Le tigri della Malesia: la prima volta del team sprint

Le tigri della Malesia: la prima volta del team sprint

25.04.2026
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Mentre Pellizzari conquistava il Tour of the Alps, in una di quelle straordinarie coincidenze temporali che caratterizzano lo sport italiano, dall’altra parte del mondo veniva scritta una pagina storica per la pista azzurra, riallacciandosi idealmente a fasti che risalgono a oltre mezzo secolo fa. La velocità italiana è tornata protagonista nel mondo, conquistando per la prima volta la vittoria in una tappa di World Cup nel team sprint a Nilai in Malesia (foto di apertura UCI).

Apprendendo la notizia tornavano in mente le promesse frammiste a perplessità che circondarono l’approdo di Ivan Quaranta alla guida di un settore che non esisteva più, da tanti anni. L’ex velocista rivale di tante volate di Cipollini si è rimboccato le maniche ed è partito da dei ragazzi, che ora stanno diventando uomini (e donne) e stanno crescendo. Ogni vittoria è una tappa e anche Quaranta, al di là dell’ebbrezza per la gioia che traspare dalle sue parole assonnate (tra riunioni tecniche e festeggiamenti si sono fatte le ore piccole), guarda già avanti.

La vittoria in Malesia per Quaranta è una tappa, importante, nel cammino verso il podio olimpico
La vittoria in Malesia per Quaranta è una tappa, importante, nel cammino verso il podio olimpico
La vittoria in Malesia per Quaranta è una tappa, importante, nel cammino verso il podio olimpico
La vittoria in Malesia per Quaranta è una tappa, importante, nel cammino verso il podio olimpico

Un torneo vissuto col batticuore

Questo è il suo racconto di un giorno destinato a restare scolpito nella memoria: «Abbiamo iniziato quarti in qualifica, ma l’avevamo sfruttata per tarare un po’ i rapporti per il primo turno anche perché questa formazione in gara, con Minuta, Napolitano e Predomo nell’ordine era la prima volta che la provavamo. L’abbiamo vista tante volte in allenamento, ma in gara è un’altra cosa. Eravamo a un decimo dalla Cina, a mezzo secondo da Francia e Olanda.

«Nel turno un pizzico di fortuna l’abbiamo avuta perché l’Olanda ha vinto, ma con un tempo peggiore del nostro perché il terzo si è staccato. Anche il terzo francese è andato male così abbiamo superato i transalpini per un centesimo. Per un soffio ci siamo guadagnati la finale per il primo e secondo posto contro la Cina, che comunque è sempre un osso duro».

La finale vedeva il terzetto cinese come favorito: «Sono venuti qua per far bene, le donne avevano vinto, qua in Asia comunque siamo a casa loro. Minuta nella prima frazione ha fatto 17”2, secondo tempo di giornata, ma nel secondo giro a Napolitano è scivolata la gomma perché si stavano toccando tra primo e secondo e quindi ha fatto un tempo peggiore rispetto a quello del primo turno.

L'emozione palpabile davanti ai microfoni internazionali. Da sinistra Minuta e Predomo (foto Eurosport)
L’emozione davanti ai microfoni in Malesia. Da sinistra Minuta, Napolitano e Predomo (foto Eurosport)
L'emozione palpabile davanti ai microfoni internazionali. Da sinistra Minuta e Predomo (foto Eurosport)
L’emozione davanti ai microfoni in Malesia. Da sinistra Napolitano e Predomo (foto Eurosport)

Una vittoria di tecnica e di carattere

«Per fortuna più o meno la stessa cosa è successa alla Cina, quindi dopo il secondo frazionista eravamo quasi alla pari e Predomo ha fatto una chiusura da 12”5 sufficiente per vincere. Non sono tempi di altissimo livello perché la pista malese è lenta, ma qui contava il risultato».

Un aspetto sul quale Quaranta mette l’accento è il saper superare le difficoltà, la vittoria è arrivata probabilmente da lì: «Napolitano non si è scoraggiato, anzi si è “incarognito” ancora di più, ha insistito e non riuscendo a chiudere sul primo, ha comunque lanciato forte Predomo, significa che ci ha creduto sempre».

Come l’hanno presa i ragazzi, si sono resi conto di quello che avevano fatto? «Secondo me no, non hanno capito cosa significa aver vinto in Coppa del Mondo soprattutto ora, visto che a ottobre inizia la qualifica olimpica. Ho subito detto loro che questa medaglia ce la siamo meritata tutti, pensando a un lavoro che inizia da lontano. Questi sono tre ragazzi che sono nati con noi e li abbiamo proprio fatti crescere. Che hanno sacrificato tutto per questo percorso che è ancora lontano dal finire».

Per Minuta come per gli altri una vittoria che ha profondi significati: mai l'Italia aveva vinto nel team sprint assoluto (foto Instagram)
Per Minuta come per gli altri una vittoria che ha profondi significati: mai l’Italia aveva vinto nel team sprint assoluto (foto Instagram)
Per Minuta come per gli altri una vittoria che ha profondi significati: mai l'Italia aveva vinto nel team sprint assoluto (foto Instagram)
Per Minuta come per gli altri una vittoria che ha profondi significati: mai l’Italia aveva vinto nel team sprint assoluto (foto Instagram)

Un gruppo coeso

La vittoria ha subito avuto molto risalto anche su media che solitamente non considerano il ciclismo su pista: «Questo mi fa particolarmente piacere perché è dura competere con questi colossi, Paesi dove c’è una cultura totalmente diversa per quanto riguarda la disciplina della velocità e averli messi alle spalle ha un peso. Io ambivo a giocarmi una finale per il terzo e quarto e speravo di vincerla, ma i ragazzi sono andati oltre».

Cosa hai pensato quando Predomo ha tagliato il traguardo? «Io ho provato un immenso piacere, perché poi con questi ragazzi ci vivo 6 giorni su 7 a Montichiari, siamo proprio una squadra, una famiglia, condividiamo i momenti belli e brutti, anche quello che la vita ci mette davanti: le litigate con la morosa o qualche screzio fra i ragazzi, perché è vita vera e tutto serve per arrivare a questi momenti che ripagano di tutto. Proprio il vivere insieme sono convinto che sia la nostra forza. E’ un altro tassello che mettiamo nel nostro percorso».

La prima giornata in Malesia ha portato anche i bronzi nel quartetto maschile e di Fiorin nell'eliminazione (foto UCI)
La prima giornata in Malesia ha portato anche i bronzi nel quartetto maschile e di Fiorin nell’eliminazione (foto UCI)
La prima giornata in Malesia ha portato anche i bronzi nel quartetto maschile e di Fiorin nell'eliminazione (foto UCI)
La prima giornata in Malesia ha portato anche i bronzi nel quartetto maschile e di Fiorin nell’eliminazione (foto UCI)

Una storia ancora da scrivere

Quaranta però guarda già avanti, è come se la grande gioia sia parte del passato: «Non dobbiamo fermarci perché io questi ragazzi li voglio portare a vincere una medaglia olimpica, se non sarà a Los Angeles sarà quella dopo. Ricordo sempre che questi ragazzi sono più giovani di tutti gli altri, due sono ancora due under 23  e stiamo già ottenendo dei buoni risultati, a volte impensabili».

Ora bisogna essere bravi e saperla assimilare, questa vittoria: «In questo sono tranquillo: sappiamo tutti che non siamo i più forti, perché comunque ci sono nazioni come la Gran Bretagna, che qua non c’era, come l’Australia che qua non c’era, perché bisogna essere anche consapevoli delle armi che si hanno in mano. Ma ho dalla mia ragazzi che non si accontentano. Abbiamo dimostrato che appena ai “big” qualcosa non funziona, noi ci siamo, pronti ad approfittarne: se si incantano noi li infiliamo…».

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe, vince la tappa 5

Pellizzari impresa da leader al TotA, 13 anni dopo Nibali

24.04.2026
5 min
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BOLZANO (BZ) – Un attacco portato a fondo, nel quale Giulio Pellizzari ha spinto con tutto il corpo. Le spalle che ondeggiavano e la catena d’oro al collo che brillava sotto i raggi del sole. L’azione con la quale lo scalatore della Red Bull-BORA-hansgrohe ha staccato tutti di ruota ha fatto capire che quando la strada sale Giulio Pellizzari si esalta. Il marchigiano ha vinto l’ultima tappa con arrivo a Bolzano nel modo in cui ogni scalatore sogna, alzando le braccia al cielo: facendo la differenza in salita e arrivando da solo. 

«Nel momento in cui ho aperto il gap in salita ho spinto ancora di più – dice Pellizzari alle spalle del podio – ma sapevo che sarebbe stato sul falsopiano che avrei potuto creare il vero vantaggio. Come detto ieri, sapevamo di avere davanti una tappa dura, dove gli abbuoni sarebbero stati importanti. Ma nella mia testa c’era solamente l’idea di togliermi tutti di ruota e arrivare da solo». 

Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Il podio del Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari vince davanti ad Egan Bernal e Thymen Arensman
Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Il podio del Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari vince davanti ad Egan Bernal e Thymen Arensman

Da Nibali a Pellizzari

Tredici anni dopo Vincenzo Nibali il Tour of the Alps, che nel 2013 si chiamava ancora Giro del Trentino, torna ad avere un padrone italiano. Un’investitura importante per Giulio Pellizzari che ora può guardare al Giro d’Italia con l’ambizione dei grandi. 

«Siamo arrivati qua con l’obiettivo di allenarci sulle salite lunghe – racconta ancora Pellizzari, questa volta nella sala stampa – e di capire un po’ cosa mi mancasse. All’inizio del Tour of the Alps non avevo tutta questa fiducia, che invece è cresciuta giorno dopo giorno. Oggi volevo vincere per la squadra, hanno fatto un lavoro immenso per me. Una prestazione del genere mi dà tanta fiducia in vista del Giro, credo che ora possiamo riposarci un attimo e pensarci con maggiore fiducia. Abbiamo dimostrato di essere una squadra forte e pronta a giocarci qualcosa di bello». 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Thymen Arensman, Egan Bernal
Il momento dell’attacco di Pellizzari, Arensman e Bernal non riescono a seguire il suo ritmo
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Thymen Arensman, Egan Bernal
Il momento dell’attacco di Pellizzari, Arensman e Bernal non riescono a seguire il suo ritmo
Hai vinto la prima corsa a tappe in carriera, cosa provi in questo momento?

Beh, finalmente! Diciamo che sono sempre state le mie corse preferite. Vincerne una è qualcosa di fantastico, soprattutto farlo qui nella corsa perfetta per gli scalatori. Guardando agli ultimi vincitori posso solo dire che spero sia un buon segno. 

E’ stata la prima volta in cui hai dovuto difendere la maglia di leader, c’è qualcosa che hai imparato in questi giorni?

Oggi invece non avevo scelta, dovevo portare a casa il risultato. E’ questa la differenza sostanziale, in questo Tour of the Alps credo di aver capito che cosa significa essere leader, soprattutto quando hai una squadra formidabile che lavora per te. Non ti puoi permettere semplicemente di dire: «Non ce la faccio». Bisogna farcela, perché vedere quello che i miei compagni hanno fatto per me è pazzesco e quindi devi contraccambiare. 

Giulio Pellizzari, Giovanni Aleotti, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giovanni Aleotti è uno dei riferimenti per Pellizzari all’interno della Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari, Giovanni Aleotti, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giovanni Aleotti è uno dei riferimenti per Pellizzari all’interno della Red Bull-BORA-hansgrohe
La prima scalata al Montoppio l’hai presa dietro, come mai?

E’ una questione di caratteristiche fisiche, diciamo che soffro un po’ gli sforzi brevi e anche quando si prendono le salite forte come abbiamo fatto oggi. Credo però sia un punto di forza, perché nel momento in cui gli avversari non mi vedono poi spingono a fondo pensando di mettermi in difficoltà. Ma così non è, torno sempre sotto. 

Aleotti è stato un grande sostegno per te oggi, con un’azione davvero importante che poi ti ha lanciato…

Lo devo ringraziare molto, ha dimostrato che corridore è, ma penso non sia ancora nella sua miglior versione. Ricordo il Giro del 2024 quando lavorò per Martinez, lì era davvero fortissimo. In questi anni è diventato il mio fedele compagno, mi aiuta molto, soprattutto di testa e oggi è stato davvero formidabile. 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari in azione in salita, lo scalatore della Red Bull-BORA è parso in ottima forma
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, Red Bull-BORA-hansgrohe
Giulio Pellizzari in azione in salita, lo scalatore della Red Bull-BORA è parso in ottima forma
In ottica Giro d’Italia quanto ti senti vicino ai grandi nomi, come Vingegaard?

Spero di non essere lontano, però vedremo. Credo di dover ancora migliorare qualcosa per arrivare nella mia forma migliore al Giro. Sto capendo tante cose e sento di migliorare, quindi spero di non essere così lontano. 

L’anno scorso hai corso due Grandi Giri, ti hanno dato qualcosa in più?

Il 2025 è stata una stagione impegnativa, Giro e Vuelta si sono fatti sentire. Mi è dispiaciuto non arrivare competitivo al Lombardia. Una volta recuperato dalle fatiche, con quaranta giorni lontano dalla bici, ho sentito di ripartire da un livello più alto rispetto agli altri anni. Secondo me correre due Grandi Giri può aver fatto una bella differenza, sia fisicamente che come approccio alla corsa. 

Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, vincitore, Red Bull-BORA-hansgrohe
Sotto al podio i bambini chiedono a Pellizzari foto e autografi, lui come al solito non si tira indietro
Tour of the Alps 2026, Giulio Pellizzari, vincitore, Red Bull-BORA-hansgrohe
Sotto al podio i bambini chiedono a Pellizzari foto e autografi, lui come al solito non si tira indietro
Cosa prevede l’avvicinamento al Giro?

Andrò sei giorni in Val Senales per rifinire la condizione e fare un ultimo periodo di altura. Sarò su insieme a Gianni Moscon, sono davvero contento di averlo accanto a me al Giro. Tornerò a casa per tre giorni, giusto per cambiare la valigia e partire per la Bulgaria.

Pellizzari esce dalla sala stampa, noi scriviamo della sua impresa mentre lui scatta foto e sorride a tutti coloro che gli chiedono un autografo o una parola. Vestito della maglia verde ,lo vediamo andare via in bici. Il ragazzo di Camerino è cresciuto e ora lo aspettano le sfide che toccano ai corridori del suo talento. La prima sarà al Giro, non ci resta che aspettare.

Quartucci in Spagna, tante gare e un bel carico di fiducia

Quartucci in Spagna, tante gare e un bel carico di fiducia

24.04.2026
5 min
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Con la Liegi di domenica prossima, Lorenzo Quartucci toccherà già i 30 giorni di gara. Non c’è male per la sua prima stagione alla Burgos Burpellet, la squadra professional spagnola per la quale il corridore umbro corre da quest’anno. Un inizio stagione che l’ha visto girare il mondo, con gare in Europa e Asia, fino al Tour of Hainan chiuso ai piedi del podio. Una tappa importante nella sua crescita, considerando la fiducia che la formazione iberica gli sta dando.

Già protagonista a Taiwan dov’era stato uno degli scalatori più in vista, Quartucci ha affrontato la corsa cinese confrontandosi con un clima ben diverso da quello europeo, immergendosi in un vero e proprio anticipo d’estate: «E’ stata la terza volta per me a Hainan. E’ una gara che mi piace molto perché è ben organizzata sia come organizzazione, sia come spostamenti negli hotel».

Quartucci ha già corso per 29 giornate di gara, con 7 presenze in Top 10
Quartucci ha già corso per 29 giornate di gara, con 7 presenze in Top 10
Quartucci ha già corso per 29 giornate di gara, con 7 presenze in Top 10
Quartucci ha già corso per 29 giornate di gara, con 7 presenze in Top 10
Che clima avete trovato?

«Le strade e i percorsi sono molto belli, considerando che si corre in un’isola tropicale. Abbiamo trovato molto caldo nei primi 3 giorni con punte anche a 40-42° al nord dell’isola per poi andare al sud che invece era un pochino più sopportabile. Ma a me il caldo piace, è la condizione nella quale mi trovo meglio».

Nel tuo quarto posto finale, c’è più rammarico o più soddisfazione?

Un po’ di rammarico c’è sempre, perché in queste gare si va sempre a lottare per il podio, per una posizione migliore. Per qualche secondo guadagnato con gli sprint e gli abbuoni intermedi. Quest’anno il rammarico è anche maggiore perché fino alla penultima tappa ero terzo in generale e ero andato là con l’obiettivo di cercare di fare un podio e magari riuscire anche a vincere una gara. Non sono riuscito, però diciamo che sono soddisfatto di quello che ho fatto.

Come si è evoluta la corsa?

La classifica si era già decisa il secondo giorno, il più duro. Tappa lunga di 220 chilometri con due salite sul finale dove siamo arrivati allo sprint in una ventina di corridori che avevano fatto il vuoto. Poi le posizioni sono cambiate poco. La quinta posizione nella penultima tappa è stato il mio miglior piazzamento, ma proprio quel giorno il gioco degli abbuoni mi ha estromesso dal podio della generale.

Tu sei al primo anno con la Burgos, come ti stai trovando?

Molto bene, quest’anno ho deciso di cambiare anche per cercare di fare uno step ulteriore. Mi hanno accolto molto bene in squadra, anche se è da poco che sono con loro. Mi sto ambientando sempre di più e sento di aver trovato il mio ambiente ideale per continuare a crescere.

Per il corridore umbro è questa la prima stagione in Spagna, dopo 3 anni alla Solution Tech
Per il corridore umbro è questa la prima stagione in Spagna, dopo 3 anni alla Solution Tech
Per il corridore umbro è questa la prima stagione in Spagna, dopo 3 anni alla Solution Tech
Per il corridore umbro è questa la prima stagione in Spagna, dopo 3 anni alla Solution Tech
E’ una squadra molto iberica?

E’ marcatamente spagnola, sia come staff che come preponderanza di corridori. Ma nell’organico del team ci sono anche corridori della Nuova Zelanda, un mongolo e un eritreo che è Kudus, un francese che è Alleno anche lui nella Top 10 della corsa cinese. Io mi trovo molto bene, anche con la lingua molto simile alla nostra è stato facile integrarmi, ma è soprattutto dal punto di vista tecnico che sto trovando quello che cercavo.

Che differenza c’è con una Professional italiana?

Io ho scelto l’esperienza straniera, alla Burgos perché andiamo a fare corse di maggior livello, come si vede già dal programma che ho sostenuto. Hanno fatto tutta la campagna belga con le Monumento, domenica andremo a fare la Liegi, ad agosto la Vuelta e quindi facciamo più corse al massimo livello e la squadra sicuramente è ben strutturata proprio per questo.

In squadra Quartucci ha trovato un ambiente che ha fiducia nella sua crescita
In squadra Quartucci ha trovato un ambiente che ha fiducia nella sua crescita
In squadra Quartucci ha trovato un ambiente che ha fiducia nella sua crescita
In squadra Quartucci ha trovato un ambiente che ha fiducia nella sua crescita
Che ruoli ti danno?

Quando andiamo a fare le corse ci sentiamo prima e concordiamo le corse da andare a fare insieme, in quali poter andare a fare il risultato e quale invece “usare” come aiuto per altri corridori della squadra oppure per rifinire la gamba per andare poi nei giorni o nelle settimane successive a cercare di fare risultato nella gara più adatta. Secondo me è il sistema migliore sia dal punto di vista personale che collettivo.

Quanto pesa la caccia ai punti UCI?

Tanto, perché con il fatto che per essere invitati ad un grande giro devi ogni anno rientrare nelle top 30, è un po’ l’assillo di tutti e quindi sicuramente questo fattore dei punti incide. La squadra cerca di non metterci pressione, ma ci tengono che la squadra vada alle corse per fare il risultato e comunque riportare a casa qualcosa.

In gara da gennaio, per Quartucci la stanchezza si sente. La prima fase si chiuderà a metà maggio
In gara da gennaio, per Quartucci la stanchezza si sente. La prima fase si chiuderà a metà maggio
In gara da gennaio, per Quartucci la stanchezza si sente. La prima fase si chiuderà a metà maggio
In gara da gennaio, per Quartucci la stanchezza si sente. La prima fase si chiuderà a metà maggio
Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

Dopo la Liegi avrò ancora un paio di gare francesi nel secondo weekend di maggio e poi finalmente avrò un mese di recupero essendo che corro da metà gennaio. Quindi potrò finalmente tornare un po’ a casa, in Umbria. Manco da oltre un mese e casa manca, a lungo andare…

Presentazione GP LIberazione, Roma, Campioglio sala Giulio Cesare, 13 aprile 2026,

GP Liberazione, tante corse vere e un focus sulla solidarietà

24.04.2026
5 min
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Settantanove anni. Senza lo stop del 2020 per il Covid e l’edizione precedente saltata per le difficoltà del suo organizzatore, il GP Liberazione che si correrà fra oggi e domani attorno alle Terme di Caracalla, taglierebbe l’ottantunesimo traguardo. Nel lungo arco di tempo fra la prima vittoria di Guglielmetti e l’ultima di Masciarelli si può leggere la storia della Repubblica Italiana, nata il 2 giugno dello stesso anno. Per questo la gara romana riveste un’importanza forse superiore al suo livello tecnico, perché è la testimonianza di una storia che sarebbe peccato venisse dimenticata.

Dalla prima edizione, il programma si è arricchito notevolmente. Da quando poi la direzione dell’evento è passata fra le mani di Claudio Terenzi, il cambio di passo si è fatto ancora più evidente.

Gran Premio LIberazione 2025, Roma, Caracalla, Lorenzo Masciarelli (foto Simone Lombi)
Lorenzo Masciarelli è il vincitore uscente del GP Liberazione (foto Simone Lombi)
Lorenzo Masciarelli è il vincitore uscente del GP Liberazione (foto Simone Lombi)

Cinque gare e la Bike4Fun

Si è comincia oggi alle 9,30 con la prova per juniores e a seguire allievi ed esordienti (qui il programma). Il giorno dopo, la gara delle donne elite al mattino e quella degli U23 nel pomeriggio, che si svilupperà in 23 giri del classico circuito di 6 chilometri (16 invece i giri delle donne). Fra le due gare del giorno, si svolgerà la Bike4Fun-La Pedalata del Dono. La pedalata ecologica e solidale è aperta a tutti (grandi e bambini) ed è organizzata in collaborazione con l’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, le cui donazioni serviranno per sostenere ANED (Associazione Nazionale Italiana Trapiantati e Dializzati) e AIDO (Associazione donatori di organi).

Questa ricchezza di eventi nell’evento e la vicinanza al mondo dei trapianti hanno fatto sì che al Liberazione si siano avvicinati con forte interesse anche la Città di Roma e la Regione Lazio. Così alla presentazione che si è svolta la scorsa settimana nell’aula Giulio Cesare del Campidoglio, la parte sportiva è venuta in secondo piano, a tutto vantaggio di figure di spicco che hanno dedicato i loro interventi al recupero di valori come la solidarietà.

Maurizio Brilli, presidente FCI Lazio, ha spiegato che il Liberazione sia un evento ormai trasversale alle correnti politiche
Maurizio Brilli, presidente FCI Lazio, ha spiegato come il Liberazione sia un evento ormai trasversale alle correnti politiche
Maurizio Brilli, presidente FCI Lazio, ha spiegato che il Liberazione sia un evento ormai trasversale alle correnti politiche
Maurizio Brilli, presidente FCI Lazio, ha spiegato come il Liberazione sia un evento ormai trasversale alle correnti politiche

L’accoglienza al Campidoglio

«Essere stati accolti in quel contesto – dice l’organizzatore Claudio Terenzi – è stato qualcosa di eccezionale perché eravamo nel cuore di Roma, in un’aula così importante dove vengono prese decisioni importanti per la città. E’ stato emozionante, molto bello e mi ha permesso di cogliere la grande vicinanza dell’amministrazione capitolina. Il cuore batte per tutte le prove che faremo, però il fiore all’occhiello per me resta la Bike4Fun, perché è una pedalata ricca di valori importanti che ci permette di aiutare le persone meno fortunate.

«Per ciò che concerne le altre gare – prosegue Terenzi – abbiamo fatto quasi subito il sold out al primo giorno con gli allievi e gli esordienti da tutta Italia. Un risultato che ci si poteva aspettare per le prove internazionali, meno per quelle regionali». 

Il circuito delle Terme di Caracalla è comune a Juniores, U23 e donne, varia il numero dei giri
Il circuito delle Terme di Caracalla è comune a Juniores, U23 e donne: varia il numero dei giri
Il circuito delle Terme di Caracalla è comune a Juniores, U23 e donne, varia il numero dei giri
Il circuito delle Terme di Caracalla è comune a Juniores: U23 e donne, varia il numero dei giri

Fra sport e inclusione

E’ ancora Terenzi a confermare la centralità del Comune di Roma nell’ideazione dell’evento di solidarietà: terreno poco noto all’organizzatore laziale, che tuttavia ci si è tuffato con l’impeto necessario.

«Anche per me – spiega – il mondo dei trapianti è stato una grande scoperta e ringrazio sempre l’assessore Alessandro Onorato per avermelo proposto appena ci siamo conosciuti. Non essendo ferrato su questo tipo di manifestazione, non sapevo cosa significasse. Invece si è trasformato in un arricchimento culturale, che farà bene anche a chi pensa di venire a Roma per seguire delle semplici corse di ciclismo».

Claudio Terenzi riceve dal Panathlon di Roma il premio Etica nello Sport
Claudio Terenzi riceve dal Panathlon di Roma il premio Etica nello Sport
Claudio Terenzi riceve dal Panathlon di Roma il premio Etica nello Sport
Claudio Terenzi riceve dal Panathlon di Roma il premio Etica nello Sport

La rinascita del Liberazione

Quale ruolo abbia avuto in effetti il Comune di Roma lo spiega Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, lo stesso che negli ultimi anni ha fatto in modo di portare a Roma la tappa conclusiva del Giro d’Italia.

«Il GP Liberazione per Roma – spiega – è un appuntamento molto importante, che ormai da quattro anni abbiamo riportato nella giusta centralità dei grandi eventi sportivi. Parliamo di un appuntamento unico per gli atleti più giovani da ogni parte del mondo e d’Italia e ci teniamo molto perché si inserisce in un’operazione più ampia che stiamo facendo nel ridare la giusta centralità al ciclismo a Roma. Anche l’arrivo del Giro d’Italia, che avverrà quattro settimane dopo, si collega a questo stesso obiettivo.

«Quando Claudio Terenzi ha preso in mano il Liberazione – spiega – era in grande difficoltà e al suo fianco ci siamo ritrovati soltanto noi. Siamo felici invece che oggi ci siano diverse istituzioni che sostengano il progetto e non è un caso che abbiamo voluto introdurre all’interno dell’aspetto agonistico, anche l’aspetto sociale. Il Gp Liberazione è una grande festa democratica».

Alessandro Onorato, Assessore allo Sport del Comune di Roma, fortemente propenso ad avere il Giro nella Capitale
Alessandro Onorato è stato tra gli artefici dell’arrivo del Giro d’Italia a Roma ed è un sostenitore del Liberazione
Alessandro Onorato, Assessore allo Sport del Comune di Roma, fortemente propenso ad avere il Giro nella Capitale
Alessandro Onorato è stato tra gli artefici dell’arrivo del Giro d’Italia a Roma ed è un sostenitore del Liberazione

Roma e le bici

L’ultima postilla con Alessandro Onorato la dedichiamo alla percezione che si ha in Roma, la città della Roma e della Lazio, del ciclismo e dei ciclisti.

«Il ciclismo ha ripreso vigore – spiega Onorato – ma possiamo fare ancora di più. Roma è una città enorme con tre milioni di abitanti e gli sport praticati sono tantissimi. Ci aspettiamo che anche dal ciclismo prima o poi emerga qualche talento, ma oltre all’aspetto agonistico quello che ci interessa è che le persone vivano la bici, le due ruote nella loro quotidianità. Anche per divertirsi. Ecco perché dobbiamo riscoprire il ciclismo…»

Scatti, continui rilanci, due salitelle che fatte per venti volte diventano pesantissime. Camper e ammiraglie ferme nei punti più strategici per passargli le borracce e le ruote. Le famiglie sul percorso e al centro le colossali Terme di Caracalla costruite fra il 212 e il 216 dopo Cristo. La storia del ciclismo e la storia dell’Impero Romano unite nella stessa splendida inquadratura. E’ il Gran Premio Liberazione, edizione numero 79: un evento da non perdere.

Paul Siexas, staff, cronometro

Non solo soldi. Per i grandi campioni servono grandi staff

24.04.2026
6 min
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In certi casi più che mai, non è solo una questione di soldi, ma anche di un determinato progetto tecnico. Entriamo subito nel merito. Paul Seixas: si parla molto del suo rinnovo o meno nella Decathlon-CMA, persino il presidente francese Macron è intervenuto circa una permanenza nel team “di casa”. Ma questo può bastare per quello che si annuncia essere un super campione alla pari (e forse anche più) di Tadej Pogacar?

Magari una squadra francese, forte della presenza del Tour de France e di ASO, che sa fare quadrato attorno al proprio ciclismo, sarebbe in grado di trovare i fondi per uno stipendio di quelli davvero pesanti. Ma sarebbe in grado di fare altrettanto sul fronte tecnico, sul supporto di uno staff all’avanguardia, di un forte reparto di ricerca e sviluppo?

Partendo da questo assunto, ci siamo rivolti a Pino Toni, uno dei coach che di avanguardia se ne intende. Uno che non si ferma. E proprio una sua frase di qualche tempo fa ci colpì: «Contador smise di vincere non perché non fosse forte, ma perché non fece suoi i nuovi metodi di allenamento e di alimentazione». In pratica aveva smesso di sperimentare, di spingersi oltre il conosciuto. E l’asticella era rimasta lì. Cerchiamo dunque di capire quanto e perché uno staff tecnico adeguato sia necessario a certi livelli.

Pino Toni, Team Casano Stabbia
Il tecnico toscano Pino Toni collabora oggi con team professionistici e anche giovanili
Pino Toni, Team Casano Stabbia
Il tecnico toscano Pino Toni collabora oggi con team professionistici e anche giovanili
Pino, dunque, perché per certi campioni è importante avere un determinato staff? Uno di quelli che sperimenta e non si adagia sui vecchi schemi?

Staff è qualcosa di molto ampio. Tutto è diverso rispetto a pochi anni fa, ormai le squadre sono fatte da tre livelli di staff. C’è quello che lavora più in sordina, dietro le quinte, ma è quello che si occupa dello sviluppo dei materiali, della nutrizione e anche di trovare i giusti carichi per lo specifico lavoro. Poi c’è lo staff che ha un po’ di contatto con il corridore: il coach, il nutrizionista.

E siamo a due: qual è il terzo?

E’ lo staff che ti segue alle corse, quello che ti dà le motivazioni e ti dice tecnicamente come affrontare la gara. Infine c’è la parte manageriale: anche questa è importante. Dal massaggiatore al cuoco, fino al coach e al corridore, tutti trasmettono stimoli e priorità. Aspetti determinanti per la squadra.

Qual è quello che può contribuire di più, almeno in questo momento del ciclismo? Prendiamo il caso di Pogacar e la UAE Emirates, i numeri uno del momento…

Loro fanno tanta ricerca, una ricerca che non è legata direttamente alla squadra. Penso a MyWhoosh, che è qualcosa di commerciale, ma dietro c’è sempre una base scientifica che si lega anche alla squadra. Fanno ricerca perché hanno i fondi per farlo, ma anche perché hanno persone che credono in determinati investimenti. E a sua volta questa ricerca sta diventando anche un business per il team. Loro lavorano bene, eccome. Inoltre sono da sempre molto internazionali e questo aiuta molto sul fronte delle mentalità, degli approcci e dei confronti.

Quello che ci ha colpito di loro è la reazione che hanno avuto quando hanno perso quei due Tour. Si sono rimessi sotto a testa bassa investendo sui materiali e facendo passi da gigante sull’integrazione. Per esempio c’era il problema dei crampi legati alla sudorazione di Pogacar e l’hanno risolto…

Un vero approccio scientifico, ma soprattutto hanno capito che dal momento in cui vinci non è il permesso rilassarsi. Hanno sposato il pensiero: anche se sei il numero uno, allenati come il numero due. Devi sempre incrementare qualcosa perché gli altri vanno avanti. Loro non si sono fermati: pensavano che bastasse avere il corridore più forte per fare la differenza e invece no.

staff Decathlon
Uno staff più internazionale è fondamentale secondo Pino Toni (foto Instagram – Decathlon-CMA)
staff Decathlon
Uno staff più internazionale è fondamentale secondo Pino Toni (foto Instagram – Decathlon-CMA)
E’ la squadra che motiva l’atleta o è l’atleta che deve automotivarsi? Il biomeccanico Herrero ci ha detto che Pogacar è propositivo quando si parla di posizione…

Non è facile rispondere. Per me dipende molto da chi c’è in regia. Faccio un esempio: ricordo il 2019, quando nacque il progetto Fiandre con Marta Bastianelli. Era gennaio e lei e la squadra cominciarono a martellarmi. Ci furono subito indicazioni importanti. Tutti ti devono motivare: il manager nel lungo periodo, il direttore sportivo durante la corsa e il coach nel quotidiano, con i dati alla mano per dirti se fai bene o male e se serve cambiare qualcosa.

Riportiamo tutto alla cronaca: si dice che per il rinnovo di Seixas sia importante non solo l’aspetto economico, ma anche un supporto tecnico-scientifico adeguato. Cosa ne pensi?

Senza giudicare il supporto tecnico di Decathlon, anche perché non li conosco così bene, dico che serve assolutamente un certo supporto. All’interno del team conosco bene 3-4 persone, tra l’altro le uniche straniere, poi sono tutti francesi. Prima cosa, quindi, devono per forza internazionalizzarsi un po’. Servono tecnici che “sentono crescere l’erba”, come dissi la volta scorsa. Gente che fiuta, va avanti, scopre. C’è poi un altro aspetto nel non avere uno staff completamente francese.

Quale?

La pressione. Questo ragazzo non ha neanche 20 anni: se tutti sono francesi, l’idea del Tour, essendo lui francese, rischia di aumentarla troppo. Con persone di più nazionalità questo aspetto si attenua. Non sparisce, ma cambia. Oggi, soprattutto da quando piattaforme come Eurosport trasmettono tutte le corse, per le squadre c’è il Tour e poi tutto il resto è quasi allo stesso livello. Il rischio è che Seixas possa essere schiacciato come tanti altri connazionali prima di lui.

Però rispetto a Bardet, Pinot, Gregoire lui è più forte…

Che sia forte è fuori discussione, ma attenzione: anche Pinot volava. Aveva numeri pazzeschi… Ma poi? Questo aspetto mentale non lo trascurerei.

staff Decathlon
La Decathlon sta investendo molto in tema di materiali…
staff Decathlon
La Decathlon sta investendo molto in tema di materiali…
Alla fine serve una squadra stile Visma-Lease a Bike, UAE Emirates e in parte Lidl-Trek, cioè quelle che sperimentano…

Sono quelle che si muovono in maniera diversa. Hanno una struttura differente sia all’interno che all’esterno. Tutto quello che viene proposto viene testato, analizzato, provato. Ho qualche dubbio che questo possa accadere in una squadra francese che, tra l’altro, ha particolari leggi sul lavoro che tendono a mettere in sicurezza staff, manager e sponsor. Bene da una parte perché garantisce continuità, meno bene sul fronte degli stimoli. Consideriamo anche che in Francia molti sponsor arrivano grazie al Tour o comunque ad ASO: anche per questo sono squadre molto longeve.

Insomma, Seixas dovrà studiarla bene?

Certo. Avere uno staff all’avanguardia è fondamentale. Non bastano i watt e le capacità del corridore. Non puoi avere un coach che sulla sua pagina Facebook riporta i commenti del cicloamatore sessantenne che gli scrive che è bravo perché lo ha fatto migliorare.

Però sui materiali stanno lavorando bene. Gli atleti dicono di essere soddisfatti…

Sì, ma chiaramente serve di più. Non sono messi male su quel fronte, l’ho sentito anche io. Ma non basta serve di più e serve altro. Penso anche agli atleti, atleti di vertice che possano togliere pressione attorno al ragazzo, concedergli spazi di recupero senza che la squadra non abbia crolli di risultati e che sappiano anche stargli vicino nei momenti clou delle gare. Hanno Felix Gall per ora. Però vedo che stanno crescendo: sono spesso davanti quando la corsa entra nel vivo. Potranno farcela, ma per arrivare a quel livello di staff serviranno almeno due o tre anni.

Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Tudor Pro Cycling, Trento

A Trento vince Jasch, mentre i big iniziano a sfidarsi

23.04.2026
6 min
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TRENTO (TN) – Il sole illumina le montagne intorno a Trento facendo brillare le diverse tonalità di verde degli alberi, la primavera è nel suo massimo splendore in Trentino, come in tutte le altre tappe di questo Tour of the Alps. Lo dice anche Giulio Pellizzari in conferenza stampa, mentre si congratula con Lennart Jasch, vincitore di giornata. Il leader della classifica generale, che oggi ha faticato più di quanto fatto ieri per difendere la maglia verde, si è complimentato con il tedesco. «Nelle ultime edizioni non si era mai visto un meteo simile per tutte e cinque le tappe – dice sorridendo Pellizzari rivolto a Jasch – quindi goditi la giornata e il momento».

Lennart Jasch è entrato nella fuga dei cinque che ha animato la tappa regina della corsa dell’Euregio, insieme a lui c’erano anche Christopher Juul-Jensen, Rainer Kipplinger, Simone Raccani e Sean Quinn. Il tedesco della Tudor Pro Cycling U23, promosso in prima squadra per questo Tour of the Alps, aveva le gambe che gli scappavano dai pedali.

Si sentiva bene e ha attaccato, non uno scatto secco ma un allungo ai piedi della salita di Sant’Agnese: a una ventina di chilometri dall’arrivo.

Riaffiora Sobrero

Ha pedalato forte Lennart Jasch, resistendo al rientro di un ritrovato Matteo Sobrero e di Federico Iacomoni. I due italiani sono usciti dal gruppo con una bella azione, arrivando a pochi secondi da Jasch.

«Quando eravamo al suo inseguimento – dice Sobrero dopo l’arrivo – lo vedevamo e ovviamente ci abbiamo creduto. Devo fare i complimenti al vincitore, ma anche a Iacomoni, perché certe azioni non le fai se non hai le gambe giuste. Personalmente ogni giorno mi sento meglio, al termine di un ritiro in altura è difficile capire la reale condizione. Ma sono contento di come mi sento in questi giorni».

Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti
Tour of the Alps 2026, Matteo Sobrero, Lidl-Trek
A Trento si è rivisto un Sobrero in crescita, ottimi segnali in vista del Giro, anche se le convocazioni arriveranno più avanti

Il tedesco che pattinava

La Piazza del Duomo, in ciottolato, diventa il tappeto su quale Lennart Jasch si siede e riprende fiato, tornando a cercare il giusto equilibrio tra cuore e polmoni. Le mani in volto sembrano voler stropicciare via i sogni dagli occhi, ma è tutto vero: il tedesco che viene dal pattinaggio ha vinto la sua prima gara tra i professionisti.

«Avevo già vinto al Giro del Friuli (gara di categoria 2.2, ndr) ma questa vittoria è di un altro livello – racconta ancora emozionato – mi sento ancora fuori dal mondo. E’ stata una giornata incredibile, nella quale mi sono sentito bene fin dai primi chilometri. Anche se la temperatura elevata mi ha messo qualche dubbio sulla riuscita del mio piano.

«E’ solamente il mio terzo anno da ciclista – spiega ai giornalisti – perché fino al 2023 facevo pattinaggio di velocità. Un infortunio mi ha costretto a uno stop lungo e la bici è stata parte della mia riabilitazione, il ciclismo fa parte da tempo della mia vita, ma è da poco che è diventato un lavoro. Lo scorso anno ero nel devo team della Red Bull-BORA, mentre dal 2026 sono con quello della Tudor. In Germania c’è un detto: “Non è mai troppo tardi per smettere di imparare”, penso sia perfetto per descrivere me e le mie ambizioni nel ciclismo».

Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione
Tour of the Alps 2026, Lennart Jasch, Michael Storer, Tudor Pro Cycling, Trento
Jasch seduto sul ciottolato riceve i complimenti di Storer, una bella vittoria per la Tudor in un momento non semplice della stagione

Imparare

Il ragazzo tedesco del devo team della Tudor Pro Cycling ha dimostrato di saper correre tra i grandi. Ha un sorriso che non finisce più e una voglia di raccontarsi forte come lo spirito che oggi lo ha portato a staccare tutti. La squadra non sta affrontando un periodo semplice, ieri Hirschi è caduto alla Freccia Vallone ed ha subito una frattura alla clavicola. Un infortunio che si aggiunge ai tanti altri che la formazione svizzera sta affrontando

«Non è un periodo semplice – dice Jasch – questa vittoria per me ha un significato diverso rispetto a quello che ha per il team, probabilmente. Spero possa far aprire un po’ gli occhi, ma alla fine non è una mia decisione (quella di passare professionista, ndr) e devo essere contento di ciò che la squadra fa per me. So di avere la loro piena fiducia e io ce l’ho in loro. C’è ancora tanto da imparare, ma di margine per crescere ne ho molto, ho visto in queste poche stagioni tanti miglioramenti e spero di poter continuare così».

Prime schermaglie

La tappa nel gruppo si è accesa nell’ultimo strappo, quello che all’europeo del 2021 aveva visto il duello tra Colbrelli ed Evenepoel, vinto poi dall’azzurro. Anche oggi i big si sono sfidati, Pidcock si è mosso per primo, con alla sua ruota un Pellizzari pimpante e pronto. Il marchigiano poi ha voluto provare un allungo, segnale positivo in vista del duello decisivo di domani dove tutto si giocherà sul filo dei secondi. 

«E’ stata una tappa davvero dura – racconta Pellizzari con la visiera del cappellino che gli copre la fronte – perché nei primi chilometri è andata via una fuga di trenta corridori. La squadra ha lavorato bene per chiudere e gestire la situazione. Nel finale mi era venuta voglia di provarci, ma il team è stato bravo a frenarmi perché non era la tappa giusta. Poi quando Pidcock si è mosso anche io ho provato a fare selezione».

«Vlasov ha preso i quattro secondi di abbuono – continua – ed è stato molto bravo e lo ringrazio. Non credo che la corsa si deciderà sui secondi, domani la tappa prevede una doppia scalata nel finale davvero impegnativa. Penso che ci saranno dei distacchi importanti e spero di essere quello che li crea e non quello che li subisce».

Santini, galleria del vento

Santini: i segreti dei body strada e crono disegnati per Lidl-Trek

23.04.2026
6 min
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La ricerca nel mondo del ciclismo è costante ed abbraccia ogni aspetto, non ultimo quello legato alla performance e ai capi di abbigliamento. Studio, sviluppo, test, prove in galleria del vento e poi il definitivo esordio su strada, questo solitamente è l’iter con il quale si lavora. Il rapporto tra le squadre professionistiche e le aziende è fondamentale, il continuo confronto tra atleti e tecnici permette di migliorare costantemente l’aspetto della performance ma anche vestibilità e comfort.

Il rapporto che c’è tra il brand Santini e il Team Lidl-Trek è un esempio di tutto questo, la qualità e la ricerca del marchio bergamasco sono al servizio degli atleti della formazione WorldTour. Un lavoro che ha portato alla realizzazione di diversi capi d’abbigliamento, tra questi ci sono una serie di body utilizzati ormai per ogni corsa e in gran parte delle condizioni meteo. 

«Ai corridori della Lidl-Trek – ci dice Sabrina Bonaiti, Sponsorship Supply Coordinator di Santini – forniamo quattro body differenti. Due per le prove in linea e altri due per le cronometro. La scelta di utilizzare questo tipo di capo d’abbigliamento è nata dalla necessità di avere un prodotto che potesse risultare performante, adattabile alla fisionomia dell’atleta e anche comodo».

Santini, galleria del vento
Santini parte da un progetto, poi vengono eseguiti diversi test, tra cui quelli in galleria del vento
Santini, galleria del vento
Santini parte da un progetto, poi vengono eseguiti diversi test, tra cui quelli in galleria del vento

Su strada

Il primo dei due body che vengono utilizzati dalla formazione tedesca è pensato per un clima mite, quando le giornate non sono eccessivamente calde. Un capo dove lo sviluppo è arrivato dal confronto diretto con gli atleti della Lidl-Trek. Uno scambio di idee e feedback fondamentali. 

«Come modello i body – spiega ancora Sabrina Bonaiti – nascono da un nostro progetto, il Dynamo. Insieme agli atleti WorldTour abbiamo effettuato alcune revisioni, con costruzioni e forme dei pannelli riviste e disegnate nuovamente in base alle loro esigenze. Ci siamo affidati anche ai test in galleria del vento, grazie ai quali siamo riusciti a perfezionare ulteriormente il capo. Il fit è molto aderente, in alcuni casi viene adattato alle forme e alle misure dell’atleta».

«Nella parte superiore del body più pesante offerto agli atleti – continua – utilizziamo la lycra come tessuto, che comunque risulta leggero ed estremamente comodo. Mentre sulle maniche è stato scelto un tessuto rigato, che offre un maggior riscontro in termini aerodinamici. Una delle principali rivoluzioni per il body da strada arriva nella parte delle gambe, dove è stato preferito un tessuto a navetta che offre una maggiore compressione e una migliore performance».

Evoluzioni e cambiamenti

Lo studio e lo sviluppo dei capi tecnici non riguarda solamente la performance e la prestazione dell’atleta, seppur questi rimangano centrali. Tuttavia anche la comodità e il comfort sono importanti, in modo da permettere al corridore di potersi esprimere al meglio. 

«Abbiamo anche un body leggero, pensato per la stagione estiva – ci spiega Sabrina Bonaiti – dove il tessuto nella zona del busto, sempre in lycra, ha però delle finezze tecniche diverse. Praticamente è come se fosse un microrete che, anche dal punto di vista visivo, propone delle differenze. Infatti non ha una struttura liscia, tipica della lycra, ma una a cerchi che permette di avere una traspirabilità maggiore. L’obiettivo era quello di mantenere la temperatura corporea dell’atleta il più bassa possibile. Per quanto riguarda gambe e maniche non ci sono differenze».

Per le crono

I body realizzati da Santini per le prove contro il tempo sono sempre due, uno che ha come obiettivo quello di garantire il più alto spunto tecnico all’atleta per eccellere quando il cronometro fa da giudice ultimo. 

«In questo caso – dice la nostra interlocutrice – il processo di studio e di test è stato davvero profondo e ci ha impiegato un anno di lavoro continuativo. I due body da cronometro vengono chiamati “warm” e “cold”. Con il primo che ha come focus la ricerca della massima aerodinamicità. Il fit è personalizzato in base all’atleta, dove i pannelli di tessuto e le cuciture sono stati posizionati in base alle esigenze e alle curve del corpo».

«Per le gambe – continua – la scelta del tessuto è ancora diversa, in poliuretano. Guardandolo da vicino si vede una grande differenza, sembra lo stesso materiale utilizzato per i copriscarpe. Risulta molto liscio al tatto, in modo da far scorrere l’aria».

«Il secondo body da cronometro viene utilizzato poco dagli atleti, ma è stato creato per le giornate davvero calde. Sulle gambe il tessuto in poliuretano fa spazio a uno più traspirante».

Il feedback di Sobrero

Uno di coloro che ha utilizzato i diversi body firmati Santini è Matteo Sobrero, il quale ha avuto modo di esordire quest’anno al Santos Tour Down Under e indossare quello più leggero. Mentre ora al Tour of the Alps sta indossando il body più pesante. Il piemontese è, inoltre, anche un cronoman. 

«I due body pensati per le corse in linea – spiega Sobrero – presentano un fattore di comodità, quindi risultano più elastici e comodi sulle lunghe distanze. Al contrario quello per le cronometro risulta più rigido e aerodinamico. Si sente molto la differenza nella parte delle gambe, che offre un’ottima compressione».

«Solitamente utilizzo il body con il tessuto in Lycra, nelle gare in linea – spiega nuovamente – anche se durante il Tour Down Under ho scelto il capo più leggero, dove la rete microforata ha offerto una traspirabilità davvero ideale per combattere il caldo estivo che abbiamo trovato. Tra i due c’è anche una differenza in termini di peso, che si sente anche solamente prendendo in mano i capi».

«Il vantaggio aerodinamico e di performance si sente – conclude Sobrero – soprattutto nella parte di congiunzione tra gambe e busto. E’ più stretto e questo permette al fondello di rimanere stabile. Personalmente utilizzo i body anche in allenamento, grazie alla doppia zip sono molto comodi anche per i vari stop in gara. Le tasche sono le stesse che sia hanno su una maglia normale, quindi dal punto di vista della capienza e della comodità non cambia nulla».

Santini

Giro delle Fiandre 2026, Enervit, carboidrati, Tadej Pogacar, Mathieu Van der Poel

I carboidrati e l’intestino da allenare, la lezione dei pro’

23.04.2026
5 min
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L’alimentazione durante l’attività sportiva, soprattutto negli sport di endurance, è uno dei fattori che più influenzano la performance. Durante le competizioni, i professionisti assumo ben oltre i 90 grammi di carboidrati all’ora, riuscendo a mantenere livelli energetici costanti, anche dopo ore di sforzo ad alta intensità (immagine Enervit in apertura). Tuttavia, c’è un aspetto spesso sottovalutato: l’intestino va allenato tanto quanto i muscoli.

Chi non è abituato a mangiare durante l’allenamento non può aspettarsi di introdurre improvvisamente grandi quantità di carboidrati e di riuscire ad assorbirli senza conseguenze. Spesso, senza un’adeguata preparazione si va incontro a fastidiosi disturbi gastrointestinali. I professionisti seguono un’attenta periodizzazione degli allenamenti e dei rifornimenti per allenare l’intestino ad assorbire ingenti quantità di carboidrati durante la gara.

L'intestino va allenato a sopportare i carichi di carboidrati necessari per lo sforzo, cui però non è abituato (depositphotos.com)
L’intestino va allenato a sopportare i carichi di carboidrati necessari per lo sforzo, cui però non è abituato (depositphotos.com)
L'intestino va allenato a sopportare i carichi di carboidrati necessari per lo sforzo, cui però non è abituato (depositphotos.com)
L’intestino va allenato a sopportare i carichi di carboidrati necessari per lo sforzo, cui però non è abituato (depositphotos.com)

Carboidrati in eccesso

Negli ultimi anni si sente spesso parlare del cosiddetto “Gut training”, letteralmente l’allenamento dell’intestino, che serve proprio a migliorare la capacità del nostro intestino a tollerare e assorbire grosse quantità di carboidrati durante l’attività sportiva. Quando non si è abituati a rifornirsi in bicicletta, generalmente si sopportano poco più di 30 grammi di carboidrati all’ora. Aumentando nettamente l’assunzione di gel e barrette, i disturbi gastrointestinali diventano quasi inevitabili. In questi casi, infatti, i carboidrati non sono completamente assorbiti e rimangono a lungo nel lume intestinale.

Per favorire la digestione del rifornimento, l’acqua e il sangue sono richiamati nell’intestino, aumentando il rischio di crampi, gonfiore, urgenza intestinale e affaticamento muscolare. Spesso si ha la sensazione di non aver digerito, si prova pesantezza, difficoltà a cambiare ritmo e una riduzione della lucidità. In generale si assiste quindi a un peggioramento della performance.

UAE Team Emirates-XRG, barrette, gel, rice cake (foto Fizza)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamento all’assunzione massiccia dei carboidrati (foto Fizza/UAE Emirates)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamenti all'assunzione massiccia dei carboidrati (foto UAE Emirates)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamento all’assunzione massiccia dei carboidrati (foto Fizza/UAE Emirates)

Allenarsi a mangiare

Proprio per questo motivo pianificare il gut training è fondamentale. Bisogna adottare un approccio graduale e costante. Non si tratta quindi solo della quantità assunta, ma di quanto il nostro organismo è in grado di gestire in quel momento. Per un atleta professionista, in contesti di gara particolarmente impegnativi, si può arrivare anche a 120-140 grammi di carboidrati all’ora. Tuttavia, questi valori devono essere sempre rapportati all’intensità dell’esercizio, alla durata e, soprattutto, alla tolleranza individuale.

Per chi parte da zero, l’obiettivo non deve essere raggiungere subito questi numeri, ma costruire nel tempo una buona capacità di assorbimento. Un primo passo può essere quello di introdurre circa 30 grammi di carboidrati all’ora, ad esempio attraverso una bevanda a base di maltodestrine in borraccia. L’intestino inizierà a imparare a lavorare durante lo sforzo.

Dopo una o due settimane, si può aumentare gradualmente l’apporto, aggiungendo una fonte di carboidrati, liquida o solida, per arrivare a 45-60 grammi all’ora. Questo range rappresenta già un ottimo traguardo per molti sportivi amatoriali e corrisponde anche al limite di grammi di glucosio che il nostro corpo riesce ad assorbire in un’ora.

Per alzare ulteriormente il quantitativo del rifornimento e garantire energie costanti in allenamenti superiori alle tre ore, è essenziale affidarsi a prodotti tecnici formulati con un rapporto di 2:1 o 1:0,8 tra glucosio e fruttosio.

Giro 2017, Dumoulin insegue sullo Stelvio dopo essersi fermato per un'urgenza intestinale: erano i primi anni degli studi sui carbo per ora
Giro 2017, Dumoulin insegue sullo Stelvio dopo essersi fermato per un’urgenza intestinale: erano i primi anni degli studi sui carbo per ora
Giro 2017, Dumoulin insegue sullo Stelvio dopo essersi fermato per un'urgenza intestinale: erano i primi anni degli studi sui carbo per ora
Giro 2017, Dumoulin insegue sullo Stelvio dopo essersi fermato per un’urgenza intestinale: erano i primi anni degli studi sui carbo per ora

Gut training nella settimana

Un aspetto interessante del gut training (allenamento dell’intestino), emerso anche nelle pratiche dei professionisti, è la sua gestione all’interno della settimana di allenamento. Nelle sedute a bassa intensità, come quelle in zona 2, si può mantenere un apporto più contenuto, intorno ai 40-50 grammi di carboidrati all’ora. Al contrario, nei giorni in cui sono previsti lavori più intensi, l’introito di carboidrati viene aumentato, proprio per continuare ad allenare la capacità dell’intestino.

Dopo essersi ben adattati al rifornimento di circa 60 grammi all’ora, una buona programmazione potrebbe quindi prevedere che quando l’allenamento diventa più impegnativo, ad esempio durante uscite lunghe con dislivello o sessioni di gruppo in cui l’intensità supera quella abituale, si sperimentino apporti più elevati, fino a circa 90-100 grammi di carboidrati all’ora, anche se solo per alcune ore. Questo approccio alternato permette di mantenere attivo l’adattamento senza sovraccaricare costantemente l’apparato digerente. 

Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamenti all'assunzione massiccia dei carboidrati (foto UAE Emirates)
La soglia di 50-60 grammi per ora è già valida per un amatore, per andare oltre servono prodotti tecnici (foto UAE Emirates)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamenti all'assunzione massiccia dei carboidrati (foto UAE Emirates)
La soglia di 50-60 grammi per ora è già valida per un amatore, per andare oltre servono prodotti tecnici (foto UAE Emirates)

Una soglia soggettiva

E’ importante però ricordare che i tempi di adattamento sono individuali: forzare troppo rapidamente l’aumento dei carboidrati può portare a un peggioramento dei sintomi e a un’esperienza negativa durante l’allenamento. Inoltre, la soglia massima di tolleranza è soggettiva e non è detto che ogni ciclista debba puntare a raggiungere quantitativi così elevati per performare al meglio.

Imparare a nutrirsi durante l’attività fisica è un processo che richiede tempo, ascolto e gradualità. Non basta sapere quanti carboidrati assumere: è fondamentale costruire, allenamento dopo allenamento, la capacità del proprio corpo di utilizzarli. Solo così il rifornimento può diventare un vero alleato della performance, e non un ostacolo da gestire. Il consiglio è quello di integrare i carboidrati con regolarità, anche in uscite più brevi o meno impegnative, così che ogni volta si costruisca un po’ di tolleranza in più.

Infine, non dimentichiamo che il carburante è solo una parte del successo. Posso fare il pieno alla motoretta con la benzina migliore, ma non andrà mai forte con una moto da competizione.

Freccia Vallone 2026, Christian Scaroni

Dieci secondi lunghi una vita nel Muro di Scaroni

23.04.2026
5 min
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HUY (Belgio) – Quanto sono lunghi dieci secondi sul Muro d’Huy? Scaroni alza lo sguardo: era quinto a 150 metri dall’arrivo, poi undicesimo al traguardo con 10 secondi di ritardo, durante i quali la sua corsa ha cambiato completamente faccia.

«Dieci secondi sono infiniti – dice Scaroni – il Muro si prende da sotto che si è quasi tutti a tutta, perché ormai nel ciclismo di oggi le prestazioni sono fondamentali. E di conseguenza quei 10 secondi non finiscono mai, soprattutto il tratto da 150 a 100 metri, dove spiana e vedi l’arrivo. La Freccia Vallone è una corsa che mi ha sempre attratto particolarmente, ma ancora non sono riuscito a fare il miglior piazzamento che sarebbe nelle mie corde. Però abbiamo altri anni davanti, adesso bisogna passare ai prossimi obiettivi, che sono la Liegi e il Giro».

L'esperienza di Ulissi al servizio di Scaroni: la coppia sta dando ottimi frutti
L’esperienza di Ulissi al servizio di Scaroni: la coppia sta dando ottimi frutti
L'esperienza di Ulissi al servizio di Scaroni: la coppia sta dando ottimi frutti
L’esperienza di Ulissi al servizio di Scaroni: la coppia sta dando ottimi frutti

Quegli ultimi 100 metri

Quando Seixas è passato in testa e alle sue spalle si è aperta la lotta per le posizioni, Scaroni è stato lesto a infilarsi sulla destra superando un paio di corridori più lenti degli altri. Il Muro è ripido e si presta bene per gli atleti esplosivi come lui: il difficile è trovare il punto giusto in cui dare tutto, senza il rischio di piantarsi o finire troppo presto le energie. Le parole dette da Puck Pieterse sui podi conquistati negli ultimi 100 metri sono in questo senso illuminanti.

«Probabilmente ho sbagliato nella gestione dello sforzo – ammette Scaroni – anche se è un po’ inusuale che mi accada. Mi sono fatto prendere quando ho visto Lenny Martinez davanti e ho voluto chiudere ai 250 metri. Ho fatto uno sforzo pensando di essere ancora in gestione, invece sono caduto nel tranello, come spesso succede su quel muro. E ho visto che anche Lenny ha pagato quello sforzo un po’ anticipato. Eravamo quinto e sesto, magari cambiava poco, anche se una top 10 avrebbe dato più morale, però l’obiettivo era quello di fare sicuramente meglio.

«Credo che il punto giusto in cui dare tutto sia negli ultimi 100 metri – dice Scaroni – ma è sempre soggettivo. Dipende dalle gambe che hai e dal tipo di corridore che sei. Ma se sei lì per giocarti la corsa, vuol dire che il percorso ti si adatta, per cui il punto è giusto se hai le gambe per fare quegli ultimi 15 secondi a tutta. Vedremo di riscattarci domenica».

Il ritmo di Seixas ha svuotato le gambe del gruppo di testa, portando quasi tutti fuorigiri
Il ritmo di Seixas ha svuotato le gambe del gruppo di testa, portando quasi tutti fuorigiri
Il ritmo di Seixas ha svuotato le gambe del gruppo di testa, portando quasi tutti fuorigiri
Il ritmo di Seixas ha svuotato le gambe del gruppo di testa, portando quasi tutti fuorigiri

Il passo di Seixas

L’accelerazione di Seixas non è stata delle più violente: non ha scavato subito il solco e questo probabilmente ha costretto tutti al fuorigiri per non perdere contatto per una durata superiore alle loro possibilità.

«Sembrerebbe che abbia meno esplosività di tanti altri corridori – ragiona Scaroni – ma alla fine ha quel passo che ti manda in acido lattico e poi ti saluta. L’anno scorso abbiamo scoperto che è fortissimo, lo ha dimostrato all’europeo sulla mia pelle, ma credo che quest’anno abbia migliorato il suo status e quindi quest’anno ne vedremo delle belle.

«Domenica arriva anche Tadej, quindi la gara sarà resa più dura di quanto si è fatto oggi, speriamo per voi che si assista a uno bello spettacolo tra quei due. Invece credo che Remco su certe salite sia ancora un gradino sotto di loro. Per corridori come noi che lottano per le migliori posizioni, sicuramente è un uomo da tenere conto. Ma per il risultato, può essere il terzo incomodo come al Fiandre. Però è sempre una corsa lunga, si apre a tanti scenari, quindi cerchiamo di correrla bene e vediamo».

Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco
Anche Lenny Martinez è caduto nella trappola di Seixas, reagendo nel tempo sbagliato al suo attacco

Il ruolo della UAE Emirates

Lo abbiamo pensato in tanti osservando l’inseguimento non certo violentissimo del gruppo alle spalle di Leknessund: si è notata chiaramente l’assenza della UAE Emirates di Pogacar, abituata a prendere in mano la corsa per renderla più dura nel finale. I corridori arrivati ai piedi del Muro erano indubbiamente tanti.

«Si è sentito che non c’era la UAE in controllo – conferma Scaroni – tant’è che non siamo andati piano, ma comunque il loro passo nei finali di corsa si sente nelle gambe. E’ sempre un ritmo che dà fastidio. Oggi (ieri, ndr) si è fatto un ritmo buono, ma comunque non ha messo troppa fatica in vista dell’ultimo Muro d’Huy. Se fosse stata una corsa meno lineare e un po’ più dura, penso che ne avrei giovato come alcuni altri corridori.

«La prova è proprio che siamo arrivati in tanti, a differenza di altri anni in cui, con l’aggiunta dell’ultimo strappo tutto dritto, si arrivava al Muro in trenta e non di più. Io avrei preferito più selezione – prosegue Scaroni – poi magari sarei andato peggio, però come corridore avrei preferito una maggiore selezione e più fatica nelle gambe. Ma va bene così, alla Liegi quel controllo ci sarà e vedremo come andrà a finire».

Per la XDS Astana la LIegi sarà un momento speciale anche per Velasco, quarto nel 2025
Nella XDS Astana la LIegi sarà un momento speciale anche per Velasco, quarto nel 2025
Per la XDS Astana la LIegi sarà un momento speciale anche per Velasco, quarto nel 2025
Nella XDS Astana la LIegi sarà un momento speciale anche per Velasco, quarto nel 2025

Dice Scaroni che il giorno dopo la Freccia Vallone, nell’hotel della XDS-Astana si cercherà di recuperare le forze. Venerdì, avendo più tempo a disposizione, si andrà a pedalare sugli ultimi 100 chilometri della Liegi, mentre sabato mattina ci sarà tempo per un giretto e poi nel pomeriggio sarà il tempo per la presentazione delle squadre. Tre giorni delicati, cercando di tenere la condizione o di tirarla fuori. Arriveranno Pogacar, Evenepoel e Pidcock. Il quadro che si va componendo ha tinte crescenti e forti. Sarà di certo una grande Liegi.