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Il quarto Muro d’Huy cambierà il film della Freccia?

12.02.2024
4 min
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«Partiamo da questo – dice Bartoli secco – alla Freccia Vallone dovevano cambiare qualcosa, perché non mi piace una corsa così che generalmente arriva agli ultimi 150 metri con 70-80 atleti. Non è assolutamente la classica che deve avere questo svolgimento. Quindi secondo me fare una volta in più il Muro d’Huy, visto il coraggio superiore che c’è in gruppo negli ultimi tempi, è sicuro che potrebbe far male».

Il quarto Muro

Per celebrare il quarantesimo arrivo in cima al Muro d’Huy, inserito nel programma della Freccia Vallone nel 1985, gli organizzatori di ASO hanno deciso che il 17 aprile, la 88ª edizione della Freccia Vallone che partirà nuovamente da Charleroi scalerà il celebre Chemin des Chapelles per quattro volte, cioè una in più del solito. Il circuito finale, lungo 140 chilometri, vedrà la scalata del muro ogni 31,6 chilometri. Non ci sarà la Cote de Cherave, ma fra un muro e l’altro i corridori dovranno scalare la Cote d’Ereffe.

«La tradizionale Cote de Cherave – ha spiegato Jean-Michel Monin, responsabile della corsa per ASO – quest’anno non ci sarà a causa di lavori nel centro di Huy. L’aggiunta di un quarto passaggio sul Muro non ha precedenti per la Freccia Vallone. Chissà come reagiranno i corridori a queste due salite extra. Nulla però dice che la formula verrà mantenuta anche nel 2025, perché la Cote de Cherave è molto bella nel finale e recuperarla potrebbe essere un nostro obiettivo».

Lo scorso anno Pogacar vinse la Freccia Vallone aspettando l’ultima scalata del Muro d’Huy
Lo scorso anno Pogacar vinse la Freccia Vallone aspettando l’ultima scalata del Muro d’Huy

Preparata a tavolino

Bartoli la Freccia Vallone la vinse con un’azione da lontano, resa ancora più eroica dalla giornata di tregenda, fra pioggia e neve. Il toscano non attese l’ultima scalata del Muro, pur avendo l’esplosività per giocarsela con i rivali di allora.

«Mi ricordo – spiega – che chiesi alla squadra di fare a tutta il penultimo Muro d’Huy. C’erano Steinhauser e Noè e lo fecero davvero forte. Avevamo programmato l’attacco sulla salita successiva. In quel modo fu facile fare selezione, scremammo un po’ gli avversari e nel punto prestabilito andammo via in tre e poi rimasi da solo. Mi sarebbe piaciuto avere un quarto passaggio, una gara più dura. Però si poteva attaccare anche prima avendone tre, si sfruttava quel che si aveva. Secondo me è soprattutto una questione di coraggio. Puoi mettere anche due muri in più, ma se poi li fanno piano, non serve a niente».

Il record di vittorie alla Freccia Vallone è di Alejandro Valverde, che nel 2017 siglò la quinta
Il record di vittorie alla Freccia Vallone è di Alejandro Valverde, che nel 2017 siglò la quinta

Questione di coraggio

Sta tutto a trovare chi avrà le gambe e la voglia di attaccare prima della scalata finale. Se anche l’imprevedibile Pogacar lo scorso anno si accontentò di fare la differenza sull’ultima, chi potrebbe anticipare sapendo che nel finale li avrebbe tutti sul collo?

«La Freccia Vallone – ribadisce Bartoli – deve essere più selettiva, è brutto aspettare la volatina negli ultimi 150, non ha senso. Quindi apprezzo questa scelta degli organizzatori, anche perché il Muro lo si affronta ogni 30 chilometri e non a troppa distanza una volta dall’altra. Ed è anche positivo che nel mezzo ci sia anche un’altra salita, in modo che il giro sia comunque impegnativo. Diciamo che chi si sente battuto nel corpo a corpo sull’ultima salita adesso ha il terreno per provarci. E’ una questione di tattica e di coraggio. Come all’Emilia con il San Luca. Non sempre si decide all’ultimo passaggio, qualche volta il colpaccio riesce…».