Il periodo delle feste, per Matteo Fiorin è stato abbastanza impegnativo, perché agli obblighi familiari (naturalmente piacevoli) ha dovuto abbinare non solo gli allenamenti, ma anche il prosieguo dell’attività su pista. Per lui non è una grande novità dedicare l’inverno alle corse, visto il suo passato nel ciclocross, ma questa volta le gare, immediatamente precedenti il Natale, avevano una particolare importanza e soprattutto hanno portato un bottino corposo.


Fiorin è stato impegnato in Slovenia, al GP di Novo Mesto, una prova del calendario UCI utilissima per raccogliere punti per il ranking e in due giorni ha portato a casa qualcosa come 3 vittorie: «Il primo giorno abbiamo corso l’omnium, il secondo giorno abbiamo fatto le gare singole, quindi scratch, eliminazione, corsa a punti e infine la Madison. Io ho vinto le prime due e la madison con Niccolò Galli, ma ciò non ha lenito la rabbia per aver perso l’omnium all’ultima volata».
Che partecipazione c’era?
Era una prova di classe 2, ma molti hanno fatto il mio stesso ragionamento e si sono presentati al via per raccogliere punti. Ad esempio Zak Erzen, lo sloveno della Bahrain Victorious, ma quello che stava meglio era un danese, Matias Malmberg che mi ha battuto nella prova decisiva dell’omnium. Sinceramente non lo conoscevo, ma si vedeva che era quello con più condizione, quello da battere. Poi essendo dicembre, ovviamente la forma varia molto da persona a persona.


A prescindere dai risultati, come ti sei trovato, in che condizioni eri?
Sicuramente avendo iniziato ad allenarmi presto, considerato l’infortunio dalla clavicola che ho avuto a settembre, andavo lì per ottenere qualche risultato. Avevo già gareggiato la settimana prima a Grenchen, in Svizzera, dove il livello era molto più alto, ma anche lì mi sono trovato bene, soprattutto confrontandomi con lo stesso periodo dell’anno scorso e quindi per questo sono molto felice. Poi ovviamente quello che conta secondo me in questo momento non è tanto il risultato, ma vedere che rispetto al 2024 sono migliorato tanto.
Pensi che sia un miglioramento dettato dalla tua maturazione fisica, prima ancora che di età o tecnica?
Diciamo che è quello che spero. Per esempio, nella corsa a punti dell’Omnium e nelle corse a punti singole io ho sempre fatto molta fatica, invece queste due settimane sono state un punto di partenza molto buono.


L’inizio dell’anno vedrà le due specialità procedere un po’ di pari passo, perché inizieranno subito le prime gare su strada, ma tu chiaramente hai come obiettivo gli europei su pista a febbraio. Come ti regolerai allora?
Di sicuro, come ho sempre detto, la pista deve fare parte della mia programmazione settimanale, anche per una questione di caratteristiche mie personali. Io da prima di Grenken sono tornato a casa proprio per Natale, sono sempre stato in pista, quindi mi ci sto dedicando molto e il trend sarà questo fino a febbraio, sperando di ricavarmi il mio posto se Dino (Salvoldi, ndr) mi riterrà all’altezza.
Sarà una stagione su pista anche piuttosto lunga e impegnativa, perché di impegni non è che ce ne sono pochi...
Esatto, infatti vedremo un po’ come si evolverà la situazione. Il calendario è ricco con tre prove di Nations Cup e soprattutto con l’avvicinarsi del periodo di qualificazione olimpica. Non sono ancora sicuro delle tappe che farò, ma l’intenzione del cittì è farmi fare esperienza, quindi vedremo passo passo le tappe che faranno parte del mio cammino.


Nel periodo delle Feste sono usciti i criteri di qualificazione per il ciclismo su pista per Los Angeles 2028. Avete avuto modo di parlarne con il cittì?
Da quello che ho capito verrà Viviani a spiegarci un po’ il tutto. Ovviamente di sicuro l’obiettivo rimane far bene in tutte le corse che facciamo, per guadagnare punti e soprattutto posizioni nel ranking.
Con Viviani hai avuto occasione di allenarti insieme, come lo vedi adesso in questo ruolo di fratello maggiore e anche di capo di tutta la struttura tecnica?
Non ho avuto molto modo di frequentarlo perché prima di Santiago del Cile, io ero infortunato, quindi non sono venuto in pista. Posso parlare più da fan che da compagno di squadra, perché mi ricordo benissimo quando vinse l’oro a Rio, ho seguito tutte le prove davanti alla televisione mentre ero al mare e ho goduto per il suo successo, è stato d’ispirazione. Per quanto riguarda il suo ruolo, vedremo, ma penso che abbia tutte le carte in tavola per fare un ottimo lavoro.


E’ il momento anche di fare i propri buoni propositi per la nuova stagione e i propri desideri. Che cosa hai tu sul piatto?
Di sicuro il primo obiettivo è correre l’europeo su pista e poi vediamo man mano come si sviluppa la stagione. Riuscire a far bene nelle eventuali prova di Coppa del mondo che andrò a correre. Per quanto riguarda la strada, non ho ancora un calendario preciso, ma l’obiettivo è di far bene anche lì. Soprattutto perché come ho sempre detto, la pista aiuta per la strada e la strada aiuta per la pista.