Come è andata e come andrà. La Freccia Vallone si correrà domani e dovrà eleggere il successore di Tadej Pogacar, che l’ha tolta dalla sua lista dei desideri, preferendo concentrarsi sulla Liegi di domenica. E come era prevedibile dopo le parole post vittoria dell’Amstel, anche Remco Evenepoel ha scelto di saltare la corsa di Huy per giocarsi tutto nella Doyenne.
Se c’è uno più forte che non corre per arrivare fresco agli appuntamenti, perché uno che fatica per tenergli le ruote dovrebbe arrivarci ancora più stanco? In questo effetto domino, chi sembra farsene un baffo è Paul Seixas, che dopo aver vinto i Paesi Baschi, rischia seriamente di portarsi a casa un bel bottino, agganciandosi idealmente al tris francese di Alaphilppe (2018-19-21).


Il via da Herstal
Per la novantesima edizione, la Freccia Vallone partirà da Herstal, borgo sulle colline di Liegi e sede del Post Hotel, da sempre uno dei più rinomati hotel utilizzati dalle squadre per il soggiorno ardennese.
Il percorso prevede 209 chilometri fino al Muro d‘Huy, con diverse salite lungo il percorso. Nomi forse poco noti, che però metteranno il dislivello giusto perché il Muro d’Huy diventi il solito giudice implacabile. La Cote de Trasenster e la Cote des Forges, seguite dal circuito di 37 chilometri da ripetere per due volte e mezza intorno a Huy, lungo il quale i corridori dovranno affrontare la Cote d’Ereffe, la Cherave e infine il celebre Muro di Huy: 1.400 metri con una pendenza media del 9,7 per cento e massima del 22 per cento. Inutile dire che anche il posizionamento giocherà un ruolo importantissimo.
Su quella rampa e le sua doppia curva ci saranno tutti i tifosi del Belgio. Tanti sono andati a scattare foto già da ieri pomeriggio, alcuni aspetteranno stamattina. Poi i corridori si rintaneranno negli hotel preparandosi per la sfida. E domani la salita sarà il solito crogiuolo di profumi. Piccole grigliate nel poco spazio sulla salita, una prateria di carne ai ferri nello spazio in cima. Tanta birra, ma proprio tanta. E il gusto di una festa paesana con una corsa nel mezzo.


La bordata di Pogacar
Come è andata, si diceva. Lo scorso anno a 7 chilometri dall’arrivo la UAE Emirates prese in mano la corsa. Prima accelerò Christen, che provocò la prima selezione, cui sopravvissero Evenepoel, ovviamente Pogacar, Healy, Benoot e pochi altri, mentre il giovane belga più atteso – Thibau Nys, che veniva dalla vittoria al GP Indurain e dal 12° posto all’Amstel – perse terreno, chiudendo all’ottavo posto.
Se qualcuno degli atleti più esplosivi, come Evenepoel, sperava che la pendenza fosse un deterrente per Pogacar, rimase davvero molto male. Quando Tadej attaccò dalla base del Mur de Huy, nessuno riuscì a seguirlo. Evenepoel fu costretto a cedere e chiuse al nono posto, evitando un duello diretto. Il podio venne completato da Vauquelin e Pidcock, con il campione del mondo a centrare per la seconda volta quel traguardo.


La Freccia tricolore
La Freccia Vallone è stata per cinque volte amica di Valverde, che ne detiene il record, ma ha sorriso spesso anche agli italiani, anche se per vedere l’ultima vittoria tricolore bisogna risalire al 2009: anno della terza vittoria di Rebellin. Negli anni precedenti, quelli più recenti, vittorie anche per Di Luca, Casagrande, Bartoli, tre volte Argentin e poi Fondriest.
Domani la compagine dei nostri non sarà sarà troppo numerosa, ma propone diversi motivi di interesse. Per Ciccone, fresco di altura. Busatto, per la prima volta leader: da lui ci si aspetta un segnale che parli di futuro. Per Scaroni affiancato da Ulissi: l’allievo e il maestro. E magari anche il terzetto Jayco-AlUla composta da Vendrame, Covi e De Pretto.


Prima le donne
Ci saranno ovviamente anche le donne, che correranno per 148 chilometri, con partenza e arrivo a Huy. Il loro percorso è diverso da quello degli uomini, a eccezione del giro di Huy che è identico. Dopo la partenza infatti, le ragazze seguiranno il corso della Mosa, faranno nell’ordine la Cote de Bohissau, quella de Courriere e la Cote de Durnal prima di immettersi nel circuito di Huy.
Lo scorso anno finì che Puck Pieterse sferrò un attacco così violento sul Muro d’Huy che anche la più titolata Demi Vollering fu costretta a inchinarsi.


Luperini, Cavalli e stop
Tra le favorite va inserita a buon diritto Kasia Niewiadoma, vincitrice due anni fa, ma anche la stessa Vollering, l’iridata Vallieres, la vincitrice uscente Puck Pieterse e Van der Breggen che nella prima parte di carriera la Freccia l’ha vinta per sette volte.
Nell’arco delle 26 edizioni, l’Italia si è imposta per tre volte con Fabiana Luperini (che vinse al primo anno in cui fu disputata). E poi, dopo la sua ultima vittoria del 2002, per trovare un altro cognome italiano nell’albo d’oro c’è da risalire al 2022 di Marta Cavalli: tanto forte quanto sfortunata e fragile. Dal suo ritiro, nessuna delle azzurre ha ancora dato prova di poterla vincere. Nelle ultime cinque edizioni, per tre volte è stata terza Elisa Longo Borghini (assente mercoledì) e una volta Gaia Realini.