I test voluti da Pontoni hanno rappresentato una sorta di censimento per capire su quali basi si può lavorare».

Bragato (a destra) con Elisabetta Borgia e Ventura del freestyle. Lo scambio d’informazioni è centrale in questo progetto
Bragato con Elisabetta Borgia, lo scambio d’informazioni è centrale in questo progetto
Quanti sono stati i ragazzi coinvolti?

La prima fase di test si è svolta a Gemona e ha coinvolto 35 ragazzi, la seconda a Montichiari 14. Qualcuno era presente a entrambe le sessioni e non è un caso che la seconda si sia svolta nella sede della pista perché l’idea di base è verificare le attitudini dei ragazzi in ogni disciplina. Abbiamo così iniziato a riempire il nostro database relativo al ciclocross, che andrà progressivamente allargandosi lavorando con le categorie più piccole. Ciò ha consentito di capire che cosa fare progressivamente.

Dopo i test come siete andati avanti?

Sulla base di quei dati, Pontoni ha iniziato a programmare i raduni selezionando i ragazzi che reputa già maturi per affiancarsi a quelli delle categorie giovanili Uci, ossia junior e U23. Sono appuntamenti importanti che ci servono per vedere come i ragazzi lavorano, come recuperano, quali basi tecniche hanno. Ora ad esempio faremo un ritiro nel quale lavoreremo soprattutto nella programmazione dell’allenamento tra una gara e l’altra. Vorrei sottolineare anche che nel progetto abbiamo coinvolto anche la dottoressa Elisabetta Borgia, per dare un supporto psicologico ai ragazzi nell’approccio agli eventi. Tutto ciò avviene attraverso test continui, con i quali continuiamo ad aggiornare il nostro programma.

Il raduno comincia con una parte teorica, per spiegare gli intenti e che cosa si cerca
Il raduno comincia con una parte teorica, per spiegare gli intenti e che cosa si cerca
E’ un lavoro che svolgi da solo, in continuo contatto con Pontoni?

Non ce la farei, sarebbe assurdo, anche perché come detto quella del ciclocross è solo una porzione di un progetto molto più ampio che coinvolge tutta la disciplina ciclistica. Con me ci sono Marco Decet e Marco Compri, che mi aiutano nella gestione generale.

Nel progetto relativo al ciclocross è inserito anche il discorso della multidisciplina?

Certamente, ma questo è alla base di tutta la nostra struttura. Noi esaminiamo i ragazzi e li sottoponiamo a test per verificarne quali sono le loro attitudini, nel caso indirizzarli verso quella o quelle più adatte alle sue caratteristiche. Prendiamo ad esempio il caso della Venturelli, che fa strada, pista e ciclocross: la monitoriamo costantemente, valutiamo non solo i suoi risultati ma anche la sua situazione relativa a ogni disciplina e i necessari periodi di riposo e stacco fra l’una e l’altra. Ma c’è di più…

I test indoor sono fondamentali per registrare i valori principali dell’atleta
I test indoor sono fondamentali per registrare i valori principali dell’atleta
Ossia?

Noi monitoriamo un gran numero di ragazzi per cercare talenti da far crescere mettendoli nelle condizioni migliori, ma questo non potremmo farlo senza il necessario sostegno delle società. Il confronto con loro è costante, con i vari cittì che svolgono questo compito con costanza dando e ricevendo input fondamentali. Non nascondo poi che questo lavoro va confrontato anche con quanto avviene in altre discipline.

A ben guardare il progetto del Gruppo Performance ricalca molto quanto si fa da molti anni in Gran Bretagna…

E’ verissimo, molte delle idee di base le abbiamo prese verificando il lavoro e la crescita dei colleghi britannici e anche australiani. Anche da loro lo sport è strutturato da molti anni attraverso un progetto simile. Va anche detto che noi cerchiamo di rendere questa idea applicabile al nostro settore, quindi ci rifacciamo anche a quanto avviene nelle principali squadre WorldTour, nel loro lavoro radicato nelle più giovani generazioni attraverso società satellite.

Test all’aperto alla presenza attiva di Pontoni. Si provano più discipline
Test all’aperto alla presenza attiva di Pontoni. Si provano più discipline
Quelli britannico e australiano sono sistemi che partono dallo sport in genere per diramarsi nelle varie discipline. Qui sembra che il cammino sia inverso…

E’ un progetto mutuabile – ammette Bragato – come detto ci confrontiamo anche con altre realtà non ciclistiche. Il nostro obiettivo è trovare talenti e stabilire una “forma mentis”, un sistema che sia virtuoso, che porti a risultati internazionali in serie e continui nel tempo. Ci vorrà tempo, nel ciclocross in particolar modo. Mi spiace molto che questa disciplina non sia olimpica, perché credo molto nella sua identità come fondamento tecnico per ogni altra specialità ciclistica.

Pontoni sottolinea spesso che è un progetto a lungo termine.

Non potrebbe essere altrimenti. Non possiamo pensare che l’enorme gap che c’è oggi con il vertice della disciplina, rappresentato da fuoriclasse come Van Aert, Van Der Poel e Pidcock venga colmato in pochi anni. Già fra le donne siamo più avanti, ma quel che conta è rendere questo movimento sempre ricco di ricambi. Io per ora ho visto una grande apertura mentale da parte dei ragazzi e grande disponibilità a collaborare sia da parte loro che delle società. Significa che già un bel pezzo di lavoro è stato fatto.

Con Copeland sui nuovi punteggi. Cosa aspettarci?

22.01.2023
4 min
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Con l’avvio del nuovo triennio 2023-2025 per la classifica delle squadre, l’UCI ha rivisto i punteggi. Avevamo già spiegato le linee direttive di questa “riforma”. Sostanzialmente aumentano i punti assegnati nelle corse a tappe, in particolare nei grandi Giri, e contribuiscono alla causa non solo i primi dieci di ogni squadra, ma i primi venti. Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla e già lo scorso anno ci spiegò molto bene come dovevano organizzarsi i team per cercare di restare nelle prime 18 posizioni, quelle che garantiscono la permanenza nel WorldTour.

Pertanto torniamo a fare il punto con lui per capire quali sono gli effetti reali e concreti di questo nuovo punteggio. Di come si possano fare le formazioni, del modo di correre…

Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla
Brent Copeland è il team manager della Jayco-AlUla
Brent, nuovi punteggi. Cosa ne pensi?

Noi dobbiamo accettare quello che decide l’UCI e seguire le regole. Da parte nostra dobbiamo impostare i programmi di gara secondo queste regole. Qualcosa va a nostro favore, qualcosa meno. Il nostro responsabile della performance Matthew White e Marco Pinotti stanno stilando un programma affinché si possano portare a casa più punti possibile.

Quanto hanno inciso le squadre in queste nuove regole?

Abbastanza. Il problema più grosso sono stati i tempi. L’UCI ha comunicato tardi i nuovi punteggi quando le squadre avevano di fatto già fatto le loro rose. Per questo dico che è importante stilare bene il programma di gare.

Per Copeland, le nuove regole incideranno anche sulla scelta delle formazioni da schierare
Per Copeland, le nuove regole incideranno anche sulla scelta delle formazioni da schierare
Uno dei passaggi chiave di questi nuovi punteggi è che le corse a tappe e i grandi Giri soprattutto assumono maggior peso. E’ giusto?

Sì, è un po’ meglio. Si dà più peso ai grandi Giri e soprattutto alle vittorie di tappa nei grandi Giri, ma allo stesso tempo non si va a ledere troppo le altre corse meno importanti. Fare una rivoluzione non era facile, neanche per l’UCI.

Altra regola clou: portano punti non più i primi dieci corridori di una squadra, ma i primi 20. Cosa cambia?

Per me incide soprattutto per le squadre più piccole. In questo modo, facendo gare più minori, hanno la possibilità di raccogliere più punti in queste competizioni. I corridori che in teoria prima non erano coinvolti nel “progetto di raccolta punti”, adesso lo sono. E quindi un corridore che prima era il 15°, anche se portava pochi punti, adesso conta.

Quindi avere una rosa più forte è più importante?

E’ sempre importante avere un grande gruppo. Perché comunque non ci sono solo i punti. Quando prima ho detto che White e Pinotti si siedono al tavolo per fare le formazioni intendevo anche questo. Diventa quasi una partita a scacchi per decidere bene “chi mandare dove”.

Marmolada 2022: i big si mossero solo negli ultimissimi chilometri. Alcuni corridori pensavano a mantenere i posti per i punti e non puntavano al successo
Marmolada 2022: i big si mossero solo nel finale. Alcuni corridori pensavano a mantenere i posti per i punti e non puntavano al successo
Prima hai parlato di tempi stretti, queste regole incideranno sul prossimo ciclomercato?

Incideranno, ma fino ad un certo punto. Incide più il programma di gare. Magari un corridore di una certa importanza, invece di correre in appoggio ad un leader, lo si manda a gareggiare in una corsa più piccola per fare punti. E così il leader rischia di avere meno uomini importanti al suo fianco… Non è facile. Perché okay i punti, ma noi dobbiamo rispondere anche ai nostri sponsor che si aspettano i grandi risultati nelle corse più grandi che danno più visibilità e che hanno più appeal. Allo stesso tempo però dobbiamo pensare a restare nei primi 18 team in classifica.

Spesso è emersa la polemica che i punti cambiano il modo di correre, che ci si accontenta del piazzamento a discapito della vittoria a tutti i costi. Un esempio la tappa della Marmolada al Giro 2022. Ti aspetti che cambierà il modo di correre?

Sì, soprattutto nelle corse più importanti, immagino. Ma più che altro perché come ho detto alcuni corridori bravi anziché correre in appoggio del leader, e quindi poter impostare un certo tipo di corsa, magari saranno impegnati in altre gare. Dei sette compagni, magari il capitano si ritrova senza due pedine importanti e chiaramente cambia il risultato nelle corse di più alto livello.

Frigo, il momento è arrivato: debutto fra i pro’

22.01.2023
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E’ arrivato il momento che Marco Frigo aspettava da quando nel 2019 divenne campione italiano al primo anno negli U23 a Corsanico, in Toscana. Aveva da poco compiuto 19 anni, la maglia della Zalf sembrava il miglior viatico per un rapido transito verso il professionismo. Solo che alla fine dell’anno, il vicentino di Bassano del Grappa decise di seguire le orme di Alberto Dainese, che l’anno prima aveva lasciato la squadra di Castelfranco passando alla Seg Academy Racing in Olanda.

«Voglio imparare il più possibile – disse – e mi aspetto di crescere in un ambiente professionale e ben organizzato come quello della SEG. Andare all’estero è un grande passo, ma sono stato in contatto con Alberto Dainese ed Edoardo Affini e mi hanno davvero incoraggiato a compierlo. Quando ci siamo sentiti, mi sono convinto subito delle loro idee e dei programmi. Sono sicuro di aver fatto la scelta giusta».

Dopo i due anni nella squadra dei procuratori olandesi, per Frigo si sono aperte le porte della Israel Cycling Academy Continental e da quest’anno è arrivato il professionismo vero e proprio con la Israel-Premier Tech.

Frigo è stato tricolore U23 nel 2019: ha corso con Zalf, Seg Academy Racing e Israel
Frigo è stato tricolore U23 nel 2019: ha corso con Zalf, Seg Academy Racing e Israel
Che effetto fa?

Sicuramente prima di tutto è una grande emozione. Finalmente è arrivato il debutto nel professionismo, anche se ho avuto un modo di provare gli scorsi anni, però. Vedremo di fare una bella gara, ci sono tante belle tappe per Nizzolo. Vedremo come sarà l’insidia del vento con queste strade molto aperte, però saremo pronti a tutto.

L’inverno è stato diverso per qualità e quantità di lavoro?

Sicuramente un po’ più di volume è stato fatto rispetto all’anno scorso anno. Però sono contento perché è andato tutto tranquillamente. Ho fatto due ritiri in Spagna, quindi è stato un bell’impegno che ci ha permesso di avere tranquillità e continuità.

La Israel Premier Tech nel 2023 correrà il Giro e il Tour: un calendario da top team
La Israel Premier Tech nel 2023 correrà il Giro e il Tour: un calendario da top team
Farete Giro e Tour, comunque un’attività importante.

Forse all’inizio ci sono stati dei dubbi per il discorso della licenza. Magari qualche corsa abbiamo dovuto beccarla con la wild card, ma va bene lo stesso. Quindi il calendario, almeno anche solo per me che sono neoprofessionista, non cambia molto. La squadra è forte, abbiamo avuto degli innesti all’ultimo momento, però si sono già integrati bene e secondo me riusciremo a fare un bell’anno e a riscattare il 2022.

Tu hai tanto da riscattare, in effetti…

Sì, lo scorso anno sono stato molto sfortunato. Mi sono fratturato a dicembre, mi sono fratturato a giugno e anche ad agosto, quindi non è stata una grande stagione. Per questo a livello personale penso di dover fare una grande annata. Cercherò di aiutare la squadra prima di tutto e di trovare la mia dimensione nel professionismo. Per vedere dove devo migliorare, cosa posso migliorare. Partire con il piede giusto è importante.

Alla Vuelta a San Juan, la punta della squadra israeliana è Giacomo Nizzolo, qui con Alan Marangoni
Alla Vuelta a San Juan, la punta della squadra israeliana è Giacomo Nizzolo, qui con Alan Marangoni
Qual è stato il più grande rammarico della scorsa stagione?

Penso che l’Avenir sia stato lo smacco più grande. L’Avenir e il Giro d’Italia. Perché comunque sono passato attraverso un Val d’Aosta e lì, con una preparazione precaria, la gamba rispondeva bene. Per cui veder sfumare tutto per uno stupido incidente ha bruciato parecchio. Ecco perché sento di essere molto motivato…

Grosu riparte dalla Polonia tra sfortune e brutte storie

22.01.2023
6 min
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Nella tempesta che ha travolto e ha fatto chiudere la Drone Hopper di Gianni Savio, si è ritrovato anche Eduard Grosu. Il corridore rumeno, che ha corso in Italia per molti anni, ha perso tutto ad un tratto le certezze delle quali era circondato. La sua storia degli ultimi due anni è una spirale che lo ha portato sempre più giù, ma lui corridore dall’animo tenace, non si è fatto abbattere ed è ripartito. Con la speranza di rovesciare, a colpi di pedale ben assestati, questo trend negativo

Eduard si era ritrovato senza squadra anche nel 2021 con la chiusura della Delko
Eduard si era ritrovato senza squadra anche nel 2021 con la chiusura della Delko

Le speranze truffate

A sentire Grosu raccontare degli ultimi mesi si fa fatica a credergli, la cosa triste è che ciò che stiamo per scrivere è davvero accaduto…

«Sto bene – racconta da casa sua in Romania – per il 2023 sono riuscito a trovare la squadra, alla fine. Si tratta della Mazowsze Serce Polski, una continental polacca. Ho dovuto aspettare l’anno nuovo perché durante gli ultimi mesi del 2022 avevo firmato un contratto con una continental irlandese, la EvoPro Racing. Avevo firmato con loro perché doveva entrare un grande sponsor rumeno e la squadra avrebbe preso l’affiliazione nel mio Paese. Ero stato coinvolto in tutte le trattative e si era già arrivati a fasi estremamente avanzate. Il manager della EvoPro, Morgan Fox, era venuto in Romania ed aveva già il contratto per la fornitura delle bici.

«Ad un certo punto – continua a raccontare Grosu – quando l’UCI ha chiesto le garanzie allo sponsor rumeno, questo è sparito e non ha più risposto a mail o telefonate. La cosa peggiore è che, siccome si passava ad un’affiliazione rumena, io avevo contattato dei ragazzi del mio Paese per farli venire a correre in questa nuova squadra. Una volta che lo sponsor è sparito siamo rimasti tutti a piedi, dai ragazzi rumeni fino alla EvoPro, che ha dovuto chiudere il team».

Nel 2022 è ripartito con la Drone Hopper, una prima parte di stagione sfortunata ed un finale in crescendo
Nel 2022 è ripartito con la Drone Hopper, una prima parte di stagione sfortunata ed un finale in crescendo

Di nuovo a piedi

Nel 2022 aveva chiuso la Drone Hopper e con lo sfortunato episodio della EvoPro le cose si erano fatte nere per Grosu. La Mazowsze Serce Polski ha rimesso un po’ le cose in ordine e per il 2023 si prova a ricostruire qualcosa, con la speranza di far girare la fortuna dalla parte giusta. 

«La Drone Hopper – spiega il velocista rumeno – doveva rimanere aperta, almeno per quanto mi avevano detto i miei procuratori, i Carera, dopo il Giro di Romania (era ancora la prima metà di settembre, ndr). Nel frattempo ero entrato in contatto con un po’ di professional straniere ma con la situazione che si è venuta a creata con la EvoPro quelle piste si sono poi raffreddate. Il calendario che mi offre la Mazowsze Serce Polski è buono: faremo il Giro di Ungheria e quello di Danimarca più qualche corsa in Belgio e Francia.

«La cosa importante è avere le occasioni, penso che se saprò sfruttarle riuscirò a tornare in una professional. Non sono uno che si dà per vinto, non mi faccio abbattere, prendo le cose come vengono e cerco di trarne sempre il massimo. Se le offerte arriveranno, bene, altrimenti vorrà dire che non ho mercato e farò altro».

Con Savio si è cercato in ogni modo di salvare la squadra ma non ci si è riusciti
Con Savio si è cercato in ogni modo di salvare la squadra ma non ci si è riusciti

La situazione Drone Hopper

Vi avevamo raccontato degli umori dei corridori italiani della Drone Hopper qualche mese fa. Anche per Grosu il periodo non è stato semplice ma il suo per cercare di salvare la situazione lo ha fatto

«I miei ex compagni li sento ancora – dice – sono rimasto in buoni contatti con loro. Nel momento più difficile ho provato anche io in prima persona a muovermi per salvare la situazione, cercando qualche sponsor. Conosco molto bene il Ministro dello Sport rumeno: Edward Novak, ex atleta paralimpico, ma non siamo riusciti a trovare una soluzione. Sono rimasto comunque in contatto con Gianni Savio, è un uomo davvero buono, con il quale mi sono trovato molto bene e gli auguro il meglio».

Grosu con Giuliani in ammiraglia ai tempi della Vini Fantini, fu lui a portare il velocista rumeno in Italia
Grosu con Giuliani in ammiraglia ai tempi della Vini Fantini, fu lui a portare il velocista rumeno in Italia

Il deja vu con Giuliani

Ripartendo da una continental Grosu ritrova una situazione che gli pare simile al passato, come un deja vu. L’ultima volta che il velocista ha corso in una continental era il 2014 e si trovava alla Vini Fantini Nippo. Il suo diesse era Stefano Giuliani. Viste le parole di Dalla Valle a proposito del rapporto con quest’ultimo chiediamo a Grosu che ricordi ha lui, invece. E cerchiamo di capire come faccia Stefano a creare quell’armonia che aiuta i suoi corridori a ritrovare slancio. 

«La prima volta che ci siamo incontrati – racconta fermandosi un attimo per ricordare meglio – era il 2013. Eravamo al Giro di Romania, nel mese di luglio, e gli avevo chiesto se nella sua squadra ci fosse un posto libero perché volevo passare. Dopo un po’ di tempo, sarà stato dicembre, mi chiama per dirmi che avrebbe fatto la continental ed io sarei stato parte del team. Giuliani è una grande persona, dal cuore enorme che mi è stata sempre vicina. Per due anni ho vissuto a casa sua, ti donerebbe l’anima se potesse. E’ sempre riuscito a tirare fuori il meglio dai suoi corridori, per non fargli mancare nulla fa i salti mortali, penso sia questo il suo segreto, ti fa vedere lui in prima persona quanto ci tiene».

La Romania è cresciuta molto a livello ciclistico negli ultimi anni (foto Sibiu Tour, Tiberiu Hila)
La Romania è cresciuta molto a livello ciclistico negli ultimi anni (foto Sibiu Tour, Tiberiu Hila)

Il ciclismo in Romania

Grosu parla volentieri e risponde gentilmente alle domande, e così si finisce anche a parlare del ciclismo in Romania. Terra nella quale è nato e dove, come ci racconta lui, è tornato a vivere dal 2019. 

«Sono tornato a vivere qui da quando ho smesso di correre alla Nippo Vini Fantini (dice, ndr). A Zarnesti, a tre chilometri dal Castello di Dracula, mi piace stare qui e ci sto molto bene. Il ciclismo in Romania è in grande ascesa, se penso a cinque anni fa ricordo che avevamo solamente il Sibiu Tour. Ora i giorni di corsa UCI sul nostro territorio sono 17: tra Sibiu Tour, Tour Szeklerland, Giro di Romania e qualche gara di un giorno. Il merito è anche di Vlad Dascalu che corre in Mtb nel team Trek e nel 2019 è stato campione del mondo under 23. Quando un atleta raggiunge un traguardo del genere crea interesse nella disciplina, qualunque essa sia».

La Movistar cambia pelle: spiega tutto Lastras

21.01.2023
4 min
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Pablo Lastras sull’ammiraglia studia l’allenamento del mattino. E’ tutto nel tablet in cui ha caricato i percorsi di gara, anche se poi spiegarlo ai poliziotti in moto che anche oggi devono scortare la Movistar è un’altra cosa. I corridori stanno arrivando alla spicciolata dal garage, nel piazzale ci sono meno tifosi di quanti ce ne fossero ieri. Un cartello nella hall dell’albergo illustra i piani di allenamento delle squadre. La Movistar dovrebbe partire alle 10,30, ma la sensazione è che tarderanno.

L’uscita di Valverde e l’arrivo di Gaviria fanno capire che la squadra spagnola ha cambiato direzione. Fernando è l’uomo da scoprire e per ora appare super entusiasta dell’ambiente e della nuova bici. Il suo arrivo ha comunque spinto il team a cambiare atteggiamento, come ha già raccontato Sciandri all’inizio dell’anno. Ma qui siamo alla prima stretta, domani ci sarà la prima volata e Lastras inizia a sentire la tensione della corsa.

Fernando Gaviria ha 28 anni, colombiano di Medellin. E’ alto 1,80 e pesa 71 chili
Fernando Gaviria ha 28 anni, colombiano di Medellin. E’ alto 1,80 e pesa 71 chili
Com’è avere un corridore come Gaviria in squadra?

Una bella cosa, avevamo bisogno di un corridore così. Dovremo cambiare strategia in corsa, almeno in alcuni giorni. Ovviamente, senza avere un treno. Per una squadra come noi è molto difficile. Abbiamo la cultura dei Giri lunghi, dei Giri piccoli, è questa la filosofia da cambiare. Ma allo stesso tempo Fernando ci ha detto quello di cui ha bisogno.

Di cosa?

Di avere un uomo con lui per gli ultimi 5 chilometri, uno e basta, e quello non abbiamo avuto problemi a metterglielo a disposizione. Il ciclismo cambia. Guardate la Soudal-Quick Step, che ha sempre vissuto con le classiche e gli sprint e ora si ritrova a fare le classifiche dopo la grande vittoria alla Vuelta con Evenepoel. Noi vogliamo cambiare e Fernando ci darà quel cambiamento.

Nella hall dell’hotel Del Bono ogni mattina le squadre affiggono gli orari e i percorsi degli allenamenti
Nella hall dell’hotel Del Bono ogni mattina le squadre affiggono gli orari e i percorsi degli allenamenti
E’ una nuova Movistar quest’anno, senza Alejandro Valverde?

C’è stata una staffetta, che soprattutto l’anno scorso è stata un po’ frettolosa, con la questione della possibile retrocessione. Da fine luglio, tutto agosto, settembre e tutto ottobre, fino al Tour of Langkawi, la squadra ha superato se stessa. E’ questo tipo di impegno ciò che vogliamo.

Prima del Lombardia, Eusebio disse che senza Alejandro si sarebbero aperti spazi per altri corridori.

Totalmente vero. Questa mancanza di Alejandro sarà la stessa di quando se ne è andato Bettini, una similitudine per far capire agli italiani. Ovviamente gli altri corridori devono fare più passi. Siamo stati per tanti anni tutti sotto l’ombrello di Alejandro, anche i direttori sportivi. Con Alejandro le tattiche erano facili, ora dobbiamo avere più creatività per essere più bravi.

Gaviria è arrivato alla Movistar quest’anno, dopo le ultime stagioni alla UAE Emirates
Gaviria è arrivato alla Movistar quest’anno, dopo le ultime stagioni alla UAE Emirates
Avere Alejandro ancora in squadra è un vantaggio per i corridori?

E’ una garanzia totale, per insegnare tutto quello che sa. Alejandro resta una grande star e ora può restituire tutta quella conoscenza alla squadra e allo sport in genere. Sta già facendo tanto con la sua Academy. Ha le sue squadre, mandate avanti da suo fratello, ma a livello professionistico può e deve darci molto. Alejandro è un libro che va letto lentamente, con un bicchiere di buon vino. 

La tua stagione sarà divisa fra uomini e donne?

In questi anni ho cambiato molto, ovviamente, visto che anche il ciclismo femminile è molto forte. Ricevere e restituire. E’ quello che mi ha insegnato Eusebio Unzue e prima di lui Echávarri ed è quello che ho fatto. L’ho fatto inizialmente con la squadra delle ragazze, che ora sono strutturate per andare avanti da sole.

Hai parlato di Echavarri: questa è ancora la sua squadra?

Alla fine le radici non si devono dimenticare, dobbiamo ricordare da dove veniamo. Quindi, c’è una storia da cui veniamo. Il duo José Miguel Echavarri ed Eusebio Unzue. Poi solo Eusebio e ora con lui c’è suo figlio Sebastián. E’ sempre bello avere al comando due persone che si fidano l’uno dell’altro, perché la piena fiducia è la chiave per far funzionare tutto.

Pablo Lastras ha 47 anni ed è stato pro’ dal 1998 al 2015, sempre nella stessa squadra, che da Banesto è oggi Movistar
Pablo Lastras ha 47 anni ed è stato pro’ dal 1998 al 2015, sempre nella stessa squadra, che da Banesto è oggi Movistar
Un’ultima domanda: perché a fine 2021 Villella non è stato confermato alla Movistar?

Non lo so, forse abbiamo preteso troppo da lui. E’ un ragazzo molto bravo, molto serio, laborioso. Non sappiamo cosa sia successo.

Sai che si è ritirato?

Non rimane con la Cofidis? Che peccato…

Lastras scuote il capo. Solleva lo sguardo, come per qualcosa che proprio non si aspettava. I corridori sono arrivati ormai tutti. I poliziotti sono in sella alle moto. Si può partire. Domani inizia la Vuelta a San Juan 2023.

Il Piemonte punta in alto per far crescere i suoi giovani

21.01.2023
6 min
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Sulla nuova delibera del Consiglio regionale del Piemonte si è discusso tanto e molto altro è stato detto. «Vogliamo tutelare le nostre società – ha detto Massimo Rosso, Presidente del Comitato Regionale Piemonte – perciò abbiamo stabilito che nelle rappresentative regionali saranno convocati solo i ragazzi che corrono in regione». 

Un altro Lunigiana e un’altra vittoria per la regione di Massimo Rosso (foto CR Piemonte)
Per il secondo anno consecutivo, vittoria per la regione di Massimo Rosso (foto CR Piemonte)

Conservare il bacino interno

Per non lasciare nulla al caso ed approfondire un tema che deve essere discusso in maniera costruttiva, per portare alla luce problematiche che solo chi lavora a stretto contatto con questo mondo può vedere, abbiamo interpellato anche il Tecnico Regionale, Francesco Giuliani.

«Si tratta di una delibera volta a conservare il nostro bacino di atleti – spiega – andando a gravare sui ragazzi che escono dalla regione. Io sono un tecnico e devo adattarmi, ho il compito di fare attività e far crescere i ragazzi che rimangono. Con la speranza, sempre viva, di portare a casa anche dei risultati. Quando mi hanno chiesto un parere su questa delibera, ho detto che era una decisione importante, ma allo stesso tempo giusta. E’ un’arma a doppio taglio perché dei ragazzi che sono usciti (una decina, ndr) alcuni erano papabili per essere convocati nella rappresentativa regionale».

Le esperienze fuori regione non mancheranno, in programma qualche corsa in Spagna e Francia
Le esperienze fuori regione non mancheranno, in programma qualche corsa in Spagna e Francia

Ora su le maniche

Per far capire che quella maturata in seno al Consiglio Regionale non è una regola di ripicca, ma di tutela del patrimonio umano e sportivo, bisogna muoversi in una determinata maniera. Con la consapevolezza che non si può piacere a tutti, ma con la convinzione che si sta per intraprendere la strada giusta.

«Ho fatto richiesta – continua Francesco Giuliani – di ampliare l’attività che facciamo con la rappresentativa. L’obiettivo è quello di creare una sinergia tra noi e le società, andremo ad ampliare lo staff aggiungendo la figura di un preparatore. Avrà il compito di seguire gli atleti per portarli ad una determinata condizione in vista degli eventi principali. Si tratta di un investimento del Comitato Regionale che è volto a dare supporto alle società, non tutte hanno, o possono permettersi, un preparatore. Una figura del genere aiuterà i ragazzi a crescere ed allenarsi al meglio, insegnandoli anche qualcosa di nuovo».

L’attività del Comitato Regionale è volta a creare un gruppo coeso e competitivo
L’attività del Comitato Regionale è volta a creare un gruppo coeso e competitivo

Più attività di livello

Per “convincere” i ragazzi a restare bisogna dimostrare che l’attività proposta in Regione è valida, se non superiore, a quella che c’è al di fuori. L’obiettivo non deve essere una ripicca per chi se ne va, anzi, bisogna aprire gli occhi ai ragazzi mostrando loro che anche rimanendo a casa si può fare un percorso di crescita valido e continuo

«Nel 2023 – dice il tecnico – vogliamo allargare il calendario dell’attività della rappresentativa regionale. Uno degli obiettivi è portare i ragazzi a correre all’estero facendogli fare esperienza. Per fare un esempio: sono già cinque anni che andiamo alla “Classique des Alpes”: una corsa di un giorno che si corre il primo fine settimana di giugno. Si tratta di una gara UCI ed è organizzata dallo stesso team di lavoro del Giro del Delfinato, ASO. L’anno scorso la Jumbo ha visto Mattio proprio in questa corsa, capite dove vogliamo arrivare?

«Si vuole dare maggiore risalto ai nostri ragazzi, si fa tutto per il loro bene. Recentemente ho mandato anche la richiesta per partecipare a due corse a tappe di 4 giorni ciascuna: una è la Vuelta Besaya, in Spagna. L’altra, invece, è nel nord della Francia, il Tour de l’Eure. Vogliamo creare un bacino di utenza per i ragazzi, il gruppo con il quale lavoreremo sarà simile a quello della nazionale. Un insieme di atleti che si giocherà la possibilità di rappresentare il Piemonte agli eventi cui andremo a partecipare».

Il primo ritiro collegiale sarà a febbraio, in programma una prima formazione teorica
Il primo ritiro collegiale sarà a febbraio, in programma una prima formazione teorica

I “collegiali”

Parlando con Giuliani a volte lo si deve quasi frenare, di cose da dire ne ha tante, ma la nostra biro non è veloce quanto le sue parole. 

«Si faranno – prosegue spedito – anche dei collegiali, ovvero dei ritiri, mensili con i ragazzi. I ragazzi verranno sottoposti a dei test e si cercherà di creare sinergia tra di loro, bisogna considerare che sono corridori che militano in squadre avversarie. Per creare il giusto affiatamento agli appuntamenti della rappresentativa regionale bisogna insegnarli a stare insieme e collaborare, e prima di tutto anche conoscersi. Il primo collegiale del 2023 è previsto a febbraio, con una prima selezione allargata a più ragazzi. Faremo una giornata dedicata alla formazione. Vogliamo dare loro delle nozioni di base sulle regole e figure che ci sono in gara: dal giudice di corsa alla giuria.

«Parteciperà anche Giovanni Ellena, e vorremmo portare anche un corridore professionista per creare una maggiore sinergia tra il mondo agonistico e quello giovanile. Questi eventi non sono riservati solo ai ragazzi che fanno strada. In estate vogliamo aprire i collegiali anche ai ragazzi della mountain bike, guidati dal tecnico regionale Lorenzo Piotti. Negli ultimi anni si è visto come gli atleti più completi del panorama mondiale si mettono in gioco su più terreni imparando dalle varie discipline».

Gli investimenti dovranno aumentare, i soldi che arrivano dal pagamento dei punti non bastano
Gli investimenti dovranno aumentare, i soldi che arrivano dal pagamento dei punti non bastano

Il discorso economico

Con il passaggio dei ragazzi nelle altre regioni è previsto il pagamento dei punti, qualche soldo in più nelle tasche del Comitato, ma non è questo che fa la differenza.

«Il Comitato prende una parte dei soldi che arrivano dal pagamento dei punteggi – replica Giuliani – e lo gira per sostenere l’attività, ma si parla di qualche migliaia di euro. La maggior parte del sostentamento arriva dalle affiliazioni e dalle iscrizioni dei ragazzi. L’attività che vogliamo fare è di alto livello e richiederà un maggiore investimento, questo io l’ho esposto al Comitato ed ora la palla passa alle figure politiche (dice con una risata, ndr).

«E’ chiaro però che se l’obiettivo è crescere gli investimenti vanno fatti. Per le corse all’estero sto contrattando per avere vitto e alloggio, la Classique des Alpes già ce lo paga ma è una corsa di un giorno. Per le gare in Francia e Spagna vedremo che cosa riusciremo a fare, può anche essere che il primo anno che si va i costi siano maggiori. Poi, se l’organizzazione vede che porti buoni corridori e prestigio, si può provare a trovare un accordo».

I giovani del fuoristrada verranno coinvolti anche nell’attività su strada (foto CR Piemonte)
I giovani del fuoristrada verranno coinvolti anche nell’attività su strada (foto CR Piemonte)

Senso di appartenenza 

“Appartenenza” è una parola che Giuliani usa spesso e chiedendogli quale significato attribuisce a questo termine si apre una porta che vale la pena spalancare.

«Bisogna dare la giusta importanza ed il giusto prestigio alla maglia della Rappresentativa Regionale. Può sembrare semplice campanilismo ma non lo è, si tratta di tutela del territorio e delle società che qui fanno attività. Dobbiamo rinforzare l’attività, per i nostri ragazzi, non devono pensare che per continuare ad andare in bici devono trasferirsi chissà dove. Per fare crescere la nostra attività siamo stati costretti a prendere determinate decisioni che ovviamente non possono fare contento chi le subisce.

«Sono convinto che creando un senso di appartenenza regionale poi si possa lavorare e creare un senso di appartenenza nazionale. La maglia del Piemonte deve essere un onore indossarla, come quella azzurra. Creando un senso di appartenenza ad un livello più basso, quello regionale, si rafforza di conseguenza anche a quello più alto, la nazionale».