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Barbieri, il passaggio alla DSM e l’addio (sofferto) alla pista

09.11.2023
8 min
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Rachele Barbieri è di ottimo umore. Le vacanze alle Maldive con Manlio Moro sono finite da poco e sopravvivono nel telefono e sui social in una lunga teoria di immagini. Anche a casa le cose da fare non mancano. La prima uscita con la bici nuova ha portato entusiasmo, il ritiro di ottobre con il Team DSM-Firmenich l’ha proiettata in una dimensione totalmente nuova. Il cambio di squadra ha colto tutti di sorpresa. In gruppo qualcuno sapeva, ma hanno tenuto la bocca chiusa.

Quando l’abbiamo incontrata in Cina alla fine del Tour of Guangxi, la promessa è stata di raccontare tutto dopo le vacanze. E adesso la voglia di ricominciare è così forte che anche a sentirla parlare ti viene addosso un senso di allegria contagiosa. Le parole girano veloci, come quando hai tante cose da dire e temi che il tempo non ti basti.

Le vacanze alle Maldive sono alle spalle, i ricordi sono in un continuo di immagini sui social (foto Instagram)
Le vacanze alle Maldive sono alle spalle, i ricordi sono in un continuo di immagini sui social (foto Instagram)
Quando è venuto fuori il Team DSM?

In realtà abbastanza presto, prima del Giro d’Italia. Appena è uscito il discorso che la mia squadra (la LIV Racing-Techfind, ndr) si sarebbe unita con la Jayco-AlUla, mi hanno contattata. La cosa in realtà mi ha sorpreso, perché quest’anno non è stata una bella stagione per me. E mi sono ritrovata anche un po’ in difficoltà perché con la squadra avevo instaurato un bel rapporto. Mi è dispiaciuto andare via, è stata una scelta difficile. Però ho pensato a me stessa e alla mia crescita all’interno della DSM. La fusione della LIV con la Jayco è una cosa molto positiva, ne avevamo bisogno perché sebbene fossimo una squadra WorldTour, qualcosa ci mancava.

E allora perché cambiare?

Si sarebbe trattato comunque di cambiare squadra e andare in un ambiente in cui non sapevo come mi sarei trovata. Se si fosse trattato di restare nella LIV, non avrei nemmeno valutato altre proposte. Avevo un bel contratto e non mi piace interrompere gli impegni che prendo. Ma dovendo mischiare nuovamente le carte, mi sono guardata intorno. Il Team DSM è una squadra super organizzata, in più ho sempre ammirato molto il modo di correre e l’unione delle atlete. E poi mi hanno fatto capire di avermi seguito in ogni corsa, per valutarmi e capire se fossi adatta per il team.

Al Giro Donne, foto con il padre Giampiero e la mamma Mara che compiva gli anni (foto Ossola)
Al Giro Donne, foto con il padre Giampiero e la mamma Mara che compiva gli anni (foto Ossola)
Che cosa ti hanno proposto?

Sono stati chiari fin da subito. Cercavano un’atleta per fare l’ultima donna di Charlotte Kool. Mi hanno detto che quello sarebbe stato il mio ruolo principale, però che avrei avuto anche le mie opportunità. In più volevano farmi firmare per più anni (fino al 2026, ndr), per investire sulla mia crescita all’interno della squadra. Mi hanno subito presentato un bel programma e una bella struttura. In gruppo si dice che sia molto complicato entrare nel loro metodo, ma allo stesso tempo quando fai tutto quello che ti chiedono, diventa tutto più semplice.

Come è stato partecipare al primo ritiro?

Quei tre giorni con loro mi sono bastati per capire quanta unione c’è tra le ragazze. Le leader fanno il possibile per essere da tramite fra noi e i capi. Se c’è un problema, vogliono che prima lo affrontiamo e lo superiamo tra noi, prima che diventi davvero serio. La cosa che mi fa strano è che, a 26 anni, io sia la più vecchia. Anche le leader sono veramente tutte giovanissime e nonostante ciò, avrò tanto da imparare. Mi è bastato il viaggio in macchina con le ragazze italiane, per capire quanto siano sveglie e veramente formate. Ho colto tante cose che sicuramente mi serviranno. Non ho assolutamente paura a dire che sarò io a dover imparare da loro, piuttosto che il contrario.

Barbieri vive a San Marino e così, pur essendo una velocista, eccola sul Carpegna (foto Instagram)
Barbieri vive a San Marino e così, pur essendo una velocista, eccola sul Carpegna (foto Instagram)
La Jayco ha provato a trattenerti?

Sì, perché io ho detto subito che c’era stata questa offerta. Ho voluto essere chiara, perché loro sono sempre stati molto corretti con me. Non gli ho lasciato tanto margine, perché non ho voluto che diventasse un discorso di soldi. Ho preso la decisione senza giocare al rialzo, ero contenta della mia scelta. Loro ci sono rimasti un po’ male, secondo me davano per certo che rimanessi. Allo stesso tempo hanno capito l’opportunità che mi si presentava e così ci siamo salutati da amici. Me ne accorgerò col tempo se sarà stata la scelta giusta, per ora sono molto soddisfatta.

Hai chiesto informazioni a Barale o Ciabocco prima di firmare?

No, non ho parlato con nessuno, se non con Manlio e la mia famiglia. La cosa che un po’ mi terrorizzava è la fama di rigidezza della DSM e il fatto che spesso devi restare a vivere in Olanda e questa è stata la prima domanda che ho fatto, dato che a me piace stare a casa con la mia famiglia. Invece mi hanno risposto che abbiamo a disposizione ciascuno il suo appartamento singolo, ma posso gestirmi come voglio. Se preferisco allenarmi a casa, nessun problema, ma è chiaro che nel periodo delle classiche sarà più comodo fare base lassù.

Rachele Barbieri ha vinto il mondiale dello scratch nel 2017 e cinque europei: questo nella madison con Zanardi a Monaco 2022
Rachele Barbieri ha vinto il mondiale dello scratch nel 2017 e cinque europei: questo nella madison con Zanardi a Monaco 2022
La DSM non ama che le sue atlete pratichino pista, questo sarà un problema?

Sono stati molto chiari. Mi hanno detto: «Sappiamo già che vieni dalla pista e avresti avuto ancora un anno di contratto in Liv, quindi non possiamo impedirti di fare pista, soprattutto nell’anno delle Olimpiadi». Ovvio però che per gli anni successivi mi avrebbero chiesto di non farne più, ma io ho voluto essere onesta con me stessa. Non penso abbia più senso fare 50 e 50. Passo in una squadra con un preparatore che ti segue alla perfezione e vuole sapere tutto. Sarebbe difficile se non impossibile incastrarsi con il programma della pista, dato che non abbiamo delle tabelle ben definite. In più, l’ultimo anno e mezzo è stato pesante. Quindi ho voluto fare una scelta per me stessa e ho preferito chiudere con la pista. E’ stato difficile, una scelta veramente impegnativa. Però sono anche dell’idea che ho 26 anni e non so quanti anni ancora correrò in bici. Per cui mi sono detta che ho questi tre anni per cercare di dare il meglio di me e arrivare al massimo delle mie capacità su strada. E credo che questa sia la squadra più adatta.

Lasci la pista nell’anno delle Olimpiadi…

Mi dispiace, soprattutto ricordando il percorso che ho fatto per arrivare alle Olimpiadi di Tokyo. Penso di avere dato tanto alla pista, è il mondo in cui ho raccolto i risultati più importanti. E penso di essere ancora all’altezza di quei posti, però allo stesso tempo sento di non avere più voglia di rimettermi in competizione, in un sistema in cui secondo me ci sono cose ancora poco chiare. Quindi ho preferito scegliere così. Ho mandato un messaggio a Villa e non aver ricevuto neanche una risposta mi ha fatto rendere conto che ho fatto la scelta giusta. Ci può stare anche che lui pensi che io non sia all’altezza del gruppo olimpico, però per tutto quello che ho dato in questi anni, credo che una risposta la meritassi. Sono cose che non si dovrebbero dire, ma ci penso spesso. Non dico tutti i giorni, ma quasi. E una cosa che mi fa stare molto male.

In azione alla Het Nieuwsblad: le classiche potrebbero essere uno spazio per lei, se Kool non sarà in corsa
In azione alla Het Nieuwsblad: le classiche potrebbero essere uno spazio per lei, se Kool non sarà in corsa
Quindi vedremo una Rachele a tutta strada?

Forse questa decisione mi darà ancora più grinta per la strada. L’ultima stagione non è stata eccezionale e ho capito che quando vai forte, tutti ti cercano, ma se fai un anno un po’ peggio, non ti vede più nessuno. Il ciclismo è proprio come la vita, perché ti insegna anche a crescere davanti a queste cose, a superare anche ostacoli non semplici. Detto questo, mi piacerebbe allenarmi ancora in pista. Il messaggio si concludeva proprio con questo auspicio, ma adesso mi sentirei in difficoltà a chiedere di andare a Montichiari.

Quindi?

Voglio ricominciare, fare le cose per bene e non passare più un anno come l’ultimo. Il ciclismo è una parte della mia vita, ma non è tutto e non voglio starci male. Ho avuto la grande opportunità di continuare a fare quello che mi piace in modo diverso. In questi ultimi anni è cambiato tutto, sono cambiati gli stipendi e spero che anche le Fiamme Oro capiscano questa scelta. Sono entrata con loro come atleta della pista e non so se ora cambierà qualcosa. Spero di riuscire a dimostrare di poter tirare fuori qualcosa di bello anche su strada.

Dovrai tirare le volate a Charlotte Kool, in che rapporti siete?

Mi è piaciuto che mi abbia chiamata prima di firmare il contratto. Abbiamo fatto una videochiamata e si è presentata e mi ha spiegato il suo punto di vista. L’ho trovata una persona veramente umile. Poi mi è piaciuta molto in ritiro, viverla di persona, perché mi sono resa conto che è veramente una leader. Lo noti in tutto quello che fa, ma non è che si dia delle arie. Eravamo in camera insieme, super rilassate e sono molto curiosa di iniziare.

Barbieri e Kool: coppia sprint della DSM: compagne di stanza nel ritiro di ottobre (foto Instagram)
Barbieri e Kool: coppia sprint della DSM: compagne di stanza nel ritiro di ottobre (foto Instagram)
L’avevi mai studiata come avversaria?

Ho studiato come corrono. E’ impressionante come sono sempre unite. Lei risparmia tantissimo fino alla volata, non deve mai recuperare posizioni perché c’è chi la pilota e allo sprint è sempre super fresca. Da fuori mi sembra di capire che hanno uno schema ben definito dall’inizio, sanno già fino a dove devono arrivare e cosa devono fare. Però per contro ho visto che al Simac Ladies Tour le è mancata l’ultima donna davanti e si è buttata sulle ruote di altri e ha vinto lo stesso. Vincere contro una Balsamo o una Wiebes non è semplice, perché sono forti. Ha la grinta giusta e magari avere come leadout un’atleta esplosiva come me piuttosto di una passista che va in progressione, potrebbe aiutarla.

Lavorare per un’altra: che effetto fa?

Negli ultimi due anni, la squadra ha corso sempre per me. Però mi piace lavorare per le mie compagne, quindi non vedo l’ora di farlo per lei, perché se vincesse lei, sarebbe come se vincessi io. Charlotte è diventata grande lavorando per Wiebes, quindi magari questa esperienza farà crescere anche me. Sono molto carica, spero di riuscire a fare quello che mi chiederanno. Nello stesso tempo, spero di ritrovare la gamba per le classiche e di avere qualche possibilità nelle gare meno veloci. Vedremo cosa mi diranno. Per ora mi sembra tutto bello, la nuova bici sembra volare. Al ritiro di dicembre saprò dirvi di più. E comunque a Parigi non si corre soltanto su pista…