Rebellin e il Muro d’Huy, viaggio fra ricordi e rimpianti

04.02.2022
6 min
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Leggere che Valverde disputerà quest’anno la 16ª Freccia Vallone, eguagliando il record di Zoetemelk, Albasini e Rebellin, ci ha fatto pensare proprio al vicentino che si sta riprendendo dalla frattura di settembre e che alla Freccia non partecipa dal 2009. Valverde ne ha vinte cinque, Davide tre. Valverde è stato fermo due anni per squalifica, poi è tornato vincendone altre quattro. Anche Rebellin è stato fermato per due anni, ma a lui la possibilità di tornare sul Muro d’Huy non è stata più data, per quei meccanismi punitivi che emarginarono alcuni e graziarono altri.

E con lui allora abbiamo voluto parlare proprio del Muro più bello, quello che per i fedeli si chiama Chemin des Chapelles e li conduce alla chiesa di Notre Dame de la Sarte. Per i corridori invece conduce alla gloria.

Il Muro d’Huy. In alto una delle cappelle che lo affiancano. Questa è l’uscita dal tornante (foto climbbybike.com)
Il Muro d’Huy. In alto una delle cappelle che lo affiancano. Questa è l’uscita dal tornante (foto climbbybike.com)

Prima volta nel 1993

La prima volta che ci mise le ruote fu nel 1993. Valverde allora aveva 13 anni, Alaphilippe doveva ancora compierne uno. Davide era uno di quei talenti che l’Italia giustamente si coccolava, un vero predestinato.

«Ero alla MG-Technogym – ricorda – non so dire in realtà se ci fossi già passato da dilettante quando con Zenoni andavamo a correre in Belgio. La prima volta presi di sicuro tanti schiaffi (arrivò 28° a 3’08” da Fondriest, ndr), ma capii subito che fosse una salita che si adattava alle mie caratteristiche. Corta. Esplosiva. Mi entusiasmò farla e provai la stessa sensazione anche tornandoci negli anni successivi. Sapevo che sarei stato protagonista, ero emozionato all’idea di andarci».

Nel 2007 vince la seconda su Valverde (vincitore l’anno prima) e Di Luca, primo nel 2005
Nel 2007 vince la seconda su Valverde (vincitore l’anno prima) e Di Luca, primo nel 2005

Vince chi aspetta

Le tre vittorie arrivarono dal 2004 al 2009. La prima in quella fantastica primavera che portò prima l’Amstel e poi la Liegi. Nel 2007, vinse sul Muro dopo il secondo posto dell’Amstel e facendo poi quinto a Liegi. Nel 2009 vinse la Freccia, fu terzo alla Liegi, poi su di lui calò il maglio della giustizia sportiva. Ma il finale negli anni è rimasto sempre lo stesso…

«Sul Muro d’Huy – sorride al ricordo – vince chi riesce a partire per ultimo. Se ti muovi prima dei tornanti, è presto. Il punto è dopo l’ultima curva a destra, dove hai tutto il terreno per fare la differenza. Ma tanto dipende anche da come pedali. Io cercavo di farlo il più possibile seduto, cercando di gestirmi. Anche nei tornanti, magari con un dente più agile. La tentazione di alzarsi in piedi c’era, ma sapevo di dover risparmiare la gamba».

La vittoria del 2007 indossando la maglia di leader dell’allora ProTour
La vittoria del 2007 indossando la maglia di leader dell’allora ProTour

Tornanti con il 39×23

I due tornanti sono la parte più scenografica del Muro, quella delle foto e del clamore dei tifosi assiepati. E anche la più traditrice per chi volesse anticipare.

«Se a metà Muro sei stanco – spiega Rebellin – non hai possibilità. Lì devi salvarti. Nell’ultima scalata, io andavo sui tornanti con il 39×21-23 mentre nei primi passaggi usavo anche il 25. Poi, quando partiva la volata, cominciavo a scendere con i pignoni. Non ho mai usato il 53 in gara, anche se a qualcuno l’ho visto fare. In allenamento invece capitava di provarlo. Adesso con i cambi elettronici rischi meno, ma prima poteva capitare che ti saltasse la catena e non potevo permettermelo. Così iniziavo ad accelerare in progressione, soprattutto nel tratto in alto dove un po’ spiana. Sembra corto, ma si recuperano dei bei secondi. E la catena in quel tratto scendeva anche fino al 39×13-14».

Agili sui tornanti, duri nel finale: questo Alaphilippe, nell’edizione vinta lo scorso anno
Agili sui tornanti, duri nel finale: questo Alaphilippe, nell’edizione vinta lo scorso anno

Tre vittorie diverse

Tre vittorie diverse le sue, tre storie diverse e l’accenno a quel che accadde dopo il 2009 gli fa ancora tremare la voce.

«La prima volta – dice – fu una vera sorpresa. Venivo dalla vittoria dell’Amstel, non me l’aspettavo. La seconda volta sapevo già meglio come muovermi, perché il Muro alla fine sai come gestirlo. Non è come la Liegi, che cambia in continuazione e provare gli ultimi 100 chilometri è sempre utile. La Freccia si gioca negli ultimi 200 metri e devi snobbare tutto quello che succede prima. La fatica c’è, ma non devi pensare alle fughe. E’ un rischio, ma devi salvare le gambe».

Nel 2016 Valverde vince la quarta Freccia: alle sue spalle Albasini, anche lui a quota 16 partecipazioni
Nel 2016 Valverde vince la quarta Freccia: alle sue spalle Albasini, anche lui a quota 16 partecipazioni

Le stesse facce

E poi si ritrovano tutti su quel Muro. Sanno chi sono, perché i nomi della Freccia Vallone sono sempre gli stessi. Quelli capaci della botta secca, corridori leggeri abituati a sorseggiare l’acido lattico.

«Sai con chi devi vedertela – conferma – alla Liegi troverai gli stessi nomi, però magari vinceranno altri, perché la distanza e le tattiche sono diverse. E certo che ho un po’ di nostalgia per quella strada. Ci sono tornato con il Giro del Belgio e un anno in cui mi invitarono per una pedalata al caffè che c’è in cima. E’ la classica più adatta a me, mi sarebbe piaciuto correrla ancora. In quel periodo avevo 37-38 anni, ero ancora nel pieno e avrei fatto delle belle prove. L’ultima però l’ho vinta, se non altro ho lasciato il Muro d’Huy con il dolce in bocca».

Rebellin ha vinto l’ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poco sarà 3° alla Liegi di Schleck
Rebellin ha vinto l’ultima Freccia Vallone che ha corso: era il 2009, di lì a poco sarà 3° alla Liegi di Schleck

La bici al chiodo

Davide Rebellin ha 50 anni ed è appena rientrato da Palma de Mallorca, dove si è unito alla Work Service-Vitalcare. A breve andrà a Gran Canaria per partecipare alla Epic Gran Canaria, una gran fondo cui spesso lo invitano. La frattura è a posto, ha giusto un po’ di fastidio alla caviglia quando si alza sui pedali. Il rientro è ancora da stabilire, probabilmente sarà a Laigueglia. Poi alla fine di questa stagione anche Davide, come Valverde, appenderà la bici al chiodo. E chissà se qualcuno dopo di loro riuscirà a conoscere tanto bene il Muro d’Huy. Una cosa è certa: se non gli avessero cucito addosso la lettera scarlatta, quelle 16 partecipazioni Davide se le sarebbe lasciate da un pezzo alle spalle.