Il Giappone rilancia Antonio Nibali, in cerca di un futuro

19.10.2023
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Il ritorno della “fase asiatica” della stagione come si è abbondantemente visto in queste settimane ha fornito molti motivi d’interesse, spesso raddrizzando l’annata di atleti che chiedevano un ultimo squillo prima di resettare tutto. Un esempio in tal senso è quello di Antonio Nibali, il portacolori dell’Astana Qazaqstan Team che dopo una stagione oggettivamente difficile, fatta di tanto lavoro ma senza alcun acuto, è emerso al Tour de Kyushu in Giappone con una notevole seconda piazza finale.

Per il “fratello d’arte” è stato un risultato importante, che gli consente di chiudere l’anno un po’ più tranquillo pensando a quel che sarà. Nibali è in cerca di un nuovo approdo e la tre giorni nipponica sicuramente costituisce una valida carta da giocare al tavolo delle trattative.

Nibali premiato per la sua seconda piazza in Giappone, a 25″ da Zeits
Nibali premiato per la sua seconda piazza in Giappone, a 25″ da Zeits

«Diciamo che questo risultato mi ha dato più morale in chiusura della stagione – racconta il messinese, già in vacanza – perché era una gara di qualità, 2.1 nel calendario Uci. L’Astana aveva avuto l’invito e l’abbiamo affrontata con il forte proposito di portare a casa un risultato importante. Erano tre tappe, ma quella decisiva è stata la seconda, con tanti saliscendi e un circuito di 4 chilometri da fare cinque volte, oltretutto sotto la pioggia che ha reso la frazione davvero dura. Lì il mio compagno di squadra Andrey Zeits ha guadagnato un buon vantaggio, io l’ho coperto agguantando poi la seconda piazza e nella terza abbiamo mantenuto le posizioni».

Che tipo di corsa e soprattutto di ambiente avete trovato?

Le differenze con il ciclismo che siamo abituati a vivere sono profonde. I chilometraggi intanto sono ridotti, la tappa decisiva ad esempio era di 107 chilometri. Poi si va sempre a tutta, sembra un po’ di tornare indietro nel tempo, all’attività dilettantistica. Quando ci sono squadre europee di peso tengono unita la corsa, lì invece non c’è legge, è anarchia completa, tutti contro tutti. E’ un modo di correre più difficile da interpretare e l’ultima tappa lo ha confermato.

Il siciliano con Zeits: la coppia ha lavorato benissimo cogliendo una doppietta che è oro per l’Astana
Il siciliano con Zeits: la coppia ha lavorato benissimo cogliendo una doppietta che è oro per l’Astana
Come?

Noi eravamo davanti in classifica e i compagni correvano in protezione. Gli altri ci attaccavano, ma quel che sembrava assurdo è che non facevano gioco di squadra. Magari si facevano la guerra anche corridori dello stesso team. Alla fine sono andati via tre corridori che non avevano peso nella classifica e noi abbiamo tenuto il gruppo per proteggere le nostre posizioni.

Che voto daresti alla tua stagione?

Diciamo che non andrei oltre il 6 e mezzo. Ho avuto alti e bassi per tutto l’anno, ma ho sempre fatto il mio dovere, lavorato per gli altri. Oltretutto ho affrontato una stagione fatta di gare di altissimo livello, quelle davvero difficili. I risultati non sempre arrivano e chiaramente pian piano ti senti erodere, per questo aver chiuso così bene è una boccata d’ossigeno che era necessaria.

Nibali e Zeits non hanno avuto rivali, per il messinese è stato il miglior risultato della stagione (foto Instagram)
Nibali e Zeits non hanno avuto rivali, per il messinese è stato il miglior risultato della stagione (foto Instagram)
Questo era il tuo primo anno senza Vincenzo al tuo fianco: ne hai sentito la mancanza?

Non molto, perché normalmente seguivamo calendari molto diversi, se andate a guardare gli annuari sono pochissime le volte che abbiamo corso insieme. Nel 2022 ad esempio abbiamo fatto una sola giornata di corsa in comune. Diciamo che ho notato come la sua assenza in questo ciclismo si senta, è mancato il tifo nei suoi confronti, questo sì.

Siete in contatto?

Sempre, ci sentiamo spesso e non mi fa mancare mai i suoi consigli. Quando vivi in questo ambiente ti accorgi però di come i valori cambino, è la squadra stessa che diventa la tua famiglia. Con i suoi corridori ma anche lo staff. Condividi giorni, esperienze, anche pensieri.

I fratelli Nibali, compagni di squadra ma raramente impegnati nella stessa gara
I fratelli Nibali, compagni di squadra ma raramente impegnati nella stessa gara
In Giappone avevate un leader conclamato?

No, abbiamo lasciato che la corsa stabilisse le gerarchie, la cosa importante era poter sfruttare quest’occasione per ottenere il massimo possibile, ognuno lavorava per le finalità di squadra. Poi le giornate di corsa hanno assestato la classifica premiando Zeits e me.

Che cosa chiedi alla prossima stagione, soprattutto a che cosa guardi nella scelta di un nuovo team, quali sono le tue richieste?

Io vorrei poter affrontare un calendario più ricco dal punto di vista quantitativo, visto che quest’anno ho affrontato 53 giorni di corsa senza particolari problemi fisici. Posso sicuramente fare di più, ma anche attraverso un calendario diversificato, con gare importanti e altre più alla mia portata, dove possa puntare a fare qualcosa. Ormai alla mia età mi sono inquadrato, ho ben chiare le mie possibilità, quello che posso garantire.

Antonio secondo nella seconda tappa disputata sotto l’acqua (foto Instagram)
Antonio secondo nella seconda tappa disputata sotto l’acqua (foto Instagram)
In quale ambiente hai vissuto, com’era l’atmosfera all’Astana?

Domanda non facile… E’ un team alle prese con molti cambiamenti in un ciclismo che è cresciuto tantissimo e che richiede budget sempre più alti. Un’evoluzione generale che ci ha un po’ penalizzato, in alcune cose come ad esempio gli allenamenti siamo rimasti un po’ indietro. Prima l’Astana era squadra per corridori da grandi Giri, ma ci si è giocoforza dovuti convertire alle corse d’un giorno o alle brevi corse a tappe.

Eppure i nomi ci sono…

Sì, ma secondo me non è normale che gente come Moscon, Ryabushenko, Felline non riescano più a entrare neanche nei primi 10, è gente con talento purissimo. Io credo che questa evoluzione, il lento retrocedere nelle gerarchie – magari anche per acciacchi, incidenti, mera sfortuna – abbia pesato un po’ moralmente, costituendo un fardello difficile da sopportare. Spero che ci sia un’inversione di tendenza perché a questo team sono affezionato, qualunque sia il mio destino.