Freccia Vallone donne 2026, Puck Pieterse, Demi Vollering, Paula Blasi

Vollering si vendica di Pieterse e fa il bis alla Freccia

22.04.2026
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HUY (Belgio) – Due olandesi sul Muro d’Huy: una con i capelli biondi e una con i capelli rossi. Appena Demi Vollering si è accorta di avere accanto Puck Pieterse, davanti agli occhi le è passato come un incubo la Freccia Vallone 2025, quando il cambio di ritmo della ragazzina l’aveva inchiodata sui pedali, relegandola al secondo posto. Un brutto ricordo da spazzare via con il solo modo che le è venuto in mente.

Così la campionessa europea si è alzata sui pedali e ha attaccato, forse senza rendersi conto che l’altra da dietro ha iniziato a risalire e per poco non le combinava un altro scherzetto. Prima Vollering, già vincitrice del Fiandre. Seconda Pieterse, che al Fiandre invece è arrivata terza. E terza Paula Blasi, vincitrice dell’Amstel. Sul podio della Freccia Vallone c’è tanta nobiltà. E fra le ragazze che l’hanno occupato una profonda stima reciproca.

«Sapevo che la sua volata dell’anno scorso era stata fortissima – sorride Vollering – quindi ho pensato: “Oh no, devo assolutamente alzarmi sui pedali e spingermi al massimo fino al traguardo”. E così ho fatto, ho dato il massimo. L’ultimo tratto, quando ti alzi e inizi ad accelerare, non è certo piacevole da vivere. Ma il Muro d’Huy è questo. Basta trovarsi in una buona posizione in fondo alla salita e dare il massimo. In realtà, non c’è molto altro da dire. Sono solo quattro minuti di sofferenza».

«Credo che alla fine non si tratti tanto di tattica – le fa eco Pieterse – quanto piuttosto di avere le gambe e di osare davvero e dare il massimo, perché può sempre fare un po’ paura. Non bisogna crollare, perché quando si crolla su questa salita, ci si ferma e si scivola indietro. In passato è successo che negli ultimi 100 metri i corridori abbiano cambiato posizione molto rapidamente. Ho conquistato dei podi facendo così, recuperando anche quattro atlete negli ultimi 100 metri. E’ davvero una scalata che non mente mai».

Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering, Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto
Pieterse ha ammesso di non aver creduto subito nella rimonta su Vollering. Le resterà il rimpianto

La corsa vinta in partenza

Se la sono giocata tanto con la squadra e la FDJ United Suez ha dimostrato che la sua costruzione è stata efficace. Le atlete hanno supportato molto bene Vollering, mettendola nella condizione di vincere la Fraccia Vallone che il team francese aveva già centrato nel 2022 con Marta Cavalli.

«Non è mai facile vincere – dice Vollering, facendo risuonare le stesse parole di Seixas – ma di sicuro aiuta sapere che la sensazione della vittoria la condividi con una compagna di squadra. Sono davvero motivate a dare il massimo ogni volta, ancora e ancora. E sanno che, soprattutto all’inizio di una gara, si devono creare le condizioni per vincerla. Quindi sanno che il lavoro che fanno nei primi chilometri è fondamentale per assicurarsi la vittoria alla fine.

«E’ davvero importante per le mie compagne di squadra – ancora Vollering – sentire che il loro lavoro all’inizio di una gara, ad esempio, viene visto e apprezzato. Anche oggi le ho spinte al massimo, a volte persino oltre il limite, ma sono davvero orgogliosa di loro».

Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Villering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Villering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte
Un grande lavoro di squadra delle FDJ Suez ha permesso a Vollering di arrivare al Muro nel modo giusto: è la vittoria di tutte

L’anticipo sul Muro d’Huy

Alla fine si tratta anche di gestire le proprie energie, non importa cosa facciano gli altri. Se alla fine le avversarie sono più forti, come l’anno scorso, allora c’è poco da fare, ma conoscendo le sue caratteristiche, Vollering ha capito di dover partire prima.

«Ho bisogno di ogni metro disponibile per fare la differenza – dice – è quello che ho cercato di fare quest’anno: partire presto e andare subito a tutta velocità perché, più a lungo ci si sforza, meglio è per me. Ecco cosa ho fatto, certi sforzi non mi fanno paura.

«Invece mi sono impaurita quando mi sono voltata e l’ho vista in piedi sui pedali e ho pensato: “Oh mio Dio!”. Anche l’anno scorso diede una stoccata fortissima alla fine. Così ho pensato: “Ok, devo alzarmi anch’io”. Non è stato facile, ma sì, sono contenta di essere rimasta davanti a lei. Credo però che adesso – Vollering adesso scoppia a ridere – abbia già in mente come battermi l’anno prossimo».

Freccia Vallone donne 2026, Paula Blasi, Paula Blasi, prima nell'Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Paula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Freccia Vallone donne 2026, Paula Blasi, Paula Blasi, prima nell'Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi
Paula Blasi, prima nell’Amstel e terza alla Freccia, fa ora rotta verso la Liegi

L’agenda sempre piena

Puck Pieterse corre su tutte le bici che possiede: dal cross alla strada e la mountain bike, senza apparenti interruzioni. In realtà, la Fenix-Premier Tech ha capito che la ragazzina (23 anni) ha dei grandi numeri dovunque e ha fatto un lavoro certosino di organizzazione dell’agenda.

«La squadra è bravissima a organizzare il mio calendario – sorride – per cui decidiamo tutti insieme dove correre. In questa campagna di primavera, ad esempio, ho corso un po’ meno per essere più fresca e finora ha funzionato. Oggi stavo bene, ugualmente però, quando ho visto Demi partire così presto, ho pensato “Ahi!”. Ho accelerato subito molto forte, poi ho dovuto rallentare perché non volevo piantarmi a metà salita. Quindi ho ripreso il mio ritmo, proprio come ha fatto lei, ma più veloce di me.

«Ho esitato al momento di lanciare lo sprint – riflette – poi mi sono messa con più impegno e ammetto che ci sono andata molto vicino. Ho pensato che ci fosse ancora un po’ di margine, ma la delusione è arrivata troppo presto. Diciamo che sono soddisfatta, perché oggi sul Muro mi sono spinta al massimo, quindi posso portare con me queste buone sensazioni fino a domenica».

L'iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14" da Demi Vollering
L’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello
L'iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14" da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello
L’iridata Vallieres ha chiuso al sesto posto, a 14″ da Demi Vollering. La Liegi le si addice di più per lunghezza e dislivello

La testa sulla Liegi

Demi Vollering è di ottimo umore e il pensiero della Liegi che ha già vinto per due volte le suggerisce di riguadagnare la via del pullman, parcheggiato ai piedi del Muro. La serata sarà riservata ai brindisi dopo aver regolato i conti con Puck Pieterse dai capelli rossi, da giovedì o più probabilmente da venerdì si comincerà a pedalare sulle strade della Doyenne.

«Sono davvero contenta che quest’anno sia andata bene – ammette Vollering – e di non avere rimpianti. Dopo il traguardo dell’anno scorso, pensavo che forse sarei dovuta partire prima, come se avessi aspettato un po’ troppo. E’ sempre una seccatura quando torno a casa con dei rimpianti, ma quest’anno credo di essere andata dritta al punto non appena ho sentito il bisogno di farlo. Sono molto contenta di averlo fatto e sono orgogliosa della squadra. Adesso scusate, ma devo andare. C’è da recuperare per la Liegi».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas

Seixas e il Muro d’Huy: storia di un amore a prima vista

22.04.2026
5 min
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HUY (Belgio) – Nello spazio abbastanza angusto alle spalle del podio, Paul Seixas ha prima abbracciato il padre e la madre, poi è salito sui rulli e si è messo a sciogliere le gambe. Intorno a lui la calca del personale della Decathlon, qualche ospite e a un certo punto anche Christian Prudhomme, che si è affacciato il tempo necessario per stringergli la mano e fargli i complimenti: uno così per la Francia vale oro.

«Devo ammettere, onestamente – sorride Seixas – che stamattina avevamo un piano molto diverso, ma non si può sempre eseguire un piano alla perfezione, soprattutto in una gara dove il posizionamento è davvero caotico, diciamo. I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro per posizionarmi e poi in salita, sono andato un po’ a sensazione. Mi sono guardato intorno, ho valutato i miei avversari e basta, ho dato il massimo a 300 metri dal traguardo».

Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas, 1,86 per 64 chili, conquista la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas conquista la Freccia Vallone
Una scalata di Huy regolare e progressiva: a 19 anni Paul Seixas, 1,86 per 64 chili, conquista la Freccia Vallone

Niente di facile

In certi giorni sembra quasi matematica. Senza Pogacar, sembrava che la vittoria di Seixas fosse scontata. Si trattava solo di capire se e come il giovane francese, diventato il più precoce vincitore della Freccia Vallone, se la sarebbe cavata fra le curve, le salite e le discese della corsa. Ma è davvero così scontato? Ci pensa lui a fare chiarezza e capisci da come risponde che non prende mai una domanda alla leggera.

«Vincere è sempre difficile – dice – non è solo se c’è Pogacar oppure no. A volte non ce ne rendiamo conto, ma il livello del World Tour è molto, molto alto. Per puntare a una vittoria del genere devi fare tutto quello che puoi per risparmiare più energie. Naturalmente, dal divano o dalla TV, si pensa che sia facile: quando Pogi non c’è, vinco io. Ma non è così, ogni vittoria è difficile e per ogni vittoria bisogna spingersi al limite. Ho avuto un ottimo inizio di stagione con molte vittorie, ma bisogna anche ricordare che c’è un’intera squadra che lavora dietro le quinte.

«I direttori sportivi stanno dando il 200 per cento e così tutto lo staff per garantire che abbiamo la migliore strategia possibile e che tutto fili liscio. Abbiamo video, facciamo giri di ricognizione, ogni cosa viene sviscerata nei dettagli più piccoli. Non si tratta solo di scatenare la potenza alla fine e spazzare via tutti perché siamo i più forti. Non funziona così e, come abbiamo visto oggi, ci sono anche cadute. Bisogna rimanere in posizione, avere una squadra solida. Penso che vincere oggi non sia stato affatto facile e non è scontato che domani sarò il migliore, anche se tutti partissero nelle stesse gare».

Sul podio accanto a Seixas salgono Schmid e Tulett: per entrambi u grande risultato: insperato, a quanto hanno detto
Sul podio accanto a Seixas salgono Schmid e Tulett: per entrambi un grande risultato: insperato, a quanto hanno detto
Sul podio accanto a Seixas salgono Schmid e Tulett: per entrambi u grande risultato: insperato, a quanto hanno detto
Sul podio accanto a Seixas salgono Schmid e Tulett: per entrambi un grande risultato: insperato, a quanto hanno detto
Ti rendi conto dell’importanza di questa vittoria?

Credo che in questo momento non l’ho ancora realizzata del tutto, ma ovviamente sono già concentrato sulla Liegi. Gli obiettivi continuano ad arrivare e devo rimanere concentrato, ecco perché rimango pragmatico e ho ancora un obiettivo da raggiungere con la squadra. Sono incredibilmente contento di quello che abbiamo fatto oggi ed è una vittoria meritatissima per tutti.

Sei il più giovane vincitore della Freccia Vallone, che effetto fa sovvertire tutte le statistiche?

Dovunque vada, mi dicono che sono il più giovane. Direi che non mi interessa, ma non in senso dispregiativo: sono solo concentrato sul fare ciò che devo. Sono il leader della squadra e a prescindere dalla mia età, se partecipo a una gara, è per cercare di vincerla. Oggi ho avuto la possibilità di farlo, ci sono riuscito e la squadra ha davvero fatto tutto il possibile perché io vincessi. Questa è la cosa più importante: vincere, non necessariamente le statistiche, anche se sono belle.

Vincere è bello, ma ti sorprende aver vinto sul Muro d’Huy?

Sono rimasto sorpreso da come sono andato su quest’ultima salita. Non sapevo bene che sensazioni avrei provato con uno sforzo così diverso da quelli a cui sono abituato. Invece è stata una bella sorpresa, davvero piacevole. Avevo dei punti di riferimento. L’anno scorso, quando abbiamo corso i Campionati europei in Ardèche, c’è stata quella fuga infernale. Mi sentivo ancora bene con gli sforzi più brevi e oggi ne ho avuto la conferma. Sono contento di essermi messo alla prova con uno sforzo così intenso per dimostrare che sono in grado di fare bene con gli sforzi più brevi.

Scaroni è stato il migliore degli italiani, 11° a 10" secondi da Seixas
Scaroni è stato il migliore degli italiani, 11° a 10″ secondi da Seixas
Scaroni è stato il migliore degli italiani, 11° a 10" secondi da Seixas
Scaroni è stato il migliore degli italiani, 11° a 10″ secondi da Seixas
Questo ti dà più fiducia per Liegi?

Sicuramente mi dà un po’ di fiducia, ma la Liegi sarà una gara completamente diversa, con altri avversari molto forti che non sono qui. Ogni gara è diversa e per essere in testa dovrò fare un’altra grande prestazione.

Debutto alla Freccia, debutto alla Liegi: che cosa sai della Doyenne?

A volte penso che è come se l’avessi fatta. L’ho vista in TV, poi l’ho fatta anch’io da junior, quindi conosco un po’ le varie salite, anche se non abbiamo fatto l’intero percorso, l’arrivo era a metà della Redoute e ovviamente non siamo partiti dallo stesso punto. Sarà sicuramente molto diverso, ma la conosco un po’ meglio rispetto alla Freccia che non conoscevo affatto.

Hai parlato degli assenti: il tuo approccio cambierà quando torneranno in gruppo, ad esempio, Pogacar ed Evenepoel?

Sarà sicuramente diverso. Direi che l’approccio alla gara sarà necessariamente diverso perché il percorso è diverso. Come abbiamo detto, corridori come Pogacar e Remco sono in grado di dominare la corsa, quindi correremo di conseguenza. Sarà sicuramente una gara diversa, quindi dovremo gestirla in modo diverso, ma questo è tutto ed è su questo che ci concentreremo.

Alla conferenza stampa di Seixas c'era il pieno di giornalisti francesi: l'orgoglio transalpino sta esplodendo
Alla conferenza stampa di Seixas c’era il pieno di giornalisti francesi: l’orgoglio transalpino sta esplodendo
Alla conferenza stampa di Seixas c'era il pieno di giornalisti francesi: l'orgoglio transalpino sta esplodendo
Alla conferenza stampa di Seixas c’era il pieno di giornalisti francesi: l’orgoglio transalpino sta esplodendo

Semplice. Chiaro. Spontaneo. Diretto. Per tutto il suo tempo davanti ai giornalisti, Paul Seixas non ha mai abbassato lo sguardo né cercato scorciatoie. Ci si stupisce che la Decathlon lo abbia fatto firmare soltanto per tre anni: vittorie come questa sono benzina sull’interesse degli squadroni.

L’intervento del presidente francese Macron, che ha chiamato alla riscossa gli sponsor di casa, è stato argomento di conversazione in sala stampa. Ma questo ragazzo è così concentrato sul presente e l’immediato futuro, che forse certe cose neppure gli interessano troppo.

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock

Tour of the Alps: ruggisce Pidcock, brutto guaio per Finn

22.04.2026
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ARCO (TN) – Le notizie della giornata sono due e arrivano agli antipodi della tappa, nella prima parte di gara una maxi caduta al primo chilometro costringe la giuria a fermare il Tour of the Alps per ventuno minuti. A farne le spese in maniera più grave è stato Lorenzo Finn, costretto al ritiro per una botta al polso e portato all’ospedale di Merano. Le notizie ufficiali dal team Red Bull-BORA-hansgrohe arrivano solamente a tappa finita, il ligure ha riportato una frattura al radio del braccio destro

La seconda notizia di giornata è il ritorno alla vittoria di Tom Pidcock con una volata lunga dove si sono invertite le posizioni della prima tappa, con il britannico ad anticipare Tommaso Dati. Il corridore della Pinarello Q36.5 Pro Cycling è venuto al Tour of the Alps dopo la spaventosa caduta che lo ha costretto al ritiro dal Catalunya. Non la migliore condizione per lui alla vigilia di questa settimana, anche se piano piano le cose sembrano rimettersi in sesto

«Penso sia una vittoria davvero bella», afferma Pidcock seduto comodamente sulla sedia di tessuto blu davanti ai microfoni. «Ho faticato e sto faticando parecchio qui, anche se gli ultimi chilometri sono davvero volati. La squadra si è messa totalmente a mia disposizione per chiudere sulla fuga oggi, per cui devo ringraziarli».

Stesso lavoro, obiettivi diversi

Nella discesa che ha portato il gruppo ad Arco la Red Bull-BORA-hansgrohe e la Pinarello Q36.5 Pro Cycling affiancate in testa al gruppo. L’obiettivo era chiudere sulla fuga a due composta da Sam Omen e Darren Rafferty, riassorbiti in tempo per preparare lo sprint. La formazione di Giulio Pellizzari, che oggi ha tenuto la maglia di leader non senza faticare, ha perso una pedina importante quale Lorenzo Finn. Nonostante ciò, il team tedesco è riuscito a cucire la corsa. 

«La caduta stamattina – afferma Pellizzari – vista da davanti è stata abbastanza spaventosa. Purtroppo Lorenzo (Finn, ndr) è stato costretto a ritirarsi, spero che lo stop non sia troppo lungo e di vederlo presto in gruppo».

Una volta chiuso il gap con i fuggitivi, Pidcock e compagni si sono messi in testa a tirare per prendere la volata davanti, memori della forza di Dati che anche oggi ha sfiorato il successo. 

«Non volevo rimanere intrappolato – dice Pidcock – perché sapevo che quella di oggi era la migliore occasione per me. Sono partito presto, forse troppo, ma alla fine è andata bene e sono felice di questo».

Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto
Tour of the Alps 2026, terza tappa, volata, Tom Pidcock, Tommaso Dati
Pidcock ad Arco ritrova la vittoria con uno sprint di forza, questa volta Dati è battuto

La forza della mente

Questa mattina, tra i bus delle squadre, abbiamo parlato con Gabriele Missaglia, diesse della Pinarello Q36.5 Pro Cycling. Lui stesso ci ha confermato come lo stop al seguito della caduta al Catalunya sia stato difficile da assorbire per Pidcock. Più mentalmente che fisicamente, anche se i dieci giorni di stop lo hanno costretto a ridisegnare la sua seconda parte di primavera. 

«Sulle salite sto facendo davvero fatica – conferma Pidcock in conferenza stampa – ad esempio sulla prima salita di oggi mi sono staccato dal gruppo (così come successo nel finale della tappa di Innsbruck, ndr). Nell’ultima corsa (al Catalunya, ndr) avevo una forma davvero super, ed è difficile da accettare. Al momento sono ancora lontano dal ritrovare quella condizione, anche se mi sento sempre meglio. Ho faticato tanto, ma vincere rende tutto più bello». 

La Liegi che verrà

Il passaggio dal Tour of the Alps di Tom Pidcock ha come obiettivo quello di costruire, pezzo dopo pezzo, una condizione che domenica possa portarlo a correre in maniera competitiva la Liegi-Bastogne-Liegi. Difficile pensare di essere con i primi, ma la voglia è quella di correre e battagliare. 

«Dieci giorni di stop sono abbastanza lunghi – racconta ancora Pidcock – non ho alcuna pressione ma voglio comunque aiutare il team. Sarà complicato pensare di vincere, piuttosto penso di poter correre per conquistare qualche punto, un aspetto importante per la squadra. Chiaramente preferisco vincere che guardare ai punti, ma vedremo, potrà comunque essere una sfida nuova e divertente».

Maurizio Vezzosi, team manager e diesse della Gioca in Bici Oglio Po e organizzatore della 2 Giorni di Gussola

Non solo gara, a Gussola c’è una “classica” giovanile che parte dalle scuole

22.04.2026
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GUSSOLA (CR) – Più di 300 tra esordienti e allievi maschi e femmine provenienti da mezza Italia divisi in sei blocchi di partenze per la cronometro del sabato. Più di 500 atleti di altrettante categorie distribuite su quattro gare per il circuito della domenica. Questi sono gli impressionanti numeri totalizzati dalla “2 Giorni di Gussola-Strade Bianche”, manifestazione giovanile giunta alla sua quarta edizione e diventata già una classica del panorama nazionale per alcune sue caratteristiche.

Prova contro il tempo e tratto di sterrato sono i simboli del weekend agonistico organizzato dalla Gioco in Bici Oglio Po in collaborazione con l’amministrazione locale e la CC Cremonese 1891 Arvedi Cycling. Una corsa particolarmente sentita non solo dai ragazzi che la disputano, ma anche dal piccolo paese in riva al Po e dalla stessa società organizzatrice che fa attività progettuali itineranti negli istituti scolastici comprensivi della zona da tanti anni.

Coinvolgimento cittadino

Nel calendario italiano ci sono tantissime gare giovanili, dagli esordienti agli U23, alcune delle quali con decenni di storia, ma non tutte non sono state in grado di restare subito al passo coi tempi per considerarsi eventi. Al netto dei costi sostenuti per allestire una corsa – che è sempre gravata di tanti fardelli oltre alle spese vive – non tutti gli organizzatori riescono a comprendere l’importanza di investire in qualcosa che vada oltre il mero aspetto tecnico che offre il percorso.

Per raccogliere bisogna prima seminare e avere pazienza, non si può pretendere di avere un paese al proprio servizio per una gara dall’oggi al domani. La Gioco in Bici Oglio Po si è presentata nel 2023 all’amministrazione comunale proponendo un solo di giorno di corse. Il resto è arrivato da sé, anno dopo anno, fino al 18 e 19 aprile scorsi.

Per due giorni nella piazza principale di Gussola c’è stato un piccolo villaggio formato da una postazione deejay e un paio di stand enogastronomici accanto al palco per team presentation e premiazioni. E se questo contesto, o parte di esso, ormai lo si può trovare in diverse gare, malgrado molti organizzatori non lo reputino fondamentale per alzare il livello, ciò che le contraddistingue dalle altre è il coinvolgimento dell’intera comunità cittadina come succede a Capodarco, per fare l’esempio più lampante.

Tre giorni nelle scuole

La “2 Giorni di Gussola” ha avuto anche un preambolo di tre giorni nelle scuole elementari e medie col progetto “Attiviamoci da casa a scuola” per sensibilizzare i più piccoli all’utilizzo della bicicletta durante la propria giornata anche per non fare necessariamente ciclismo.

«Abbiamo preso spunto da progetti – ci spiega Maurizio Vezzosi, team manager e diesse della Gioco in Bici Oglio Po – che avevamo già fatto in altre scuole con temi, come la sicurezza stradale per bambini, inseriti nel piano formativo del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ndr). La nostra società è nata nel 2013 ed è stata riconosciuta fin da subito come scuola di ciclismo, quindi ci sembra doveroso curare anche aspetti che riteniamo fondamentali.

«Questo progetto – prosegue – lo abbiamo diviso in tre giorni, grazie alla collaborazione dei dirigenti scolastici che hanno accettato subito i nostri interventi. Siamo andati in quarte e quinte elementari e due prime medie, scegliendo una fascia d’età nella quale tutti fossero già capaci di pedalare o che fossero già pronti a livello motorio. La prima giornata è stata dedicata alla teoria, con la spiegazione della bicicletta, dei suoi rapporti, dell’utilizzo di tutti gli accessori come casco e catarifrangenti. Abbiamo anche mostrato la segnaletica stradale per far conoscere loro i vari significati.

Accompagnati dai tecnici della Gioco in Bici Oglio Po, gli scolari di elementari e medie hanno pedalato sulla Ciclovia VenTo
Accompagnati dai tecnici della Gioco in Bici Oglio Po, gli scolari di elementari e medie hanno pedalato sulla Ciclovia VenTo
Accompagnati dai tecnici della Gioco in Bici Oglio Po, gli scolari di elementari e medie hanno pedalato sulla Ciclovia VenTo
Accompagnati dai tecnici della Gioco in Bici Oglio Po, gli scolari di elementari e medie hanno pedalato sulla Ciclovia VenTo

«La seconda giornata è stata di pratica – continua Vezzosi – dove abbiamo chiesto ad ogni bambino di portare la propria bici e il proprio casco per un paio di percorsi da fare tutti assieme. Una gincana prima e poi una pedalata di circa sei chilometri tra Gussola e Martignana Po sfruttando in un senso una pista ciclabile e in un altro la “Ciclovia VenTo” (che costeggia l’argine maestro del Grande Fiume, ndr).

«Infine – termina – la terza giornata l’abbiamo dedicata ad una lezione sulla corretta alimentazione, anche in funzione dello sport, con le esposizioni del dottor Giovanni Bozzetti, ex medico della Cremonese Calcio e presidente del Panathlon di Cremona. Lui ha spiegato ai ragazzi come distribuire al meglio il cibo durante la propria giornata in base agli impegni scolastici ed eventualmente sportivi. Questo è un argomento sul quale insistiamo da sempre e che trova tanti riscontri nei ragazzi».

I 1300 metri di strade bianche sono stati affrontati solo da allievi e allieve negli ultimi due giri del circuito, facendo la differenza
I 1.300 metri di strade bianche sono stati affrontati solo da allievi e allieve negli ultimi due giri del circuito, facendo la differenza
I 1300 metri di strade bianche sono stati affrontati solo da allievi e allieve negli ultimi due giri del circuito, facendo la differenza
I 1300 metri di strade bianche sono stati affrontati solo da allievi e allieve negli ultimi due giri del circuito, facendo la differenza

Tutti presenti per le strade bianche

La bravura di alcuni organizzatori è capire ciò che può essere stimolante per i giovani corridori, che sempre più si ispirano ai divi del grande ciclismo. I milletrecento metri di strade bianche, a ridosso degli argini del Po, sono diventati l’icona della gara della domenica degli allievi.

La challenge generale di Gussola (crono e circuito) è stata conquistata da Leonardo Zanardini e Matilde Mannelli tra gli esordienti del primo anno, da Luca Gregori e Aurora Cerame per quelli del secondo anno, mentre tra gli allievi Pietro Resca e Emma Cocca (l’unica a vincere in entrambi i giorni) si sono esaltati nel settore dello sterrato arrivando in solitaria.

L'allieva Emma Cocca della Flandres Love Brescia è stata l'unica a vincere sia crono che circuito della 2 Giorni di Gussola (foto instagram)
L’allieva Emma Cocca della Flandres Love Brescia è stata l’unica a vincere sia crono che circuito della 2 Giorni di Gussola (foto instagram)
L'allieva Emma Cocca della Flandres Love Brescia è stata l'unica a vincere sia crono che circuito della 2 Giorni di Gussola (foto instagram)
L’allieva Emma Cocca della Flandres Love Brescia è stata l’unica a vincere sia crono che circuito della 2 Giorni di Gussola (foto instagram)

«Siamo andati oltre le nostre aspettative – commenta Vezzosi – perché nel weekend tra atleti, genitori, tecnici e accompagnatori abbiamo stimato circa duemila persone in un paese che conta 2600 abitanti. Molti hanno pernottato in zona, arrivando da molto lontano e quindi si è creato anche un indotto turistico-ricettivo. Poi c’era il pubblico extra ciclistico di Gussola che ha seguito le gare con interesse.

«Allestire un evento simile – conclude l’analisi – è certamente dispendioso in termini di tempo e copertura economica. Ci sono grandi criticità come la gestione della viabilità. Dobbiamo trovare l’equilibrio tra la sicurezza dei ragazzi e la garanzia di certi servizi alla cittadinanza senza bloccare il traffico. Si arriva alla fine esauriti di energie psicofisiche, però la soddisfazione per i riscontri ricevuti immediatamente ci ripaga di tutti gli sforzi fatti».

Tadej Pogacar

Biomeccanica: Pogacar non è il più aero, ma il più efficiente. Perché?

22.04.2026
4 min
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Tadej Pogacar, sempre lui. Dello sloveno abbiamo raccontato vittorie, bici, alimentazione… stavolta tocchiamo il tema della biomeccanica. E per farlo abbiamo chiamato in causa David Herrero, responsabile di questo settore in casa UAE Emirates.

Ci siamo chiesti se, proprio in ambito biomeccanico, il campione del mondo possa avere ancora dei margini. Tutto nasce da una constatazione visiva, soprattutto quando è al fianco di Van der Poel o Van Aert : tra i due, l’olandese sembra essere più aerodinamico e quindi più efficiente. Ma poi ci ricordiamo anche della sua sella, fortemente puntata in basso. Viene dunque da pensare: quanto potrebbe ancora guadagnare Pogacar?

Ma certe valutazioni non si possono fare dalla tv: bisogna sempre capire cosa c’è dietro determinate scelte. E, per evitare che restino chiacchiere da bar, abbiamo chiesto direttamente al biomeccanico Herrero.

David Herrero, biomeccanico spagnolo, segue Pogacar da cinque anni
David Herrero, biomeccanico spagnolo, segue Pogacar e la UAE Emirates da cinque anni
David Herrero, biomeccanico spagnolo, segue Pogacar da cinque anni
David Herrero, biomeccanico spagnolo, segue Pogacar e la UAE Emirates da cinque anni
Da quanto tempo lavori con UAE e con Pogacar? Come nascono scelte come le pedivelle da 165 millimetri o il manubrio più stretto?

E’ il mio quinto anno con la UAE Emirates e contribuisco all’ottimizzazione della performance degli atleti. Decisioni come la lunghezza delle pedivelle o la larghezza del manubrio non sono mai casuali: derivano da una combinazione di test aerodinamici (galleria del vento e prove sul campo), vincoli biomeccanici e capacità dell’atleta di produrre potenza in modo sostenibile.

Capacità di produrre potenza…

Nel caso di Tadej, intendo pedivelle più corte, quelle da 165 millimetri, che aiutano a ridurre la chiusura dell’anca nella fase alta della pedalata, consentendo una posizione più efficiente senza compromettere respirazione o produzione di potenza. Il manubrio più stretto segue la stessa logica: ridurre la superficie frontale mantenendo controllo e stabilità. Stiamo inoltre osservando un’adozione sempre più ampia all’interno del team, con molti corridori che si stanno orientando verso pedivelle più corte come parte di questo processo di ottimizzazione.

La posizione attuale di Pogacar è il risultato di un processo nel tempo quindi. Quali strumenti o criteri utilizzate?

Esatto, è il risultato di un processo iterativo sviluppato nel corso di diversi anni. Non esiste un momento preciso in cui la posizione viene definita una volta per tutte. Dati aerodinamici dalla galleria del vento, dai test in pista, da analisi biomeccaniche e metriche di performance vengono combinati lungo tutto il percorso. Utilizziamo strumenti avanzati, tra cui motion capture, vale a dire una mappatura delle pressioni e analisi dei dati in bici. Ma tutto viene infine validato dalla performance: produzione di potenza, efficienza e ripetibilità su sforzi prolungati. Il comfort, in questo contesto, non è soggettivo ma una condizione necessaria per sostenere la prestazione.

Come suggeriva Herrero, all'occasione Pogacar sa anche schiacciarsi bene. Non bisogna lasciarsi confondere dall'angolo più aperto dell'anca
Pogacar sa anche schiacciarsi bene. Non bisogna lasciarsi confondere dall’angolo più aperto dell’anca (come si nota nella foto di apertura)
Come suggeriva Herrero, all'occasione Pogacar sa anche schiacciarsi bene. Non bisogna lasciarsi confondere dall'angolo più aperto dell'anca
Pogacar sa anche schiacciarsi bene. Non bisogna lasciarsi confondere dall’angolo più aperto dell’anca (come si nota nella foto di apertura)
Dalla televisione Tadej sembra meno aerodinamico spalle più alte, busto più aperto. Perché? Aiuta la respirazione?

Quello che si vede in tv può essere fuorviante. Una posizione che appare meno aerodinamica non è necessariamente più lenta. L’aerodinamica dipende dall’interazione tra atleta e flusso d’aria, non semplicemente da quanto si è bassi sulla bici. Nel caso di Tadej, un busto leggermente più aperto migliora l’efficienza respiratoria e supporta una migliore produzione di potenza, soprattutto in condizioni di gara variabili. L’obiettivo è ottenere la minima resistenza aerodinamica per una determinata potenza espressa, non la posizione più bassa a tutti i costi.

Se fosse più basso e più aerodinamico, guadagnerebbe watt ma perderebbe forza?

Essere più basso non significa essere sempre più veloce. E’ possibile ridurre la resistenza aerodinamica ma perdere più potenza di quella che si guadagna in termini di efficienza aerodinamica. L’obiettivo è ottimizzare il bilanciamento tra CdA (efficienza aerodinamica, ndr) e potenza espressa. In molti casi, forzare una posizione più bassa riduce l’efficienza muscolare e la capacità respiratoria, portando a una perdita netta di performance.

Esiste invece una correlazione tra il busto più alto e la posizione della sella così inclinata con la punta verso il basso?

Sì, tutto è interconnesso. La posizione della sella influenza la rotazione del bacino, che a sua volta incide sull’angolo del busto, sulla chiusura dell’anca e sull’applicazione della forza. Una sella più avanzata può aiutare a mantenere un angolo dell’anca efficiente, consentendo al corridore di rimanere stabile e produrre potenza anche con un busto relativamente aperto.

La forte inclinazione della sella sulla bici di Pogacar
La forte inclinazione della sella sulla bici di Pogacar
E invece David, com’è Tadej nel lavoro quotidiano? Mette in discussione le scelte?

Tadej è, per molti aspetti, un artista. Ha una consapevolezza eccezionale del proprio corpo e una sensibilità molto raffinata rispetto ai cambiamenti che vuole esplorare sulla bici. Propone attivamente nuove direzioni. E questa intuizione è estremamente preziosa.

Leader totale insomma…

Il ruolo del processo di performance è fornire dati oggettivi attraverso misurazioni, test aerodinamici, analisi biomeccaniche e metriche di prestazione, per supportare e validare queste decisioni. E’ un approccio collaborativo: lui porta un feedback sensoriale di altissimo livello, che viene poi tradotto in risultati misurabili. C’è fiducia, ma anche una validazione costante attraverso la performance.

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe, vincitore seconda tappa

Tour of the Alps, vince Pellizzari: per il Giro e per Casagranda

21.04.2026
5 min
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VAL MARTELLO (BZ) – Ha vinto una delle tappe più difficili di questo Tour of the Alps con uno sprint potente e preciso, chirurgico. Giulio Pellizzari trova il successo alla corsa a tappe dell’Euregio dopo averla sfiorata nel 2023 e nel 2024. Questa volta lo squillo del marchigiano della Red Bull-BORA-hansgrohe è forte e deciso, una vittoria che disegna la strada verso il prossimo Giro d’Italia al quale Pellizzari ha iniziato a guardare senza nascondersi

«Questa mattina non mi sentivo un granché bene – racconta Giulio Pellizzari sotto al podio – ed è stata una giornata molto dura. La squadra ha lavorato benissimo e devo ringraziarli tutti, a partire da Max Bock che si è messo in testa al gruppo per tanti chilometri. Oggi volevo provarci, sull’ultima salita ero davvero a tutta, ma guardando gli altri ho capito che eravamo tutti al limite. Lorenzo (Finn, ndr) e Vlasov mi hanno lanciato alla perfezione negli ultimi centocinquanta metri e fortunatamente nessuno mi ha superato».

Le volate con Hindley

Giulio Pellizzari è sceso dal Teide alla fine della scorsa settimana. In cima al vulcano, che è diventato la dimora dei cacciatori di Grandi Giri, si è allenato insieme al team. Un lavoro che ha portato i suoi frutti vista la condizione e lo spunto veloce grazie al quale è riuscito ad imporsi nella seconda tappa del Tour of the Alps. 

«Questa mattina nella riunione – continua – avevamo studiato il finale di tappa e avevamo visto che in questi ultimi duecento metri sarebbe stato fondamentale preparare al meglio lo sprint. Grazie a Vlasov sono riuscito a prendere la velocità giusta e ad anticipare Arensman».

«Un grazie – aggiunge Pellizzari – lo devo anche a Jay (Hindley, ndr) con il quale mi sono allenato tanto negli sprint durante il ritiro in altura. Ad ogni cartello ci sfidavamo, e qualche volta sono pure riuscito a batterlo. Per cui direi che c’è anche il suo zampino nella vittoria di oggi».

Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos
Tour of the Alps 2026, Red Bull-BORA-hansgrohe, Ineos Grenadiers
La Red Bull-BORA-hansgrohe si è messa davanti per tutto il giorno insieme a Tudor e Ineos

Risposte e salite

Nella conferenza stampa di presentazione di questo Tour of the Alps lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe aveva detto di essere alla ricerca di qualche risposta sulle salite lunghe. Fino ad ora non si era ancora messo alla prova su questo terreno e la corsa dell’Euregio sarebbe stato il banco di prova ideale. Magari era solo un bluff per nascondersi, visto che seduti al suo fianco c’erano due avversari che si ritroverà anche al Giro d’Italia

«Le salite lunghe sono un po’ il mio pane – racconta con il sorriso – quindi mi sono trovato bene. Le sensazioni non erano delle migliori stamattina, quindi ho cercato di salvarmi. Con l’andare della corsa ho visto che il ritmo non era altissimo, ho sofferto molto ma sono riuscito a rimanere con i migliori. Nel finale ho attaccato perché sapevo che Lorenzo Finn era dietro e stava bene, quindi avrebbe anche potuto contrattaccare lui». 

La consacrazione del TotA

Dopo aver collezionato un terzo e un secondo posto negli anni passati finalmente Giulio Pellizzari riesce nel sogno di conquistare una tappa (e la maglia di leader della generale) al Tour of the Alps, la corsa che incorona spesso i grandi scalatori.

«Sicuramente questa vittoria ha un significato speciale – ammette – è stata la gara che mi ha lanciato, quindi essere in questa conferenza mi rende orgoglioso. Lo sono soprattutto per aver coronato il grande lavoro che la squadra ha fatto per me».

«Siamo venuti qui – prosegue Pellizzari – per fare un po’ di prove in vista del Giro, siamo in quattro sui sette che partiranno dalla Bulgaria. Era, ed è, davvero importante allenarsi e prendere le misure in vista della corsa rosa. Questo ruolo di leader mi piace, quindi speriamo di continuare così».

Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo
Giro del Trentino 1998, Stefano Casagranda, Merano
Sulle stesse strade, Stefano Casagranda nel 1998 vinse una tappa al Giro del Trentino, oggi Pellizzari ha dedicato a lui il suo pensiero dopo l’arrivo

L’amore di Giulio

Le ultime parole della conferenza stampa danno il senso del grande cuore e della sensibilità di Giulio Pellizzari, che sulle montagne del Tour of the Alps ha voluto dedicare un pensiero a una figura come quella di Stefano Casagranda, venuto a mancare. Padre della fidanzata Andrea anche lei ciclista alla Be Pink, e figura di riferimento per il marchigiano cresciuto ciclisticamente, e non solo, insieme a lui.

«Ho voluto dedicare questa vittoria a Stefano Casagranda – conclude Pellizzari – che aveva vinto qui nel 1998. Nell’ultimo mese, quando ho saputo che saremmo venuti qui a correre, ho pensato molto a lui. Era da tempo che volevo dedicargli una vittoria, per ringraziarlo di tutto. Anche per aver messo al mondo Andrea, facendomi vivere la più bella storia d’amore possibile».

Prima di Nations Cup, da Fiorin arriva l’unico sorriso

Prima di World Cup, l’unico sorriso arriva da Fiorin

21.04.2026
4 min
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Arrivati in Malesia, i ragazzi della nazionale italiana di ciclismo su pista, impegnati nella doppia trasferta asiatica per la Coppa del mondo, hanno trovato caldo e una forte umidità ad accoglierli. Non il clima ideale per affrontare i tre giorni di gara che scatteranno venerdì. La compressione dell’evento in uno spazio così ristretto penalizza un po’ tutti, costringendo uomini e donne a un surplus quotidiano di impegni.

Una delle volate di Fiorin nella corsa, guidata sempre con grande padronanza
Una delle volate di Fiorin nella corsa, guidata sempre con grande padronanza (foto Instagram)
Una delle volate di Fiorin nella corsa, guidata sempre con grande padronanza
Una delle volate di Fiorin nella corsa, guidata sempre con grande padronanza (foto Instagram)

Una vittoria voluta con forza

Due sessioni di gare al giorno, a Hong Kong la fortuna non ha certamente accompagnato la selezione azzurra, penalizzata soprattutto dalla rovinosa caduta della Guazzini nel primo turno dell’inseguimento a squadre a cui il quartetto era arrivato col miglior tempo di qualificazione. Ma a rischiarare la spedizione italiana è stato Matteo Fiorin, trionfatore nell’eliminazione, una delle prove endurance dove Salvoldi puntava per raccogliere fondamentali punti per il ranking.

Fiorin racconta con entusiasmo quella che è una delle sue prime perle su pista da elite: «Tutto è iniziato dalla qualifica che non è mai semplice. Prima di partire ero un po’ preoccupato, ma alla fine l’ho vinta e questo mi ha permesso di partire primo alla balaustra nella finale. Nell’eliminazione anche la posizione di partenza non è così scontata, ha un peso specifico e quindi da subito sono riuscito a impostare la gara come volevo io».

Il podio finale dell'eliminazione con Fiorin fra Sexton (NZL, 2°) e Havik (NED, 3°)
Il podio finale dell’eliminazione con Fiorin fra Sexton (NZL, 2°) e Havik (NED, 3°)
Il podio finale dell'eliminazione con Fiorin fra Sexton (NZL, 2°) e Havik (NED, 3°)
Il podio finale dell’eliminazione con Fiorin fra Sexton (NZL, 2°) e Havik (NED, 3°)
Qual è stata la volata più difficile?

Circa a metà gara ho rischiato un po’ e mi sono salvato con un colpo di reni. Quella sicuramente è stata la parte più difficile, la più dura invece quando eravamo rimasti in tre, lo sprint che ha eliminato l’olandese.

L’omnium com’è stato? Non è una gara che hai disputato spesso…

Anche lì qualifica con una corsa a punti che non è mai così scontata, perché quando una persona ha fatto abbastanza punti poi magari smette di tirare, si mette dietro e quindi è sempre un po’ un caos nel gruppo. Alla fine sono riuscito a qualificarmi, ma poi la gara è stata difficile perché in due ore e mezza abbiamo fatto tutte e quattro le prove. Non c’era recupero ma si andava a velocità altissime: la tempo race è stata corsa a più di 61 di media.

I complimenti del battuto Sexton a Fiorin. La vittoria azzurra è stata utile per il ranking per i mondiali
I complimenti del battuto Sexton a Fiorin. La vittoria azzurra è stata utile per il ranking per i mondiali
I complimenti del battuto Sexton a Fiorin. La vittoria azzurra è stata utile per il ranking per i mondiali
I complimenti del battuto Sexton a Fiorin. La vittoria azzurra è stata utile per il ranking per i mondiali
Come si è evoluto il torneo?

La prova più dura è stata la corsa a punti finale, anche quella volata a una media assurda, sopra i 58 all’ora di media per 100 giri. Ci ero arrivato abbastanza bene, ero stato 7° nello scratch, 14° nella tempo race e 10° nell’eliminazione. In classifica ero 9°, l’obiettivo era restare nei 10 perché su una gara così lunga, per ora non sono ancora al livello per poter pensare di impensierire i più forti. I primi 50 giri sono andati bene, avevo anche guadagnato un giro, ma da quel momento è diventata una gara di sopravvivenza e ho cercato solo di star lì a ruota il più possibile perché ero in debito di energie, chiudendo 10°.

Il livello generale della competizione ti è sembrato alto?

Sì, era una prova di Coppa del Mondo e molte nazioni avevano e hanno interesse a portare i loro atleti per far punti. Non è il livello di un campionato del mondo, però soprattutto per le gare di gruppo, ho visto un livello qualificato e qui in Malesia si alzerà ancora. Per quanto riguarda le gare che faccio io, quelle endurance, arrivano Svizzera e Belgio. Mentre per il quartetto ci saranno più nazioni, ma le composizioni saranno leggermente meno importanti.

Fra le donne bene la Consonni, quinta nella madison con Fidanza e sesta nell'omnium (foto FCI)
Fra le donne bene la Consonni, quinta nella madison con Fidanza e sesta nell’omnium (foto FCI)
Fra le donne bene la Consonni, quinta nella madison con Fidanza e sesta nell'omnium
Fra le donne bene la Consonni, quinta nella madison con Fidanza e sesta nell’omnium (foto FCI)
Tu che impegni avrai adesso in Malesia?

Come a Hong Kong dovrei farle tutte e tre (eliminazione, omnium e madison), ma a Hong Kong dopo l’omnium mi sentivo troppo stanco per fare una Madison di 100 giri di qualifica e la finale di 200. Quindi ho chiesto a Salvoldi di farmela saltare. Qui penso di correre l’eliminazione e poi decideremo se fare sia omnium che madison oppure solo quest’ultima con uno tra Galli e Lamon.

Vittoria a parte, qual è la condizione di Fiorin?

Nell’ultimo mese prima di partire, su strada mi sentivo bene, venivo da due vittorie e un secondo posto. Poi c’è un fattore che mi dà forza: questo è l’ultimo impegno, l’ultimo obiettivo della prima parte di stagione. Poi staccherò una settimana e faremo il punto per il resto della stagione.

Chantal Pegolo è nata il 20 febbraio 2007 ed è al primo anno elite. Corre nella Isolmant-Premac-Vittoria (foto Ossola)

I primi mesi da “grande”: Pegolo racconta crescita, vittoria e obiettivi

21.04.2026
5 min
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Quella di non passare subito nel WorldTour è stata una scelta che aveva accettato subito senza esitazioni. Il percorso di Chantal Pegolo verso la massima categoria, dove la attende la Lidl-Trek, si sta formando attraverso il prestito alla Isolmant-Premac-Vittoria, ma come sono stati i suoi primi mesi da elite col numero sulla schiena? Ci ha risposto proprio la 19enne di Pasiano di Pordenone, che intanto l’11 aprile ha conquistato la vittoria assoluta al Giro della Castellania, la gara open sul Lago d’Orta.

«Ho rotto il ghiaccio – racconta Pegolo, nella foto Ossola in apertura – in una delle prime gare open. Sono contenta di quel successo giunto su un tracciato molto impegnativo e con un arrivo in salita duro, però adatto alle mie caratteristiche. Venivo da diverse gare fatte in mezzo alle pro’ e probabilmente a Pettenasco ho raccolto subito qualche frutto di questo inizio di stagione».

L'11 aprile Pegolo ha vinto il Giro della Castellania, gara open, davanti a Reghini e Giuliani (foto Ossola)
L’11 aprile Pegolo ha vinto il Giro della Castellania, gara open, davanti a Reghini e Giuliani (foto Ossola)
L'11 aprile Pegolo ha vinto il Giro della Castellania, gara open, davanti a Reghini e Giuliani (foto Ossola)
L’11 aprile Pegolo ha vinto il Giro della Castellania, gara open, davanti a Reghini e Giuliani (foto Ossola)
Qual è stato l’impatto proprio nelle corse in mezzo alle grandi?

Ho disputato quattro gare, di cui due WorldTour come Trofeo Binda e Sanremo Women. Tutte quante sono state belle batoste, ma ero pronta psicologicamente. In tanti mi avevano detto di non aspettarmi nulla, se non di fare tanta fatica. La migliore gara che ho fatto è stata il Giro dell’Appennino Donne, dove sono risultata la miglior giovane andando ad indossare anche la maglia della speciale classifica della Coppa Italia delle Regioni.

E che indicazioni ti hanno dato queste gare?

Sicuramente ho fatto tanta esperienza e incamerato anche tanto ritmo. Mi sono resa conto che mi manca ancora il fondo e tutto ciò che ne consegue. Penso sia normale perché fino a pochi mesi fa facevo gare in media di 80 chilometri, mentre ora ne faccio 150 o con 2.500 metri di dislivello. Sono serena perché ho tutto il tempo per prendere sempre più confidenza e misure con le gare elite.

Giovanni Fidanza per Pegolo è un ottimo tecnico, sempre pronto a darle consigli e spiegarle tattiche di gara (foto Ossola)
Giovanni Fidanza per Pegolo è un ottimo tecnico, sempre pronto a darle consigli e spiegarle tattiche di gara (foto Ossola)
Giovanni Fidanza per Pegolo è un ottimo tecnico, sempre pronto a darle consigli e spiegarle tattiche di gara (foto Ossola)
Giovanni Fidanza per Pegolo è un ottimo tecnico, sempre pronto a darle consigli e spiegarle tattiche di gara (foto Ossola)
Vedendoti al Giro della Castellania ci sei sembrata più tirata del solito. E’ solo una nostra impressione o stai seguendo un regime alimentare particolare?

No, forse mi avete vista così solo perché mi sto allenando un po’ di più rispetto all’anno scorso visto che posso gestire meglio il mio tempo. Però devo dire la verità che forse dovrei prendere qualche chilo di muscolo e potenza (dice ridendo, ndr). Da qualche settimana sono seguita dalla nutrizionista Erica Lombardi. Ho deciso di affidarmi a lei soprattutto per imparare ad alimentami in gara, perché sapevo di essere carente su quell’aspetto. E sto già imparando molto, è bravissima nello spiegarmi come fare.

Dicevi che ora puoi allenarti di più. Anche per te come per molte tue colleghe è legato alla scuola?

Esatto, sono stata quasi costretta a scegliere le lezioni on line. Frequentavo un liceo scientifico-sportivo a Maniago, che dista quasi un’ora da casa mia. Già da junior facevo fatica a far conciliare tutto, ma visto che quest’anno avrò la maturità, i miei professori non mi hanno concesso di sfruttare il progetto studenti-atleti di alto livello nonostante la mia buona media voti. Tuttavia mi hanno dato la possibilità di seguire le lezioni videoregistrate nel pomeriggio dopo l’allenamento.

Pegolo al Giro dell'Appennino Donne è risultata la miglior giovane, andando in testa alla speciale classifica della Coppa Italia delle Regioni
Pegolo al Giro dell’Appennino Donne è risultata la miglior giovane, andando in testa alla speciale classifica della Coppa Italia delle Regioni
Pegolo al Giro dell'Appennino Donne è risultata la miglior giovane, andando in testa alla speciale classifica della Coppa Italia delle Regioni
Pegolo al Giro dell’Appennino Donne è risultata la miglior giovane, andando in testa alla speciale classifica della Coppa Italia delle Regioni
Sappiamo che la tua preparazione è curata dalla Lidl-Trek. Come funziona il programma con loro?

Questo è il secondo anno che sono seguita da Luca Quinti, preparatore della Cofidis con cui mi trovo bene e sto crescendo. I tecnici della Lidl-Trek controllano i miei allenamenti attraverso le varie piattaforme e si confrontano con Luca, che conosco già visto che è anche l’allenatore di Simone Consonni. Di conseguenza, naturalmente, si rapportano anche con Giovanni Fidanza (team manager della Isolmant, ndr).

Come ti trovi con lui e nella Isolmant?

Mi sono inserita benissimo in squadra, siamo un bel gruppo. Ho davvero ottime compagne, che mi hanno aiutata a vincere la gara open. Alcune di loro le ho conosciute nel giro della nazionale. Poi Giovanni è un tecnico bravissimo, con una grande esperienza in generale e con le giovani. Mi piace molto perché mi sta insegnando tante cose, spiegandomele sempre in modo semplice ed esaustivo.

A proposito di nazionale, Chantal Pegolo si dividerà sempre tra pista e strada?

Finora in pista ho svolto solo allenamenti, ho ripreso solo da un mese. Devo ritrovare un po’ di esplosività, ma credo che ci sia tempo per intensificare le sedute. Così come c’è tempo per pensare agli impegni su strada per guadagnarmi le convocazioni. Con Marco Velo c’è un bel rapporto e ci sentiamo spesso. Uguale anche con Marta (la vice Bastianelli, ndr) che ha conosciuto anche la mia famiglia. Lei è anche la responsabile delle Fiamme Azzurre, in cui sono entrata lo scorso autunno, ed è un grande riferimento per me.

Hai già messo qualche evento nel mirino?

Certo, cercando di fare il meglio possibile ovunque. Correrò il Liberazione che ha un percorso nervoso proprio come piace a me e so che ci sarà un livello medio-alto, quindi punto a fare un bel risultato. Correrò il Giro d’Italia Women e sono già emozionata vedendomi fare esperienza in mezzo alle big mondiali. Mi piacerebbe fare bene il campionato italiano U23 anche se correndo con le elite non è semplice. E come dicevo prima, vorrei guadagnarmi le chiamate azzurre per europeo e mondiale.

Strade Bianche 2026, salita di Santa Caterina, Paul Seixas

Freccia Vallone: senza Remco e Tadej, via libera per Seixas?

21.04.2026
5 min
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Come è andata e come andrà. La Freccia Vallone si correrà domani e dovrà eleggere il successore di Tadej Pogacar, che l’ha tolta dalla sua lista dei desideri, preferendo concentrarsi sulla Liegi di domenica. E come era prevedibile dopo le parole post vittoria dell’Amstel, anche Remco Evenepoel ha scelto di saltare la corsa di Huy per giocarsi tutto nella Doyenne.

Se c’è uno più forte che non corre per arrivare fresco agli appuntamenti, perché uno che fatica per tenergli le ruote dovrebbe arrivarci ancora più stanco? In questo effetto domino, chi sembra farsene un baffo è Paul Seixas, che dopo aver vinto i Paesi Baschi, rischia seriamente di portarsi a casa un bel bottino, agganciandosi idealmente al tris francese di Alaphilppe (2018-19-21).

Amstel Gold Race 2026, Remco Evenepoel
Dopo la vittoria dell’Amstel Gold Race, Evenepoel aveva lasciato intuire che la Freccia Vallone fosse per lui a rischio
Amstel Gold Race 2026, Remco Evenepoel
Dopo la vittoria dell’Amstel Gold Race, Evenepoel aveva lasciato intuire che la Freccia Vallone fosse per lui a rischio

Il via da Herstal

Per la novantesima edizione, la Freccia Vallone partirà da Herstal, borgo sulle colline di Liegi e sede del Post Hotel, da sempre uno dei più rinomati hotel utilizzati dalle squadre per il soggiorno ardennese.

Il percorso prevede 209 chilometri fino al Muro dHuy, con diverse salite lungo il percorso. Nomi forse poco noti, che però metteranno il dislivello giusto perché il Muro d’Huy diventi il solito giudice implacabile. La Cote de Trasenster e la Cote des Forges, seguite dal circuito di 37 chilometri da ripetere per due volte e mezza intorno a Huy, lungo il quale i corridori dovranno affrontare la Cote d’Ereffe, la Cherave e infine il celebre Muro di Huy: 1.400 metri con una pendenza media del 9,7 per cento e massima del 22 per cento. Inutile dire che anche il posizionamento giocherà un ruolo importantissimo.

Su quella rampa e le sua doppia curva ci saranno tutti i tifosi del Belgio. Tanti sono andati a scattare foto già da ieri pomeriggio, alcuni aspetteranno stamattina. Poi i corridori si rintaneranno negli hotel preparandosi per la sfida. E domani la salita sarà il solito crogiuolo di profumi. Piccole grigliate nel poco spazio sulla salita, una prateria di carne ai ferri nello spazio in cima. Tanta birra, ma proprio tanta. E il gusto di una festa paesana con una corsa nel mezzo.

Muro d'Huy
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e si confondono con i corridori, in un mix di odori e voci
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e si confondono con i corridori, in un mix di odori e voci

La bordata di Pogacar

Come è andata, si diceva. Lo scorso anno a 7 chilometri dall’arrivo la UAE Emirates prese in mano la corsa. Prima accelerò Christen, che provocò la prima selezione, cui sopravvissero Evenepoel, ovviamente Pogacar, Healy, Benoot e pochi altri, mentre il giovane belga più atteso – Thibau Nys, che veniva dalla vittoria al GP Indurain e dal 12° posto all’Amstel – perse terreno, chiudendo all’ottavo posto.

Se qualcuno degli atleti più esplosivi, come Evenepoel, sperava che la pendenza fosse un deterrente per Pogacar, rimase davvero molto male. Quando Tadej attaccò dalla base del Mur de Huy, nessuno riuscì a seguirlo. Evenepoel fu costretto a cedere e chiuse al nono posto, evitando un duello diretto. Il podio venne completato da Vauquelin e Pidcock, con il campione del mondo a centrare per la seconda volta quel traguardo.

Rebellin ha vinto l'ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poso sarà 3° alla Liegi di Schleck
E’ il 22 aprile 2009, quando Rebellin vince la Freccia per la terza volta. Corre per Gianni Savio: entrambi amici che ora non ci sono più
Rebellin ha vinto l'ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poso sarà 3° alla Liegi di Schleck
E’ il 22 aprile 2009, quando Rebellin vince la Freccia per la terza volta. Corre per Gianni Savio: entrambi amici che ora non ci sono più

La Freccia tricolore

La Freccia Vallone è stata per cinque volte amica di Valverde, che ne detiene il record, ma ha sorriso spesso anche agli italiani, anche se per vedere l’ultima vittoria tricolore bisogna risalire al 2009: anno della terza vittoria di Rebellin. Negli anni precedenti, quelli più recenti, vittorie anche per Di Luca, Casagrande, Bartoli, tre volte Argentin e poi Fondriest.

Domani la compagine dei nostri non sarà sarà troppo numerosa, ma propone diversi motivi di interesse. Per Ciccone, fresco di altura (se effettivamente ci sarà). Busatto, per la prima volta leader: da lui ci si aspetta un segnale che parli di futuro. Per Scaroni affiancato da Ulissi: l’allievo e il maestro. E magari anche il terzetto Jayco-AlUla composta da Vendrame, Covi e De Pretto.

Freccia Vallone femminile 2025, Puck Pieterse
Nel 2025, l’allungo imperioso di Puck Pieterse ha sfilato la Freccia Vallone dalla mani di Vollering che già pregustava la vittoria
Freccia Vallone femminile 2025, Puck Pieterse
Nel 2025, l’allungo imperioso di Puck Pieterse ha sfilato la Freccia Vallone dalla mani di Vollering che già pregustava la vittoria

Prima le donne

Ci saranno ovviamente anche le donne, che correranno per 148 chilometri, con partenza e arrivo a Huy. Il loro percorso è diverso da quello degli uomini, a eccezione del giro di Huy che è identico. Dopo la partenza infatti, le ragazze seguiranno il corso della Mosa, faranno nell’ordine la Cote de Bohissau, quella de Courriere e la Cote de Durnal prima di immettersi nel circuito di Huy.

Lo scorso anno finì che Puck Pieterse sferrò un attacco così violento sul Muro d’Huy che anche la più titolata Demi Vollering fu costretta a inchinarsi.

La vittoria alla Freccia e la forza con cui ha battuto la Van Vleuten sul Muro d'Huy sono l'highlight del 2022
Era il 2022 l’ultima volta che un’italiana ha vinto la Freccia Vallone: nel 2022 la firma di Marta Cavalli
Era il 2022 l’ultima volta che un’italiana ha vinto la Freccia Vallone: nel 2022 la firma di Marta Cavalli

Luperini, Cavalli e stop

Tra le favorite va inserita a buon diritto Kasia Niewiadoma, vincitrice due anni fa, ma anche la stessa Vollering, l’iridata Vallieres, la vincitrice uscente Puck Pieterse e Van der Breggen che nella prima parte di carriera la Freccia l’ha vinta per sette volte.

Nell’arco delle 26 edizioni, l’Italia si è imposta per tre volte con Fabiana Luperini (che vinse al primo anno in cui fu disputata). E poi, dopo la sua ultima vittoria del 2002, per trovare un altro cognome italiano nell’albo d’oro c’è da risalire al 2022 di Marta Cavalli: tanto forte quanto sfortunata e fragile. Dal suo ritiro, nessuna delle azzurre ha ancora dato prova di poterla vincere. Nelle ultime cinque edizioni, per tre volte è stata terza Elisa Longo Borghini (assente mercoledì) e una volta Gaia Realini.