E Moro a Calpe scrive “Parigi” sulla sabbia

23.12.2023
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CALPE (Spagna) – «Quasi come alle Maldive», facciamo scherzando con Manlio Moro. Il friulano guarda fuori verso la spiaggia e lo sguardo va alle vacanze concluse da poco. La sua ragazza, Rachele Barbieri, si trova pochi chilometri più a nord nell’Hotel Diamante Beach con il Team DSM-Firmenich, ma finora non sono riusciti a incontrarsi. Eppure nonostante questa nota stonata, Moro ha gli occhi che brillano. L’avventura tanto attesa nel WorldTour è iniziata, la Movistar l’ha accolto molto bene e il 2024 promette di essere un bell’anno. A ben vedere, il suo percorso ricalca quello di Jonathan Milan nel 2021, con il passaggio dalla continental alla WorldTour all’inizio dell’anno olimpico. Entrambi friulani, entrambi parte del quartetto. Parigi è alle porte.

Manlio comincia dall’Australia ed è questo il motivo per cui a un certo punto sparisce per andare a rinchiudersi sui rulli in una stanza con le finestre chiuse, in cui la pompa di calore riproduce la temperatura che troveranno ad Adelaide. Dovrà farlo anche a casa nei giorni che precedono la partenza. Giusto da poco l’UCI ha annunciato l’introduzione per le corse che si corrono con temperature troppo elevate: staremo a vedere.

Moro inizierà il 2024 dal Tour Down Under, passando poi per la Coppa del mondo pista di Adelaide
Moro inizierà il 2024 dal Tour Down Under, passando poi per la Coppa del mondo pista di Adelaide
Sei diventato grande, insomma…

Sono in squadra con Cimolai e con Formolo (ride, ndr), che fino all’anno scorso li vedevo in tivù e adesso ci alleniamo insieme. Fino a 2-3 anni fa a “Cimo” chiedevo di passarmi qualche maglia, invece ora siamo compagni di squadra. L’anno scorso ero qui a Calpe con la nazionale della pista e quelli del WorldTour mi sembravano extraterrestri, ora sono uno di loro. Ci stiamo allenando molto, sento un po’ la differenza di ritmo. Ieri abbiamo fatto un bell’allenamento, lungo e con molto dislivello, e ho dovuto stringere i denti. Soprattutto perché hanno spostato Formolino nel mio gruppo (ride ancora, ndr) e quando menava in salita, io ero bello a tutta. Mi hanno tirato il collo, però il giorno prima mi era toccato a loro. Abbiamo fatto delle sessioni di cronosquadre e gli ho restituito un po’ di fatica.

Hai notato anche tu le somiglianze con il percorso di Milan?

Credo che il passaggio alla WorldTour sarà un toccasana anche in termini di preparazione per la pista. Oltre al fatto di essere più motivato, secondo me arriverò con una gamba migliore, perché qui ci si allena sempre a tutta. Qui siamo divisi in tre gruppi e io sono in quello che inizierà dall’Australia. Per cui, partendo un mesetto prima degli altri, si va già forte. Facciamo allenamenti abbastanza tirati e di sicuro tutta questa fatica mi servirà.

Come si fa a mettere d’accordo i lavori della strada e quelli della pista?

Ne stavo parlando anche stamattina con Piepoli. Il mio obiettivo sarebbe cercare di non trascurare nessuno dei due. Lui mi ha fatto notare che comunque l’Olimpiade è un’occasione che capita una volta nella vita, quindi sono concentrato molto sull’obiettivo. Sono d’accordo con la squadra, anche loro ci puntano molto. Perciò stiamo cercando di lavorare al meglio. Ora questo ritiro di Calpe, dopo Natale farò un ritiro in pista e andrò a fare anche delle gare: probabilmente una madison a Novo Mesto. Cerchiamo di far combaciare al meglio le cose per non perdere in nessuno dei due ambiti.

A maggio Moro ha conquistato la Coppa Citta di Castiglion Fiorentino, precedendo De Pretto (photors.it)
A maggio Moro ha conquistato la Coppa Citta di Castiglion Fiorentino, precedendo De Pretto (photors.it)
E in Australia farai anche la Coppa del mondo, come Viviani e Ganna?

Esatto, infatti resterò in Australia per un mese: dal 5 di gennaio al 5 di febbraio. I lavori che servono su strada sono diversi, per cui prima del Tour Down Under, mi concentrerò a fare dei lavori più incentrati su sulla strada. E subito dopo, dato che ci sono 10 giorni, non potrò andare in pista, ma faremo sessioni più brevi ma intense, per richiamare la pista.

Il fatto di essere così brillante in pianura potrebbe farti finire ad esempio nel treno di Gaviria?

Di sicuro anche la Movistar cercherà di sfruttare le qualità della pista, quindi il fatto che abbia questi 3-4 chilometri a tutta può tornare utile per aiutare Fernando o lo stesso Cimolai. Potrei provare a fare l’ultimo o il penultimo. Potrei essere il corridore che li tiene davanti negli ultimi chilometri. Non vedo l’ora di iniziare a capire a che livello sono rispetto agli altri, così dopo le prime gare riuscirò a capire a cosa potrò servirgli.

Immaginando di tirare una riga dopo le Olimpiadi, dove vorresti andare a quel punto?

Di sicuro mi piacerebbe aiutare la squadra, ma avrei anche l’ambizione di vincere una grande classica. Però prima devo vedere a che punto sono, è difficile dirlo adesso. Magari vado di là e mi trovo subito bene o magari mi ci vuole un anno per ambientarmi, quindi non non lo so. Però, appunto, l’obiettivo è cercare di far bene, per vincere o far vincere un compagno. Penso che sia bello lo stesso.

Schierato nel quartetto a Glasgow 2023, anche Moro ha fatto la sua parte nella conquista dell’argento
Schierato nel quartetto a Glasgow 2023, anche Moro ha fatto la sua parte nella conquista dell’argento
Aver firmato già l’anno scorso ti ha fatto vivere il 2023 più serenamente?

Da un lato sì, avevo il contratto. D’altra parte avevo molta più ansia perché volevo dimostrargli di essermelo meritato. La medaglia ha mostrato entrambe le facce. Il fatto di essermi allenato con Piepoli per tutta la stagione mi ha permesso, tra virgolette, di guadagnare un anno. Mi ha cambiato completamente gli allenamenti, per cui quando sono arrivato qui, non ero così lontano. L’allenamento lungo di ieri lo avevo fatto sullo stesso percorso anche l’anno scorso, perché ero venuto in ritiro con loro. L’anno scorso l’ho finito che ero morto, quando arrivai in albergo, quasi non ricordavo come mi chiamassi. Quest’anno invece l’ho fatto tutto, nonostante in salita tirasse Formolo e nonostante io fossi il più pesante (Moro è alto 1,90 e pesa 81 chili, ndr). Ho fatto la prima salita, la seconda, la terza, la quarta, tutta la quinta e non sono arrivato morto alla fine. Quindi vuol dire che sono cresciuto molto.

Che cosa puoi dire di Piepoli come preparatore?

Secondo me è molto umano. Avendo corso anche lui, sa cosa vuol dire la fatica in bici e quindi riesce a capire come calibrare il lavoro. Mi fa molto anche da psicologo, è quello che mi dà la carica. Quando sono un po’ demotivato, lui cerca di farmi ritrovare la motivazione e questo è molto importante. Non lo vedo solo come un preparatore che fa le tabelle, ma anche come una persona che mi incoraggia a fare sempre meglio.

Com’è stato fare i rulli in una stanza tropicale, per adattarsi al caldo australiano?

L’ho fatto già una volta lo scorso, nel giorno di recupero. Qui è caldo, ma quando andrò a casa dovrò allenarmi con cinque gradi e passare di colpo a 35°C non sarà troppo graduale. Dovrò fare una sessione di allenamento simile anche a casa, per 2-3 volte a settimana. Hanno visto che funziona, perciò…

Sambinello: toccata e fuga nel mondo dei grandi

22.12.2023
5 min
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Enea Sambinello è tornato tra i banchi di scuola, come un normale ragazzo di 17 anni fa ogni giorno. Oggi, prima delle vacanze di Natale, ha fatto un’interrogazione di italiano su Machiavelli, Ariosto e Tasso. Ultima fatica prima di tornare tra i banchi l’8 gennaio. Prima, però, Sambinello, che si appresta ad iniziare il suo secondo anno da juniores, ha fatto un salto in Spagna. Più precisamente è andato nel ritiro del UAE Team Emirates, quattro giorni. Un’immersione totale nel mondo del team più vincente del 2024. 

Sambinello nel 2023 ha corso con la Work-Service, qui all’ultimo Giro della Lunigiana con la Rappresentativa Emilia-Romagna
Sambinello nel 2023 ha corso con la Work-Service, qui all’ultimo Giro della Lunigiana con la Rappresentativa Emilia-Romagna

Dei cambiamenti

Intanto Sambinello per il prossimo anno ha già messo in atto un cambiamento. Nel 2024, infatti, non sarà più con la Work Service Speedy Bike, ma con il team Pirata Vangi.

«Una decisione – racconta Sambinello – arrivata con il cambio di team da parte del mio diesse Matteo Berti. E’ stato lui ad andare al team Vangi, insieme a Fabio Camerin, ed io li ho seguiti. Mi è sembrata la scelta giusta, anche perché ero andato alla Work proprio perché c’erano loro, ed ho voluto continuare questo percorso».

«Mi è già arrivata la bici per il prossimo anno, una Guerciotti Eclipse S. Sto facendo qualche adattamento per la posizione, tra poco inizierò a spingere un po’ di più».

Il selfie mandato al presidente del Team Pirata Vangi, dove Ulissi ha corso prima di Sambinello
Il selfie mandato al presidente del Team Pirata Vangi, dove Ulissi ha corso prima di Sambinello
Come sei finito al ritiro della UAE in Spagna?

Conosco bene Andrea Agostini (con lui a sinistra in foto di apertura, ndr). Da esordiente ho corso con il team Fausto Coppi. Ero in squadra con suo figlio, che ha la mia stessa età e con il quale sono molto amico. Mi hanno contattato perché erano contenti di come stessi andando. Ho avuto questa occasione e l’ho colta al volo.

Che esperienza è stata?

Fantastica! Sono stato catapultato in un mondo surreale. Un qualcosa che sogni fin da quando sei bambino. Ho visto Pogacar da vicino, perché partecipavo anche alla riunione la sera. Era uno dei pochi momenti in cui sono stato in contatto con i grandi. Sono rimasto molto colpito dal fatto che tra staff e corridori si trattano tutti allo stesso modo.

Con chi hai parlato di più?

Ulissi. Ho parlato con lui perché ha corso da junior alla Vangi. Mi ha dato qualche consiglio e abbiamo mandato una foto insieme al presidente. Mi ha detto ottime cose sul team e mi ha chiesto di chiedergli qualche consiglio se vorrò.

Altri?

Un altro con cui ho parlato e che mi ha colpito per il suo atteggiamento è stato Del Toro. E’ al primo anno da pro’ ma ha una grande umiltà. Per farvi un esempio: eravamo in stanza insieme e sono venuti i ragazzi di Scicon a dargli gli occhiali. Lui avrà detto grazie una quindicina di volte, non ha dato per scontato che questa cosa gli fosse dovuta. Mi ha chiesto dove abitassi, perché lui vive a San Marino. Ci siamo ripromessi, questa estate, di fare una pedalata insieme. 

Sambinello, a destra, mentre pedala sulle strade spagnole con la maglia della UAE Emirates (foto Instagram)
Sambinello, a destra, mentre pedala sulle strade spagnole con la maglia della UAE Emirates (foto Instagram)
Tu hai pedalato con il Devo Team in quei giorni? 

Sì, a parte il primo giorno che ero in ritardo a causa dell’aereo e ho pedalato con i ragazzi di un team junior spagnolo. Dei ragazzi del team Gen Z conoscevo già Luca Giaimi, quest’anno ci siamo incontrati tanto alle corse. Abbiamo parlato della gestione della squadra, dello staff, del calendario… Lui è super contento di come lo stanno trattando.

Tu arrivi da una squadra juniores e ti sei ritrovato catapultato in quel mondo, che cosa hai notato in quei giorni?

E’ tutto curato nei minimi dettagli, ed è giusto che sia così. C’è tantissimo staff, tra corridori e addetti ai lavori saremo stati più di cento. Anche i test sono a 360 gradi. Ad esempio abbiamo fatto dei test per misurare la “core stability” per capire quali aspetti migliorare anche al di fuori della bici.

Ayuso ha firmato il suo primo contratto da pro’ con la UAE quando era al secondo anno juniores
Ayuso ha firmato il suo primo contratto da pro’ con la UAE quando era al secondo anno juniores
Eri lì nei giorni in cui Pogacar ha annunciato che verrà al Giro d’Italia, che aria si respirava?

C’era incertezza. Si percepiva che la decisione sarebbe stata quella di venire in Italia ma non c’erano certezze. Per il nostro Paese è un evento fantastico, non vedo l’ora che arrivi. Sicuramente andrò sulle strade a vederlo, non so ancora dove ma ci andrò. Vi racconto l’ultimo aneddoto.

Dicci pure. 

Quando c’è stato l’annuncio ero con due juniores spagnoli. Ci siamo confrontati e mi hanno detto che per loro il Giro è più bello del Tour. Anche per loro la presenza di Pogacar è un’ottima cosa, un evento bellissimo per il movimento italiano…

L’anno delle meraviglie: il 2024 di Pogacar letto con Matxin

22.12.2023
4 min
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LA NUCIA (Spagna) – Per rafforzare la scelta di Pogacar e inquadrarla nella strategia del UAE Team Emirates, nello stesso pomeriggio in cui lo sloveno ha spiegato la partecipazione al Giro, Joxean Fernandez detto Matxin ci ha messo la faccia

«E’ la prima volta che Tadej affronterà due grandi Giri nella stessa stagione – dice lo Sports Manager della squadra, in apertura sulla destra con Gianetti e Agostini – ha 25 anni e siamo dell’opinione che sia pronto per questa sfida. So bene di aver detto in passato che sia molto difficile o quasi impossibile vincere il Giro e il Tour nello stesso anno, ma abbiamo ridisegnato la stagione, decidendo di non partecipare alle corse sul pavé. Tadej è il miglior corridore che abbia visto nella mia carriera, ma l’unico modo per arrivare in forma al Giro e tenerla per il Tour è non correre troppo nei primi mesi dell’anno. Al Giro arriveremo con una decina di giorni di gara e in ognuna di queste correremo per vincere».

La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza
La UAE Emirates è stata già suddivisa fra Giro e Tour: programmazione a lunga scadenza

Il gruppo del Giro

La stagione di Pogacar inizierà alla Strade Bianche. Da lì si sposterà alla Sanremo, ignorando Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico. Ci saranno poi il Catalunya e la Liegi. E’ stato già definito anche il gruppo dei corridori che scorteranno Pogacar, prima al Giro e dopo al Tour. Correranno con lui al Giro Grosschartner, Majka e Vine, con Novak e Bjerg, più Molano e Rui Oliveira, che si dedicheranno alle volate.

«Non faremo neppure il Fiandre – spiega Matxin – nonostante sia la sua corsa preferita. Lo ha deciso Tadej per primo ed è stato frutto del ragionamento dell’ultimo anno. Abbiamo considerato tutti gli aspetti, cercando di individuare il programma più equilibrato. E’ la prima volta da anni che ci sono più di quattro settimane fra le due corse e per questo penso che sia l’occasione perfetta. Per cui abbiamo valutato di non fare ritiri in altura nell’avvicinamento al Giro, ma di farne uno prima del Tour. Tadej dovrà arrivare al Giro senza aver già stressato il suo corpo. Solo avremo la freschezza necessaria per arrivare fino alle Olimpiadi».

Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo
Nonostante quest’anno abbia vinto il Fiandre, Pogacar ha rinunciato alla difesa del titolo

Fino al Lombardia

Quel che sorprende è la ricchezza degli obiettivi. Probabilmente chiunque dopo Sanremo, Liegi, Giro, Tour e Olimpiadi, penserebbe alle vacanze. Invece Pogacar tirerà il fiato per quel che potrà, poi rientrerà alle gare in Canada e da lì farà rotta verso i mondiali di Zurigo (che almeno sulla carta si adattano alle sue caratteristiche) e il Lombardia. Quello che ancora fa pensare è che lo scorso anno la sconfitta del Tour fu attribuita alle troppe corse di primavera: in che modo il Giro prima del Tour non costituisce un eccesso di impegno?

«E’ complicato vincere due grandi Giri nello stesso anno – dice ancora Matxin – ma non impossibile. Tadej è uno dei corridori per cui questo è meno complicato. Credo che con il suo carattere e la sua personalità possa farcela. Lui è quello speciale. Se non fosse così non avrebbe già detto che per lui Giro e Tour hanno lo stesso valore». 

Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar
Il Giro avrà due crono lunghe, due banchi di prova importanti per Pogacar

Giro senza italiani

Quando gli facciamo notare che per la prima volta dalla sua fondazione, il UAE Team Emirates non avrà corridori italiani al via del Giro d’Italia, Matxin fa uno switch dallo spagnolo all’italiano e spiega perché Covi e Ulissi non saranno al Giro d’Italia.

«I corridori che verranno al Giro – spiega lo spagnolo – sanno di dover tirare per Tadej. E penso che abbia più senso che a farlo siano corridori che abbiamo preso per questo, piuttosto che altri più vincenti che altrove possono puntare a vincere altre corse. A Ulissi e Covi offriremo la possibilità di lottare per fare risultato in altre corse del calendario, per valorizzarli al meglio delle loro possibilità».

Infine, prima di andarsene, Matxin sciorina anche la formazione del Tour de France, in cui attorno a Pogacar correranno João Almeida, Adam Yates, Juan Ayuso, Pavel Sivakov, Marc Soler, Nils Politt e Tim Wellens. A questo punto, scoperta la strategia di Pogacar, il sogno di ogni tifoso sarebbe che Vingegaard raccogliesse la sfida. Non sarebbe strepitoso avere il danese al via del Giro?

Anche Antonio Nibali se ne va. Con una valigia di ricordi

22.12.2023
5 min
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Le prestazioni al Tour de Kyushu non sono bastate ad Antonio Nibali per trovare un contratto per la prossima stagione. La sua storia di ciclista professionista si chiude qui, almeno con un risultato prestigioso come un secondo posto. Avrebbe scelto un epilogo diverso, avrebbe voluto essere padrone del proprio destino, ma la realtà ha deciso altrimenti.

Si sente dalla sua voce che la decisione non è stata semplice e gli strascichi dilaniano ancora il suo animo. «Non è facile lasciare questo mondo, anche se è evidente che è in atto un cambiamento enorme, è come se questo stia diventando un altro sport, per corridori sempre più giovani. Io mi ci ritrovavo sempre meno, ma questo non significa che lascerò le due ruote perché quando hai nel sangue questa passione non ti lascia più».

Gli ultimi due anni all’Astana sono stati difficili, in un team in profonda trasformazione
Gli ultimi due anni all’Astana sono stati difficili, in un team in profonda trasformazione
Una passione che ti è arrivata da dove?

Mio padre ha molto influenzato sia me che Vincenzo, insegnandoci soprattutto che ciclismo equivale a sacrificio. Quando ho iniziato nel “mondo dei grandi” era il 2014, ma già si andava forte, era già un ciclismo moderno e in evoluzione. Poi dopo il covid le cose hanno preso un’altra piega, si è andati sempre più veloce, è diventato come un frullatore dove i team cercano corridori sempre più giovani. E’ un’attività che richiede sempre di più e temo che questo avrà ripercussioni sulla durata delle carriere.

La tua carriera quanto è stata toccata dalla vicinanza di Vincenzo e delle sue vittorie?

Noi abbiamo fatto parte di una generazione diversa da quella odierna, dove ti veniva dato il tempo di maturare. Io ho vissuto da vicino la sua evoluzione, le sue vittorie come le sue sconfitte le ho sentite sulla mia pelle. Abbiamo vissuto insieme ritiri e quei sacrifici di cui parlavo prima. Anche nel finale, quando però la spinta cominciava a venire meno anche perché vedeva e vedevo che all’Astana le cose stavano cambiando e si prediligeva un’altra strada.

Antonio e Vincenzo Nibali hanno corso insieme dal 2017 al 2022, condividendo tanti momenti unici
Antonio e Vincenzo Nibali hanno corso insieme dal 2017 al 2022, condividendo tanti momenti unici
Tu nel 2021 hai lasciato la Trek Segafredo per seguirlo all’Astana. Quel momento ha rappresentato un po’ una svolta nella tua carriera: la Trek era disposta a tenerti anche senza Vincenzo. Ti sei mai pentito?

Non posso negare di averci pensato spesso in questi mesi. Non era una decisione facile: la Trek mi offriva un altro anno a stipendio ribassato, dall’altra parte c’era un contratto biennale e soprattutto vedevo nel team la voglia d’investire anche su di me. Certo, a cose fatte non so se prenderei la stessa decisione.

Non hai l’impressione che quella sia stata una “sliding door”, quella decisione che segna la tua vita?

Sicuramente, ma che cosa sarebbe successo se avessi deciso altrimenti? Non possiamo saperlo. In quel momento sembrava una scelta matura, in un team con persone con cui Vincenzo aveva già convissuto e vinto. Invece era una realtà che si stava evolvendo. Non è un caso se Martinelli al ritiro non c’era, l’Astana sta spostando il suo baricentro non solo dal punto di vista tecnico, non puntando più alle classifiche delle corse a tappe, ma anche oserei dire geopolitico, identificandosi sempre più in Vinokourov e nel suo Paese.

Il braccio in alto per festeggiare la vittoria di Vincenzo al Giro di Sicilia 2021
Il braccio in alto per festeggiare la vittoria di Vincenzo al Giro di Sicilia 2021
Quando pensi ai momenti belli sono più personali o legati alle vittorie di Vincenzo?

Sono tanti nel complesso, posso dire che in questi 9 anni ho vissuto tante emozioni. I Giri e le Vuelta con lui, lavorando per lui. Una cosa che mi è dispiaciuta e pesata molto nell’ultimo anno della sua carriera è stata il fatto che siamo stati divisi l’ultimo anno, facevamo attività diversa.

Qual è stato l’ambiente migliore dove ti sei trovato?

Ricordo con nostalgia gli anni alla Bahrain, soprattutto i primi due dove si vinceva e ci si divertiva insieme, era un agglomerato di grandi sensazioni. Già nel terzo le cose erano un po’ cambiate, ma vissi con grande partecipazione il Giro di Vincenzo contro Carapaz e Roglic, tirando per lui, condividendo ogni pensiero. Anche alla Trek comunque abbiamo vissuto due annate belle e in un bell’ambiente, molto competitivo e dove c’era voglia di faticare ed emergere.

L’unica vittoria da pro’ è arrivata al Giro d’Austria 2018, staccando tutti gli avversari (foto GDS)
L’unica vittoria da pro’ è arrivata al Giro d’Austria 2018, staccando tutti gli avversari (foto GDS)
Se pensi alla tua carriera quali sono i momenti più belli?

Sicuramente la mia vittoria nella tappa del Giro d’Austria nel 2018. Era una gara di livello, una 2.1, poi la ottenni con le mie forze, andando in fuga e contenendo il ritorno degli avversari. Poi ci sono stati tanti buoni risultati, tanti piazzamenti nei primi 10 in gare del calendario italiano e non solo e aver chiuso con un secondo posto in Giappone rappresenta comunque un bel modo per lasciare.

Vivere una carriera all’ombra di un mito come tuo fratello non è semplice, ma è anche una via preferenziale per capire quel che ha vissuto…

Non è facile raccontarlo a parole. Si sarebbe portati a pensare alle sue vittorie, ma quando a vivere quest’attività è il sangue del tuo sangue è diverso. Io penso a quando si è rotto la vertebra al Tour, a quei giorni così duri, spaventosi, dove convivevi con la paura per il suo futuro, non solo quello legato alla bici. Dove le incognite attanagliavano le nostre notti. Ci sono stati anche i momenti belli, ad esempio la sua vittoria alla Sanremo che pochi si aspettavano. Sì, posso dire di essere stato testimone diretto e protagonista di una grande storia, ma anch’io ho avuto la mia parte importante e i miei momenti.

Gli inizi di Antonio tra i pro’, alla Nippo Vini Fantini nel 2015-16
Gli inizi di Antonio tra i pro’, alla Nippo Vini Fantini nel 2015-16
Ed ora?

Ora attendo che si concretizzi un progetto importante, nelle Marche, con ragazzi che vogliono investire nel ciclismo e che mi hanno proposto idee che mi piacciono molto. E’ ancora presto per parlarne ma quel che è certo è che mi vedrete ancora in giro…

Il nuovo Oldani parla da leader e la Cofidis punta forte

22.12.2023
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DENIA (Spagna) – Damiani si alza quando arriva Oldani. C’è stato da aspettare perché i ragazzi hanno fatto sei ore e Stefano si è preso il tempo per mangiare. Nel frattempo il diesse ha speso parole eccellenti sull’impegno e la sua dedizione.

«Mi ha stupito per quanto è scrupoloso – ha detto – cura i dettagli con un’attenzione che ha colpito tutti. Io lo conosco da quando era ragazzino, perché è delle mie parti, ma non credevo fosse maturato tanto. Vasseur (il team manager della Cofidis, ndr) è molto soddisfatto».

Oldani si siede, con il cappellino e una felpa nera. Ha lo sguardo svuotato dalla fatica, per cui ci impegniamo a fare presto. Fra l’altro in serata è prevista una festa di squadra e ci sarà da essere anche brillanti.

Oldani, classe 1998, è passato nel 2020: due anni alla Lotto e due alla Alpecin
Oldani, classe 1998, è passato nel 2020: due anni alla Lotto e due alla Alpecin
Il ritiro è agli sgoccioli, si può fare un primo bilancio del tuo arrivo in Cofidis?

Sono felice, vedo che c’è tanto coinvolgimento. Vasseur mi piace molto e mi piace molto il rapporto che vuole tenere coi corridori. Con Roberto ci conoscevamo da prima, c’è un bel feeling. Si lavora bene, si pianifica tutto bene, si vede che tengono alla tranquillità del corridore. Un esempio: hanno messo giù delle Playstation per giocarci insieme, piuttosto che lasciarci nelle stanze a guardare Netflix. Ci sono tranquillità mentale e i presupposti per fare bene.

Damiani si è detto colpito dalla tua attenzione per i dettagli. Sei sempre stato così?

Ovviamente da ragazzino ero più tranquillo, prendevo le cose alla leggera. Però col tempo, guardando i grandi campioni e come approcciavano le cose, ho capito che i dettagli fanno la differenza. In questi anni ho imparato tanto. Ad alimentarmi e allenarmi, la gestione di corsa e degli allenamenti. Ho messo insieme un bel bagaglio di esperienza di cui avevo bisogno per arrivare in una squadra che mi desse la libertà per gestirmi e andare alle corse con un’ottica diversa.

Stefano Oldani è quello che vinse la tappa di Genova al Giro del 2022 o c’è dell’altro?

Il giorno di Genova mi ha segnato. Indubbiamente finora è stato il giorno più bello della mia carriera. L’obiettivo è dimostrare a me stesso che posso continuare in quella direzione. La cosa bella è che qua ci sono i presupposti: sento l’appoggio di Vasseur e di Roberto che mi sta molto vicino. Condividiamo idee e programmi, ci siamo trovati non so quante volte per parlare dei calendari anche con il mio allenatore.

Un ruolo completamente diverso rispetto a prima…

Prima ero più un numero. Lavoravo per Van der Poel e Philipsen, ora invece mi sento più sostenuto per provare ad alzare l’asticella e puntare anche io a qualcosa di importante.

Da cosa capisci la fiducia?

Faccio un esempio. A gennaio ci sarà un altro ritiro a Calpe. Prima di firmare, ho detto che per me l’altura è importante e che a gennaio vorrei andare sul Teide. E la squadra mi ha lasciato la libertà di andare lassù e preparare bene la stagione. Avrebbero potuto dirmi di no e obbligarmi a venire in ritiro, invece ne avevamo parlato e Vasseur mi ha appoggiato. Stessa cosa con il programma di corse.

Cioè?

Ho proposto la mia idea, con le alture posizionate in maniera strategica. Lui lo ha appoggiato subito insieme a Roberto e mi ha lasciato la libertà di lavorare con tranquillità e nel modo giusto. Per cui a gennaio andrò sul Teide insieme a Sbaragli. Avrei voluto portare un massaggiatore, ma in quell’hotel è stato impossibile trovare una stanza in più.

Anche a gennaio Oldani tornerà sul Teide: qui ad aprile prima del Giro (foto Instagram)
Anche a gennaio Oldani tornerà sul Teide: qui ad aprile prima del Giro (foto Instagram)
Hai parlato di programmi: tornerai al Giro?

No, adesso sono in lista per il Tour. Il Giro l’ho già fatto per quattro volte, ogni anno da quando sono pro’. Così per il prossimo ho detto che tornarci sarebbe stato mentalmente pesante e ho chiesto di cambiare, anche perché il Tour parte da Firenze.

Come ti trovi con la nuova bici?

La Look è molto bella: veloce, leggera e rigida, molto rigida. Ci ho messo un attimo a trovare le misure, ma subito dopo mi sono trovato molto bene. Anche la Canyon era una bella bici, ma era un pelo più pesante. Questa è ancora più leggera, ottima per uno come me che è nel mezzo, tra essere veloce e resistente in salita. La sto usando con ruote Corima e copertoni da 28. Per ora ho provato sia le ruote da 58 che da 47 e preferisco forse quelle da 58 e credo che le userò per tutto l’anno.

Tubeless o copertoncini?

Non abbiamo ancora i tubeless, però il copertone da 28 ci va molto vicino. Ieri ho provato un po’ di pressioni e mi sono trovato bene con 5,8 atmosfere davanti e 6 dietro. Peso 64 chili, in forma sono sui 62, è la pressione giusta.

Oldani è stto tricolore juniores della crono e vuole lavorare sulla specialità
Oldani è stto tricolore juniores della crono e vuole lavorare sulla specialità
E la bici da crono?

L’ho provata proprio oggi, dopo aver fatto ieri la posizione. Ho già una bella posizione, in più da quest’anno l’avrò anche a casa, mentre finora non era stato possibile. E quando ti trovi a fare una crono a tutta senza averla mai usata a casa, non è mai facile. Da junior sono stato campione italiano, perché non lavorarci un po’ pensando alle corse a tappe di una settimana? Quest’anno capiterà certamente di farne. La Tirreno ad esempio…

Pello Bilbao a tutto tondo. Il Tour, la squadra, il Lombardia

22.12.2023
5 min
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ALTEA (Spagna) – Pello Bilbao ha una passione sconfinata per il ciclismo. Non è semplicemente il professionista che pedala. E te ne accorgi quando parla, magari anche a microfoni spenti, di corse, corridori, salite… Il basco ha la “colpa” di essere meno appariscente di molti suoi colleghi nel modo di correre e di essere, ma ha una sostanza incredibile.

Primo spagnolo nella classifica UCI, nella top 20 assoluta. E sempre più leader della Bahrain-Victorious, che è pronto a prendere in mano a partire proprio dal prossimo Tour de France. 

Pello Bilbao (classe 1990) si appresta ad affrontare la sua 17ª stagione da pro’. Eccolo al camp di Altea
Bilbao (classe 1990) si appresta ad affrontare la sua 17ª stagione da pro’. Eccolo al camp di Altea
Pello, Giro o Tour quest’anno? E perché uno anziché l’altro?

Penso proprio che quest’anno per me ci sarà il Tour, più che altro per la situazione che abbiamo adesso nella squadra. Ci sono corridori che vogliono puntare più sul Giro e si sentono meno “comodi” al Tour. E quindi ci dobbiamo dividere il lavoro. Io, così come gli altri, devo prendere le mie responsabilità. E poi l’anno scorso è andata benissimo al Tour per me.

E vorresti dare continuità a quel percorso?

Volevo dire proprio questo. E’ questa l’idea della squadra e anche la mia. Mi spiace dire no al Giro d’Italia. E’ una corsa a cui sono legato e che mi piace molto, ma mi sembra difficile arrivare al 100 per cento al Tour passando per il Giro. L’ho fatto in passato, ma avevo un ruolo diverso (in supporto a Landa o Caruso, ndr). E poi vorrei anche provare a fare la Vuelta, cosa che non ho più fatto negli ultimi anni. La cosa migliore sarebbe fare Giro e Vuelta, chiaramente.

Hai fatto un discorso molto chiaro, però al Giro non avresti più opportunità di vittoria? Il prossimo anno poi c’è un buon percorso per te.

Il livello che hanno Vingegaard o Pogacar è impossibile da raggiungere, ma sul podio ci sono tre posti e credo che anche vincere il Giro sia impossibile. Mentre il podio mi sembra un obiettivo più fattibile.

Il basco, a sinistra in prima fila, è sempre più leader del team (foto Bahrain Victorious)
Il basco, a sinistra in prima fila, è sempre più leader del team (foto Bahrain Victorious)
Cosa ti piace del percorso del prossimo Tour?

Se mi metto ad analizzare il percorso di Giro e Tour, magari scelgo il Giro! Non ho fatto questa scelta pensando al percorso ma, come detto, soprattutto per esigenze di squadra. Però, per esempio, al Tour c’è la tappa di sterrato che mi dà grande motivazione e che può lasciare spazio a delle sorprese, immaginando che la corsa sia più difficile da controllare.

Senza il tuo “fratello basco”, Mikel Landa, ti senti più solo? Cambiano molto le cose per te?

Tante volte voi giornalisti avete provato a creare polemica tra di noi. Chi deve lavorare per chi? Chi è più forte? Ma ci sta, fa parte del gioco. Io credo che alla fine il nostro rapporto sia sempre stato buono. Ci siamo aiutati a vicenda. Tante volte uno ha tolto pressione all’altro. Sicuramente Mikel mancherà alla squadra, tanto più che non arriverà un corridore del suo livello e tutti noi avremmo più lavoro da fare. Più responsabilità.

Gino Mader: tu e lui eravate legatissimi. Durante l’anno hai portato avanti la sua opera di beneficienza ambientale. Continuerai a fare qualcosa?

Non ho un’idea precisa, per ora. La sua storia è per me una lezione di vita e Gino resterà sempre dentro di me. Lui è stato un’ispirazione per vedere il mondo da un diverso punto di vista. Noi siamo dei riferimenti per molta gente, per molti ragazzi, e dobbiamo dare l’esempio. Dobbiamo fare qualcosa per gli altri anche oltre lo sport. Ed è vero: adesso sento più responsabilità in questo senso. Gino era una persona speciale, sempre molto preoccupata per gli altri, qualcosa dovrò fare dunque.

Pello è piuttosto veloce e può pensare anche a qualche classica, anche se lo scorso anno a San Sebastian è stato battuto da Evenepoel (più fresco)
Pello è piuttosto veloce e può pensare anche a qualche classica, anche se lo scorso anno a San Sebastian è stato battuto da Evenepoel (più fresco)
Torniamo al ciclismo tecnico, Pello. Sei molto forte in salita. Ma sei anche piuttosto veloce. Non pensi mai anche a qualche classica?

Sì, ci penso. Nelle ultime stagioni mi sono concentrato più su grandi Giri e corse a tappe. Non sono stato capace di arrivare mai al 100 per cento alle Ardenne. E non so perché. Tante volte mi ero preparato al meglio per i Paesi Baschi, che sono a ridosso di Freccia e Liegi, poi salivo in Belgio e le cose non andavano bene. Altre volte, quando preparavo il Giro, anziché fare le Ardenne preferivo fare bene al Tour of the Alps. Quindi sì, ci penso, ma c’è anche tanto lavoro da fare. Così come per il Lombardia.

Altra classica dura…

Alberto Volpi, che che da quest’anno non è più con noi, mi diceva sempre che il Lombardia era la corsa perfetta per un corridore come me. Magari quest’anno è la volta buona che allungo la stagione e provo a puntare ad una corsa tanto bella quanto importante come il Lombardia appunto. Quindi direi che sia la Liegi che il Lombardia sono due obiettivi. Più Lombardia che Liegi. La Doyenne mi sembra più adatta a corridori come Remco, che riesce a scappare via da solo. Io sono più per arrivi con gruppetti ristretti.

Ultima domanda, Pello: come mai parli così bene l’italiano?

Non so se lo parlo davvero bene – ride Pello – alla fine ho avuto tanti compagni italiani e così come tanti dello staff. Ho iniziato a parlare italiano ai tempi dell’Astana. Scarponi è stato il mio primo maestro. E poi mi piace perché tutto sommato è una lingua abbastanza facile da capire per uno spagnolo.

Alari: un altro italiano (giovane) alla corte di Cancellara

21.12.2023
5 min
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Gli allenamenti di Samuele Alari proseguono sui rulli a causa del buio che l’inverno porta con sé. Gli facciamo compagnia per gli ultimi minuti e intanto scopriamo il secondo italiano, dopo Juan David Sierra, che andrà a correre nella Tudor Pro Cycling U23

«Finisco scuola alle 13 – ci racconta il bergamasco, in apertura nella foto Tudor Pro Cycling U23 dal ritiro di ottobre – e quando devo fare 4 ore di allenamento le divido tra strada e rulli. Mi trovo bene a lavorare da fermo. Alcuni esercizi, come gli interval training o le ripetute, escono anche meglio visto che non c’è il traffico che condiziona».

Ti stai già allenando con i programmi della nuova squadra?

Mi seguono loro da quando ho ripreso dopo l’incidente, quindi da settembre/ottobre. Mi confronto con il mio preparatore di riferimento: Jens Voet. Lui segue una parte dei ragazzi del Devo Team, me compreso. 

Che tipo di infortunio hai avuto?

Ho rotto il bacino a metà luglio, in cinque punti. Sono rimasto a letto per due mesi, è stato un periodo davvero duro, dove però ho capito tante cose. Ero fermo mentre si correvano mondiali ed europei a cronometro. Mi è dispiaciuto, perché a cronometro vado forte e mi sarebbe piaciuto testarmi su un palcoscenico del genere. 

Hai terminato la stagione a luglio, quindi il contatto con la Tudor è stato precedente all’estate?

Ci siamo sentiti poco dopo il Tour de Gironde (corso con la rappresentativa della Lombardia, ndr). Sarà stato tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Ho parlato con Boris Zimine, che è il capo del Devo Team. Abbiamo fatto prima una chiacchierata e poi è arrivata la proposta, ho firmato nel periodo in cui ero a casa. 

Per la sua crescita sono state importanti anche le esperienza con la nazionale di Salvoldi
Per la sua crescita sono state importanti anche le esperienza con la nazionale di Salvoldi
Hai fatto qualche test?

Nessuno. Hanno voluto visionare i dati degli allenamenti e quelli delle gare. Si sono messi ad analizzare tutti i numeri. 

Come sei entrato in contatto con loro?

Grazie al mio procuratore: Massimiliano Mori e grazie al mio diesse alla S.C. Romanese: Redi Halilaj (squadra dove ha corso nei due anni da junior, ndr). Ero convinto di voler andare all’estero, ne avevo già parlato con Mori. Volevo trovare una squadra con la filosofia di crescita giusta e la Tudor è stata una scelta oculata. Ci sono stati contatti anche con altre squadre straniere e con qualche continental italiana. Ma la Tudor era quella a cui ambivo. 

Il contatto con la Tudor è arrivato dopo il Tour de Gironde corso con la rappresentativa della Lombardia (foto DirectVelo)
Il contatto con la Tudor è arrivato dopo il Tour de Gironde corso con la rappresentativa della Lombardia (foto DirectVelo)
Sei arrivato tardi al ciclismo su strada, solo da allievo di secondo anno, come mai?

Questa è stata la mia terza stagione su strada, prima correvo in mountain bike. Ho iniziato fuoristrada perché i miei genitori avevano la passione e mi portavano a pedalare. Vicino a casa mia (Telgate, in provincia di Bergamo, ndr) c’era una squadra e ho iniziato a correre da G6. La strada è arrivata dopo, come un gioco. Mi hanno fatto provare e mi sono appassionato, per me il ciclismo è sempre stato un divertimento.

Com’è andato l’adattamento?

All’inizio ho fatto fatica, quasi non sapevo andare in bici. Poi gli allenatori della squadra mi hanno insegnato tante cose: come guidare, a sentire il mezzo… Così ho imparato. Da juniores, quindi negli ultimi due anni, ho imparato tanto con Redi Halilaj. Tra me e lui c’è sempre stato un grande rapporto, anche al di fuori della bici. Ci sentiamo spesso. E anche adesso che passo alla Tudor, continuerò a sentirlo. I suoi consigli per me sono preziosi. 

La cronometro nella sua breve carriera su strada è stata l’ennesima sorpresa
La cronometro nella sua breve carriera su strada è stata l’ennesima sorpresa
I due anni da junior come sono andati?

Bene, ho imparato molto. Subito al primo anno, nel 2022, è arrivata anche una convocazione con la nazionale, a conferma del lavoro ben fatto. Nel 2023, fino all’infortunio, la crescita è proseguita sugli stessi livelli. Non ho mai avuto grandi aspettative, mi piace allenarmi e lavorare, questo sì. 

La cronometro, dove vai molto forte, come è arrivata?

Mi ha sempre affascinato come disciplina. Mi piace Remco Evenepoel, e lui a crono è una freccia (nonché il campione del mondo in carica, ndr). Ho voluto “imitarlo” e provare anche io. Mi sono reso conto di andare forte, anche senza allenamenti specifici. Una volta arrivate le prima conferme ci ho lavorato tanto. 

Una foto di tutti i ragazzi che comporranno la rosa della Tudor Pro Cycling U23 (foto Tudor Pro Cycling U23)
Una foto di tutti i ragazzi che comporranno la rosa della Tudor Pro Cycling U23 (foto Tudor Pro Cycling U23)
Alla Tudor c’è un ex cronoman come Cancellara, ti potrà guidare anche lui…

Fabian l’ho conosciuto al ritiro del mese scorso. Non ci ho parlato tanto, perché mi sono interfacciato con i responsabili del Devo Team. Però la mentalità che c’è alla base della squadra si intuisce. Anche come squadra hanno una filosofia di crescita continua nel tempo. Con loro ho visto il naturale proseguimento del percorso che ho intrapreso da juniores.

Il genio di Cavendish, la lucidità di Morkov: non manca nulla

21.12.2023
5 min
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ALTEA (Spagna) – Era il 29 giugno del 2021 quando sul traguardo di Fougeres Mark Cavendish vinse la quarta tappa del Tour. Erano passati cinque anni dall’ultima volta e in mezzo il velocista ne aveva passate i tutti i colori. Neanche doveva andarci a quel Tour: riprendendolo come per fargli un favore, Lefevere lo aveva escluso categoricamente. Poi Sam Bennett ebbe problemi a un ginocchio, mentre Mark continuava a vincere corse, così il manager belga decise di dargli fiducia, riaprendo il libro della storia. Fra le prime braccia in cui Cavendish si perse dopo quella prima tappa, ci furono quelle di Michael Morkov, il suo ultimo uomo. Dopo Fougeres, Mark vinse altre tre tappe, ugualmente pilotato dal danese che a Tokyo di lì a poco avrebbe vinto l’oro olimpico della madison.

Perciò, quando si è trattato di affrontare la sfida del record del Tour (avendo già appaiato Merckx a quota 34 vittorie a Carcassonne, foto di apertura con Morkov che lo lancia), Cavendish ha chiesto che l’Astana prendesse proprio il danese. La sua permanenza alla Soudal-Quick Step rischiava di perdere interesse, data la partenza di Jakobsen. E alla fine Vinokourov ha avuto la meglio anche rispetto all’offerta della Ineos Grenadiers, scesa in campo in sostegno di Viviani. I due correranno insieme fino al Tour, partendo da un ritiro e dal Tour Colombia che nel 2019 fu a dir poco balsamico per Alaphilippe.

In ritiro si parla di materiali: qui Morkov con Francesco Sergio, parlando del passaggio da Shimano alle scarpe Nibmb
In ritiro si parla di materiali: qui Morkov con Francesco Sergio, parlando del passaggio da Shimano alle scarpe Nibmb

Morkov ci raggiunge al piano rialzato della hall. Scherzando, dice che parla anche un discreto italiano, ma preferirebbe l’inglese, a meno che il nostro danese non sia migliorato fino a livelli accettabili. Si ride e poi si parte. Morkov ha 38 anni. Gli stessi di Cavendish.

Che cosa significa per te tornare con Mark?

Beh, è emozionante. E’ uno dei migliori velocisti con cui abbia lavorato. L’Astana sta facendo davvero un grande lavoro per sostenere lui e il gruppo di cui faccio parte. Avere un team intero entusiasta del fatto che “Cav” vinca un’altra tappa fa bene a tutti.

E’ solo un ottimo sprinter o anche un buon amico?

A volte è difficile dividere le due sfere. Si può dire che siamo amici, perché lui si è fidato di me al 100 per cento ed è per questo che sono entusiasta di correre di nuovo con lui. Un progetto così non lo vedi spesso nel ciclismo. Il più delle volte, pensando al Tour, le squadre si concentrano sugli scalatori e il velocista deve lottare per trovare posto in squadra. Invece l’Astana sta davvero supportando Mark al 100 per cento e questo vale anche per me.

UAE Tour del 2022, Cavendish ha già saputo che Lefevere non lo porterà al Tour. Morkov è dalla sua parte
UAE Tour del 2022, Cavendish ha già saputo che Lefevere non lo porterà al Tour. Morkov è dalla sua parte
In che modo vi sta sostenendo?

Abbiamo un ottimo calendario, con ritiri e programmi di gara. Ho la sensazione che gli sponsor tecnici spingano al limite per fornirci i migliori materiali. Mi sento davvero fortunato a far parte di questo gruppo.

Ballerini ci ha detto che avete ricreato una sorta di Wolfpack alla kazaka. Ci sono corridori che vengono dalla Quick Step e anche l’allenatore Anastopulos.

E’ importante soprattutto per me che cambio squadra. Vasilis è un grande riferimento, con lui ho già lavorato e anche con Ballerini, che ha contribuito alle vittorie del 2021. Ma ancora più importante è stato capire la vera disponibilità nel prendere nuovi corridori e sposare nuove idee per supportare uno sprinter come Mark

Cosa ricordi dell’ultimo Tour con lui?

Nessuno poteva credere a quello che stava succedendo. E’ stata un’avventura estrema, perché dovevamo andare con Sam Bennett che poi si è infortunato. Mark è arrivato all’ultimo momento e penso che nemmeno lui credesse di poter vincere una tappa. Poi arrivammo al quarto giorno e vinse in modo molto netto. E’ andata avanti così per tre settimane, come in una sorta di sogno che, vincendo gli sprint intermedi, lo ha portato a Parigi con quattro tappe e la maglia verde. Che si faccia la storia oppure no, vincere al Tour è il livello più alto ed è una grande gioia.

Morkov con Lasse Norman Leth nella madison di Glasgow 2023: un quinto posto sulla strada di Parigi
Morkov con Lasse Norman Leth nella madison di Glasgow 2023: un quinto posto sulla strada di Parigi
Che differenze ci sono tra Mark e Jakobsen secondo te?

A essere sincero, sono un po’ deluso dagli ultimi due anni di lavoro con Fabio. Lui mi piace davvero e ho provato a farlo funzionare, ma non ci siamo mai riusciti. Se guardo al passato, Viviani è stato un grande velocista per me, sapeva davvero come utilizzarmi nel miglior modo possibile e abbiamo raggiunto dei grandi successi. Lo stesso con Bennett e Cavendish, il cui talento più grande è la capacità e l’intelligenza nell’usare la sua squadra. Lo ha fatto per tutta la sua carriera, prima con Renshaw. So che lo renderò migliore, ma che lui renderà migliore me.

Dopo il Tour tornerà l’obiettivo olimpico?

Certamente. Lottare per la madison è un grande obiettivo. Il 2021 fu magico anche per questo. Prima vincemmo al Tour, poi andai alle Olimpiadi e vinsi quella medaglia d’oro. Sarebbe un sogno ripetersi, per questo già dalla scorsa stagione lavoro sodo anche in pista. Finito il Tour, ci saranno quasi tre settimane. Ricordo che nel 2021 ero così concentrato sulla pista che il passaggio dalla strada funzionò benissimo e il Tour si rivelò per me la migliore preparazione.

Cavendish agli occhi di Morkov è sereno e molto determinato nella rincorsa al Tour (foto Astana)
Cavendish agli occhi di Morkov è sereno e molto determinato nella rincorsa al Tour (foto Astana)
Che differenze vedi fra il Cavendish di oggi e quello nello stesso periodo nel 2020?

La coincidenza è che anche allora eravamo in questo hotel, perché il Suitopia Suites in cui la Quick Step va da anni, era chiuso per il Covid. Anche allora dividevamo la camera ed è proprio la stessa di adesso. Perciò stare qui mi porta alcuni bei ricordi. Lo vedo meglio oggi, soprattutto sul piano psicologico. Sembra stare molto bene e sembra felice. Penso che ci stiamo godendo il momento con la squadra, non ci sono le pressioni di quella volta e percepiamo il sostegno. In più lo vedo pedalare davvero bene e questo mi dà fiducia.

100KM madison, a Copenaghen una sfida d’altri tempi

21.12.2023
5 min
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A Copenaghen lo chiamano l’appuntamento di Capodanno, è la 100KM Madison del 28 dicembre prossimo. Una prova pressoché unica, quanto affascinante. Cento chilometri in pista. Sembra un’assurdità, una follia… Adriano Baffi nella sua lunga carriera su pista ne ha fatte decine. «Dunque ho fatto 16 Sei Giorni di Zurigo, quindi come come minimo ne ho messe nel sacco 32…».

In basso Adriano Baffi (classe 1962). Il cremasco ha corso fino al 2001. La pista era la sua seconda casa
In basso Adriano Baffi (classe 1962). Il cremasco ha corso fino al 2001. La pista era la sua seconda casa

Evento unico

L’ex stradista e pistard, ora uno dei direttori sportivi della Lidl-Trek, ci guida nella scoperta di questa particolare prova su pista. Sede dell’evento, la Ballerup Super Arena, anello da 250 metri.

«Di certo – dice Baffi – è un evento un po’ anacronistico. Oggi siamo in un momento in cui tempi e distanze delle gare si stanno riducendo sempre più. In carriera ne ho fatte molte di 100KM, ma perché una volta si facevano nell’ambito delle Sei Giorni. E si facevano soprattutto nella seconda parte della settimana». 

A Gand, Sercu ci spiegava come oggi le gare siano tutte più brevi, ma la richiesta delle madison, o americane resta sempre forte. Solo che una 100KM non è facile da inserire nel programma ristretto e “schizofrenico” di una kermesse come la Sei Giorni. «Di 100Km ne ho fatte molte a Zurigo e spesso erano anche ad handicap». Insomma corse vere.

Ma quel che più ci ha incuriosito di questo format sono la preparazione e la gestione. Come ci si alimenta? Come si beve? Non è così scontato. Specie nel ciclismo di oggi che dà, giustamente, molta attenzione a questo aspetto strettamente legato alla prestazione.

«La gestione parte dalla scelta del rapporto – spiega Baffi con passione – dato che sei in pista, dunque hai il rapporto fisso, non puoi cambiare. Solitamente perciò si tende ad utilizzare un dente più leggero rispetto a quello che sceglieresti in una madison normale. Questo ti consente di durare più a lungo. Ma è in una 100KM che davvero emerge il più forte. E il più forte in una madison non è solo chi ha più gamba. Servono occhio e concentrazione fino alla fine. E non facile».

Il velodromo Ballerup Super Arena misura 250 metri. In gara 16 coppie, sia tra le donne che tra gli uomini
Il velodromo Ballerup Super Arena misura 250 metri. In gara 16 coppie, sia tra le donne che tra gli uomini

Dal biberon alle malto

Baffi parla poi dell’alimentazione. Lui è figlio dei suoi tempi e quasi “sminuisce” questo aspetto. Fa capire che ai suoi tempi ci si organizzava prima e che tutto sommato una gara così dura un paio d’ore, non moltissimo.

«Si sfrutta il supporto che si ha a bordo pista. Una volta c’era il biberon – dice Baffi – sì, avete capito bene, quello per dare il latte ai bambini. L’acqua non può stare dentro le borracce o nei bicchieri. Assolutamente non deve cadere sulla pista. Si prende quel sorso durante il “riposo”, cioè mentre si aspetta il cambio dal compagno. Oggi, che invece si usa l’alimentazione liquida tutto è un po’ più pratico. Con le malto bevi e mangi al tempo stesso».

E’ chiaro che un evento così unico e raro non possa prevedere una preparazione specifica. Semmai servono più delle attitudini. Baffi spiega come un pistard che fa velocità, non potrebbe mai fare una 100KM. E neanche una madison standard di un’ora o di 40′ come spesso durano oggi

«I candidati alla vittoria calano di molto. Se in una madison di un’ora possono esserci 10 pretendenti, in una 100KM ce ne sono cinque. Devi essere abituato a stare due ore su una bici da pista con rapporto fisso.

«Quindi a stare sempre in pressione con spalle, braccia, collo… qualcosa che si sviluppa con le ore di allenamento nel suo insieme. Però non è che senti quella stanchezza che ti fa crollare o ti fa male il braccio del cambio: c’è l’adrenalina della gara che ti sostiene. Almeno per me era così».

«Una delle Sei Giorni più belle e che aveva la 100KM madison era quella di Zurigo, come accennavo. Il velodromo era sempre pieno ed era una vera festa. Io venivo dalla strada e quando sapevo che c’erano da fare 400 giri non mi scomponevo, mentre altri pistard, più specialisti, prendevano un po’ di paura. C’era quel senso di avventura, si aveva la consapevolezza di fare qualcosa di diverso dal dal solito».

Qui, Scartezzini e Viviani in azzurro. Entrambi sono annunciati a Copenaghen. «Sto meglio che a Gand», ha detto “Scarte”
Qui, Scartezzini e Viviani in azzurro. Entrambi sono annunciati a Copenaghen

Italiani a Copenaghen

Nella 100KM madison di Copenaghen vedremo anche un po’ d’Italia. Ci sarà Michele Scartezzini, che correrà in coppia con il danese Matias Malmberg. E forse ci saranno anche Simone Consonni ed Elia Viviani, i quali dovrebbero correre insieme. E anche tra le donne sono annunciate Silvia Zanardi, in coppia con Karolina Karasiewicz, e Francesca Selva, in coppia con Amalie Winther Olsen.

«Qualche giorno fa – dice Baffi – abbiamo parlato con Marco Villa sul discorso dell’utilità di fare queste gare. Comunque danno qualcosa, sono un allenamento. In questo caso poi si va a correre in Danimarca, dove l’attività su pista è rinomata e fatta in un certo modo. E’ uno show diverso per la gente che sicuramente sarà presente in massa».

Per dare un’idea, i biglietti partono da 220 corone danesi, cioè 29,5 euro, e arrivano fino a 5.210 corone, cioè 699 euro.